numero 31
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Dynaudio
vs Dynaudio! Special 25 e Confidence C1 di Emilio Paolo Forte
Ho sempre
avuto un debole per i diffusori da stand, anche quando la mia sala
rasentava i 50 mq.
Sarà per la capacità impressionante di alcune
realizzazioni di materializzare palcoscenico e protagonisti,
sarà per l'incredibile coerenza che un wooferotto è in
grado di restituire, sarà per l'incanto della gamma media,
sarà perché dopo tanto tempo ho ricollegato al mio
impianto le Suprem Futura Limited MK I, autentico capolavoro dell’Ing.
Giuseppe Prato della Finaudio...
Nell'ambito dei diffusori da stand ho sempre avuto un debole per
Dynaudio, lo confesso subito così sgombriamo il campo da
equivoci. Nel mio impianto ormai da anni c’è sempre un posto per
diffusori danesi, dalle Contour alle Special 25. Vi ritrovo molto di
quella coerenza e snobismo che hanno le Triumph in campo motociclistico
o i grossi calibri IWC nell’alta orologeria, oggetti dalle prerogative
che li rendono quasi immuni dal languore dell'inquietudine.
E innamorarsi di Dynaudio è davvero facile, anche solo meditando
sulla politica della casa.
Si tratta di una delle aziende leader nella produzione di diffusori e
trasduttori che in trent'anni di attività è riuscita ad
imporsi nella considerazione della comunità audiofila mondiale.
Una chiacchierata con Mr Wilfried Ehrenholz, amministratore delegato
della Dynaudio, mi è stata utilissima per delineare alcune
prerogative del marchio.
Dynaudio è uno dei pochissimi produttori che può
permettersi di non attingere dai soliti contoterzisti (quali Seas,
Scan-speak, Accuton, ecc.), ma progetta e realizza completamente in
proprio i trasduttori impiegati nei suoi diffusori, con le
inevitabili sinergie tra la fase di progetto e quella di realizzazione.
Poi la produzione è rigorosamente made in Danimarca (fino
all'ultima vite, sostiene orgoglioso il fabbricante), fatto cui
personalmente continuo ad attribuire un valore aggiunto degno di
menzione, nell'attuale economia globale dominata da speculazioni da
"far east".
Inoltre i trasduttori Dynaudio da qualche anno non vengono più
venduti a terzi. La Dynaudio continua ad onorare solo vecchi accordi
commerciali con pochissimi costruttori (vedi Totem o Sonus Faber) cui
fornisce peraltro solo trasduttori rigorosamente standard,
perlopiù non utilizzati sulla produzione attuale dei diffusori
Dynaudio. Mr Wilfried Ehrenholz ci ha tenuto a sottolineare la
residualità di tali forniture che impegna solo lo 0,5% dei
trasduttori prodotti.
Pertanto, i gioielli dell’attuale produzione, quali lo splendido
tweeter Esotar2 (disponibile solo come ricambio previa consegna
dell’esemplare da sostituire, questo tweeter costa una fortuna,
più del doppio di uno Scan Speak Ring radiator, 4 volte un
ceramico Accuton, tanto per citare la migliore concorrenza, quindi
occhio alle manine indiscrete di qualche piccolo ascoltatore
indisciplinato…) che equipaggia i diffusori in prova, sono appannaggio
dei sistemi Dynaudio e contribuiscono a rendere esclusivo il Dynaudio
sound. Ciascun trasduttore, poi, subisce modifiche per adattarsi al
meglio alle esigenze del progetto. Ciò comporta che i tweeter
montati sulla S25 e sulla C1 non sono affatto equipollenti, ma
differiscono per significative implementazioni che li rendono di fatto
dei modelli a sé.
Come sottolinea lo stesso produttore, entrambi i diffusori
costituiscono un carico facile per gli amplificatori, non tanto
perchè l'impedenza non scende mai sotto i 4 ohm ma soprattutto
perchè il relativo modulo ha un andamento estremamente lineare
al punto da farne partner ideale per amplificazioni quali il mio Leben
CS600, notoriamente idiosincratico verso le variazioni dell'impedenza e
amplificatore assai critico da interfacciare.
La Special 25
è un diffusore messo in commercio oltre 5 anni fa
per festeggiare il 25esimo anniversario della nascita della Dynaudio,
espressione massima della tecnologia del costruttore danese. Nata come
serie limitata, finì con l’essere completamente accaparrata
dagli stessi dipendenti dell’azienda costruttrice, con tali e tante
richieste rimaste insoddisfatte da indurre il costruttore a promuoverne
la produzione in via continuativa. Si tratta di un diffusore da stand
di grosso litraggio, con woofer da 20cm (lo stesso che monta la top di
gamma Evidence) e il mitico tweeter Esotar2 governati da un
sofisticatissimo crossover che ne consente un incrocio perfetto, con 88
db di efficienza e 4,1 ohm di impedenza minima. Per me le Special 25
sono state amore a primo ascolto nonchè personale diffusore di
riferimento.
La Confidence C1, di dimensioni più snelle (ma di notevole
sviluppo in profondità) ed originali, con woofer da 17cm e il
solito Esotar2 montati su un massiccio baffle in medite sporgente
rispetto alla geometria della cassa lignea, 86 db di efficienza e 4,1
ohm di impedenza minima, è rimasta un po’ all’ombra della
specialissima sorella e solo oggi ho avuto il piacere di ascoltarla in
condizioni assolutamente controllate, faccia a faccia col mio
riferimento.
Ho inserito le Dynaudio nel mio
attuale impianto: lettore CD Restek
Epos collegato in bilanciato direttamente al finale Audio Research
Reference 110. Ho utilizzato anche l’integrato Sugden Masterclasss e
l’integrato Leben CS 600.
Cavi di segnale Nordost SPM. Cavi di potenza Cardas Golden Reference P.
Cavi di alimentazione Furutech e JPS Digital. |
Come suonano?
Come mi aspettavo ed era logico che fosse, suonano in maniera
completamente differente essendo il frutto di due progetti
completamente differenti. Come mi è stato spiegato da Mr
Ehrenholz, si tratta di due diffusori no-compromise assolutamente
coevi, non l’uno l’evoluzione dell’altro, per ciascuno dei quali
è stata applicata la massima tecnologia a disposizione, e il
risultato sonico finale finisce con l’evidenziare l’originalità
di ciascun progetto.
In effetti, l'unica affinità che sono riuscito a trovare
è nel meraviglioso tweeter, anche se presenta sensibili
modifiche custom nei due progetti, e in quella impostazione rigorosa e
dalle forti connotazioni audiofile cui è impossibile rimanere
indifferenti e che ti fa scorrere velocemente le tue graduatorie
mentali di una ipotetica classifica giusto per farti realizzare che non
hai mai ascoltato qualcosa di simile e subito dopo costringerti a
rintuzzare il desiderio imperioso di possesso di simili meraviglie.
In poche parole la S25 è più apparentata con i monitor,
spietatamente analitica, con una leggera tendenza a portare un passo in
avanti i protagonisti della scena acustica. Si tratta di un diffusore
appariscente, di grosso impatto acustico ed emotivo, con una medioalta
particolarmente attraente, una capacità dinamica (escursione
macrodinamica) impensabile ed un mediobasso pugnace come si conviene ad
un diffusore da pavimento degno di questo nome.
Occorre precisare che, a differenza di quanto accade nei monitor
d’impostazione inglese, qui la scena è - g r a n d i o s a
- assolutamente svincolata dai diffusori
La Special 25 stupisce per la facilità di aprire il fronte
sonoro in altezza e larghezza, con riverberi e armonici che riempiono
completamente la parete di fondo e salgono fino al soffitto. Questa
ricchezza e pasta sonora lasciano incantati. Meno spinta è la
ricostruzione in profondità, malgrado l’ottima articolazione dei
piani. Ho avuto modo di ascoltare la Special 25 con tante
amplificazioni. Ottenerne il massimo delle prestazioni non è
affatto semplice, anche se il carattere docile del diffusore consente
dei “second best”, ossia si adatta a grossa parte delle configurazioni
possibili rendendo comunque prestazioni soddisfacenti con gran parte
degli amplificatori, dispensando sprazzi di autentica magia anche
pilotato da ampli valvolari di bassa potenza. L’importante è che
il lignaggio dei partner sia comunque elevato, altrimenti si corre il
rischio di sentir suonare una cassa chiassosa e poco contrastata.
Invece la Special 25 è capace di neri intrastrumentali assoluti
e di una coerenza impensabile, considerando il woofer da 20 cm.
Ovviamente, per conseguire queste vette di eccellenza audiofila,
occorre una amplificazione dotata di grande controllo e rigore (leggi
fattore di smorzamento elevato), che non sia troppo asciutta in gamma
alta.
I margini per
raggiungere l’eccellenza ci sono, ma per i miei gusti e
la mia esperienza, ho apprezzato dei fantastici “second best” con
Sugden (A21SE e Masterclass) e Leben CS 600.
Sempre per i miei gusti ho preferito la Special 25 con lo stato solido,
tendendo la valvola ad illuminare (e portare avanti) la gamma
medioalta, cosa di cui, data anche l’impostazione monitor delle S25,
non si sente l’esigenza.
La C1, rispetto alla Special, è un diffusore più facile
da portare al massimo delle sue prestazioni.
E' straordinariamente affabile ed ecumenico con tutte le
amplificazioni, riuscendo a nobilitare anche set-up improbabili come un
Diego Armando in un campetto parrocchiale.
Parliamo di un diffusore di classe assoluta, completo come un diffusore
da pavimento, ma di una coerenza disarmante. Le gamme sonore sono
splendidamente legate con maggior facilità di controllo sul
mediobasso, mai debordante anche con poca corrente, e una gamma
medioalta meno appariscente ma parimenti efficace rispetto alla
Special. Di fatto la C1 eguaglia le prestazioni della Special 25 in
fatto di estensione ed è molto prossima alla Special in fatto di
dinamica. Tuttavia la fruibilità delle sue potenzialità
è decisamente migliore, consentendo abbinamenti e ascolti
più rilassati.
Apparentemente un tantino più "ombrosa" rispetto all’esuberante
sorella, la C1 offre l’illusione ottica di palcoscenici incredibili
dove il nero pece del fondo si anima di brillanti figure plastiche
regalando la suggestione dell’evento reale come raramente mi è
capitato di ascoltare. L’articolazione e scansione dei piani in
profondità ha del prodigioso e il confronto con altri blasonati
concorrenti (che per correttezza professionale non cito) è
impietoso. E la cosa incredibile è che in questa ricostruzione
spaziale non un solo dettaglio viene sacrificato, offrendo la C1 la
medesima analiticità della Special 25!
La
naturalezza ed equilibrio timbrico della C1 sono altri aspetti che
colpiscono al primo ascolto e si percepiscono bene in un raffronto
ravvicinato con altre realizzazioni concorrenti. La C1 è
spietata nell’evidenziare anche il minimo colore che trapela in altri
diffusori, quella leggera alterazione interpretativa che assume toni
ora sinoviali, ora tronfi, ora rauchi, che viene smascherata dalla
fluida e levigata leggiadria del canto di questa sirena. Anche la
Special 25, sotto questo aspetto paga dazio al rigore della C1 che, ad
oggi, è in assoluto il diffusore che mi ha impressionato di
più per assenza di colorazione.
Un ultimo
doveroso elogio va al fatto che la C1 ha l’insolita capacità di
suonare grande e coinvolgente in ambienti grandi e piccoli: finanche in
una saletta di 14mq ho avuto modo di verificare l’immutata prestazione
del diffusore.
Nella la mia esperienza d’ascolto ho preferito la C1 con le valvole,
capaci di accentuare il senso di liquidità e
tridimensionalità della riproduzione audio fino a rinnovare quei
brividi che solo l’alta fedeltà, quella vera, è capace di
suscitare.
Conclusioni. Espressione del diffusore da stand ai massimi livelli, con
l’unico appunto nell’estetica indubbiamente spartana, almeno rispetto
alla ricercatezza di certe realizzazioni italiane (le mie Suprem a
doghe laccate, al confronto, potrebbero far vetrina in un negozio di
Cartier…), queste Dynaudio sono diffusori che incantano.
La Special 25 è bohémien nell’animo, brillante e
contrastata, un po’ anarchica, un po’ snob, un pò
indisciplinata, resta una sfida aperta per tutti.
La C1 è la versione educata e composta della Special 25, ma non
per questo meno emozionante. Rigore in giacca e cravatta ma con tanta
magia dispensata con una facilità incredibile. Si, vera e
propria magia che parla dritta al cuore. E che magia! (ho detto magia
tre volte, ma ci sta tutto)
Andatele a sentire e fate tanti confronti.
Magari arriverete a convenire con me che queste Dynaudio hanno ben
pochi rivali (io non ne ho ancora incontrati, ma resto un inguaribile
possibilista).
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