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numero 32
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Monrio MP5 Classic di Bebo Moroni



5 come fossero 2

In tutta onestà devo dire che buona parte di questo articolo è stata già pubblicata nel 2001. Con altrettanta onestà avendo ricevuto l’ultima versione del finale multicanale di Monrio, ed essendo andato a rileggere cosa ne avevo scritto otto anni fa, ho dovuto rilevare che le sensazioni odierne corrispondono perfettamente a quelle già rilevate, e quindi riscrivere da capo un articolo ( anziché revisionarlo) sarebbe stato in fondo assai meno “etico” che ripubblicare quanto già scritto ( e con tutta probabilità dai più non letto) aggiornandolo e integrandolo, che non rimestare la minestra, usando parole diverse per dire le stesse cose.


Monrio può con buona ragione essere considerato uno dei marchi che maggiormente hanno contribuito a quel piccolo miracolo che e’ l “Italian-Fi”, la via Italiana all’ Alta Fedeltà che tanti successi, pur nel piccolo ( ma nemmeno troppo, marchi come Chario ad esempio, sono per numero di pezzi prodotti tra i primi nel mondo) della sua produzione, ha mietuto e sta mietendo in tutto il mondo. Esportato ben oltre le Alpi e le Piramidi, il Manzanarre e il Reno, presente in mercati ultra-ostici come quello giapponese, quello cinese e quello britannico, il marchio Monrio si è costruito una solida fama negli ambienti audiophiles più esclusivi ricevendo recensioni assai più che lusinghiere da parte delle più prestigiose riviste hi-fi internazionali e da parte dei più rognosi tra i recensori (una piccola ricerca in Internet fornisce risultati decisamente interessanti).
Nato una decina d’anni fa con un amplificatore integrato stereo, l’MC 202 che dava i punti a molte coppie pre-finale di prezzo triplo o quadruplo, il marchio di Piacenza si pone da allora all’attenzione del pubblico esigente in virtù dei suoi eccellenti ed affidabili progetti caratterizzati da un prezzo di acquisto sempre estremamente conveniente, talvolta eccezionalmente basso, rispetto alla qualità totale del prodotto.
Da un paio d’anni a questa parte la gamma Monrio è stata sottoposta ad una sorta di rivoluzione, rivoluzione che ha riguardato maggiormente i canoni estetici e l’assortimento di catalogo, senza avere effetti sulla qualità del prodotto né sul posizionamento di mercato. Anzi, se confrontati a quelli di qualche anno fa, a parità di prestazioni dichiarate, i prezzi Monrio sembrano ulteriormente votati al contenimento.
Nell’ odierno catalogo compaiono assieme e senza distinzioni “classiste”, eccellenti prodotti stereo e  questo singolare amplificatore multicanale. Votato certo all’impiego in sistemi MCL od Home Theater, ma come vedremo convenientissimamente impiegabile anche come eccellente “doppio finale stereo”.



Il pannello frontale, in alluminio da 1 cm. di spessore, silver o su richiesta eccellentemente anodizzato in nero, è caratterizzato oltreché dalle dimensioni contenute per un 5ch, dal disegno “all’americana” con gli spigoli fortemente arrotondati e dal singolare pulsante d’accesione che domina la zona centrale del pannello, con la sua ghiera ad anello, che in unione ai led di accensione e di stand-by  e al bel logo della casa costituisce uno spartano ma efficace motivo estetico.

La costruzione appare di un livello fuori dal comune, assolutamente paragonabile alle migliori realizzazioni statunitensi, ma da queste differisce per l’uso di sagomati d’acciaio ben più spessi di quelli che si è solito trovare anche in realizzazioni molto costose. 25 mm di spessore per i lamierini di contenimento rappresentano una bella garanzia di solidità meccanica e anche una bella spesa per il costruttore. Ottimi i pin-Rca dorati degli ingressi, con placcatura pesante ed isolatore in teflon, molto belli e molto pratici i grossi morsetti per il collegamento dei diffusori e ancora di notevole qualità industriale ( e di adeguata sezione) il cordone di rete fornito a corredo. Questo per sottolineare che non si tratta di un prodotto improntato a criteri di economicità come spesso accade anche per prestigiose realizzazioni a più canali. Tale constatazione è immediatamente ribadita e sottolineata dalla visione circuitale. Le piccole dimensioni non ingannino, dentro di roba c’è n’è veramente tanta. Ogni canale è totalmente separato dagli altri ( tranne come vedremo per i toroidali, ma anche qui la separazione è a livelli non comuni per un apparecchiatura MCL) e monta ben 6 transistor di potenza ad alta corrente con abbondante alettatura di raffreddamento. D’altra parte una volta constatata la bontà dei dispositivi di potenza , delle resistenze a film spesso all’1% nei punti topici del percorso del segnale, non si può non sottolineare la presenza di ben 3 massicci trasformatori toroidali, due da 400 VA che servono i canali Front e Rear ed uno da 300VA per il canale centrale. La scelta di un trasformatore maggiormente dimensionato per il canale centrale è in linea con le tendenze “avantgarde” d’oltreoceano che ( giustamente peraltro) sottolineano l’impegnatività del lavoro del “canale dialoghi”, ed è perfettamente in linea con le nuove richieste che si accompagnano alle codifiche “superiori”, DTS in primo luogo, così come in linea  con questa visione “moderna” del multicanali è la scelta di fornire i canali frontali e posteriori di due trasformatori, oltreché  separati, di medesima magnitudine. E comunque va ancora rimarcato che tre trasformatori separati sono spesso inusuali anche in progetti di costo molto, ma molto superiore e con nomi e marchi molto ma molto blasonati. Aggiungiamo pure che una sezione toroidali da 1200VA totali è decisamente dimensionata.

Se adesso dovessi cominciare a farvi un elenco lungo e meticoloso di apparecchiature alle quali è stato collegato il Monrio, rischierei di farmi allungare il naso ( e ne ho già abbastanza per mio conto). La realtà è che l’MP5 è stato collegato quando lo provai la prima volta al preamplificatore/decoder Krell Home Theater Standard ( HTS) e per questa “rivisitazione” ( interessantissima, forse ho capito ancora più cose di quando lo provai otto anni fa), al pre stereo Harman Kardon Citation XXP e alla sezione pre del super-integrato multicanale McIntosh MHT 100.. Il confronto vis-a vis, nella prima prova, prevedeva alcuni dei migliori finali multicanali in circolazione ( Krell, Roksan, Rotel, Sherwood), stavolta a fare da riferimento c’erano il mostro sacro Harman Kardon Citation XX e il suddetto McIntosh MHT 100, credo quanto di meglio si possa trovare in fatto di amplificazioni stereofoniche e MCL, almeno sicuramente tra quanto di meglio ( come ben sapete io considero il finale Harman Kardon Citation XX il meglio punto e basta).

Il fatto è che l’HTS fosse un preamplificatore MCL  tanto straordinario e rivelatore da essere in grado di mettere in luce il minimo difetto di qualsiasi finale ad esso, cautamente o incautamente, collegato da poter essere considerato veramente lo “standard” ( come, a questo punto senza nemmeno troppa presunzione, si fregiava d’essere) e che il pre Citation XX, pur poco diffuso perché pochissimi pezzi ne sono stati costruiti, sia un riferimento assoluto, e che la sezione pre del Mac MHT 100 sia direttamente derivata dai celebratissimi ( e a ragione) pre multicanale della casa di Bighampton, dovrebbe testimoniare a favore dello scrupolo degli ascolti e conseguentemente dei risultati verificati .



Quando mi occupavo con più continuità di multicanale, il mio motto era “prima ascolta in stereo”, dacché nessun oggetto multicanale può essere considerato buono o anche solo decente se non è in grado di suonare bene o almeno decentemente in pura stereofonia. Ovviamente un partner d’eccezione come il pre Citation è in grado di mettere in luce pregi e soprattutto difetti di qualsiasi finale di potenza gli venga abbinato. Se non lavorassi da tanti anni con queste bestiacce di apparecchiature facendo una semplice stima di prezzo tra il finale MP% e le apparecchiature che lo hanno pilotato, di dare gran parte del merito delle prestazioni rilevate a queste, ma non è così: un preamplificatore, per quanto eccezionale, non potrà mai né correggere né vezzeggiare i difetti di un finale, anzi, semmai dar loro maggiore rilevanza, come peraltro un grande finale di potenza mai potrà correggere i difetti di un mediocre preamplificatore. Come dicevo prima, è semmai il contrario: un preamplificatore di questo livello è in grado di esaltare la prestazione di un finale di potenza di livello assimilabile, ma proprio la sua capacità di risoluzione è pronta a mettere vergognosamente alla berlina qualsiasi mancanza del partner.

E’ una prestazione che lascia per molti versi attoniti tanta è la qualità generale della riproduzione. Viene istintivo controllare le dimensioni dell’apparecchio ( ma il peso di oltre 25Kg già qualcosa annuncia) e mettere il dito sotto alla riga del listino su cui è segnato il prezzo: 2250 EU che, sono comunque il doppio del salario di un operaio specializzato con un minimo di anzianità, ma che in questo mondo di pazzi che è l’hi-fi e suoi assimilati è una cifra assolutamente risibile per una prestazione del genere, già su due canali, figuriamoci su cinque!

In realtà sembrano esserci molto più che i centoventicinque watt per canale dichiarati ( il Monrio MP5 originale ne dichiarava centodieci).

Il suono è caldo e muscoloso, gli strumenti godono di un corpo e di una tridimensionalità davvero ragguardevoli. No, non è un “bianco” tardo-yuppie e frizzantino, è piuttosto un rosso piuttosto maturo , di buono spessore, e di notevolissima struttura: un Rosso di Montalcino serio visto che il Barolo e l’Amarone li riserviamo ancora alle apparecchiature a valvole. Con esso vanno consumati cibi sostanziosi e dai sapori decisi. Non che non gradisca, anzi, tutt’altro, la musica antica o la cameristica o ancora le piccole formazioni jazz, ma quasi straripa con la sinfonica ed il rock di qualità. Che non sia un problema di schizzinosità musicale lo si vede da come tratta le corde e le voci nel rock acustico, nel southern , ma è vero anche che la complessità delle situazioni in qualche modo lo esaltano.


Nell’impiego in multicanale rimangono le medesime caratteristiche: una tonalità calda e decisa, una grande capacità di risoluzione del micro-dettaglio unita ad una magnifica propensione alla ricostruzione del tutto tondo e alla restituzione di un chiaroscuro abbastanza marcato ma sempre morbidamente avvolgente. Un finale MCL che di strillare sulle alte frequenze proprio non ne vuol sapere e che anche nei momenti più esasperati delle colonne sonore più esasperate  non infastidisce. Emoziona ma non affatica, non graffia e non gratta, non lascia che la rappresentazione termini in un sospiro di sollievo. Il basso è solido e potente e spesso si fa a meno volentieri del subwoofer (se il sistema di altoparlanti minimamente lo consente).  Bellissimi i dialoghi, ascoltando le colonne originali de “Una Storia Vera” o “Il Grande Lebowsky” si comprende meglio la scelta di sovradimensionare il trasformatore d’uscita del canale centrale. Voci calde, profonde e vigorose. John Goodman che ha una dinamica vocale decisamente notevole può esprimersi al meglio delle sue indubbie possibilità. La bellissima presa diretta de “Una Storia Vera” fa onore al titolo del film, proponendo una veridicità di dialoghi e situazioni ambientali davvero impressionante.

Ragguardevoli, anche perché ottenuti contemporaneamente a questi livelli due elementi che spesso viviamo come contraddittori nel multicanali, il punch e la trasparenza. Insisto ancora sulla splendida sensazione di matericità del dettaglio: quando appare ( splendidamente) John Turturro nel suo ormai celeberrimo cammeo ne “ Il Grande Lebowsky” avviene contemporaneamente una grande entrata musicale e narrativa: le immagini subiscono ( e sopportano benissimo) l’irruzione della singolare versione Gipsy King di Hotel California degli Eagles. La trovata è geniale, in effetti gli Gipsy King e Turturro nelle vesti del campione ispano-americano di bowling Jesus si esprimono in tutto e per tutto con la medesima cifra linguistica. E la raffinata analisi-rappresentazione liguistico-etnico-musicale esaltata dalla regia di Joel Cohen sarebbe meno efficace priva dello splendore e della consistenza delle corde riprodotte da questo piccolo fenomeno.

La tendenza alla rotondità del suono non contraddice, come dicevo, la capacità di risoluzione e l’attenzione al micro-dettaglio, il calore non mortifica la rifinitura sulle alte, così come la profondità scenica riproposta non contrasta minimamente con una “presenza” in grado di trasformare in eccellente monitor qualsiasi diffusore di qualità.
Il surround “gira” molto bene, se la caibrazione del sistema è corretta, l’impressione generale è di grande verità della sfera sonora in cui l’ascoltatore è immerso, non si ha mai la sensazione di dover intervenire sui canali posteriori per incrementare o diminuire la presenza degli effetti, non si percepisce alcun effetto direzionale apprezzabile. La sparizione di tanto corposo materiale altoparlanti è un’altra delle piccole magie di questo piccolo (solo nelle dimensioni) grande amplificatore MCL.

E che si tratti davvero di un grande amplificatore, è sottolineato dalla prestazione puramente musicale ( e straordinariamente musicale, mi si perdoni il bisticcio di parole) con i dischi SACD e DVD Audio, il che non fa che confermarmi quanto il multicanale allo stato dell’arte ( purtroppo raro sia nell’hardware che nel software) sia un gigantesco passo in avanti nella riproduzione ad alta fedeltà, un passo che rischiamo di perdere per oltranzismo di posizioni inutilmente conservatrici da una parte, e per la dabbenaggine delle majors e dei grandi costruttori, che non avendo ottenuto immediatamente gl’immensi risultati sperati, tendono a relegare questa vera e propria arte della ripresa e della restituzione, all’HT e per di più a quello di basso rango.

Ovvio che se già per la maggior parte delle persone normali, collocare un impianto stereo “serio” in casa sia operazione densa di ostacoli, collocarne ( oltreché sceglierne e pagarne) uno con cinque casse più una, sia in alcuni casi un ostacolo invalicabile. Ma sappiamo anche che le case dei cittadini di tutto il mondo sono piene di impianti HT, che il cavi che passano per casa ci sono e anche quelle noiose e ingombranti casse, solo ci vorrebbe una cultura superiore e quella voglia di scoprire come possa essere andare, almeno tentare di andare “oltre lo stereo” per evitare pessimi HT “all in a box” e studiare un impianto MCL con altrettanta attenzione di quanto si fa con un impianto stereo. Non è necessariamente una questione di soldi da spendere, quanto di saper scegliere e saper collocare.


E se cinque diviso due facesse quattro?


Ma c’è un altro aspetto che nella prima prova non venne considerato, un aspetto a mio parere eccezionalmente interessante di questo amplificatore, ovvero, grazie alla sua circuitazione a canali completamente indipendenti e ai massicci trasformatori toroidali, alla pressoché totale identità tra i canali: quella di usarlo come due stereofonici in uno, ovverossia per la biamplificazione passiva. Certo avanza un canale ( e che canale con quel trasformatore) ma pazienza, o addirittura possiamo pensare di inviare a quel canale la sommatoria ( lo so occorre farsi costruire un attrezzino, anche ben fatto, ma pur con contattiera in argento e quel che volete, si tratta di un paio di cento euro al massimo) dei canali sx e dx di UNO dei due amplificatori stereofonici che abbiamo tratto dal nostro MP5 per avere un sistema stereofonico biamplificato, con canale centrale. Perché un canale centrale? Sul nostro Forum c’è stata ( basta ricercarla) una lunga discussione sullo stereo a tre canali, molto in voga negli anni ’60 nei paesi a cultura musicale avanzata ( e dunque ad alta penetrazione dell’alta fedeltà) una soluzione che con diffusori piuttosto direzionali ( es elettrostatici, o diffusori a tromba) consente, senza nulla togliere in fatto di accuratezza timbrica, di coprire il tanto temuto “buco al centro dell’immagine” rendendo la spazialità del sistema completa e, scegliendo bene l’altoparlante centrale rispetto agli stereofonici ( se fosse identico sarebbe il massimo) coesa.

Comunque ho impiegato l’MP5 in biamp passiva con le mie Tannoy Dimension TD 12, e posso assicurarvi che il risultato è più che sorprendente, oltre a suonare benissimo, le grosse Tannoy, dispongono di una dinamica travolgente. Beh, se con 2500 EU si prendono due finali stereo di questo calibro, e abbiamo a disposizione un ulteriore canale, possiamo non considerare questo acquisto assolutamente conveniente?
Insomma.

E’ una prestazione, quella dell’MP5 Classic tanto buona da essere assolutamente inattesa nonostante una lunga frequentazione con la buona qualità dei prodotti del marchio italiana, tanto buona da non poter che essere considerata straordinaria, ossia letteralmente fuori dall’ordinario, anche dall’ordinario di livello superiore.
So che parlare di prezzi è sempre imbarazzante e che, come ho già accennato, duemilacinquecento EU sono una cifra considerevole che a molte famiglie sarebbe utile per affari assai più importanti dell’MCL, ma volendo essere realista, posso solo dire che la definizione “concorrenziale” per il prezzo del Monrio MP5 è solo una pudica metafora di “scandalosamente basso”.

Un ascolto, anche rapido, vi farà abbandonare qualsiasi eventuale propensione “esterofila” o qualsiasi altrettanto eventuale perplessità sul fatto che si tratti di un amplificatore multicanale. Questo è un amplificatore che davvero non teme confronti, ad essere inquieti dovrebbero essere piuttosto i concorrenti diretti inglesi o americani che nel migliore dei casi costano cifre vicine al doppio di quella con cui è possibile acquistare il compatto, superbo Monrio PM5.


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