Le Scarlatti sono diffusori da stand che vantano alcune prerogative meglio descritte dal suo progettista nellintervista che precede.
Cera bisogno di un altro diffusore italiano nellattuale inflazionato mercato dellalta fedeltà?
Me lo sono chiesto prima di iniziare ad occuparmi di questo prodotto e tranquillizzanti risposte assertive le ho trovate già nel primo ascolto, tanto da convincermi a parlarvene, e pure con un certo entusiasmo.
A parte il design ed il full made in Italy sottolineato da Paolo Beduschi, lascolto comparato con alcune pregiate ed affermate realizzazioni che ho potuto utilizzare come riferimento, mi ha consentito di apprezzare alcune caratteristiche delle Scarlatti che le pongono, a mio avviso, tra quegli oggetti che brillano di una luce propria, senza scimmiottare questa o quella impostazione, e che possono dannatamente piacere (ed è stato il mio caso
) o risultare addirittura indigeste.
Insomma un carattere ben definito, e già solo per questo sia lodato il progettista per non averci propinato il solito ennesimo anonimo scatolotto parlante, ben curato nella dizione ma con veramente poche cose da raccontare.
Il diffusore si presenta molto robusto e pesante, la qualità percepita visivamente ed al tatto è notevole ed in linea con la fascia economica di appartenenza. Lunico appunto che posso fare è sui connettori metallici a forma di bullone, che accettano il biwiring, con cavo spellato o forcelle, ma richiedono, per il serraggio efficace di cavi dalla sezione impegnativa, di una pinza o altro attrezzo simile.
Ho inserito le Scarlatti a valle di un impianto così allestito: sorgente digitale McIntosh MC 201; sorgente analogica Acoustic Signature Samba MKII, braccio Rega RB300 e testina Benz Ace L, pre phono Benz TT1 P9; preamplificatore Cello Palette; finale McIntosh MC 252.
In secondo ascolto lamplificazione è stata affidata a Spectral DCM 20 S2 + DMA 150 S2. Diffusori di riferimento: Dynaudio Special 25 e Kharma Ceramic 3.2. Cablaggio curato e congruo.
Il posizionamento non è stato particolarmente critico, anche se, rispetto alla posizione parallela alla parete di fondo che utilizzo per i riferimenti, le Scarlatti gradiscono una rotazione verso il centro fino a portare lincrocio dei tweeter ad una cinquantina di centimetri davanti al punto dascolto.
Dopo una prima sessione dascolto già risultano chiare alcune cose. Appare evidente come il progettista abbia privilegiato la velocità e coerenza di emissione, grazie anche allutilizzo di trasduttori piccoli e leggeri.
Riscontro un pronunciato effetto monitor, ma nella sua migliore accezione: ci troviamo di fronte, a mio avviso, ad una delle massime espressioni di diffusore rivelatore.
Il microdettaglio è illuminato a giorno, la gamma media è talmente nitida che le voci si arricchiscono di tutte le informazioni captate dalla mediazione microfonica senza però che venga snaturato il timbro vocale che resta sempre tumido e credibile.
La gamma alta sale fin dove si spinge il segnale amplificato, con toni chiari ed aperti, mai sgarbati o innaturali, che creano una pericolosa assuefazione. A volte si avverte la sensazione di ascoltare in campo ravvicinato, tanta trasparenza e dettaglio giungono alle orecchie, salvo poi alzare lo sguardo e percepire una scena molto sviluppata nelle tre dimensioni e una ariosità spesso precluse ai diffusori dallimpostazione monitor.
Fin qui i superlativi. Veniamo agli appunti.
Rispetto ai riferimenti, vi è una lateralizzazione della scena meno spinta, dovuta forse ad una certa direzionalità che accusano i tweeter caricati a tromba, anche se occorre concedere lonore delle armi alle Scarlatti in quanto non ho mai ascoltato un diffusore capace di tener testa ai riferimenti in questo specifico campo.
Segnalo inoltre una gamma bassa leggerina, ma per una precisa scelta progettuale di non sfidare le leggi della fisica. La gamma bassa è quella di cui può esser capace un diffusore da stand (con rare eccezioni), senza artifizi o forzature che finiscono col fare più danno che altro, e comunque non risulta pregiudicata la leggibilità e larticolazione dei giri del basso.
Il compromesso progettuale ha privilegiato la facilità di pilotaggio, la velocità e coerenza, piuttosto che limpatto viscerale e i bassi col booster. Scelta in fondo condivisibile: altrimenti compratevi le JBL da palco!
Provo ad alzare il volume dascolto e debbo ritornare ai superlativi. La tenuta in potenza dei tweeter è notevole e consente di raggiungere livelli di ascolto da danno permanente alludito senza avvertire cedimenti, indurimenti o alterazioni timbriche nel messaggio sonoro riprodotto.
Sul fronte della raffinatezza registro un impensabile garbo nel trattamento del segnale degli archi, anche nei passaggi più aggressivi, e una proposta languida e piena di credibilità nelle voci, con una menzione speciale per quelle femminili.
Indubbiamente il software intimistico è il preferito di questi diffusori, vivificato e reso vibrante dalla mediazione delle Scarlatti.
Nel progetto necessariamente di compromesso che rappresenta un diffusore da stand, Paolo Beduschi ha mostrato di avere le idee chiare, spostando la coperta corta sul lato dellestrema valorizzazione delle prerogative che spesso fanno preferire, a prescindere dallambiente a disposizione, un diffusore da stand ad uno da pavimento. Suono veloce, ricco e pulito, coerente e rigoroso sono i punti di eccellenza delle Scarlatti.
Aggiungo che è un suono da intenditori ed appassionati navigati che sanno apprezzare la ricchezza di sfumature più che la quantità daria spostata dai trasduttori.
Quali i partner di queste casse?