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Cavi
Stat Audio LN2-A1 e LN2-A2 di Paolo di Marcoberardino (articolo chiuso il
16/09/2008)
"Come sarebbe a dire che devi
provare dei cavi di alimentazione … in
che senso, devi controllare se prendono fuoco ?”.
“No, dovrei capire come fanno
suonare le elettroniche che alimentano”.
Il mio vecchio compagno di scuola
Luca mi guarda un po’ di traverso,
con una certa nota attonita negli occhi, mista a compassione credo per
la mia persona; forse dubita del mio equilibrio mentale, lui che
(fortunato aggiungerei) ascolta con soddisfazione da venti anni con lo
stesso impiantino comprato in un negozio di Roma, oramai chiuso da
tempo.
Fa ancora caldo, è estate, e
dovrei spiegarvi come “suonano” due
cavi di alimentazione.
Vabbè.
La Stat Audio è una delle
non poche realtà nel panorama
degli operatori italiani, ed è presente nel settore con una
propria linea completa di prodotti che vanno dalle amplificazioni ai
diffusori fino ai cavi, con esclusione per il momento per le sole
sorgenti, fatta parziale eccezione per un convertitore
digitale/analogico.
Facciamo comunque riferimento ad un
marchio che è sul mercato
già da diversi anni, con una tipologia di produzione ben
definita ed ingegnerizzata e quindi non siamo al cospetto “dell’ultimo
autocostruttore che ha solo deciso di farci su qualche soldino”.
I due cavi in questione sono stati
recentemente introdotti sul mercato
principalmente con l’intenzione di fornire un prodotto di costo
accettabile, che possa sensibilmente migliorare le prestazioni di cavi
di alimentazione standard che forse non pochi, ahimè, continuano
ad utilizzare magari anche su elettroniche pur non costosissime ma di
un certo valore sonico.
I cavi presentano la
particolarità di essere sottoposti ad un
processo di criogenia, ossia in parole povere di essere immersi per un
certo tempo nell’azoto liquido che ne porta la temperatura a sfiorare i
meno 200 gradi centigradi, per poi essere lentamente riportati a
temperatura ambiente.
Non sono un fisico, e non avendo
alcuna voglia di mettermi a studiare
la dinamica molecolare dei metalli, rimando ai curiosi e volenterosi
ogni approfondimento in materia.
Direi soltanto che, in teoria, il
trattamento ha lo scopo di modificare
in modo permanente la struttura molecolare del rame per aumentare le
proprietà di conducibilità del cavo.
I due cavi, che per comodità
chiameremo più avanti
semplicemente “il rosso e il nero” (nessun riferimento politico, please
…), sono costruiti in modo piuttosto accurato denunciando comunque un
processo produttivo semiartigianale ed utilizzano due conduttori di
diverso tipo che presentano peraltro anche diversa flessibilità,
in numero di tre per ogni cavo, come potete vedere dalle foto,
intrecciati in maniera regolare ed in modo simile ad alcuni esemplari
autocostruiti che non di rado è possibile vedere in rete.
Il trattamento criogenico viene
affidato ovviamente ad una ditta
esterna di un certo livello tecnologico, essendo non certo alla
portata di chiunque avere a portata di mano una vasca di azoto liquido
pronto all’uso.
Non amo le premesse, ma talvolta
sono utili.
Provare un cavo di alimentazione
è cosa non facile; prima di
tutto va testato con il maggior numero di apparecchi, cosa che io ho
fatto nell’ambito delle possibilità che avevo, e poi bisogna
comunque tenere presente che le pur ascoltabilissime differenze soniche
introdotte sono comunque di un ordine quantitativo piuttosto esiguo,
certamente minore di quanto possa cambiare il suono sostituendo un
diffusore o un preamplificatore ma anche, generalmente, un cavo di
segnale.
Questo per dire soprattutto che in
questo scritto NON farò cenno
ad impressioni personali piuttosto fugaci o scarsamente determinate;
insomma, quello che ho scritto è ciò di cui sono
fermamente convinto, tralasciando il resto fatto magari di sentori non
confermati ovvero, soprattutto, episodici.
Il punto iniziale era stabilire se
questi due cavi sono dotati di una
loro personalità sonica oppure introducono cambiamenti variabili
in base a ciò che alimentano oppure (e qui il mio amico Luca
troverebbe motivo della sua compassione) non fanno, in pratica,
succedere niente.
La mia risposta è che si,
hanno una loro personalità
sonora, anche a prescindere, entro certi limiti, di ciò che
alimentano.
Altra condizione per me
fondamentale, è utilizzare dei
riferimenti ben noti, ed io in particolare mi sono affidato ai cavi che
attualmente utilizzo con soddisfazione, che sono un Transparent Audio
Powerlink Super, un Dromos, un Kimber PK 10 gold, tutti di costo almeno
triplo, all’incirca.
Come completamento logico di tali
raffronti, i due cavi sono stati
anche confrontati con un normale cavo di alimentazione di tipo
standard, circostanza a mio avviso molto significativa, poiché
il principale motivo di esistere di tali oggetti di costo poco
superiore ai 100 euro l’uno è proprio quello di fornire, ad
utenti ignari dell’importanza di un buon cavo di alimentazione, la
consapevolezza che è possibile, sostituendo un anonimo cavetto,
migliorare sensibilmente le prestazioni delle elettroniche, mettendole
semplicemente in grado di esprimersi al meglio delle loro
possibilità.
Il Rosso, la cui sigla è
LN2-A1 (prezzo di euro 110+IVA),
è un cavo adatto ad elettroniche di basso o medio assorbimento,
mentre il Nero LN2-A2 (prezzo di euro 140+IVA), è indicato per
alimentare amplificatori finali di qualsiasi potenza, anche se
personalmente l’ho utilizzato con equivalenti risultati un po’ su tutto.
Il rosso
Dei due è quello dotato di
maggiore riconoscibilità
sonica.
In particolare su sorgenti
digitali, a fronte di un avvertibile
sottolineatura della gamma bassa, che esce però anche meno
dettagliata e con qualche lieve cenno di “gommosità”, si ha una
apprezzabile fluidità sul medio, con una strana ma piacevole
sensazione di persistenza delle note che quindi appaiono meno repentine
nel decadimento.
Ciò a mio avviso è
dovuto al fatto che pur perdendo, nel
confronto con i cavi di riferimento, in autorevolezza e decisione, il
suono appare più etereo e meno netto; impressione che se con
sorgenti di qualità ne inficia alcune delle doti di precisione,
con quelle un po’ meno di qualità (ho rispolverato per
l’occasione anche un vecchio Marantz…) ne addolcisce le durezze e le
rende comunque indubitabilmente più piacevoli.
Le voci, ad ogni modo, acquistano
una piacevole lucentezza ed
“umanità”, dote che personalmente ritengo come principale di
questo cavo anche in confronto ai riferimenti, pur se la parte medio
bassa delle armoniche risulta rafforzata e in qualche caso,
specificatamente con le maschili, troppo sottolineata.
Nulla cambia in modo sostanziale su
altri parametri, anche se in
particolare rispetto al Transparent ed al Kimber si ha una minore
spinta dinamica ed una sensazione non proprio vaga di volume più
basso (a parità dello stesso, ovviamente).
Lo ritengo un cavo che se
interfacciato con elettroniche dal medio un
po’ povero e da una parte bassa e medio bassa dello spettro lievemente
anemica, possa far fare un avvertibile passo in avanti sul versante
della godibilità e facilità di fruizione della musica.
Il che non mi pare poco.
Il Nero
Carpire la personalità di
questo secondo cavo è stato
più difficile; per alcuni aspetti è un cavo più
equilibrato del precedente, e per questo meno inquadrabile ad un primo
ascolto.
Innanzi tutto, è più
vicino alle prestazioni dei
riferimenti, e direi che per un prodotto di costo molto minore
può essere un bel complimento.
Il basso ora è più
realistico e fermo, anzi ho
l’impressione che la prima ottava sia anche un po’ più timida
rispetto al Dromos, per esempio, ma comunque meno netto e chirurgico
del Transparent, un vero campione in tal senso; va comunque precisato
che la prestazione e la “spinta” che lo Stat Audio è in grado di
garantire, sono quelle tipiche dei cavi di alimentazione di
qualità, che ti fanno pensare che ora le tue elettroniche siano
alimentate a dovere.
Non c’è più quella
strana sensazione di galleggiamento e
allungamento delle note, gli attacchi ed i rilasci ritornano netti,
più naturali, ma permane comunque la piacevole umanizzazione
delle voci, complete in tutte le loro inflessioni e decisamente
realistiche, frutto a mio parere di una naturalezza in gamma media
degna di nota, unita ad una lievissima sensazione di accresciuta
definizione.
A livello timbrico, rispetto ai
riferimenti, si nota una lieve
arrotatura della gamma alta, che appare un pochino meno rifinita e
presente, comunque nei limiti della correttezza; per tale motivo, mi
sentirei di escludere l’uso di questo cavo con finali valvolari un po’
caratterizzati timbricamente, mentre lo riterrei molto adatto a finali
a stato solido eccessivamente frizzantini e dal basso un pelo arretrato.
La dinamica degli apparecchi
collegati mi pare di rilevare sia
preservata in toto, certamente in modo più completo rispetto al
“Rosso”, anche se tra i riferimenti, in particolare il Kimber,
c’è chi fa un po’ di meglio.
La vera prova inizia ora
E si perché, secondo me,
questi due cavi devono trovare il loro
senso commerciale nei confronti soprattutto del cavo standard che molti
si ostinano ad utilizzare, ossia di quell’anonimo cordoncino nero che
tutti conoscono.
In questo senso, il confronto
è impietoso, perché
entrambi i cavi in prova consentono un netto miglioramento delle
prestazioni musicali di qualsiasi apparecchio che alimentano; tutti i
pregi di cui ho parlato sopra acquistano ulteriore valenza e
riconoscibilità, ed anche i difetti o le caratterizzazioni
perdono di sostanza, essendo il cavo standard ben peggiore, per
esempio, nella resa del basso, che appare sfilacciato e gommoso molto
di più che con i cavi Stat Audio.
L’evidenza dei miglioramenti
è tale che l’utilizzatore si sente
quasi colpevole di aver mortificato fin’ora le prestazioni delle sue
elettroniche, e che con un accettabile esborso economico può
migliorare la musicalità e piacevolezza del suo impianto non di
poco.
E’ pur vero che su apparecchi molto
impegnativi e costosi si debba
forse fare qualcosa in più in termini di costo e soluzioni per i
cavi di alimentazione, ma ritengo che per impianti anche di una certa
qualità, oltre ovviamente a configurazioni di costi e valore
minori, gli Stat Audio possano senz’altro offrire un ottimo
compromesso nelle prestazioni, in alcuni parametri veramente da
rimarcare.
Vi è, ovviamente, da
sottolineare che stiamo parlando di cavi di
alimentazione, e che quindi non va dimenticato che il loro compito
è quello di fornire corrente all’elettronica che alimentano,
dandogli la possibilità di esprimere il “suo” suono nel migliore
dei modi, cosi come una benzina di maggiore qualità dà la
possibilità al motore di esprimere al meglio le “sue”
prestazioni.
Dunque attenzione al fatto che
ciascuno dei due cavi (e ciò vale
per ogni cavo di alimentazione in particolare), pur essendo dotati di
una loro personalità sonica per me ben decifrabile, andrà
necessariamente ad interfacciarsi in modo direi intimo con
l’elettronica ed il suo suono, valorizzandone magari più un
elemento sonoro di un altro, nell’ambito di una sinergia difficilmente
scomponibile.
Due prodotti comunque interessanti,
ma soprattutto con un senso ben
delineato e concreto, anche in considerazione del prezzo d’acquisto
che, seppure superiore a prodotti analoghi che circolano soprattutto in
rete, è ben al di sotto di altri esempi commerciali che a volte
possono non giustificare appieno il sacrificio economico necessario per
l’acquisto.
Epilogo (il caldo sta finendo)
E’ un bel pomeriggio, tra amici
chiacchiere ed ascolti.
“Metti questo, metti quello …”.
Alla fine, esce fuori dallo scaffale
“Meddle” .
“One of these days I'm going to cut
you into little pieces ….”.
“Ma … sta chitarra prima non si
sentiva, insomma, erano due chitarre e
non una !”
Adesso lo guardo io, con un po’ di
commiserazione, il mio amico Luca,
mentre proviamo i due cavi sui suoi Nad d’annata, pimpanti come non mai.
“Sapessi quante te ne sei perse, di
chitarre, in tutti questi anni …”.
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