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Dal
Top Audio & Video 2009 a casa Forte: Spendor SP100 R2, prime
impressioni d'ascolto di Emilio Paolo Forte
L’incontro al Top Audio è
stato di quelli folgoranti.
Intendiamoci, le Spendor nella saletta dell’importatore ufficiale DML
Audio suonavano maluccio su alcuni parametri: scena bassa e costretta
nel fronte dei diffusori, macrodinamica un po’ in affanno, eccetera.
In fondo, cos’altro attendersi da un diffusore nuovo di pacca, appena
sballato, un tre vie con un padellone da 30 centimetri in basso, per di
più posizionato di compromesso per consentire un assaggio
d’ascolto mediamente soddisfacente per tutta la platea?
Eppure Massimo La Vigna lo ha voluto fortemente in fiera sfidando
queste acerbità che avrebbero potuto risultare anche fuorvianti
e controproducenti in una prima impressione d’ascolto.
Invece ho dovuto ammettere che Massimo è uno che, evidentemente,
sa il fatto suo. Non è un caso che la sua saletta in fiera sia
stata una delle più apprezzate in assoluto.
Le SP100 r2 sprigionano una timbrica ammaliante, dove è
così facile riconoscere l’evento reale che, anche da capovolte,
non sarebbero mai passate inosservate.
Come inosservato non poteva passare il più grande progetto
dell’ente radiotelevisivo britannico, il BBC LS 5/5, un dinosauro mio
coetaneo che ormai si avvia verso i 50 anni. E la cosa particolare
è che il responsabile dello sviluppo di questo progetto in BBC e
della ricerca sui materiali plastici (l’ormai famoso Bextrene) con cui
forgiare più rigidi e performanti woofer fu proprio quel tale
Ing. Spencer A. Hughes, che poi fondò la Spendor nel 1969,
mettendo in produzione questo monitor col nome di S100, evoluto
coerentemente col progetto originale fino al modello in questione. Come
dire (e senza nulla voler togliere agli altri marchi che hanno
costruito monitor analoghi su licenza BBC o ispirandosi a quel
progetto) il figlio legittimo di quel glorioso monitor.
In epoca di doghe laccate e multistrati ricurvi a forma di liuto, un
parallelepipedo così spartano continua ad affascinarmi
enormemente, forse richiamando alla memoria l’imprinting dei primi
oggetti del desiderio hifi di quando ero ragazzo.
Ancora oggi, inutile negarlo, serbo un enorme rispetto se non una vera
e propria malcelata attrazione per le serie storiche di Klipsch,
Tannoy, nonchè per tutte le produzioni (Spendor, Harbeth, in
particolare) ispirate ai monitor BBC.
Le Sp100 r2 mi hanno subito colpito (un colpo al cuore, prima di tutto)
al punto che, al termine della fiera di Milano ho inseguito
l’importatore, sfidando la sua notoria idiosincrasia verso la stampa
specialistica, riuscendo a convincerlo a lasciarmele in anteprima per
una recensione per la rivista SUONO.
Nelle more della chiusura del lavoro, ho sentito l’esigenza di buttare
di getto queste prime impressioni approfittando della consueta
ospitalità del direttore di questa rivista, pensando di fare
cosa gradita ai tanti che, come me, sono rimasti favorevolmente
impressionati da questo diffusore e ne avrebbero voluto sapere di
più.
Il modello in questione, lanciato sul mercato nell’agosto scorso, ho
subito numerose migliorie rispetto al modello precedente (l’SP100 r),
molto più di quanto l’apparenza possa dire. Il tweeter è
tutto nuovo, un Seas top di gamma da 22 mm, a quanto è dato
sapere, che sostituisce il vecchio Scan Speak da 19 mm. Il midwoofer da
18 cm prodotto da Spendor con tecnologia proprietaria, è stato
completamente riprogettato. Il woofer da 30 cm, sempre prodotto da
Spendor con tecnologia proprietaria, è rimasto inalterato.
Il crossover è stato conseguentemente modificato per valorizzare
l’inserimento dei nuovi trasduttori nel progetto. Il cabinet è
stato rinforzato con particolare cura nel baffle frontale, che ha
subito un robusto e accurato “bracing”, cioè l’incatenatura che
irrigidisce la tavola di legno eliminando colorazioni indesiderate sul
midrange. Anche gli scarichi reflex sono stati ridisegnati e aggiornati
nei materiali.
Dunque un prodotto novellato e sempre più performante al costo
di listino di circa 7.500 euro la coppia, che, in mano ad altro
importatore con differente politica commerciale, avrebbero potuto
essere tranquillamente 11.000 euro senza far gridare allo scandalo:
quindi, occhio a collocare correttamente il prodotto nella giusta
fascia di prezzo, qualora dovesse capitarvi di fare delle comparative.
Le SP100 r2 in ambiente richiedono molta attenzione: è
fondamentale che l’altezza dei tweeter sia al livello delle orecchie
dell’ascoltatore. Inoltre gli stand metallici, la cui altezza varia da
35 a 45 cm, vanno resi sordi con opportuno riempimento e isolati
adeguatamente con punte robuste. Tra diffusore e stand ho trovato
giovamento nel porre cubetti di grafite legati con plastilina, ma
appare chiaro che con delle prime donne così, ci si può
divertire a sperimentare. Mai come in questo caso il fine tuning
è infinito, come lo è la reattività dei diffusori
al tweaking.
Ma veniamo al suono.
Uno degli aspetti che sui modelli passati è stato oggetto di
apprezzamenti minori rispetto alle indubbie qualità del
progetto, è la ricostruzione scenica e la capacità di una
perfetta messa a fuoco su tutto il palcoscenico, un po’ sottotono
rispetto all’eccellenza della prestazione complessiva.
Logicamente sono andato subito ad indagare questi aspetti della
performance delle SP100 r2.
Dopo l’opportuno rodaggio e collocamento in ambiente, facilitato dalle
porte reflex anteriori, la ricostruzione scenica c’è, ed
è notevole, con un palco che si estende drammaticamente oltre i
diffusori che riescono a sparire completamente dalla vista. I
protagonisti al centro della scena si levano alti sopra il fronte dei
diffusori, collocati correttamente proprio dove i miei diffusori di
riferimento mi hanno abituato a vederli, con una particolarmente
corretta discriminazione delle differenti altezze su cui si collocano
strumenti e voci. Lo sviluppo in profondità mantiene una
corretta articolazione dei piani e un effetto prospettico suggestivo.
La focalizzazione degli attori che si muovono sul palco virtuale
è sempre precisa e mantiene le proporzioni e lo spessore del
corpo degli strumenti come è raro constatare, soprattutto in
minidiffusori che pur si pregiano di ricostruzioni spaziali siderali.
Un’altra cosa che lascia letteralmente basiti è la
facilità di emissione delle Spendor.
Una volta slegati i woofer con un robusto rodaggio, nel mio ambiente
bastano pochi watt per tirare fuori un suono più forte di quello
di diffusori ben più efficienti che hanno preceduto le Spendor,
da ultimo le Tannoy DC10 T.
Invero, mi sarei aspettato un diffusore più stitico e asciutto,
in pieno stile monitor, invece riscontro una proposta ricca, umida e
vivace, che quasi stento a credere alle mie orecchie.
Le inglesone indulgono in una ricchezza armonica che si aggiunge alla
consueta neutralità e coerenza tipica dei monitor, che esala
come una fragranza capace di rapire letteralmente l’ascoltatore.
Cosa è rimasto della vecchia impostazione monitor nearfield?
Il rigore timbrico e la coerenza, innanzitutto. Proprio quel rigore
timbrico che richiama imperiosamente alla mente il suono dello
strumento per come deve essere, che svela impietosamente quale ben
misero lavoro abbiano fatto, solo per esempio, gli artefici della
registrazione di Nils Lofgrin “solo unplugged”, capolavoro di
irrealtà, eppure in grado di esaltare chi non ha alcuna
esperienza di chitarre acustiche (e se ve lo dico io che indegnamente
posseggo una decina dei modelli più prestigiosi della liuteria
americana…), che vi farà riconsiderare completamente la scaletta
dei CD di riferimento o semplicemente le vostre incisioni preferite.
E vogliamo parlare delle pelli dei tamburi e delle percussioni? Mai
come ora ho nitidamente colto l’accordatura sottesa da ciascuna
percussione fin quasi alle fibre del legno che ne è l’artefice.
Il padellone da 30 cm in basso è di un garbo disarmante,
preciso, reattivo, che sa stare al suo posto per grossa parte del
pomeriggio, per poi mollare quel tipico sganassone alla George Foreman,
che ti stende a tappeto quando meno te lo aspetti, lasciandoti con un
palmo di naso a guardare da dove è potuta arrivare quella
mazzata.
E vogliamo parlare delle voci?
Alla consueta credibilità dei monitor BBC si aggiunge un afflato
che stempera l’analiticità fatta di tecnicismi, in una delicata
polla fluida e cristallina che parla dritto al cuore dell’ascoltatore.
Per onorare gli impegni presi, debbo fermarmi qui, ma direi che sono
stato piuttosto esplicito: uno degli ascolti più belli ed
esaltanti degli ultimi anni, come farne a meno? Un diffusore
definitivo, tra i pochissimi, a prescindere dalla fascia di prezzo, che
può farti profferire un “ma che cazzo abbiamo ascoltato fino a
mò..!!!”
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