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numero 32
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Il passaggio: Hi Fi Center apre una nuova sede dove era il Videohifishop Club di Igor Zamberlan

Prima si celebra o prima si spiega? Bah, cominciamo celebrando.



Probabilmente qualcuno (speriamo molti: alla nostra inaugurazione c’erano parecchie persone) ricorda l’indirizzo della vecchia sede del Videohifishop Club, Lungo Dora Colletta 113 int. 8, Torino. In questi giorni sta aprendo ufficialmente, a quell’indirizzo, la nuova showroom di Hi Fi Center, uno dei nomi di spicco dell’alta fedeltà italiana, una sorta di “salotto buono”, con un’aura di eleganza, rispetto per la musica, serietà e un fondo di entusiasmo e passione.

La sala in cui si erano fatte le demo e l’inaugurazione del Videohifishop Club è stata discretamente ristrutturata: c’è un nuovo trattamento acustico, la posizione d’ascolto e quella dei diffusori sono state invertite, c’è un nuovo pavimento in legno, l’ingresso dall'esterno è stato chiuso.

Oggi si entra nell’area che prima era stata tenuta come ufficio ed esposizione: è tuttora ufficio, salotto, esposizione, ma è aperta al pubblico ed è il passaggio per l’ingresso.


Su quel che si vede su quel tavolo torniamo fra poco.


C’è, in più rispetto a quel che c’era già, questa grossa sala d’ascolto, che ospiterà i sistemi più importanti. Nelle foto, vedete l’anteprima dell’evoluzione con supertweeter Alian e rete esterna della Aliante Deco’, il nuovo diffusore, in esclusiva per Hi Fi Center, che è il cuore di un concetto evolutivo (cioè: il diffusore si compra come larga banda, poi si possono aggiungere, a step, altri altoparlanti, come, appunto, questo supertweeter).


Un po’ di apparecchi in giro, che dovrebbero già suggerire qualcosa (come dovrebbe suggerire qualcosa in merito la prima foto).

Hi Fi Center ha infatti lanciato una nuova iniziativa, The Italian Audio Selection, di cui fanno parte a pieno titolo Aliante e Goldenote/Blacknote (e come partner Norma, Pearl Evolution, Sigma e Thesis). Si tratta di una selezione, come dice il nome, di marchi italiani, con cui il rapporto è di partnership prima ancora che di tipo, classico, rivenditore o distributore/costruttore. Credo che le forme in cui il rapporto si sviluppa siano diverse a seconda dei casi e che la situazione sia ancora in evoluzione; per i tre marchi principali la sede di Torino fa da showroom nazionale. Oltre a questo, gli accordi includono altri servizi (distribuzione, prodotti in esclusiva, eccetera).


Su questo oggetto di Blacknote ci sarà parecchio da dire (per ora, vi dico solo che, se dovessi scegliere una sorgente per la musica distribuita via rete, senza supporto materiale, sarei probabilmente, per una serie di considerazioni che vanno dall’intelligenza del progetto al rispetto di una serie di punti che penso di illustrare altrove al prezzo, indeciso fra il DSS30 e il DSS30 Tube):


Si tratta, in pratica, di un sistema in grado di leggere file musicali dei tipi più disparati (credo manchi il WMA per motivi di licenze, ma è incluso il FLAC fino a 24/192) da una chiavetta USB infilata in uno dei suoi slot, oltre che capace di essere utilizzato come convertitore e come streamer cablato. La parte audio risponde a criteri audiophile, l’alimentazione anche. Il modello più economico è sotto i 1000 Euro (però funziona solo come lettore USB, comunque probabilmente già più che sufficiente), il più costoso di quelli attualmente prodotti è praticamente a 3000 euro.



E ora veniamo a quella foto all’inizio e all’argomento che ci coinvolge direttamente: il Videohifishop Club. Lo spirito del Videohifishop Club resta, non solo come genius loci, ma anche tramite il suo prodotto simbolo, le Caterham 7 nelle loro varie declinazioni e nei loro step evolutivi, ancora disponibili (credo in numeri estremamente limitati, come sempre, il sub) e ancora ascoltabili, previ accordi, verifiche e appuntamento, nella showroom. Resta anche attraverso assai probabili future iniziative che organizzeremo congiuntamente con Hi Fi Center (e probabilmente Aliante, e probabilmente chi ci starà), nei prossimi tempi.

Quindi una parte del Videohifishop non chiude. Larga parte però, come vi sarete resi conto, a parte essere in nuce e nel cuore, almeno in piccola misura, quasi simbolicamente, in questa nuova intrapresa dei fratelli Sopegno, è già passata alla minuscola storia di questo settore e di questa rivista, storia della quale probabilmente rappresenterebbe poco più che una nota a piè di pagina, se non ci fosse almeno una lezione da imparare. E’ una lezione che riguarda la maniera in cui gli appassionati, soprattutto sul mezzo Internet, si pongono di fronte all’alta fedeltà, alla sua parte commerciale. Si può riassumere in un concetto molto semplice: non è vero che gli appassionati sono interessati a prodotti di qualità, senza fronzoli, che badino all’essenziale, con prezzi ridotti all’osso. L’appassionato, soprattutto quello da Internet, quello da forum (non certo solo il nostro), è perennemente in servizio nella crociata contro i potentati che esistono solo per fregarlo e per rubargli i soldi, ma poi, quando si tratta di mettere mano al portafogli, compra l’etichetta, compra il marchio, l’immagine ancor prima che la sostanza (che generalmente c’è, beninteso, ma che non sembra essere la considerazione prioritaria, nonostante i proclami).
Magari abbiamo fatto qualche errore, magari non abbiamo saputo creare quell’aura (magari ne saremmo anche capaci, magari – come gli stessi personaggi di cui sopra vorrebbero credere e far credere – siamo noi “giornalisti”, con e senza virgolette, a creare, in complicità più o meno consapevole, tutte le aure di cui si circondano gli oggetti di questo settore: verrebbe da chiedere come mai non ci siamo riusciti coi “nostri”. Vi sembro sarcastico e un po' amaro? Sarcastico certamente, amaro non molto. Un po' divertito, invece...). O magari avremmo dovuto spingere ulteriormente sul concetto dell'"affare", ma la logica "un colpo e via" non fa parte del nostro bagaglio culturale.
Più semplicemente, abbiamo interpretato il nostro ruolo in un modo appena innovativo, avevamo trovato dei prodotti e delle partnership che avevano, appunto, la possibilità di essere venduti ai nostri lettori con il minimo di ricarico e di “contorno”, abbiamo cercato di girare i vantaggi direttamente. Non funziona, evidentemente.

Noi abbiamo imparato la nostra lezione. Abbiamo già cominciato a trarre alcune conclusioni. Forse dovrebbe ragionare su questa lezione anche chi, fra i nostri lettori e forumisti, sostiene che il mercato dell’alta fedeltà è una sorta di complotto. Forse potrebbe cominciare a chiedersi di chi e ai danni di chi. Magari questo è un argomento per un dibattito pubblico, a voce, magari…


Torniamo alla sede di Hi Fi Center: da ora dovrebbe essere regolarmente aperta; verificate in ogni caso sul sito www.hi-fi-center.it . Le iniziative congiunte a cui stiamo pensando verranno annunciate a mezzo forum e rivista. Preparatevi!


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