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Trichord
Diablo di Bebo Moroni
Il Diablo è il fratello
maggiore del celeberrimo Dino, un
piccolo efficientissimo preamplificatore phono che ha riscosso un
successo senza precedenti nel suo specifico campo d’azione. Un successo
meritatissimo per la sua straordinaria flessibilità, che
consente di effettuare un tune-up di grandissima precisione con
qualsiasi testina MM e MC, per le sue caratteristiche
tecnico-progettuali, last but not least per le sue doti sonore,
assolutamente notevoli.

Il Trichord Diablo
Il Dino che nella configurazione
con alimentatore separato potenziato
Dino + rivaleggia tranquillamente con oggetti che viaggiano al triplo
del suo prezzo d’acquisto, costa, in versione non superalimentata,
circa la metà esatta del Diablo, e in versione superalimentata
costa ancora circa 250 EU in meno del Diablo in versione base.
Ovviamente siamo estremamente curiosi di capire se questa differenza di
prezzo sia effettivamente giustificata da altrettanta differenza di
prestazioni.
Credo di poter parlare con sufficiente cognizione di causa, impiegando
il Dino/Dino+ nel mio impianto di riferimento da qualche anno, con
estrema soddisfazione, il che è non poco dire vista la parata di
giradischi, bracci e testine che affolla detto impianto di analogista
estremista.
Dunque sarà una prova, ovviamente attenta quella che
andrò a condurre, ma anche piuttosto semplice, o almeno spero.
Il Diablo ci è arrivato in configurazione “minima” cioè
senza la speciale super-alimentazione “never connected” che simula il
funzionamento di un dispositivo a batteria, virtualmente eliminando
tutta la “sporcizia” che dalla rete arriva all’alimentazione e che da
questa non può essere totalmente e convenientemente eliminata.
Ciò viene realizzato isolando il circuito di regolazione di
corrente durante il ciclo di conduzione del rettificatore a ponte. Cosa
ancora più interessante, l’alimentatore “never connected”
può essere collegato a quasi tutte le apparecchiature in
circolazione, giradischi analogici e digitali, convertitori,
preamplificatori, amplificatori per cuffia…Ovviamente non ai finali di
potenza, la cui alimentazione è complessa e imponente.
Ma non avendolo a disposizione, termino qui questa piccola
introduzione, contando di poter effettuare una seconda puntata di
questa prova con tale particolare alimentatore e di poterlo provare con
altri dispositivi ( il Never Connected deve essere “preparato” per
l’apparecchiatura o le apparecchiature con cui s’intende impiegarlo e
dunque questa o l’elenco di queste vanno comunicati al distributore che
li girerà alla casa costruttrice.
Un Dino più grosso?
Anche e non solo. Il Diablo
mantiene la medesima flessibilità
del Dino, consentendo all’utilizzatore di regolare capacità,
impedenza e guadagno per la sua specifica testina, ma rispetto al Dino
presenta alcune raffinatezze non da poco: La circuitazione è
non-invertente e impiega dispositivi bipolari e amplificatori
operazionali JFET Analog Devices e Linear Technology.

Gruppo di famiglia in un
interno
Resistenze all’ossido di metallo e condensatori a impedenza ultra-bassa
vengono impiegati per ottenere il minimo rumore possibile.
L’equalizzazione Riia è in parte passiva e in parte attiva e
impiega consensatori e resistenze “audiophile grade” selezionate sulla
base delle minime tolleranze possibili. Quattro circuiti di regolazione
di corrente a impedenza ultra-bassa, basso rumore e larga banda,
vengono impiegati per amplificare entrambi i canali e sono a detta
della casa in gran parte responsabili delle prestazioni sonore del
Diablo. Il Diablo è sostanzialmente un progetto dual mono,
consentendo così alla testina di esprimere la sua massima
separazione, senza che questa venga inficiata da eccessivi affetti di
adiacenza dei canali.
Il cabinet di questo pre-phono è interamente in alluminio,
materiale non ferroso ed amagnetico che impedisce indesiderate
propagazioni di corrente “fuori percorso” che possono degradare
notevolmente la performance di qualsiasi apparecchiatura di
preamplificazione, specie se così sensibile quanto una Riia
phono.

Il pannellino posteriore
Alla prova dei fatti il Diablo con il normale alimentatore già
risulta, e ciò mi sorprende non poco, notevolmente più
trasparente, dinamico e soprattutto corposo e potente in basso,
dell’eccellente combinazione Dino/Dino+ . E ciò
indipendentemente dalla testina impiegata. Da questo punto di vista ho
avuto di che sbizzarrirmi ( e di che perder tempo) potendo contare su
un parco testine quanto mai ampio e variegato. Nel corso della prova
sul palcoscenico domestico si sono succedute molte MC: Denon DL 103 con
corpo in Carbon Block, Denon DL 103S, Denon DL 304, Supex SD 900, Supex
SDX 1000, Sony XL 55Pro, Klipsch MCZ 7, Dynavector DV XX e qualche
buona MM o assimilabile: AudioTechnica AT 155LC, AudioTechnica AT 15
EAg, Grado Platinum Wood, JVC Z1 S, Technics EPC 207C, Shure M75ED.
Giradischi Luxman PD 444, Denon DP 6700, Thorens TD 124 e Rega Planet,
bracci Saec WE 308L, Denon DA 308, Denon DA 309, Fidelity Research FR
54, Micro Seiki MA 505 MKII, ADC Pritchard, Acos Lustre ( sigla non
meglio identificata, è il braccio che equipaggiava l’originale
Rega Planet, forse GST 1).
Tanto spiegamento di forze per “solo” per un pre phono? Beh diciamo che
in prova di pre-phono ne avevo due, entrambi interessantissimi, uno
ultracostoso, e uno, il Diablo che punta allo stato dell’arte senza
essere ultracostoso.
Non avendo letto da alcuna parte che vi fossero controindicazioni, ho
provato a collegare il superalimentatore Dino+ al Diablo. Non solo non
è successo nulla di spiacevole, ma anzi, il Diablo si è
dimostrato ancora più performante con un articolazione della
gamma bassa da grande campione e una gamma media di eccezionale
ariosità e melodiosità, ferma restando una gamma acuta
estremamente raffinata ed estesa, inutile persino che dica mai
aggressiva o comunque fastidiosa.

Sul telaietto inferiore
il pannello regolazioni che
consente di ottimizzare
virtualmente qualsiasi testina
Ora, sentire l’eccellente coppia Dino/Dino+ non dico umiliata, ma
certamente assai ridimensionata dal Diablo, così configurato, mi
dispiaceva non poco. Dunque il confronto è continuato con i due
pre-phono in configurazione liscia. Sostanzialmente la proporzione
nelle differenze è la stessa, ma senza super-alimentazione, pure
non quella per lui specificatamente pensata, il Diablo risulta
più umano e benevolo nei confronti del Dino, ma certo le
differenze in termini di solidità sonora, capacità
dinamica e risoluzione del piccolo dettaglio, restano notevoli,
sorprendenti per chi come me, impiega, come detto, con grande
soddisfazione quel fantastico piccolo pre-phono che è il Dino.
L’immagine del Dino è notoriamente eccellente: ampia, limpida,
ben proporzionata, eccellentemente estesa in profondità, con
grande attenzione alla ricostruzione tridimensionale degli elementi.
Ecco, la tridimensionalità: quando credi di aver raggiunto un
risultato se non definitivo, decisamente ragguardevole, questo è
un argomento sempre foriero di sorprese, perché in effetti la
restituzione della tridimensionalità degli oggetti è un
aspetto virtualmente infinito e non-finibile, oltre l’ultimo gradino di
perfezione c’è l’irraggiungibile realtà. Ebbene si, il
Diablo fa ancora di meglio e di molto meglio, rendendo la riproduzione
ancora più concreta, scolpita, chiaroscurata, palpabile.
Intendiamoci, il Dino specie con superalimentazione, rimane un gran
signor pre-phono, il Diablo tocca vette forse insperate e insperabili
per un pre-phono a questo livello di prezzo, proponendosi come scelta
definitiva anche per set-up analogici di grandissime, direi assolute
pretese. Oltre si può, ma bisogna, come vedremo, spendere cifre
incommensurabilmente più elevate.
Diavolo di un Diablo!
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