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INDICE
NUMERO 30


Nova Audio NIA-1 di Igor Zamberlan

 

A mo’ di introduzione

 

In questo numero di vdeohifi.com ci sono tre prove di amplificatori integrati a mia firma, che si vanno idealmente ad aggiungere a quella, pubblicata qualche numero fa, del Plinius 9200. Nel mio sistema personale ci sono raramente stati degli amplificatori integrati, e mai come amplificazione stabile, di utilizzo quotidiano, prima di oggi. Sono anch’io, in questo senso, un audiofilo tipico, figlio degli anni ’80. La combinazione pre+finale è sempre, fin da allora (e forse anche da prima, per gli oggetti top: ma da allora direi che è diventata pervasiva fin poco sopra l’entry level), l’aspirazione dell’appassionato. Sembrava, fino a non molti anni fa, che l’audiofilo con integrato appartenesse alla serie B, oppure che fosse un neofita o un "neo-impoverito", che, insomma, fosse non solo lecito, ma necessario per chiunque volesse testimoniare la propria dedizione alla riproduzione audio investire in un’accoppiata pre-finale di qualche fatta.

Poi, non troppi anni fa, le cose hanno cominciato a cambiare. L’integrato, grazie all’arrivo di oggetti di alto livello da marchi considerati baluardi dell’high-end, ha perso la sua connotazione da oggetto di serie B, per riacquistare un posto legittimo negli "impianti grandi". Ci sono anche aziende che propongono integrati come top di gamma, mi vengono in mente ad esempio ASR e T+A; pur non essendo marchi che fanno parte dell’high-end "storica", sono certamente realtà affermate e, nel primo caso, l’integrato top è adottato come riferimento da uno dei recensori più autorevoli del mondo.

Quindi l’integrato non rappresenta più una "diminutio" dell’orgoglio dell’audiofilo che decide di adottarlo come propria amplificazione; rappresenta invece una scelta razionale ed elegante che, se da un lato impedisce, tecnicamente, almeno fino ad un certo punto, ottimizzazioni quali la separazione delle alimentazioni e la minimizzazione delle interferenze reciproche fra gli stadi a livello linea e quelli di potenza, dall’altro consente di ridurre il percorso del segnale, risparmia un telaio (con il suo costo e lo spazio occupato) e un cavo di interconnessione (con la necessità di sceglierlo, oltre che di pagarlo…).

In ogni caso, in queste mie prove non si parla di oggetti assoluti. Si parla di soluzioni eleganti, compatte e ancora accessibili al problema di portare il segnale da un lettore CD o da un pre phono ai morsetti dei diffusori, dando ad essi (i diffusori, non i morsetti!) la potenza richiesta. Ed elegante l’oggetto di questa prima prova lo è sicuramente, sotto vari aspetti.

 

NIA-1

Si tratta di uno dei due prodotti attuali (l’altro è un lettore CD, che spero di provare più avanti) di un costruttore che si affaccia come indipendente per la prima volta, o almeno che per la prima volta lo fa promuovendosi. La home page riporta un paio di prodotti precedenti, un pre e un finale, che però mi pare siano stati pubblicizzati pochissimo. Il costruttore è però fornitore di prodotti finiti personalizzati per altri marchi, italiani e non.

Per questi prodotti, Nova Audio ha scelto un metodo di commercializzazione che permette di mantenere dei prezzi assolutamente concorrenziali rispetto alla sostanza degli apparecchi: la vendita è solo diretta, per corrispondenza; la spedizione dell’apparecchio avviene a pagamento avvenuto e l’acquirente ha due settimane di tempo per ripensarci; in caso di ripensamento, il costruttore provvederà a restituire la somma pagata, meno le spese di spedizione, attualmente quantificate nella ragionevolissima cifra di 40 Euro (che, da privati, con un corriere indipendente, corrispondono circa alla spedizione in un verso con relativa assicurazione). Fra l’altro, ancora per tutto il mese di agosto, chi chiede l’apparecchio in prova può tenere, anche in caso di restituzione, il cavo di alimentazione fornito, che costa, di listino, 80 Euro. In pratica il costruttore vi sta regalando, in questo momento, qualcosa, se chiedete l’apparecchio in prova. Mica male, vero?

L’oggetto, in sé, si presenta molto bene: robusto, pesante e finito piuttosto bene (non aspettatevi, però, il lusso di un Mac: qui siamo nel regno della concretezza e stiamo comunque parlando di un oggetto che costa meno di 1500 Euro e offre… beh, vedremo cosa offre). Ha un bell’imballo, razionale e sicuro. Il pannello frontale presenta un display (ampio, ma secondo me non leggibilissimo: suppongo che si sia dovuto trovare un compromesso fra la visibilità e l’intrusività) e cinque tasti, uno per l’accensione, due per selezionare l’ingresso (sono sequenziali), due per il controllo del volume. Come potenziometro viene utilizzato un integrato Analog Devices che non fa altro che commutare una rete resistiva interna; non c’è, quindi, da parte di questo integrato, alcuna elaborazione o amplificazione del segnale che non sia l’attenuazione dello stesso.

Le ragioni d’essere del NIA-1 sono, comunque, al di là della comodità del telecomando e di una buona interfaccia utente, essenzialmente tre: la raffinatezza della circuitazione, la potenza e il rapporto di queste con un prezzo di vendita assolutamente sorprendente.

La prima: il NIA-1 riprende gli elementi che contraddistinguevano la precedente produzione, anche OEM, di Nova Audio, almeno quella di cui sono riuscito ad indovinare la destinazione. In pratica, l’integrato ha due soli stadi di amplificazione, uno a livello di segnale e uno di potenza. Non c'è retroazione. Il progettista e costruttore, Giovanni Arigò, in passato ha illustrato alcuni degli aspetti progettuali delle sue amplificazioni su Costruire Hi-Fi; forse questo spiega il fatto che il sito Nova Audio contenga una lunga e precisa descrizione della filosofia di progetto dell’amplificazione d cui vi sto parlando, alla quale vi rimando (http://www.nova-audio.eu/Italiano/Teoria.htm). Nel caso del NIA-1, c’è uno stadio a stato solido di amplificazione in tensione, non controreazionato, seguito da un buffer in corrente costituito da sei Mosfet di potenza. E’ tutto: la soluzione è brillante, elegante e, se si eccettua il fatto che, com’è ovvio in un oggetto senza retroazione e che conti su una soluzione tecnica come quella descritta nello scritto a cui porta il link sopra, è richiesta una selezione decisamente precisa dei componenti elettronici utilizzati per ottenere prestazioni di alto livello, anche economica.

Quello che è sorprendente dell’amplificatore Nova è la potenza dichiarata: 150 watt per canale non sono pochi, soprattutto con una circuitazione di questo tipo, soprattutto a questo prezzo. Oggetti "audiophile" di questa potenza a questo prezzo, sul mercato, sono attualmente solo in classe D (avrei voluto un integrato in classe D da inserire in questa prova, ma non è stato possibile; magari ci sarà un supplemento in futuro, posto che riesca a tenere in casa almeno uno dei protagonisti di stavolta. Vedremo).

Il prezzo, dicevo. Al momento parliamo di 1450 Euro. Mi pare non servano commenti.

La componentistica interna è, peraltro, di livello (condensatori Kendeil, quattro da 6800 microfarad per canale, per l’alimentazione dei finali, condensatori sul segnale Arcotronics MKP, un trasformatore Talema separato per i servizi e uno avvolto custom per tutto il resto, tutto through-hole e non SMD nella scheda principale), così come non "da boutique", ma di assoluta sicurezza sono le connessioni di segnale e di potenza. Direi che, una volta tanto, non c’è spazio per critiche.

 

Utilizzo e suono

 

Il NIA-1 avrà, in futuro, un ingresso phono opzionale; per ora è solo linea. Accendendolo si posiziona, a volume zero, sul primo ingresso configurato (credo che se viene installata la scheda phono sia il phono, nei miei esemplari — perché uso il plurale sarà chiaro sotto — questa non c’era, per cui l’ingresso selezionato era il line 1). Una piccola attenzione va prestata al fatto che il mute, o il volume zero, probabilmente a causa della scelta dei passi del controllo Analog Devices utilizzato (ridotti a 99 dai 256 possibili), il volume non è a zero, si sente ancora un filo di suono. E anche qui con gli appunti abbiamo finito.

L’impostazione generale del NIA-1 è di tipo, direi, morbido. Non è l’amplificazione che aggredisce o infastidisce, è gentile e avvolgente. C’è persino la sensazione che i 150 watt non ci siano tutti, pare che la scelta sia, appunto, quella di un suono rilassato, che coinvolge seducendo e non atterrando. Cerco di spiegare come il NIA-1 arriva a sedurre.

La risposta in frequenza mi pare equilibrata. Ho avuto, come ho suggerito sopra, due esemplari dell’amplificatore, a seguito di un cambio "in corsa" (una messa a punto diversa, a quanto ho capito, seguita all’interazione con i primi acquirenti dell’oggetto: a testimoniare la serietà dell’approccio di Nova Audio, la variazione è stata comunicata a tutti gli acquirenti, che hanno potuto, gratuitamente, ottenere l’aggiornamento alle specifiche correnti del loro amplificatore). Il primo presentava forse una lieve sensazione di vuoto (no, troppo: diciamo di minor pienezza, di lieve interruzione della continuità) sul mediobasso e un’altrettanto lieve evidenziazione di una porzione del medio-alto; il secondo esemplare è migliorato, in questo senso, senza che io abbia avuto modo di sentire peggioramenti in altre aree. Non ci sono evidenziazioni, non ci sono buchi, mi pare. Sicuramente non si tratta di un’amplificazione con una risposta in frequenza crescente; credo che qualcuno potrebbe qualificare come "morbida" anche la risposta; probabilmente i fans dei fiati dell’orchestra spostati in prima fila non trovano, qui, soddisfazione. Però a me pare, appunto, del tutto corretta. L’unica cosa da tenere presente è il fatto che l’amplificatore non ha un fattore di smorzamento mostruoso, conseguenza della mancanza di controreazione, quindi è possibile che, con diffusori diversi dai miei, la risposta si modifichi in qualche modo, o che il basso possa sembrare un pelo lungo. Per me, coi miei diffusori, ottimizzati per amplificazioni a bassa o nulla controreazione, non c’è alcun problema; c’è anzi la giusta quantità di corpo e calore.

La scena acustica è più che buona. Decisamente larga, correttamente profonda, è del tipo "centrato", da me; inizia, cioè, dalla linea dei diffusori e si estende verso la parete di fondo (chiamerei "avanzanti" le scene che partono davanti ai diffusori, "arretranti" quelle che partono dietro; a mio modo di vedere, ma ci tornerò quando parlerò di un altro dei componenti di questo trio, il tipo di scena deve avere delle conseguenze anche sulla sua dimensione). La messa a fuoco non è spietata, non è chirurgica (altro sintomo di quella morbidezza di cui parlavo sopra: anche i contorni sono morbidi, diciamo). In un primo momento, con il primo esemplare, mi è parso di poter chiedere un po’ di corposità in senso tridimensionale, un po’ di concretezza in più; il secondo esemplare, o forse il rodaggio, o forse le mie aspettative (qui ci starebbe uno smiley, negli scritti "formali" non li metto — fate conto che ci sia), non mi hanno fatto ritrovare la sensazione. Certamente, però, non ha l’effetto monitor di alcuni altri amplificatori, soprattutto di scuola inglese a stato solido classica, che tendono ad avanzare il solista (generalmente si tratta di un’enfasi della gamma media). La prospettiva è comunque di tipo continuo, non si notano stacchi fra gli esecutori (l’"aria fra gli strumenti" di alcuni qui non è da primato; c’è, non aspettatevi una scena confusa, ché vi sbagliereste di grosso, ma non è ricercata in senso spettacolare). Giocando coi confronti, mi è parso che a volte sia un po’ più difficile, con questo amplificatore, cogliere i riverberi e le dimensioni dell’ambiente di registrazione — e però non estremizziamo il concetto, mica sempre ci sono…

Fin qui saremmo, comunque, alle sfumature. Da buon iper-razionale, se ho scritto sopra che saremmo andati a capire da cosa derivava quel "suono morbido", ovviamente penso di potervi dire perché è morbido. Secondo me i punti sono due, in particolare: una riproposizione del dettaglio non spinta al chirurgico, come di moda oggi, e una velocità, intesa come scatto bruciante, come quasi-strappo, "giusta" nel complesso, ma non strabiliante, almeno soggettivamente e almeno come sensazione generale.

Quest’ultima cosa: attenzione, non voglio in alcun modo suggerire che si tratti di un apparecchio "lento" o placido nella sua emissione. Quel che è certo è che non c’è l’impressione di "tigre nel motore". Quei 150 watt che ci sono sicuramente (ai miei volumi di ascolto, che sono, rispetto alle abitudini di alcuni, sicuramente moderati) non danno mai la sensazione di essere lì sotto, pronti a scattare, come capita invece se si ascolta un Krell o un altro "big bad amplifier". Forse quello che manca, quello che dà altrove la sensazione di velocità e di scatto bruciante, è una forma di tensione sotterranea alla musica, che c’è sicuramente in parte anche dal vivo, ma che spesso nelle elettroniche tende ad essere esagerata. O meglio: è una questione di idee, di priorità, di modo in cui si ascolta e percepisce la musica, riprodotta e dal vivo (qui ci sarebbe un certo discorso, piuttosto lungo da fare, sul realismo, la realtà, i surrogati e gli artifici da riproduzione, sul loro senso e la loro eventuale e opinabile necessità per sostituire qualcosa che, in un contesto deprivato come quello della riproduzione, non c’è, non ci sarà mai e mai potrà esserci, ma diciamo che è un discorso lungo che affronterò eventualmente in altra sede). In ogni caso, da questo punto di vista, in qualche modo il NIA-1 rivela parte della sua tecnologia: il tipo di suono ricorda quello che sento da amplificatori privi di controreazione, come il monotriodo che sto ascoltando con le mie Merlin mentre scrivo questo pezzo.

Il dettaglio, dicevo. Chissà se dipende da quanto scritto sopra a proposito del passo, della velocità; chissà se dipende dalla tecnologia, chissà. Di fatto è di nuovo un po’ sorprendente, per il mio razionalismo, che la dimensione della scena acustica sia, soprattutto in larghezza, eccellente, ma che non ci sia una percezione del dettaglio da "vedo tutto sento tutto è tutto qui". A volte ho lasciato intendere come il dettaglio — la sua decodifica da parte del nostro cervello — possa essere più facile da leggere in caso di compressione dinamica, ma non mi pare questo il caso (e poi, oltretutto, l’assenza di controreazione dovrebbe portare al risultato opposto, rispetto alla compressione). Di fatto, ci sono alcuni microdettagli che rispetto ai riferimenti, a parità di volume (realistico per la musica da camera), non sembra di riuscire a percepire con il Nova. Parlo di cose, comunque, minime. Ciò che, tuttavia, il Nova trova per strada è la capacità di concentrarsi sulla musica e una finezza di grana, una fluidità e una liquidità che mi sembrano davvero assolutamente notevoli per un’amplificazione a stato solido con una potenza minimamente utilizzabile a questo prezzo (no, non ditemi che la vostra meraviglia da dieci watt in single ended a stato solido ha più raffinatezza nel modo in cui porge il messaggio: dieci watt sono pochi per la maggioranza di noi, o per la maggioranza dei nostri preconcetti).

Mi pare necessario fare un’aggiunta. L’amico Roberto De Filippo, alias Plastic, alias signor Boomerang Cables, ha tratto conclusioni abbastanza diverse dalle mie su questo amplificatore in un dettagliato post sul nostro forum. Direi che si tratta di una questione di riferimenti, di ciò che si cerca. Certamente anche nella seconda versione, che è un po’ più "polposa" in gamma media, non si tratta di amplificatori dal suono vintage, né di oggetti "midrange-oriented". Quanto ho scritto vale se si assume come riferimento l’attuale hi-end, nel cui contesto il Nova è sicuramente sul versante "morbido" e non su quello radiografante. Se poi prendiamo, invece, a termine di paragone qualcosa di più classico, con tubi come dispositivi di amplificazione, magari di scuola britannica, è certo che troveremo il Nova estremamente dettagliato, ma mancante di corpo e di una forma di "poesia da dentro". Questione di compromessi. Il suono delle amplificazioni di quella scuola a cui fa riferimento Roberto l’ho ritrovato, con un livello di dettaglio quasi da amplificazione moderna, solo negli Shindo — sappiamo quanto costino, vero?

Ritornando sulla Terra: complimenti a Giovanni Arigò. Se, come non ho motivo di dubitare, questa era l’impostazione che ha cercato, secondo me il compromesso, ancor più in questa seconda versione rispetto alla prima che ho ascoltato, è azzeccatissimo. Se è anche il vostro, o se pensate possa esserlo, il rapporto qualità prezzo di questo integrato è furioso. Volendo mantenere la stessa impostazione e volendo progredire sulla riproposizione del dettaglio e sulla dinamica senza perdere la capacità di concentrarsi sulla musica che questo oggetto ha, secondo me occorre spendere cifre improponibili (in un certo senso il finale Lindemann, uno dei riferimenti, va da quella parte: ma è fuori produzione da qualche settimana e, in più, costava almeno il quintuplo sul nuovo. Fate voi. Ah, a proposito, l’impianto di riferimento è citato in una delle altre due prove di questo numero, inutile ripeterlo…; inoltre, il cavo di alimentazione fornito è pressochè perfetto per questo oggetto, le mie prove con cavi alternativi non hanno portato da nessuna parte).


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