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Nova Audio NIA-1 di Igor Zamberlan
A mo’ di introduzione
In questo numero di vdeohifi.com ci sono tre prove
di amplificatori integrati a mia firma, che si vanno idealmente ad
aggiungere a quella, pubblicata qualche numero fa, del Plinius 9200.
Nel mio sistema personale ci sono raramente stati degli amplificatori
integrati, e mai come amplificazione stabile, di utilizzo quotidiano,
prima di oggi. Sono anch’io, in questo senso, un audiofilo tipico,
figlio degli anni ’80. La combinazione pre+finale è sempre, fin da
allora (e forse anche da prima, per gli oggetti top: ma da allora direi
che è diventata pervasiva fin poco sopra l’entry level), l’aspirazione
dell’appassionato. Sembrava, fino a non molti anni fa, che l’audiofilo
con integrato appartenesse alla serie B, oppure che fosse un neofita o
un "neo-impoverito", che, insomma, fosse non solo lecito, ma necessario
per chiunque volesse testimoniare la propria dedizione alla
riproduzione audio investire in un’accoppiata pre-finale di qualche
fatta.
Poi, non troppi anni fa, le cose hanno cominciato a
cambiare. L’integrato, grazie all’arrivo di oggetti di alto livello da
marchi considerati baluardi dell’high-end, ha perso la sua connotazione
da oggetto di serie B, per riacquistare un posto legittimo negli
"impianti grandi". Ci sono anche aziende che propongono integrati come
top di gamma, mi vengono in mente ad esempio ASR e T+A; pur non essendo
marchi che fanno parte dell’high-end "storica", sono certamente realtà
affermate e, nel primo caso, l’integrato top è adottato come
riferimento da uno dei recensori più autorevoli del mondo.
Quindi l’integrato non rappresenta più una
"diminutio" dell’orgoglio dell’audiofilo che decide di adottarlo come
propria amplificazione; rappresenta invece una scelta razionale ed
elegante che, se da un lato impedisce, tecnicamente, almeno fino ad un
certo punto, ottimizzazioni quali la separazione delle alimentazioni e
la minimizzazione delle interferenze reciproche fra gli stadi a livello
linea e quelli di potenza, dall’altro consente di ridurre il percorso
del segnale, risparmia un telaio (con il suo costo e lo spazio
occupato) e un cavo di interconnessione (con la necessità di
sceglierlo, oltre che di pagarlo…).
In ogni caso, in queste mie prove non si parla di
oggetti assoluti. Si parla di soluzioni eleganti, compatte e ancora
accessibili al problema di portare il segnale da un lettore CD o da un
pre phono ai morsetti dei diffusori, dando ad essi (i diffusori, non i
morsetti!) la potenza richiesta. Ed elegante l’oggetto di questa prima
prova lo è sicuramente, sotto vari aspetti.
NIA-1
 Si
tratta di uno dei due prodotti attuali (l’altro è un lettore CD, che
spero di provare più avanti) di un costruttore che si affaccia come
indipendente per la prima volta, o almeno che per la prima volta lo fa
promuovendosi. La home page riporta un paio di prodotti precedenti, un
pre e un finale, che però mi pare siano stati pubblicizzati pochissimo.
Il costruttore è però fornitore di prodotti finiti personalizzati per
altri marchi, italiani e non.
Per
questi prodotti, Nova Audio ha scelto un metodo di commercializzazione
che permette di mantenere dei prezzi assolutamente concorrenziali
rispetto alla sostanza degli apparecchi: la vendita è solo diretta, per
corrispondenza; la spedizione dell’apparecchio avviene a pagamento
avvenuto e l’acquirente ha due settimane di tempo per ripensarci; in
caso di ripensamento, il costruttore provvederà a restituire la somma
pagata, meno le spese di spedizione, attualmente quantificate nella
ragionevolissima cifra di 40 Euro (che, da privati, con un corriere
indipendente, corrispondono circa alla spedizione in un verso con
relativa assicurazione). Fra l’altro, ancora per tutto il mese di
agosto, chi chiede l’apparecchio in prova può tenere, anche in caso di
restituzione, il cavo di alimentazione fornito, che costa, di listino,
80 Euro. In pratica il costruttore vi sta regalando, in questo momento,
qualcosa, se chiedete l’apparecchio in prova. Mica male, vero?
L’oggetto,
in sé, si presenta molto bene: robusto, pesante e finito piuttosto bene
(non aspettatevi, però, il lusso di un Mac: qui siamo nel regno della
concretezza e stiamo comunque parlando di un oggetto che costa meno di
1500 Euro e offre… beh, vedremo cosa offre). Ha un bell’imballo,
razionale e sicuro. Il pannello frontale presenta un display (ampio, ma
secondo me non leggibilissimo: suppongo che si sia dovuto trovare un
compromesso fra la visibilità e l’intrusività) e cinque tasti, uno per
l’accensione, due per selezionare l’ingresso (sono sequenziali), due
per il controllo del volume. Come potenziometro viene utilizzato un
integrato Analog Devices che non fa altro che commutare una rete
resistiva interna; non c’è, quindi, da parte di questo integrato,
alcuna elaborazione o amplificazione del segnale che non sia
l’attenuazione dello stesso.
Le
ragioni d’essere del NIA-1 sono, comunque, al di là della comodità del
telecomando e di una buona interfaccia utente, essenzialmente tre: la
raffinatezza della circuitazione, la potenza e il rapporto di queste
con un prezzo di vendita assolutamente sorprendente.
La
prima: il NIA-1 riprende gli elementi che contraddistinguevano la
precedente produzione, anche OEM, di Nova Audio, almeno quella di cui
sono riuscito ad indovinare la destinazione. In pratica, l’integrato ha
due soli stadi di amplificazione, uno a livello di segnale e uno di
potenza. Non c'è retroazione. Il progettista e costruttore, Giovanni
Arigò, in passato ha illustrato alcuni degli aspetti progettuali delle
sue amplificazioni su Costruire Hi-Fi; forse questo spiega il fatto che
il sito Nova Audio contenga una lunga e precisa descrizione della
filosofia di progetto dell’amplificazione d cui vi sto parlando, alla
quale vi rimando (http://www.nova-audio.eu/Italiano/Teoria.htm).
Nel caso del NIA-1, c’è uno stadio a stato solido di amplificazione in
tensione, non controreazionato, seguito da un buffer in corrente
costituito da sei Mosfet di potenza. E’ tutto: la soluzione è
brillante, elegante e, se si eccettua il fatto che, com’è ovvio in un
oggetto senza retroazione e che conti su una soluzione tecnica come
quella descritta nello scritto a cui porta il link sopra, è richiesta
una selezione decisamente precisa dei componenti elettronici utilizzati
per ottenere prestazioni di alto livello, anche economica.
Quello
che è sorprendente dell’amplificatore Nova è la potenza dichiarata: 150
watt per canale non sono pochi, soprattutto con una circuitazione di
questo tipo, soprattutto a questo prezzo. Oggetti "audiophile" di
questa potenza a questo prezzo, sul mercato, sono attualmente solo in
classe D (avrei voluto un integrato in classe D da inserire in questa
prova, ma non è stato possibile; magari ci sarà un supplemento in
futuro, posto che riesca a tenere in casa almeno uno dei protagonisti
di stavolta. Vedremo).
Il prezzo, dicevo. Al momento parliamo di 1450 Euro. Mi pare non servano commenti.
La
componentistica interna è, peraltro, di livello (condensatori Kendeil,
quattro da 6800 microfarad per canale, per l’alimentazione dei finali,
condensatori sul segnale Arcotronics MKP, un trasformatore Talema
separato per i servizi e uno avvolto custom per tutto il resto, tutto
through-hole e non SMD nella scheda principale), così come non "da
boutique", ma di assoluta sicurezza sono le connessioni di segnale e di
potenza. Direi che, una volta tanto, non c’è spazio per critiche.
Utilizzo e suono
Il NIA-1 avrà, in futuro, un ingresso phono
opzionale; per ora è solo linea. Accendendolo si posiziona, a volume
zero, sul primo ingresso configurato (credo che se viene installata la
scheda phono sia il phono, nei miei esemplari — perché uso il plurale
sarà chiaro sotto — questa non c’era, per cui l’ingresso selezionato
era il line 1). Una piccola attenzione va prestata al fatto che il
mute, o il volume zero, probabilmente a causa della scelta dei passi
del controllo Analog Devices utilizzato (ridotti a 99 dai 256
possibili), il volume non è a zero, si sente ancora un filo di suono. E
anche qui con gli appunti abbiamo finito.
L’impostazione generale del NIA-1 è di tipo, direi,
morbido. Non è l’amplificazione che aggredisce o infastidisce, è
gentile e avvolgente. C’è persino la sensazione che i 150 watt non ci
siano tutti, pare che la scelta sia, appunto, quella di un suono
rilassato, che coinvolge seducendo e non atterrando. Cerco di spiegare
come il NIA-1 arriva a sedurre.
La risposta in frequenza mi pare equilibrata. Ho
avuto, come ho suggerito sopra, due esemplari dell’amplificatore, a
seguito di un cambio "in corsa" (una messa a punto diversa, a quanto ho
capito, seguita all’interazione con i primi acquirenti dell’oggetto: a
testimoniare la serietà dell’approccio di Nova Audio, la variazione è
stata comunicata a tutti gli acquirenti, che hanno potuto,
gratuitamente, ottenere l’aggiornamento alle specifiche correnti del
loro amplificatore). Il primo presentava forse una lieve sensazione di
vuoto (no, troppo: diciamo di minor pienezza, di lieve interruzione
della continuità) sul mediobasso e un’altrettanto lieve evidenziazione
di una porzione del medio-alto; il secondo esemplare è migliorato, in
questo senso, senza che io abbia avuto modo di sentire peggioramenti in
altre aree. Non ci sono evidenziazioni, non ci sono buchi, mi pare.
Sicuramente non si tratta di un’amplificazione con una risposta in
frequenza crescente; credo che qualcuno potrebbe qualificare come
"morbida" anche la risposta; probabilmente i fans dei fiati
dell’orchestra spostati in prima fila non trovano, qui, soddisfazione.
Però a me pare, appunto, del tutto corretta. L’unica cosa da tenere
presente è il fatto che l’amplificatore non ha un fattore di
smorzamento mostruoso, conseguenza della mancanza di controreazione, quindi è possibile che, con diffusori diversi dai
miei, la risposta si modifichi in qualche modo, o che il basso possa
sembrare un pelo lungo. Per me, coi miei diffusori, ottimizzati per
amplificazioni a bassa o nulla controreazione, non c’è alcun problema;
c’è anzi la giusta quantità di corpo e calore.
La scena acustica è più che buona. Decisamente
larga, correttamente profonda, è del tipo "centrato", da me; inizia,
cioè, dalla linea dei diffusori e si estende verso la parete di fondo
(chiamerei "avanzanti" le scene che partono davanti ai diffusori,
"arretranti" quelle che partono dietro; a mio modo di vedere, ma ci
tornerò quando parlerò di un altro dei componenti di questo trio, il
tipo di scena deve avere delle conseguenze anche sulla sua dimensione).
La messa a fuoco non è spietata, non è chirurgica (altro sintomo di
quella morbidezza di cui parlavo sopra: anche i contorni sono morbidi,
diciamo). In un primo momento, con il primo esemplare, mi è parso di
poter chiedere un po’ di corposità in senso tridimensionale, un po’ di
concretezza in più; il secondo esemplare, o forse il rodaggio, o forse
le mie aspettative (qui ci starebbe uno smiley, negli scritti "formali"
non li metto — fate conto che ci sia), non mi hanno fatto ritrovare la
sensazione. Certamente, però, non ha l’effetto monitor di alcuni altri
amplificatori, soprattutto di scuola inglese a stato solido classica,
che tendono ad avanzare il solista (generalmente si tratta di un’enfasi
della gamma media). La prospettiva è comunque di tipo continuo, non si
notano stacchi fra gli esecutori (l’"aria fra gli strumenti" di alcuni
qui non è da primato; c’è, non aspettatevi una scena confusa, ché vi
sbagliereste di grosso, ma non è ricercata in senso spettacolare).
Giocando coi confronti, mi è parso che a volte sia un po’ più
difficile, con questo amplificatore, cogliere i riverberi e le
dimensioni dell’ambiente di registrazione — e però non estremizziamo il
concetto, mica sempre ci sono…
Fin qui saremmo, comunque, alle sfumature. Da buon
iper-razionale, se ho scritto sopra che saremmo andati a capire da cosa
derivava quel "suono morbido", ovviamente penso di potervi dire perché
è morbido. Secondo me i punti sono due, in particolare: una
riproposizione del dettaglio non spinta al chirurgico, come di moda
oggi, e una velocità, intesa come scatto bruciante, come quasi-strappo,
"giusta" nel complesso, ma non strabiliante, almeno soggettivamente e
almeno come sensazione generale.
Quest’ultima cosa: attenzione, non voglio in alcun
modo suggerire che si tratti di un apparecchio "lento" o placido nella
sua emissione. Quel che è certo è che non c’è l’impressione di "tigre
nel motore". Quei 150 watt che ci sono sicuramente (ai miei volumi di
ascolto, che sono, rispetto alle abitudini di alcuni, sicuramente
moderati) non danno mai la sensazione di essere lì sotto, pronti a
scattare, come capita invece se si ascolta un Krell o un altro "big bad
amplifier". Forse quello che manca, quello che dà altrove la sensazione
di velocità e di scatto bruciante, è una forma di tensione sotterranea
alla musica, che c’è sicuramente in parte anche dal vivo, ma che spesso
nelle elettroniche tende ad essere esagerata. O meglio: è una questione
di idee, di priorità, di modo in cui si ascolta e percepisce la musica,
riprodotta e dal vivo (qui ci sarebbe un certo discorso, piuttosto
lungo da fare, sul realismo, la realtà, i surrogati e gli artifici da
riproduzione, sul loro senso e la loro eventuale e opinabile necessità
per sostituire qualcosa che, in un contesto deprivato come quello della
riproduzione, non c’è, non ci sarà mai e mai potrà esserci, ma diciamo
che è un discorso lungo che affronterò eventualmente in altra sede). In
ogni caso, da questo punto di vista, in qualche modo il NIA-1 rivela
parte della sua tecnologia: il tipo di suono ricorda quello che sento
da amplificatori privi di controreazione, come il monotriodo che sto
ascoltando con le mie Merlin mentre scrivo questo pezzo.
Il dettaglio, dicevo. Chissà se dipende da quanto
scritto sopra a proposito del passo, della velocità; chissà se dipende
dalla tecnologia, chissà. Di fatto è di nuovo un po’ sorprendente, per
il mio razionalismo, che la dimensione della scena acustica sia,
soprattutto in larghezza, eccellente, ma che non ci sia una percezione
del dettaglio da "vedo tutto sento tutto è tutto qui". A volte ho
lasciato intendere come il dettaglio — la sua decodifica da parte del
nostro cervello — possa essere più facile da leggere in caso di
compressione dinamica, ma non mi pare questo il caso (e poi,
oltretutto, l’assenza di controreazione dovrebbe portare al risultato
opposto, rispetto alla compressione). Di fatto, ci sono alcuni
microdettagli che rispetto ai riferimenti, a parità di volume
(realistico per la musica da camera), non sembra di riuscire a
percepire con il Nova. Parlo di cose, comunque, minime. Ciò che,
tuttavia, il Nova trova per strada è la capacità di concentrarsi sulla
musica e una finezza di grana, una fluidità e una liquidità che mi
sembrano davvero assolutamente notevoli per un’amplificazione a stato
solido con una potenza minimamente utilizzabile a questo prezzo (no,
non ditemi che la vostra meraviglia da dieci watt in single ended a
stato solido ha più raffinatezza nel modo in cui porge il messaggio:
dieci watt sono pochi per la maggioranza di noi, o per la maggioranza
dei nostri preconcetti).
Mi pare necessario fare un’aggiunta. L’amico Roberto
De Filippo, alias Plastic, alias signor Boomerang Cables, ha tratto
conclusioni abbastanza diverse dalle mie su questo amplificatore in un
dettagliato post sul nostro forum. Direi che si tratta di una questione
di riferimenti, di ciò che si cerca. Certamente anche nella seconda
versione, che è un po’ più "polposa" in gamma media, non si tratta di
amplificatori dal suono vintage, né di oggetti "midrange-oriented".
Quanto ho scritto vale se si assume come riferimento l’attuale hi-end,
nel cui contesto il Nova è sicuramente sul versante "morbido" e non su
quello radiografante. Se poi prendiamo, invece, a termine di paragone
qualcosa di più classico, con tubi come dispositivi di amplificazione,
magari di scuola britannica, è certo che troveremo il Nova estremamente
dettagliato, ma mancante di corpo e di una forma di "poesia da dentro".
Questione di compromessi. Il suono delle amplificazioni di quella
scuola a cui fa riferimento Roberto l’ho ritrovato, con un livello di
dettaglio quasi da amplificazione moderna, solo negli Shindo — sappiamo
quanto costino, vero?
Ritornando sulla Terra: complimenti a Giovanni
Arigò. Se, come non ho motivo di dubitare, questa era l’impostazione
che ha cercato, secondo me il compromesso, ancor più in questa seconda
versione rispetto alla prima che ho ascoltato, è azzeccatissimo. Se è
anche il vostro, o se pensate possa esserlo, il rapporto qualità prezzo
di questo integrato è furioso. Volendo mantenere la stessa
impostazione e volendo progredire sulla riproposizione del dettaglio e
sulla dinamica senza perdere la capacità di concentrarsi sulla musica
che questo oggetto ha, secondo me occorre spendere cifre improponibili
(in un certo senso il finale Lindemann, uno dei riferimenti, va da
quella parte: ma è fuori produzione da qualche settimana e, in più,
costava almeno il quintuplo sul nuovo. Fate voi. Ah, a proposito,
l’impianto di riferimento è citato in una delle altre due prove di
questo numero, inutile ripeterlo…; inoltre, il cavo di alimentazione
fornito è pressochè perfetto per questo oggetto, le mie prove con cavi
alternativi non hanno portato da nessuna parte).
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