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NUMERO 29


Gainclone
di Giovanni Aste

Sito web (kit) : www.chipamp.com
Sito web (contenitore) : www.hifi2000.it
Costo : circa 170 Euro tutto compreso come lo vedete.

Questa volta non si tratta di una recensione vera e propria ma più di un'esperienza di autocostruzione (se così vogliamo chiamarla, in realtà si tratta più di un assemblaggio di pezzi sfusi) di un kit abbastanza popolare in rete, una delle tante versioni di clone del mitico GainCard, ampli iper minimalista basato su un solo chip integrato presentato da 47Labs nel 1999.
Il GainCard usava l'integrato LM3875 e immediatamente, alla sua comparsa sul mercato, divise gli audiofili tra chi lo amava e chi lo odiava. Di sicuro però era un approccio totalmente nuovo all'hifi, nessuno prima di 47Labs aveva usato un dispositivo che praticamente qualsiasi audiofilo avrebbe normalmente sdegnato per realizzarci un amplificatore di elevate prestazioni (oltre che pretese e costo).
E invece loro lo fecero, utilizzando un semplice e banale circuito integrato di potenza accompagnato da una neanche tanto surdimensionata alimentazione; ce ne era abbastanza per far svenire l'audiofilo medio, abituato a schiere di transistor, mosfet e quant'altro alimentati da toroidali da qualche kilowatt e condensatori simili a barili di greggio.
Furono estremamente coraggiosi e fecero, a mio modesto avviso, centro perfetto, almeno a giudicare dal risultato sonoro del clone (l'originale non l'ho mai sentito).
D'altronde la teoria dietro c'è e non è neanche campata per aria; un dispositivo di tal fatta riesce, sicuramente più di qualsiasi altro, a rendere veramente MINIMO il percorso del segnale dall'ingresso all'uscita, non ci sono piste, conduttori, cavi o quant'altro, o almeno ci sono ma, come vedrete dalle foto sono veramente ridotti al minimo.
Tutti i componenti dell'ampli sono realizzati sul medesimo substrato e questo rende molto più omogenea la qualità e le tolleranze dei componenti stessi.
Dato che praticamente quel che serve è già tutto “inside” i componenti da aggiungerci sono veramente ridotti all'osso con ovvia minima possibilità di “inquinamento”.
Insomma come dicevo la teoria c'è....ma andiamo con ordine

Durante l'anno passato mi sorge la necessità di avere un ampli a stato solido di buona potenza e di altrettanta buona qualità; non volevo però spenderci tanto e del gainclone avevo sempre sentito parlar bene, insomma vi risparmio altre chiacchiere e vengo al dunque: decido di costruirmelo. Vado su www.chipamp.com e ordino il kit. Non mi fanno sapere nulla per buoni venti giorni tanto che comincio a subissarli di e-mail per capire che fine avevano fatto i miei soldini ma alla fine mi arriva il tanto agognato pacco.

2008 videohifi

Cioè pacco....in realtà quello che arriva è una di quelle buste con le bolle, sapete quelle che una volta si usavano per spedire i floppy disk. Mi dico, ci saranno solo gli stampati. E invece no, c'era tutto quello che ci doveva essere: stampati, circuiti integrati, resistenze, condensatori....cavolo, è veramente molto meno di ciò che mi aspettavo, almeno come volume,insomma pensavo fosse roba piccolina ma così....
Va bene. Monto il tutto in due giorni, poi compro un trasformatore su RS, due connettori di input e due di output, sistemo i due LM3886 su una piastra in alluminio che avevo e provo il tutto, così, volante.

E mi innamoro. E sì, devo dire che il suono del Gainclone è veramente una delizia...in tutti i sensi. Non mi va di star qui a rompervi con le solite frasi fatte anche perché non è questo lo scopo di questo scritto, ma vi assicuro che sentire quel piccoletto è veramente un piacere e per certi accostamenti sembra totalmente azzeccato, per esempio con le piccole Aurousal è andato letteralmente a nozze esibendo una prestazione “overall” sicuramente superiore al gigantesco monotriodo 845 che si intravede nella foto.

2008 videohifi

Il gainclone collegato un po'...al volo

Certo, non poteva rimanere così, collegato a quel modo per parecchio, anche perchè in queste condizioni scalda abbastanza, allora mi sono procurato un ottimo scatolotto dal sito web di hifi2000 e l'ho inscatolato come potete vedere nelle foto seguenti.

2008 videohifi

In questa configurazione l'ampli continua a essere silenziosissimo e non scalda neanche più.

2008 videohifi

I collegamenti interni, fatti, come potete vedere, con cavi molto esoterici.....

Conclusioni

Alla fine tra ampli, trasformatore, minuterie e contenitore ho speso un po' meno di 200 Euro. Se avete voglia di divertirvi un po' con l'autocostruzione e volete un risultato sicuro ve lo consiglio caldamente, è semplice da realizzare e suona mediamente molto bene, con alcuni diffusori poi diventa eccezionale anche se, presumo perché non ho fatto prove mirate, penso non sia un ampli universale, di quelli che ci puoi attaccare di tutto (ma quale ampli lo è?).
E' un ammazza giganti? Direi di sì ma sinceramente mi sembrerebbe di sminuirlo. E non perché sia il meglio del meglio che ho sentito, sarei stupido a dirlo, ma semplicemente perché non è quello il suo scopo, il Gainclone suona bene per conto suo, è un amplificatore vero, serio, che ha potenza (da vendere) e un carattere ben delineato, con un suo “perche'” ed è inutile (e anche un po' stupido) volerlo paragonare con Mark Levinson, Pass e altri mostri sacri solo per poter dire che va uguale o anche meglio. Non serve a niente se non a fare l'ennesimo “scoop” nell'onda di questo nuovo trend che mi sembra giri un pò nei vari forum hifi della serie “ammazziamoli tutti”. Secondo me ha poco senso e porta poco valore aggiunto, poi per carità, ognuno si diverte come vuole. Il Gainclone, dicevo, ha un suo perché e una sua filosofia, ben precisa e con teorie assolutamente convincenti, diamogli il valore che si merita.
Costa pochissimo, ha una buona potenza, un suono correttissimo, dettagliato, trasparente, è facile da assiemare e lo potete rifinire come volete.

Straconsigliato.
P.S. io l'ho realizzato come finale, ma se lo volete come integrato basta aggiungere un selettore e un potenziometro per il volume..et voilà


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