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numero 32
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ASR Mini Basis di Domenico Pizzamiglio (articolo chiuso il 16.02.2009)





E' un dato di fatto che il numero di giradischi in circolazione, invece che diminuire, sia in costante crescita (ho personalmente amici che sono recentemente approdati all’analogico ed un amico che sta giocando alla collezione di giradischi e testine; e anch’io non sono messo poi tanto male). 

Oltre a coloro i quali non intendono affatto disfarsi del giradischi ed incrementano la qualità del proprio set-up analogico con sofisticati giradischi, bracci, testine, pre-fono e con cablaggi acconci - quando non si dedichino ad una vera e propria attività di collezionismo - vi sono molti che si avvicinano al mondo dell’analogico e credo si possa ormai affermare con tranquillità che nel mercato sono oggi reperibili apparecchiature di buona qualità a costi tutto sommato non eccessivi (sempre in relazione al costo delle apparecchiature audio domestiche) che rappresentano delle alternative ai cosiddetti “classici”.
 
Il Mini Basis, in virtù del prezzo di poco superiore ai mille euro, rientra senz’altro in quel novero di apparecchi per iniziandi che vede alcuni concorrenti piuttosto agguerriti. Ma l’ASR non si rivolge solo a chi inizia perché può soddisfare anche chi intenda fare un deciso passo in avanti rispetto ai pre-fono più economici, offrendo una scelta di più lunga durata; quindi ad un pubblico ampio di nuovi e vecchi amanti del vinile.

Cosa si richiede ad un pre fono? Se non è di quelli dedicati (cioè per testine solo MM o solo MC), si chiede che abbia la possibilità di selezionare l'impedenza di carico e che sia silenzioso, così da poter interfacciare il maggior numero possibile di testine. Per quanto riguarda le impedenze, l’ASR offre un range abbastanza ampio di regolazioni che potrete rilevare con precisione nella foto qui allegata (o direttamente sul sito del produttore), così da interfacciare correttamente anche quelle testine che hanno bisogno di impedenze che non siano i classici 100 Ohm o i classici 47 KOhm. Il Mini Basis offre poi la selezione del guadagno in ingresso per giungere sino a 70 db; quindi un apparecchio flessibile per il quale, poi, non si può dimenticare la bella finitura e l'estetica molto seria, da apparecchio di classe.

Viene offerta anche la possibilità di modificare la capacità, ma con le testine a bobina mobile da me usate non ha comportato particolari modifiche del risultato finale.

Non traggano in inganno le sensazioni fotografiche, perché l'apparecchio non è per nulla piccolo come spesso può apparire in fotografia, ma è un bel mattoncino nero lucido che viene fornito in una confezione che lo protegge molto bene, contenente, oltre al pre-fono ed al cavo di collegamento elettrico standard, il manuale di istruzioni piuttosto completo e una confezione di prodotto apposito per la pulizia. Il corpo è di plexiglas nero ed è facile rovinarlo; con il prodotto in dotazione, il rischio si striature non c'è più (ma per la pulizia del plexiglas si può usare un panno in microfibra e del normale prodotto pulente per mobili).

Le connessioni posteriori, per un solo ingresso ed una sola uscita e con la classica vaschetta IEC (che contiene il fusibile di protezione), sono di buona qualità.



L'interno è ben curato. La componentistica pare di buon livello ed il funzionamento degli switch per la regolazione di impedenza e sensibilità è sicuro.

Per quanto riguarda il guadagno, superare i 60 db ingenera rumore ed a 70 db oggettivamente il rumore è abbastanza alto, ma è un guadagno che verrà selezionato molto difficilmente perché le compagne ideali di questo pre-fono hanno generalmente uscite non bassissime. L’interfacciamento con la Transfiguration Aria non ha creato problemi (e a dire il vero neppure quello con la mia Kuzma KC-3 che esce a 0,24 mV, né con la Audio Technica AR33PTG, né con la Lyra Helicon né con la Lyra Olimpos); qualche problema invece con la “vecchia” Dynavector Karat D17/II che esce a 0,15 mV.





L'impianto usato è il solito con giradischi DPS2, braccio Mørch DP6, testine Kuzma KC3, Transfiguration Aria e Dynavector D17/II, pre-fono American Hybrid Technology -P Non Signature, preamplificatori Lavardin PRE 6/2 e Audio Research LS2 mk II/bal., finale Spectral DMA100S2, le Magneplanar 1.6 (comprimarie le Blumenhofer Genuin FS3, le Tidal Amea e una coppia di piccole Duntech Contessa), cablaggi Acrolink, NBS, Ecosse e Black Noise.

Guest stars assolutamente fuori quota per un pre-fono di questa categoria, un sistema composto da giradischi SME 20/2, braccio SME V e testina Lyra Olympos e un altro comporto da Giradischi Basis Debut Signature Vacuum, braccio Vector e testina Lyra Helicon.



Nel mio impianto, per l’interfacciamento con la Transfiguration Aria (0,4 mV di uscita), usata con maggior frequenza perché più in sintonia “economica” con l'ASR, ho selezionato 60 db di guadagno e 100 Ohm d'impedenza di carico.



Il rodaggio: raccomando di fare attenzione a non valutare assolutamente il pre-fono per almeno un paio di settimane da quando inizierete ad utilizzarlo. Usatelo pure (resta sempre acceso, discretamente illuminato da due piccoli led azzurri che, visti in trasparenza attraverso il mobile, segnalano che l'apparecchio è operativo) ma lasciate perdere ogni regolazione fine dell'impedenza. Raramente mi è capitato di trovare un apparecchio che in periodo di rodaggio fosse tanto instabile. Un giorno suonava "chiuso", uno "troppo aperto", uno "così-così", fino a che, dopo una quindicina di giorni appunto, ha stabilizzato le proprie performance che, lo dico subito, sono notevoli.
 
Quali, dunque, le caratteristiche che più colpiscono di questo pre-fono? Una eccellente raffinatezza timbrica, una scena giustamente ampia, una immagine precisa e dettagliata e un basso che sta sempre al suo posto, senza indesiderati ingigantimenti anche se non è mai in secondo piano. La dinamica è molto buona.

L'ascolto della Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvoràk, Decca-Kondrashin, ha riproposto un'orchestra ben collocata nella scena, giustamente delicata nei momenti di pianissimo del secondo movimento e altrettanto giustamente irruente quando la partitura lo richiede. Si sentono molti particolari della registrazione, segno di un’eccellente capacità di risoluzione, come i piccoli rumori di scena. Il timbro degli archi è molto bello e non giunge mai ad essere pungente (anche durante la prova, volutamente sbagliata, con il carico della testina a 475 Ohm che ha provocato solo una eccessiva apertura delle frequenze acute, senza restituire suoni aspri o taglienti). Nessuna difficoltà nel trattare anche i segnali più complessi, come il quarto movimento, che esce indenne dalla prova e che manifesta solo un leggero restringimento della scena nei momenti di massimo contenuto energetico.

La registrazione Tactus con musiche di Frescobaldi eseguite da Vartolo restituisce un bel clavicembalo, corretto nel timbro e anche nelle dimensioni. I suoni che provengono dalle corde pizzicate sono veloci negli attacchi e si spengono poco a poco, con naturalezza. Mi permetto di consigliare l'acquisto delle registrazioni Tactus di Vartolo, soprattutto il primo volume, con il clavicembalo solo. Per quanto abbia ascoltato, rimane una delle registrazioni più credibili di clavicembalo che abbia potuto ascoltare.

Nella Sesta di Tschaikowski diretta da Boehm, stampa YSL da master DGG, il terzo movimento viene "retto" senza stress di sorta. Il timbro degli archi, anche in fortissimo, non è mai tagliente; aperto senz'altro, ma senza mai giungere a sensazioni di affaticamento. La scena è ben ampia e gli interventi delle percussioni gravi sono perentori ma privi di ogni forma di indesiderata coda. La dinamica aumenta senza indesiderati scalini, in modo naturale. Le piccole compressioni dinamiche presenti nella registrazione non vengono mediate in alcun modo.

Con Joni Mitchell in Hejira la cantante passa con facilità dal registro di petto al registro di testa (e molto spesso anche per quello di gola), con qualche leggero accenno di grana e con una buona riproposizione della scena. Il timbro un po’ aperto della voce della Mitchell, come ripreso in questa registrazione, viene riproposto con molta naturalezza. L’ascolto di Blue, sempre della stessa artista, ripropone invece un timbro più morbido e suadente, ad evidenziare le differenze tra le due registrazioni.

Con Picture Book dei Simply Red, nel brano Sad all red, viene restituita una buona dinamica, così come giustamente di gola è il canto di Mick Hucknall (che ho sempre trovato molto affascinante, anche se questo non c'entra alcunché con la prova del pre-fono; o forse si, perché se la sensazione di fascino fosse diversa, vorrebbe dire che il pre-fono filtra il suono e così non pare). In Holding back the years, le piccole percussioni che fanno da base ritmica sono ben presenti sul fondo della scena (ancor di più quando ho usato la Kuzma KC3). Le frequenze più profonde completano il messaggio sonoro con forza, ma sempre senza indesiderate code.

Anche nel disco The Wizz di Peter Nero, registrazione Christal Clear, si percepisce benissimo che la registrazione è stata effettuata in un ambiente trattato, un po' sordo. Lo si capisce dal fatto che il suono decade con rapidità, come se vi fossero pesanti interventi di materiali tipo moquettes tipiche del periodo anni 70 in cui la registrazione è stata effettuata. Però, il timbro degli strumenti è rispettato e la dinamica sembra non cedere mai.

Nel vinile contenente delle cantate di Bononcini su Archiv, cantate da René Jacobs, la voce è ben restituita nelle sue varie sfumature; molto buono l’accompagnamento orchestrale e molto bella la restituzione della compagine nello spazio posto dietro gli altoparlanti, con un fronte sonoro piuttosto ampio. Il contrabbasso ha un buon peso, cosa inusuale per un apparecchio di questa classe di costo.

Questo pre-fono è stato sottoposto anche ad una prova di quelle che il suo acquirente ideale non farebbe mai; è stato, cioè, collegato a due sistemi di livello decisamente piuttosto elevato. Il primo era costituito da SME 20 + SME V + Lyra Olympos, un sistema analogico che, per dirla tutta ed in assoluta franchezza, può essere deleterio ascoltare a lungo perché caratterizzato da una raffinatezza di quelle che si ascoltano di rado e che costa più di venti volte il Mini Basis. Bene, il piccolo ASR ha retto bene l’unione, appalesando in modo chiaro le differenze tra il mio front-end personale e l’altro avuto in prestito per qualche. Non sarà l’unione congeniale per questo pre-fono, ma le differenze tra i due set-up erano chiare. L’ascolto di quel Messiah di Haendel su Linn lo scorderò difficilmente.

E poi un secondo ascolto, a casa del proprietario del sut-up SME per un confronto con un neo arrivato Basis Debut Signature Vacuum con braccio Vector e una Lyra Helicon; quale dei due sistemi risulta più convincente? Difficile a dirsi. La perentorietà del basso del sistema con Basis non c’è nel sistema SME, ma la raffinatezza timbrica che dà la Olympos non la offre la Helicon.

Quel che resta è che il piccolo Mini Basis ha permesso di ascoltare parecchie differenze tra i vari sistemi usati: e questo mi pare un indice di eccellente qualità sonora.


 
La convivenza con questo pre-fono è durata a lungo; più di due mesi durante i quali ho potuto sperimentare tutti gli abbinamenti possibili sia con testine e giradischi di mio possesso, che di altre persone. Il pre-fono ha poi fatto qualche passeggiata fuori casa, quando non era possibile avere a disposizione il set-up analogico in casa mia. E dopo questo lungo periodo di convivenza (che avrei volentieri protratto più a lungo) posso senz’altro affermare che si tratta di un pre-fono molto interessante. Non ha particolari caratterizzazioni, ma ha invece un suono equilibrato, con anche un eccellente grado di raffinatezza che in altre realizzazioni di pari costo non ho trovato. E questa è la cifra che lo contraddistingue.

Consiglierei di non perdere troppo tempo con piedini e disaccoppiatori vari perché non sembrano essere particolarmente influenti. Piuttosto consiglio, viste le ottime prestazioni all’ascolto, di porre attenzione al cablaggio. Conviene cambiare il cavo di alimentazione standard? Si. Già la sostituzione con un economico Black Noise Jocker (in un bel colore viola) dal costo di soli 50 € si ottiene qualche miglioramento nella restituzione della scena. Con un Acrolinc da 350 € le cose migliorano ancora un po’ su tutti i fronti.

Eventualmente c’è l’opzione del cavo di alimentazione offerto dalla stessa ASR, l’Active Magic Cord (costo 651,00 €); val la pena usare questo cavo che costa il 60% del pre-fono. Forse si; piuttosto che tentare il cambio del pre-fono, si può cercare di affinare ulteriormente le sue capacità soniche attraverso questo cavo che ho avuto in prova (anzi, ce l’ho ancora e forse ne scriverò qualche nota più esaustiva) e che ho utilizzato con tutti i componenti del mio impianto, ottenendo invariabilmente sempre lo stesso risultato. Una sensazione di maggior pulizia, con qualche dettaglio in più che pare uscire da un maggior silenzio.

Per finire, consiglio di ascoltare senz’altro l’apparecchio e di tenere da parte una cospicua somma da spendere successivamente. Per cosa? Ovviamente per i tanti LP che vi verrà voglia di comprare.

Prezzo Euro 1.140,00
Dotazione: imballo, manuale di istruzioni, pre-fono, cordone di alimentazione, set di pulizia cabinet
Produttore ASR Audio Systeme Friedrich Schäfer, Germania, http://www.asraudio.de
Distributore per l’Italia NABLA s.r.l., Roma, http://www.nabla.it


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