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numero 32
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Cavi Stat Audio LN2-A1 e LN2-A2 di Paolo di Marcoberardino (articolo chiuso il 16/09/2008)



"Come sarebbe a dire che devi provare dei cavi di alimentazione … in che senso, devi controllare se prendono fuoco ?”.
“No, dovrei capire come fanno suonare le elettroniche che alimentano”.
Il mio vecchio compagno di scuola Luca mi guarda un po’ di traverso, con una certa nota attonita negli occhi, mista a compassione credo per la mia persona; forse dubita del mio equilibrio mentale, lui che (fortunato aggiungerei) ascolta con soddisfazione da venti anni con lo stesso impiantino comprato in un negozio di Roma, oramai chiuso da tempo.
Fa ancora caldo, è estate, e dovrei spiegarvi come “suonano” due cavi di alimentazione.
Vabbè.

La Stat Audio è una delle non poche realtà nel panorama degli operatori italiani, ed è presente nel settore con una propria linea completa di prodotti che vanno dalle amplificazioni ai diffusori fino ai cavi, con esclusione per il momento per le sole sorgenti, fatta parziale eccezione per un convertitore digitale/analogico.
Facciamo comunque riferimento ad un marchio che è sul mercato già da diversi anni, con una tipologia di produzione ben definita ed ingegnerizzata e quindi non siamo al cospetto “dell’ultimo autocostruttore che ha solo deciso di farci su qualche soldino”.

I due cavi in questione sono stati recentemente introdotti sul mercato principalmente con l’intenzione di fornire un prodotto di costo accettabile, che possa sensibilmente migliorare le prestazioni di cavi di alimentazione standard che forse non pochi, ahimè, continuano ad utilizzare magari anche su elettroniche pur non costosissime ma di un certo valore sonico.

I cavi presentano la particolarità di essere sottoposti ad un processo di criogenia, ossia in parole povere di essere immersi per un certo tempo nell’azoto liquido che ne porta la temperatura a sfiorare i meno 200 gradi centigradi, per poi essere lentamente riportati a temperatura ambiente.

Non sono un fisico, e non avendo alcuna voglia di mettermi a studiare la dinamica molecolare dei metalli, rimando ai curiosi e volenterosi ogni approfondimento in materia.
Direi soltanto che, in teoria, il trattamento ha lo scopo di modificare in modo permanente la struttura molecolare del rame per aumentare le proprietà di conducibilità del cavo.



I due cavi, che per comodità chiameremo più avanti semplicemente “il rosso e il nero” (nessun riferimento politico, please …), sono costruiti in modo piuttosto accurato denunciando comunque un processo produttivo semiartigianale ed utilizzano due conduttori di diverso tipo che presentano peraltro anche diversa flessibilità, in numero di tre per ogni cavo, come potete vedere dalle foto, intrecciati in maniera regolare ed in modo simile ad alcuni esemplari autocostruiti che non di rado è possibile vedere in rete.

Il trattamento criogenico viene affidato ovviamente ad una ditta esterna di un certo livello  tecnologico, essendo non certo alla portata di chiunque avere a portata di mano una vasca di azoto liquido pronto all’uso.


Non amo le premesse, ma talvolta sono utili.

Provare un cavo di alimentazione è cosa non facile; prima di tutto va testato con il maggior numero di apparecchi, cosa che io ho fatto nell’ambito delle possibilità che avevo, e poi bisogna comunque tenere presente che le pur ascoltabilissime differenze soniche introdotte sono comunque di un ordine quantitativo piuttosto esiguo, certamente minore di quanto possa cambiare il suono sostituendo un diffusore o un preamplificatore ma anche, generalmente, un cavo di segnale.

Questo per dire soprattutto che in questo scritto NON farò cenno ad impressioni personali piuttosto fugaci o scarsamente determinate; insomma, quello che ho scritto è ciò di cui sono fermamente convinto, tralasciando il resto fatto magari di sentori non confermati ovvero, soprattutto, episodici.
Il punto iniziale era stabilire se questi due cavi sono dotati di una loro personalità sonica oppure introducono cambiamenti variabili in base a ciò che alimentano oppure (e qui il mio amico Luca troverebbe motivo della sua compassione) non fanno, in pratica, succedere niente.
La mia risposta è che si, hanno una loro personalità sonora, anche a prescindere, entro certi limiti, di ciò che alimentano.
Altra condizione per me fondamentale, è utilizzare dei riferimenti ben noti, ed io in particolare mi sono affidato ai cavi che attualmente utilizzo con soddisfazione, che sono un Transparent Audio Powerlink Super, un Dromos, un Kimber PK 10 gold, tutti di costo almeno triplo, all’incirca.
Come completamento logico di tali raffronti, i due cavi sono stati anche confrontati con un normale cavo di alimentazione di tipo standard, circostanza a mio avviso molto significativa, poiché il principale motivo di esistere di tali oggetti di costo poco superiore ai 100 euro l’uno è proprio quello di fornire, ad utenti ignari dell’importanza di un buon cavo di alimentazione, la consapevolezza che è possibile, sostituendo un anonimo cavetto, migliorare sensibilmente le prestazioni delle elettroniche, mettendole semplicemente in grado di esprimersi al meglio delle loro possibilità.

Il Rosso, la cui sigla è LN2-A1 (prezzo di euro 110+IVA), è un cavo adatto ad elettroniche di basso o medio assorbimento, mentre il Nero LN2-A2 (prezzo di euro 140+IVA), è indicato per alimentare amplificatori finali di qualsiasi potenza, anche se personalmente l’ho utilizzato con equivalenti risultati un po’ su tutto.





Il rosso

Dei due è quello dotato di maggiore riconoscibilità sonica.

In particolare su sorgenti digitali, a fronte di un avvertibile sottolineatura della gamma bassa, che esce però anche meno dettagliata e con qualche lieve cenno di “gommosità”, si ha una apprezzabile fluidità sul medio, con una strana ma piacevole sensazione di persistenza delle note che quindi appaiono meno repentine nel decadimento.

Ciò a mio avviso è dovuto al fatto che pur perdendo, nel confronto con i cavi di riferimento, in autorevolezza e decisione, il suono appare più etereo e meno netto; impressione che se con sorgenti di qualità ne inficia alcune delle doti di precisione, con quelle un po’ meno di qualità (ho rispolverato per l’occasione anche un vecchio Marantz…) ne addolcisce le durezze e le rende comunque indubitabilmente più piacevoli.

Le voci, ad ogni modo, acquistano una piacevole lucentezza ed “umanità”, dote che personalmente ritengo come principale di questo cavo anche in confronto ai riferimenti, pur se la parte medio bassa delle armoniche risulta rafforzata e in qualche caso, specificatamente con le maschili, troppo sottolineata.


Nulla cambia in modo sostanziale su altri parametri, anche se in particolare rispetto al Transparent ed al Kimber si ha una minore spinta dinamica ed una sensazione non proprio vaga di volume più basso (a parità dello stesso, ovviamente).


Lo ritengo un cavo che se interfacciato con elettroniche dal medio un po’ povero e da una parte bassa e medio bassa dello spettro lievemente anemica, possa far fare un avvertibile passo in avanti sul versante della godibilità e facilità di fruizione della musica.

Il che non mi pare poco.

Il Nero

Carpire la personalità di questo secondo cavo è stato più difficile; per alcuni aspetti è un cavo più equilibrato del precedente, e per questo meno inquadrabile ad un primo ascolto.

Innanzi tutto, è più vicino alle prestazioni dei riferimenti, e direi che per un prodotto di costo molto minore  può essere un bel complimento.

Il basso ora è più realistico e fermo, anzi ho l’impressione che la prima ottava sia anche un po’ più timida rispetto al Dromos, per esempio, ma comunque meno netto e chirurgico del Transparent, un vero campione in tal senso; va comunque precisato che la prestazione e la “spinta” che lo Stat Audio è in grado di garantire, sono quelle tipiche dei cavi di alimentazione di qualità, che ti fanno pensare che ora le tue elettroniche siano alimentate  a dovere.

Non c’è più quella strana sensazione di galleggiamento e allungamento delle note, gli attacchi ed i rilasci ritornano netti, più naturali, ma permane comunque la piacevole umanizzazione delle voci, complete in tutte le loro inflessioni e decisamente realistiche, frutto a mio parere di una naturalezza in gamma media degna di nota, unita ad una lievissima sensazione di accresciuta definizione.


A livello timbrico, rispetto ai riferimenti, si nota una lieve arrotatura della gamma alta, che appare un pochino meno rifinita e presente, comunque nei limiti della correttezza; per tale motivo, mi sentirei di escludere l’uso di questo cavo con finali valvolari un po’ caratterizzati timbricamente, mentre lo riterrei molto adatto a finali a stato solido eccessivamente frizzantini e dal basso un pelo arretrato.


La dinamica degli apparecchi collegati mi pare di rilevare sia preservata in toto, certamente in modo più completo rispetto al “Rosso”, anche se tra i riferimenti, in particolare il Kimber, c’è chi fa un po’ di meglio.


La vera prova inizia ora


E si perché, secondo me, questi due cavi devono trovare il loro senso commerciale nei confronti soprattutto del cavo standard che molti si ostinano ad utilizzare, ossia di quell’anonimo cordoncino nero che tutti conoscono.

In questo senso, il confronto è impietoso, perché entrambi i cavi in prova consentono un netto miglioramento delle prestazioni musicali di qualsiasi apparecchio che alimentano; tutti i pregi di cui ho parlato sopra acquistano ulteriore valenza e riconoscibilità, ed anche i difetti o le caratterizzazioni perdono di sostanza, essendo il cavo standard ben peggiore, per esempio, nella resa del basso, che appare sfilacciato e gommoso molto di più che con i cavi Stat Audio.


L’evidenza dei miglioramenti è tale che l’utilizzatore si sente quasi colpevole di aver mortificato fin’ora le prestazioni delle sue elettroniche, e che con un accettabile esborso economico può migliorare la musicalità e piacevolezza del suo impianto non di poco.


E’ pur vero che su apparecchi molto impegnativi e costosi si debba forse fare qualcosa in più in termini di costo e soluzioni per i cavi di alimentazione, ma ritengo che per impianti anche di una certa qualità, oltre ovviamente a configurazioni di costi e valore minori,  gli Stat Audio possano senz’altro offrire un ottimo compromesso nelle prestazioni, in alcuni parametri veramente da rimarcare.


Vi è, ovviamente, da sottolineare che stiamo parlando di cavi di alimentazione, e che quindi non va dimenticato che il loro compito è quello di fornire corrente all’elettronica che alimentano, dandogli la possibilità di esprimere il “suo” suono nel migliore dei modi, cosi come una benzina di maggiore qualità dà la possibilità al motore di  esprimere al meglio le “sue” prestazioni.


Dunque attenzione al fatto che ciascuno dei due cavi (e ciò vale per ogni cavo di alimentazione in particolare), pur essendo dotati di una loro personalità sonica per me ben decifrabile, andrà necessariamente ad interfacciarsi in modo direi intimo con l’elettronica ed il suo suono, valorizzandone magari più un elemento sonoro di un altro, nell’ambito di una sinergia difficilmente scomponibile.


Due prodotti comunque interessanti, ma soprattutto con un senso ben delineato e concreto, anche in considerazione del prezzo d’acquisto che, seppure superiore a prodotti analoghi che circolano soprattutto in rete, è ben al di sotto di altri esempi commerciali che a volte possono non giustificare appieno il sacrificio economico necessario per l’acquisto.


Epilogo (il caldo sta finendo)

E’ un bel pomeriggio, tra amici chiacchiere ed ascolti.
“Metti questo, metti quello …”. Alla fine, esce fuori dallo scaffale “Meddle” .

“One of these days I'm going to cut you into little pieces ….”.
“Ma … sta chitarra prima non si sentiva, insomma, erano due chitarre e non una !”
Adesso lo guardo io, con un po’ di commiserazione, il mio amico Luca, mentre proviamo i due cavi sui suoi Nad d’annata, pimpanti come non mai.
“Sapessi quante te ne sei perse, di chitarre, in tutti questi anni …”.


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