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[classici
(futuri?)] Mark Levinson 431 di Riccardo Mozzi
Premessa
Una nuova
rubrichetta dedicata a quegli apparecchi che possono aver
costituito (o costituiranno...) dei punti di riferimento nella propria
categoria: ci ripromettiamo con queste pagine, infatti, sia di
evidenziare una volta di più i prodotti ben conosciuti del
passato, sia altri apparecchi più recenti che potrebbero essere
destinati a divenire in un prossimo futuro delle pietre miliari nel
loro settore: e nel caso di Mark Levinson è difficile che un
prodotto non lo diventi...
Introduzione
Prendiamo quindi in esame un finale di buona potenza di soli cinque
anni orsono, il 431, apparecchio che peraltro ha riscosso di un buon
successo di vendita.
La “serie 4” è stata da poco affiancata dalla recentissima
“serie 5” (che speriamo di avere presto in prova...) ed è stata
presentata sul mercato pochi anni orsono, quando ancora alcune Case
Costruttrici di software ed hardware si illudevano che il futuro
potesse essere multicanale....: oltre al 431 e 432 (rispettivamente da
200 e 400 watt per canale) era (è...) presente a listino un
apparecchio a tre canali (il 433) e due finali mono (il 434 ed il 436)
le cui caratteristiche estetiche e tecniche e le proporzioni
geometriche erano state studiate por poter essere facilmente inserite
all’interno di sistemi di amplificazione multimediale.
La presentazione dello stereo 532 e del mono 53 ha reso obsolescenti
alcuni finali della serie 4 tra cui il nostro 431, anche se stranamente
il sito del Distributore italiano riporta a listino apparecchi ancora
più “vecchi”...
Descrizione
La “serie 3” è rimasta a listino per svariati anni, seppure in
due successive evoluzioni di triplette di amplificatori da 100, 200 e
300 watt per canale (il 331, 332 e 333), poi divenuti rispettivamente
334, 335 e 336, con lievi modifiche estetiche, circuitistiche e con un
potenza erogabile leggermente più elevata; questa serie si
prefiggeva il difficile compito di migliorare le eccellenti prestazioni
musicali dei precedenti 29, 27 e 23, macchine che con le loro
evoluzioni si dimostrano essere ancora apprezzatissime a casa di tanti
appassionati; mentre il 29, seppur dal suono elegante, si dimostrava in
qualche caso leggermente sottodimensionato (“solamente” 50 watt per
canale che fecero scrivere a B.M. in una leggendaria recensione “je
manca la botta...” ), il 27 e, soprattutto, il 23 (e 23.5,
naturalmente) erano dei veri campioni di erogazione di potenza che ben
raramente potevano essere messi in crisi: di 23.5 ne ho personalmente
avuti ben tre e ne sono rimasto sempre più che soddisfatto,
anche accoppiandoli a diffusori particolarmente esigenti dal punto di
vista energetico; a questo riguardo amo citare un aneddoto relativo ad
uno di questi apparecchi: durante la movimentazione del finale (50
chili, se non ricordo male...) sentii un leggero “scatorciolio”
proveniente dall’interno della macchina: una volta aperto e rovesciato,
ecco spuntare fuori un piccolo condensatore verde staccatosi da qualche
parte della circuitazione; eppure, nonostante questa mancanza, il
finale stava funzionando egregiamente come al solito...: mah!
Tornando al suono della passata “serie 2” mi piace ricordare la
piacevole caratterizzazione del suono di queste macchine il cui
equilibrio timbrico era sensibilmente scuro, un poco smooth come
diciamo noi a Viareggio (?); la capacità di risolvere i dettagli
non era a livello, ad esempio, dello Spectral DMA150; la
capacità di articolazione della gamma bassa non era quella dei
Krell più nerboruti; la trasparenza non era forse quella di un
ARC Classic 30, ma un 27 od un 23 costituivano (e costituiscono) un
eccellente compromesso tra le varie caratteristiche della riproduzione
sonora, compromesso dotato, lo ribadisco una volta di più, di
una eccellente ed attuale musicalità: macchine per melomani,
forse, oltre che per audiofili...
La successiva “serie3” costituiva davvero una interessante evoluzione:
i transistor finali erano gli stessi, ma la circuitazione e la
presentazione estetica erano decisamente diverse: l’aspetto ben
massiccio ed il peso notevolissimo costituivano al momento del
trasporto veramente un bell’impaccio per i proprietari in quanto erano
state abolite sia le maniglie anteriori che posteriori.
Il suono di questa serie, tuttavia, potrebbe aver lasciato l’amaro in
bocca a più di un appassionato: a fronte di una maggior
risoluzione del dettaglio ed un equilibrio timbrico più neutrale
era sparita (ed eccezione in parte del 331, a tratti tuttavia un po’
velato) quella piacevole connotazione ambrata che aveva reso ben
riconoscibili i finali precedenti: si trattava quindi di macchine dalle
prestazioni impeccabili, ma che non riuscivano a coinvolgere più
di tanto l’appassionato: è strano tutto ciò: mi è
capitato di ascoltare amplificazioni cui non si poteva rimproverare
niente, ma che personalmente non sono riuscite a farsi amare più
di tanto (Levinson 332, Simaudio Moon W8, Viola Symphony...): forse una
caratteristica sonora peculiare più esaltata, a fronte di altre
leggere mancanze, potrebbe riuscire ad affascinare maggiormente
l’utilizzatore che stia ricercando giustappunto quella caratteristica:
ad esempio la piacevole irruenza di un Pass X250.5, a fronte di una
trasparenza non eccezionale; o la straordinaria capacità di
evidenziare i dettagli minuti di uno Spectral DMA160 a fronte della
leggera eccessiva asciuttezza della gamma bassa; e gli esempi
potrebbero continuare a lungo...: ma forse è proprio questa
estrema variegazione delle prestazioni musicali offerte dalle
amplificazioni che costituisce la causa del tanto amore che ogni
appassionato riserva al proprio finale (ed al proprio pre).
Torniamo finalmente all’oggetto della nostra prova: la “serie 4” si
riprometteva quindi di riuscire a coniugare le caratteristiche migliori
delle due serie precedenti, obiettivo raggiunto, ahimè, solo
parzialmente...
Esteticamente il 431 si offre agli occhi dell’appassionato in modo
molto elegante: sono sparite le vistose alettature che circondavano
buona parte della superficie laterale del 33x ed in generale le
dimensioni sono abbastanza ridotte per un amplificatore “tradizionale”
(cioè non switching): i dissipatori sono interni e sono ”chiusi”
in modo tale da sfruttare l’”effetto camino” per uno scambio termico
più efficiente; il pannello posteriore è dotato di
ingressi sia bilanciati che non, di connettori “proprietari” di
controllo e dei praticissimi morsetti “ad elica” per il serraggio degli
altoparlanti; la qualità dei materiali, degli assemblaggi ed in
generale la finitura di tutte le superfici è quella elevatissima
cui ci ha da tempo abituato la Madrigal.
Analisi sonora
Il 431, al pari dei “colleghi” Levinson recenti, deve essere mantenuto
costantemente in stand-by; e come loro dovrebbe essere solitamente
appoggiato direttamente sul pavimento, magari con l’interposizione di 3
punte, per ottenere la migliore articolazione della gamma bassa.
Specificatamente la macchina in oggetto è stata acquistata da un
amico audiofilo di Roma, naturalmente permutando un po’ di
paccottiglia...; l’ultimo listino superiore a 11.000 euro permette al
431 di spuntare quotazioni nel mercato dell’usato ben superiori ai 4000
euro, anche in questi momenti di stanca; anche se mi pare che
attualmente non si riesca a vendere per vile danaro neppure gli oggetti
più commerciabili e che, inevitabilmente, si sia costretti ad
accettare le permute più disparate, permute che poi
“rientreranno” nel giro dei soliti mercatini e che saranno cedute per
un po’ di moneta e, naturalmente, una ulteriore permuta....; ma il
divertimento di questo gioco forse è costituito anche da
questi scambi forsennati...!
Il 431 è stato quindi inserito all’interno di una bella saletta
ora attrezzata quasi esclusivamente per l’ascolto; è stata
tolta, infatti, la scaffalatura per i dischi in vinile, ora spostata
alle spalle del punto di ascolto: proprio in questa zona sono stati
eliminati quasi tutti i mobili dello studio (trasferito altrove,
ahimè) per avere una maggiore quantità di aria alle
spalle; con lo spostamento di tutti i vinili anche il volume
nell’intorno dei diffusori è aumentato, con la conseguenza di
avere assai più aria nell’intorno degli stessi; le pareti sono
state dotate di alcuni pannelli diffusivi della Astri Audio, mentre il
trattamento acustico massivo della sala è stato effettuato con
l’utilizzo di svariati DAAD posti nei punti ritenuti ottimali sia con
l’ausilio di specifici programmi informatici che, con la pazienza e
l’esperienza di ascolto.
Come potete notare, una volta di più riferisco dell’importanza
dell’acustica ambientale ancor prima della descrizione del resto del
sistema di riproduzione, sommariamente così costituito: una
sorgente analogica formata dall’insieme di una base Sota Star Sapphire,
braccio Eminent Technology ET2 e testina Shelter 901; una sorgente
digitale costituita dal “combo” Proceed PDT2 (d’accordo, è
vecchiotta, ma se la cava ancora più che egregiamente...),
convertitore Mark Levinson 360, antijitter Theta TLC; i pre utilizzati
sono stati lo Spectral DMC20 serie II (con il suo stadio phono interno)
e Mark Levinson 320S (utilizzando allora lo stadio phono GrandiNote
Celio); diffusori Avalon Eidolon; sono stati utilizzati prevalentemente
i cavi Revelational Cables, anche se sono state effettuate svariate
prove anche con altre connessioni, tra cui ricordo i White Gold
Prestige M e gli NBS Monitor 0; in particolare il 431 ha mostrato di
apprezzare moltissimo il cavo di alimentazione Revelational Cable
modello Wider XL, un cavo un po’ caruccio (costa di listino più
del mio scooter...), ma le cui caratteristiche elettriche hanno davvero
ben ampliato le prestazioni di questo finale rispetto al cavo di serie,
finale che dimostra così di meritare ampie attenzioni in tal
senso.
Il tempo necessario per andare a regime termico “partendo” dallo
stand-by è abbastanza ridotto: direi che una mezz’oretta (con
l’ambiente già riscaldato) può essere sufficiente, anche
se le prestazioni migliorano ulteriormente a macchina ben calda; ed a
questo riguardo voglio citare che il 431 scalda assai meno rispetto ai
modelli precedenti, a causa della ben diversa circuitazione che prevede
punti di lavoro elettrici di livello più ridotto (non me ne
vogliano i tecnici per questa spiegazione all’acqua di rose:
tant’è e tanto potrebbe bastare a chi ascolta con le orecchie e
non con l’oscilloscopio...).
Una volta raggiunta la propria temperatura ottimale il 431 esprime le
sue caratteristiche peculiari: la tonalità di riproduzione
è sensibilmente più chiara rispetto alla serie 33x; o
forse più semplicemente è la maggiore trasparenza che fa
apparire più chiara la presentazione della partitura: la
quantità e la qualità dei dettagli che emergono dalla
rilettura del 431 sono ben superiori rispetto ai finali della “serie
vecchia”, soprattutto nei confronti del 23/27; si è parzialmente
persa quella tonalità ambrata, quella leggerissima smussatura
dell’estremo alto che caratterizzavano questi ultimi, ma direi che la
somma dei miglioramenti compensa abbondantemente i lati non pienamente
convincenti di questa macchina: ed a questo riguardo vorrei riferire di
una capacità dinamica della gamma bassa a volte non all’altezza
di un (ad esempio) 332/335, macchina pressoché inesauribile in
tal senso; e volendo continuare a riferire degli aspetti che a volte
non mi hanno convinto del tutto cito anche che in certi casi la
riproduzione assume i tratti che sono tipici di alcune amplificazioni
non convenzionali: si crea, in altre parole, una qual sorta di suono
artefatto, di un riprodotto che, è bene dirlo, sto mettendo in
evidenza giusto per riferire le caratteristiche non pienamente
convincenti rispetto ad altre macchine presenti in saletta (Pass,
Spectral); non si arriva a quella sensazione di suono un poco artefatto
che a volte ho ascoltato con certe amplificazioni switching (i nomi non
si fanno, ma sono molto famosi...), ma, come detto, con certe incisioni
lo si può a tratti sfiorare.
Torniamo ora, invece, a magnificare gli aspetti positivi di questo
Levinson: la riproduzione del soundstage: è capitato in passato
che il 23 od il 27, non perfettamente interfacciati con il
preamplificatore, presentassero una scena sonora di altezza
relativamente ridotta: difficile immaginare le motivazioni di tale
“comportamento sonoro”, ma i risultati in alcuni casi erano davvero ben
avvertibili; con il 431 ciò non pare accadere assolutamente: le
tre dimensioni spaziali sono sviluppate in modo coerente e, oserei
dire, abbastanza rispondente alla realtà, quantomeno quando si
tratta di piccoli gruppi orchestrali da camera o jazz; l’aria intorno a
tutti gli strumentisti è chiara e tersa, di un leggerissimo
colore giallino pallido; non bianco abbagliante come lo Spectral o
color ocra come il Pass.
La corrente erogabile appare essere adeguata alle esigenze di diffusori
particolarmente pretenziosi in tal senso come le Eidolon utilizzate per
l’ascolto; mentre con il 23 o con il 332 non era mai capitato di
raggiungere i limiti di potenza, con il 431 nel caso dei passaggi
più impegnativi a volte pare di scorgere un leggerissimo
indurimento, segno premonitore di un avvicinarsi della soglia massima
oltre la quale la distorsione fa il suo capolino più evidente; a
questo riguardo sorgerebbe la curiosità di poter ascoltare nelle
stesse condizioni il 432, di potenza doppia, le cui caratteristiche di
riproduzione parrebbero essere ancora più raffinate rispetto a
quelle espresse da questo 431, almeno a parere di chi ha avuto modo di
ascoltare i due finali in avvicendamento rapido.
Vorrei concludere citando la gamma media che appare levigata e fluida
come quella espressa dai migliori della classe; e la gamma alta ben
estesa, argentina, ma non trapanante, rifinita e cesellata dalle abili
mani (o meglio dalla circuitazione...) di questa macchina.
Conclusioni
Un finale che costituisce
decisamente un netto miglioramento delle
caratteristiche sonore proposte dai 33x: leggermente caratterizzato, ma
senza arrivare alle tinte decise dei 2x, con una possibilità di
elaborazione dei dettagli sensibilmente superiore ad entrambi;
trasparenza ed ariosità le sue caratteristiche più
interessanti.
Gli aspetti vagamente “negativi”
sono stati messi in maggior evidenza
in queste righe ed “ingranditi” relativamente ai finali di riferimento
utilizzati solamente per meglio poterli spiegare.
Il rapporto qualità-prezzo
di un 431 usato è sempre di
buon livello; è inoltre da evidenziare le ottime doti di
rivendibilità di questo finale, caratteristica comune, in
verità, un poco a tutti i Levinson.
A disposizione.
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