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numero 32
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Trichord Diablo di Bebo Moroni



Il Diablo è il fratello maggiore del celeberrimo Dino, un piccolo efficientissimo preamplificatore phono che ha riscosso un successo senza precedenti nel suo specifico campo d’azione. Un successo meritatissimo per la sua straordinaria flessibilità, che consente di effettuare un tune-up di grandissima precisione con qualsiasi testina MM e MC, per le sue caratteristiche tecnico-progettuali, last but not least per le sue doti sonore, assolutamente notevoli.

Trichord Diablo
Il Trichord Diablo

Il Dino che nella configurazione con alimentatore separato potenziato Dino + rivaleggia tranquillamente con oggetti che viaggiano al triplo del suo prezzo d’acquisto, costa, in versione non superalimentata, circa la metà esatta del Diablo, e in versione superalimentata costa ancora circa 250 EU in meno del Diablo in versione base. Ovviamente siamo estremamente curiosi di capire se questa differenza di prezzo sia effettivamente giustificata da altrettanta differenza di prestazioni.

Credo di poter parlare con sufficiente cognizione di causa, impiegando il Dino/Dino+ nel mio impianto di riferimento da qualche anno, con estrema soddisfazione, il che è non poco dire vista la parata di giradischi, bracci e testine che affolla detto impianto di analogista estremista.


Dunque sarà una prova, ovviamente attenta quella che andrò a condurre, ma anche piuttosto semplice, o almeno spero.


Il Diablo ci è arrivato in configurazione “minima” cioè senza la speciale super-alimentazione “never connected” che simula il funzionamento di un dispositivo a batteria, virtualmente eliminando tutta la “sporcizia” che dalla rete arriva all’alimentazione e che da questa non può essere totalmente e convenientemente eliminata. Ciò viene realizzato isolando il circuito di regolazione di corrente durante il ciclo di conduzione del rettificatore a ponte. Cosa ancora più interessante, l’alimentatore “never connected” può essere collegato a quasi tutte le apparecchiature in circolazione, giradischi analogici e digitali, convertitori, preamplificatori, amplificatori per cuffia…Ovviamente non ai finali di potenza, la cui alimentazione è complessa e imponente.


Ma non avendolo a disposizione, termino qui questa piccola introduzione, contando di poter effettuare una seconda puntata di questa prova con tale particolare alimentatore e di poterlo provare con altri dispositivi ( il Never Connected deve essere “preparato” per l’apparecchiatura o le apparecchiature con cui s’intende impiegarlo e dunque questa o l’elenco di queste vanno comunicati al distributore che li girerà alla casa costruttrice.


Un Dino più grosso?


Anche e non solo. Il Diablo mantiene la medesima flessibilità del Dino, consentendo all’utilizzatore di regolare capacità, impedenza e guadagno per la sua specifica testina, ma rispetto al Dino presenta alcune raffinatezze non da poco: La circuitazione è non-invertente e impiega dispositivi bipolari e amplificatori operazionali JFET Analog Devices e Linear Technology.

Gruppo di famiglia in un interno
Gruppo di famiglia in un interno

Resistenze all’ossido di metallo e condensatori a impedenza ultra-bassa vengono impiegati per ottenere il minimo rumore possibile. L’equalizzazione Riia è in parte passiva e in parte attiva e impiega consensatori e resistenze “audiophile grade” selezionate sulla base delle minime tolleranze possibili. Quattro circuiti di regolazione di corrente a impedenza ultra-bassa, basso rumore e larga banda, vengono impiegati per amplificare entrambi i canali e sono a detta della casa in gran parte responsabili delle prestazioni sonore del Diablo. Il Diablo è sostanzialmente un progetto dual mono, consentendo così alla testina di esprimere la sua massima separazione, senza che questa venga inficiata da eccessivi affetti di adiacenza dei canali.


Il cabinet di questo pre-phono è interamente in alluminio, materiale non ferroso ed amagnetico che impedisce indesiderate propagazioni di corrente “fuori percorso” che possono degradare notevolmente la performance di qualsiasi apparecchiatura di preamplificazione, specie se così sensibile quanto una Riia phono.


Il pannellino posteriore
Il pannellino posteriore

Alla prova dei fatti il Diablo con il normale alimentatore già risulta, e ciò mi sorprende non poco, notevolmente più trasparente, dinamico e soprattutto corposo e potente in basso, dell’eccellente combinazione Dino/Dino+ . E ciò indipendentemente dalla testina impiegata. Da questo punto di vista ho avuto di che sbizzarrirmi ( e di che perder tempo) potendo contare su un parco testine quanto mai ampio e variegato. Nel corso della prova sul palcoscenico domestico si sono succedute molte MC: Denon DL 103 con corpo in Carbon Block, Denon DL 103S, Denon DL 304, Supex SD 900, Supex SDX 1000, Sony XL 55Pro, Klipsch MCZ 7, Dynavector DV XX e qualche buona MM o assimilabile: AudioTechnica AT 155LC, AudioTechnica AT 15 EAg, Grado Platinum Wood, JVC Z1 S, Technics EPC 207C, Shure M75ED. Giradischi Luxman PD 444, Denon DP 6700, Thorens TD 124 e Rega Planet, bracci Saec WE 308L, Denon DA 308, Denon DA 309, Fidelity Research FR 54, Micro Seiki MA 505 MKII, ADC Pritchard, Acos Lustre ( sigla non meglio identificata, è il braccio che equipaggiava l’originale Rega Planet, forse GST 1).


Tanto spiegamento di forze per “solo” per un pre phono? Beh diciamo che in prova di pre-phono ne avevo due, entrambi interessantissimi, uno ultracostoso, e uno, il Diablo che punta allo stato dell’arte senza essere ultracostoso.


Non avendo letto da alcuna parte che vi fossero controindicazioni, ho provato a collegare il superalimentatore Dino+ al Diablo. Non solo non è successo nulla di spiacevole, ma anzi, il Diablo si è dimostrato ancora più performante con un articolazione della gamma bassa da grande campione e una gamma media di eccezionale ariosità e melodiosità, ferma restando una gamma acuta estremamente raffinata ed estesa, inutile persino che dica mai aggressiva o comunque fastidiosa.


Sul telaietto inferiore il pannello regolazioni che consente di ottimizzare virtualmente qualsiasi testina
Sul telaietto inferiore il pannello regolazioni che
consente di ottimizzare virtualmente qualsiasi testina

Ora, sentire l’eccellente coppia Dino/Dino+ non dico umiliata, ma certamente assai ridimensionata dal Diablo, così configurato, mi dispiaceva non poco. Dunque il confronto è continuato con i due pre-phono in configurazione liscia. Sostanzialmente la proporzione nelle differenze è la stessa, ma senza super-alimentazione, pure non quella per lui specificatamente pensata, il Diablo risulta più umano e benevolo nei confronti del Dino, ma certo le differenze in termini di solidità sonora, capacità dinamica e risoluzione del piccolo dettaglio, restano notevoli, sorprendenti per chi come me, impiega, come detto, con grande soddisfazione quel fantastico piccolo pre-phono che è il Dino.


L’immagine del Dino è notoriamente eccellente: ampia, limpida, ben proporzionata, eccellentemente estesa in profondità, con grande attenzione alla ricostruzione tridimensionale degli elementi. Ecco, la tridimensionalità: quando credi di aver raggiunto un risultato se non definitivo, decisamente ragguardevole, questo è un argomento sempre foriero di sorprese, perché in effetti la restituzione della tridimensionalità degli oggetti è un aspetto virtualmente infinito e non-finibile, oltre l’ultimo gradino di perfezione c’è l’irraggiungibile realtà. Ebbene si, il Diablo fa ancora di meglio e di molto meglio, rendendo la riproduzione ancora più concreta, scolpita, chiaroscurata, palpabile.


Intendiamoci, il Dino specie con superalimentazione, rimane un gran signor pre-phono, il Diablo tocca vette forse insperate e insperabili per un pre-phono a questo livello di prezzo, proponendosi come scelta definitiva anche per set-up analogici di grandissime, direi assolute pretese. Oltre si può, ma bisogna, come vedremo, spendere cifre incommensurabilmente più elevate.



Diavolo di un Diablo!



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