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Doppio ascolto: Podium 1
di Enrico Puppo e Francesco Bollorino (con una nota di Igor Zamberlan)

Eh sì, come dice la vignetta, l'hifi è una vera noia. Insomma, mai che si veda (si senta) una novità.
Oh, intendiamoci, di novità sono pieni i cataloghi, le fiere e le riviste.
Ma dove sono le novità vere?
Un progetto radicalmente diverso, un modo diverso di proporre il messaggio musicale, una di quelle cose che ti pare di non aver mai ascoltato nulla di simile prima. E che magari danno uno scrollone al mercato.
Il CD è stato qualcosa del genere. Un quarto di secolo fa. Poi anche nel campo dei lettori digitali è stato un lento progredire degli stessi schemi, il cui merito va dato in buona parte alle industrie dei semiconduttori e dell'informatica, molto meno a quella dell'audio. Di recente i formati ad alta risoluzione hanno offerto una buona occasione per fare un vero salto di qualità. Purtroppo ancora annaspano, vittime di un'industria discografica molto più orientata all'ineffabile musica compressa di così ampio (e rapido) consumo e molto meno alla ricerca della qualità.
Ma prendiamo gli amplificatori. Valvole o transistor, sono tutti lavori di cesello ed ottimizzazione sugli stessi, pochi ed arcinoti schemi. Come dite? La classe D? Ah, la classe D. Esiste da almeno trent'anni. I primi progetti erano a valvole, con buona pace di quelli (alcuni produttori in primis) che li chiamano amplificatori digitali. Nel mondo pro li usano in modo massiccio da lungo tempo. Sì, forse per il mondo audiofilo sono una novità. Ma una novità di seconda mano. Comunque di questo parleremo un'altra volta.
Questa volta siamo qui a parlare di diffusori. E come avrete capito dal provocatorio inizio, siamo convinti che siano diffusori veramente nuovi. Sia per come sono costruiti, che per come suonano. Sono diffusori planari, con una tecnologia diversa da tutti gli altri planari e con la promessa di mettere insieme molte buone caratteristiche che parevano fino ad ora inconciliabili, come trasparenza, alta efficienza e dinamica. Sicuramente il modo di proporre il messaggio sonoro è molto diverso dal solito. Le Podium possono associare alla grande trasparenza, classica dei planari, una grande spazialità, dando l'impressione di essere letteralmente immersi nel suono. Per scelta esplicita del progettista, viene sacrificata in parte la localizzazione spaziale (la “messa a fuoco” e “scena virtuale” che, dobbiamo dare atto, sono molto spesso artifici del sound engineer mentre hanno poco a che vedere con il piacevole impasto delle sale da concerto) a favore di un suono avvolgente e della possibilità di godersi la musica da diversi punti di ascolto (al contrario dei diffusori planari classici, che hanno tra le maggiori criticità proprio una zona d'ascolto molto ristretta, pena una perdita di coerenza, spesso grave). Sotto questo aspetto, le Podium hanno forse qualcosa un comune con alcuni modelli omnidirezionali, ma nel complesso sono abbastanza diverse da qualsiasi cosa ci sia capitato di ascoltare in precedenza.
Un po' di storia
Non si può parlare delle Podium senza prima parlare del loro progettista. Shelley Katz, canadese di nascita, europeo di adozione, è prima di tutto un musicista. Diplomato in pianoforte alla Juilliard School di New York, durante gli anni '80 si trasferisce in Germania. La storia delle Podium inizia per certi versi in quel periodo. Ve la proponiamo così come ce l'ha raccontata Shelley stesso.
"Lavorando come accompagnatore/direttore/studienleiter in un teatro d'opera, mi sentivo frustrato dai problemi costanti di accordatura e di meccanica del clavicembalo utilizzato nei concerti. Anche la celesta era terribile. Così ho convinto il teatro a comprare e utilizzare nella “buca” uno Yamaha Clavinova, che naturalmente restava accordato e tutti i tasti funzionavano. Ma aveva un suono orribile! Quando feci il giro dei vari negozi e delle varie industrie di strumenti elettronici facendo la semplice domanda “perché un Clavinova non suona come uno strumento vero?” ottenni, naturalmente, solo risposte insoddisfacenti. Così decisi di cercare di costruirmi da solo uno strumento che suonasse decentemente.
Mi trasferii in Inghilterra per fare un Dottorato multidisciplinare alla Università del Surrey - misuravo la cognizione dell'espressione nella musica - dove ebbi anche l'opportunità di fare parecchia ricerca in acustica, sulla percezione umana del suono e sui diffusori acustici. Incominciai a produrre prototipi di pianoforti digitali, ma nessuno andava bene. Infine, al colmo della frustrazione, costruii il “non-plus-ultra” dei pianoforti digitali. Era un vero pianoforte, con tutta la meccanica a martelletti di un piano acustico, che avevo modificato per produrre un segnale MIDI. Utilizzavo due diffusori a pannello [NdR: la tecnologia a pannello, spiegata più avanti, differisce da tutte le altre tecnologie utilizzate per la produzione di diffusori planari], ciascuno con 16 driver; i pannelli erano dorso contro dorso per aumentarne la risposta e utilizzavo elettronica allo stato dell'arte e suoni campionati. In teoria, avrebbe dovuto suonare in modo magnifico, ma in pratica non era ancora granché.
L'avvocato che mi seguiva per il brevetto mi permise, per perfezionare il mio strumento, di metterlo nel suo soggiorno, insieme al miglior pianoforte digitale disponibile, lo Yamaha “gran-touch”, e allo Steinway gran coda del padrone di casa. La qual cosa mi permise di confrontare direttamente i miei pianoforti digitali con il miglior pianoforte acustico esistente. In sintesi, nessun piano digitale (né il mio né lo Yamaha) da solo suonava bene in confronto allo Steinway, ma suonandoli entrambi insieme il risultato era stupefacente. In questo modo scoprii la possibilità di combinare i diffusori a pannello con diffusori convenzionali per poter propagare un'onda sonora completa. Brevettai questo metodo e recentemente ho ceduto la licenza alla società statunitense Enlayered, che si sta occupando di sfruttare questa tecnologia fornendola a diverse industrie in giro per il mondo.
Mentre negli scorsi 10 anni tentavo di cedere la mia scoperta, l'unica tecnologia disponibile per costruire diffusori a pannello era quella NXT che, sebbene adatta ai sistemi Enlayered, dava un suono molto colorato e pieno di artefatti, a causa del quale la mia tecnologia non veniva presa in considerazione. Di conseguenza, capii che, se volevo un diffusore a pannello che potesse suonare a meraviglia, avrei dovuto costruirmelo da solo. Ed è così che sono nate le Podium.
Una volta costruite, capii che c'era spazio sul mercato dell'hi-fi per un diffusore di questo tipo perché:
o Ci sono ottimi precedenti di diffusori planari, che hanno molti estimatori
o La maggior parte di questi, se non tutti, hanno molti problemi che le Podium non hanno
o Ci sono molte applicazioni per un diffusore dal suono fortemente diffuso e de-correlato [NdR: il significato di questo termine è spiegato più avanti] per le quali gli altri tipi di diffusori non sono adatti."

Un po' di tecnica
Cosa sono i diffusori a pannello? Fondamentalmente l'idea è di avere una superficie piana di materiale semi-rigido che, opportunamente sollecitata, possa vibrare come fa la tavola armonica di un pianoforte.
Quindi non si tratta della classica sottile membrana dei diffusori elettrostatici o isodinamici, né è assimilabile alle classiche tecnologie dinamiche (coni), in cui la superficie vibrante è costruita in modo da espanderee trasmettere longitudinalmente un'onda sonora che idealmente nasce da un unico punto centrale al driver.
Shelley Katz dà grande importanza alla differenza tra suono binaurale correlato e suono de-correlato. Nel suono correlato si assumono idealmente sorgenti puntiformi che emettono onde longitudinali (onde che si propagano nella stessa direzione dello spostamento d'aria prodotto), le quali raggiungendo direttamente le orecchie creano l'effetto stereo e la conseguente illusione di scena virtuale.
I diffusori classici, inclusi quelli planari a tecnologia elettrostatica e a nastro, sono approssimazioni di questo modello. Più concentrata è la superficie vibrante, maggiore sarà il senso di focalizzazione. Chi ama i mini-diffusori e il suono monitor probabilmente cerca la miglior approssimazione possibile di questo modello. D'altra parte, un suono altamente correlato può risultare eccessivamente asciutto, penalizzando il senso di spazialità, che viene delegato completamente all'interazione del diffusore con l'ambiente d'ascolto, ossia a quelle riflessioni che sono spesso poco controllate, a meno di aver posto grossa cura nella messa a punto dell'ambiente stesso. Alcuni diffusori dinamici di fascia alta aggiungono driver posteriori proprio per aumentare il senso di spazialità, rinforzando le onde riflesse a scapito di quelle dirette e quindi del contrasto nella messa a fuoco. I diffusori elettrostatici e quelli a nastro hanno naturalmente un comportamento a dipolo, generando la stessa onda sia anteriornemte che posteriormente. Questo aumenta il senso di spazialità ma innesca pericolose interferenze che rendono il suono godibile a pieno solo in una zona d'ascolto molto ristretta.
Nel suono de-correlato, la sorgente vibra appunto come la tavola armonica di uno strumento emettendo onde trasverse (onde che si propagano in direzione perpendicolare rispetto allo spostamento d'aria prodotto). In questo caso, pertanto, diminuisce la direzionalità del suono, che risulta più diffuso ed avvolgente. I diffusori a pannello, così come alcuni diffusori omnidirezionali, si comportano appunto in questo modo. Ovviamente anche in questo caso si tratta di un'approsimazione del modello teorico, per cui focalizzazione e ricostruzione della scena non vanno completamente perse, ma semplicemente risultano più sfumate a favore del senso di spazialità.
Il brevetto della Layered Sound Technology di Shelley Katz prevede appunto la possibilità di combinare diffusori classici, che emettono onde longitudinali, con diffusori a pannello, che emettono onde trasverse, per ricostruire un'onda sonora completa. Questo non va confuso con il caso di diffusori ibridi (per esempio alcuni modelli Martin Logan) che combinano tecnologie dinamiche e planari, me nelle quali le onde emesse sono comunque sempre longitudinali e quindi aderenti al modello di suono correlato.
Di questa tecnologia composita, le Podium rappresentano solo la componente a pannello, quindi il diffusore ad emissione trasversa e suono de-correlato, radicalmente diverso dai diffusori classici, che invece rappresentano solo l'altra componente, ad emissione longitudinale e suono binaurale correlato.
La tecnologia a pannello in sé non è completamente nuova. NXT la produce da tempo, ma il target dei suoi prodotti è rivolto ad applicazioni di comunicazione, multimediali o comunque low-fi. Le Podium del Dr. Katz rappresentano il primo tentativo di applicare questa tecnologia in campo audio in senso proprio. Le Podium sono strutturalmente abbastanza semplici ma, come dichiara Katz, richiedono un grande e sapiente lavoro di “accordatura” e fine tuning che ne avvicina la produzione a quella di uno strumento musicale. La tavola armonica è costituita di un polimero con struttura a nido d'ape, fissata su una cornice di legno attraverso una guarnizione elastica. Posteriormente il pannello è munito di una “spina dorsale” che contiene i driver e, nel caso delle Podium 1, anche l'elettronica di cross-over. I driver sono simili a quelli usati dai diffusori dinamici, quindi costituiti da bobina a nucleo vibrante, e sono incollati al pannello in modo da trasmettergli le vibrazioni. Posteriormente presentano un foro conico che si comporta in parte come una tromba, trasmettendo alte frequenze di rinforzo attraverso buchi presenti sul coperchio della spina dorsale. Queste alte frequenze sono in effetti costitute da onde longitudinali che vengono riflesse dalla parete posteriore. Shelley ci ha detto che nei nuovi modelli (non in quello che abbiamo ricevuto in prova) fornisce appositi tappi per smorzare queste onde, in modo da permettere un'ulteriore accordatura, secondo le esigenze dell'ambiente di ascolto e dei gusti dell'ascoltatore.
Le Podium sono al momento disponbili in diversi modelli, le cui differenze principali risiedono nelle dimensioni e nel numero dei driver. Le Podium 1 sono il modello più grande e montano cinque driver uguali tra loro e distribuiti uniformemente lungo la spina dorsale. Solo in questo modello è presente elettronica di cross-over, che distribuisce diversi intervalli di frequenze ai diversi driver. Abbiamo provato a chiedere di più in proposito al Dr. Katz, ma ci ha fatto capire che si tratta di dettagli di progetto che preferisce non rivelare. Gli altri modelli, più piccoli e meno costosi, montano un numero inferiore di driver e sono privi di cross-over, comportandosi quindi come diffusori monovia a larga banda. I dati di risposta in frequenza delle Podium 1 si assestano su un intervallo da 30 a 20.000 Hz, che per un diffusore planare mostra un'estensione in basso davvero notevole. Il dato più interessante è però la sensibilità di questi diffusori: ben 93 dB, che rendono possibile l'accoppiata con amplificatori di bassa potenza, cosa impensabile fino ad oggi per i diffusori planari. L'impedenza media è intorno ai 7 Ohm.

L' ascolto di Enrico Puppo
Il mio primo contatto con le Podium è stato al TAV 2007, dove una coppia di 0.5 erano costrette in un ambiente troppo angusto per le loro dimensioni, eppure suonavano magnificamente, lasciandomi l'impressione di uno dei migliori diffusori ascoltati nelle poche e sempre troppo frettolose visite alle salette, costretto com'ero a dividere il mio tempo fra il banco della rivista e l'assistenza ai concerti on demand. Da vecchio estimatore dei diffusori planari (ho posseduto per molti anni una coppia di Magneplanar MG1.4) ho quindi accettato di buon grado e con una certa dose di incoscienza di portarmi a casa le Podium 1 per provarle. Devo dire avrei preferito di gran lunga provare le 0.5 che, oltre ad essere apparentemente il modello più maturo della produzione Podium (almeno da quel che ho capito chiacchierando con produttore e distributore), hanno dimensioni più maneggevoli e consone a quelle del mio ambiente di ascolto.
Che dire delle Podium 1. Intanto che sono enormi. Se avete a portata di vista una porta di dimensioni standard, guardatela. Una Podium 1 è grande così: 2 metri di altezza per 80 cm di larghezza. La profondità non è un problema, fatta eccezione per il piede posteriore che sporge per circa 40 cm. E neppure il peso lo è, rendendo in effetti possibile lo spostamento al volo dei diffusori da una zona di riposo di minimo ingombro, a quella di ascolto che, come per tutti i diffusori planari, richiede una distanza piuttosto abbondante dal muro posteriore. In ogni caso, l'impressione che ho avuto, sia per le dimensioni che per il loro modo di emissione, è che questo modello richiederebbe un ambiente di grosse dimensioni (almeno 50 mq) per rendere al meglio. Il mio ambiente, che pur piccolo non è (poco meno di 30 mq) mi è sembrato non ottimale e solo verso la fine del periodo di valutazione ho trovato una collocazione soddisfacente dal punto di vista acustico, che però era del tutto improponibile da quello logistico (rendeva praticamente impossibile entrare e uscire dalla stanza...).
Un altro limite che ho avuto durante la prova di questi diffusori è stato posto dall'amplificazione. I 200 watt del mio GamuT erano decisamente eccessivi e la timbrica che ne usciva risultava un po' troppo brillante. Ho ottenuto risultati molto migliori utilizzando un Pass Aleph 5 (60 watt single-ended in classe A) gentilmente imprestato da Igor, dal suono più scuro e caldo. Ma credo che “la morte loro” sarebbe stata un'amplificazione valvolare a bassa potenza e dal suono decisamente caldo, che non sapevo proprio come procurarmi.
Sì, ma come suonano?
Non è facile descrivere il loro suono. Bisognerebbe ascoltarle.
Anzi, se è vera anche solo una di queste cose:
-Vi piace il suono dei diffusori planari e/o quello dei diffusori omnidirezionali
-Vorreste un suono trasparente ma che sia anche in grado di riempire la stanza
-Avreste sempre sognato di unire i pregi dei planari con quelli delle elettroniche valvolari di bassa potenza
-Siete incuriositi da un diffusore in grado di suonare in modo molto diverso dagli altri
Allora dovete proprio andarle ad ascoltare.
In tutti gli altri casi, vi potete accontentare di leggere quello che raccontiamo noi recensori, con i pochi mezzi forniti dal vocabolario audiofilo che, insisto sempre, sono del tutto inadeguati a descrivere un suono.
Le Podium 1 hanno alcune delle caratteristiche tipiche dei diffusori planari classici, senza averne i problemi. Un suono etereo, estremamente trasparente e cristallino, con un'emissione delle alte frequenze molto naturale. Una risposta velocissima, una tessitura mai impastata, anche con i messaggi musicali più complessi (che per me restano sempre le grandi orchestre e i cori). Confermo quanto affermato dal loro costruttore sul fatto che l'ascolto sia penalizzato ben poco spostandosi dalla posizione centrale verso altri punti della stanza. Come ci si poteva aspettare, la messa a fuoco non è così nitida come con i miei mini-monitor, mentre sorprendentemente la scena c'è ed è anche piuttosto sviluppata in tutte le direzioni. Solo a volte troppo spostata verso l'alto, specialmente con la musica da camera, dando l'impressione di trovarsi nelle prime file del teatro, proprio sotto il palco, in cui gli esecutori stanno su un piano più alto dell'ascoltatore.
La caratteristica più evidente di questi diffusori, che non ritrovo in altri planari, anche di grossi dimensioni, è però la maestosità del suono che riesce a riempire la stanza. Tenete conto che la superficie vibrante occupa il diffusore quasi per intero (la cornice ha dimensioni molto contenute) e che il modo di vibrazione le rende immuni dai problemi di interferenza dei diffusori a dipolo. Quindi le Podium 1 sono in grado di produrre un “muro di suono” che avvolge completamente l'ascoltatore come pochi altri diffusori riescono a fare.
La timbrica, nel mio ambiente e nella posizione in cui le ho tenute per la maggior parte del tempo, mi è parsa leggermente enfatizzata nella zona medio-alta. Di questo però credo fosse in gran parte responsabile l'acustica ambientale, in quanto ho ottenuto risultati migliori cambiando la disposizione con una che lasciava molto spazio posteriormente. Mi è molto spiaciuto non poter “giocare” con i filtri per smorzare l'emissione posteriore, presenti sugli esemplari in produzione attualmente, perché sono convinto sarebbero stati efficaci. Ottima la resa in alto, con acuti cristallini e mai affaticanti. Basso esteso, sicuramente meno percussivo di quello di un diffusore dinamico, ma di tutto rispetto se paragonato a quello di altri planari.
La resa migliore, o almeno quella che più mi ha impressionato, è nella riproduzione delle grandi orchestre e dei cori, dove i miei poveri mini mostrano tutti i loro limiti. Un altro punto di eccellenza è la riproduzione del pianoforte. Forse non a caso, vista la storia che sta all'origine di questi oggetti e considerata l'affinità tra la tecnologia usata a il modo di vibrare della tavola armonica di un piano. In generale, su tutta la musica classica, da quella antica al novecento, dal solista al grande organico, ho sentito prestazioni di livello eccellente. Anche sul jazz il comportamento di questi diffusori è di grande impatto, benché su questo genere io tenda a preferire una dimensione più intima. Ma questa è più una questione di gusto personale. Sulle voci soliste, sia cantautori che opera, ho trovato qualche limite dovuto alla prevalenza delle frequenze medio-alte, che tendono ad indurirle. Ma, come già detto, credo questo fosse più un problema di interazione con l'ambiente che intrinseco al diffusore. Per quanto riguarda i generi duri, rock in primis, che nascono per essere amplificati con tecnologie dinamiche, credo che questi come tutti i planari abbiano qualche limite (ma non più limiti di tutti gli altri planari che mi sia capitato di ascoltare). Chi ama questi generi difficilmente si scosterà dai diffusori dinamici e dall'impatto che questi possono generare. Però mi sto muovendo su un terreno che mi è meno familiare. Se amate il rock e i diffusori planari al tempo stesso mi rimangio tutto.
Insomma, in conclusione, mi sono parsi grandi diffusori (in tutti i sensi) ed una vera novità. Da ascoltare sicuramente e da valutare con attenzione. Certo il prezzo non è propriamente basso, ma comunque in linea, anzi prevalentemente competitivo, rispetto a quello di altri planari. Anche le più piccole 0.5, che hanno probabilmente prezzo e dimensioni più abbordabili, andrebbero prese in seria considerazione. Ma su queste non mi sento di dire di più, potendomi basare solo sulla memoria labile di un ascolto fugace e su crude misure in centimetri e in euro.
L' ascolto di Francesco Bollorino

Quello che mi ha colpito di più all'arrivo delle Podium a casa mia sono state le dimensioni: non avevo mai dovuto prima d'ora “maneggiare” diffusori tanto grandi e tanto difficili da trasportare non tanto per il peso, ridotto in verità, quanto per l'ingombro.
Faticosamente trasportate in mansarda le ho poste al posto delle mie Quad verificando lungo le sedute di ascolto che le 1.0 gradiscono un posizionamento simile per dare il meglio si sé: leggermente angolate verso il punto di ascolto e ad almeno un metro e mezzo dalla parete posteriore.
L'ascolto molto prolungato ha avuto come patners l'ASL Flora alternato come pre al Lector Zoe, i lettori OPUS 21 e Lector 07, le amplificazioni a tubi (OTL Custom) e a stato solido (Sanders ESL) che normalmente uso con le Quad, i cavi erano i miei riferimenti (DAUL CONNECT per le casse e Siltech Compass Lake di sesta generazione (G6) con trattamento SATT per il segnale dal CDP al Pre).
Di primo acchito ciò che colpisce con le Podium è la dimensione del fronte sonoro accompagnata da una buona ricostruzione del sound stage che non varia al variare della pressione sonora: sono casse che accettano una ragguardevole quantità di energia senza minimamente scomporsi e suonando “veramente forte” all'occorrenza.
Sul piano timbrico si nota una notevole estensione nella risposta: gli acuti sono ben presenti, molti brillanti cristallini senza essere fastidiosi e così i bassi molto profondi ancorché non eccezionalmente controllati nello ottave più gravi.
Nel confronto con le Quad si nota un suono generalmente più aggressivo privo da un lato del tipico roll-off delle creature di Peter Walker sugli acuti ma privo pure dell'inarrivabile magia delle elettrostatiche nella riproduzione del medio e della voce.
Il sound stage e' leggermente più profondo con le Quad che esibiscono però una ricostruzione della scena virtuale coerente ma più piccolina rispetto alle PODIUM che sono da questo punto di vista veramente spettacolari.
Nel setup della catena a monte dei pannelli inglesi molta cura va posta nella scelta dei componenti i migliori risultati li ho ottenuti utilizzando il FLORA e l'OPUS (che donavano una maggiore “gentilezza” al suono) rispetto all'accoppiata Lector che invece si fa preferire con le QUAD (a cui donano una punta di maggior aggressività che con le Podium finiva per essere troppo marcata), per quanto riguarda l'amplificazione il valvolare dona una nota di calore in più rispetto al Sanders che resta inarrivabile quanto a linearità di risposta in frequenza.
Cambierei le mie Quad con le PODIUM?
Fondamentalmente no per ragioni di logistica ambientale (sono troppo grandi per le dimensioni per altro non minuscole della mia sala di ascolto) ma debbo riconoscere che le 1.0 mi sono piaciute molto, uniscono la trasparenza tipica di una elettrostatica e un'ottima ricostruzione della scena sonora con una capacità di riprodurre le grandi masse sonore sconosciuta alle QUAD che restano per me “più magiche” ma certamente con limiti di riproduzione evidenti e per altro noti a chi le ama.
In un altro ambiente di ascolto mi sarei trovati in seria difficoltà a decidere tra le due casse e questo credetemi per un quaddista come me è il miglior giudizio che potrei esprimere su questo nuovo prodotto che merita per me l'attenzione degli audiofili alla ricerca di una soluzione definitiva per i propri diffusori.
Nota di Igor Zamberlan
Poche righe, come breve è stato il mio ascolto delle Podium, totalmente incompatibili con il mio ambiente, tanto che non ho nemmeno provato a portarcele. Mi pare che dalle impressioni di ascolto di Enrico (a casa del quale le ho sentite) e di Francesco le caratteristiche fondamentali escano.
Due sole le osservazioni.
La prima è che, vendendole ed ascoltandole, mi ero fatto l'idea di un diffusore molto più costoso; siamo abituati a pensare che un planare di queste dimensioni non possa costare meno di diecimila Euro. L'altra, correlata alla prima, è che mi pare che siano il diffusore meno costoso che ho sentito in grado di rendere giustizia, se correttamente ambientate e amplificate, alla massa e alla forza di una grande orchestra.
E' vero che, nell'ambiente di Enrico, c'era qualcosa di strano in alcune frequenze, motivo per il quale un drogato della neutralità quale sono difficilmente potrebbe considerarle un diffusore “all-round”, completamente soddisfacente. Però questa capacità di massa e pienezza - da un planare! - l'avevo sentita solo in diffusori molto più costosi, soprattutto accompagnata da questo livello di finezza e di quasi completa assenza di grana e impastamenti.
C'è qualche colorazione?
Sì, almeno qui, dove le ho sentite, ma c'è la possibilità, direi addirittura la probabilità, che dopo un ascolto personale molti possano essere disposti a passare sopra quelle colorazioni, comunque praticamente inudibili con molti generi musicali e probabilmente superabili con interfacciamenti e posizionamento, per godere di qualcosa di abbastanza unico.
Insomma, credo che sia un prodotto originale, che ha qualcosa di nuovo e diverso da dire, e che merita un ascolto, anche ci fosse la necessità di fare qualche chilometro in più per “assaggiarle”.
Non sono molti i prodotti attuali che si distinguono in questo modo: non mi pare cosa da poco.
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