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Giradischi
KUZMA STABI S con braccio Kuzma Stogi S e testina Kuzma KC3 di Domenico
Pizzamiglio
Sito
del produttore www.kuzma.si
Distribuito
in Italia da Audio Lyric – Modena
Costo:
2.700,00 € giradischi, braccio e coperchio – 1.000,00 €
Alimentatore PS – 1.900,00 € testina KC3
Questa volta sono
in terra di Slovenia per la prova di questo set-up analogico completo
di casa Kuzma. Lo so, qualcuno dirà che questo giradischi
è già stato provato tante volte. Però in casa mia
ancora non era giunto e quindi, visto che mi è stato proposto di
provarlo, perché rinunciare di esprimere la mia opinione? Non
è vincolante, sicuramente; ma sarà una voce in
più. E poi la testina è alla sua prima prova d’ascolto.
Penso che ormai Kuzma non abbia
bisogno di presentazioni. E’ marchio
noto, anche se poco presente, rispetto ad altri, negli impianti
italiani. Forse perché di Kuzma viene subito in mente il modello
top Stabi XL con il suo braccio recentemente upgradato Air Line i cui
costi lo pongono in una condizione di non facile “papabilità”
per i più.
Diverso il discorso per questo
Stabi S che si trova in una fascia di
prezzo media e che ha un suo ben preciso senso in questo mercato, sia
per come è fatto, sia per la possibilità di espanderlo.
Come si vede dalle foto, il telaio
del giradischi Stabi S è
costituito da quella specie di “T” in metallo, finemente satinato,
nella quale è inserita la sede per il perno del contropiatto e
la sede per il braccio. Tre O-ring costituiscono una sorta di
disaccoppiamento dal piano di appoggio per questo giradischi che di
fatto è a telaio rigido. La trazione è assicurata dalla
cinghia che viene agganciata alla puleggia presente in cima al motore
(che resta discosto dal telaio ad una distanza prestabilita,
calcolabile a mezzo di una apposita dima) e che gira poi intorno al
contropiatto metallico dotato di un lungo perno che va ad inserirsi
nell’apposito alloggiamento nel quale è presente la giusta
quantità di lubrificante fornito dal produttore. La lavorazione
del perno e del pozzetto appare molto precisa. Il braccio Stogi S
è un “semplice” unipivot; una volta appoggiato sul pivot, il
bordo esterno sotto il perno viene a contatto con l’olio presente nella
sottostante vaschetta al fine di ottenere il corretto smorzamento. Il
cavo viene fornito in dotazione. Infine c’è il piatto, piuttosto
pesante e ben lavorato che ha sulla sua superficie una resina gommosa
che fa in modo che il disco non scivoli una volta che viene posto in
sede. Finisce il giradischi un piccolo clamp, con O-ring che ne
permette una più facile presa ed il coperchio invero piuttosto
“strano” ma congeniale al sistema. Il costo dell’insieme
giradischi/braccio/coperchio, è di 2.700,00 €.
Una finezza, ma degna di nota: il
piatto, come detto, ha la parte
superiore leggermente appiccicosa e lasciando il giradischi libero,
senza coperchio, la polvere potrebbe depositarsi sul piatto,
vanificando in parte la funzione del materiale gommoso. Ditalché
Kuzma fornisce un leggerissimo tappetino protettivo di colore verde che
serve proprio ad evitare che il piatto si riempia di polvere. A volte
non si ha voglia di mettere il coperchio e questa soluzione è
senz’altro più rapida.
Vi sono poi due basette che
è possibile acquistare
separatamente; una basetta di MDF nero piuttosto piccola e quella che
mi è stata portata insieme con il giradischi, in acero della
Slavonia e dal costo di 220,00 €. La basetta ingentilisce ulteriormente
l’estetica dello Stabi.
Insieme con il giradischi, mi
è stata fornita anche la testina
K3 di chiara derivazione ZYX e dal costo, forse non del tutto allineato
con il giradischi, di 1.900,00 €. Si tratta di una classica MC a bassa
uscita che sembra lavorare molto bene sul braccio in dotazione che ad
onta di una apparente economicità (intesa in riferimento al
prezzo di vendita) invece non crea problemi di funzionamento e mette in
condizione la testina di tracciare senza difficoltà e di portare
la frequenza di risonanza del sistema braccio testina intorno ai 10 Hz
(disco Ortofon).
La valutazione sulla correlazione
con il costo della testina,
però, si modifica quando viene inserito l’alimentatore PS con
cordone di alimentazione separato che Kuzma può fornire a
richiesta e che da solo costa 1.000,00 €. In questo caso il costo di
giradischi, braccio, superalimentatore e basetta, sfiora la cifra di
4.000,00 €. In pratica ci troviamo al cospetto di un giradischi solo in
apparenza molto semplice, ma che di fatto è ampiamente
implementabile, ovvero una buona base che può diventare anche un
“centro” per accogliere due bracci, magari con due testine diverse sia
per tipologia (una MM e una MC) che per qualità.
Dico subito che la prima prova
fatta, giusto per sgombrare il campo,
è stato verificare l’intervento delle due alimentazioni; al
confronto fatto, evidentemente e come è anche auspicabile visto
il costo in gioco, l’alimentazione PS è superiore
all’altra. Non apporta modifiche timbriche, ma amplia principalmente la
scena (già buona nella configurazione base) ed allinea il basso
che così diventa da giradischi “grande”. Pertanto,
l’alimentatore standard ha preso la sua buona dose di polvere, mentre
quello implementato è stato spolverato quotidianamente mano a
mano che la prova proseguiva.
Il confronto nel mio impianto
è stato fatto con il mio attuale
giradischi. Il Musical Life è partito per andare ad allietare
l’impianto di mio nipote, mentre ora in casa staziona un DPS 2, con il
fido braccio Mørch DP 6 dotato della più costosa canna
“Precision” di massa media, ovvero Red. Come testina ho usato la
Transfiguration Aria. Comprimarie una Lyra Dorian e una Wilson Benesch
Ply.
Il resto dell’impianto è il
seguente: pre-fono American Hybrid
Technology –P Non Signature (settato con impedenza di carico per
entrambe le testine a 100 Ohm – sia per la Transfiguration che per la
Kuzma, mentre per la Lyra e per la Wilson Benesch è meglio stare
un po’ sopra, direi 300 Ohm -, che è quella apparsa più
corretta per non costringere le capacità dinamiche delle due
testine, ottenendo una buona estensione verso l’alto), preamplificatore
Lavardin PRE 6.2, amplificatore finale Spectral DMA 100S, sistema di
altoparlanti Magneplanar MG 1.6, cavi custom, Audionote, Ecosse,
Systems and Magic, filtro di rete e ciabatte multi prese Systems &
Magic e cavi di potenza NBS Omega.
In tutta franchezza per il tempo
della prova mi sono posto una domanda.
Cosa faccio? Un doppio incrociato tra i due giradischi, riportando la
sensazione tratta per ogni singolo disco con il mio giradischi e poi
con il Kuzma o, dichiarato qual è il mio riferimento, tiro
dritto per la mia strada e faccio un discorso globale sul Kuzma? La
domanda è lecita anche perché mi è stato fornito
un front-end completo e non scomponibile e quindi mi risulta difficile
valutare l’intervento di ogni singolo componente (anzi, è
assolutamente impossibile stabilire cosa attribuire alla base, al
braccio o alla testina), mentre il mio set-up parte da un braccio e da
una testina che già avevo, passando per l’acquisto di un
giradischi di cui avevo letto cose positive.
Giusto per dare un parametro,
quando è arrivato il DPS non ho
capito bene cosa fosse arrivato in casa. Tutto suonava “strano”,
diverso da prima. Il suono sembrava più tranquillo, quasi
incorporeo ed impalpabile; rarefatto. Sino a che non ho comprato i
Carmina Burana della Telarc nella nuova realizzazione su vinile
pesante; da lì è partita una serie di ascolti con vinili
piuttosto ricchi in dinamica e così mi sono reso conto che la
dinamica non gli difetta manco per nulla. Semplicemente tutto il
messaggio viene porto con una maggior naturalezza rispetto a prima ed
ogni traccia di confusione latita nel modo più totale; ovvero
pare che il vinile venga letto con una minor sforzo rispetto a quanto
passato per casa negli anni passati, senza la benché minima
caratterizzazione. Io definisco nefasto l’arrivo del DPS perché
in un mesetto dal suo arrivo, ovvero giusto il tempo di capire come
funzionava, ho comprato un centinaio di vinili nuovi e usati. Insomma,
un altro viatico verso il lastrico sul quale mi troverò a breve
se vado avanti così.
Quindi, detto questo, il set-up
Kuzma poteva andare in questa direzione
o tornare indietro, verso sensazioni più “immediate” e di
impatto. E invece direi di no; la direzione è la stessa.
Apparecchio di buona classe per lunga convivenza.
Scartato lo slalom parallelo che mi
è parso poco sensato, mi
sono concentrato sul solo Kuzma.
L’uso del Kuzma è semplice,
sia operativamente che nell’utilizzo
della sua funzione di riproduttore di segnale audio; si appoggia lo
stilo sul solco e si inizia ad ascoltare senza grandi sensazioni che
possano accalappiare al primo ascolto. Tutto appare conseguente,
naturale. La dinamica c’è, la scena è eccellente, il
timbro è convincente anche se tende ad essere un po’ ambrato.
Non scuro, però. I particolari ci sono tutti, non ne manca
nessuno e sono tutti al loro posto, ma come spesso ho pensato tra me e
me, il mio set-up analogico è l’Arcimboldi mentre il Kuzma
è “La Scala”. Una connotazione timbrica, leggera, che affascina;
sicuramente godibile.
Alcuni piccoli particolari hanno
attirato la mia attenzione; i tempi di
attacco sono sempre veloci, come mi confermano anche i colpi di
grancassa nell’Oiseau de Feu nella registrazione Telarc scampata
miracolosamente alle centinaia di ascolti che ne ho fatto da quando
l’acquistai nei primi anni 80. Ma la velocità è un
parametro che esce anche nell’ascolto di Kind of Blue, soprattutto
negli interventi delle spazzole sui piatti. Ma anche la batteria di Art
Blakey di A night in Tunisia su Philips a registrazione diretta.
I decadimenti sono naturali: non si
ha mai la sensazione di un
depauperamento, soprattutto in gamma bassa dove questi Stabi S & Co
offrono una prestazione veramente di buon livello, senza mai essere
evidentemente sottrattivi in fatto di estensione, né confusi.
Basta ascoltare dei concerti per contrabbasso (musiche di Vanhal e
Urbanner su Telefunken) o i già citati Carmina Burana di Orff
dove nell’In taberna si capisce chiaramente quando la grancassa viene
“stoppata” con il classico colpo di mano del percussionista, senza che
però il suono appaia troncato. Ma anche l’intera compagine
d’archi nella Pizzicato Polka di Strauss nel doppio vinile registrato
dal vivo a Vienna sotto la direzione di Boskoski ove i violoncelli e i
contrabbassi non soffrono di alcuna forma di costipazione.
Le voci escono bene: a volte
flautate, come se davanti a chi ascolta vi
fosse un pubblico in carne ed ossa (e chi frequenta le sale da concerto
sa cosa intendo). Che fossero Jessye Norman nei Vier letze Lieder di
Richard Strauss, o il Kurt Equiluz del Bach di Harnoncourt (Messa in
si-minore), o Mick Hucknall dei Simply Red (Picture Book), o Kurt
Cobain o Sarah Vaughan, la sensazione è sempre stata di
naturalezza.
La scena espande sempre piuttosto
bene, anche se in tutta onestà
devo riconoscere che con il mio front-end qualcosa di più si
ottiene. Di positivo c’è il fatto che non è di quelle
immagini piccole e puntiformi, ma è un palcoscenico piuttosto
ampio; questa caratteristica potrei ricondurla alla testina
perché ho avuto per un po’ di tempo una ZYX RS30 e ricordo
l’impressione quando spostai la Dynavector D17/II per far posto a lei.
Il palcoscenico si ampliò in tutte le direzioni, assumendo una
prestazione, soprattutto in altezza, che con le registrazioni giuste
permetteva di ingannare molto bene l’orecchio, avvicinando l’ascolto a
sensazioni a me note (la nota cantoria che cito spesso).
La dinamica: ecco, qui l’unico
parametro nel quale oggettivamente il
mio front-end va sempre meglio del Kuzma che comunque senza un
riferimento non oppone alcuna resistenza, alcuno stress all’ascolto.
Con il riferimento accanto (il cui costo è peraltro maggiore
rispetto a quello dell’apparecchio in prova), si percepisce che il
Kuzma a volte ha alcune piccole compressioni, ma solo con alcune
registrazioni particolarmente concitate soprattutto con grandi
percussioni, come ad esempio la Sagra della Primavera diretta da Maazel
per la Telarc, o negli attacchi meno netti del basso in Watermark di
Enja o nella Fanfara dell’Uomo Comune di Copland su Christal Clear.
Tuttavia, se non vi fosse un riferimento a fianco, la cosa si noterebbe
meno. Sul resto della gamma permane una lieve sensazione di maggior
naturalezza dinamica con il DPS, come mi confermano le voci. Ma,
ripeto, è una sensazione che senza un riferimento pronto,
lì al suo fianco, probabilmente non si noterebbe nemmeno.
Ovviamente un esempio pratico mi
sembra d’obbligo; anzi, no, facciamone
tre.
Scorrendo tra i titoli della
discoteca ho estratto “La Creazione” di
Haydn, nell’esecuzione di Karajan su DGG. Registrazione digitale degli
anni ottanta. Nella parte iniziale, sorta di marasma nel quale si muove
il mondo prima della creazione della Vita (la Creazione trae
palesemente spunto dal libro della Genesi che tutti dovrebbero
conoscere), l’orchestra si ripropone bene, ben dimensionata, ben
timbrata. L’intervento del basso José van Dam, in “pianissimo”,
è di buono spessore, con una sensazione di “presenza” fisica di
tutto rispetto. Colpisce la nettezza del vibrato proprio della voce di
Van Dam. Giunge poi l’intervento del coro che parte in “pianissimo”; in
quel momento si cita la Genesi nell’episodio della creazione della
luce, ed infatti sulle parole “e luce fu”, ovvero “und es ward Licht”
(la Creazione è in tedesco), esattamente sulla parola Licht, il
coro e l’orchestra tutta esplodono in un fragoroso fortissimo. Quel
momento è stato restituito dall’insieme Kuzma con sicurezza,
perentorietà, ma soprattutto una grande capacità di non
lasciarsi sfuggire alcun particolare (rendendo ancor più
giustizia alla monolitica direzione di Karajan). Molto veritieri i
colpi di timpano che scandiscono il tempo delle battute sino
all’attacco del tenore. La tinta leggermente ambrata di questo sistema
ha fatto sì che gli ottoni non uscissero mai dai ranghi,
mantenendo delle sonorità molto naturale; solo un nulla
più scuri di quanto si potrebbe percepire in una buona sala da
concerto.
L’ascolto di un vinile Telefunken
con musiche per flauto di Hotteterre
nell’esecuzione del Quadro Hottererre ha restituito dei flauti dal
suono molto naturale, ricco di sonorità proprie degli strumenti
a becco, con l’accompagnamento di un buon clavicembalo e di un
altrettanto valido violoncello, riportandomi alla mente un concerto
ascoltato anni fa in quel di Firenze proprio con musiche di Hotteterre.
Infine, la prova del nove, almeno
per me. Orlando di Lasso, Missa
Bell’Amfitrit’Altera, vinile Argo che a suo tempo ricevette anche la
rosetta dalla Pinguin’s Record Guide. Tenendo il volume volutamente
basso, proprio per approssimare una sensazione d’ascolto a me nota, io
che notoriamente sto lontano dagli esecutori per godere al massimo
degli ambienti nei quali le messe vengono eseguite (intendo nelle
chiese) – o forse solo per sentire meno eventuali errori di
intonazione, fonazione o di attacco – mi sono ritrovato a lasciar
scorrere la messa in un sol fiato, con la corretta e speculare
dislocazione del coro ad otto voci. Belle le voci bianche, leggermente
meno affaticanti del solito. Buona la presenza delle voci più
gravi.
Mi sono anche passato A new flame
dei Simply Red, dove il basso
presente nel brano If you don’t know me by now è stato molto
fermo nell’intonazione, con il giusto attacco ed il giusto decadimento;
come anche il basso di Telegraph Road. E poi, per mio sfizio, mi sono
passato anche Janis Joplin, godendo di un buon palcoscenico e di una
buona sensazione di suono live. E per non farmi mancare proprio nulla,
pure la Winehouse, Mina, Sinatra e King Cole.
La semplicità strutturale
del sistema Kuzma si trasforma poi in
un’altrettanta semplicità di utilizzo, non già nel senso
pratico, ma proprio nello svolgimento del compito di far girare un
disco e di leggerlo al meglio.
Posso sinceramente dire è
che al prezzo della versione base che
è di 2.700,00 € lo Stabi S ha un suo posto nel mercato; non
credo sia necessario spendere obbligatoriamente 1.900,00 € per la
testina perché la costanza di rotazione, l’insensibilità
al piano d’appoggio, la sicurezza con la quale il braccio fa lavorare
la testina sono certo prerogative che appartengono a base e braccio; e
quelle restano, assicurando che comunque la testina sia posta nelle
condizioni di lavorare bene, qualunque essa sia.
Il sistema completo come mi
è stato fornito può
senz’altro considerarsi un sistema definitivo per chi intenda
“limitarsi” ad ascoltare bene i propri vinili; fatta salva la
possibilità di montare un braccio di qualità superiore
(ed in casa Kuzma, dove escluderei l’Air Line che mi pare fuori quota,
vi sono altri due modelli) per ottenere ancora maggiore qualità.
E poi resta il “fascino” dell’implementazione. Si parte con il
giradischi con il braccio base e una buona testina; poi si può
comprare un braccio di più alta qualità e passare quello
in dotazione come secondo braccio; comprare poi una seconda testina di
qualità maggiore ed infine sostituire l’alimentatore. Insomma,
le possibilità sono molte e tutte da sfruttare.
Infine, la realizzazione è
curata e la finitura è
senz’altro molto buona. Dotarsi della bilancina elettronica è
necessario perché il peso di lettura “lo si fa” senza
riferimenti indicati sul contrappeso. Eccellente l’accessorio che ho
potuto solo visionare ma che è un clamp con una serie di led
incorporati che fungono da stroboscopio, così da poter
effettuare una regolazione fine della velocità; per poter
regolare micrometricamente la velocità si deve poi ricorrere a
degli switch che si raggiungono svitando uno dei piedi
dell’alimentatore ed attraverso una combinazione di posizioni di detti
switch riportata da una “legenda” nel manuale di istruzioni.
LA PROVA NELLA PROVA:
TESTINA KUZMA KC 3
Chi mi conosce giù
immaginava che non avrei mai e poi mai
resistito dallo staccare la KC-3 dal braccio Stogi S per passarla sul
Mørch DP6 montato sul DPS 2 del quale qui c’è la foto;
credo sia la prima volta in Italia che si parla di questo giradischi di
produzione tedesca di concezione piuttosto originale e ben suonante che
nella versione 3 era usato da Kondo San per le sue dimostrazioni.
La KC-3 è una testina di
derivazione ZYX, come è peraltro
visibile sia dalla confezione che dalla veste estetica della testina.
Invece di usare materiali trasparenti o biancastri, in questo caso ci
troviamo davanti ad un più anonimo corpo nero ingentilito da una
mascherina azzurra.
La KC3, che nel catalogo Kuzma
è superata dalla sola KC-4,
è una MC classica, con una tensione d’uscita piuttosto bassa e
dichiarata in 0,24 mV. L’impedenza di carico consigliata è di
oltre 100 Ohm (io ho provato a farla lavorare anche a 50 Ohm e devo
dire che non si perde molto in gamma alta, anche se oggettivamente i
100 Ohm mi sono parsi più congrui) e l’impedenza interna
è di 4 Ohm; il cantilever – piuttosto corto - è in boro e
lo stilo ha taglio Micro-Ridge. Le bobine ed il cablaggio interno sono
in argento ed il tutto viene trattato criogenicamente a una temperatura
di -190°. Il peso della testina, come ormai costume delle ZYX e dei
loro derivati, è molto basso e si attesta a 5 gr. Il peso di
lettura è di 2 gr. Il costo è di 1.900,00 €.
Come ho accennato nella prova del
giradischi, il paragone tra il mio
front-end analogico ed il front-end completo Kuzma sembrava uno scontro
tra un teatro tipo l’Arcomboldi e uno tipo la Scala. La riproduzione
dell’insieme Kuzma è ambrata, ma ora so inequivocabilmente che
non è merito della testina, quanto degli altri componenti il
fron-end.
La testina KC-3 montata sul
Mørch DP6/DPS2 si è
comportata molto bene.
Colpisce prima di tutto la
facilità di tracciamento (questa
impressione la scrivo perché non è stata solo mia, ma
è un comportamento rilevato anche da amici e operatori passati
per casa). Ed in effetti devo riconoscere che rispetto alle altre mie
testine, sembra che tutto esca dall’impianto con una maggiore
facilità e fluidità.
L’immagine è ampia, stabile,
giustamente profonda. Il timbro
è apparso naturalmente lucente, aperto in alto ma parecchio
lontano dalla freddezza.
La dinamica è conseguente.
Non si rilevano particolari mancanze.
Il basso turgido ma sempre a posto.
Nessun eccesso e una grande
sicurezza nel gestire il segnale, anche quando chiamata a leggere
alcuni campioni del suono non proprio pulitissimo, come sono i Quadri
di una esposizione nell’esecuzione di Maazel, su Telarc.
Una stranezza è l’impedenza
di carico adottata. Con la mia RS30
dovevo arrivare a 500 Ohm per avere una risposta in frequenza
giustamente estesa in alto, mentre con questa KC3 bastano 100 Ohm.
Naturali le voci; hanno il giusto
corpo, la giusta presenza, la giusta
collocazione nell’ambiente. Me lo conferma l’ascolto delle cantate dei
componenti la famiglia Bach ante Johann Sebastian contenute in un
cofanetto Archiv nell’esecuzione del Musica Antiqua Koeln diretto da
Goebel. Ma anche il sempre valido Messiah di Handel diretto da Hogwood
su Oiseau-Lyre.
Belli i legni, dotati della loro
naturale lucentezza. I fiati sono
giustamente aperti senza cadere nell’iperdefinizione.
L’orchestra sinfonica, che a mio
avviso resta sempre lo scoglio
maggiore da superare in un sistema analogico, esce magniloquente. Non
manca alcunché. Riprodurre senza particolari difficoltà
la Sinfonia delle Alpi di Richard Strauss (esecuzione di Karajan) non
è propriamente una passeggiata.
Nel voler fare un paragone con
quanto è passato per casa, direi
che la Lyra Skala guadagna qualcosa in termini di focalizzazione della
scena, ancor più discriminata; ma il costo della Skala è
maggiore rispetto a quello della KC-3.
Insomma, siamo al cospetto di un
trasduttore da lungo ascolto, ove il
particolare è totalmente disgiunto dalla fatica di ascolto.
Mi sono passato tanti vinili
durante la permanenza di questo sistema
Kuzma, rimasto in casa per circa due mesi.
L’ascolto della testina sul mio
giradischi si è protratto dopo
che il giradischi Kuzma era tornato dall’importatore e quella testina
è ancora sul fido Mørch; complice il silenzio dovuto ad
una Milano in vacanza, ho potuto ascoltare per almeno due o tre ore
tutte le sere, con la debita attenzione ed a volte con la totale
disattenzione all’hi-end che un ascolto coinvolgente può
comportare. Quando l’emozione ti fa dimenticare il mezzo, per giungere
solo al fine, per me compare la Musica e l’impianto tutto assolve la
sua funzione.
Questo a dire che questa testina
Kuzma non deve essere relegata all’uso
con i giradischi dello stesso marchio, ma può e deve lavorare
anche su bracci e su buone basi giradischi di altri marchi.
Da prendere in considerazione se il
budget è quello che avete
stanziato per una testina di livello medio-alto. Saranno soldi spesi
con coscienza e si sarà ripagati da lunghi ascolti di
qualità.
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