numero 32
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Aspettando le 1.7 …
MAGNEPLANAR
MG12
versus
MAGNEPLANAR MG12 con crossover esterno di PFA2
di Domenico Pizzamiglio
Produttore: Magnepan, White Bear Lake (USA) www.magnepan.com
Distributore e produttore del crossover esterno: PFA2 s.r.l., Milano –
Via Tenca 7 www.pfa2.it
Costo MG12: 2.150,00 € la coppia
Costo dei crossover PFA2: 700,00 € la coppia
Il tweaking passa per vie diverse, tra le quali anche l’oggetto di
questa prova, ovvero la proposta del distributore italiano di
Magneplanar, la PFA2 s.r.l. di Milano, di dotare uno dei modelli
maggiormente diffusi, le MG12, di un crossover esterno realizzato senza
criteri di risparmio, nato da un’idea che era semplicemente quella di
portare al limite le prestazioni dell’altoparlante e che poi, visti i
primi commenti positivi, avrà anche uno sviluppo commerciale. Le
MG12 sono già di per sé un valido sistema di altoparlanti
e se il crossover esterno mantenesse le promesse, sarebbe possibile
avere un sistema più performante senza necessariamente ricorrere
all’acquisto dei modelli commercialmente più impegnativi ed
anche più difficoltosi da inserire in ambiente.
Il motivo di questa prova ha avuto origine al Top Audio 2009, dalla
curiosità instillata dall’ascolto delle MG12, non solo nei fan
di Magneplanar, ma anche in tanti altri ascoltatori. Io non le avevo
ascoltate (“mea culpa”; un paio d’ore di presenza al Quark non mi
avevano permesso nulla), ma la curiosità era passata anche
attraverso i commenti sul forum e dunque permaneva (un po’ come la
Calunnia di rossiniana memoria, che “ronzando” si instilla e alla fine
“le teste ed i cervelli
fa stordire e fa gonfiar”).
Da cosa derivava questa curiosità? Dai racconti di una strana
basetta che si scorgeva dietro i pannelli, ovvero i crossover esterni
sviluppati da PFA2 a sostituire i crossover interni delle MG12 e dalla
prestazione che si riportava fosse stata eccellente. In molti hanno
pensato che si trattasse di un upgrade di Magnepan, mentre come detto
in realtà è solo una iniziativa del distributore.
Come comunicato da PFA2 stessa “la
particolarità dei crossover PFA2 risiede nell’altissima
qualità dei componenti stessi, perche` i valori sono
assolutamente uguali agli originali Magnepan. I condensatori sono
ClarityCap della serie SA … appositamente realizzati per
apparecchiature audio di altissimo livello, mentre gli induttori
(le bobine) sono le Solen Perfect Lay Winding Air
Core” che “contrariamente alle originali che hanno il nucleo,
sono avvolte in aria per una maggiore reattività` alle
alte frequenze ed una minore resistenza sui picchi delle basse.
Completano il quadro i morsetti e le banane XLO placcate oro, ed i
cavetti di collegamento in rame puro 99,999% oxigen free, sempre della
XLO”.
Il crossover ha i quattro morsetti per l’ingresso del segnale
proveniente dai due altoparlanti, mantiene la morsettiera per
l’eventuale correzione della risposta alle alte frequenze (che si
opererà con le consuete resistenze date in dotazione dal
produttore), ma per le uscite
prevede il bi-wiring che di serie non c’è. Qualche
differenza sonica tra mono e bi-wiring? Direi che con il bi-wiring si
sente qualche particolare in più e che il basso pare perdere
leggermente di potenza, ma è una sensazione correlata al tempo
speso negli ascolti e andrà quindi verificata dal singolo
acquirente nel proprio impianto. Ovviamente i cavi erano identici per
le due vie (dei cavi della vecchia produzione di AB Cable).
Come operare per sostituire il crossover con quello esterno? PFA2
appronterà un foglio di istruzioni al fine di facilitare chi
dovesse acquistare i crossover, sollevandolo dall’onere dello spedire
gli altoparlanti a Milano, ma in sostanza si deve sganciare e rimuovere
la parte inferiore della tela (tenuta in sede da graffette, di quelle
che si “sparano” con le apposite pistole pneumatiche), “spogliare”
parzialmente i pannelli sino a sganciare i faston che collegano il
crossover originale agli altoparlanti e poi realizzare due spezzoni di
cavo di lunghezza sufficiente per portare il segnale dagli altoparlanti
al crossover esterno. La PFA2 ha predisposto una placchetta che
sostituisce la morsettiera originale Magnepan e che permette la
fuoriuscita dei cavi collegati direttamente agli altoparlanti. Pertanto
nessuna tela tagliata o scucita, come qualcuno adombrò durante
il Top Audio 2009. Peraltro, con questo sistema si permette al
proprietario di scegliere i cavi che più gli aggradano, non
obbligandolo all’uso di un cavo prestabilito. Chiaramente, nel caso in
esame, la modifica è stata effettuata dalla stessa PFA2 che ha
usato un cavo da lei distribuito, l’XLO della serie HT Pro.
Due cose importanti. La prima: l’operazione
è totalmente reversibile. I diffusori possono tornare al
loro stato originale in qualsiasi momento perché, come detto, il
crossover originale non viene tolto. La seconda: con l’operazione di sostituzione del
crossover, decade la garanzia di Magnepan, ma PFA2 copre completamente
il periodo di garanzia in sostituzione del produttore.
Il costo dei crossover esterni è stato indicato in circa 700€.
La metodologia per comprendere le differenze tra la versione normale e
quella con crossover esterno (PFA2 mi ha lasciato in prova due coppie
di pannelli, una modificata e l’altra no. Piccola chiosa: ho avuto
qualche problema a gestire 6 pannelli – c’erano anche le mie 1.6 – una
coppia di Celestion 6 che avevo portato a casa dall’ufficio per la
lucidatura del mobile, una coppia di LS 5/12a e una di Tannoy D100) ha
previsto l’uso intensivo per alcuni giorni del modello che per
comodità chiameremo MG12/PFA2 e che comprende quindi il
crossover esterno. Abituato l’orecchio a quel suono, sono poi passato
all’ascolto delle MG 12 originali, scambiando successivamente i due
modelli con maggior frequenza. Da lì sono iniziati ascolti
più serrati, visto anche che era facile mantenere la stessa
posizione per i pannelli e vista anche la relativa leggerezza degli
stessi. In caso di dubbio, sono tornate al loro posto le MG 1.6,
coadiuvate da una coppia di piccole ma sempre valide Dynaudio LS 5/12a.
Una segnalazione per quanto riguarda l’inclinazione dei pannelli. In
molti ritengono che sia meglio ascoltare le MG12 mantenendole
perpendicolari al pavimento, evitando l’inclinazione posteriore voluta
dal produttore: per far questo, è sufficiente mettere due
spessori sotto le staffe e comunque non si raggiunge mai la perfetta
perpendicolarità perché altrimenti i pannelli cadrebbero
in avanti, dove non hanno alcun sostegno (a meno di far fare un
piedistallo apposito). Comunque sia, il fatto di appoggiare sopra alle
staffe i crossover esterni, potrebbe far pensare che l’ascolto con i
pannelli perpendicolari al pavimento crei problemi di stabilità
o di pericolo per il crossover che è semplicemente appoggiato e
non ancorato ai piedi posteriori dei diffusori. Io ho tenuto i pannelli
(quasi) perpendicolari e non ho avuto alcun problema perché il
crossover stabilizza il tutto con il suo peso (con le MG12 normali ho
usato delle marmette). Mantenere la posizione inclinata prevista da
Magneplanar significa mortificare un po’ l’altezza della scena, ma non
si rilevano apprezzabili variazioni timbriche. E poi il crossover
può tranquillamente essere ancorato alle staffe di sostegno dei
pannelli con del Blu Tack della Bostik (o l’omologo di colore giallo
prodotto dalla Uhu).
L’impianto usato è il consueto con giradischi Bauer DPS (Der
Plattenspieler) versione 2 e braccio Mørch DP6 con
fonorivelatore MC Kuzma KC3 e pre fono AHT –P Non Signature, braccio
aggiuntivo - su basetta esterna al giradischi - Ortofon AS 309 S con
fonorivelatori Dynavector D17/II, Ortofon Kontrapunkt B e pre fono
Lehmann Black Cube – ma i pre-fono sono stati scambiati più
volte tra i due insieme braccio/fonorivelatore), lettore CD Naim CD5 e
Pioneer PD 09 (SACD), preamplificatore Olimpia Audio Guglielmo II,
finale Spectral DMA100S2 e cavi Black Noise, Apertura ed Ecosse di
alimentazione, YBA, Audionote, Gotham, 1877 Phono di segnale ed NBS e
LFD di potenza, oltre a degli XLO identici a quelli usati dal
distributore per il cablaggio interno delle MG12 private del crossover
interno.
Come detto, la prova è iniziata con le MG12/PFA2 collegate
all’impianto. Ho ritenuto opportuno fare un po’ l’abitudine al modello
“corretto” prima di ascoltare il modello standard ed è da dire
subito che con il modello modificato si sono manifestate delle
caratteristiche di trasparenza parecchio elevate, una scena molto
bella, ampia e profonda, una dinamica mai deficitaria e una certa (ma
solo apparente) leggerezza del basso; per chi le ricorda, le MG12
modificate richiamano alla mente alcune caratteristiche delle piccole
Stax ELS-F81, pur senza giungere a quei livelli di raffinatezza
timbrica. Altra particolarità, la gamma acuta si fa più
presente, ma non essendo affetta da particolare grana ed essendo invece
molto “pulita”, la cosa non è fastidiosa.
Tornando alle MG12 standard, loro offrono una risposta più piena
in gamma medio bassa e sicuramente la gamma acuta è meno
fiorita, ma è il suono in generale che appare meno generoso di
particolari, pur essendo e restando le MG12 un ottimo sistema di
altoparlanti. La scena appare più confusa, a tratti affrancata
agli altoparlanti (parlo della stesso posizione, nello stesso ambiente,
con lo stesso impianto e lo stesso disco) e soprattutto una minor
facilità di percepire un suono soddisfacente a basso volume. Le MG12/PFA2, invece, si ascoltano
tranquillamente anche di notte; con le 12 normali qualcosa si
perde per strada. E posso garantire di aver ascoltato Schönberg
alle due di notte e nessuno s’è lamentato; il volume era basso,
ma veramente basso eppure non si perdeva nessuna seppur minima
sfumatura.
Tornando agli ascolti “diurni”, ascoltando l’Ode per la Nascita della
Regina Anna di Haendel (Oiseau Lyre) le MG12 hanno restituito una bella
scena, una risposta in frequenza che accentua certe risonanze
ambientali in gamma medio-bassa e comunque un timbro “sano”. Passando
alle MG12/PFA2 la scena si è ampliata, staccata quasi
completamente dai pannelli, fatta più profonda e gli strumenti
si sono tutti collocati con una precisione maggiore rispetto al modello
“base”, così come il medio-basso si è fatto più
corretto e gli strumenti che agiscono in quella gamma di frequenze sono
apparsi meglio identificabili nel loro fraseggio. Dal punto di vista
timbrico, il suono – che è sempre apparso più veloce che
con le MG12 normali - si è aperto sull’alto e ha dato una
maggior sensazione di “vero”, ovvero una maggior sensazione di essere
nella chiesa ove la registrazione è stata effettuata.
Analogamente a quanto accaduto con l’Ode, anche con le composizioni per
liuto di Bach (Lindberg/BIS) con le MG12 la riproduzione non era in
nulla riprovevole, con solo un leggero accenno di sottolineatura delle
note più profonde: passando alle MG12/PFA2 il suono si è
fatto più naturale, il liuto è stato posizionato in modo
più accurato tra i pannelli e i piccoli rumori provocati dai
polpastrelli di Lindberg sulle corde sono apparsi correttamente
restituiti, udibili ma integrati nella prestazione.
Da sempre l’ascolto delle voci con le Magneplanar è appagante ed
infatti anche con le MG12 le voci escono bene, tutte molto naturali,
prive di particolari forme di grana, libere anche dinamicamente: ma il
passaggio al crossover modificato permette di ascoltare qualche
ulteriore particolare di fonazione, una vocale non emessa benissimo,
una presa di fiato che prima si percepiva meno e soprattutto sempre e
comunque una miglior collocazione nello stage. Per la verifica delle
voci, mi permetto di segnalare il cd contenente il Pierrot Lunaire di
Schönberg nell’esecuzione diretta da Robert Craft su Naxos che ha
peraltro una propensione verso la dinamica piuttosto spinta e
restituisce tutta la compagine con qualità, anche
timbrica, parecchio.
Nell’ascolto di Pyramid dell’Alan Parsons Project è vero che
inizialmente le MG 12 paiono più punching e probabilmente in un
ascolto affrettato possano convincere di più, ma è
altrettanto vero che se si presta l’orecchio ai tempi di attacco, non
si può non rilevare come la velocità delle MG12/PFA2 paia
maggiore. E pur se certo non è un disco audiofilo (ma tanti lo
hanno) via anche con i Deep Purple in Made in Japan. Anche in questo
caso un primo ascolto con le MG12 sembra appagare maggiormente
perché comunque il suono pare più massiccio, ma il
passaggio alle MG12/PFA2 fa sì che il palcoscenico si ampli e
tutto diventi più “live” (anche se il basso di un concerto live
è ben altra cosa) e la pulizia maggiore della parte medio-bassa
rende più evidente ed emozionante la resa dei bassi più
profondi.
Ottimo l’organo che accompagna l’Inverno nelle Quattro Stagioni di
Vivaldi (Drottingholm/BIS): gli interventi di pedale sono molto
più perentori con le MG12/PFA2 perché con le MG12
standard il medio basso sporca leggermente la prestazione e copre le
note più profonde: bellissimo il posizionamento degli
strumentisti, tutti identificabili eppure non troppo distanti l’uno
dall’altro, con anche l’evidente “sballonzolamento” del violino solista
che ogni tanto si avvicina troppo ai microfoni.
A proposito di organo, il CD contenente composizioni di Bach (i sei
Corali Schubler e la Toccata e Fuga in re minore) eseguite da Marie
Claire Alain per Erato nella serie Bonsai, ha permesso di sondare
facilmente il comportamento della modifica PFA2. Con le MG12 l’organo
è molto buono, con qualche nota di mano sinistra che si fa
leggermente più grande e tende a coprire la pedaliera. In
effetti il confronto con le più grandi 1.6 ha fatto pensare che
il basso fosse più “corto”. Passando al crossover PFA2, il basso
si è fatto sentire in tutta la sua potenza perché il
medio basso era più controllato ed il pedale era notevolmente
chiaro e pulito ed usciva con maggior potenza; il canneggio piccolo
invece era chiarissimo e luminoso, molto molto simile a quanto si
può ascoltare con un organo in posizione ravvicinata (era
mattina, nell’appartamento sotto non c’era nessuno e ho spinto
parecchio con il volume).
Quindi, riassumendo, con il crossover esterno:
1) migliora la scena;
2) migliora la trasparenza generale del sistema (con la piccola
aggravante di “sentire meglio” quel che arriva agli altoparlanti,
qualità di registrazione compresa);
3) l’ascolto a basso volume è più completo;
4) si perde un po’ di punch sul medio-basso ma la gamma bassa
più profonda esce in modo più corretto a completare il
suono;
5) bisogna mettere mano al portafogli (questo è l’unico punto
negativo che ho riscontrato).
La già buona prestazione delle MG12 esce quindi migliorata
dall’adozione del nuovo crossover il cui inserimento sul percorso
è chiaramente udibile. Il gioco vale la candela? Secondo me, si.
Per chi già convive tranquillamente con le MG12, direi che il
nuovo crossover ha qualcosa di importante da dire. Certo, si tratta di
un “esercizio di stile” che non nasce dalla mano di Magnepan stessa.
Probabilmente se Magnepan dotasse la MG12 di un simile crossover, tra
packaging e trasporto, il costo delle MG12 diventerebbe meno
concorrenziale. Tuttavia, Magnepan non si è opposta alla
modifica fatta da PFA2, mentre continuerà ad offrire il suo
prodotto standard, lasciando poi all’iniziativa del singolo la modifica
eventuale.
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