Numero 5
Editoriale
50th Marantz
Unison Unico
Micromega Neo DVD
Chario Hiper vs Premium
Audion Silver Night
Flatwire DePWR
DNM Reson
Basis Audio 2001
Tannoy Sensys DC1
S.I.D
Matteo Lupatelli
HOME

 

Dati

Costruttore: Audion

www.audion.co.uk

Distributore: Art of Music , via dal lino 23/2, 40134 Bologna, tel.347 2332215

Prezzo 08/20032:

2850

 

Descrizione:

Amplificatore finale Single Ended

 

 

Audion Silver Night 300B SEE
di Igor Zamberlan

 

 

 

 
 
 


L'Audion Silver Night 300B SEE è uno degli amplificatori monotriodo equipaggiati con "il triodo del secolo" (scorso?) da più tempo sul mercato, e qui vi racconto delle mie impressioni riguardo al modello originale, che si distingue dal già presentato e imminente Mk2 per un'estetica più classica (il Mk2 ha un frontalino colore malva) e per l'uso di una 5687 in funzione di driver (il Mk2 utilizza una valvola della famiglia ECC88 anche in questa posizione, oltre che in ingresso).
Mi sembra quasi inutile dilungarmi in un'analisi circuitale di questo amplificatore, ma magari esiste qualcuno che non ne ha mai sentito parlare, così mi butto (anche se ripeto che non sono un esperto di elettronica). Il Silver Night 300B SEE è un amplificatore stereo single ended la cui circuitazione attiva è composta solo da triodi e che non fa uso di dispositivi a stato solido se non nel raddrizzamento della corrente alternata di rete. Il primo stadio è lasciato alle cure, come dicevo sopra, di una ECC88 (una 6H23 marcata "Edicron 6922" nel mio esemplare, di sicura provenienza ex-sovietica), lo stadio driver da una 5687 (marcata National), lo stadio finale, come ovvio, da una 300B (marcata Edicron, dall'aspetto direi una cinese). Il guadagno del circuito è molto alto, per ottenere i 7 watt di targa bastano, infatti, 250 mV, fatto che, insieme alla presenza di un potenziometro sul frontale dell'amplificatore, permette di utilizzare il 300B SEE come integrato minimalista.

Le alimentazioni, come dicevo, sono raddrizzate a stato solido, i filamenti alimentati in continua, i trasformatori d'uscita e di alimentazione proprietari Audion (non mi lancio in osservazioni sul loro dimensionamento, ché il tentativo di trarre conclusioni sulla qualità di un trasformatore a partire dalla sua dimensione mi ha sempre fatto sorridere). L'amplificatore non fa uso di feedback globale; l'altissimo guadagno mi fa supporre che anche la degenerazione locale propria dei dispositivi sia completamente bypassata, e che quindi ci troviamo di fronte a una macchina definibile 0 feedback senza qualificazioni ulteriori. La presenza del potenziometro permette, peraltro, di diminuire il guadagno dell'amplificatore per minimizzare il ronzio, fatto molto interessante in impianti costruiti intorno a diffusori ad alta efficienza.
L'interno dell'amplificatore non è ordinatissimo, la componentistica è buona ma non esagerata, l'estetica simpatica ma un po' spartana, i morsetti e gli RCA comodi ma né enormi né "firmati". Tutto trasuda efficacia, concretezza e senso della misura.

Proprio questa sua concretezza ha permesso, negli anni, all'Audion di affermarsi come un piccolo classico, la strada maestra per entrare nel rarefatto mondo dell'amplificazione a triodi a riscaldamento diretto, anche grazie ad un prezzo che lasciava come unica alternativa l'autocostruzione. Oggi la situazione è un po' cambiata, alcuni amplificatori di provenienza, diciamo, asiatica continentale, equipaggiati con la 300B, hanno prezzi lievemente inferiori - devono, tuttavia, ancora dimostrare l'affidabilità e la tenuta nel tempo che, in 10 anni sul mercato, il SEE ha mostrato di avere.

Dal puro punto di vista razionale, dunque, il piccolo amplificatore inglese resta un acquisto consigliabile ad occhi chiusi - quanto può esserlo l'acquisto di un amplificatore da 7 watt che costa, comunque, 2850 Euro -; quello che ho voluto cercare di capire, in questa prova, è se, passata la furia della moda del monotriodo di qualche anno fa, ha ancora senso portarsi in casa amplificazioni dal wattaggio "in singola cifra", almeno per l'ascolto di alcuni generi musicali, anche utilizzandole con diffusori non ad alta efficienza.
Ancora due o tre note: apprendo dal sito della casa che sono disponibili numerosissime opzioni per il 300B SEE, come per tutta la gamma Audion, che vanno dal cablaggio in aria alla sostituzione dei condensatori con altri più pregiati (Black Gate) all'integrale cablaggio in argento, trasformatore d'uscita incluso. Inoltre, noto che esistono modifiche after-market per questo amplificatore fornite da terzi, la più nota delle quali è l'alimentazione esterna della Border Patrol - altro marchio che, come Audion e Audio Note UK, ha qualche rapporto, più o meno diretto, con l' azienda che ha reintrodotto in Europa gli amplificatori a triodo, la compianta Audio Innovations. Ultima cosa, dovrebbe essere introdotta a brevissimo sul nostro mercato una versione PX25, pressoché identica a quella che sto descrivendo, se si eccettuano la valvola finale - una replica moderna del leggendario triodo inglese - e l'ottimizzazione dei punti di lavoro e del trasformatore d'uscita. Sarà interessante provarla.


Sono nato cattivo

All'arrivo dell'amplificatore, la prima cosa che ho fatto è stata quella di installare le valvole sull'Audion, collegarlo al Tom Evans Vibe, inserire la spina nella presa più vicina, attaccare i diffusori appena scollegati dal GamuT D200 e accendere. Non che questo sia un modo strano di procedere, solo che i diffusori collegati al GamuT erano i Dynaudio Acoustics LS5/12a, 80 dB di inefficienza, una combinazione del tutto improbabile, quindi. Però, in hi-fi, non si può mai dire - infatti, la prestazione dell'Audion con le 5/12a è di quelle che fanno rimpiangere che gli ultimi monitor BBC non siano più efficienti, o che non si possa tirar fuori una potenza almeno quintupla da una singola 300B. Il suono è di eccezionale bellezza e realismo, mantenendosi all'interno dei limiti di pressione indistorta della combinazione, che nel mio ambiente sono più o meno quelli di un concerto di musica da camera, per pochi strumenti, ascoltato da non più vicino della settima/ottava fila in un teatro abbastanza grande. Ovviamente, appena si prova a dare in pasto al sistema qualcosa che richieda pressioni più alte (essendo, appunto, nato cattivo, ho messo il SACD delle Arie Italiane di Gluck eseguite da Cecilia Bartoli e dalla Akademie Fuer Alte Musik, Berlin) si ottiene una saturazione, educata e tranquilla, come a dire "mi scusi, signore, ma non è elegante chiedermi quanto mi è impossibile dare".


Siamo seri

Passo, quindi, a narrarvi seriamente le mie impressioni su questo amplificatore, basate su un abbinamento un po' più plausibile, quello con le mie fide B&W Silver Signature (in tutto il corso di questa prova la sorgente è rimasta il Sony SCD-777ES, i cavi di segnale Kimber KCAG, i cavi di potenza quelli di serie delle Silver Siggies). Le SS25 (come sono note, essendo state create per celebrare il 25° anniversario della Bowers & Wilkins e per distinguerle dal modello introdotto 5 anni dopo, le SS30 da pavimento) sono un diffusore abbastanza facile da pilotare, con una curva di impedenza compresa fra i 6 e i 10 ohm; non sono, tuttavia, mostri di efficienza, dato che arrivano a malapena agli 88 dB.
Devo dire che il suono dell'Audion mi ha, per certi versi, sorpreso. Ho già ascoltato più di qualche amplificatore equipaggiato con la 300B e raramente ho sentito qualcosa di diverso dal cliché del "suono 300B": basso poco controllato, mediobasso un po' invadente, gamma media di enorme fascino, ma dolciastra e un po' sbruffona nella sua volontà di apparire e di indubbia lentezza, medioacuto leggermente enfatizzato, alto distaccato dal resto o assente. Certo, c'è quel medio, e la maggior parte della musica accade nel medio; inoltre, quei pochi apparecchi in grado di tenere sotto controllo i difetti della 300B (o di risolvere le difficoltà di progetto di un amplificatore che la utilizzi come dispositivo finale) riescono, a parere comune, ad assurgere all'empireo delle amplificazioni. Mi ha sorpreso, dicevo, l'Audion, perché, pur non avendo certamente pretese da amplificazione assoluta, riesce a tenere sotto controllo il "suono 300B" senza perderne il fascino, e lo fa in maniera assolutamente intelligente per un amplificatore progettato per essere raggiungibile, se non da tutti, da chiunque si possa permettere un'amplificazione di un certo livello. Il basso rischia di essere invadente? Beh, è meglio un basso attenuato e controllato che un basso profondo ma gommoso e fuori controllo; oltretutto, questo permetterà di tenere sotto controllo anche il mediobasso. Per la lentezza e la sbruffoneria della gamma media e per l'enfasi sul medioacuto, si è probabilmente giocato sui punti di lavoro e sulla scelta degli altri dispositivi attivi, noti per la loro neutralità (per la loro reticenza, secondo i detrattori…). I progettisti sono anche riusciti a mantenere una gamma acuta ben coordinata col resto, dolce e non enfatizzata. I risultati sono sicuramente frutto di un lavoro certosino di ottimizzazione, durato anni; da parte mia, ho tentato il solito giochetto da audiofilo esaurito (la sostituzione dei tubi, in questo caso della E88CC di ingresso - l'unica tipologia di valvola di cui disponga di un certo stock - con una, sulla carta, sicuramente più pregiata) ottenendo un evidente peggioramento del suono, aumentando probabilmente la trasparenza assoluta ma virando il tutto verso uno sgradevole sbilanciamento in direzione delle alte frequenze.


Ma tu non sei quello degli ampli a stato solido?

I miei tre lettori ricorderanno che, sul numero scorso, sono andato sopra le righe per un amplificatore a stato solido, sia pure a FET. L'amplificatore che ho sotto le grinfie non potrebbe essere più diverso dal mio GamuT; ha un ventottesimo della potenza, metà degli stadi di amplificazione, è single ended, costa meno di metà, può essere usato come integrato… eppure, come ho avuto modo di esprimere in una risposta nella nostra posta, sono convinto che solo il confronto riesca a dare conto delle differenze in modo più o meno intersoggettivo e quindi condivisibile. Così, direi che il monotriodo è più lento, meno trasparente, meno dinamico e che restituisce una scena più compressa sia in profondità sia, soprattutto, in senso laterale. Come dite? Sembra il bollettino di una disfatta? Aspettate, aspettate un attimo. Meno dinamico, dicevo, e meno trasparente. Presa in sé, la dinamica dell'Audion è assolutamente soddisfacente, così come lo è la sua trasparenza. Prendendo la dinamica, non si avverte una limitazione evidente, né c'è la percezione di un tetto, arrivati al quale si appiattisce tutto; è tutto molto naturale, piacevole, credibile, equilibrato. In realtà, l'amplificatore ha un equilibrio invidiabile nel suo suono, una civiltà, un'educazione che lo fanno apparire assolutamente soddisfacente, mentre lo si ascolta da solo. A confronto con un amplificatore che fa della prontezza, della trasparenza e della dinamica i capisaldi del suo suono, deve cedere qualcosa - so che questo mi procurerà dei nemici nell'ancora numerosa setta dei triodisti, ma dico esattamente quello che sento. Se vogliono, possono attribuire la mia impressione all'inadeguatezza triodica dei miei diffusori. Dicevo di aspettare un attimo: perché l'Audion ha dalla sua una dote che il GamuT può solo invidiargli, cioè la risoluzione armonica. Gli strumenti del monotriodo sono, infatti, semplicemente più credibili nel loro sviluppo armonico; è nella risoluzione armonica degli strumenti musicali che l'inglese si prende la rivincita sul danese. Da parte mia, credo di poter comprendere chi preferisce perdere qualcosa dal punto di vista dinamico o da quello della risoluzione pura - l'Audion tende lievemente, educatamente a riprodurre, ad esempio, scene dimensionalmente non tanto diverse fra loro quanto sono abituato a sentire - per acquisire tutto questo in eleganza e risoluzione delle armoniche. Veramente, a volte, ascoltando ensemble da camera o rock acustico, mi sono chiesto se non mi fosse possibile vivere con questo amplificatore, tanta è la tranquilla bellezza, tanto è l'equilibrio che il suo suono trasmette.


L'amplificatore dal suono e dal prezzo gentile

La definizione non è mia, ma del direttore, noto estimatore di questo amplificatore da lungo tempo.
Da parte mia, non posso che concordare. Un piccolo maestro dell'equilibrio, dell'eleganza, dell'educazione; personalmente ho priorità soniche diverse, ma le mie convinzioni hanno più volte vacillato durante l'ascolto. Né ho troppo patito l'abbinamento non ideale in termini puramente elettrici coi miei diffusori; posso, è vero, provocare la saturazione dell'Audion appena voglio, ma non sento, normalmente, la necessità di volumi più alti mentre ascolto musica con questo amplificatore. Anzi, mi spingerei quasi a dire che, per chi abita in un appartamento con vicini bellicosi e non vuole o non sopporta l'idea di un impianto che preveda solo la cuffia come sistema di diffusione, l'"illuminazione da dentro" di un monotriodo accoppiato a diffusori facili e neutri, anche se non efficientissimi, possa essere una soluzione coerente e di piena soddisfazione, in particolare con questo piccolo, signorile amplificatore.

 

 

 

 

 
 

 

Stampa la pagina Stampa la pagina 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
© Copyright 2003 VIDEOHIFI.com
 

 

Logo Logo