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Norma IPA-70R di Igor Zamberlan
Norma è un costruttore che sta sul nostro mercato,
con la struttura attuale, ormai da una quindicina di anni, quindi credo
che non abbia più molto da dimostrare dal punto di vista
dell’affidabilità e della durata. Dietro Norma c’è l’ing. Enrico Rossi,
una persona di squisita disponibilità, che parla con toni bassi e che
dà permanentemente l’impressione di rispettare l’interlocutore e di
riflettere prima di dire qualcosa. Non è una di quelle persone che
cominciano a rispondere prima che l’altro abbia finito la domanda o
l’affermazione; la sensazione, a volte, parlandogli, può anche essere
quella di un certo distacco, ma i modi, si capisce al secondo scambio,
nascondono un sincero entusiasmo per la musica e le tecnologie per
riprodurla e un approccio, delle posizioni, lungamente meditate e
mature.
Perché dico tutto questo? Avete mai notato, se
conoscete qualche progettista o costruttore, che, se è sinceramente
coinvolto da quello che fa, i suoi apparecchi tendono, come i cani e i
padroni dopo anni di convivenza, a somigliargli? Ecco, in
qualche senso siamo di fronte ad uno di quei casi. Le elettroniche
Norma somigliano ad Enrico Rossi. Per me è un bene e un complimento, ho
sempre manifestato la mia assoluta stima nei suoi confronti.
L’oggetto di questa prova, che — e chiedo perdono a
chi l’aspettava e al costruttore — è stata un po’ lunga a maturare, è
il quasi-entry-level delle amplificazioni Norma. Fino ad un anno fa
avrei potuto dire "della produzione N.", ma all’ultimo Top Audio è
stata presentata in forma statica la prima sorgente digitale Norma di
cui sia prevista la produzione (ricordo anni fa di aver visto un
convertitore custom negli impianti in dimostrazione alle varie fiere,
credo non se ne sia fatto nulla a causa di un costo che pareva
eccessivo in un momento in cui il mercato cominciava a prestare
attenzione ai formati ad alta risoluzione, mentre quel DAC era
limitato, mi pare, al formato CD). Si tratta di un lettore CD che fa
parte, insieme ad un integrato, della linea veramente di
ingresso nel mondo Norma, la Revo, che si contraddistingue per
un’estetica completamente diversa (firmata dai nostri amici di
Zeroaudio) e delle scelte circuitali che portano ad un’impostazione
sonora (un po’, niente stravolgimenti, a quanto mi si narra) diversa
dalle elettroniche "classiche".
La serie IPA è, se non erro, alla sua seconda
generazione, ormai sul mercato da qualche anno. Sempre se non erro
(vado a memoria, in questi giorni di trasloco il mio archivio è un po’
in aria), una volta ne facevano parte un paio di integrati in versioni
diverse e un paio di finali di potenza. Oggi ne fanno parte solo due
integrati, questo IPA-70R e il superiore IPA-100R, che dovrebbe
differire da questo non solo per la potenza (la differenza fra un 70 e
un 100 watt è, se la andiamo ad esprimere in termini di dB, marginale),
ma anche per altri aspetti (maggiore la capacità di filtro complessiva,
trasformatore di alimentazione più grande) che lo rendono probabilmente
un oggetto superiore.
Comunque, l’IPA-70R è quello di cui vi parlo — e non
mi lamento, tutt’altro. L’oggetto è decisamente interessante. L’aspetto
è serio e rassicurante, il grado di finitura più che buono (non è un
braccio SME, no, si intravedono alcune imperfezioni di lavorazione e
degli accoppiamenti non a filo, ma in ogni caso la finitura appare
robusta e l’aspetto generale è di apparecchio di categoria superiore
rispetto al Nova Audio di cui vi parlo in un altro articolo: ad
esempio, l’amplificatore è interamente in finitura anodizzata).
Tuttavia, lo spettacolo, come capita solitamente con
gli apparecchi Norma (va bene, la linea dei separati è sicuramente
affascinante nel suo minimalismo; la Revo è un altro paio di maniche,
sì, avete ragione, ma passatemene una ogni tanto…), lo spettacolo è
all’interno. L’IPA-70R è ordinatissimo, una gioia per gli occhi, ed è
un quasi entry. Non c’è nessuna filatura se non quella che parte dal
trasformatore di alimentazione — lo vedo da altre foto, non dal mio
esemplare in cui la sezione riservata ai trasformatori è chiusa da uno
scomparto che non ho violato — e quelle, inevitabili, ai connettori di
potenza. Le scheda principali sono probabilmente comuni all’IPA-100R;
qual che si vede sono dei condensatori Intelcond, Elna e Wima e degli
inviolabili — in realtà si potrebbero anche svitare, ma voglio
restituire apparecchi integri — moduli di amplificazione. I finali, in
numero di quattro per canale, sono degli hexfet IRF, "attaccati" al
dissipatore sulla parete destra del telaio, al lato opposto rispetto ai
trasformatori di alimentazione (ce ne sono due, uno per
l’amplificazione, l’altro per i servizi, sempre a giudicare da altre
foto).
La logica di comando prevede un rassicurante
potenziometro ALPS motorizzato e una selezione degli ingressi (quattro,
di cui uno configurato di default come bypass per un processore home
theater, più un tape loop) a tasti e relé; l’amplificatore ha un tasto
di accensione posteriore e uno di standby anteriore; dopo un periodo di
preriscaldamento è necessario selezionare la sorgente che si intende
ascoltare (esiste una scheda phono opzionale, il "mio" esemplare ne era
sprovvisto) e l’eventuale tape monitor. E’ presente anche il
telecomando, ma a me non è arrivato, per un disguido (poco male, tanto
li uso pochissimo in ogni caso); c’è inoltre un’uscita cuffia che non
ho avuto modo di testare per mancanza di cuffie valide in questo
momento in casa.
Norma, con l’amplificatore, mi ha mandato una vera
messe di documentazione: test degli apparecchi, listini, cataloghi. In
realtà il "pezzo" di letteratura più interessante per un patito della
tecnica come me è un piccolo documento in cui l’ing. Rossi (che pare
avere anche una penna facile e felice: date un’occhiata al sito web
www.normaudio.com) spiega rapidamente la sua filosofia di progetto,
corredato di misure. E’ piuttosto lontana da quella del Nova Audio
presentato nell’altra mia recensione di un integrato a stato solido su
questo stesso numero: Norma usa e rivendica l’uso della controreazione,
in modo controllato e con giudizio, non per partito preso, ma perché
pensa che sia utile; trova che la ricerca di una grande ampiezza di
banda sia necessaria a raggiungere i risultati che vuole; non ha
partiti presi riguardo i componenti da utilizzare (li seleziona sullo
specifico circuito). Le alimentazioni sono, quando è possibile,
stabilizzate (per gli stadi finali lo sono solo sul top di gamma mono);
la topologia circuitale è quasi completamente a simmetria
complementare, con eventuali sezioni di linearizzazione e
compensazione. Non c’è nulla, qui, di improvvisato, nulla di lasciato
al caso.
Il funzionamento dell’oggetto è stato assolutamente
solido ed affidabile per tutto il periodo di prova; è anche vero che,
aiutato da un manuale decisamente ben fatto, ho evitato di strapazzarlo
con strane operazioni.
L’ascolto
Mi
interessava appurare un paio di cose. C’è, nell’ambiente che ruota
intorno al nostro forum (che considero una specie di specchio
dell’ambiente della riproduzione audio, vista la numerosità dei
partecipanti), un minimo di controversia fra un nutrito numero di
persone che apprezzano il "suono Norma" e un gruppo, non
particolarmente numeroso in realtà, di dertrattori, che trovano gli
apparecchi eccessivamente tipizzati e difficili da interfacciare.
Esiste un "suono Norma"? E’ tipizzato? Lo è tanto da rendere gli
apparecchi del tipo "amami o odiami"?
Per
iniziare, ho preso il piccolo (ma sorprendentemente pesante…) e l’ho
letteralmente sbattuto nell’impianto che stavo utilizzando all’epoca,
con sorgente digitale Sony SCD-777ES (non proprio morbido, soprattutto
sull’acuto) e diffusori Merlin VSM MMe (neanche loro proprio
"smussati", anzi, forse più fatti-per-le-valvole che altro), cavi
perlopiù in argento. Se il Norma fosse stato l’apparecchio virato
sull’azzurrino (e anche un po’ più in là del virato) che alcuni
sostengono, certo me ne sarei accorto. Ho acceso aspettandomi poco di
ascoltabile, anche perché l’ing. Rossi mi aveva informato di una certa
necessità di "rodaggio". Beh, non sono scappato dalla stanza urlando.
Tutt’altro. C’era anzi qualcosa di quella dolcezza nell’ariosità che a
me piace tanto, nel suono complessivo del sistema. Direi un ottimo
inizio. Certo, forse il suono, trasparente e aperto, ma più come
impostazione che come caratterizzazione, tendeva, rispetto
all’amplificazione di riferimento del momento (pre a valvole e finale
Pass della serie Aleph) a una sottile mancanza di corpo e di pienezza
sul basso/mediobasso, ma era assolutamente piacevole e ascoltabile a
lungo termine.
Nei
mesi di prove, in cui il Norma è stato dentro e fuori l’impianto
numerose volte, ho avuto modo di arricchire e precisare
quell’impressione iniziale. Rispetto a quell’impianto, sono cambiati i
diffusori, passati dalla versione MMe delle VSM alla top MXe — con
estrema soddisfazione, ma con qualche difficoltà di interfacciamento in
più, andate a leggervi il bonus nella recensione dell’Ars Sonum
Filarmonia in questo stesso numero —; sono cambiati i cavi (sto
utilizzando con soddisfazione i cavi di potenza top di Balanced Power
Technologies, un’azienda americana che non ha distribuzione italiana,
acquistati in promozione, dei Litz di rame estremamente trasparenti e
"agili"), ho fatto vari esperimenti con le sorgenti digitali.
Soprattutto ho avuto modo di fare un po’ di prove di accessori sul
Norma: mi è parso esprimersi al meglio con il cavo di alimentazione
Cardas Golden Reference, che mi sento di consigliare a tutti i
possessori, dato che aiuta il corpo e rende la grana dell’integrato
ancora più raffinata (avevo a disposizione anche cavi di alimentazione
più costosi, questo è, con il Norma, quello che mi ha convinto di gran
lunga di più); mi è parso di verificare una certa predisposizione per
dei supporti leggermente "compliant", come i pad in gomma morbida che
si trovano sotto una basetta — di provenienza sconosciuta che mi gira
per casa da anni — su cui a volte l’ho appoggiato.
Messo
nelle condizioni di esprimersi al meglio, il Norma è risultato un
oggetto decisamente appagante dal punto di vista musicale, uno con cui
potrei personalmente vivere. E’ anche una delle amplificazioni più
economiche per cui mi è capitato di dire "potrei fermarmi qui; certo,
ci sono dei compromessi, ci sono oggetti migliori, ma qui c’è la
ragionevolezza".
L’impostazione
sonora generale è chiara, comunque non è un amplificatore che metta in
evidenza la zona del calore o che possa sorprendere con una pienezza
fiorita del basso, né che esalti la corposità degli strumenti o delle
voci. Chiara sia nel senso del bilanciamento tonale, sia in quello
della leggibilità dei particolari, del dettaglio. In questo senso, con
i miei diffusori, che vorrebbero forse amplificazioni meno smorzate sul
basso (sono in fondo messi a punto con le valvole, soprattutto la
versione MXe), esalta una riproposizione del microdettaglio quasi
certosina, di quelle che fanno pensare di sentire tutto quello che sta
sul disco. Non c’è, però, freddezza o chirurgia, direi; la
focalizzazione, pur essendo sul versante "puntiforme", non lo è in modo
inutile, fine a se stesso, non è una prestazione per l’ansia della
prestazione. C’è anzi coinvolgimento emotivo, trovato attraverso una
notevolissima reattività alle variazioni del segnale, attraverso una
resa estremamente accurata delle inflessioni delle voci e degli
strumenti, del fraseggio, delle piccole variazioni di tempo e intensità
che distinguono un’esecuzione fatta-a-macchina da una dietro la quale
stanno degli esseri umani che interpretano e vivono quello che stanno
cantando o suonando. La fluidità della riproposizione è più che buona,
pur non essendo quella di un oggetto come il Nova Audio, che ci arriva
però per tutt’altra strada. Direi che, vista l’impostazione, visto il
prezzo, visto dove si situa questo amplificatore, è difficile chiedere
di più. Direi anche che, magari, con una sorgente meno analitica e più
rotonda rispetto a quelle che ho utilizzato io — e ne ho avuto prova
quando ho
collegato il convertitore Altmann — si può variare questo aspetto;
sarebbe una scelta legittima, ovviamente, che il Norma, nella sua
neutralità e onestà, non farebbe altro che assecondare. Però, tutto
sommato, credo sarebbe un peccato tentare una compensazione che,
secondo me, non ha motivo di essere cercata.
Il
basso è scattante, compatto, sa dare piena notizia della sua presenza
quando serve, quando sul disco c’è. Ecco, lo scatto, la velocità è una
delle caratteristiche fondamentali del suono di questo Norma: d’altra
parte, questo si desume da quanto scrivevo poco sopra circa la sua
reattività. Ma non è che questa velocità, questo scatto siano raggiunti
attraverso uno smagrimento delle armoniche, una semplificazione,
un’omogeneizzazione dei timbri, anzi. Il Norma non semplifica, lascia
passare, lascia leggere.
Un
po’ peculiare è la riproposizione della scena acustica. E’ sicuramente
meno larga di quella dei riferimenti vari che ho avuto in questi mesi
(dove per "riferimenti" va inteso oggetti a cui è stato alternato), dal
Lindemann 850 al Klimo Tine all’attuale Mastersound Compact 845 come
finali (del Mastersound utilizzo l’ingresso direct), dal Tom Evans Vibe
al Cello Palette Preamp al Klyne 7LX 3.5 allo Uesugi U-Bros 18 come
pre, agli altri integrati in prova, al Plinius 9200 con cui si è
sovrapposto per qualche giorno (questo è più raffinato ancora e
praticamente altrettanto dettagliato, ma il suo prezzo è doppio…). Però
mantiene coerenza — qui si vede la cultura musicale di chi ha messo a
punto l’oggetto, la sua esperienza di musica dal vivo — allontanando
l’inizio della scena dall’ascoltatore, trovando così coerenza fra le
dimensioni del palcoscenico virtuale e quelle di chi ci si muove dentro
(riallacciandomi al pezzo sul Nova, questa è una scena arretrante;
pensate alla prospettiva diversa a diverse distanze dal palcoscenico in
un ascolto dal vivo di musica acustica). Una cosa che mi è sembrata
notevole è la capacità dell’amplificatore di far uscire le informazioni
di ambienza; con molti dischi mi è sembrato che, nel rispetto della
dimensione relativa della scena, gli esecutori fossero in un ambiente
un po’ più grande e un po’ più riflettente rispetto a quello tirato
fuori dalle altre amplificazioni. Ha ragione lui? Hanno ragione gli
altri? Non so; quel che è certo è che ho trovato l’effetto tutt’altro
che sgradevole (e non spettacolarizzato, in ogni caso).
Per
abbozzare una risposta a quelle piccole controversie di cui parlavo
all’inizio, mi viene da pensare che chi è abituato ad una riproduzione
più "calorosa" (magari più colorata) o ad un maggior senso di presenza
degli esecutori non troverà qui il massimo della soddisfazione. Le
osservazioni su una mancanza di dolcezza o di coinvolgimento mi
sembrano, invece, totalmente fuori luogo; ribadisco di aver trovato
nella timbrica, pur chiara, una punta assolutamente seducente, appunto,
di dolcezza, che non mi aspettavo di riscontrare. Quindi penso sia,
come sempre, una questione di aspettative e di eventuali preferenze.
Personalmente,
in conclusione, potrei dire che, se cercassi un’amplificazione a stato
solido (con quello che implica in termini di consistenza di pilotaggio
dei diffusori e quindi di risultato) di paragone in questa fascia di
prezzo, il Norma IPA-70R avrebbe ampie possibilità di essere il
prescelto.
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