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Tidal
Amea di Domenico Pizzamiglio (articolo chiuso il 23.01.2009)
Lo dico sempre: bisogna stare
attenti e non cercare di modificare il futuro. E’ pericoloso. Ed
infatti, quando provai le Genesis era stato stabilito che il
distributore sarebbe passato per il ritiro delle stesse, così
come me le aveva consegnate. C’era qualcosa che mi diceva “non andare
tu, sento odor di pericolo”. Troppe volte nel passato ho dimenticato di
seguire il mio istinto e anche questa volta sono caduto nello stesso
tranello. Risultato? Le Genesis le ho riportate e così ho
conosciuto due “esseri” che mi hanno incuriosito. La prima è
Cuki, la boxer albina del distributore di Genesis, simpatica e
affettuosa cagnona dagli occhi dolci, e “loro”, le Tidal. E ovviamente
è finita che dopo un’oretta d’ascolto di queste casse acustiche
tedesche, ho chiesto immantinente di poterle avere in prova. Avrei
voluto chiedere di poter avere qualche giorno anche Cuki, visto che mia
moglie non vuole cani in pianta stabile in giro per casa (ha paura;
dice che se io avessi un cane, finirei col vivere in simbiosi con lui,
io che con i cani ho molti punti di contatto - e chi pensa che mi
riferisca al fatto che quando cantavo, in realtà lanciavo
latrati, è in errore; è questione di carattere), ma non
ne ho avuto coraggio. Le Tidal le ho restituire; Cuki non credo l’avrei
restituita.
Finito il preambolo semi-ilare,
torniamo al prodotto in prova che
merita invece estrema serietà di giudizio.
La tedesca Tidal è ormai
affermato in giro per il mondo; il
modello intermedio Contriva ha catturato l’attenzione anche del mercato
americana. Certo, Tidal non fa prodotti di classe media o economica e
la gamma parte da queste Amea il cui prezzo di 12.700,00 € la coppia
già le pone in un’ottica di solo “pensiero” per tanti.
Oltre al sistema di altoparlanti in
questione, Tidal sviluppa prodotti
di grande livello e tecnologia come i modelli Sunray e T-1, passando
attraverso le Piano e le Contriva.
Guardando questi sistemi di
altoparlanti, si fatica a trovare una
benché minima imperfezione nella costruzione. I diffusori sono
rifiniti in modo encomiabile, al limite del maniacale. La laccatura
nero piano è veramente molto bella, anche se delicata, come
sempre accade con le finiture laccate; ma il costruttore viene in
soccorso dell’acquirente, fornendo un panno di pulizia apposito che non
rovina la preziosa laccatura.
I piedistalli sono anch’essi finiti
in modo molto curato, con piedini
regolabili in altezza e composti dal guscio esterno in metallo, la
parte a contatto con il pavimento, anch’essa metallica e del materiale
smorzante all’interno. I disaccoppiatori che vanno posti tra
piedistallo e cassa sono metallici, con uno svaso centrale nel quale
viene accolta una biglia sulla quale poi poggerà la cassa
acustica, minimizzando il contatto tra cassa e sostegno.
Gli altoparlanti sono Accuton
ceramici, con il tweeter da 3 cm di
diametro e il woofer da 17,3 cm già visti anche su altre
realizzazioni. Il diffusore ha caricamento reflex con bocca posteriore;
il condotto del reflex contiene al suo interno del materiale simile
alla gommapiuma, a celle larghe. Non è previsto il collegamento
in bi-wiring, ma i connettori sono molto comodi da usare, soprattutto
in presenza di forcelle; serraggio rapido e sicuro. Il sistema appare
molto sviluppato in altezza, con dimensioni che sono 22 cm di
larghezza, 33 di profondità, 47 il solo diffusore e 129 cm con
il piedistallo.


Il sistema sembra mediamente
efficiente (il sito del costruttore indica
una sensibilità variabile tra gli 83 e gli 87 db “a seconda del
modo in cui è effettuata la misurazione) e la potenza indicata
come minima richiesta è di 50 W; non è indicato il taglio
del crossover, ma il costruttore ci informa che la componentistica
è di estrema qualità, con condensatori in lamina
d’argento e SUPREMECAP™ MKP per utilizzo in regime di alti impulsi di
corrente, induttori air-core e in lamina d’argento, resistenze in film
metallico. Da questo punto di vista, il sito del distributore italiano
appare piuttosto ricco di informazioni.
Per il posizionamento in ambiente,
nella mia collocazione è
stato meglio non orientare gli altoparlanti verso il punto di ascolto
(l’immagine tendeva all’eccessiva lateralizzazione), mentre è
risultato ottimale il posizionamento delle casse parallele tra loro. Ho
mantenuto una distanza di 110 cm dalla parete posteriore (ho provato
varie distanze, a partire da 50 cm sino a giungere a quella poi
definitivamente scelta), mentre le casse erano a circa due metri l’una
dall’altra. Non è necessario cercare di inclinare le casse
acustiche in avanti o indietro perché in sede di progetto
è stata decisa una inclinazione di 4 gradi all’indietro che pare
quindi meglio rispettare. Non mi è parso che le casse siano
particolarmente sensibili alla parete laterale, mentre lo sono molto
nei confronti di quella posteriore; avvicinare troppo le casse al muro
che sta alle loro spalle vuol dire rendere gonfia una gamma bassa che
invece non lo è affatto. E’ inutile cercare degli escamotages
per rendere più “ricca” una gamma di frequenze che non lo
può essere.
A seguito di qualche cambiamento
intervenuto negli ultimi sette-otto
mesi, il mio impianto è ora così composto: giradischi DPS
(Der Plattenspieler) 2 con braccio Mørch DP6 con canne Precision
Red, testine Kuzma KC3 e Transfiguration Aria, cavo del braccio il
Cardas in dotazione, pre-fono American Hybrid Technology –P Non
Signature, preamplificatore Lavardin PRE 6/2, finale Spectral DMA100S2,
le fide Magneplanar MG 1.6 QR, cavi di segnale Acrolink, cavi di
potenza NBS Omega, cavi di alimentazione Black Noise ed Ecosse e
accessori Black Noise (filtro di rete e multi prese), Aktyna, Phio
Audio e Clearlight.
Se seguissi il solito schema delle
mie recensioni, finirei con ripetere
termini quali “naturale”, “conseguente”, “equilibrato”, “dinamico” ecc.
Quel che appare evidente sin dal primo momento (i diffusori concessimi
in prova avevano già lavorato nella show-room del distributore e
quindi erano già rodati) è che non ci si trova davanti ad
un semplice diffusore di alto livello, anche costoso, ma soprattutto
davanti a qualcosa che, messo in casa, obbliga a rivedere alcune
posizioni. In questo, l’ascolto delle Tidal è stato per me
positivo e stimolante. Probabilmente dirò cose già note
ai fan degli altoparlanti ceramici, ma forse ne dirò alcune che
invoglieranno ad approfondire l’argomento per coloro che invece li
vedono con una certa diffidenza.
Prima di tutto io avevo sempre
sentito il suono degli altoparlanti
ceramici come “leggero”, a volte impalpabile; senz’altro dinamico,
senz’altro non colorato, ma ho sempre avuto l’impressione che a fronte
di una sonorità neutra, vi fosse come una carenza di “peso” del
suono, come fosse troppo etereo. Ed infatti io dico sempre che le prove
devono essere fatte in casa propria, senza lasciarsi fuorviare da
ascolti fugaci o anche non proprio fugaci ma in collocazioni diverse da
quella a noi nota perché almeno con queste Amea di leggero ed
etereo non c’è nulla. La pressoché totale mancanza di
evidenti colorazioni (questa la sensazione che colpisce
immediatamente), la notevole capacità dinamica sia macro che
ancor più micro, la capacità, attraverso una
ricostruzione dinamica attenta, di poter anche riproporre una immagine
molto valida, sono caratteristiche evidenti.
Certo, il basso non è
profondissimo e spesso pare ottimistica la
specifica del costruttore, che dichiara una risposta lineare sino alla
frequenza di accordo, ovvero 44 Hz; ora, il basso scende bene, viste le
dimensioni della cassa acustica, ma è ovviamente limitato in
quanto a volume riproposto e parlando in assoluto. Tuttavia, questo
basso, fin dove scende, ha caratteristiche di pregio, riuscendo a
restituire sfumature su sfumature con grande facilità. Il basso
cambia molto a seconda della registrazione, facendosi ora molto teso,
ora molto morbido, ora espanso nell’ambiente, ora invece piuttosto
“costretto” intorno al diffusore.
Per il resto, le Amea suonano con
facilità, con una dinamica
conseguente, senza apparenti sforzi. Veramente bella la voce umana, con
una sensazione di corpo inaspettata da un sistema di dimensioni tutto
sommato ridotte. Che fosse una voce jazz come quella di Ella
Fitzgerald, o una voce più rock come quella di Ricky Lee Jones,
piuttosto che la voce “leggera” della Kirkby o quella più
“corposa” della Norman (o Carreras, piuttosto che Equiluz o
chicchessia), la riproduzione, tanto a volume notturno, tanto a volume
alto, non poteva mai esser che definita naturale (appunto!).
L’orchestra sinfonica esce un po’
depauperata nel corpo, ma per il
resto non mi era quasi mai capitato di ascoltare da un mini/midi
diffusore una così rara capacità di non creare nessuna
benché minima forma di confusione, di compressione. Ma qui
c’è l’impressione che a livello di discernimento del timbro
proprio di ogni compagine orchestrale vi sia qualcosa di più,
perché il timbro degli strumenti pare realmente dipendere dalla
qualità della registrazione e varia in modo molto evidente al
variare del disco. Legni belli per naturalezza nella Quinta di Mahler
diretta da Solti su Decca o nella Praga di Mozart diretta da
Harnouncourt su Telefunken, archi naturali nella Guide for the young
person to the orchestra di Britten su Nimbus, voci credibili nella San
Matteo di Bach di Herreweghe su Harmonia Mundi (edizione anno 2000).
Altrimenti, se la registrazione non è all’altezza, il sistema
non media per nulla. Quindi, archi aspri nella Quinta di Tchaikoski di
Karajan su DGG, trombe asfittiche nel Concerto per due trombe di
Vivaldi su Erato e via dicendo.
Chiaramente non accadrà che
chi acquisti queste Tidal finisca
poi con il gettare alle ortiche i suoi dischi; questo no e mi pare pure
una possibilità alquanto remota, visto che la voglia di
ascoltare non viene mai meno. Ma è sicuro che in presenza di una
registrazione valida, si continuerà ad aumentare il volume, mai
sazi di un suono definito, mai neppure minimamente eufonico che porta a
farsi circondare di musica, almeno sino a che non sopraggiungono i
limiti di sopportazione – piuttosto elevati, invero - del mid-woofer.
Questo temo sarà lo scotto
che pagheranno gli ascolti affrettati
delle Amea. Appariranno dei diffusori affascinanti, manco tanto grandi
e con una risposta in frequenza che vira verso l’alto. In realtà
no; la prova in casa non può non essere presa in considerazione
perché, a parte la cifra che si spende che legittima la prova in
casa al 100%, un ascolto prolungato in ambiente è necessario per
capire cosa in realtà sappiano offrire.
Per quanto poi riguarda la
riproposizione dell’evento nello spazio,
c’è da dire che se è vero che con alcuni generi le
Magneplanar vanno meglio (l’ha riconosciuto il distributore stesso di
Tidal che, ascoltato il Vespro della Beata Vergine ha convenuto come
con le Magneplanar la sensazione di un grande ambiente sia maggiore),
è altrettanto vero che queste Tidal, relativamente alla
tipologia alla quale appartengono, non difettano quasi in nessun
parametro. L’unico appunto che posso muovere riguarda l’altezza della
scena che a volte appare eccessiva, visto che i tweeter sono posti a
quota più elevata rispetto alle orecchie e quindi non è
naturale sentire i violini alti tanto quanto gli ottoni. Per il resto,
ottima la sensazione di profondità e la precisione della
collocazione degli strumenti nella scena, pur senza mai giungere
all’eccesso.
Insomma, un sistema che se ben
posizionato (e c’è voluto
più di qualche ora per farlo, con piccoli spostamenti da un
centimetro in avanti e indietro, a destra e a sinistra) fa riflettere
sulla possibilità, a parità di costo, di decidere per un
full range oppure se stare su un diffusore più limitato in basso
ma di questa qualità.
Alcuni sono gli ascolti che ricordo
e che hanno avuto un ruolo di
crescita nella mie esperienza audiofila, ma uno lo cito spessissimo;
l’ascolto di un sistema con giradischi Pierre Lurné e testina,
amplificazione, cavi e altoparlanti YBA durante il quale rimasi colpito
dalla totale mancanza di colorazioni del suono, come se vi fosse
qualcosa in meno che filtrasse la riproduzione della registrazione (fu
allora il Quinto Brandenburghese di Bach, Leonhardt). Riascoltata la
stessa registrazione in questi giorni, ho riprovato una sensazione
molto simile a quella provata allora e che spesso ho ricercato nella
riproduzione in casa, trovandola in parte con queste Tidal a completare
il mio set-up (in parte perché il sistema YBA era con Gala e
subwoofer e quindi scendeva in basso senza problemi).
Peraltro durante la prova delle
Amea, quando sopraggiungeva il dubbio
di una sorta di “abitudine”, le spostavo e l’ho fatto tante volte per
rimettere al loro posto le Magneplanar (e delle piccole sempreverdi
Tannoy D100).
Evito questa volta di elencare
troppe registrazioni, ma qualche esempio
lo faccio.
Le 6 Introduttioni Teatrali di
Locatelli, su Fonè. La
registrazione non è stata effettuata in un normale teatro, ma
nel foyer di quel teatro, luogo ovviamente riverberante. I riverberi
sono tutti percepibili, la sensazione di spazio è notevole, la
qualità del timbro degli archi è alta ed anche nella
gamma bassa vengono delineati dei violoncelli di grande qualità,
con la leggera coda che quell’ambiente ingenera. I violini, anche se
certo non suonano “chiusi”, non giungono mai alla fatica d’ascolto e la
voglia di alzare il volume cresce sino a che le Amea avvertono con
piccole compressioni e indurimenti che siamo arrivati verso il limite
delle loro possibilità (molto alto, invero e difficilmente
sopportabile per il vicinato).
L’Incompiuta di Schubert diretta da
Kleiber su DGG trasmette una
inquietudine interiore notevole; la tensione con la quale Kleiber
affronta il primo tema del primo movimento è molto evidente (gli
attacchi velocissimi e i rilasci naturali, rendono giustizia agli
accenti dinamici imposti all’orchestra da Kleiber), così come
evidente appare che le Amea seguano il segnale che giunge loro con
facilità, fatta salva la parte più bassa della banda
audio che rimane indietro, pur restando di ottima qualità fin
dove può.
Per valutare la profondità
della scena ho utilizzato una
registrazione effettuata dal vivo alla Fenice di Venezia, con due soli
microfoni, nella quale è compreso, tra gli altri brani, il terzo
movimento della Patetica di Tchaikoski: gli strumenti sono ben
dislocati nei vari piani sonori, senza eccessi di sorta e con una
sensazione di “giusto”, “corretto”; belli i fiati, di rara naturalezza
nella registrazione e ben restituiti dalle Amea.
La dinamica, poi, non fa certo
difetto e l’ho potuto verificare con la
Valse di Ravel nella direzione di Baramboim su DGG; il continuo
aumentare e diminuire dell’intensità del suono dell’orchestra
non viene mai meno, non si avverte mai nessun cedimento. E neppure ai
livelli elevati che ho potuto raggiungere durante l’ascolto di Codona 2
su ECM, con la tromba di Don Cherry che ha raggiunto livelli di
pressione veramente parecchio elevati senza mai perdere in definizione.
Credo che chiunque cerchi un
diffusore di queste dimensioni ed abbia un
budget sufficiente (oltre ad un impianto acconcio; con quste Tidal non
si può scherzare), possa senz’altro mettere in lista l’ascolto
di queste Amea. Se poi non si formalizzerà l’acquisto,
l’esperienza varrà comunque il tempo speso per l’ascolto.
Certo, stiamo parlando di un
diffusore di piccolo litraggio, senza
bassi profondi, in qualche modo un compromesso domestico, con un costo
molto elevato. Ma se si è alla ricerca di un mini “top”, direi
che la rosa dei papabili è da considerarsi ulteriormente
accresciuta con l’aggiunta di queste Amea. Chi opterà per la
loro scelta, difficilmente farà provare a breve termine la
voglia di cambiare; a meno di non passare al modello con tweeter in
diamante Amea Diacera che però ha un solo piccolo difetto: costa
il doppio.
E’ molto probabile che, una volta
che le Amea saranno giunte in casa,
vi venga voglia di ripassarvi l’intera discoteca per vedere …
“l’effetto che fa”.
Comprimari della prova: Bryston
2BLP, Nuforce IA7V2, Spectral DMC10.
Costo Euro 12.700,00 la
coppia, il sistema completo di piedistalli, per la finitura in esame
Altre finiture a richiesta
(i prezzi sono rilevabili dal listino online sul sito del distributore
italiano)
Costruttore TIDAL AUDIO
GmbH (http://www.tidal-audio.de)
Distributore MONDOAUDIO,
Dalmine (BG) (http://www.mondoaudio.it)
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