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ROMA HI-END 2008, di Paolo di Marcoberardino
Qualche foto e considerazioni di prassi,
con una premessa che questa volta ritengo utile e forse degna di
approfondimenti.
La sesta edizione del Roma hi-end è passata da poco, e come ogni
volta a prescindere da ciò che si è visto ed ascoltato,
si può sempre fare un punto della situazione sul mercato ed i
soggetti che vi operano.
Mai come questa volta, ritengo, è necessario farlo, ed
andrò rapidamente al punto.
Non credo di rivelare nulla di inaspettato e non me ne voglia il buon
Zaini (l’organizzatore), se affermo che questa edizione mi è
parsa sinceramente meno “dotata” di quelle precedenti, rilevando non
poche defezioni, alcune salette inutilizzate, ed altre occupate
addirittura da operatori del settore dell’usato in luogo di importatori
e distributori di prodotti nuovi. Ritengo tale circostanza non proprio
positiva, non tanto perché il settore dell’usato sia da non
incoraggiare (io stesso ne ho attinto a piene mani in passato), quanto
perché ritengo poco consona la coesistenza nello stesso evento
di entrambe le tipologie di operatori più che altro per rispetto
nei confronti di quelli che dimostrano prodotti nuovi.
Credo e spero di essermi spiegato.
Indubbiamente, a mio avviso, hanno sfavorevolmente inciso alcuni
fattori contingenti, primo tra tutti il notevole agglomerarsi nel
periodo autunnale di un congruo numero di manifestazioni similari, dal
Top Audio della settimana precedente al prossimo Sintonie (che quando
sarà pubblicato questo reportage si sarà già
svolto) per arrivare a quella organizzata dalla rivista Fedeltà
del Suono in quel di Terni nel prossimo mese di novembre.
Gioca anche a sfavore un congiuntura economica preoccupante, che forse
potrebbe anche scalfire questa volta il settore di lusso (perché
tale è) dell’hi-end, e portare i suoi tradizionali clienti ad
avere una maggiore morigeratezza ed attenzione negli acquisti. Dico
ciò, sottintendendo chiaramente che la fascia media di prodotti
ed acquirenti è decisamente asfittica sul nuovo, muovendosi
quasi del tutto sul mercato, anch’esso attualmente piuttosto fermo,
dell’usato, e quella bassa non viene generalmente presa in
considerazione, tenendo forse erroneamente lontani i potenziali
acquirenti, magari giovani, che un domani potrebbero maturare sia
economicamente che in senso audiofilo e quindi commerciale.
Vedo insomma una età media del cosiddetto zoccolo duro sempre
più alta, ed uno scarso ricambio generazionale nella fascia di
pubblico interessata, e nulla all'orizzonte che possa invertire questo
trend.
Alcuni espositori presenti nelle scorse edizioni non c’erano affatto, o
erano in esposizione statica nella sala grande; pochissime le
novità, i prodotti nuovi, le facce nuove.
Tra me e me, nel fare foto, ho addirittura pensato che in alcuni casi
avrei potuto utilizzare quelle dello scorso anno.
Parlando con più di un operatore ho avuto il netto sentore di
aria di smobilitazione, e di un atteggiamento tipico di chi ritiene
inutili investimenti sia di energie che economici in un settore che
appare in chiara involuzione.
Che dire, vorrei poter fare tutt’altre considerazioni, ma la mia
impressione è questa.
Nella migliore delle ipotesi, e voglio pensare che sia cosi, viviamo
una fase di transizione, soprattutto tecnica oltre che di mercato, che
potrebbe presentare una qualche possibilità di recupero di
cospicue fette di fruitori evoluti di musica, nel momento in cui
sparirà definitivamente il diaframma che oggi separa il
mondo audiofilo dall’universo di coloro che utilizzano musica senza
supporto, ossia file musicali.
Ciò perché, a mio parere, se e quando ci sarà una
cospicua offerta delle majors dei loro cataloghi sia di musica in prima
uscita che del repertorio passato su file audio di qualità,
ossia senza compressione alcuna, credo che il mercato, come ai tempi
del vinile, uniformerà il “mezzo” di fruizione permettendo
quindi un ritorno ad un mercato meno settario e più ampio ed
universale.
Ci sono indubbiamente notevoli problemi di tutela dei diritti, dovuti
al fatto che la musica su file può essere si acquistata, ma
anche duplicata e diffusa con mezzi illeciti, ma sono convinto che il
futuro sia questo.
Insomma, qualcosa dovrà pur succedere, e forse oltre ad
utilizzare i nostri vecchi supporti, potremo utilizzare “musica
liquida” non compressa (con la possibilità addirittura di poter
disporre in casa di un master digitale o quasi) e quindi di fruire
musica in modo del tutto omogeneo.
Questo potrebbe riavvicinare un pubblico di massa a prodotti di
qualità, cosa che oggi non avviene affatto.
Detto questo, la rassegna in argomento, che voglio sottolineare
è e rimane l’unica che si svolge nella capitale, mi ha dato
l’impressione di riflettere questo momento che se anni fa poteva
sembrare statico, oggi pare realmente in ripiegamento.
Restano intatti comunque i meriti di chi l’ha organizzata, non essendo
certamente ascrivile alla volontà di Stefano Zaini quanto appena
detto, ma forse sarebbe utile in un momento come questo una
riconsiderazione di alcuni aspetti della manifestazione, perché
forse in fasi come queste è sempre necessario avere un approccio
maggiormente dinamico ed innovativo, per quanto possibile.
Un plauso anche agli espositori, nonostante tutto, che hanno offerto
anche in tale evento ai convenuti spunti interessanti e sempre
piacevoli da analizzare.
Vediamo cosa c’era:
Sala PFA2-Audiofile Sound
Quest’anno l’importatore di marchi prestigiosi condivideva la sala,
ahimè sempre troppo grande, con Pierre Bolduc, che vi ha
effettuato un buon numero di dimostrazioni, particolarmente votate
all’ascolto di supporti registrati senza compressione dinamica, oltre a
nastri d’epoca letti con un bel Nagra vintage.
Non sono mancati alcuni spunti interessanti, particolarmente sulle
tecniche di registrazione e sull’attenzione che dovremmo prestare alla
timbrica degli strumenti, talvolta alterata proprio da
difficoltà dinamiche che gli impianti o le registrazioni stesse
possono presentare.
Le Magneplanar in dimostrazione erano le 20.1, con una eccellente
sorgente digitale Goldmund Eidos 36, preamplificazione
Conrad Johnson (Act2 e Tea1) ed un finale Mc Cormack DNA 500, che a mio
avviso ha dimostrato in modo sorprendente di saper pilotare i difficili
diffusori con grande impeto e dinamica, il tutto ovviamente rapportato
a ciò che le Maggies possono fare in un ambiente cosi grande.
Devo dire che è uno dei pochi finali a stato solido che mi sono
sembrati adatti per questi pannelli.
Timbrica comunque come al solito molto brillante e dettagliata, con
qualche normale incongruenza di immagine, soprattutto se ci si
posizionava troppo vicino ai diffusori, ma comunque molto estesa in
profondità, suono estremamente pulito e sufficientemente corposo
e dinamica questa volta apprezzabile.

preamplificazione
Conrad Johnson
Ecco
le Magneplanar 20.1
Per
la serie non molliamo mai, ecco a destra il lettore magnetico
Nagra.
Sala Audio Reference
Grande sfarzo e disponibilità di potenti mezzi messi ai
disposizione dall’importatore, con un trittico di diffusori, Proac D
38, Gryphon Atlantis e le olandesi Final 600i.
Elettroniche a profusione Gryphon, Aesthetix, Pass e Bryston, sorgente
analogica Sme con braccio 312 e testina Clearaudio Stradivari.
Il tutto non mi ha mai convinto appieno, sicuramente per alcune
immancabili ed evidenti criticità dell’ambiente (dietro al
diffusore sinistro c’era una porta antipanico aperta mentre dietro al
destro ce n'era una chiusa, quindi vi lascio immaginare cosa poteva
uscire fuori, soprattutto con le elettrostatiche …), ma anche ritengo
per una scarsa attenzione alla interfacciabilità tra i vari
componenti (non avrei mai messo una Clearaudio in quel sistema, per
esempio).
Le Final erano veramente eccessive nella caratterizzazione sul medio
alto, e le Proac avevano una gamma alta onestamente sopra le righe.
Interessanti, molto, i diffusori Gryphon, dotati di un corpo ed una
musicalità eccellenti, hanno lasciato intravedere grandissime
potenzialità, a costi purtroppo stellari (26.400 euro).

La saletta, con i tre
diffusori in dimostrazione.
Pre linea e finale
stereo ibrido Atlas (9.360 euro) della Aestetix in
esposizione statica.
Una
delle
configurazioni elettroniche, con nell'ordine il lettore
digitale Gryphon Mikado (13.120 euro), seguito da quello della Bryston
(3.140 euro), di seguito nuovo pre linea XP 20 (9.410 euro) e fono Pass
(4.845 euro).
Sala Di Prinzio
La sala della Verità.
Ebbene si, Mino Di Prinzio e Nicola con il loro “Mi-Ni Sound” hanno
fatto il passo e sono usciti dall’antro abruzzese (per modo di dire,
Mino potrebbe ospitare nel suo negozio una Compagnia del Battaglione
San Marco) per far ascoltare uno dei loro sistemi custom, credo il
più piccolo o comunque uno dei meno impegnativi dal punto di
vista fisico.
L’impianto “di contorno” era di elevatissima qualità, costituito
da una sorgente digitale due telai della MBL (Meccanica 1521 e
Convertitore 1511), analogica Acoustic Solid dotata di due bracci (
Graam 2.2 con Zyx Airy 3L ed Ortofon 301 con Koetsu Urushi gold),
amplificazione costituita da un pre Audio Note M7 e finali Mactone MS
300b e MH 300b utilizzati in biamplificazione passiva.
Il diffusore in argomento era costituito da un sistema a tre vie, con
crossover esterno, utilizzante un woofer Supravox ed un driver dei medi
TAD TD 4001 caricati a tromba ed un Tweeter Pioneer ET 703.
Che dire, fatte le dovute solite considerazioni su un ambiente
infelice, e sul fatto che per un diffusore a tromba ad alta efficienza
è sempre necessario un lavoro preventivo di affinamento in
ambiente laborioso e delicato, che invece in tale occasione è
stato fatto, pur in modo strumentale, in maniera inevitabilmente
frettolosa ed incompleta, ho fatto veramente fatica ogni volta ad
uscire dalla sala, tanto era il piacere d’ascolto.
E quindi la sala della Verità, della Verità sonora, ossia
di un sistema fatto per suonare in modo vero, nel modo vero in cui
suona un sassofono dal vivo o una cantante il cui acuto finalmente non
si strozza sul più bello.
Certamente il tutto era ed è migliorabile, ma la base di
partenza, essendo fonte di Verità, sembra non avere limiti.
C’era una gamma bassa non profondissima e talvolta timida, circostanza
sulla quale Mino Di Prinzio ha già ampiamente fornito
chiarimenti in loco e successivamente sul nostro forum, ma c’era anche
una coerenza di emissione rarissima in tale tipo di sistemi, una gamma
media trasparente e con molta risoluzione, anche questo non usuale sui
sistemi a tromba, ed una musicalità convincente.
Splendida con alcune incisioni l’immagine, quasi sempre svincolata
dalle trombe veramente ben realizzate, e spesso presente quella dote
che, forse unica, riesce a creare una vera sinergia tra impianto ed
ascoltatore, ossia l’emozione.
Per chiudere (ma vorrei continuare a lungo), prendendo spunto da un
vecchio articolo del Direttore su un Suono di parecchi anni fa
(evidentemente mi è rimasto in testa …) nel chiedergli scusa per
il plagio, finirei con un:
“non vi ho parlato della dinamica: ma vogliamo scherzare ?”.

Eccoli: diffusori, impianto, ma soprattutto Mino e Nicola.
Particolare
della tromba dei medi, direi molto ben realizzata, con
audiofilo curioso d'ordinanza (vabbè, qualche volta lo faccio
anche io…).
Vista
d'insieme del diffusore, il cui costo è attestato sui
34.000 euro. Essendo un prodotto fatto su richiesta, immagino che possa
prevedere l'uso di legni o finiture diverse.
Sala The sound of the valve
Anche in questa occasione, Stefano Zaini, nella consueta plurima veste
di organizzatore/importatore/costruttore/dimostratore, ha presentato i
suoi diffusori tanto singolari quanto efficaci, questa volta
egregiamente amplificati da un integrato Etalon Origo, da una
quarantina di watt.
Il diffusore quest’ anno presentava la novità dell’adozione di
un “misterioso” tweeter a ioni (posizionato in maniera un po’
“posticcia”), che indubbiamente ha conferito al tutto un considerevole
apporto di apertura in gamma alta, che forse in passato poteva essere
l’unico vero difetto ascrivibile al prodotto.
La natura del diffusore in sé, però, mi è parsa un
pochino snaturata, avvicinandolo dal punto di vista timbrico un po’ a
prodotti più convenzionali non ad alta efficienza (leggetelo
come un complimento oppure no, fate voi).
Sempre considerevole la dinamica ed il livello indistorto emesso,
favoriti entrambi a mio avviso dall’interessante integrato a stato
solido molto musicale ed energico, per un suono sempre avvincente e
piacevole.

Ecco i diffusori di Zaini, dall'aspetto futuristico/aereonautico.
Questo è l'integrato Etalon, molto interessante.
Sala Tektron – HRC
Erano in dimostrazione l’integrato Tektron utilizzante il push-pull di
2A3, da 12 watt, che pilotava delle Klipsch Heresy “smembrate”, ossia
con la sezione medioalta tolta dal mobile, opportunamente risigillato,
ed inserita con un supporto sopra il mobile stesso (dalla foto il tutto
è sicuramente più comprensibile), che quindi finisce per
ospitare solamente il woofer.
Tale modifica viene di sovente fatta dagli amanti del marchio,
soprattutto negli States, venendogli riconosciuto un miglioramento
delle prestazioni generali del diffusore individuabili in particolare
in un minore grado di colorazione ed una accresciuta ariosità,
soprattutto per quanto concerne l’immagine meglio svincolata dagli
altoparlanti stessi (difetto talvolta riconoscibile in alcune Klipsch,
a mio parere).
Erano inoltre in uso i cavi della HRC in rame argentato.
Il tutto suonava direi molto bene.
Ecco la Klipsch “Abarthizzata” (chissà cosa avrebbe detto “il
colonnello”).
Integrato con le 2A3.
Sala HI FI Center
La sala dello splendore.
Troneggiavano, purtroppo in una delle sale più piccole, le
meravigliose MBL 101 nella nuova versione mkII (da quanto mi è
riuscito di sapere con alcune modifiche al filtro crossover), pilotate
questa volta da elettroniche Norma e da due sorgenti digitali, il Norma
Revo ed il Sigma Rise, il tutto collegato con i cavi cableless.
La novità, per quanto mi riguarda, era la dimostrazione di
questi impegnativi diffusori (per effetto della bassissima efficienza)
non con finali MBL, come invece solitamente avviene.
Devo dire che i mono Norma, in numero di due per canale in
configurazione di bi-amping, hanno svolto il lavoro in maniera
più che egregia, dando al diffusore una connotazione forse
appena meno calda ed affascinante sul medio, ma più neutra e
forse più fedele.
Dettaglio come al solito da brivido, e sensazione di naturalezza e
musicalità per alcuni versi irraggiungibili da qualsivoglia
diffusore tradizionale, unite ad una collocazione spaziale di strumenti
e voci decisamente veritiera, più che verosimile.
Sorprendente anche il lettore digitale della Norma, in grado di tenere
testa in modo dignitoso alla estrema qualità dei diffusori,
anche se scontava in maniera piuttosto evidente le differenze
prestazionali con il più sofisticato e performante Sigma, come
è normale che sia.

La
sala, molto intima e ben suonante.
Particolare
dei driver omnidirezionale delle MBL 101.
Lettore
digitale Sigma Rise, veramente sorprendente.
Sala AAAVT
Quest’anno erano in dimostrazione oltre ai consueti e sempre in
evoluzione, nel tipo e numero di modelli, amplificatori cinesi, anche
tre modelli di diffusori realizzati dal marchio con progetto costituito
da componentistica proprietaria, ossia da altoparlanti di fabbricazione
made in China costruiti su specifiche.
I tre modelli come si evince dalle foto sono tutti da pavimento, con
uno sviluppo in altezza abbastanza pronunciato, uno dei quali
utilizzante un monovia.
Ho ascoltato troppo poco un paio di configurazioni per poter esprimere
una impressione sensata, rilevando comunque un suono sempre piacevole e
corretto, con forse qualche leggere tendenza del diffusore più
grande ad enfatizzare la gamma medio bassa, probabilmente per problemi
ambientali o anche per una certa connotazione propria dell’ampli che lo
pilotava.
Lo sforzo profuso comunque si percepiva, sia nelle finiture che nella
realizzazione complessiva, per un costo che nel peggiore dei casi per
l’acquirente non dovrebbe superare i 4.500 euro.

Questo
è il diffusore monovia, rifinito in un bel laccato nero.
Quest'altro
è il modello più grande.
Sala Nightingale
Quest’anno la sala presentava la novità del preamplificatore PTS
03, interamente alimentato a batterie non ricaricabili (mentre lo sono
quelle adibite all’alimentazione dei servizi), la cui durata viene
stimata in circa 8 anni di uso normale.
Tra le varie caratteristiche il preamplificatore presenta la
possibilità di variare il guadagno, e l’adozione di un doppio
triodo E88CC per canale.
Invariata rispetto alla scorsa edizione, la presenza dei diffusori
Concentus e del finale in due telai Gala, coadiuvati da un lettore
digitale Sony e questa volta da un giradischi EMT utilizzato
esclusivamente da Marco Benedetti per il suo “Valzer delle testine”, di
cui parlerò più avanti.
Da quanto ricordo della performance dello scorso anno, che mi piacque
molto, devo dire in tutta onestà che non ho rilevato particolari
differenze con l’adozione del pre (allora veniva utilizzato lo stadio
d’uscita variabile del lettore Sony per pilotare direttamente il finale
Gala), forse addirittura avendo la percezione di una minore
velocità e dinamica.
Sarebbe da approfondire.
L’impianto ha comunque fornito ancora una volta una prova
veramente convincente e meritevole di plauso, soprattutto per una bella
gamma media, molto raffinata come si conviene a stadi finali
utilizzanti la valvola 300b, ed una sensazione di coinvolgimento e
piacere d’ascolto sempre degni di nota.

Ecco
il preamplificatore con alimentazione a batterie. Quelle deputate
all'alimentazione del circuito sono quelle al centro, agli ioni di
litio, mentre ai lati vi sono dei modelli di tipo ricaricabile per i
servizi. I due doppi triodi sono quelli in fondo al circuito.
L'impianto
in dimostrazione, del tutto uguale a quello dell'anno scorso
(pre escluso)
.
Sala Bartolucci trasformatori
La sala esponeva i celebri trasformatori di uscita per finali valvolari
e di alimentazione, con in dimostrazione un impianto dotato di
diffusori Tannoy Little monitor gold ed una amplificazione
autocostruita con, per l’appunto, i trasformatori in argomento.
Purtroppo ogni volta che andavo non suonava nulla.
Eccoli.
Sala Audio Azimuth
Come lo scorso anno, c’erano le Stirling Broadcast LS 3/5a V2, questa
volta amplificate da un integrato di scuola inglese, il LFD integrated
zero LE mkIII, oltre ad altri marchi in forma statica, come le
interessanti elettroniche Red Wine Audio (che nomi ragazzi …).
Costi medi e qualità molto alta, pur con le dovute limitazioni
sonore imposte da un minimonitor.
Eccoli
qui, classico tra i classici sempre uguali e sempre ben
suonanti.
Sala Classic Stereo
Si tratta di un operatore del settore usato denominato “Classic
Stereo”, che ha esposto in dimostrazione alcuni prodotti da vendere.
Al momento in cui sono entrato erano funzionanti una sorgente digitale
Rega, un pre Audio Research SP 14 ed un finale a stato solido D400 MKII
della stessa Casa che pilotava un paio di Eminent Tecnology, mi pare
fossero le LFT-3.
Suono eccellente, all’altezza più o meno di prodotti top
odierni, ma già lo sapevamo.
(non ditemi che non lo sapevate …).
Impiantone
di una volta.
Sala Audiosophia
I simpatici espositori in una saletta veramente angusta avevano stipato
un discreto numero di diffusori ed elettroniche, del marchio italiano;
al momento della mia visita funzionavano i diffusori B2 pilotati
dall’integrato 3030A (1.200 euro) ed il loro convertitore DA20.
Prezzi modici, ma suono corretto e piacevole, pur con qualche
scarnificazione, se mi passate il termine, del messaggio sonoro.
Bella la sensazione di spazialità, nonostante l’ambiente
angusto, tipica di minidiffusori ben progettati.
Ho
ascoltato quelle piccoline in primo piano, in vendita a 1.800 euro
la coppia (mi ha sempre fatto ridere “la coppia” … ma perchè ne
posso comprare anche solo una ?).
Sala Alchimie Musicali
Il negozio romano noto a molti appassionati ha realizzato una
dimostrazione di prodotti del distributore Suono e Comunicazione, e
pertanto eravamo in presenza di elettroniche BelCanto, sorgente
digitale compresa, con diffusori Gemme Audio Tanto V2, oltre ad altri
prodotti in forma statica, perlomeno quando ero li, tra i quali un
lettore digitale Naim e un Rega P7.
Il suono mi è parso molto corretto, soprattutto dal medioalto in
su con una bellissima percezione di spazialità, mentre ho avuto
l’impressione di qualche colorazione sul medio basso, probabilmente
dovuta all’ambiente, ed a tratti una sensazione di suono un po’
“artefatto”, pur molto piacevole.
Parata
di elettroniche BelCanto.
Questo
è l'interessante diffusore Gemme.
Sala Tangerine Tech
Sala anch’essa minuscola, piuttosto interessante non tanto per la
presenza di un impianto stratosferico (direi sprecato visto
l’ambiente), costituito da pre Spectral e finali mono MBL 9008A,
diffusori Thiel CS5i (posso dire mitici ?), che in quel contesto era
“di contorno”, quanto per il prodotto in dimostrazione costituito da un
pacchetto software denominato AD Charon di correzione ambientale,
frutto della elaborazione del software dopo una rilevazione in ambiente
per mezzo di un microfono in dotazione.
Oltre a ciò era in funzione un convertitore D/A Jakob Ludwig Dac
1, di costo oserei dire più che faraonico (mi è sembrato
di capire trentamila cucuzze, detto in volgare), che può
ovviamente funzionare a valle sia di una meccanica di lettura che di un
Pc utilizzante il software di cui sopra con file musicali.
Il dimostratore si impegnava in continuazione a fare la commutazione
tra senza e con il correttore ambientale, non individuando
personalmente peggioramenti qualitativi eclatanti con il software
funzionante, il che è già un buon successo; indubbiamente
gli effetti si sentivano sull’aspetto timbrico, con modifiche positive
in quell’ambiente cosi disagiato.
Erano anche presenti dei mini diffusori amplificati Fostex, molto
economici, che ovviamente anche con il pacchetto di correzione non
potevano lontanamente suonare come il maxi sistema di cui sopra.
Comunque approccio molto interessante e decisamente da
approfondire.

Ecco
l'impiantone, con al centro il DAC sopra il lettore due telai
Spectral mentre a sinistra c'è un portatile Mac con il software
in uso.
Questo
in primo piano è il DAC, mentre sul portatile si
può intravedere la schermata con la rappresentazione
dell'equalizzatore ed il suo intervento sulle varie frequenze.
Come di consueto in questa edizione si sono succedute più
dimostrazioni presso varie sale, a cura di Marco Lincetto per Velut
Luna, Giulio Cesare Ricci per Fonè, Pierre Bolduc per la rivista
Audiofile Sound, quest'ultimo in pianta stabile presso la sala
condivisa con PFA2, come sopra già descritto.
Nel caso della Velut Luna, oltre alle consuete dimostrazioni delle
recenti incisioni effettuate dall'etichetta, con questa volta
particolare attenzione destinata all'ultimo disco di Eugenio Finardi
“Il cantante al microfono”, Lincetto ha effettuato con uno dei suoi
artisti in catalogo, il pianista Oscar del Barba, una performance live
con una tastiera elettronica direttamente collegata al sistema di
Zaini/TSOTV
Conoscete
una sorgente migliore ?
Presentatore
ed artista tutti e due in nero …
Anche quest'anno, inoltre, si è tenuto il cosiddetto “valzer
delle testine”, a cura di Marco Benedetti, apprezzatissimo giornalista
della rivista “Audioreview”, il quale ha portato presso la sala
Nightingale il suo EMT con un congruo numero di testine provate in
successione.
Purtroppo nella prima giornata la sala era veramente strapiena, ed ho
resistito non più di una ventina di minuti, in tempo per
ascoltare qualche testina.
Iniziativa interessante ed istruttiva, grazie anche alla notevole
competenza del promotore, anche se l'atmosfera talvolta sembra un po'
“convivio segreto di Druidi in una notte di plenilunio”, nonostante gli
avvisi sdrammatizzatori di Benedetti.
Interessante come in tali occasioni i giudizi, sempre a mio avviso
troppo drastici, siano spesso in contrapposizione tra loro, segno
inequivocabile che o qualcuno non ci sente bene oppure che l'hifi
è puramente soggettiva.
Propendo per entrambe le ipotesi.
Eccolo
qui, con papillon d'ordinanza.
Per finire, un po' di foto qua e là e …. alla prossima.
Stand
Fonè.
Sempre
Fonè, con il vino prodotto da Ricci (non sarà
merito anche di questo se realizza dischi cosi belli ?).
Impianto
“open”, ossia situato non in una saletta ma in uno spazio
adiacente il corridoio, con un integrato valvolare Vitro Cantus,
modello Carillon.
Niente male, mi è sembrato.
Nuovi
cavi di alimentazione entry level della Systems and Magic,
multicolorati.
Quello
sotto al filtro usuale, è un prototipo di filtro di rete
in fase di realizzazione, che come anticipatomi da Roberto Amato non
utilizza una rete passiva bensì un circuito attivo a stato
solido, e dovrebbe essere concepito come un filtro “totale”, ossia a
monte dell'intero impianto.
Stand
Nadir.
Stand
Audio Logos, che di recente ha smesso di importare e distribuire
i prodotti giapponesi Audio Tekne, e si è messa a realizzare una
linea di prodotti propri.
Audio
Mondo quest'anno presentava i suoi marchi in forma statica.
Stand
Tektron, con valvole per tutti i gusti (ma non per tutte le
tasche, oramai …).
Elettroniche
Am Audio. Mi è incomprensibile come questo
costruttore italiano peraltro capace di sfornare prodotti interessanti
si ostini a non farli ascoltare nelle mostre del settore.
Anche
Imago quest'anno esponeva soltanto.
Stand
Velut Luna.
Sound
e Music con i suoi preziosi vinili.
Pierre
Bolduc tra le sue riviste.
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