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L'Audion Silver Night 300B SEE è uno degli amplificatori
monotriodo equipaggiati con "il triodo del secolo"
(scorso?) da più tempo sul mercato, e qui vi racconto
delle mie impressioni riguardo al modello originale, che si
distingue dal già presentato e imminente Mk2 per un'estetica
più classica (il Mk2 ha un frontalino colore malva)
e per l'uso di una 5687 in funzione di driver (il Mk2 utilizza
una valvola della famiglia ECC88 anche in questa posizione,
oltre che in ingresso).
Mi sembra quasi inutile dilungarmi in un'analisi circuitale
di questo amplificatore, ma magari esiste qualcuno che non
ne ha mai sentito parlare, così mi butto (anche se
ripeto che non sono un esperto di elettronica). Il Silver
Night 300B SEE è un amplificatore stereo single ended
la cui circuitazione attiva è composta solo da triodi
e che non fa uso di dispositivi a stato solido se non nel
raddrizzamento della corrente alternata di rete. Il primo
stadio è lasciato alle cure, come dicevo sopra, di
una ECC88 (una 6H23 marcata "Edicron 6922" nel mio
esemplare, di sicura provenienza ex-sovietica), lo stadio
driver da una 5687 (marcata National), lo stadio finale, come
ovvio, da una 300B (marcata Edicron, dall'aspetto direi una
cinese). Il guadagno del circuito è molto alto, per
ottenere i 7 watt di targa bastano, infatti, 250 mV, fatto
che, insieme alla presenza di un potenziometro sul frontale
dell'amplificatore, permette di utilizzare il 300B SEE come
integrato minimalista.

Le alimentazioni, come dicevo, sono raddrizzate a stato solido,
i filamenti alimentati in continua, i trasformatori d'uscita
e di alimentazione proprietari Audion (non mi lancio in osservazioni
sul loro dimensionamento, ché il tentativo di trarre
conclusioni sulla qualità di un trasformatore a partire
dalla sua dimensione mi ha sempre fatto sorridere). L'amplificatore
non fa uso di feedback globale; l'altissimo guadagno mi fa
supporre che anche la degenerazione locale propria dei dispositivi
sia completamente bypassata, e che quindi ci troviamo di fronte
a una macchina definibile 0 feedback senza qualificazioni
ulteriori. La presenza del potenziometro permette, peraltro,
di diminuire il guadagno dell'amplificatore per minimizzare
il ronzio, fatto molto interessante in impianti costruiti
intorno a diffusori ad alta efficienza.
L'interno dell'amplificatore non è ordinatissimo, la
componentistica è buona ma non esagerata, l'estetica
simpatica ma un po' spartana, i morsetti e gli RCA comodi
ma né enormi né "firmati". Tutto trasuda
efficacia, concretezza e senso della misura.

Proprio
questa sua concretezza ha permesso, negli anni, all'Audion
di affermarsi come un piccolo classico, la strada maestra
per entrare nel rarefatto mondo dell'amplificazione a triodi
a riscaldamento diretto, anche grazie ad un prezzo che lasciava
come unica alternativa l'autocostruzione. Oggi la situazione
è un po' cambiata, alcuni amplificatori di provenienza,
diciamo, asiatica continentale, equipaggiati con la 300B,
hanno prezzi lievemente inferiori - devono, tuttavia, ancora
dimostrare l'affidabilità e la tenuta nel tempo che,
in 10 anni sul mercato, il SEE ha mostrato di avere.

Dal
puro punto di vista razionale, dunque, il piccolo amplificatore
inglese resta un acquisto consigliabile ad occhi chiusi -
quanto può esserlo l'acquisto di un amplificatore da
7 watt che costa, comunque, 2850 Euro -; quello che ho voluto
cercare di capire, in questa prova, è se, passata la
furia della moda del monotriodo di qualche anno fa, ha ancora
senso portarsi in casa amplificazioni dal wattaggio "in
singola cifra", almeno per l'ascolto di alcuni generi
musicali, anche utilizzandole con diffusori non ad alta efficienza.
Ancora due o tre note: apprendo dal sito della casa che sono
disponibili numerosissime opzioni per il 300B SEE, come per
tutta la gamma Audion, che vanno dal cablaggio in aria alla
sostituzione dei condensatori con altri più pregiati
(Black Gate) all'integrale cablaggio in argento, trasformatore
d'uscita incluso. Inoltre, noto che esistono modifiche after-market
per questo amplificatore fornite da terzi, la più nota
delle quali è l'alimentazione esterna della Border
Patrol - altro marchio che, come Audion e Audio Note UK, ha
qualche rapporto, più o meno diretto, con l' azienda
che ha reintrodotto in Europa gli amplificatori a triodo,
la compianta Audio Innovations. Ultima cosa, dovrebbe essere
introdotta a brevissimo sul nostro mercato una versione PX25,
pressoché identica a quella che sto descrivendo, se
si eccettuano la valvola finale - una replica moderna del
leggendario triodo inglese - e l'ottimizzazione dei punti
di lavoro e del trasformatore d'uscita. Sarà interessante
provarla.
Sono nato cattivo
All'arrivo
dell'amplificatore, la prima cosa che ho fatto è stata
quella di installare le valvole sull'Audion, collegarlo al
Tom Evans Vibe, inserire la spina nella presa più vicina,
attaccare i diffusori appena scollegati dal GamuT D200 e accendere.
Non che questo sia un modo strano di procedere, solo che i
diffusori collegati al GamuT erano i Dynaudio Acoustics LS5/12a,
80 dB di inefficienza, una combinazione del tutto improbabile,
quindi. Però, in hi-fi, non si può mai dire
- infatti, la prestazione dell'Audion con le 5/12a è
di quelle che fanno rimpiangere che gli ultimi monitor BBC
non siano più efficienti, o che non si possa tirar
fuori una potenza almeno quintupla da una singola 300B. Il
suono è di eccezionale bellezza e realismo, mantenendosi
all'interno dei limiti di pressione indistorta della combinazione,
che nel mio ambiente sono più o meno quelli di un concerto
di musica da camera, per pochi strumenti, ascoltato da non
più vicino della settima/ottava fila in un teatro abbastanza
grande. Ovviamente, appena si prova a dare in pasto al sistema
qualcosa che richieda pressioni più alte (essendo,
appunto, nato cattivo, ho messo il SACD delle Arie Italiane
di Gluck eseguite da Cecilia Bartoli e dalla Akademie Fuer
Alte Musik, Berlin) si ottiene una saturazione, educata e
tranquilla, come a dire "mi scusi, signore, ma non è
elegante chiedermi quanto mi è impossibile dare".
Siamo seri
Passo,
quindi, a narrarvi seriamente le mie impressioni su questo
amplificatore, basate su un abbinamento un po' più
plausibile, quello con le mie fide B&W Silver Signature
(in tutto il corso di questa prova la sorgente è rimasta
il Sony SCD-777ES, i cavi di segnale Kimber KCAG, i cavi di
potenza quelli di serie delle Silver Siggies). Le SS25 (come
sono note, essendo state create per celebrare il 25° anniversario
della Bowers & Wilkins e per distinguerle dal modello
introdotto 5 anni dopo, le SS30 da pavimento) sono un diffusore
abbastanza facile da pilotare, con una curva di impedenza
compresa fra i 6 e i 10 ohm; non sono, tuttavia, mostri di
efficienza, dato che arrivano a malapena agli 88 dB.
Devo dire che il suono dell'Audion mi ha, per certi versi,
sorpreso. Ho già ascoltato più di qualche amplificatore
equipaggiato con la 300B e raramente ho sentito qualcosa di
diverso dal cliché del "suono 300B": basso
poco controllato, mediobasso un po' invadente, gamma media
di enorme fascino, ma dolciastra e un po' sbruffona nella
sua volontà di apparire e di indubbia lentezza, medioacuto
leggermente enfatizzato, alto distaccato dal resto o assente.
Certo, c'è quel medio, e la maggior parte della musica
accade nel medio; inoltre, quei pochi apparecchi in grado
di tenere sotto controllo i difetti della 300B (o di risolvere
le difficoltà di progetto di un amplificatore che la
utilizzi come dispositivo finale) riescono, a parere comune,
ad assurgere all'empireo delle amplificazioni. Mi ha sorpreso,
dicevo, l'Audion, perché, pur non avendo certamente
pretese da amplificazione assoluta, riesce a tenere sotto
controllo il "suono 300B" senza perderne il fascino,
e lo fa in maniera assolutamente intelligente per un amplificatore
progettato per essere raggiungibile, se non da tutti, da chiunque
si possa permettere un'amplificazione di un certo livello.
Il basso rischia di essere invadente? Beh, è meglio
un basso attenuato e controllato che un basso profondo ma
gommoso e fuori controllo; oltretutto, questo permetterà
di tenere sotto controllo anche il mediobasso. Per la lentezza
e la sbruffoneria della gamma media e per l'enfasi sul medioacuto,
si è probabilmente giocato sui punti di lavoro e sulla
scelta degli altri dispositivi attivi, noti per la loro neutralità
(per la loro reticenza, secondo i detrattori
). I progettisti
sono anche riusciti a mantenere una gamma acuta ben coordinata
col resto, dolce e non enfatizzata. I risultati sono sicuramente
frutto di un lavoro certosino di ottimizzazione, durato anni;
da parte mia, ho tentato il solito giochetto da audiofilo
esaurito (la sostituzione dei tubi, in questo caso della E88CC
di ingresso - l'unica tipologia di valvola di cui disponga
di un certo stock - con una, sulla carta, sicuramente più
pregiata) ottenendo un evidente peggioramento del suono, aumentando
probabilmente la trasparenza assoluta ma virando il tutto
verso uno sgradevole sbilanciamento in direzione delle alte
frequenze.
Ma tu non sei quello degli ampli a stato solido?
I
miei tre lettori ricorderanno che, sul numero scorso, sono
andato sopra le righe per un amplificatore a stato solido,
sia pure a FET. L'amplificatore che ho sotto le grinfie non
potrebbe essere più diverso dal mio GamuT; ha un ventottesimo
della potenza, metà degli stadi di amplificazione,
è single ended, costa meno di metà, può
essere usato come integrato
eppure, come ho avuto modo
di esprimere in una risposta nella nostra posta, sono convinto
che solo il confronto riesca a dare conto delle differenze
in modo più o meno intersoggettivo e quindi condivisibile.
Così, direi che il monotriodo è più lento,
meno trasparente, meno dinamico e che restituisce una scena
più compressa sia in profondità sia, soprattutto,
in senso laterale. Come dite? Sembra il bollettino di una
disfatta? Aspettate, aspettate un attimo. Meno dinamico, dicevo,
e meno trasparente. Presa in sé, la dinamica dell'Audion
è assolutamente soddisfacente, così come lo
è la sua trasparenza. Prendendo la dinamica, non si
avverte una limitazione evidente, né c'è la
percezione di un tetto, arrivati al quale si appiattisce tutto;
è tutto molto naturale, piacevole, credibile, equilibrato.
In realtà, l'amplificatore ha un equilibrio invidiabile
nel suo suono, una civiltà, un'educazione che lo fanno
apparire assolutamente soddisfacente, mentre lo si ascolta
da solo. A confronto con un amplificatore che fa della prontezza,
della trasparenza e della dinamica i capisaldi del suo suono,
deve cedere qualcosa - so che questo mi procurerà dei
nemici nell'ancora numerosa setta dei triodisti, ma dico esattamente
quello che sento. Se vogliono, possono attribuire la mia impressione
all'inadeguatezza triodica dei miei diffusori. Dicevo di aspettare
un attimo: perché l'Audion ha dalla sua una dote che
il GamuT può solo invidiargli, cioè la risoluzione
armonica. Gli strumenti del monotriodo sono, infatti, semplicemente
più credibili nel loro sviluppo armonico; è
nella risoluzione armonica degli strumenti musicali che l'inglese
si prende la rivincita sul danese. Da parte mia, credo di
poter comprendere chi preferisce perdere qualcosa dal punto
di vista dinamico o da quello della risoluzione pura - l'Audion
tende lievemente, educatamente a riprodurre, ad esempio, scene
dimensionalmente non tanto diverse fra loro quanto sono abituato
a sentire - per acquisire tutto questo in eleganza e risoluzione
delle armoniche. Veramente, a volte, ascoltando ensemble da
camera o rock acustico, mi sono chiesto se non mi fosse possibile
vivere con questo amplificatore, tanta è la tranquilla
bellezza, tanto è l'equilibrio che il suo suono trasmette.
L'amplificatore dal suono e dal prezzo gentile
La
definizione non è mia, ma del direttore, noto estimatore
di questo amplificatore da lungo tempo.
Da parte mia, non posso che concordare. Un piccolo maestro
dell'equilibrio, dell'eleganza, dell'educazione; personalmente
ho priorità soniche diverse, ma le mie convinzioni
hanno più volte vacillato durante l'ascolto. Né
ho troppo patito l'abbinamento non ideale in termini puramente
elettrici coi miei diffusori; posso, è vero, provocare
la saturazione dell'Audion appena voglio, ma non sento, normalmente,
la necessità di volumi più alti mentre ascolto
musica con questo amplificatore. Anzi, mi spingerei quasi
a dire che, per chi abita in un appartamento con vicini bellicosi
e non vuole o non sopporta l'idea di un impianto che preveda
solo la cuffia come sistema di diffusione, l'"illuminazione
da dentro" di un monotriodo accoppiato a diffusori facili
e neutri, anche se non efficientissimi, possa essere una soluzione
coerente e di piena soddisfazione, in particolare con questo
piccolo, signorile amplificatore.
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