numero 31
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Anteprima
assoluta: Blumenhofer GENUIN FS 3 di Domenico
Pizzamiglio
Produttore: www.blumenhofer-acoustics.com
Prezzo: 8.900,00 €
la coppia (+ 470,00 € per sistemi di isolamento
Aktyna) per altre finiture supplemento 300,00 €; finitura laccata
piano supplemento 2.700,00 €.
Blumenhofer è attiva dal 1977, diretta da Thomas Blumenhofer
che, fortuna sua, abita nella Foresta Nera, in Baviera, nel Parco
Naturale dei Boschi Occidentali di Augusta. Poco nota nel nostro Paese,
ma non in Patria o altrove ove invece è senz’altro conosciuta,
è assurta agli onori della cronaca per la sola prova del sistema
di altoparlanti OM, apparsa tempo addietro su 6Moons.
Allo scorso Top Audio, girando per il corridoio ove aveva sede la
saletta della rivista, sono rimasto colpito da un nome su un cartello:
Blumenhofer ….. Blumen ….. ovvero fiori. Quel nome mi ha riportato alla
mente alcune liriche tedesche e di rimando, immediato, il fiore mi ha
riportato alla Ginestra di Leopardi. Un ricordo neppure tanto nebuloso
delle scuole superiori che ha fatto si che entrassi con particolare
circospezione in quella sala, ove erano in dimostrazione questi
prodotti non distribuiti in Italia. In realtà, i prodotti di
Blumenhofer sono presso uno o più negozi per ogni Stato,
così da renderne in qualche modo più agevole la
reperibilità. Per i negozi scelti per il nostro Paese è
meglio contattare il produttore (la lingua italiana è parlata
correntemente) che darà le debite informazioni.
La vendita avviene anche direttamente e Thomas Blumenhofer non
avrà alcuna difficoltà ad ospitare a Walkertshofen chi,
previo appuntamento, volesse andare a fargli visita.
Blumenhofer è una parola composta, probabilmente “il fioraio di
corte”, nome che rimanda ad una sorta di delicatezza d’animo che, mi
domandavo, forse veniva poi trasferita sui prodotti. Attenzione, ho
scritto delicatezza che non è sinonimo di “mollezza”, di
mancanza di carattere, ma piuttosto di sensibilità. Quella
sensibilità che dovrebbe portare al rispetto per la materia che
le Genuin FS3 sono qui chiamate a restituire, ovvero la musica.
Il sistema in esame è un due vie in bass reflex, con bocca del
reflex anteriore, con un woofer Blumenhofer con membrana sandwich da 20
cm di diametro coperta da brevetto internazionale associato ad un
driver da un pollice caricato a tromba, modificato sulla base di un
altoparlante di comune produzione.
L’efficienza dichiarata è di
92 db e la risposta in frequenza si estende da 40 a 20.000 Hz, mentre
l’impedenza è indicata in 8 Ohm (questi dati differiscono al
momento della redazione di questa prova da quanto compare sul sito del
produttore che ancora non è stato aggiornato; ma lo potrebbe
essere nel frattempo tra la redazione e la pubblicazione della
recensione).
Le casse acustiche viaggiano in una cassa decisamente ben dimensionata,
della quale qui troverete una fotografia e sono ben rifinite, anche se
forse la finitura nella quale mi sono giunte non sia propriamente
adatta all’italico gusto che preferirebbe un ciliegio, piuttosto che un
frassino o una finitura nera che sono peraltro ottenibili a richiesta.
Il mobile è in multistrato da 25 mm di spessore, fatta salva la
parete anteriore che è in multistrato di betulla da 40 mm di
spessore.
Le casse hanno una struttura di supporto in legno che viene poi
ancorata anch’essa al fondo della cassa via dei fori passanti
attraverso i quali passano o le punte date di serie, oppure i “piedi”
della belga Aktyna (en.aktyna.eu) che detiene il brevetto alla base di
quei supporti e che possono essere forniti a richiesta (di questi
supporti saprò dire qualcosa di più, posto che tramite
Blumenhofer ne sto avendo tre giochi da tre pezzi ciascuno, così
da poterli testare anche sotto le elettroniche).
Comunque una prova con
punte che avevo a mia disposizione mi fa affermare senza tema di
smentita che l’uso degli Aktyna sia consigliabile.
Esterno al cabinet, posizionato nella parte inferiore della cassa (che
al suo interno contiene robusti rinforzi per renderlo inerte alle
vibrazioni prodotte dal woofer) e celato dalla citata struttura
di legno, c’è il crossover.
Conclude il tutto la morsettiera per il bi-wiring. Una
particolarità è costituita da un ponticello posto tra i
connettori che permette di effettuare una “correzione dell’impedenza”.
Praticamente il ponticello linearizza l’impedenza nella zona d’incrocio
tra i due altoparlanti che è situata a 1.250 Hz. Questa
linearizzazione dovrebbe rendere più facile il lavoro
dell’amplificazione in quella gamma di frequenze.
Le Genuin FS sono state provate nel mio impianto, al momento composto
da: giradischi DPS2 con braccio Mørch DP6 con canne Precision
Red, testine Kuzma KC-3 e Transfiguration Aria, pre-fono American
Hybrid Technology –P Non Signature, preamplificatore Lavardin 6.2,
amplificatore finale Spectral DMA 100 S2, cavi Audionote e custom di
segnale, NBS Omega di potenza, Ecosse e Black Noise di alimentazione,
oltre a multiprese e filtro di rete Black Noise.
Per una più serena valutazione anche con un’amplificazione
valvolare, mi sono affidato ad un amplificatore integrato Audio Note
Soro.
Il costruttore raccomanda che i diffusori non siano tenuti troppo
distanti dalla parete di fondo; il consiglio è di stare tra i 10
e i 50 cm. Tuttavia in casa mia mi sono spinto sino ad 80 cm senza
perdere in restituzione della porzione bassa di frequenze ma
guadagnando qualcosa in termini di concretezza della scena sonora.
Peraltro, la testa che contiene la tromba del tweeter può essere
traslata in avanti o indietro direttamente in fabbrica, posizionandola
in funzione di eventuali particolari esigenze dell’utente relativamente
al posizionamento nella sala d’ascolto.
Al Top Audio ho chiesto di poter ascoltare il sistema con il Miserere
di Arvo Pårt e da questa registrazione ho deciso di iniziare gli
ascolti. La prima sensazione che mi ha colpito al Top Audio - e di cui
ho avuto conferma in casa - è stata l’assenza di ogni forma di
aggressività. La riproduzione è convincente. Le voci sono
corrette e gli strumenti di accompagnamento non sono da meno. Temevo
per l’accoppiamento con un normale finale a stato solido, ma l’unione
con il DMA100S2 porge un suono decisamente naturale. Anche la scena
espande bene sia in profondità che in altezza. Il basso è
molto controllato; non v’è mai un accenno di confusione. Bella
la restituzione delle risonanze ambientali che connotano questa
registrazione ECM, risonanze che arricchiscono la riproduzione di una
grande naturalezza. Il volume che ho potuto raggiungere nel mio
ambiente è stato decisamente molto alto, ma senza che
sopraggiungessero particolari sensazioni di stress.
Tosca di Giacomo Puccini, nella bella esecuzione diretta da Colin
Davies su Philips, mi dà la conferma che con questi sistemi la
voce umana la fa da padrona; che sia la Caballé o che sia
Carreras la voce è “vera”, giustamente aperta; ma ha anche peso.
Il palcoscenico che mi si apre davanti è ampio, profondo. Il
suono, privo di ogni forma di nasalità, fluisce libero, anche
nelle sue minime variazioni dinamiche. Nello specifico, ascoltare il
“Vissi d’arte” della Caballé, anche se parecchio lontano dalla
drammaticità intrinseca della Callas, è esperienza di
notevole spessore. La Caballé non aveva certo una voce flebile,
anzi; e le Blumenhofer aiutano a restituirne la potenza. La Tosca l’ho
ascoltata tutta in un sol fiato. Le Genuin paiono avere una risposta
leggermente calante sull’alto che pur non depauperando il suono di
alcun particolare, lo rende molto stile “sala da concerto”. Non
perdonano molto all’incisione; purtroppo a volte i suoni vengono
localizzati all’interno delle trombe, ma visto che con le Maggies il
suono ha la stessa tendenza, direi solo che le Genuin non mediano
granché. Dopo che Tosca si getta da Castel Sant’Angelo, la
ripresa orchestrale del tema dell’aria E Lucevan le Stelle che porta
alla conclusione dell’opera, si sviluppa dinamicamente senza alcuno
sforzo e soprattutto senza alcuna perdita di controllo. Mi ha sorpreso
la porzione più bassa di frequenze: ci si potrebbe anche
aspettare un basso un po’ morbido, mentre in realtà il basso
è tesissimo, veloce e frenato, e scende con naturalezza e molta
sicurezza. Ed infatti, i colpi di grancassa sono violenti, ma
assolutamente non sordi o in qualche modo depauperati della naturale
risonanza.
L’ascolto del Black Album dei Metallica è stato decisamente
emozionante. Pur senza nessuna perdita di controllo, i suoni hanno
assunto uno spessore veramente notevole. La dinamica è aumentata
senza particolari difficoltà (relativamente alla registrazione
che non pare avere particolari velleità audiofile). La violenza
di quella musica è stata restituita senza carenze che possano
limitarne il contenuto emozionale; ad alcuni il basso potrebbe apparire
non proprio da cardiopalma, ma per quel basso c’è la Genuin FS1
che in casa mia non ci sarebbe stata molto bene. In compenso, ogni nota
rimane intellegibile senza alcuno sforzo. Come sempre faccio, ho deciso
di contravvenire alle disposizioni del costruttore ed ho sopraelevato
le casse acustiche di una ventina di centimetri, ottenendo una scena
molto ben proporzionata in altezza, con una sorta di effetto “stadio”
di buon livello e senza nulla perdere in estensione e potenza del basso.
Per sondare ulteriormente il basso ed il suo comportamento, ho estratto
dalla discoteca il vinile The Power and the Glory della Miller &
Kreisel. Nella Variazioni su un canto Mormone, la pedaliera scende
verso note parecchio profonde sempre e comunque con un grande controllo
ma con una naturalezza convincente. Devo dire che per quanto riguarda
lo specifico della pedaliera, mi sono trovato davanti ad una
riproduzione di quelle che si ascoltano raramente.
Per il pianoforte ho usato il Brahms di Pogorelic su Deutsche
Grammophon. Bella la riproposizione di questo strumento; regolando
opportunamente il volume, si ottiene una sensazione “live” evidente.
Anche la scena, pur non altissima, è consona alle dimensioni del
progetto. La tastiera è luminosa. Non paiono esserci “scalini”
lungo tutta la tastiera, fatta salva l’ultima ottava che a volte
è leggermente smussata. Una traccia di eufonia, dunque, ma di
poco conto in una prestazione ottima.
La bontà nella riproduzione del pianoforte è confermata
dall’ascolto del Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Brahms,
nell’esecuzione di Annerose Schmidt sotto la direzione di Herbert Kegel
a capo dell’Orchestra Filarmonica di Dresda, vinile Denon, ove alla
bellezza del pianoforte si aggiunge un’orchestra parimenti ottima sul
piano timbrico e anche coinvolgente sul piano dinamico. Non ci sono
cedimenti di sorta. La scena è riproposta in modo piuttosto
allargato, quasi dilatata nella profondità almeno rispetto a
quanto ascolto solitamente. Ma il pianoforte ha il giusto risalto.
Bello il timbro dei legni e dei fiati, mai graffianti i violini che
pure non sono in nessun modo “ammorbiditi”.
Eccellente, per naturalezza, la riproduzione del Concerto per Violino e
Orchestra di Beethoven, con la Wa Chung al violino e Kondrashin alla
direzione. Il violino è riproposto in modo veritiero e tutta
l’orchestra lo segue senza apparente sforzo. Il volume raggiunto
è ragguardevole, ma la sensazione di stress latita.
Nell’Ode per la Nascita della Regina di Ann di Haendel, registrazione
Oiseau Lyre, la compagine corale assume a volte una leggera
colorazione, un nulla di nasalità, come se la gamma media
venisse portata un po’ in primo piano. Strano che la nasalità
esca nei cori e non con i cantanti solisti che invece paiono libero e
parecchio veri. Non mi si chieda quindi il perché: posso solo
riferire che quella traccia di leggera eufonia è poi comparsa
anche in altre registrazioni e sempre e solo sulle masse corali (una
registrazione live del Requiem di Verdi alla Fenice di Venezia
fortuitamente giunta in mio possesso me l’ha confermato, così
come ho avuto conferma che dinamicamente queste casse acustiche non
temono nulla, neppure i violenti colpi di grancassa del Dies Irae che
invece per poco non hanno “fatto fuori” le membrane delle mie
Magneplanar).
Un classico come Time Out del Dave Brubeck Quartet ha confermato quanto
di buono ho sin qui scritto. La batteria appare giustamente secca e
veloce, il contrabbasso è profondo quanto basta e mai confuso,
direi corposo ed il saxofono è riproposto con dovizia di
particolari. Certo, la dinamica del sistema è filtrata dalla
registrazione che certo non è esplosiva, ma non è stato
l’unico disco di jazz ascoltato in questo mese di convivenza e quindi
posso garantire che laddove presente, la dinamica non fa certo difetto,
come mi confermano il Me and You di Count Basie o un vinile con musiche
per ottetto della Century Records sotto la direzione di Benny Goodman a
titolo The king o anche Children of Sanchez di Mangione (tutte
rigorosamente edizioni originali e ben tenute).
Potrei dilungarmi ancora, ma credo non sia necessario. Solo una piccola
notazione “timbrica” che mi pare dare un quid in più alla prova.
Nell’ascoltare il Concerto di Capodanno 1979 sotto la direzione di
Boskoski, sono stato attratto dal suono di un tamburo che accompagna
alcune battute della Moulinet Polka. Solitamente, non so perché,
con molti sistemi anche blasonati il tamburo sembra in qualche modo
“accordato” con il resto della compagine orchestrale, quasi che avesse
al suo interno dei tasti che ne modifichino la naturale risonanza che
dal vivo pare invece essere una dissonanza. Bene, con le Blumenhofer
questo particolare è semplicemente presente, a riprova che
timbricamente il sistema è fedele anche nelle minuzie. Confido
che chi abbia a che fare con questo sistema cerchi poi di ottenerne il
massimo possibile.
Riassumendo, notevole la restituzione della gamma bassa, precisa,
puntuale, mai sopra le righe ma neppure mai sottotono. Tesa eppure
armonica; forse non delle più profonde (il woofer è pur
sempre un 20 cm) eppure sempre coinvolgente. Una gamma bassa
convincente sulla quale si appoggiano una gamma media di grande pulizia
(fatta salvo quel nulla di nasalità comparso nei cori) e una
bella gamma acuta che appare solo leggermente sfumata.
Il parametro più difficile da equilibrare è la
riproposizione dell’immagine e della scena. Sono partito posizionando
le casse perfettamente parallele tra loro, sino a chiuderle portando il
punto d’ascolto poco avanti la mia testa. Ma il miglior risultato l’ho
poi ottenuto orientando le casse acustiche solo leggermente verso il
punto d’ascolto, come si evince della fotografia. In questo caso,
trovata la giusta posizione, le casse tendono a scomparire e anche la
scena aumenta in altezza.
Non sono riuscito a percepire particolari differenze tra l’uso con o
senza correttore d’impedenza; sensazioni, ma non certezze e quindi
l’invito è provare singolarmente, una volta che il sistema
sarà installato in ambiente.
Spesso si sente dire che le trombe proiettano in avanti la scena;
succede con queste Genuin? Si, ma il volume deve essere tenuto molto
alto, altrimenti si comportano in modo tale da mantenere comunque la
loro facilità di emissione ma con un palcoscenico nel quale gli
altoparlanti sono il punto di partenza per lo sviluppo della
profondità.
Per quanto riguarda l’amplificazione, se è vero che si tratta di
un sistema a tromba con basso caricato in bass-reflex, non lesinerei
con la potenza (peraltro anche Thomas Blumenhofer mi ha confermato che
la potenza necessaria non può essere ridotta a pochi watt e che
per quello c’è il modello maggiore). L’Audio Note Soro usato per
la prova è giunto spesso ad avere il fiato corto, mentre lo
Spectral non ha ovviamente mai manifestato alcun problema. Visto che le
casse acustiche restituiscono volumi parecchio elevati senza procurare
fatica d’ascolto, val la pena sfruttare questa opportunità.
Il costo non è contenuto; ma la realizzazione è per
piccoli numeri, di buona fattura e non sono da dimenticare le
prestazioni all’ascolto.
Forse in questa prova, vista la tipologia a tromba con woofer in carico
reflex, qualcuno si aspettava relazioni su ascolti incentrati sui
generi moderni; tuttavia ho sempre ritenuto che il buon sistema di
altoparlanti deve riprodurre tutto quanto, come peraltro mi hanno
confermato queste Genuin FS3 che non si sono sottratte neppure alla
finezza timbrica della soprano Jessye Norman con Geoffrey Parsons al
pianoforte nei lieder di Richard Strauss (Philips), oppure all’organo
di Guillou su Dorian, piuttosto che all’ascolto di generi più
“pimpanti” come l’Unplugged di Eric Clapton, o a Crosby Stills &
Nash. In ambienti medi quanto il mio non si sente mai la reale
necessità di ottenere più di quanto queste Genuis FS3
sappiano offrire.
L’ascolto è altamente consigliato. I trent’anni di
attività di Blumenhofer dovrebbero inoltre garantire
l’affidabilità del prodotto in termini di assistenza per il
futuro.
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