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Gente di Hi-Fi (già: il Popolo Dell'Hi-Fi)
Esiste, in questo strambo mondo, una piccola strambissima comunità. Una
piccola strambissima comunità non protetta da alcuna legge sulle
minoranze, ma anzi molto spesso vessata dalla legge che preferisce
tutelare altre maggioranze. Un piccola strambissima comunità spesso, e
quasi sempre a torto, derisa per la passione che mette in ciò che
fa e in ciò che ama maggiormente. Una piccola strambissima comunità che
è la microscopica comunità audio. Una comunità che si ostina a non
sottomettersi alla tecnologia come moda, che della tecnologia apprezza
soprattutto il poco praticato aspetto estetico e civile. Vorrei
spezzare, per una volta, una lancia a favore del Popolo dell'hi-fi,
questo piccolo Popolo che nell'agiografia comune viene descritto più
spesso di quel che meriti con ironia e sarcasmo. Figuriamoci, siamo noi
i primi a fare dell'ironia e della satira sul Popolo dell'hi-fi , i cui
aspetti più esasperati fanno davvero ridere - talvolta persino
piangere- ma è un'ironia autocritica, ce la possiamo permettere perché
noi, in fondo, amiamo questo piccolo, tutto sommato pacifico, Popolo.
Scherziamo ed ironizziamo sul Popolo dell'hi-fi perché abbiamo spirito
autocritico e sappiamo che non è bene prendersi troppo sul serio, lo
stesso faremmo se ci occupassimo invece del Popolo dell'automobile, del
Popolo della motocicletta o di quello del Rolex. Ma ho come
l'impressione che gli altri, più numerosi e potenti Popoli, si prendano
in genere maggiormente sul serio di quanto facciamo noi.
Ma
vediamo quali sono, in fondo, i punti che prestano maggiormente il
fianco all'ironia: le cifre, che anche quando sono molto modeste sono
pur sempre di estremo rilievo, che gli appassionati spendono per le
loro apparecchiature. Si è vero, è un hobby costoso, ma gli hobby che
hanno come oggetto apparecchiature, più o meno sofisticate, sono in
genere costosi. In realtà, se andassimo a ben vedere, essere
appassionati di automobili o di motociclette o di orologi è in genere
assai più costoso che essere appassionati di hi-fi.
L'alta
fedeltà la si può ottenere, agendo con intelligenza, spendendo mille EU
e anche meno (oculatezza, oggetti scelti con cura, o anche usato,
serbatoio infinito di risorse, specie in questo periodo). Provate ad
appassionarvi ad un auto o una moto usata da mille EU, provate a
stanziare mille EU per acquistare un Rolex e ditemi cosa ne viene fuori.
Ma
questo è addirittura il lato meno significativo della cosa. Per carità,
ognuno si appassiona a ciò che vuole, nonostante tutto le auto
piacciono anche a me e una volta mi piacevano anche le moto, non è
questo il punto. Ma a ben vedere, è più sano spendere quaranta,
cinquanta, sessantamila Euro, o anche solo venti, per un oggetto
potenzialmente pericoloso per sé e per gli altri, indubbiamente dannoso
all'ambiente e di scarsa capacità di crescita culturale o spenderli (
ma abbiamo detto, possono essere anche molti di meno) per ascoltare,
senza rompere le scatole a nessuno, anzi magari coinvolgendo qualcun
altro, la propria musica preferita e magari scoprire che quella che non
era la propria musica preferita può esserlo, andando ad arricchire il
nostro bagaglio culturale? E' più scandalosa una rivista che parla di
oggetti che hanno come ragione l'ascolto civile della musica nella
propria abitazione e che spesso spingono ad uscire da queste benedette
e maledette abitazioni per andare ad ascoltarla ‘sta benedetta
musica, fuori, insieme agli altri, o invece una che propone il metodo
migliore per contravvenire alle leggi sui limiti di velocità e
trasformare la propria utilitaria in una potenziale arma letale?
Insomma,
io trovo che, francamente, tra tutti gli sport consumistici, più o meno
stupidi, più o meno trendy, più o meno salubri che si possano fare,
l'alta fedeltà continui ad essere uno dei più sani e uno dei più
validi culturalmente, sempre che all'alta fedeltà si abbini
quell’ingrediente indispensabile che da mero esercizio tecnologico la
nobilità in strumento per l'incremento della qualità della vita: la
musica.
Ma
questo, tranne morbosi, cronici e disperati casi (i famosi impianti da
cinquanta testoni con i tristanzuoli cinque dischi “speciali” ad
accompagnarli mestamente) , volontariamente o involontariamente,
avviene quasi sempre….Beh, diciamo spesso.
E'
una cosa che ho detto tante volte ma che giova ripetere: ha avvicinato
più gente alla musica classica l'alta fedeltà negli ultimi trent'anni
che non i tutti programmi culturali ed educativi studiati ad hoc messi
insieme.
Quindi
io, in fondo, questa comunità audio continuo a difenderla e, sotto
sotto, anche ad amarla ( no sto esagerando, amore è troppo, diciamo
affetto, vi sono molto affezionato) , nonostante tanto spesso mi
facciano venire i nervi la grettezza e la mediocrità di tanti
operatori, l'orizzonte ristretto e lo scarso sense of humor di certi
appassionati, la piattezza e l’assoluta mancanza di basi, oltreché di
gusto, di certi recensori e certe riviste.
L'audiofilia è sì una malattia, ma con decorso benigno. Se ci si attiene a una “dieta equilibrata”.* Il
problema è, semmai, come proteggerla e rimpolparla questa comunità
audio che tende sempre di più a rattrappirsi, che deve combattere ogni
giorno con il fenomeno della "crescita zero".
Già
perché, amici miei, qui o si è in tanti, o si è capaci di serrare e
rinfoltire le fila o si perisce. Le giovani generazioni sono
morbosamente attratte, a causa del bombardamento de-culturale a cui
vengono sottoposte, dal peggio che la tecnologia possa offrire:
videogiochi, minibombe con cui andare ad abbracciare alberi nella
notte, non-musica con cui trapanarsi il cervello, e tutta l'infinita
serie di status- symbol buoni per una stagione e, soprattutto,
completamente inutili che credevamo definitivamente "out" dopo
l'ubriacatura degli anni '80 e che invece continuano, incresciosamente,
a fuororeggiare. Tutte cose che mi fanno rimpiangere un fenomeno
inoffensivo e persino, se veniva preso per il verso giusto,
positivo un fenomeno tanto aborrito dall'intellighenzia
progredita come il Karaoke. Sarà come sarà ma io trovo più sano che le
persone abbiano voglia di cantare, anche le più stupide canzonette,
piuttosto che di rincoglionirsi davanti ad uno schermo a colori facendo
bang-bang, sprizz-sprizz , jeown-jeown e contando il numero degli
omini ammazzati ( dico da ignorante, perché l’unico videogioco che
abbia mai praticato è “Formula 1” ma avevo trovato il modo di barare…). E
chiaramente ai colossi del mercato poco glie ne cale di puntare al
contrario sulla qualità e la validità culturale dell'offerta, non
potremo certo affidarci a loro affinché la nostra passione sopravviva.
Ergo? Ergo, come si faceva una volta - e come alcune comunità ben più
forti ma non sempre più sane della nostra abitualmente fanno-
proselitismo. Proselitismo che non significa fondare uno sciocco
partito degli audiofili - già ci hanno provato gli automobilsti e per
fortuna, loro e nostra, per quanto numerosi siano, il progetto è
finito in burletta- bensì spiegare e dimostrare ai propri amici,
ai propri fratelli minori, ai propri figli, quanto piacere ( e dunque
quale migliore qualità della vita) possa dare l'ascoltare musica ben
riprodotta non essendo sempre possibile ascoltarla dal vivo. Insegnar
loro che la tecnologia non è la madre di tutti i gadget ma, quando
usata come si deve, una straordinaria prova d'ingegno di quella brutta
e meravigliosa bestiaccia che è l'uomo, volta a rendere più comoda e
piacevole, ma anche più interessante, la sua vita.
Dobbiamo
far capire e dobbiamo farlo subito, che differenza passa tra la
tecnologia al servizio dell'uomo e l'uomo al servizio della tecnologia
L'alta
fedeltà non è una ragione di vita, è un hobby, un’ esigenza di cultura,
piacere e relax. Ed è per questo che la comunità audio mi sembra una
comunità fondamentalmente sana e intelligente (da quando dirigo
videohifi un po’ meno, ma ciò fa parte dei rischi della rete tante
volte presi in esame), a differenza di tante altre comunità di
appassionati, ma sarebbe meglio dire di vittime delle passioni indotte.
A far
da contraltare alla casistica positiva vi sono episodi leggendari, cioè
che ormai fanno parte della leggenda, ma sono stati assoluta realtà:
1)
Pierino il Camionista: 40 anni, lavora tutta la vita come un pazzo, su
e giù dalla Lapponia a Trapani, e da Trapani alla Lapponia per avere
finalmente un TIR tutto suo. Passa in un celebre negozio e ascolta le
Apogee Scintilla ( con adeguata amplificazione, altrimenti non solo non
suonavano, ma facevano fuori il malcapitato ampli che aveva provato a
violentarle). Se ne innamora all’istante. Il giorno dopo vende il TiR a
un suo collega e si compra le Scintilla con annessi. Quando torna a
casa non c’è più sua moglie, non ci sono i figli, e a quanto si
racconta non c’è più nemmeno la casa… Faceva ridere ai tempi, oggi mi
accorgo che è una storia tristissima. 2)
Notissimo e apprezzato professionista del Centro-Sud con clientela del
massimo livello. Acquista tutto ciò che viene recensito dalle riviste
americane, lo lascia imballato, e un paio di mesi dopo lo riporta al
negoziante per permutarlo con il frutto dell’ennesima recensione “non
plus ultra” di Harry Pearson. Va avanti così per anni, senza ascoltare
mai nulla di ciò che compra. Un giorno, e rimane per me un mistero
assoluto, “sa” ( probabilmente un caso di preveggenza, d’altra parte
solo un veggente può soddisfarsi del suono di apparecchi imballati) che
una certa coppia di importantissimi e finalmente distribuiti in Italia,
diffusori, sono in casa mia. A saperlo siamo io e il progettista, che
sta in California ed è anche piuttosto scorbutico con chi non conosce. In
un tranquillo pomeriggio d’autunno suonano alla porta. Io sbianco: è
lui, con collezione di ( orrendi e maltrattati) dischi a corredo.
Chiede se può ascoltare le XXX, io esterrefatto, lo faccio accomodare.
Lui ascolta solo di spalle e camminando in lungo e in largo per il
soggiorno. Ogni tanto esclama qualcosa d’incomprensibile. Pian piano si
fa sera, ma lui non si cura della nostra esistenza ( mia e dell’allora
mia moglie). Carla si affaccia in soggiorno e mi fa presente, già
vestita e truccata, che abbiamo una cena importante. Lui non fa una
grinza, dice: “se dovete andare fate pure, io rimango ad ascoltare,
Basta che poi tiro la porta?”. A quel punto lo afferriamo per la giacca
e lo buttiamo giù per le scale. 3)
Figlio di casata nobile: ha rintracciato il mio numero ( sono sempre
quelle vipere dei negozianti, che quando hanno le scatole rotte dicono:
tenga il numero di Moroni, chieda a lui che le saprà senz’altro
consigliare…Carogne!) mi chiama tutte, tutte le sere, comprese sabato e
domenica e feste comandate. Ogni sera ha scelto un nuovo apparecchio e
vuole sapere cosa ne penso. Cosa ne penso dev’essere quello che lui
vuol sentire rispondersi. Dopo un po’ capisco che mi devo comportare
come la guida indiana di Custer: se lui dice si, io dico no, ma se
ridice si, vuol dire che si aspetta che io dica no, e dunque devo dire
si e via dicendo. Una
notte, mio figlio Jacopo è appena nato, ed abbiamo i problemi di sonno
che tutti i neogenitori hanno con i pargoli appena usciti dal reparto
natale, mi chiama disperato: “devo assolutamente cambiare testina” .
“Si gli rispondo io, la tua che è- mi si perdoni il concetto
filosofico- di cazzo. Due giorni dopo mi ritelefona e chiede le mie
scuse. La
signorina dell’allora Sip interviene nel corso del mio magnifico,
gorgheggiato vaffanculo in do diesis, per chiedermi se non sto forse
esagerando, ci sono state proteste da Bolzano e da Reggio Calabria. Le
spiego la situazione e anche lei si unisce al coro...
Buona estate, sognate, sognate, ma lasciate la maniacalità a passioni più becere…
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