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Monrio
MP5 Classic di Bebo Moroni
5 come fossero 2
In
tutta onestà
devo dire che buona parte di questo articolo è stata già
pubblicata nel 2001. Con altrettanta onestà avendo ricevuto
l’ultima versione del finale multicanale di Monrio, ed essendo andato a
rileggere cosa ne avevo scritto otto anni fa, ho dovuto rilevare che le
sensazioni odierne corrispondono perfettamente a quelle già
rilevate, e quindi riscrivere da capo un articolo ( anziché
revisionarlo) sarebbe stato in fondo assai meno “etico” che
ripubblicare quanto già scritto ( e con tutta probabilità
dai più non letto) aggiornandolo e integrandolo, che non
rimestare la minestra, usando parole diverse per dire le stesse cose.
Monrio può con buona ragione
essere considerato uno dei marchi
che maggiormente hanno contribuito a quel piccolo miracolo che e’ l
“Italian-Fi”, la via Italiana all’ Alta Fedeltà che tanti
successi, pur nel piccolo ( ma nemmeno troppo, marchi come Chario ad
esempio, sono per numero di pezzi prodotti tra i primi nel mondo) della
sua produzione, ha mietuto e sta mietendo in tutto il mondo. Esportato
ben oltre le Alpi e le Piramidi, il Manzanarre e il Reno, presente in
mercati ultra-ostici come quello giapponese, quello cinese e quello
britannico, il marchio Monrio si è costruito una solida fama
negli ambienti audiophiles più esclusivi ricevendo recensioni
assai più che lusinghiere da parte delle più prestigiose
riviste hi-fi internazionali e da parte dei più rognosi tra i
recensori (una piccola ricerca in Internet fornisce risultati
decisamente interessanti).
Nato una decina d’anni fa con un
amplificatore integrato stereo, l’MC
202 che dava i punti a molte coppie pre-finale di prezzo triplo o
quadruplo, il marchio di Piacenza si pone da allora all’attenzione del
pubblico esigente in virtù dei suoi eccellenti ed affidabili
progetti caratterizzati da un prezzo di acquisto sempre estremamente
conveniente, talvolta eccezionalmente basso, rispetto alla
qualità totale del prodotto.
Da un paio d’anni a questa parte la
gamma Monrio è stata
sottoposta ad una sorta di rivoluzione, rivoluzione che ha riguardato
maggiormente i canoni estetici e l’assortimento di catalogo, senza
avere effetti sulla qualità del prodotto né sul
posizionamento di mercato. Anzi, se confrontati a quelli di qualche
anno fa, a parità di prestazioni dichiarate, i prezzi Monrio
sembrano ulteriormente votati al contenimento.
Nell’ odierno catalogo compaiono
assieme e senza distinzioni
“classiste”, eccellenti prodotti stereo e questo singolare
amplificatore multicanale. Votato certo all’impiego in sistemi MCL od
Home Theater, ma come vedremo convenientissimamente impiegabile anche
come eccellente “doppio finale stereo”.
Il pannello frontale, in alluminio
da 1 cm. di spessore, silver o su
richiesta eccellentemente anodizzato in nero, è caratterizzato
oltreché dalle dimensioni contenute per un 5ch, dal disegno
“all’americana” con gli spigoli fortemente arrotondati e dal singolare
pulsante d’accesione che domina la zona centrale del pannello, con la
sua ghiera ad anello, che in unione ai led di accensione e di
stand-by e al bel logo della casa costituisce uno spartano ma
efficace motivo estetico.
La costruzione appare di un livello
fuori dal comune, assolutamente
paragonabile alle migliori realizzazioni statunitensi, ma da queste
differisce per l’uso di sagomati d’acciaio ben più spessi di
quelli che si è solito trovare anche in realizzazioni molto
costose. 25 mm di spessore per i lamierini di contenimento
rappresentano una bella garanzia di solidità meccanica e anche
una bella spesa per il costruttore. Ottimi i pin-Rca dorati degli
ingressi, con placcatura pesante ed isolatore in teflon, molto belli e
molto pratici i grossi morsetti per il collegamento dei diffusori e
ancora di notevole qualità industriale ( e di adeguata sezione)
il cordone di rete fornito a corredo. Questo per sottolineare che non
si tratta di un prodotto improntato a criteri di economicità
come spesso accade anche per prestigiose realizzazioni a più
canali. Tale constatazione è immediatamente ribadita e
sottolineata dalla visione circuitale. Le piccole dimensioni non
ingannino, dentro di roba c’è n’è veramente tanta. Ogni
canale è totalmente separato dagli altri ( tranne come vedremo
per i toroidali, ma anche qui la separazione è a livelli non
comuni per un apparecchiatura MCL) e monta ben 6 transistor di potenza
ad alta corrente con abbondante alettatura di raffreddamento. D’altra
parte una volta constatata la bontà dei dispositivi di potenza ,
delle resistenze a film spesso all’1% nei punti topici del percorso del
segnale, non si può non sottolineare la presenza di ben 3
massicci trasformatori toroidali, due da 400 VA che servono i canali
Front e Rear ed uno da 300VA per il canale centrale. La scelta di un
trasformatore maggiormente dimensionato per il canale centrale è
in linea con le tendenze “avantgarde” d’oltreoceano che ( giustamente
peraltro) sottolineano l’impegnatività del lavoro del “canale
dialoghi”, ed è perfettamente in linea con le nuove richieste
che si accompagnano alle codifiche “superiori”, DTS in primo luogo,
così come in linea con questa visione “moderna” del
multicanali è la scelta di fornire i canali frontali e
posteriori di due trasformatori, oltreché separati, di
medesima magnitudine. E comunque va ancora rimarcato che tre
trasformatori separati sono spesso inusuali anche in progetti di costo
molto, ma molto superiore e con nomi e marchi molto ma molto blasonati.
Aggiungiamo pure che una sezione toroidali da 1200VA totali è
decisamente dimensionata.
Se adesso dovessi cominciare a
farvi un elenco lungo e meticoloso di
apparecchiature alle quali è stato collegato il Monrio,
rischierei di farmi allungare il naso ( e ne ho già abbastanza
per mio conto). La realtà è che l’MP5 è stato
collegato quando lo provai la prima volta al preamplificatore/decoder
Krell Home Theater Standard ( HTS) e per questa “rivisitazione” (
interessantissima, forse ho capito ancora più cose di quando lo
provai otto anni fa), al pre stereo Harman Kardon Citation XXP e alla
sezione pre del super-integrato multicanale McIntosh MHT 100.. Il
confronto vis-a vis, nella prima prova, prevedeva alcuni dei migliori
finali multicanali in circolazione ( Krell, Roksan, Rotel, Sherwood),
stavolta a fare da riferimento c’erano il mostro sacro Harman Kardon
Citation XX e il suddetto McIntosh MHT 100, credo quanto di meglio si
possa trovare in fatto di amplificazioni stereofoniche e MCL, almeno
sicuramente tra quanto di meglio ( come ben sapete io considero il
finale Harman Kardon Citation XX il meglio punto e basta).
Il fatto è che l’HTS fosse
un preamplificatore MCL tanto
straordinario e rivelatore da essere in grado di mettere in luce il
minimo difetto di qualsiasi finale ad esso, cautamente o incautamente,
collegato da poter essere considerato veramente lo “standard” ( come, a
questo punto senza nemmeno troppa presunzione, si fregiava d’essere) e
che il pre Citation XX, pur poco diffuso perché pochissimi pezzi
ne sono stati costruiti, sia un riferimento assoluto, e che la sezione
pre del Mac MHT 100 sia direttamente derivata dai celebratissimi ( e a
ragione) pre multicanale della casa di Bighampton, dovrebbe
testimoniare a favore dello scrupolo degli ascolti e conseguentemente
dei risultati verificati .
Quando mi occupavo con più
continuità di multicanale, il
mio motto era “prima ascolta in stereo”, dacché nessun oggetto
multicanale può essere considerato buono o anche solo decente se
non è in grado di suonare bene o almeno decentemente in pura
stereofonia. Ovviamente un partner d’eccezione come il pre Citation
è in grado di mettere in luce pregi e soprattutto difetti di
qualsiasi finale di potenza gli venga abbinato. Se non lavorassi da
tanti anni con queste bestiacce di apparecchiature facendo una semplice
stima di prezzo tra il finale MP% e le apparecchiature che lo hanno
pilotato, di dare gran parte del merito delle prestazioni rilevate a
queste, ma non è così: un preamplificatore, per quanto
eccezionale, non potrà mai né correggere né
vezzeggiare i difetti di un finale, anzi, semmai dar loro maggiore
rilevanza, come peraltro un grande finale di potenza mai potrà
correggere i difetti di un mediocre preamplificatore. Come dicevo
prima, è semmai il contrario: un preamplificatore di questo
livello è in grado di esaltare la prestazione di un finale di
potenza di livello assimilabile, ma proprio la sua capacità di
risoluzione è pronta a mettere vergognosamente alla berlina
qualsiasi mancanza del partner.
E’ una prestazione che lascia per
molti versi attoniti tanta è
la qualità generale della riproduzione. Viene istintivo
controllare le dimensioni dell’apparecchio ( ma il peso di oltre 25Kg
già qualcosa annuncia) e mettere il dito sotto alla riga del
listino su cui è segnato il prezzo: 2250 EU che, sono comunque
il doppio del salario di un operaio specializzato con un minimo di
anzianità, ma che in questo mondo di pazzi che è l’hi-fi
e suoi assimilati è una cifra assolutamente risibile per una
prestazione del genere, già su due canali, figuriamoci su cinque!
In realtà sembrano esserci
molto più che i
centoventicinque watt per canale dichiarati ( il Monrio MP5 originale
ne dichiarava centodieci).
Il suono è caldo e
muscoloso, gli strumenti godono di un corpo e
di una tridimensionalità davvero ragguardevoli. No, non è
un “bianco” tardo-yuppie e frizzantino, è piuttosto un rosso
piuttosto maturo , di buono spessore, e di notevolissima struttura: un
Rosso di Montalcino serio visto che il Barolo e l’Amarone li riserviamo
ancora alle apparecchiature a valvole. Con esso vanno consumati cibi
sostanziosi e dai sapori decisi. Non che non gradisca, anzi,
tutt’altro, la musica antica o la cameristica o ancora le piccole
formazioni jazz, ma quasi straripa con la sinfonica ed il rock di
qualità. Che non sia un problema di schizzinosità
musicale lo si vede da come tratta le corde e le voci nel rock
acustico, nel southern , ma è vero anche che la
complessità delle situazioni in qualche modo lo esaltano.
Nell’impiego in multicanale
rimangono le medesime caratteristiche: una
tonalità calda e decisa, una grande capacità di
risoluzione del micro-dettaglio unita ad una magnifica propensione alla
ricostruzione del tutto tondo e alla restituzione di un chiaroscuro
abbastanza marcato ma sempre morbidamente avvolgente. Un finale MCL che
di strillare sulle alte frequenze proprio non ne vuol sapere e che
anche nei momenti più esasperati delle colonne sonore più
esasperate non infastidisce. Emoziona ma non affatica, non
graffia e non gratta, non lascia che la rappresentazione termini in un
sospiro di sollievo. Il basso è solido e potente e spesso si fa
a meno volentieri del subwoofer (se il sistema di altoparlanti
minimamente lo consente). Bellissimi i dialoghi, ascoltando le
colonne originali de “Una Storia Vera” o “Il Grande Lebowsky” si
comprende meglio la scelta di sovradimensionare il trasformatore
d’uscita del canale centrale. Voci calde, profonde e vigorose. John
Goodman che ha una dinamica vocale decisamente notevole può
esprimersi al meglio delle sue indubbie possibilità. La
bellissima presa diretta de “Una Storia Vera” fa onore al titolo del
film, proponendo una veridicità di dialoghi e situazioni
ambientali davvero impressionante.
Ragguardevoli, anche perché
ottenuti contemporaneamente a questi
livelli due elementi che spesso viviamo come contraddittori nel
multicanali, il punch e la trasparenza. Insisto ancora sulla splendida
sensazione di matericità del dettaglio: quando appare (
splendidamente) John Turturro nel suo ormai celeberrimo cammeo ne “ Il
Grande Lebowsky” avviene contemporaneamente una grande entrata musicale
e narrativa: le immagini subiscono ( e sopportano benissimo)
l’irruzione della singolare versione Gipsy King di Hotel California
degli Eagles. La trovata è geniale, in effetti gli Gipsy King e
Turturro nelle vesti del campione ispano-americano di bowling Jesus si
esprimono in tutto e per tutto con la medesima cifra linguistica. E la
raffinata analisi-rappresentazione liguistico-etnico-musicale esaltata
dalla regia di Joel Cohen sarebbe meno efficace priva dello splendore e
della consistenza delle corde riprodotte da questo piccolo fenomeno.
La tendenza alla rotondità
del suono non contraddice, come
dicevo, la capacità di risoluzione e l’attenzione al
micro-dettaglio, il calore non mortifica la rifinitura sulle alte,
così come la profondità scenica riproposta non contrasta
minimamente con una “presenza” in grado di trasformare in eccellente
monitor qualsiasi diffusore di qualità.
Il surround “gira” molto bene, se
la caibrazione del sistema è
corretta, l’impressione generale è di grande verità della
sfera sonora in cui l’ascoltatore è immerso, non si ha mai la
sensazione di dover intervenire sui canali posteriori per incrementare
o diminuire la presenza degli effetti, non si percepisce alcun effetto
direzionale apprezzabile. La sparizione di tanto corposo materiale
altoparlanti è un’altra delle piccole magie di questo piccolo
(solo nelle dimensioni) grande amplificatore MCL.
E che si tratti davvero di un
grande amplificatore, è
sottolineato dalla prestazione puramente musicale ( e
straordinariamente musicale, mi si perdoni il bisticcio di parole) con
i dischi SACD e DVD Audio, il che non fa che confermarmi quanto il
multicanale allo stato dell’arte ( purtroppo raro sia nell’hardware che
nel software) sia un gigantesco passo in avanti nella riproduzione ad
alta fedeltà, un passo che rischiamo di perdere per oltranzismo
di posizioni inutilmente conservatrici da una parte, e per la
dabbenaggine delle majors e dei grandi costruttori, che non avendo
ottenuto immediatamente gl’immensi risultati sperati, tendono a
relegare questa vera e propria arte della ripresa e della restituzione,
all’HT e per di più a quello di basso rango.
Ovvio che se già per la
maggior parte delle persone normali,
collocare un impianto stereo “serio” in casa sia operazione densa di
ostacoli, collocarne ( oltreché sceglierne e pagarne) uno con
cinque casse più una, sia in alcuni casi un ostacolo
invalicabile. Ma sappiamo anche che le case dei cittadini di tutto il
mondo sono piene di impianti HT, che il cavi che passano per casa ci
sono e anche quelle noiose e ingombranti casse, solo ci vorrebbe una
cultura superiore e quella voglia di scoprire come possa essere andare,
almeno tentare di andare “oltre lo stereo” per evitare pessimi HT “all
in a box” e studiare un impianto MCL con altrettanta attenzione di
quanto si fa con un impianto stereo. Non è necessariamente una
questione di soldi da spendere, quanto di saper scegliere e saper
collocare.
E se cinque diviso due facesse
quattro?
Ma c’è un altro aspetto che
nella prima prova non venne
considerato, un aspetto a mio parere eccezionalmente interessante di
questo amplificatore, ovvero, grazie alla sua circuitazione a canali
completamente indipendenti e ai massicci trasformatori toroidali, alla
pressoché totale identità tra i canali: quella di usarlo
come due stereofonici in uno, ovverossia per la biamplificazione
passiva. Certo avanza un canale ( e che canale con quel trasformatore)
ma pazienza, o addirittura possiamo pensare di inviare a quel canale la
sommatoria ( lo so occorre farsi costruire un attrezzino, anche ben
fatto, ma pur con contattiera in argento e quel che volete, si tratta
di un paio di cento euro al massimo) dei canali sx e dx di UNO dei due
amplificatori stereofonici che abbiamo tratto dal nostro MP5 per avere
un sistema stereofonico biamplificato, con canale centrale.
Perché un canale centrale? Sul nostro Forum c’è stata (
basta ricercarla) una lunga discussione sullo stereo a tre canali,
molto in voga negli anni ’60 nei paesi a cultura musicale avanzata ( e
dunque ad alta penetrazione dell’alta fedeltà) una soluzione che
con diffusori piuttosto direzionali ( es elettrostatici, o diffusori a
tromba) consente, senza nulla togliere in fatto di accuratezza
timbrica, di coprire il tanto temuto “buco al centro dell’immagine”
rendendo la spazialità del sistema completa e, scegliendo bene
l’altoparlante centrale rispetto agli stereofonici ( se fosse identico
sarebbe il massimo) coesa.
Comunque ho impiegato l’MP5 in
biamp passiva con le mie Tannoy
Dimension TD 12, e posso assicurarvi che il risultato è
più che sorprendente, oltre a suonare benissimo, le grosse
Tannoy, dispongono di una dinamica travolgente. Beh, se con 2500 EU si
prendono due finali stereo di questo calibro, e abbiamo a disposizione
un ulteriore canale, possiamo non considerare questo acquisto
assolutamente conveniente?
Insomma.
E’ una prestazione, quella dell’MP5
Classic tanto buona da essere
assolutamente inattesa nonostante una lunga frequentazione con la buona
qualità dei prodotti del marchio italiana, tanto buona da non
poter che essere considerata straordinaria, ossia letteralmente fuori
dall’ordinario, anche dall’ordinario di livello superiore.
So che parlare di prezzi è
sempre imbarazzante e che, come ho
già accennato, duemilacinquecento EU sono una cifra
considerevole che a molte famiglie sarebbe utile per affari assai
più importanti dell’MCL, ma volendo essere realista, posso solo
dire che la definizione “concorrenziale” per il prezzo del Monrio MP5
è solo una pudica metafora di “scandalosamente basso”.
Un ascolto, anche rapido, vi
farà abbandonare qualsiasi
eventuale propensione “esterofila” o qualsiasi altrettanto eventuale
perplessità sul fatto che si tratti di un amplificatore
multicanale. Questo è un amplificatore che davvero non teme
confronti, ad essere inquieti dovrebbero essere piuttosto i concorrenti
diretti inglesi o americani che nel migliore dei casi costano cifre
vicine al doppio di quella con cui è possibile acquistare il
compatto, superbo Monrio PM5.
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