numero 31
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Lettore
CD AstrinTrew AT3500 di Domenico
Pizzamiglio
Produttore Astin
Trew. www.astintrew.co.uk
Distributore
Madformusic. www.madformusic.it
Listino 1.950,00 €
Astin Trew è già stata oggetto di una recente prova,
pubblicata da rivista concorrente a firma di un caro amico, che ha
avuto per oggetto il modello più piccolo di lettore CD, l’AT
3000, a me peraltro noto ben prima di quella recensione perché
il giorno in cui arrivò dal distributore italiano, passai e mi
fu proposto di ascoltarlo. In fin dei conti, son pur sempre un
audiofilo e quindi risposi di si.
Astin Trew è un marchio nato recentemente, inglese, importato in
Italia dal Top Audio 2007, il cui catalogo, visibile sul sito, è
incentrato su apparecchiature con una estetica identica per tutti gli
apparecchi della serie (e vedendo le fotografie qui allegate potrete
farvi un’idea del look serio ma non troppo, gradevole e “vivibile” di
quelle elettroniche), dal costo decisamente congruo con quanto viene
offerto. La produzione prevede due lettori di cd, un pre e un finale e
un amplificatore integrato per ora solo annunciato.
Molti di voi potrebbero domandarsi “ma si sentiva il bisogno di un
nuovo marchio inglese di classe medio-economica?”. A giudicare dal
risultato di questa prova, la risposta è affermativa.
Il lettore arriva in un imballo sicuro, con un manuale in lingua
inglese ed un telecomando contenuto in una bustina protettiva in
tessuto; viene altresì fornita la chiavetta a passo speciale per
l’apertura del coperchio. L’apertura del coperchio serve per la
sostituzione della valvola posizionata sul circuito analogico, una 6922
o EC88, con il suo bell’anello smorzante intorno. Nel mio c’è
una Golden Dragon. I cavi di serie sono come sempre il minimo sindacale
e ormai noi audiofili ben sappiamo che è meglio guardarli e
dimenticarli nell’imballo.
L’apparecchio si presenta sobrio, pesante il giusto, con una meccanica
recente, buone finiture. I piedi sono conici, in materiale gommoso.
I comandi, canonici e tutti sul pannello anteriore, sono presenti anche
sul telecomando che offre ulteriori possibilità di
programmazione, repeat di un brano o di tutto il cd, ripeat di piccole
porzioni di traccia, mute ecc.
Posteriormente nulla di speciale: presa IEC per l’alimentazione, uscite
destro e sinistro e una uscita digitale coassiale.
Il circuito di conversione prevede una funzione oversampling che
raddoppia il normale sampling portandolo a 24bit/98 Khz, ma di questa
funzione parleremo poi.
Inserito nel mio impianto (modificato nel tempo ed ora composto da
giradischi DPS 2 con braccio Morch DP6 e canna Precision, testina
Transfiguration Aria, Pre-fono AHT American Hybrid Technology P-Non
Signature, preamplificatore Lavardin Pre 6.2, finale Specral DMA 100S,
Magneplanar MG 1.6, filtri di rete e cavi Black Noise e cavi di varie
marche, oltre ad alcuni “muletti” come le Tannoy D100 ed il finale
Bryston 2B-LP) mi ha portato a decidere per la sostituzione del mio
precedente lettore che peraltro costava circa una volta e mezzo
l’oggetto di questo ascolto.
Non amo andare sul leggero quando provo un apparecchio. Non cerco
l’effettaccio, ma cerco di capire quale sia la capacità di
discernimento che è in grado di offrirmi e soprattutto cerco di
capire se omologhi i suoni o se risponda al concetto di ascolto
per differenze, che è quello che cerco e perseguo da tempo. L’AT
3500 risponde bene a questo concetto.
La presenza della valvola fa sì che un riscaldamento pre-ascolto
sia raccomandabile. Non so quantificare quanto tempo perché a
casa mia generalmente spengo solo il finale, ma almeno una mezz’ora mi
sembra necessaria, così come è necessario un lungo
rodaggio quando l’apparecchio arriva intonso nelle mani
dell’acquirente, così da permettere alla valvola di “andare a
cottura” al punto giusto.
Inizio con un disco che ritengo essenziale per le prove di ascolto.
Fricassée Parisienne, dell’Ensemble Clément Janequin su
etichetta Harmonia Mundi (bel catalogo; val sempre la pena di dare
un’occhiata per trovare delle chicche autentiche, come questa
registrazione). Rinascimento francese, splendidamente eseguito e molto
ben registrato. Le voci appaiono subito nitide, naturali, pulite, ben
amalgamate eppure suddivise tra loro, distinguibili. A volume corretto,
gli esecutori sono ben svincolati dai due pannelli, posizionati dietro
gli stessi. I minimi accenti dinamici delle voci nel brano “Il est bel
et bon” sono restituiti con naturalezza, quasi con noncuranza. La
prestazione è molto buona e invoglia all’ascolto, anche in
virtù di quelle naturali ambienza e dispersione delle tante
risonanze ambientali ben riprese in fase di registrazione. C’è
un “peso” delle voci, un effetto di presenza fisica che con il
precedente front-end digitale non avevo percepito (così come con
tanti altri lettori passati per casa).
Altro punto cardine dei miei ascolti è il Venitian Vesper su
Archiv, direttore McCreesh, raccolta di brani di vari autori a
ricostruire quello che potrebbe essere stato un Vespro in Venezia ad
inizio del XVII secolo. Registrazione dotata di naturale ambienza, di
tanti colori timbrici, difficile, dal campanello d’ingresso sino
all’ultimo brano. Utilizzo sempre la traccia 11, il Laetatus Sum di
Claudio Monteverdi (una citazione del Divino Claudio è sempre
doverosa). Ascolto tutto il brano con attenzione, dall’incedere
cadenzato e danzante del liuto iniziale, poi il duetto delle soprano,
quello dei tenori, quello dei bassi, il colloquio dei sei qui citati
che prelude all’attacco del coro. Attendo sempre il coro perché
ad un certo punto i contralti maschi fanno un acuto e non con tutti i
lettori si percepisce così chiaramente che il timbro è
quello di contralti maschi e che quella rugosità che si sente
non è propria dell’apparecchio – la cosiddetta “grana” - quanto
del tipo di emissione vocale dei cantori (avendola rilevata anche con
Naim 555, con un MBL top e con CEC TL0X mi sento di “sbilanciarmi” con
maggior leggerezza). Con l’AT 3500 tutto fila liscio: la sua
levigatezza restituisce una performance credibile. Attacca poi un
autentico florilegio della soprano solista e qui sento perfettamente
che nel posizionare correttamente la bocca in funzione della singola
nota da cantare, la soprano passa spesso dalla A ad una specie di O.
Certo, è una sofisticatezza da cantore, ma quel che a me importa
è che sia percepibile con naturalezza. E lo è. La grande
compagine non è mai confusa; è tutto coeso, ma
estremamente naturale con un ampio respiro, indice di una
capacità di seguire i contrasti dinamici di buon livello. Rilevo
anche una leggera propensione a schiacciare ed appiattire l’immagine
nei momenti di massimo contenuto energetico, ma in modo discreto e poco
influente sulla piacevolezza dell’ascolto. A volte affiora qualche
cenno di durezza delle voci, non per forza di cose in relazione al
massimo contenuto energetico.
Con la Prima di Mahler diretta da Bernstein su DGG l’orchestra si
presenta ben posizionata, credibile, con dei contrasti dinamici
decisamente incisivi e sempre una costante mancanza di grana nel suono,
come una grazia interiore che però non va a detrimento del
“botto” quando e se necessario, come è nel quarto movimento. Gli
interventi degli ottoni sono perentori, timbricamente corretti, con
solo, anche in questo caso, qualche leggera tendenza alla
iperdefinizione. Il basso sembra scendere con facilità
Non manca Bach. Nella San Matteo diretta da Herreweghe su Harmonia
Mundi, edizione del 2000, ascolto una buona distribuzione delle
risonanze posteriormente ai pannelli negli interventi dell’evangelista
(un ammaliante Jan Bostridge), dalla differenziazione dei suoni di
testa e di gola, suoni di gola aborriti dal maestro di canto ma usati,
a volte, per l’interpretazione del testo in chiave barocca, per dare un
senso al testo cantato. Quando i due cori cantano contemporaneamente, o
quando interloquiscono tra loro, i pannelli continuano a non esserci e
tutta l’azione si svolge posteriormente agli stessi, con una sensazione
di credibilità dell’evento di sicuro rilievo.
Il Fratres di Arvo Part, su Naxos, regala poi una sensazione di spazio
davvero notevole. Questa registrazione, che paga il solo scotto di
costare così poco, come tutti i Naxos, ha delle caratteristiche
di naturalezza davvero inconsuete. E l’Astin Trew non maschera in nulla
queste caratteristiche di lucentezza del suono da grande sala moderna,
con un posizionamento della compagine chiaro e naturale, conseguente.
Che sia la versione per orchestra d’archi e percussioni; che sia la
versione per violino e orchestra d’archi o altra versione, tutto
è sempre a posto. Nella traccia 5, il pianoforte, negli accordi
iniziali, ha un sapore molto “live” e l’intervento di pedale lo si
sente senza alcuno sforzo, sino a che la vibrazione delle corde si
spegne nel silenzio. La dinamica (e lo si rileva nell’ultima traccia,
sui colpi di campana tubolare) è veramente buona e non fa
soffrire certo il costo di questo apparecchio.
Poteva mancare il Vespro? No! Quindi, Vespro della Beata Vergine di
Monteverdi, esecuzione live in San Marco a Venezia, anno 1990,
Archiv/Gardiner. Traccia? La 2 del secondo cd. Ave Maris Stella. A luce
spenta, a tarda sera ed al volume “giusto”, si ha l’impressione di una
prestazione decisamente live. La valvola regala emozioni sulle voci che
appaiono tutte estremamente naturali, come anche gli interventi
strumentali sono corretti per impressione di posizionamento e per
espansione all’interno della scena (siamo pur sempre in una chiesa non
corretta acusticamente). La riporto perché questa è
proprio una segnalazione da cantore: quando il coro inizia a cantare
dopo l’intervento del tenore solo e porta al termine l’Ave maris
Stella, sulla sinistra si percepisce che una cantante apre troppo la
“A” dell’Amen finale. Ebbene, con l’Astin Trew non ci sono
possibilità di errore; la A troppo aperta è lì e
da lì non si schioda. Non paia eccessiva questa segnalazione;
è segno di una eccellente capacità di risoluzione e va
riportata.
L’unica sensazione di stress che ho provato è stata con un CD di
Dave Brubeck della Telarc (concerti in Europa ed USA) ove è
parso che la dinamica potesse essere a volte maggiore, soprattutto nei
perentori interventi della batteria. Nulla a ridire per il pianoforte
ed il sax, come francamente neppure del contrabbasso che appare
credibilmente corpulento; ma nella batteria pareva esserci come una
sorta di compressione (a confronto con la mia precedente
configurazione, almeno, questo ho percepito).
Tanti i dischi passati in rassegna; veramente tanti. L’AT3500 è
in casa da qualche mese ormai, in pianta stabile. Ella Fitzgerald,
Bach, Deep Purple che fossero, il piacere di ascoltare non è mai
mancato.
Con ogni genere musicale si è sempre manifestato un suono
naturale, un suono messo a servizio della musica. Non è un
concetto difficile da comprendere: è quella cosa che si chiama
“voglia di ascoltare” che con le l’AT 3500 non sembra mai venire meno.
Il che, detto da un amante dell’analogico quale sono io, mi sembra un
bel complimento.
Un cenno all’Oversampling. Personalmente non ne amo molto l’utilizzo.
Con registrazioni recenti si ottiene un sovraffollamento dell’immagine,
gli strumenti ingigantiscono, il timbro si sposta più verso la
gamma media che non su una gamma intera che invece è proprio il
fascino discreto di questa macchina. Ho trovato l’uso dell’oversampling
irrinunciabile con vecchie registrazioni (per esempio uno Chopin
eseguito da Pollini, con un pianoforte che ha assunto un’essenza lignea
prima assente), ma con le recenti io tendo a preferisco la macchina
“standard”. Però l’opzione c’è e come riferisce il
manuale, provare disco per disco è consigliabile. Per chi ha
tanti dischi, un sistema di marcatura per ricordarsi se usarlo o meno
non mi par cosa difficile da attuare.
Quindi, i punti meno favorevoli? Sempre tenendo conto del prezzo
richiesto, con le compagini più grandi si rileva un leggero
schiacciamento della scena. Con la valvola in dotazione a volte appare
un accenno di iperdefinizione (vedi PS). Siamo comunque in presenza di
un apparecchio di progettazione recente, che ha ricevuto apprezzamenti
anche dalla stampa estera (che mi sono rifiutato di leggere, come non
ho finito di leggere la prova dell’AT3000 a firma di Angelo Jasparro
che leggerò solo dopo aver visto pubblicata questa prova) e che
fa il suo lavoro in modo personale e sicuro per finezza di grana e per
capacità di restituire i timbri più intricati. La
vividezza e la veridicità delle voci, il senso di “corpo” che
offre questo lettore sono un bell’atout (e questo vale anche per
il modello piccolo AT 3000 che paga però lo scotto di una
comprensibile confusione in presenza dei segnali più complessi.
Ma a quel prezzo, uno se l’aspetta pure).
Non è certo la macchina definitiva per l’audiofilo puro, sempre
alla ricerca dell’ultima novità. Ma è sicuramente una
macchina che può accompagnare per lungo tempo in ascolti
coinvolgenti di tutti i generi musicali.
Per quanto riguarda la sensibilità alla base di appoggio, ho
potuto verificare che la soluzione migliore nel mio set-up è la
basetta Clearlight. Interporre punte non ha sortito grande effetto,
così come non sono stati migliorativi altri sistemi a mia
disposizione. Utile appesantire
l’apparecchio con una lastra di marmo, anche se mi rendo conto che non
sarà facile per tutti (ma si può comprare un mattone in
qualche Brico Center) e comunque si tratta di un fine tuning estremo.
Dotarsi di un buon cavo di alimentazione è necessario. Utile,
poi, mettere uno smorzatore Shakti (gli On-Lines) sul cavo di
alimentazione, in prossimità della presa IEC.
Il lettore è stato provato anche nell’impianto di mio nipote
(CEC, Audio Note, Bryston, Tannoy) per verificare che vi fosse un
comportamento analogo a quello rilevato a casa mia. Così
è stato.
PS Chiaramente ho provato a cambiare la valvola per approdare ad una
NOS Philips. Vale la pena cambiare la valvola in dotazione? Nel mio
caso si; si ottiene una ancor maggior finezza di grana e spariscono
quasi del tutto gli accenni di iperdefinizione per lasciare posto ad un
suono naturalmente lucido. Quindi, vista anche la facilità
dell’operazione di sostituzione della valvola – se l’ho fatto io che ho
timore reverenziale per le valvole, garantisco che potrebbe farlo anche
bambino – resta solo da provare per trovare la soluzione che più
aggrada. La base di partenza è già piuttosto buona e la
personalizzazione tramite valvola non dovrebbe comunque modificare
l’equilibrio timbrico di questo lettore, fatto salvo che possa
permettere un fine tuning gradito dall’utilizzatore finale.
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