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numero 31
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Pre e finale Flying Mole PA-S1 e MA-S160 di Enrico Puppo


Nonostante il buffo nome inglese di talpa volante, Flying Mole è una giovane azienda del Sol Levante, le cui origini sono forse tradite dal logo (buffo quanto il nome, ad essere sinceri) che ricorda vagamente certi personaggi dei cartoni giapponesi. Non sto parlando della robaccia che si vede in tv, ma del cinema d’animazione vero, Hayao Miyazaki, per esempio. Ahimé, troppo pochi i film di questo genio sono stati distribuiti nel nostro paese – e forse neppure i più riusciti. Sì, Il castello errante di Howl  è un capolavoro, ma se volete vedere i vertici della sua produzione, Totoro  e Porco rosso per esempio, dovrete accontentarvi della versione giapponese, o al più di quella inglese. Come, non sapete chi è? È quello di Heidi. E se non sapevate che avesse fatto anche lungometraggi – e che lungometraggi – date la colpa ai nostri canali distributivi, sembra che abbiano un filtro che fa passare quasi solo la spazzatura e la poca arte che arriva non fa certo cassetta, sparisce dalle sale nel giro di un paio di settimane. Ma stavamo parlando di hi-fi.
Flying Mole produce prevalentemente amplificazioni, più qualche accessorio: condizionatori di rete e alimentatori in corrente continua. Sia sul loro sito (versione inglese) che nei listini del distributore italiano si fa un certo abuso della parola “digitale”, fino ad arrivare a definire i loro prodotti come “amplificatori digitali” mentre sono in tutto e per tutto analogici, per quanto posso capire. Non so se l’origine di questo abuso si riferisca a quel poco di logica che viene utilizzata negli stadi di alimentazione, o se invece sia dovuto al classico vizo di definire digitali le amplificazioni in classe D. A dir la verità sarebbe possibile, almeno in linea teorica, costruire amplificatori in classe D che funzionano in modo digitale, per cui non posso escludere del tutto che Flying Mole abbia davvero intrapreso questa strada quanto meno bizzarra, quell a cioè di convertire il segnale analogico in PDM per poi trattarlo in classe D come normalmente si tratta il PWM (che è in effetti la versione analogica di un PDM, prodotta  allo stadio di ingresso di un ampli in classe D). Tutte queste sigle vi hanno confuso? Non importa, lasciamo correre, in ogni caso non sono ben sicuro di quel che succeda dentro i Flying Mole, perché né la casa lo dice, né il sottoscritto è riuscito a curiosare al loro interno ( ho studiato un pochino su come fare ad aprirli, ma ho desistito prima di far danni).  Della classe D in generale parleremo un’altra volta, quando avrò più tempo, allora spero riuscirò a spiegare come funziona (almeno come lo capisco io) e qual’è la sua parentela con certo digitale.
In ogni caso, gli amplificatori Flying Mole sono tutti in classe D. Ma questa non è l’unica caratteristica comune ai suoi prodotti. L’impostazione è sempre di avere prodotti potenti ma di dimensioni molto ridotte, che consumano poco, con una costruzione molto solida e uno stile minimalista, controlli completamente manuali, varie possibilità di interfacciamento per la multiamplificazione. La fascia di mercato è media, sono macchine che non costano pochissimo, senza però avere i costi proibitivi dell’hi-end.
I prodotti che esaminiamo qui sono il preamplificatore PA-S1 e il finale stereo MA-S160, che vengono offerti dal distributore italiano anche in coppia, ad un prezzo notevolmente inferiore alla somma dei due apparecchi singoli.

Descrizione



Il PA-S1 è l’unico pre di Flying Mole (almeno l’unico importato). Ha una costruzione molto compatta - come tutti gli altri apparecchi del resto -  con un cabinet di spesso alluminio nero satinato e una costruzione corazzata che, come già detto, non si lascia aprire facilmente.
Il frontale presenta solo un interruttore con relativa spia sulla sinistra, il potenziometro volume al centro ed un selettore a tre sole posizioni sulla destra. Ci sono quindi solo tre ingressi linea e niente telecomando, per filosofia costruttiva i controlli sono tutti rigorosamente manuali. Il retro è forse più interessante. Oltre ai tre ingressi single-ended e all’uscita per il tape loop, ci sono ben quattro uscite pre stereo, di cui una bilanciata. I connettori RCA sono tutti placcati oro. L’idea è quella di fornire un pre per sistemi di multiamplificazione, che possa  pilotare fino a quattro finali stereo o otto mono.  E dato che i finali Flying Mole tendono ad essere piuttosto potenti, volendo c’è la possibilità di sbizzarrirsi a pilotare carichi anche piuttosto difficili, purché predisposti per la multiamplificazione.
Sulla struttura interna non vi so dire molto, se non le informazioni che fornisce la casa. L’alimentazione è switching, come del resto in tutte le altre elettroniche. I dati su risposta in frequenza, distorsione e rapporto segnale/rumore sono da vero jap. C’è poi un circuito speciale per il controllo del volume che – affermano – evita il passaggio di corrente attraverso il contatto del potenziometro. Non ho idea di come questo sia possibile e la spiegazione che ho trovato è troppo scarna per dissipare il mio scetticismo in merito, comunque l’intento dichiarato è di evitare il deterioramento del segnale eliminando completamente i contatti meccanici sul percorso.
L’MA-S160 è l’unico finale stereo di Flying Mole importato. Il listino contiene diversi altri modelli mono, di cui anche uno con alimentazione a 12V in corrente continua. L’MA-S160 è in grado di erogare 100W per canale su 8 Ohm, 160W per canale su 4 Ohm e 300 W in configurazione mono. Il cabinet è simile a quello del pre e si distingue solo per le alette di raffreddamento laterali (che restano sempre completamente fredde anche facendolo lavorare ad alti regimi) e naturalmente per controlli e connessioni sul frontale e sul retro. Il frontale presenta interruttore e spia, identici a quelli del pre, e due controlli volume separati per i due canali, anche questi rigorosamente manuali. Sì perché l’MA-S160 si può usare anche da solo, ovviamente con una sola sorgente in input. Il retro presenta due coppie di ingressi RCA, una diretta e una che passa attraverso i controlli volume, e i morsetti per i diffusori, questi ultimi piuttosto scomodi perché accettano solo fili spellati o bananine. Inoltre c’è un interruttore per porre il finale in configurazione mono. La costruzione è completamente dual mono, a partire dagli alimentatori switching separati per i due canali. Le schede di amplificazione come detto sono in classe D ma non so dire di più.

Ascolto

Ho provato ad ascoltare queste due elettroniche sia in coppia che in combinazione con i componenti del mio impianto. L’impressione che ne ho ricavato è di due macchine abbastanza diverse dal punto di vista timbrico, anche se accomunate da alcuni tratti, soprattutto sulla risposta dinamica molto veloce.
Il pre è una macchina a stato solido con tutte le caratteristiche dello stato solido di fascia media. Suono molto veloce e dinamico, timbro neutro tendente al chiaro e freddino, grana abbastanaza fine ma non finissima, buona messa a fuoco, scena proporzionata anche se non estesissima. Nell’insieme un suono corretto anche se manca della magia e del coinvolgimento che solo macchine di fascia superiore riescono ad offrire. Delle due macchine direi è quella che mi è piaciuta di meno, non tanto per carenze oggettive – anzi per quella fascia di prezzo direi che si comportava bene sotto tutti i parametri – quanto per una certa assenza di personalità, un suono un poco anonimo.
Il finale è invece una macchina abbastanza singolare. Se vi aspettate che un classe D suoni “digitale” o comunque abbia un timbro spostato verso il registro acuto, ecco, questo non è certo il caso dell’MA-S160. Flying Mole lo promuove come una macchina dal “suono valvolare” ed effettivamente questo apparecchio ricorda almeno qualcosa di quel che si intende con questo luogo comune. Il timbro è caldo senza risultare scuro, con una risposta in frequenza ben distribuita e una leggera enfasi su medio e medio-basso, un suono un po’ ruffiano, se volete, senza però risultare sdolcinato né sbrodolante. La dinamica mi è parsa ottima e anche la potenza e il controllo in gamma bassa non si fanno desiderare. Anche utilizzandolo senza pre il suono non si ammoscia, anzi ad essere sincero mi è piaciuto più da solo che in accoppiata, sia con il suo pre (che pare aggiungere più svantaggi che vantaggi al risultato finale) che col mio (che da buon valvolare scalda il suono, forse in questo caso un po’ troppo per il carattere già caldo di questo finale).  Anche nel caso del finale la grana è fine senza essere finissima, buono il fuoco, mentre la scena, pur abbastanza estesa, è leggermente disomogenea in profondità. Non che la profondità non ci sia, anzi è abbastanza intellegibile, ma è proposta per piani sonori paralleli e abbastanza scollati tra loro. Mi dicono per altro che quasta sia una caratteristica comune della classe D con la quale, confesso, questo è il mio primo incontro ravvicinato e meditato.
Entrambe le macchine mi sono sembrate più adatte a musica moderna e dinamica, strumenti amplificati e voci aggressive. I due piccolini sanno tirare fuori la cattiveria quando ci vuole, mentre mi sono parsi più limitati sugli strumenti acustici e comunque là dove è più importante la grazia e la dolcezza.

Conclusioni

Sono sicuramente due macchine progettate con cura e serietà, che esibiscono prestazioni coerenti con la loro fascia di prezzo. Personalmente sono dell’idea che su questa fascia, ed anche parecchio sopra, sia preferibile, in linea di massima, optare per amplificatori integrati. Il motivo è abbastanza semplice: i telai, specialmente i telai ben fatti come nel caso di queste macchine, hanno un’incidenza notevole sul prezzo finale. Se le elettroniche non sono di livello top allora forse conviene risparmiare il costo del doppio telaio ed investire invece su una progettazione più accurata, migliori circuiti e componenti. Negli ultimi anni sono stati immessi sul mercato amplificatori integrati fino alla fascia top che poco o nulla hanno da invidiare in termini di resa sonora a coppie pre-finale anche molto più costose. In ogni caso, questa può essere una questione di gusti ed opinioni. Va detto per altro che il prezzo speciale a cui viene offerta questa coppia pre-finale potrebbe risultare comunque competitivo, anche rispetto  ad altre soluzioni integrate di prestazioni paragonabili. Con un’ottica diametralmente opposta, possiamo invece notare come sia anche possibile un approccio incrementale alla costruzione di un impianto basato su elettroniche di questa famiglia. Se l’MA-S160 può bastare da solo per incominciare a costruire un impianto dalla sorgente unica, questa amplificazione può crescere in seguito con il pre e quindi con altri finali da porre in multiamplificazione.  Questa è una strada percorribile da chi vuole raggiungere per gradi il traguardo di un’amplificazione molto potente senza investire cifre favolose.


Impianto utilizzato nella prova e di riferimento
Sorgente digitale: Bow ZZ-Eight i2s
Sorgente analogica: giradischi JA Michell Gyrodec, braccio SME 3009-R, testina Goldring Excel Preamplificatore: Beard CA35
Amplificatore finale: GamuT D200
Diffusori: Totem Model One Signature
Cavi di segnale: Vacuum State Silver Foil e Dual Connect
Cavi di potenza: Lagenburg Zeus-S Reference
Cavi di alimentazione Legenburg Apollo, Purist Audio Musaeus e autocostruiti
Filtro di rete autocostruito

Informazioni sul prodotto
Distribuito in Italia da: Audioreference
Sito distributore: http://www.audioreference.it/
Sito produttore: http://www.flyingmole.co.jp/
Prezzo di listino:
PA-S1            1330 Euro
MA-S160        1635 Euro
PA-S1 + MA-S160    2470 Euro


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