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Introduzione
di
Bebo Moroni
"Il
problema, Cittadino Montanari, è che bisogna svegliare
questa città sonnolenta, bisogna svegliare i Romani!
"
"Eh sì, e come li svejamo, a sassate sulle persiane?"
Nell'Anno
del Signore, 1970, Luigi Magni
Cominciamo subito col dire una cosa: chi riesce ad organizzare
una rassegna hi-fi a Roma (come a Napoli o a Bari o a Firenze
o a Palermo), compie già in partenza un'azione meritoria
e dunque anche solo per questo va ringraziato. Il giorno che
tutti i distributori di alta fedeltà si accorgeranno
che i treni, dopo la stazione di Milano, proseguono, sarà
un gran giorno per questo mercato, e forse trasformerà
una "piazza balorda" come viene considerata quella
di Roma, in un punto geografico importante (come è)
per tutto il mercato del centro-sud, e riuscirà forse
a risvegliare il potenziale di questa città, in apparenza
sonnolenta, e della sua enorme area metropolitana.
Mio padre, quando era vice-presidente del Consiglio d'Amministrazione
dell'Accademia di Santa Cecilia, ha battagliato sino allo
sfinimento per obiettivi che venivano considerati impossibili:
la terza (non dico la quinta o la sesta, come accade normalmente
in Inghilterra, in Austria, in Germania) replica, il concerto
del martedì. Guardavano sarcastici gli "accademici":
e chi ci sarebbe mai andato alla terza replica? Quando la
terza replica "fu", si capì immediatamente
che per contenere il pubblico si doveva cominciare a pensare
seriamente alla quarta. L'Auditorium: soldi sprecati, meglio
pagare quell'affitto simbolico al Vaticano per quella brutta
e mal suonante sala, o buttarne ancora dalla finestra per
tentare, inutilmente di correggerne l'acustica. L'Auditorium
è finalmente una realtà, anzi è una realtà
multiforme, un sogno realizzato, il Parco della Musica. In
una sola mossa si è recuperata un area dimenticata
e in via di degrado, si è realizzata finalmente un'opera
importante di architettura moderna (un fatto estremamente
insolito nel nostro Paese, i nostri grandi architetti, Piano
in testa, com'è noto progettano e costruiscono in Francia,
in Inghilterra, in Germania, negli Stati Uniti, magari in
Svizzera , ma mai e poi mai in Italia: meglio il geometra
Rossi, che ci fa un appalto a prezzi stracciati, e poi vuoi
mettere l'eleganza di una bella palazzina a moduli prefabbricati
finita a "graffiato"?) e si è recuperato
un pubblico tanto ampio quanto affamato di musica.
Questa città sonnolenta, insomma, amabile e detestabile,
elegantissima e volgare, questa città un po' puttana
(ma di alto bordo) che mi ha dato i natali (" e semo
tutti fratelli", diceva "la regina" nel delizioso
"Fantasmi a Roma" di Antonio Pietrangeli), è
in realtà (o sarebbe in realtà) assai più
sveglia di quello che certa letteratura popolare - ampiamente
ripresa da certa politica e da certa informazione- vorrebbe
far credere.
Lo dimostra, ove ve ne fosse bisogno, la massa di pubblico
che ha affollato le sale e i corridoi del Midas-Jolly Hotel
nei due giorni della piccola ma significativa rassegna romana.
Chi lo ha capito ed ha esposto, ha dimostrato lungimiranza,
una lungimiranza che storicamente viene premiata dal pubblico
romano.
Noi c'eravamo, col nostro "standino", e siamo rimasti
veramente stupiti dal numero di persone che sono venute a
visitarci, dal loro entusiasmo, dalla loro curiosità.
Pubblico abulico? No, pubblico dimenticato e pronto a correre
ogni volta che glie ne venga data l'occasione.
Ho letto, sui vari forum della rete, i discorsi più
vari su questa rassegna, quelli degli entusiasti, quelli dei
troppo entusiasti e, naturalmente, quelli della tribù
dei "piagnoni", trasversale e democratica, che annovera
tra le sua fila tanto gli operatori quanto gli audiofili.
Il suono delle salette? Vedi editoriale di questo numero,
è il suono delle salette espositive di tutto il mondo:
non è realistico pretendere di capire "l'intima
qualità del suono" di checchessia dalle salette
di una mostra. Ad una mostra si va per guardare, per chiedere,
per incontrarsi, ed anche, naturalmente, per ascoltare, ma
per far ciò occorre prima munirsi di un buon filtro
cerebrale: è un tweaking che si fa in casa, con i propri
mezzi e la cui realizzazione è estremamente semplice.
Ci si mette d'accordo col proprio cervello (lo so non è
facilissimo, ma con un po' di buona volontà e con una
minima disposizione a trattare se ne cava fuori qualcosa),
e si decide di andare a cercare di capire il "nucleo
sonoro" degli oggetti, quello che è presente comunque
e che vien fuori anche se ascolti un solo diffusore, capovolto,
nel salone delle feste del Casinò di Sanremo vuoto.
Non so se molti di voi conoscono un ottimo prodotto della
tedesca T+A, il DVD/CD Player 1210 R. Ebbene questa splendida
macchina, che ho avuto modo di ascoltare a lungo, dispone
di tre differenti filtri digitali, selezionabili in modo che
ciascuno possa "modellare", nei limiti del possibile,
il suono a proprio piacimento, o meglio possa dare alla sorgente
digitale
l'impostazione
sonora in dettagli non secondari- che meglio si abbina alla
sua catena e al suo piacere d'ascolto. Bisognerebbe dunque
munirsi di una sezione di filtro altrettanto flessibile, ed
andare ad ascoltare tenendo presente che un'esposizione è
un'esposizione: Si va a montare il giorno prima, si trovano
delle sale (e quelle del Jolly non erano certo tra le peggiori
che io abbia visto) che sono quel che sono, si tenta di ottimizzare
in qualche maniera il suono della catena o delle catene che
si è deciso di esporre, tenendo conto che il pubblico
entra non soltanto per ascoltare, ma anche per guardare, per
domandare etc.etc.
Realizzato detto filtro, la rassegna romana offriva degli
spunti molto interessanti. In particolare mi sono sembrate
apprezzabili (entro i limiti suddetti) le sale di Hi-Fi Center,
quella di New Audio Frontiers, e quella di Nightingale. Comunque
da nessuna parte sono stato "rasoiato in faccia"
o "trapanato nelle meningi". Ma capisco anche che
la mia abitudine di frequentazione delle mostre di tutto il
mondo ha fatto sì che il mio "filtro cerebrale"
fosse assai allenato (anche al peggio) e dunque molto elastico.
Ciò che poi mi è piaciuto di più è
stato, appunto il pubblico, è stato veder girare le
famiglie tra i corridoi del Midas-Jolly (e Dio sa se sta in
una posizione geografica scomoda, almeno per chi come me,
e come un altro paio di milioni di persone abita nell' "altra
metà" della metropoli), avendo finalmente a disposizione
il Torlai o il Giulio Cesare Ricci della situazione (e naturalmente
i "sommergibilisti-proiezionisti"- secondo una felicissima
e divertentissima definizione di Daniele Luchetti- di videohifi.com)
con cui poter scambiare due chiacchiere sulla propria insana
passione.
Un solo dubbio mi rimane: perché hi-end dev'essere
( non che non lo sia, ma perché obbligatoriamente)
2-Canali?
Ringraziamenti e complimenti all'organizzazione, Stefano Zaini
in testa, coraggiosa innanzitutto, cordiale e puntuale in
-per modo di dire- seconda battuta.
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