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NUMERO 30


AUDIOSONICA STONEFLY di Domenico Pizzamiglio

 

Produttore: Audiosonica s.r.l., Chiuro (SO), www.audiosonica.it mail audiosonica@libero.it

Prezzo:5.400,00 euro la coppia

Sistemi di altoparlanti ce ne sono veramente tanti.

La tradizione italiana è ormai consolidata in giro per il mondo e per fortuna quel che proviene dal nostro Paese è adeguatamente apprezzato all’estero. Marchi ormai storici che nemmeno sto a menzionare, ma anche marchi relativamente nuovi, come questa Audiosonica, meritano senz’altro la debita attenzione.

Avevo ascoltato di sfuggita le Audiosonica allo scorso Top Audio. Le avevo trovate interessanti, ma erano rimaste un ascolto tra i tanti perché oggettivamente il tempo che avevo a disposizione era sempre veramente poco e quindi gli ascolti duravano qualche minuto e via. Ma in tempi più recenti, una sera sono stato invitato da un audiofilo milanese ad ascoltare musica e mi sono ritrovato davanti questi diffusori. Devo dire che la prima impressione è stata positiva; poi, mi sono guardato bene in giro e ho iniziato a vedere dietro le casse acustiche degli apparecchi di livello decisamente parecchio elevato; la curiosità è aumentata e ora della fine mi sono messo in contatto col costruttore per proporre un ascolto a casa mia.

Il costruttore mi ha personalmente portato i diffusori a domicilio, anche per sollevarmi dall’onere degli ormai noti quattro piani a piedi, già rodati, così da evitarmi il lungo rodaggio che personalmente, ove possibile, preferisco evitare per non dover tenere due coppie di casse in giro per casa (le mie Magneplanar per ascoltare musica e quelle in prova con disco test in costante repeat).

Le Stonefly sono a due vie e mezzo (ovvero i due mid-woofer lavorano per la maggior parte della loro risposta insieme, lasciando a uno solo dei due l’onere di riprodurre una determinata porzione di frequenze), in bass reflex, con inclinazione obbligata (ovvero, la cassa deve lavorare inclinata all’indietro per precisa scelta di progetto), con validi morsetti per una sola coppia di cavi.

La finitura è eccellente e la base della cassa è ogivale. Le misure sono 21 cm di altezza, 94 di altezza e 34 di profondità. Il mobile è solido, come dimostrato anche dall’insensibilità alla classica noccata.

Gli altoparlanti usati sono uno Scan Speak Revelator e due midwoofer della Eton Gmbh visti su anche altri progetti (come Avalon). L’efficienza è dichiarata in 92 db/1W/1mt. È anche dichiarata la risposta in frequenza che va da 38 a 25.000 Hz * 3 db.

Nel mio ambiente d’ascolto la posizione ottimale è stata con orientamento deciso verso il punto di ascolto (praticamente i lati delle casse risultavano invisibili) a circa un metro dalla parete di fondo, mentre non ho trovato particolarmente influente la distanza dalla parete laterale (e dalla foto si vede).

I NuForce si sono rivelati finanche debordanti, mentre le Stonefly hanno parecchio gradito la cura Alfonso di Olimpia Audio che ho a casa per l’ascolto e per riferirne sulla rivista. A dimostrare che anche con un finale di soli 50 W per canale dichiarati su 8 ohm si possono ottenere volumi senz’altro ragguardevoli e comunque sufficienti con praticamente tutti i generi musicali.

Ricordo il mio impianto che è così composto: giradischi Musical Life Basic 40 con braccio Morch DP6 e canna Precision, cavo braccio Cardas in argento, testina Transfiguration Aria, pre-fono American Hybrid Technology —P Non Signature, lettore CD Astin-Trew AT 3500, preamplificatore Lavardin Pre 6.2, finali NuForce Ref9SEV2 e Bryston 2B-LP, altoparlanti Magneplanar MG 1.6, filtri di rete e multiprese Black Noise, cavi di alimentazione Black Noise ed Ecosse, cavi di segnali realizzati espressamente su mia richiesta, Audio Note e altri.

 

Prima di iniziare a riferirvi quel che ho ascoltato nel mio ambiente domestico, tengo a precisare una cosa. Apparirà strano che io ogni volta indichi dei dischi diversi da prova a prova. Qualcuno potrebbe pensare che io non abbia dei riferimenti fissi; ma li ho, come tutti quanti. Ma è vero che preferisco sondare la situazione anche con altre registrazioni a me note che poi, magari, qualcuno di voi potrebbe anche cercare e comprare. Insomma, delle segnalazioni musicali.

Una delle performance che più mi ha colpito è stato l’ascolto del vinile Me and You di Count Basie (quello che ho citato nella prova della Skala dicendo che non lo avevo a mia disposizione e che ho comprato lo scorso Monaco hi-end ove l’ho trovato per la stolida somma di 8,00 euro). Quella registrazione della Pablo ha una dinamica assolutamente ragguardevole, come raramente mi era capitato di ascoltare in registrazioni per band jazz. La piacevolezza della musica è indubbia (stiamo parlando di Count Basie, non di un signor nessuno al quale magari è riuscito bene un disco e male il resto). Dall’inizio tutto appare calibrato, tenuto sotto controllo, timbricamente credibile. Il basso che apre il secondo brano della prima facciata è profondo, credibile; si sente molto netto l’attacco e poi il risuonare della corda e della cassa armonica dello strumento. Ma attendo al varco le Stonefly quando attaccano i fiati: con questa registrazione, in caso di riproduzione anche solo leggermente "colorata", quei fiati prendono il sopravvento facendo sparire tutto il resto. Non con queste casse che invece, pur lasciando espandere nell’ambiente tutti i fiati in modo credibile e corretto anche dal punto di vista della scena e dell’immagine, mantengono un timbro che non arriva mai ad essere affaticante, pur non mancando di alcunché.

E’ pur vero che mi ero già passato un paio dei miei riferimenti (il Vespro di Monteverdi e le Quattro Stagioni della BIS) e quindi le casse erano ormai posizionate e avevo già una vaga idea di quel che mi sarei trovato ad ascoltare.

Passo al genere moderno con Alan Stivell, il noto cantastorie bretone (qui da noi era parecchio famoso tanti anni fa, poi l’ho sentito nominare molto meno di prima). Il tappeto di basso è credibile, assolutamente mai debordante e forse a volte anche un po’ trattenuto; per il resto nulla da obiettare, soprattutto nella voce di Alan Stivell che compare perfettamente centrata in mezzo ai diffusori ma debitamente espansa (quindi, non un semplice punto, ma una corretta porzione di scena). Mi concentro sulle sfumare del gallico idioma, ritrovando i tipici suoni nasali ben chiusi propri del popolo bretone. Altra performance piuttosto positiva, fatto salvo che il basso più profondo risulta meno possente di quanto non accada, nel mio ambiente, con le Magneplanar e di quanto non fosse con le German Physics. La voce di Stivell, le sue atmosfere, mi hanno riportato con la mente a Sain-Mâlo ed ai suoi Ramparts.

Unplugged dei Nirvana mi restituisce delle sonorità naturali, con una buona ricostruzione della scena che rimane sempre un po’ bassa per quanto sono abituato ad ascoltare, ma sicuramente adeguata all’altezza di queste Stonefly. La voce di Cobain è comunicativa e tutto il contorno di strumenti appare corretto al punto giusto. Il concetto di velocità nei tempi di attacco non è meritevole che di una affermazione: c’è e basta.

Il recente cd di Foné con i concerti di Vivaldi registrati dal M° Fornaciari, ripropone una scena credibile, giustamente ampia ed ariosa. Siamo in una chiesa e si sente chiaramente. Solo a volte il violino solista assume dimensioni più grandi del dovuto, ma è un peccato veniale in una registrazione che se riprodotta su un sistema non all’altezza della situazione rischia di diventare un po’ acida. Che in realtà non lo sia affatto è dimostrato dagli interventi del positivo dell’organo, di una naturalezza veramente rimarchevole. Il basso espande con naturalezza, anche se appare trattenuto rispetto al resto e qui devo dire che la situazione è migliorata qualcosa con il mio fido Bryston 2B-LP rispetto al controllo esercitato sul basso dai NuForce. Consiglio l’ascolto di questo disco; anche se nel Gloria il coro è in costante ritardo sull’orchestra, la riproduzione dei concerti è foriera di qualche bella sensazione per tanto naturale sia l’acustica del locale in cui è stata effettuata la ripresa (oddio, definire locale una chiesa suona blasfemo; ma garantisco che non è necessario genuflettersi ogni volta che si ascolta il disco, anche se l’idea di essere in chiesa è piuttosto evidente).

Nell’ascolto della Toccata e Fuga in Re Minore di Bach nell’esecuzione di Marie Claire Alain su Erato (sarà "tradizionale", ma è una eccellente esecuzione e anche la registrazione non è assolutamente male) il basso non è così profondo come solitamente ascolto dalle Magneplanar. Sembra fermarsi prima della risposta dichiarata ed anche andando dall’altra parte della sala d’ascolto che è lunga 9 metri la situazione non cambia più di tanto. Certo, il resto del canneggio è riprodotto molto correttamente, con la giusta "fatica d’ascolto" che le canne piccole ingenerano, così come sono anche riconoscibili i vari registri. Ma pare che la pedaliera sia un po’ "corta", che stenti ad uscire e questo indipendentemente dall’amplificazione usata, fatto salvo che con Alfonso di Olimpia Audio i woofer siano parsi un po’ più liberi di quanto non accadeva con i NuForce. Alfonso ha anche dato un’oncia in più di apertura sugli acuti che male non ha fatto per la credibilità timbrica dell’organo.

Per le voci mi sono fiondato nel barocco francese con il Te Deum di Charpentier nella discussa esecuzione di Minkoski su Achiv; il suono è bello, naturale, contrastato. Il soundstage apre molto naturalmente e la dinamica non pare soffrire di particolari costrizioni. A volta qualche brillantezza eccessiva del tweeter e qualche problema di localizzazione di alcuni elementi nella scena. Mi sento di dire che per quanto abbia fatto e provato, l’immagine di queste Stonefly, fortunatamente, non è mai puntiforme; i suoni sono sempre piuttosto espansi e questo potrebbe causare qualche disorientamento in ascolti affrettati perché invece, visto che il baffle è piuttosto stretto, uno si aspetta la classica riproduzione hi-endara, laddove invece si ottengono ampi spazi. I timbri propri del singolo cantante paiono rispettati con dovizia (dico pare perché non essendo stato presente alla registrazione, poso solo riferire in termini presuntivi).

L’orchestra sinfonica appare più leggera rispetto a quanto ascolto solitamente. Non è che manchi l’estensione in frequenza, perché le percussioni nella Quinta di Mahler nell’esecuzione di Solti (vinile Decca) sono profonde; pare mancare un po’ di materia. Certo, avvicinando alla parete di fondo i diffusori qualcosa si recupera, ma si perde un po’ dell’eccellente contrasto della gamma media e di quella alta ed io preferisco il contrasto ad un po’ di basso in più. L’orchestra appare posizionata in modo credibile ed i timbri degli strumenti sono ben rispettati (ad onor del vero, devo dire che i legni e gli archi, come registrati dalla Decca sono credibili già di per se stessi, ma le Stonefly paiono non introdurre alcuna aberrazione al timbro degli strumenti). La dinamica è rispettata fin dove lo permette la registrazione (chi possiede questi LP saprà senz’altro che verso la fine del secondo movimento compare una compressione dinamica evidente che accompagna tutto il movimento sino alla fine. Ed il fatto che sia un problema di registrazione è dimostrato dal fatto che lo stesso fenomeno appare con il CD).

Qualche perplessità mi suscita la riproposizione della scena con gli strumenti solisti. Per sondare il comportamento mi sono avvalso del pianoforte solo (il già più volte citato Gaspard de la Nuit di Ravel nell’esecuzione di Pogorelic) e del liuto (l’opera omnia di Bach eseguita da Lindberg su BIS). Con le Magneplanar lo strumento è posizionato in modo centrale, dietro i diffusori con una distribuzione di risonanze naturalmente espanse in modo ampio. Con le Stonefly, invece, è l’intero strumento ad apparire espanso; è una sensazione strana. Incrociare i punti di emissione davanti al punto d’ascolto ha mitigato il problema; ma per ascoltare altri generi è stato necessario "riaprire" il fronte sonoro e quindi la scelta definitiva è demandata all’utilizzatore finale.

Per tirare le somme: un buon sistema di altoparlanti, senz’altro. Veloce, dinamico, timbricamente corretto. La realizzazione non lascia adito a critiche. Ci sarà da perdere un po’ di tempo per la collocazione in ambiente e bisognerà porre attenzione anche agli abbinamenti. Non sono propriamente casse "ready to use", ma necessitano di una accurata scelta di quel che sta dietro di loro. Mi pare, da quanto scritto qui sopra, che il comportamento vari parecchio in funzione delle amplificazioni utilizzate e questo è sintomo di una loro chiara trasparenza, non già intesa nel consueto termine audiofilo, quanto nella capacità di far chiaramente percepire sia quanto sta sul disco sia chi le pilota. A casa dell’audiofilo milanese citato in inizio di articolo il pilotaggio è ad opera di un’amplificazione top di un marchio francese, dal costo non propriamente popolare; e le Stonefly mi pare gradiscano parecchio quel trattamento. Ma si sono fatte pilotare disinvoltamente anche da Alfonso il cui costo è contenuto e dal pre NuForce P8; così come non hanno disdegnato il Bryston. Insomma, casse di classe ma non certo capricciose che mi sarebbe piaciuto provare anche con delle valvole; non credo sarebbero state necessarie grandi potenze perché le Stonefly sono decisamente efficienti; i millanta Watt dei NuForce in questo caso sono veramente più di quanto serva ed in parte la loro brutalità è parsa far violenza all’equilibrio dei diffusori. I minori watt di Bryston e di Olimpia Audio, pur con le diverse sfumature timbriche tra i due, mi sono parsi più che adeguati per un uso domestico in ambienti non troppo grandi.

Il consiglio è di provarle attentamente nel proprio ambiente e con il proprio front-end. E porre attenzione all’accoppiamento con gli altri apparecchi per non snaturare le gamme media ed acuta; sarebbe un vero peccato non lavorarci bene perché la capacità informativa eppure non affaticante di questi altoparlanti è molto alta e se messe in condizione di suonare bene, le Stonefly hanno un equilibrio timbrico veramente ottimo. Potrebbero costituire una valida alternativa ai nomi noti. Da ascoltare senz’altro, anche se il vostro budget non corrisponde al costo dei diffusori.


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