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numero 32
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Tidal Amea di Domenico Pizzamiglio (articolo chiuso il 23.01.2009)



Lo dico sempre: bisogna stare attenti e non cercare di modificare il futuro. E’ pericoloso. Ed infatti, quando provai le Genesis era stato stabilito che il distributore sarebbe passato per il ritiro delle stesse, così come me le aveva consegnate. C’era qualcosa che mi diceva “non andare tu, sento odor di pericolo”. Troppe volte nel passato ho dimenticato di seguire il mio istinto e anche questa volta sono caduto nello stesso tranello. Risultato? Le Genesis le ho riportate e così ho conosciuto due “esseri” che mi hanno incuriosito. La prima è Cuki, la boxer albina del distributore di Genesis, simpatica e affettuosa cagnona dagli occhi dolci, e “loro”, le Tidal. E ovviamente è finita che dopo un’oretta d’ascolto di queste casse acustiche tedesche, ho chiesto immantinente di poterle avere in prova. Avrei voluto chiedere di poter avere qualche giorno anche Cuki, visto che mia moglie non vuole cani in pianta stabile in giro per casa (ha paura; dice che se io avessi un cane, finirei col vivere in simbiosi con lui, io che con i cani ho molti punti di contatto  - e chi pensa che mi riferisca al fatto che quando cantavo, in realtà lanciavo latrati, è in errore; è questione di carattere), ma non ne ho avuto coraggio. Le Tidal le ho restituire; Cuki non credo l’avrei restituita.

Finito il preambolo semi-ilare, torniamo al prodotto in prova che merita invece estrema serietà di giudizio.

La tedesca Tidal è ormai affermato in giro per il mondo; il modello intermedio Contriva ha catturato l’attenzione anche del mercato americana. Certo, Tidal non fa prodotti di classe media o economica e la gamma parte da queste Amea il cui prezzo di 12.700,00 € la coppia già le pone in un’ottica di solo “pensiero” per tanti.

Oltre al sistema di altoparlanti in questione, Tidal sviluppa prodotti di grande livello e tecnologia come i modelli Sunray e T-1, passando attraverso le Piano e le Contriva.

Guardando questi sistemi di altoparlanti, si fatica a trovare una benché minima imperfezione nella costruzione. I diffusori sono rifiniti in modo encomiabile, al limite del maniacale. La laccatura nero piano è veramente molto bella, anche se delicata, come sempre accade con le finiture laccate; ma il costruttore viene in soccorso dell’acquirente, fornendo un panno di pulizia apposito che non rovina la preziosa laccatura.

I piedistalli sono anch’essi finiti in modo molto curato, con piedini regolabili in altezza e composti dal guscio esterno in metallo, la parte a contatto con il pavimento, anch’essa metallica e del materiale smorzante all’interno. I disaccoppiatori che vanno posti tra piedistallo e cassa sono metallici, con uno svaso centrale nel quale viene accolta una biglia sulla quale poi poggerà la cassa acustica, minimizzando il contatto tra cassa e sostegno.






Gli altoparlanti sono Accuton ceramici, con il tweeter da 3 cm di diametro e il woofer da 17,3 cm già visti anche su altre realizzazioni. Il diffusore ha caricamento reflex con bocca posteriore; il condotto del reflex contiene al suo interno del materiale simile alla gommapiuma, a celle larghe. Non è previsto il collegamento in bi-wiring, ma i connettori sono molto comodi da usare, soprattutto in presenza di forcelle; serraggio rapido e sicuro. Il sistema appare molto sviluppato in altezza, con dimensioni che sono 22 cm di larghezza, 33 di profondità, 47 il solo diffusore e 129 cm con il piedistallo.





Il sistema sembra mediamente efficiente (il sito del costruttore indica una sensibilità variabile tra gli 83 e gli 87 db “a seconda del modo in cui è effettuata la misurazione) e la potenza indicata come minima richiesta è di 50 W; non è indicato il taglio del crossover, ma il costruttore ci informa che la componentistica è di estrema qualità, con condensatori in lamina d’argento e SUPREMECAP™ MKP per utilizzo in regime di alti impulsi di corrente, induttori air-core e in lamina d’argento, resistenze in film metallico. Da questo punto di vista, il sito del distributore italiano appare piuttosto ricco di informazioni.

Per il posizionamento in ambiente, nella mia collocazione è stato meglio non orientare gli altoparlanti verso il punto di ascolto (l’immagine tendeva all’eccessiva lateralizzazione), mentre è risultato ottimale il posizionamento delle casse parallele tra loro. Ho mantenuto una distanza di 110 cm dalla parete posteriore (ho provato varie distanze, a partire da 50 cm sino a giungere a quella poi definitivamente scelta), mentre le casse erano a circa due metri l’una dall’altra. Non è necessario cercare di inclinare le casse acustiche in avanti o indietro perché in sede di progetto è stata decisa una inclinazione di 4 gradi all’indietro che pare quindi meglio rispettare. Non mi è parso che le casse siano particolarmente sensibili alla parete laterale, mentre lo sono molto nei confronti di quella posteriore; avvicinare troppo le casse al muro che sta alle loro spalle vuol dire rendere gonfia una gamma bassa che invece non lo è affatto. E’ inutile cercare degli escamotages per rendere più “ricca” una gamma di frequenze che non lo può essere.



A seguito di qualche cambiamento intervenuto negli ultimi sette-otto mesi, il mio impianto è ora così composto: giradischi DPS (Der Plattenspieler) 2 con braccio Mørch DP6 con canne Precision Red, testine Kuzma KC3 e Transfiguration Aria, cavo del braccio il Cardas in dotazione, pre-fono American Hybrid Technology –P Non Signature, preamplificatore Lavardin PRE 6/2, finale Spectral DMA100S2, le fide Magneplanar MG 1.6 QR, cavi di segnale Acrolink, cavi di potenza NBS Omega, cavi di alimentazione Black Noise ed Ecosse e accessori Black Noise (filtro di rete e multi prese), Aktyna, Phio Audio e Clearlight.

Se seguissi il solito schema delle mie recensioni, finirei con ripetere termini quali “naturale”, “conseguente”, “equilibrato”, “dinamico” ecc. Quel che appare evidente sin dal primo momento (i diffusori concessimi in prova avevano già lavorato nella show-room del distributore e quindi erano già rodati) è che non ci si trova davanti ad un semplice diffusore di alto livello, anche costoso, ma soprattutto davanti a qualcosa che, messo in casa, obbliga a rivedere alcune posizioni. In questo, l’ascolto delle Tidal è stato per me positivo e stimolante. Probabilmente dirò cose già note ai fan degli altoparlanti ceramici, ma forse ne dirò alcune che invoglieranno ad approfondire l’argomento per coloro che invece li vedono con una certa diffidenza.

Prima di tutto io avevo sempre sentito il suono degli altoparlanti ceramici come “leggero”, a volte impalpabile; senz’altro dinamico, senz’altro non colorato, ma ho sempre avuto l’impressione che a fronte di una sonorità neutra, vi fosse come una carenza di “peso” del suono, come fosse troppo etereo. Ed infatti io dico sempre che le prove devono essere fatte in casa propria, senza lasciarsi fuorviare da ascolti fugaci o anche non proprio fugaci ma in collocazioni diverse da quella a noi nota perché almeno con queste Amea di leggero ed etereo non c’è nulla. La pressoché totale mancanza di evidenti colorazioni (questa la sensazione che colpisce immediatamente), la notevole capacità dinamica sia macro che ancor più micro, la capacità, attraverso una ricostruzione dinamica attenta, di poter anche riproporre una immagine molto valida, sono caratteristiche evidenti.
 
Certo, il basso non è profondissimo e spesso pare ottimistica la specifica del costruttore, che dichiara una risposta lineare sino alla frequenza di accordo, ovvero 44 Hz; ora, il basso scende bene, viste le dimensioni della cassa acustica, ma è ovviamente limitato in quanto a volume riproposto e parlando in assoluto. Tuttavia, questo basso, fin dove scende, ha caratteristiche di pregio, riuscendo a restituire sfumature su sfumature con grande facilità. Il basso cambia molto a seconda della registrazione, facendosi ora molto teso, ora molto morbido, ora espanso nell’ambiente, ora invece piuttosto “costretto” intorno al diffusore.

Per il resto, le Amea suonano con facilità, con una dinamica conseguente, senza apparenti sforzi. Veramente bella la voce umana, con una sensazione di corpo inaspettata da un sistema di dimensioni tutto sommato ridotte. Che fosse una voce jazz come quella di Ella Fitzgerald, o una voce più rock come quella di Ricky Lee Jones, piuttosto che la voce “leggera” della Kirkby o quella più “corposa” della Norman (o Carreras, piuttosto che Equiluz o chicchessia), la riproduzione, tanto a volume notturno, tanto a volume alto, non poteva mai esser che definita naturale (appunto!).

L’orchestra sinfonica esce un po’ depauperata nel corpo, ma per il resto non mi era quasi mai capitato di ascoltare da un mini/midi diffusore una così rara capacità di non creare nessuna benché minima forma di confusione, di compressione. Ma qui c’è l’impressione che a livello di discernimento del timbro proprio di ogni compagine orchestrale vi sia qualcosa di più, perché il timbro degli strumenti pare realmente dipendere dalla qualità della registrazione e varia in modo molto evidente al variare del disco. Legni belli per naturalezza nella Quinta di Mahler diretta da Solti su Decca o nella Praga di Mozart diretta da Harnouncourt su Telefunken, archi naturali nella Guide for the young person to the orchestra di Britten su Nimbus, voci credibili nella San Matteo di Bach di Herreweghe su Harmonia Mundi (edizione anno 2000). Altrimenti, se la registrazione non è all’altezza, il sistema non media per nulla. Quindi, archi aspri nella Quinta di Tchaikoski di Karajan su DGG, trombe asfittiche nel Concerto per due trombe di Vivaldi su Erato e via dicendo.

Chiaramente non accadrà che chi acquisti queste Tidal finisca poi con il gettare alle ortiche i suoi dischi; questo no e mi pare pure una possibilità alquanto remota, visto che la voglia di ascoltare non viene mai meno. Ma è sicuro che in presenza di una registrazione valida, si continuerà ad aumentare il volume, mai sazi di un suono definito, mai neppure minimamente eufonico che porta a farsi circondare di musica, almeno sino a che non sopraggiungono i limiti di sopportazione – piuttosto elevati, invero - del mid-woofer.

Questo temo sarà lo scotto che pagheranno gli ascolti affrettati delle Amea. Appariranno dei diffusori affascinanti, manco tanto grandi e con una risposta in frequenza che vira verso l’alto. In realtà no; la prova in casa non può non essere presa in considerazione perché, a parte la cifra che si spende che legittima la prova in casa al 100%, un ascolto prolungato in ambiente è necessario per capire cosa in realtà sappiano offrire.

Per quanto poi riguarda la riproposizione dell’evento nello spazio, c’è da dire che se è vero che con alcuni generi le Magneplanar vanno meglio (l’ha riconosciuto il distributore stesso di Tidal che, ascoltato il Vespro della Beata Vergine ha convenuto come con le Magneplanar la sensazione di un grande ambiente sia maggiore), è altrettanto vero che queste Tidal, relativamente alla tipologia alla quale appartengono, non difettano quasi in nessun parametro. L’unico appunto che posso muovere riguarda l’altezza della scena che a volte appare eccessiva, visto che i tweeter sono posti a quota più elevata rispetto alle orecchie e quindi non è naturale sentire i violini alti tanto quanto gli ottoni. Per il resto, ottima la sensazione di profondità e la precisione della collocazione degli strumenti nella scena, pur senza mai giungere all’eccesso.

Insomma, un sistema che se ben posizionato (e c’è voluto più di qualche ora per farlo, con piccoli spostamenti da un centimetro in avanti e indietro, a destra e a sinistra) fa riflettere sulla possibilità, a parità di costo, di decidere per un full range oppure se stare su un diffusore più limitato in basso ma di questa qualità.

Alcuni sono gli ascolti che ricordo e che hanno avuto un ruolo di crescita nella mie esperienza audiofila, ma uno lo cito spessissimo; l’ascolto di un sistema con giradischi Pierre Lurné e testina, amplificazione, cavi e altoparlanti YBA durante il quale rimasi colpito dalla totale mancanza di colorazioni del suono, come se vi fosse qualcosa in meno che filtrasse la riproduzione della registrazione (fu allora il Quinto Brandenburghese di Bach, Leonhardt). Riascoltata la stessa registrazione in questi giorni, ho riprovato una sensazione molto simile a quella provata allora e che spesso ho ricercato nella riproduzione in casa, trovandola in parte con queste Tidal a completare il mio set-up (in parte perché il sistema YBA era con Gala e subwoofer e quindi scendeva in basso senza problemi).

Peraltro durante la prova delle Amea, quando sopraggiungeva il dubbio di una sorta di “abitudine”, le spostavo e l’ho fatto tante volte per rimettere al loro posto le Magneplanar (e delle piccole sempreverdi Tannoy D100).

Evito questa volta di elencare troppe registrazioni, ma qualche esempio lo faccio.

Le 6 Introduttioni Teatrali di Locatelli, su Fonè. La registrazione non è stata effettuata in un normale teatro, ma nel foyer di quel teatro, luogo ovviamente riverberante. I riverberi sono tutti percepibili, la sensazione di spazio è notevole, la qualità del timbro degli archi è alta ed anche nella gamma bassa vengono delineati dei violoncelli di grande qualità, con la leggera coda che quell’ambiente ingenera. I violini, anche se certo non suonano “chiusi”, non giungono mai alla fatica d’ascolto e la voglia di alzare il volume cresce sino a che le Amea avvertono con piccole compressioni e indurimenti che siamo arrivati verso il limite delle loro possibilità (molto alto, invero e difficilmente sopportabile per il vicinato).

L’Incompiuta di Schubert diretta da Kleiber su DGG trasmette una inquietudine interiore notevole; la tensione con la quale Kleiber affronta il primo tema del primo movimento è molto evidente (gli attacchi velocissimi e i rilasci naturali, rendono giustizia agli accenti dinamici imposti all’orchestra da Kleiber), così come evidente appare che le Amea seguano il segnale che giunge loro con facilità, fatta salva la parte più bassa della banda audio che rimane indietro, pur restando di ottima qualità fin dove può.

Per valutare la profondità della scena ho utilizzato una registrazione effettuata dal vivo alla Fenice di Venezia, con due soli microfoni, nella quale è compreso, tra gli altri brani, il terzo movimento della Patetica di Tchaikoski: gli strumenti sono ben dislocati nei vari piani sonori, senza eccessi di sorta e con una sensazione di “giusto”, “corretto”; belli i fiati, di rara naturalezza nella registrazione e ben restituiti dalle Amea.

La dinamica, poi, non fa certo difetto e l’ho potuto verificare con la Valse di Ravel nella direzione di Baramboim su DGG; il continuo aumentare e diminuire dell’intensità del suono dell’orchestra non viene mai meno, non si avverte mai nessun cedimento. E neppure ai livelli elevati che ho potuto raggiungere durante l’ascolto di Codona 2 su ECM, con la tromba di Don Cherry che ha raggiunto livelli di pressione veramente parecchio elevati senza mai perdere in definizione.

Credo che chiunque cerchi un diffusore di queste dimensioni ed abbia un budget sufficiente (oltre ad un impianto acconcio; con quste Tidal non si può scherzare), possa senz’altro mettere in lista l’ascolto di queste Amea. Se poi non si formalizzerà l’acquisto, l’esperienza varrà comunque il tempo speso per l’ascolto.

Certo, stiamo parlando di un diffusore di piccolo litraggio, senza bassi profondi, in qualche modo un compromesso domestico, con un costo molto elevato. Ma se si è alla ricerca di un mini “top”, direi che la rosa dei papabili è da considerarsi ulteriormente accresciuta con l’aggiunta di queste Amea. Chi opterà per la loro scelta, difficilmente farà provare a breve termine la voglia di cambiare; a meno di non passare al modello con tweeter in diamante Amea Diacera che però ha un solo piccolo difetto: costa il doppio.

E’ molto probabile che, una volta che le Amea saranno giunte in casa, vi venga voglia di ripassarvi l’intera discoteca per vedere … “l’effetto che fa”.

Comprimari della prova: Bryston 2BLP, Nuforce IA7V2, Spectral DMC10.

Costo Euro 12.700,00 la coppia, il sistema completo di piedistalli, per la finitura in esame
Altre finiture a richiesta (i prezzi sono rilevabili dal listino online sul sito del distributore italiano)
Costruttore TIDAL AUDIO GmbH (http://www.tidal-audio.de)
Distributore MONDOAUDIO, Dalmine (BG) (http://www.mondoaudio.it)


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