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NUMERO 29


CATEGORIA DISCO: il cantante al microfono, Finardi, Velut Luna



Una nuova pelle per Eugenio Finardi, autore si, ma anche interprete. Autore delle musiche, interprete dei testi del grande poeta russo Vladimir Vysotsky (1938-1980). Un piccolo e straordinario ensemble di jazz “da camera”, i Sentieri Selvaggi con Sentieri Selvaggi: Paola Fre al flauto, Mirco Ghirardini clarinetto, Paolo Pasqualin vibrafono, Andrea Rebaudengo pianoforte, Piercarlo Sacco violino, Paola Perardi violoncello e Carlo Boccadoro alla direzione, belle idee musicali, splendida scelta dei testi, ed una registrazione “live-in studio” di altissimo livello. Quanto basta per eleggere il disco dell’anno. Anzi ce n’è pure in avanzo, eventualmente, per l’anno prossimo.
L’interpretazione di Finardi è asciutta e insieme sentita, qualcuno fa notare che ci sono, nelle musiche, reminescenze di De Andrè: bene, qualcuno doveva pur prenderne il testimone no? E Vysotsky è poeta delle carceri, della malavita per forza o per disperazione, degli ultimi. L’accostamento non è sminuente per Finardi e i Sentieri Selvaggi, né per il disco. Anzi.
Duro e dolce allo stesso tempo, come la sua registrazione, che non cede ad alcuna “infiorettatura” che non concede “abbellimenti”. Diretta e realistica come un benefico cazzotto nello stomaco. Viva e vitale la musica, viva e vitale la ripresa.
Dinamica a piene mani, timbrica “vera”.
Un grande disco.



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