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Roma
val bene una mostra
di
Giuliano Nicoletti
Roma val bene una mostra; era il titolo di un pezzo che mi
capitò di scrivere qualche anno fa, in occasione (se
non ricordo male) della seconda edizione dell'Audio Show di
Roma.
Allora la manifestazione era organizzata da alcuni negozianti
della capitale, ed ancora la diffusione dei prodotti audio-video
non era tale da giustificarne l'introduzione ufficiale negli
spazi espositivi. Stefano Zaini, titolare della Sound of the
Valve ed organizzatore di questa bella manifestazione, ha
deciso oggi di impostare la rassegna in direzione dell'audio
puro, due canali e pochi fronzoli, per la massima fedeltà
di riproduzione possibile; Roma Hi-End è dunque una
rassegna dedicata esclusivamente ai suoni, ai dischi musicali
alla stereofonia (sebbene qualche sparuto DVD abbia trovato
spazio tra i banchi degli espositori). Alla prima edizione,
sorella capitolina della già collaudata Milano Hi-End,
appare nascere già matura e consapevole delle proprie
potenzialità.
Le due giornate di sabato e domenica nel centro congressi
Midas hanno testimoniato un afflusso costante e ordinato di
una piccola folla di appassionati di ogni età, provenienti
anche da zone piuttosto lontane (ho incontrato amici e lettori
dalla Sicilia, dalla Campania, dalla Puglia e da tutto il
centro Italia) a testimonianza dell'interesse vivo e attivo
del pubblico nostrano.
E
la mostra, com'era?
Le salette suonanti erano una quindicina, con parecchi prodotti
interessanti in esposizione statica; alcune di queste suonavano
assai bene, altre suonavano benino, altre ancora assai male.
Niente di nuovo, dunque, da questo punto di vista. Le rassegne
Hifi non offrono mai condizioni ideali per consentire ad impianti
di alto livello di esprimere il massimo delle potenzialità,
e spesso anche l'impegno degli espositori speso per ottimizzare
l'acustica degli ambienti si scontra con problemi non risolvibili
nei classici tempi di allestimento. Io non ho mai creduto
che questo fosse un reale problema, ma continuo a raccogliere
le voci di appassionati scontenti, insoddisfatti; capisco
che il mio è a tutti gli effetti un osservatorio privilegiato,
ma ritengo non utile, a tutti gli effetti, questo atteggiamento.
Le mostre di alta fedeltà sono sempre state - e sempre
saranno - così; partendo da questa premessa io invito
a cogliere tutti gli aspetti positivi della situazione: poter
toccare con mano oggetti visti soltanto su carta o sullo schermo
del computer, incontrare altre persone che condividano la
stessa meravigliosa passione, conoscere i giornalisti e gli
operatori del settore, trovare dischi spesso altrove irreperibili,
componentistica rara, oggetti vintage.
A me non sembra poco, davvero.
Detto ciò, mi permetto di assegnare un personalissimo
premio alla saletta che sfoggiava il miglior suono (secondo
il mio modestissimo avviso): MBL ancora una volta stupisce
gli appassionati con un meraviglioso impianto stereo, sorgenti
analogica e digitale, diffusori dinamici. Un suono dall'impressionante
dinamica e naturalezza, davvero di altissimo livello. Una
pacca sulla spalla!
Oltre
alle salette però, erano a disposizione dei visitatori
molti altri stand, di varia natura: alcune riviste specializzate
(un saluto a tutti gli amici di SUONO, FDS, CHF, Audion) tra
cui il nostro banco con Videohifi a disposizione dei visitatori
su un PC dimostrativo, il bravissimo riparatore di testine
Torlai, Ken Kessler che presentava il bellissimo volume sulla
storia della QUAD, e tanti, davvero tanti banchi di dischi
in vendita, sia vinile che in digitale, nuovi ed usati. Questa
grande varietà ha reso la mostra molto interessante
e piacevole da visitare, da gironzolare, e ha raccolto in
modo evidente i consensi dei visitatori. La musica è
più importante dell'alta fedeltà, quantomeno
poiché ne costituisce essenza fondante, ed io ho sempre
trovato piuttosto tristi le manifestazioni dove non era possibile
trovare uno spunto nuovo, qualche disco non conosciuto, degli
stimoli differenti da quelli esclusivamente tecnologici.
Note
negative? Io non ne ho segnate molte. L'organizzazione mi
è parsa ottima e tutto si è svolto in un clima
piacevole e sereno.
Ciò che posso indicare come l'unico neo apparso ai
miei occhi è soltanto la settorialità dell'iniziativa;
a me non piace costruire barriere, né segnare un punto
di transizione tra diversi settori. Separare il video dall'audio,
la stereofonia dal multicanale, a mio avviso è un errore,
non utile; mi dispiace non aver visto nessun impianto AV in
esposizione, nessuno schermo, nessun video (anche perché
inizio ad affezionarmi alle salette più buie: soprattutto
durante un faticoso lavoro di reportage potersi sedere e rilassare
con un quarto d'ora di un buon film è una piacevole
distrazione).
Se fosse mia scelta io cercherei di coinvolgere anche il settore
del car-audio (orrore, orrore), pensate un poco! Per quale
motivo dovrebbe essere necessario ghettizzare coloro i quali
amano anche la visione di un buon film in multicanale? O chi
trascorre più tempo in macchina che nel proprio salotto
(e quanti sono
) ma non vuole per questo rinunciare ad
un ascolto di buona musica con un buon suono?
Con le parole del grande Daniele Sepe, 'cchiu simme, mejo
parimme
Il
mio saluto a tutti i lettori che sono passati a salutarci
al nostro stand, ai timidi che non si sono presentati e a
chi ci ha offerto suggerimenti ed espresso complimenti.
Infine, calorosi ringraziamenti a Stefano Zaini per questa
bella iniziativa e per la gentile ospitalità.
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