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numero 31
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Giradischi KUZMA STABI S con braccio Kuzma Stogi S e testina Kuzma KC3 di Domenico Pizzamiglio


Sito del produttore www.kuzma.si

Distribuito in Italia da Audio Lyric – Modena

Costo: 2.700,00 € giradischi, braccio e coperchio – 1.000,00 € Alimentatore PS – 1.900,00 € testina KC3






Questa volta sono in terra di Slovenia per la prova di questo set-up analogico completo di casa Kuzma. Lo so, qualcuno dirà che questo giradischi è già stato provato tante volte. Però in casa mia ancora non era giunto e quindi, visto che mi è stato proposto di provarlo, perché rinunciare di esprimere la mia opinione? Non è vincolante, sicuramente; ma sarà una voce in più. E poi la testina è alla sua prima prova d’ascolto.

Penso che ormai Kuzma non abbia bisogno di presentazioni. E’ marchio noto, anche se poco presente, rispetto ad altri, negli impianti italiani. Forse perché di Kuzma viene subito in mente il modello top Stabi XL con il suo braccio recentemente upgradato Air Line i cui costi lo pongono in una condizione di non facile “papabilità” per i più.

Diverso il discorso per questo Stabi S che si trova in una fascia di prezzo media e che ha un suo ben preciso senso in questo mercato, sia per come è fatto, sia per la possibilità di espanderlo.






Come si vede dalle foto, il telaio del giradischi Stabi S è costituito da quella specie di “T” in metallo, finemente satinato, nella quale è inserita la sede per il perno del contropiatto e la sede per il braccio. Tre O-ring costituiscono una sorta di disaccoppiamento dal piano di appoggio per questo giradischi che di fatto è a telaio rigido. La trazione è assicurata dalla cinghia che viene agganciata alla puleggia presente in cima al motore (che resta discosto dal telaio ad una distanza prestabilita, calcolabile a mezzo di una apposita dima) e che gira poi intorno al contropiatto metallico dotato di un lungo perno che va ad inserirsi nell’apposito alloggiamento nel quale è presente la giusta quantità di lubrificante fornito dal produttore. La lavorazione del perno e del pozzetto appare molto precisa. Il braccio Stogi S è un “semplice” unipivot; una volta appoggiato sul pivot, il bordo esterno sotto il perno viene a contatto con l’olio presente nella sottostante vaschetta al fine di ottenere il corretto smorzamento. Il cavo viene fornito in dotazione. Infine c’è il piatto, piuttosto pesante e ben lavorato che ha sulla sua superficie una resina gommosa che fa in modo che il disco non scivoli una volta che viene posto in sede. Finisce il giradischi un piccolo clamp, con O-ring che ne permette una più facile presa ed il coperchio invero piuttosto “strano” ma congeniale al sistema. Il costo dell’insieme giradischi/braccio/coperchio, è di 2.700,00 €.



Una finezza, ma degna di nota: il piatto, come detto, ha la parte superiore leggermente appiccicosa e lasciando il giradischi libero, senza coperchio, la polvere potrebbe depositarsi sul piatto, vanificando in parte la funzione del materiale gommoso. Ditalché Kuzma fornisce un leggerissimo tappetino protettivo di colore verde che serve proprio ad evitare che il piatto si riempia di polvere. A volte non si ha voglia di mettere il coperchio e questa soluzione è senz’altro più rapida.

Vi sono poi due basette che è possibile acquistare separatamente; una basetta di MDF nero piuttosto piccola e quella che mi è stata portata insieme con il giradischi, in acero della Slavonia e dal costo di 220,00 €. La basetta ingentilisce ulteriormente l’estetica dello Stabi.

Insieme con il giradischi, mi è stata fornita anche la testina K3 di chiara derivazione ZYX e dal costo, forse non del tutto allineato con il giradischi, di 1.900,00 €. Si tratta di una classica MC a bassa uscita che sembra lavorare molto bene sul braccio in dotazione che ad onta di una apparente economicità (intesa in riferimento al prezzo di vendita) invece non crea problemi di funzionamento e mette in condizione la testina di tracciare senza difficoltà e di portare la frequenza di risonanza del sistema braccio testina intorno ai 10 Hz (disco Ortofon).

La valutazione sulla correlazione con il costo della testina, però, si modifica quando viene inserito l’alimentatore PS con cordone di alimentazione separato che Kuzma può fornire a richiesta e che da solo costa 1.000,00 €. In questo caso il costo di giradischi, braccio, superalimentatore e basetta, sfiora la cifra di 4.000,00 €. In pratica ci troviamo al cospetto di un giradischi solo in apparenza molto semplice, ma che di fatto è ampiamente implementabile, ovvero una buona base che può diventare anche un “centro” per accogliere due bracci, magari con due testine diverse sia per tipologia (una MM e una MC) che per qualità.



Dico subito che la prima prova fatta, giusto per sgombrare il campo, è stato verificare l’intervento delle due alimentazioni; al confronto fatto, evidentemente e come è anche auspicabile visto il costo in gioco, l’alimentazione PS  è superiore all’altra. Non apporta modifiche timbriche, ma amplia principalmente la scena (già buona nella configurazione base) ed allinea il basso che così diventa da giradischi “grande”. Pertanto, l’alimentatore standard ha preso la sua buona dose di polvere, mentre quello implementato è stato spolverato quotidianamente mano a mano che la prova proseguiva.

Il confronto nel mio impianto è stato fatto con il mio attuale giradischi. Il Musical Life è partito per andare ad allietare l’impianto di mio nipote, mentre ora in casa staziona un DPS 2, con il fido braccio Mørch DP 6 dotato della più costosa canna “Precision” di massa media, ovvero Red. Come testina ho usato la Transfiguration Aria. Comprimarie una Lyra Dorian e una Wilson Benesch Ply.

Il resto dell’impianto è il seguente: pre-fono American Hybrid Technology –P Non Signature (settato con impedenza di carico per entrambe le testine a 100 Ohm – sia per la Transfiguration che per la Kuzma, mentre per la Lyra e per la Wilson Benesch è meglio stare un po’ sopra, direi 300 Ohm -, che è quella apparsa più corretta per non costringere le capacità dinamiche delle due testine, ottenendo una buona estensione verso l’alto), preamplificatore Lavardin PRE 6.2, amplificatore finale Spectral DMA 100S, sistema di altoparlanti Magneplanar MG 1.6, cavi custom, Audionote, Ecosse, Systems and Magic, filtro di rete e ciabatte multi prese Systems & Magic e cavi di potenza NBS Omega.

In tutta franchezza per il tempo della prova mi sono posto una domanda. Cosa faccio? Un doppio incrociato tra i due giradischi, riportando la sensazione tratta per ogni singolo disco con il mio giradischi e poi con il Kuzma o, dichiarato qual è il mio riferimento, tiro dritto per la mia strada e faccio un discorso globale sul Kuzma? La domanda è lecita anche perché mi è stato fornito un front-end completo e non scomponibile e quindi mi risulta difficile valutare l’intervento di ogni singolo componente (anzi, è assolutamente impossibile stabilire cosa attribuire alla base, al braccio o alla testina), mentre il mio set-up parte da un braccio e da una testina che già avevo, passando per l’acquisto di un giradischi di cui avevo letto cose positive.

Giusto per dare un parametro, quando è arrivato il DPS non ho capito bene cosa fosse arrivato in casa. Tutto suonava “strano”, diverso da prima. Il suono sembrava più tranquillo, quasi incorporeo ed impalpabile; rarefatto. Sino a che non ho comprato i Carmina Burana della Telarc nella nuova realizzazione su vinile pesante; da lì è partita una serie di ascolti con vinili piuttosto ricchi in dinamica e così mi sono reso conto che la dinamica non gli difetta manco per nulla. Semplicemente tutto il messaggio viene porto con una maggior naturalezza rispetto a prima ed ogni traccia di confusione latita nel modo più totale; ovvero pare che il vinile venga letto con una minor sforzo rispetto a quanto passato per casa negli anni passati, senza la benché minima caratterizzazione. Io definisco nefasto l’arrivo del DPS perché in un mesetto dal suo arrivo, ovvero giusto il tempo di capire come funzionava, ho comprato un centinaio di vinili nuovi e usati. Insomma, un altro viatico verso il lastrico sul quale mi troverò a breve se vado avanti così.

Quindi, detto questo, il set-up Kuzma poteva andare in questa direzione o tornare indietro, verso sensazioni più “immediate” e di impatto. E invece direi di no; la direzione è la stessa. Apparecchio di buona classe per lunga convivenza.

Scartato lo slalom parallelo che mi è parso poco sensato, mi sono concentrato sul solo Kuzma.

L’uso del Kuzma è semplice, sia operativamente che nell’utilizzo della sua funzione di riproduttore di segnale audio; si appoggia lo stilo sul solco e si inizia ad ascoltare senza grandi sensazioni che possano accalappiare al primo ascolto. Tutto appare conseguente, naturale. La dinamica c’è, la scena è eccellente, il timbro è convincente anche se tende ad essere un po’ ambrato. Non scuro, però. I particolari ci sono tutti, non ne manca nessuno e sono tutti al loro posto, ma come spesso ho pensato tra me e me, il mio set-up analogico è l’Arcimboldi mentre il Kuzma è “La Scala”. Una connotazione timbrica, leggera, che affascina; sicuramente godibile.

Alcuni piccoli particolari hanno attirato la mia attenzione; i tempi di attacco sono sempre veloci, come mi confermano anche i colpi di grancassa nell’Oiseau de Feu nella registrazione Telarc scampata miracolosamente alle centinaia di ascolti che ne ho fatto da quando l’acquistai nei primi anni 80. Ma la velocità è un parametro che esce anche nell’ascolto di Kind of Blue, soprattutto negli interventi delle spazzole sui piatti. Ma anche la batteria di Art Blakey di A night in Tunisia su Philips a registrazione diretta.

I decadimenti sono naturali: non si ha mai la sensazione di un depauperamento, soprattutto in gamma bassa dove questi Stabi S & Co offrono una prestazione veramente di buon livello, senza mai essere evidentemente sottrattivi in fatto di estensione, né confusi. Basta ascoltare dei concerti per contrabbasso (musiche di Vanhal e Urbanner su Telefunken) o i già citati Carmina Burana di Orff dove nell’In taberna si capisce chiaramente quando la grancassa viene “stoppata” con il classico colpo di mano del percussionista, senza che però il suono appaia troncato. Ma anche l’intera compagine d’archi nella Pizzicato Polka di Strauss nel doppio vinile registrato dal vivo a Vienna sotto la direzione di Boskoski ove i violoncelli e i contrabbassi non soffrono di alcuna forma di costipazione.

Le voci escono bene: a volte flautate, come se davanti a chi ascolta vi fosse un pubblico in carne ed ossa (e chi frequenta le sale da concerto sa cosa intendo). Che fossero Jessye Norman nei Vier letze Lieder di Richard Strauss, o il Kurt Equiluz del Bach di Harnoncourt (Messa in si-minore), o Mick Hucknall dei Simply Red (Picture Book), o Kurt Cobain o Sarah Vaughan, la sensazione è sempre stata di naturalezza.

La scena espande sempre piuttosto bene, anche se in tutta onestà devo riconoscere che con il mio front-end qualcosa di più si ottiene. Di positivo c’è il fatto che non è di quelle immagini piccole e puntiformi, ma è un palcoscenico piuttosto ampio; questa caratteristica potrei ricondurla alla testina perché ho avuto per un po’ di tempo una ZYX RS30 e ricordo l’impressione quando spostai la Dynavector D17/II per far posto a lei. Il palcoscenico si ampliò in tutte le direzioni, assumendo una prestazione, soprattutto in altezza, che con le registrazioni giuste permetteva di ingannare molto bene l’orecchio, avvicinando l’ascolto a sensazioni a me note (la nota cantoria che cito spesso).

La dinamica: ecco, qui l’unico parametro nel quale oggettivamente il mio front-end va sempre meglio del Kuzma che comunque senza un riferimento non oppone alcuna resistenza, alcuno stress all’ascolto. Con il riferimento accanto (il cui costo è peraltro maggiore rispetto a quello dell’apparecchio in prova), si percepisce che il Kuzma a volte ha alcune piccole compressioni, ma solo con alcune registrazioni particolarmente concitate soprattutto con grandi percussioni, come ad esempio la Sagra della Primavera diretta da Maazel per la Telarc, o negli attacchi meno netti del basso in Watermark di Enja o nella Fanfara dell’Uomo Comune di Copland su Christal Clear. Tuttavia, se non vi fosse un riferimento a fianco, la cosa si noterebbe meno. Sul resto della gamma permane una lieve sensazione di maggior naturalezza dinamica con il DPS, come mi confermano le voci. Ma, ripeto, è una sensazione che senza un riferimento pronto, lì al suo fianco, probabilmente non si noterebbe nemmeno.

Ovviamente un esempio pratico mi sembra d’obbligo; anzi, no, facciamone tre.

Scorrendo tra i titoli della discoteca ho estratto “La Creazione” di Haydn, nell’esecuzione di Karajan su DGG. Registrazione digitale degli anni ottanta. Nella parte iniziale, sorta di marasma nel quale si muove il mondo prima della creazione della Vita (la Creazione trae palesemente spunto dal libro della Genesi che tutti dovrebbero conoscere), l’orchestra si ripropone bene, ben dimensionata, ben timbrata. L’intervento del basso José van Dam, in “pianissimo”, è di buono spessore, con una sensazione di “presenza” fisica di tutto rispetto. Colpisce la nettezza del vibrato proprio della voce di Van Dam. Giunge poi l’intervento del coro che parte in “pianissimo”; in quel momento si cita la Genesi nell’episodio della creazione della luce, ed infatti sulle parole “e luce fu”, ovvero “und es ward Licht” (la Creazione è in tedesco), esattamente sulla parola Licht, il coro e l’orchestra tutta esplodono in un fragoroso fortissimo. Quel momento è stato restituito dall’insieme Kuzma con sicurezza, perentorietà, ma soprattutto una grande capacità di non lasciarsi sfuggire alcun particolare (rendendo ancor più giustizia alla monolitica direzione di Karajan). Molto veritieri i colpi di timpano che scandiscono il tempo delle battute sino all’attacco del tenore. La tinta leggermente ambrata di questo sistema ha fatto sì che gli ottoni non uscissero mai dai ranghi, mantenendo delle sonorità molto naturale; solo un nulla più scuri di quanto si potrebbe percepire in una buona sala da concerto.

L’ascolto di un vinile Telefunken con musiche per flauto di Hotteterre nell’esecuzione del Quadro Hottererre ha restituito dei flauti dal suono molto naturale, ricco di sonorità proprie degli strumenti a becco, con l’accompagnamento di un buon clavicembalo e di un altrettanto valido violoncello, riportandomi alla mente un concerto ascoltato anni fa in quel di Firenze proprio con musiche di Hotteterre.

Infine, la prova del nove, almeno per me. Orlando di Lasso, Missa Bell’Amfitrit’Altera, vinile Argo che a suo tempo ricevette anche la rosetta dalla Pinguin’s Record Guide. Tenendo il volume volutamente basso, proprio per approssimare una sensazione d’ascolto a me nota, io che notoriamente sto lontano dagli esecutori per godere al massimo degli ambienti nei quali le messe vengono eseguite (intendo nelle chiese) – o forse solo per sentire meno eventuali errori di intonazione, fonazione o di attacco – mi sono ritrovato a lasciar scorrere la messa in un sol fiato, con la corretta e speculare dislocazione del coro ad otto voci. Belle le voci bianche, leggermente meno affaticanti del solito. Buona la presenza delle voci più gravi.

Mi sono anche passato A new flame dei Simply Red, dove il basso presente nel brano If you don’t know me by now è stato molto fermo nell’intonazione, con il giusto attacco ed il giusto decadimento; come anche il basso di Telegraph Road. E poi, per mio sfizio, mi sono passato anche Janis Joplin, godendo di un buon palcoscenico e di una buona sensazione di suono live. E per non farmi mancare proprio nulla, pure la Winehouse, Mina, Sinatra e King Cole.

La semplicità strutturale del sistema Kuzma si trasforma poi in un’altrettanta semplicità di utilizzo, non già nel senso pratico, ma proprio nello svolgimento del compito di far girare un disco e di leggerlo al meglio. 

Posso sinceramente dire è che al prezzo della versione base che è di 2.700,00 € lo Stabi S ha un suo posto nel mercato; non credo sia necessario spendere obbligatoriamente 1.900,00 € per la testina perché la costanza di rotazione, l’insensibilità al piano d’appoggio, la sicurezza con la quale il braccio fa lavorare la testina sono certo prerogative che appartengono a base e braccio; e quelle restano, assicurando che comunque la testina sia posta nelle condizioni di lavorare bene, qualunque essa sia.

Il sistema completo come mi è stato fornito può senz’altro considerarsi un sistema definitivo per chi intenda “limitarsi” ad ascoltare bene i propri vinili; fatta salva la possibilità di montare un braccio di qualità superiore (ed in casa Kuzma, dove escluderei l’Air Line che mi pare fuori quota, vi sono altri due modelli) per ottenere ancora maggiore qualità. E poi resta il “fascino” dell’implementazione. Si parte con il giradischi con il braccio base e una buona testina; poi si può comprare un braccio di più alta qualità e passare quello in dotazione come secondo braccio; comprare poi una seconda testina di qualità maggiore ed infine sostituire l’alimentatore. Insomma, le possibilità sono molte e tutte da sfruttare.

Infine, la realizzazione è curata e la finitura è senz’altro molto buona. Dotarsi della bilancina elettronica è necessario perché il peso di lettura “lo si fa” senza riferimenti indicati sul contrappeso. Eccellente l’accessorio che ho potuto solo visionare ma che è un clamp con una serie di led incorporati che fungono da stroboscopio, così da poter effettuare una regolazione fine della velocità; per poter regolare micrometricamente la velocità si deve poi ricorrere a degli switch che si raggiungono svitando uno dei piedi dell’alimentatore ed attraverso una combinazione di posizioni di detti switch riportata da una “legenda” nel manuale di istruzioni.


LA PROVA NELLA PROVA: TESTINA KUZMA KC 3




Chi mi conosce giù immaginava che non avrei mai e poi mai resistito dallo staccare la KC-3 dal braccio Stogi S per passarla sul Mørch DP6 montato sul DPS 2 del quale qui c’è la foto; credo sia la prima volta in Italia che si parla di questo giradischi di produzione tedesca di concezione piuttosto originale e ben suonante che nella versione 3 era usato da Kondo San per le sue dimostrazioni.
La KC-3 è una testina di derivazione ZYX, come è peraltro visibile sia dalla confezione che dalla veste estetica della testina. Invece di usare materiali trasparenti o biancastri, in questo caso ci troviamo davanti ad un più anonimo corpo nero ingentilito da una mascherina azzurra.
La KC3, che nel catalogo Kuzma è superata dalla sola KC-4, è una MC classica, con una tensione d’uscita piuttosto bassa e dichiarata in 0,24 mV. L’impedenza di carico consigliata è di oltre 100 Ohm (io ho provato a farla lavorare anche a 50 Ohm e devo dire che non si perde molto in gamma alta, anche se oggettivamente i 100 Ohm mi sono parsi più congrui) e l’impedenza interna è di 4 Ohm; il cantilever – piuttosto corto - è in boro e lo stilo ha taglio Micro-Ridge. Le bobine ed il cablaggio interno sono in argento ed il tutto viene trattato criogenicamente a una temperatura di -190°. Il peso della testina, come ormai costume delle ZYX e dei loro derivati, è molto basso e si attesta a 5 gr. Il peso di lettura è di 2 gr. Il costo è di 1.900,00 €.
Come ho accennato nella prova del giradischi, il paragone tra il mio front-end analogico ed il front-end completo Kuzma sembrava uno scontro tra un teatro tipo l’Arcomboldi e uno tipo la Scala. La riproduzione dell’insieme Kuzma è ambrata, ma ora so inequivocabilmente che non è merito della testina, quanto degli altri componenti il fron-end.
La testina KC-3 montata sul Mørch DP6/DPS2 si è comportata molto bene.
Colpisce prima di tutto la facilità di tracciamento (questa impressione la scrivo perché non è stata solo mia, ma è un comportamento rilevato anche da amici e operatori passati per casa). Ed in effetti devo riconoscere che rispetto alle altre mie testine, sembra che tutto esca dall’impianto con una maggiore facilità e fluidità.
L’immagine è ampia, stabile, giustamente profonda. Il timbro è apparso naturalmente lucente, aperto in alto ma parecchio lontano dalla freddezza.
La dinamica è conseguente. Non si rilevano particolari mancanze.
Il basso turgido ma sempre a posto. Nessun eccesso e una grande sicurezza nel gestire il segnale, anche quando chiamata a leggere alcuni campioni del suono non proprio pulitissimo, come sono i Quadri di una esposizione nell’esecuzione di Maazel, su Telarc.
Una stranezza è l’impedenza di carico adottata. Con la mia RS30 dovevo arrivare a 500 Ohm per avere una risposta in frequenza giustamente estesa in alto, mentre con questa KC3 bastano 100 Ohm.
Naturali le voci; hanno il giusto corpo, la giusta presenza, la giusta collocazione nell’ambiente. Me lo conferma l’ascolto delle cantate dei componenti la famiglia Bach ante Johann Sebastian contenute in un cofanetto Archiv nell’esecuzione del Musica Antiqua Koeln diretto da Goebel. Ma anche il sempre valido Messiah di Handel diretto da Hogwood su Oiseau-Lyre.
Belli i legni, dotati della loro naturale lucentezza. I fiati sono giustamente aperti senza cadere nell’iperdefinizione.
L’orchestra sinfonica, che a mio avviso resta sempre lo scoglio maggiore da superare in un sistema analogico, esce magniloquente. Non manca alcunché. Riprodurre senza particolari difficoltà la Sinfonia delle Alpi di Richard Strauss (esecuzione di Karajan) non è propriamente una passeggiata.
Nel voler fare un paragone con quanto è passato per casa, direi che la Lyra Skala guadagna qualcosa in termini di focalizzazione della scena, ancor più discriminata; ma il costo della Skala è maggiore rispetto a quello della KC-3.
Insomma, siamo al cospetto di un trasduttore da lungo ascolto, ove il particolare è totalmente disgiunto dalla fatica di ascolto.
Mi sono passato tanti vinili durante la permanenza di questo sistema Kuzma, rimasto in casa per circa due mesi.
L’ascolto della testina sul mio giradischi si è protratto dopo che il giradischi Kuzma era tornato dall’importatore e quella testina è ancora sul fido Mørch; complice il silenzio dovuto ad una Milano in vacanza, ho potuto ascoltare per almeno due o tre ore tutte le sere, con la debita attenzione ed a volte con la totale disattenzione all’hi-end che un ascolto coinvolgente può comportare. Quando l’emozione ti fa dimenticare il mezzo, per giungere solo al fine, per me compare la Musica e l’impianto tutto assolve la sua funzione.
Questo a dire che questa testina Kuzma non deve essere relegata all’uso con i giradischi dello stesso marchio, ma può e deve lavorare anche su bracci e su buone basi giradischi di altri marchi.
Da prendere in considerazione se il budget è quello che avete stanziato per una testina di livello medio-alto. Saranno soldi spesi con coscienza e si sarà ripagati da lunghi ascolti di qualità.


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