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Espansività
Da quando il linguaggio dei mezzi di comunicazione che hanno al centro
del loro interesse l’alta fedeltà si è modificato dal “tecnichese”
spinto con brevi cenni d’ascolto, al tentativo, talvolta riuscito,
talvolta meno, di cercare una terminologia esplicativa ed evocativa dei
fenomeni sonori, il mondo della riproduzione fedele del suono si è
aperto a una vasta platea sino a quel momento esclusa dal discorso
iniziatico. La descrizione della fenomenologia sonora è assai più
complessa di quello che possa sembrare: s’è dovuto, in pratica,
reinventare una sorta di dizionario, anzi di più, di vera e propria
lingua che potesse spiegare, raccontare, evocare, sfumature spesso
sfuggenti persino a chi le sta percependo. Come per tutte le
“neo-lingue” c’è chi ne ha fatto un uso considerato e mirato allo
scopo, c’è chi ha creato stile e originalità di linguaggio, cercando di
ponderare sempre l’impatto di questo e chi ha scopiazzato, troppo
spesso a casaccio, credendo di poter ottenere il medesimo impatto dei
grandi scrittori di alta fedeltà ( grandi nel loro campo ovviamente).
Ma non è questo il punto, anche se la premessa è indispensabile. Il
punto è che per dare anima a oggetti di acciaio e silicio, di legno e
composti sintetici, per poter, appunto raccontare e far comprendere
fenomeni da grossolani a estremamente raffinati. Per far ciò, lo
scrittore di alta fedeltà. Ha dovuto “espandere” la gamma dinamica
delle sue parole, ricorrendo a iperboli, metafore evocazioni, e ha
dovuto anche, e doverosamente, individuare un minimo comun denominatore
di tale linguaggio, applicabile ( con ovvie variazioni) alle differenti
tipologie di oggetti.
Quanto vado a dire è stato più volte, negli anni, spiegato, ma forse
occorrerebbe un memorandum continuo, nell’attesa che a qualcuno venga
la voglia di compilarlo, trovo doveroso rifare il punto sulla
situazione, dacché i lettori, gli appassionati ( e internet ci offre
una visione panoramica e precisa quanto mai del pensiero di chi sta
“dall’altra parte del tavolo”, troppo spesso hanno preso alla lettera
questa dinamica espansa, e a loro volta l’hanno magnificata sino a
portarla all’iperbole dell’iperbole, pretendendo spesso che questa
dinamica delle differenze, appunto, iperbolica, costituisse la realtà.
Tipico esempio di ciò sono le comparazioni tra lettori digitali,
l’esempio più ovvio e più universalmente conosciuto è quello dei
lettori CD. Attenzione, sto per dire una cosa spiacevole, ma non è una
provocazione, è la realtà: le differenze tra i lettori digitali di
dischi compatti sono assolutamente più sfumate di quanto qualsiasi
articolo “evocativo” possa far pensare e di quanto le posizioni
differenti in una qualsiasi discussione da Forum online farebbero
supporre al “Candide” della situazione. Si tratta, appunto, di
sfumature, spesso molto importanti, ma di sfumature, e sono queste
sfumature, ma soprattutto la loro espansione nel linguaggio e
nell’immaginario ( e nell’auto-immaginario, sempre pericolosamente
presente quando si parla di qualità della riproduzione sonora) che
fanno decidere a qualcuno di acquistare oggetti o combinazioni di
oggetti da decine di migliaia di Euro e fanno dire a qualcun altro che
un pur ottimo multilettore Oppo spacca le ossa a un Esoteric o a una
coppia Wadia e via dicendo. In realtà le differenze tra un lettore di
fascia economica e un lettore di fascia altissima sono, rispetto alle
grandi differenze degli oggetti che “determinano” il suono, minime,
minime ma fondamentali. Dunque dire che un oggetto è una schifezza e un
altro è una meraviglia ha poco senso, ha poco senso immaginare che un
lettore Trevi non abbia la gamma bassa, mentre un DCS abbia una gamma
bassa di incredibile immanenza. Cerco di spiegarmi meglio: l’alta
fedeltà è una sequenza di sfumature, che si addizionano, si
moltiplicano, si pongono in serie a determinare una prestazione, ma
tali sfumature vanno riconosciute per quello che sono, nella loro
importanza e nell’importanza che ciascuno di noi gli attribuisce.
Immaginiamo ( tanto quello la conoscono tutti e più o meno tutti lo
sanno leggere) un grafico di risposta in frequenza. Ecco, posso avere
differenti tipi di grafici di risposta in frequenza, pur impiegando il
medesimo strumento di misura, dipende da quanto decido di espandere la
scala di lettura. Voglio dire che in quel grafico di frequenza, la
linea della risposta, sarà tanto più lineare tanto più la scala di
riferimento, l’intervallo d’intensità, ovvero l’ampiezza espressa in
decibel della scala, sarà espansa: se misuro a passi di cinque decibel,
avrò comunque una risposta più lineare e meno tormentata che se misuro
a passi di un decibel, se invece misuro a passi di mezzo decibel, o in
frazioni di decibel, anche la più lineare delle risposte apparirà
tormentata da picchi e depressioni, da alti e bassi. A seconda della
risoluzione potrò passare dal mare a calma piatta alle montagne russe.
Questo dovremmo tenerlo bene a mente non tanto quando professionalmente
si “evoca” e si descrive. Ovviamente se devo descrivere la qualità di X
rispetto a Y non posso dire “le differenze sono minime ma X è
decisamente migliore” dovrò espandere la scala della mia descrizione
per spiegare quanto quelle piccole ma fondamentali sfumature rendano X
migliore di Y. Ma ciò deve essere chiaro al lettore ( e in questo siamo
colpevoli noi scrittori che tendiamo a dare per scontate le cose) deve
essere chiaro che scegliendo il lettore X invece del lettore Y non
sconvolgerà il suono della sua catena come se scegliesse il diffusore ∏
anziché il diffusore Ω. Proprio a causa di questa indeterminazione
delle scale, ovvero della loro eccessiva espansione si sono creati
fenomeni che perdendo man mano la loro realtà hanno finito per essere
artificiosi e anche estremamente costosi.
Io, pur rifiutandomi da anni di provarne, sono stato tra i primissimi,
probabilmente in Italia il primo, a parlare dei cavi e delle differenze
che un buon cavo provocava nel complesso di una catena di riproduzione
rispetto a un cavo mediocre. Ma la scala fenomenologica si espansa
talmente a dismisura che c’è ( e non sono pochi) chi crede che può
cambiare un cavo, anziché un diffusore per rivoluzionare il suono della
propria catena.
Dunque occorre fare di nuovo un po’ d’ordine, e d’ordine di grandezze.
Gli elementi che determinano il suono di una catena d’ascolto (
sembrerà elementare a molti, ma non lo è più per molti altri) sono,
appunto in ordine di grandezza:
1)Sistema di altoparlanti
2)Testina Fonografica
3)Preamplificatore
4)Amplificatore di potenza
5)Braccio di lettura, e
compendiando 1+2+5 invece di ottenere 8 abbiamo
come risultato un 2 assoluto, ovvero il sistema di riproduzione
analogico giradischi/braccio/testina
6)Sistema di lettura digitale.
Ovviamente dobbiamo considerare una serie infinita di variabili, p.e
nel sistema analogico come anche in quello digitale, ma ci stiamo
occupando dei singoli componenti ( è ovvio che un braccio e una testina
che presentano un accoppiamento meccanico impossibile suoneranno male
indipendentemente dalla qualità dei singoli elementi, ma noi ci stiamo,
appunto occupando di singoli elementi). In un sistema di lettura
digitale è controversa l’importanza che può avere la meccanica di
lettura rispetto al convertitore d/a. Io sono tra quelli che sostengono
l’importanza fondamentale della meccanica di lettura, almeno a un certo
livello di qualità di riproduzione.
Mi scuso sin d’ora con chi avrà trovato banale questo discorso, mentre
non ho motivi di scusarmi con chi l’avrà trovato eccentrico o
retrogrado, questa, si voglia o non si voglia, è la pura,
inoppugnabile, verità.
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