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ASR
Mini Basis di Domenico Pizzamiglio (articolo chiuso il 16.02.2009)
E' un dato di fatto che il numero
di giradischi in circolazione, invece
che diminuire, sia in costante crescita (ho personalmente amici che
sono recentemente approdati all’analogico ed un amico che sta giocando
alla collezione di giradischi e testine; e anch’io non sono messo poi
tanto male).
Oltre a coloro i quali non
intendono affatto disfarsi del giradischi ed
incrementano la qualità del proprio set-up analogico con
sofisticati giradischi, bracci, testine, pre-fono e con cablaggi
acconci - quando non si dedichino ad una vera e propria attività
di collezionismo - vi sono molti che si avvicinano al mondo
dell’analogico e credo si possa ormai affermare con tranquillità
che nel mercato sono oggi reperibili apparecchiature di buona
qualità a costi tutto sommato non eccessivi (sempre in relazione
al costo delle apparecchiature audio domestiche) che rappresentano
delle alternative ai cosiddetti “classici”.
Il Mini Basis, in virtù del
prezzo di poco superiore ai mille
euro, rientra senz’altro in quel novero di apparecchi per iniziandi che
vede alcuni concorrenti piuttosto agguerriti. Ma l’ASR non si rivolge
solo a chi inizia perché può soddisfare anche chi intenda
fare un deciso passo in avanti rispetto ai pre-fono più
economici, offrendo una scelta di più lunga durata; quindi ad un
pubblico ampio di nuovi e vecchi amanti del vinile.
Cosa si richiede ad un pre fono? Se
non è di quelli dedicati
(cioè per testine solo MM o solo MC), si chiede che abbia la
possibilità di selezionare l'impedenza di carico e che sia
silenzioso, così da poter interfacciare il maggior numero
possibile di testine. Per quanto riguarda le impedenze, l’ASR offre un
range abbastanza ampio di regolazioni che potrete rilevare con
precisione nella foto qui allegata (o direttamente sul sito del
produttore), così da interfacciare correttamente anche quelle
testine che hanno bisogno di impedenze che non siano i classici 100 Ohm
o i classici 47 KOhm. Il Mini Basis offre poi la selezione del guadagno
in ingresso per giungere sino a 70 db; quindi un apparecchio flessibile
per il quale, poi, non si può dimenticare la bella finitura e
l'estetica molto seria, da apparecchio di classe.
Viene offerta anche la
possibilità di modificare la
capacità, ma con le testine a bobina mobile da me usate non ha
comportato particolari modifiche del risultato finale.
Non traggano in inganno le
sensazioni fotografiche, perché
l'apparecchio non è per nulla piccolo come spesso può
apparire in fotografia, ma è un bel mattoncino nero lucido che
viene fornito in una confezione che lo protegge molto bene, contenente,
oltre al pre-fono ed al cavo di collegamento elettrico standard, il
manuale di istruzioni piuttosto completo e una confezione di prodotto
apposito per la pulizia. Il corpo è di plexiglas nero ed
è facile rovinarlo; con il prodotto in dotazione, il rischio si
striature non c'è più (ma per la pulizia del plexiglas si
può usare un panno in microfibra e del normale prodotto pulente
per mobili).
Le connessioni posteriori, per un
solo ingresso ed una sola uscita e
con la classica vaschetta IEC (che contiene il fusibile di protezione),
sono di buona qualità.
L'interno è ben curato. La
componentistica pare di buon livello
ed il funzionamento degli switch per la regolazione di impedenza e
sensibilità è sicuro.
Per quanto riguarda il guadagno,
superare i 60 db ingenera rumore ed a
70 db oggettivamente il rumore è abbastanza alto, ma è un
guadagno che verrà selezionato molto difficilmente perché
le compagne ideali di questo pre-fono hanno generalmente uscite non
bassissime. L’interfacciamento con la Transfiguration Aria non ha
creato problemi (e a dire il vero neppure quello con la mia Kuzma KC-3
che esce a 0,24 mV, né con la Audio Technica AR33PTG, né
con la Lyra Helicon né con la Lyra Olimpos); qualche problema
invece con la “vecchia” Dynavector Karat D17/II che esce a 0,15 mV.


L'impianto usato è il solito
con giradischi DPS2, braccio
Mørch DP6, testine Kuzma KC3, Transfiguration Aria e Dynavector
D17/II, pre-fono American Hybrid Technology -P Non Signature,
preamplificatori Lavardin PRE 6/2 e Audio Research LS2 mk II/bal.,
finale Spectral DMA100S2, le Magneplanar 1.6 (comprimarie le
Blumenhofer Genuin FS3, le Tidal Amea e una coppia di piccole Duntech
Contessa), cablaggi Acrolink, NBS, Ecosse e Black Noise.
Guest stars assolutamente fuori
quota per un pre-fono di questa
categoria, un sistema composto da giradischi SME 20/2, braccio SME V e
testina Lyra Olympos e un altro comporto da Giradischi Basis Debut
Signature Vacuum, braccio Vector e testina Lyra Helicon.
Nel mio impianto, per
l’interfacciamento con la Transfiguration Aria
(0,4 mV di uscita), usata con maggior frequenza perché
più in sintonia “economica” con l'ASR, ho selezionato 60 db di
guadagno e 100 Ohm d'impedenza di carico.
Il rodaggio: raccomando di fare
attenzione a non valutare assolutamente
il pre-fono per almeno un paio di settimane da quando inizierete ad
utilizzarlo. Usatelo pure (resta sempre acceso, discretamente
illuminato da due piccoli led azzurri che, visti in trasparenza
attraverso il mobile, segnalano che l'apparecchio è operativo)
ma lasciate perdere ogni regolazione fine dell'impedenza. Raramente mi
è capitato di trovare un apparecchio che in periodo di rodaggio
fosse tanto instabile. Un giorno suonava "chiuso", uno "troppo aperto",
uno "così-così", fino a che, dopo una quindicina di
giorni appunto, ha stabilizzato le proprie performance che, lo dico
subito, sono notevoli.
Quali, dunque, le caratteristiche che più colpiscono di questo
pre-fono? Una eccellente raffinatezza timbrica, una scena giustamente
ampia, una immagine precisa e dettagliata e un basso che sta sempre al
suo posto, senza indesiderati ingigantimenti anche se non è mai
in secondo piano. La dinamica è molto buona.
L'ascolto della Sinfonia dal Nuovo
Mondo di Dvoràk,
Decca-Kondrashin, ha riproposto un'orchestra ben collocata nella scena,
giustamente delicata nei momenti di pianissimo del secondo movimento e
altrettanto giustamente irruente quando la partitura lo richiede. Si
sentono molti particolari della registrazione, segno di un’eccellente
capacità di risoluzione, come i piccoli rumori di scena. Il
timbro degli archi è molto bello e non giunge mai ad essere
pungente (anche durante la prova, volutamente sbagliata, con il carico
della testina a 475 Ohm che ha provocato solo una eccessiva apertura
delle frequenze acute, senza restituire suoni aspri o taglienti).
Nessuna difficoltà nel trattare anche i segnali più
complessi, come il quarto movimento, che esce indenne dalla prova e che
manifesta solo un leggero restringimento della scena nei momenti di
massimo contenuto energetico.
La registrazione Tactus con musiche
di Frescobaldi eseguite da Vartolo
restituisce un bel clavicembalo, corretto nel timbro e anche nelle
dimensioni. I suoni che provengono dalle corde pizzicate sono veloci
negli attacchi e si spengono poco a poco, con naturalezza. Mi permetto
di consigliare l'acquisto delle registrazioni Tactus di Vartolo,
soprattutto il primo volume, con il clavicembalo solo. Per quanto abbia
ascoltato, rimane una delle registrazioni più credibili di
clavicembalo che abbia potuto ascoltare.
Nella Sesta di Tschaikowski diretta
da Boehm, stampa YSL da master DGG,
il terzo movimento viene "retto" senza stress di sorta. Il timbro degli
archi, anche in fortissimo, non è mai tagliente; aperto
senz'altro, ma senza mai giungere a sensazioni di affaticamento. La
scena è ben ampia e gli interventi delle percussioni gravi sono
perentori ma privi di ogni forma di indesiderata coda. La dinamica
aumenta senza indesiderati scalini, in modo naturale. Le piccole
compressioni dinamiche presenti nella registrazione non vengono mediate
in alcun modo.
Con Joni Mitchell in Hejira la
cantante passa con facilità dal
registro di petto al registro di testa (e molto spesso anche per quello
di gola), con qualche leggero accenno di grana e con una buona
riproposizione della scena. Il timbro un po’ aperto della voce della
Mitchell, come ripreso in questa registrazione, viene riproposto con
molta naturalezza. L’ascolto di Blue, sempre della stessa artista,
ripropone invece un timbro più morbido e suadente, ad
evidenziare le differenze tra le due registrazioni.
Con Picture Book dei Simply Red,
nel brano Sad all red, viene
restituita una buona dinamica, così come giustamente di gola
è il canto di Mick Hucknall (che ho sempre trovato molto
affascinante, anche se questo non c'entra alcunché con la prova
del pre-fono; o forse si, perché se la sensazione di fascino
fosse diversa, vorrebbe dire che il pre-fono filtra il suono e
così non pare). In Holding back the years, le piccole
percussioni che fanno da base ritmica sono ben presenti sul fondo della
scena (ancor di più quando ho usato la Kuzma KC3). Le frequenze
più profonde completano il messaggio sonoro con forza, ma sempre
senza indesiderate code.
Anche nel disco The Wizz di Peter
Nero, registrazione Christal Clear,
si percepisce benissimo che la registrazione è stata effettuata
in un ambiente trattato, un po' sordo. Lo si capisce dal fatto che il
suono decade con rapidità, come se vi fossero pesanti interventi
di materiali tipo moquettes tipiche del periodo anni 70 in cui la
registrazione è stata effettuata. Però, il timbro degli
strumenti è rispettato e la dinamica sembra non cedere mai.
Nel vinile contenente delle cantate
di Bononcini su Archiv, cantate da
René Jacobs, la voce è ben restituita nelle sue varie
sfumature; molto buono l’accompagnamento orchestrale e molto bella la
restituzione della compagine nello spazio posto dietro gli
altoparlanti, con un fronte sonoro piuttosto ampio. Il contrabbasso ha
un buon peso, cosa inusuale per un apparecchio di questa classe di
costo.
Questo pre-fono è stato
sottoposto anche ad una prova di quelle
che il suo acquirente ideale non farebbe mai; è stato,
cioè, collegato a due sistemi di livello decisamente piuttosto
elevato. Il primo era costituito da SME 20 + SME V + Lyra Olympos, un
sistema analogico che, per dirla tutta ed in assoluta franchezza,
può essere deleterio ascoltare a lungo perché
caratterizzato da una raffinatezza di quelle che si ascoltano di rado e
che costa più di venti volte il Mini Basis. Bene, il piccolo ASR
ha retto bene l’unione, appalesando in modo chiaro le differenze tra il
mio front-end personale e l’altro avuto in prestito per qualche. Non
sarà l’unione congeniale per questo pre-fono, ma le differenze
tra i due set-up erano chiare. L’ascolto di quel Messiah di Haendel su
Linn lo scorderò difficilmente.
E poi un secondo ascolto, a casa
del proprietario del sut-up SME per un
confronto con un neo arrivato Basis Debut Signature Vacuum con braccio
Vector e una Lyra Helicon; quale dei due sistemi risulta più
convincente? Difficile a dirsi. La perentorietà del basso del
sistema con Basis non c’è nel sistema SME, ma la raffinatezza
timbrica che dà la Olympos non la offre la Helicon.
Quel che resta è che il
piccolo Mini Basis ha permesso di
ascoltare parecchie differenze tra i vari sistemi usati: e questo mi
pare un indice di eccellente qualità sonora.
La convivenza con questo pre-fono
è durata a lungo; più
di due mesi durante i quali ho potuto sperimentare tutti gli
abbinamenti possibili sia con testine e giradischi di mio possesso, che
di altre persone. Il pre-fono ha poi fatto qualche passeggiata fuori
casa, quando non era possibile avere a disposizione il set-up analogico
in casa mia. E dopo questo lungo periodo di convivenza (che avrei
volentieri protratto più a lungo) posso senz’altro affermare che
si tratta di un pre-fono molto interessante. Non ha particolari
caratterizzazioni, ma ha invece un suono equilibrato, con anche un
eccellente grado di raffinatezza che in altre realizzazioni di pari
costo non ho trovato. E questa è la cifra che lo
contraddistingue.
Consiglierei di non perdere troppo
tempo con piedini e disaccoppiatori
vari perché non sembrano essere particolarmente influenti.
Piuttosto consiglio, viste le ottime prestazioni all’ascolto, di porre
attenzione al cablaggio. Conviene cambiare il cavo di alimentazione
standard? Si. Già la sostituzione con un economico Black Noise
Jocker (in un bel colore viola) dal costo di soli 50 € si ottiene
qualche miglioramento nella restituzione della scena. Con un Acrolinc
da 350 € le cose migliorano ancora un po’ su tutti i fronti.
Eventualmente c’è l’opzione
del cavo di alimentazione offerto
dalla stessa ASR, l’Active Magic Cord (costo 651,00 €); val la pena
usare questo cavo che costa il 60% del pre-fono. Forse si; piuttosto
che tentare il cambio del pre-fono, si può cercare di affinare
ulteriormente le sue capacità soniche attraverso questo cavo che
ho avuto in prova (anzi, ce l’ho ancora e forse ne scriverò
qualche nota più esaustiva) e che ho utilizzato con tutti i
componenti del mio impianto, ottenendo invariabilmente sempre lo stesso
risultato. Una sensazione di maggior pulizia, con qualche dettaglio in
più che pare uscire da un maggior silenzio.
Per finire, consiglio di ascoltare
senz’altro l’apparecchio e di tenere
da parte una cospicua somma da spendere successivamente. Per cosa?
Ovviamente per i tanti LP che vi verrà voglia di comprare.
Prezzo Euro 1.140,00
Dotazione: imballo,
manuale di istruzioni, pre-fono, cordone di alimentazione, set di
pulizia cabinet
Produttore ASR Audio
Systeme Friedrich Schäfer, Germania, http://www.asraudio.de
Distributore per l’Italia
NABLA s.r.l., Roma, http://www.nabla.it
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