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Il passaggio: Hi Fi Center apre
una nuova sede dove era il Videohifishop Club di Igor
Zamberlan
Prima si
celebra o prima si spiega? Bah, cominciamo celebrando.
Probabilmente
qualcuno (speriamo molti: alla nostra inaugurazione
c’erano parecchie persone) ricorda l’indirizzo della vecchia sede del
Videohifishop Club, Lungo Dora Colletta 113 int. 8, Torino. In questi
giorni sta aprendo ufficialmente, a quell’indirizzo, la nuova showroom
di Hi Fi Center, uno dei nomi di spicco dell’alta fedeltà
italiana, una sorta di “salotto buono”, con un’aura di eleganza,
rispetto per la musica, serietà e un fondo di entusiasmo e
passione.
La sala in cui si erano fatte le demo e l’inaugurazione del
Videohifishop Club è stata discretamente ristrutturata:
c’è un nuovo trattamento acustico, la posizione d’ascolto e
quella dei diffusori sono state invertite, c’è un nuovo
pavimento in legno, l’ingresso dall'esterno è stato chiuso.
Oggi si entra
nell’area che prima era stata tenuta come ufficio ed
esposizione: è tuttora ufficio, salotto, esposizione, ma
è aperta al pubblico ed è il passaggio per l’ingresso.
Su quel che si
vede su quel tavolo torniamo fra poco.
C’è, in
più rispetto a quel che c’era già, questa
grossa sala d’ascolto, che ospiterà i sistemi più
importanti. Nelle foto, vedete l’anteprima dell’evoluzione con
supertweeter Alian e rete esterna della Aliante Deco’, il nuovo
diffusore, in esclusiva per Hi Fi Center, che è il cuore di un
concetto evolutivo (cioè: il diffusore si compra come larga
banda, poi si possono aggiungere, a step, altri altoparlanti, come,
appunto, questo supertweeter).

Un po’ di
apparecchi in giro, che dovrebbero già suggerire
qualcosa (come dovrebbe suggerire qualcosa in merito la prima foto).
Hi Fi Center ha infatti lanciato una nuova iniziativa, The Italian
Audio Selection, di cui fanno parte a pieno titolo Aliante e
Goldenote/Blacknote (e come partner Norma, Pearl Evolution, Sigma e
Thesis). Si tratta di una selezione, come dice il nome, di marchi
italiani, con cui il rapporto è di partnership prima ancora che
di tipo, classico, rivenditore o distributore/costruttore. Credo che le
forme in cui il rapporto si sviluppa siano diverse a seconda dei casi e
che la situazione sia ancora in evoluzione; per i tre marchi
principali la sede di Torino fa da showroom nazionale. Oltre a questo,
gli accordi includono altri servizi (distribuzione, prodotti in
esclusiva, eccetera).
Su questo
oggetto di Blacknote ci sarà parecchio da dire (per
ora, vi dico solo che, se dovessi scegliere una sorgente per la musica
distribuita via rete, senza supporto materiale, sarei probabilmente,
per una serie di considerazioni che vanno dall’intelligenza del
progetto al rispetto di una serie di punti che penso di illustrare
altrove al prezzo, indeciso fra il DSS30 e il DSS30 Tube):
Si tratta, in
pratica, di un sistema in grado di leggere file musicali
dei tipi più disparati (credo manchi il WMA per motivi di
licenze, ma è incluso il FLAC fino a 24/192) da una chiavetta
USB infilata in uno dei suoi slot, oltre che capace di essere
utilizzato come convertitore e come streamer cablato. La parte audio
risponde a criteri audiophile, l’alimentazione anche. Il modello
più economico è sotto i 1000 Euro (però funziona
solo come lettore USB, comunque probabilmente già più che
sufficiente), il più costoso di quelli attualmente prodotti
è praticamente a 3000 euro.
E ora veniamo a quella foto all’inizio e all’argomento che ci coinvolge
direttamente: il Videohifishop Club. Lo spirito del Videohifishop Club
resta, non solo come genius loci, ma anche tramite il suo prodotto
simbolo, le Caterham 7 nelle loro varie declinazioni e nei loro step
evolutivi, ancora disponibili (credo in numeri estremamente limitati,
come sempre, il sub) e ancora ascoltabili, previ accordi, verifiche e
appuntamento, nella showroom. Resta anche attraverso assai probabili
future iniziative che organizzeremo congiuntamente con Hi Fi Center (e
probabilmente Aliante, e probabilmente chi ci starà), nei
prossimi tempi.
Quindi una parte del Videohifishop non chiude. Larga parte però,
come vi sarete
resi conto, a parte essere in nuce e nel cuore, almeno in piccola
misura, quasi simbolicamente, in questa nuova intrapresa dei fratelli
Sopegno, è già passata alla minuscola storia di questo
settore e di questa rivista, storia della quale
probabilmente rappresenterebbe poco più che una nota a
piè di pagina, se non ci fosse almeno una lezione da imparare.
E’ una lezione che riguarda la maniera in cui gli appassionati,
soprattutto sul mezzo Internet, si pongono di fronte all’alta
fedeltà, alla sua parte commerciale. Si può riassumere in
un concetto molto semplice: non è vero che gli appassionati sono
interessati a prodotti di qualità, senza fronzoli, che badino
all’essenziale, con prezzi ridotti all’osso. L’appassionato,
soprattutto quello da Internet, quello da forum (non certo solo il
nostro), è perennemente in servizio nella crociata contro i
potentati che esistono solo per fregarlo e per rubargli i soldi, ma
poi, quando si tratta di mettere mano al portafogli, compra
l’etichetta, compra il marchio, l’immagine ancor prima che la sostanza
(che generalmente c’è, beninteso, ma che non sembra essere la
considerazione prioritaria, nonostante i proclami).
Magari abbiamo fatto qualche errore, magari non abbiamo saputo creare
quell’aura (magari ne saremmo anche capaci, magari – come gli stessi
personaggi di cui sopra vorrebbero credere e far credere – siamo noi
“giornalisti”, con e senza virgolette, a creare, in complicità
più o meno consapevole, tutte le aure di cui si circondano gli
oggetti di questo settore: verrebbe da chiedere come mai non ci siamo
riusciti coi “nostri”. Vi sembro sarcastico e un po' amaro? Sarcastico
certamente, amaro non molto. Un po' divertito, invece...). O magari
avremmo dovuto spingere ulteriormente sul concetto dell'"affare", ma la
logica "un colpo e via" non fa parte del nostro bagaglio culturale.
Più semplicemente, abbiamo interpretato
il nostro ruolo in un modo appena innovativo, avevamo trovato dei
prodotti e delle partnership che avevano, appunto, la
possibilità di essere venduti ai nostri lettori con il minimo di
ricarico e di “contorno”, abbiamo cercato di girare i vantaggi
direttamente. Non funziona, evidentemente.
Noi abbiamo
imparato la nostra lezione. Abbiamo già cominciato a
trarre alcune conclusioni. Forse dovrebbe ragionare su questa lezione
anche chi, fra i nostri lettori e forumisti, sostiene che il mercato
dell’alta fedeltà è una sorta di complotto. Forse
potrebbe cominciare a chiedersi di chi e ai danni di chi. Magari questo
è un argomento per un dibattito pubblico, a voce, magari…
Torniamo alla sede di Hi Fi Center: da ora dovrebbe essere regolarmente
aperta; verificate in ogni caso sul sito www.hi-fi-center.it . Le
iniziative congiunte a cui stiamo pensando verranno annunciate a mezzo
forum e rivista. Preparatevi!
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