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NUMERO 28


GamuT CD3

di Enrico Puppo

2007 copyrights videohifi

La scuola scandinava dell'hi-fi ci ha abituato a prodotti di alto lignaggio, seri, curati, ben suonanti, affidabili, esteticamente pregevoli. Marchi come Electrocompaniet, Gryphon e Bow si sono via via affermati sul mercato mondiale, dimostrando di saper tenere testa ai massimi livelli (insieme ad altri europei, soprattutto inglesi e tedeschi, ma anche noi italiani abbiamo molto di buono da offrire) ai giganti americani e ai giapponesi grandi e piccoli. Non scrivo queste cose tanto per scriverle. Non è un caso se nel mio impianto due componenti su cinque (tralasciando cavi e ammennicoli vari, ai quali si dà troppo spesso troppa importanza) provengono dalla Danimarca.

Il marchio danese GamuT forse è relativamente meno noto rispetto ai nomi già fatti, comunque non dovrebbe essere ignoto ai nostri lettori (cfr il N.4). È sbarcato sul mercato dell'hi-fi (forse sarebbe meglio parlare di hi-end, data la fascia di prezzo) da diversi anni, provenendo dal mondo del professionale e proponendo all'inizio solo amplificazioni. Negli ultimi anni, dopo il successo meritato dei suoi prodotti e un conseguente, sensibile ma non pesantissimo, aumento dei prezzi, il catalogo si è arricchito anche di diffusori (che alcune voci mi dicono molto ben suonanti, ma non ho mai avuto il piacere di ascoltarli) e di lettori digitali.

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Il CD3 oggetto di questa prova è il lettore di punta della produzione GamuT. Anzi, a giudicare dal sito Internet del produttore pare l'unico. Il catalogo sul sito dell'importatore invece contiene pure un altro modello - il CD2 - dal costo inferiore, anche se non proprio economico, del quale non sono forniti i dettagli, annunciando come data di introduzione prevista il dicembre 2006. Ma non eravamo a dicembre 2007? Ach, noi internauti siamo sempre incontentabili, vorremmo che i siti fossero aggiornati in tempo reale. Questi signori hanno il loro bel da fare ad assemblare componenti, costruire casse e spostare elettroniche di qua e di là (vi ricorda qualcosa?) se poi dimenticano di inserire un prodotto sul sito dovremmo anche capirli. Vabbè, sempre meglio di qualche sito nostrano che per mesi, se non anni, annunciava di essere in ristrutturazione, promettendo di tornare disponibile "nei prossimi giorni".

Sto divagando. Che stavo dicendo? Ah, sì, il CD3 dicevo.

Primo: è un lettore per soli CD red book, quindi niente trippa per gli amanti dell'alta risoluzione. In realtà il convertitore utilizzato è perfettamente in grado di decodificare PCM 24/192 e DSD. L'estensione ad una macchina SACD potrebbe essere questione di pochi interventi sulla logica e probabilmente sulla meccanica (sulla quale per non ho trovato documentazione), vien quindi da chiedersi come mai ciò non sia stato fatto. Comunque questa è l'offerta attuale di GamuT che, al pari delle altre case scandinave, non pare per il momento interessata alla produzione di lettori ad alta risoluzione.

Secondo: a listino costa 5800 Euro. È una cifra impegnativa. Ormai ci siamo abituati a cifre da capogiro, ma 5800 euro per un lettore CD non sono per tutti. Questo crea delle aspettative. Una macchina così si va a confrontare con concorrenti molto agguerriti sul mercato (tra l'altro per lo più macchine che suonano anche l'alta risoluzione). O si sa difendere o non avrà un futuro.

Terzo: la caratteristica più interessante ed evidente di questa macchina è il suo suono (e così dovrebbe essere!). È una macchina con una personalità distinta. Mi ci è voluto un bel po' a decifrarla e a questo punto mi sono convinto che sia una questione di gusti. E di nuovo questo mi pare giusto. A livelli così elevati, quando la grana si è fatta finissima, la scena si e' aperta, alzata, approfondita, il suono si è fatto materico, il microcontrasto ha rivelato i più nascosti dettagli, dopo tutto questo, ciascuno di noi dovrebbe mollare le menate (la citazione è da una canzone di Finardi di quand'ero ragazzino, ma qui è surrogato di un modo di dire un po' più forte) e cercare finalmente il suo suono. Ebbene il CD3 ha un'impostazione particolare. Potrà lasciare alcuni estasiati e far storcere il naso ad altri, ma mai si potrà negare che si tratti di un lettore di alto livello e di grande raffinatezza.

Non vorrei per anticipare troppo le cose, perché amo procedere con ordine e già sto saltabeccando molto più del solito.

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Cominciamo dall'estetica. Definirei il CD3 "sobrio ed elegante", come tutto il resto della produzione GamuT. Rispetto al più vecchio finale D200, che da qualche anno troneggia al centro del mio impianto, il CD3 mantiene il family style ma si concede alcuni vezzi che palesano il definitivo assestamento del marchio nel settore hi-end, dove anche l'occhio (audiofilo) vuole la sua parte. In particolare spiccano il pannello superiore nero con le feritoie e la scritta GamuT che fanno da griglie di raffreddamento, il pannellino centrale attorno al display lucidato a specchio e il particolare che più mi ha colpito: il nome del modello CD3 fresato sul dorso del pannello frontale.

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Il telaio di questa macchina è realizzato in acciaio amagnetico di buon spessore, con un pannello frontale in alluminio spazzolato spesso un centimetro, tipico di tutte le elettroniche GamuT. Sul frontale ci sono i controlli basilari, il cassetto di caricamento al centro ed un display a caratteri piuttosto piccoli e di non facilissima lettura (OK, tenete presente che il sottoscritto è viziato dal display del Bow che ha i caratteri cubitali rossi, tanto apprezzati da chi come me ha problemi di vista). L'interruttore per l'accensione è posto sotto il telaio, appena dietro il pannello frontale, posizione di non facilissima raggiungibilità per chi non abbia dita molto sottili. Questo a suggerire l'idea che la macchina vada lasciata sempre in stand-by. Purtroppo non ho potuto seguire questa prassi perché l'esemplare in prova mi è arrivato sprovvisto di telecomando. Quest'ultimo, a giudicare dalla foto, sembra comunque sobrio, solido e molto bello come il resto.

Sul retro ci sono due uscite analogiche bilanciate, due RCA, l'uscita digitale (escludibile) e la vaschetta IEC per il cavo di alimentazione. La macchina ha una circuitazione complemtamente bilanciata nella sezione analogica (dal DAC in poi) quindi è raccomandato l'uso in collegamento bilanciato. Anche in questo caso, purtroppo non sono stato in grado di utilizzare questo collegamento, non avendo a disposizione un pre con ingressi bilanciati. Probabilmente mi sono perso qualcosa in termini di silenziosità e raffinatezza: a giudicare dal circuito, come spiego di seguito, lo stadio d'uscita bilanciato sembra effettivamente molto più performante.

L'interno della macchina rivela una costruzione moderna, molto ordinata e intelligente. In pratica ci sono tre telai chiusi dentro un'unica scatola. Il corpo centrale corazzato in acciaio amagnetico contiene la meccanica e separa completamente la sezione di alimentazione (sulla destra nella foto) dalla scheda DAC (a sinistra). La scheda con la logica è invece posta dietro il pannello frontale e attraversa i tre corpi portando anche i collegamenti da uno all'altro. Questa architettura mi è sembrata molto efficace perché garantisce un ottimo isolamento elettromagnetico delle varie sezioni, permettendo allo stesso tempo di mantenere molto brevi i percorsi del segnale.
L'alimentazione mi è parsa molto curata. Sulla scheda trovano posto: un piccolo filtro di rete, due trasformatori toroidali corazzati (uno per la sezione digitale e l'altro per la sezione analogica), il circuito di raddrizzamento, filtro e riserva di corrente per la sezione digitale. L'ultimo stadio dell'alimentazione per la sezione analogica è invece posto sulla scheda DAC, in modo da avere un percorso estremamente breve tra il filtro di alimentazione e i componenti attivi.

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La scheda DAC è ordinatissima e realizzata interamente con circuiti integrati e componenti passivi miniaturizzati. Se amate le elettroniche con i componenti di grosse dimensioni saldati a mano, probabilmente la guardetere con disappunto, ma vi garantisco che da vicino ha tutta l'aria di una circuitazione di alto livello. Il convertitore utilizzato è un Burr Brown PCM1792. Si tratta di un DAC ad alta risoluzione che accetta sia segnali PCM fino a 24/192 che segnali DSD. In questo caso, il segnale digitale PCM 16/44.1 proveniente dalla meccanica viene sovracampionato da un upsampler Burr Brown SRC4192 prima di essere inviato al DAC. L'upsampling non è escludibile e questo è probabilmente uno degli aspetti principali che caratterizzano il suono di questa macchina. Poiché l'upsampler funziona in modo asincrono, la scheda contiene anche un master clock. Il PCM1792 ha le uscite bilanciate, quindi tutto il percorso del segnale analogico da quando viene generato fino all'uscita è completamente bilanciato. Lo stadio d'uscita è ad operazionali ed impiega degli AD711. Ce ne sono ben dieci. A occhio mi pare che le uscite single-ended non siano derivate da quelle bilanciate come succede in molti casi, ma che ci siano invece stadi di uscita completamente indipendenti per i due tipi di uscite. Per quel che si capisce guardando le tracce (molte sono sull'altro lato della scheda e non si vedono) mi pare ci siano quattro OpAmp per canale per le uscite bilanciate ed uno solo per canale per quelle sbilanciate.

L’ascolto
Ho tenuto con me il CD3 per un mesetto e l'ho potuto utilizzare spesso in confronto diretto con il mio riferimento, il Bow ZZ-Eight. Devo dire l'impressione al primo ascolto è stata di grande stupore. Dall'impianto ho sentito uscire un suono pieno e suadente come non avevo mai sentito prima. Non avrei più smesso di ascoltare. Mi son detto "che meraviglia!" E tutto sommato mi rodeva un po': il mio lettore costa circa una volta e mezzo il prezzo del CD3 e al primo impatto quest'ultimo sembrava suonar meglio. Del resto bisogna essere aperti a tutte le possibilità e liberi da partigianerie (che mi sembrano insensate in generale, ma soprattutto lo sono per un recensore). Anzi, a pensarci bene, se scopriamo che il mercato offre qualcosa di meglio di quel che conosciamo a prezzi inferiori, dovremmo solo esser contenti. Peccato non succeda quasi mai e il prezzo medio dei prodotti in questo settore vada continuamente crescendo, per raggiungere spesso (troppo spesso) cifre folli.
Comunque, come dicevo, a questi livelli è soprattutto una questione di gusti e anche di sinergie. In ogni caso, mai fermarsi alla prima impressione, specie se si tratta di un impatto che colpisce.
All'inizio ho alternato i due lettori sul primo brano che mi è capitato di ascoltare, non ricordo cosa fosse, ma sicuramente musica classica strumentale. Dopo un po' di ascolti l'impressione era quella di trovarmi di fronte a due impostazioni molto diverse tra loro, due suoni distinti, ma di avere una certa difficoltà a stabilire quale delle due macchine suonasse meglio. Allora ho cambiato metodo, affidandomi alla più tradizionale pratica degli ascolti prolungati. Ho lasciato suonare il CD3 e sono tornato solo occasionalmente al mio riferimento. Ho dovuto fare diversi ascolti, soprattutto passando attraverso diversi generi, per capire a fondo il carattere di questa macchina (qualcun altro, non dirò chi, più bravo di me lo aveva scoperto dopo poche note). Proverò a spiegare di seguito l'idea che mi sono fatta, anche se non è un'impresa facile, mai come questa volta mi tocca pesare le parole per non essere frainteso.
Dunque: il CD3 e' un lettore molto raffinato (già detto, l'avevi già detto, vai avanti, sputa il rospo!), nel senso che ha una grana finissima, quasi inesistente, un'eccellente messa a fuoco, un ottimo bilanciamento tonale, grande soundstage, suono dinamico e veloce, ecc. ecc. Io più passa il tempo e più tutti questi parametri audiofili e gli aggettivi che usiamo per quantificarli mi risultano insopportabili. Sì lo so, sono questi i ferri del mestiere, come fai a definire un suono senza? Il problema vero è: come fai a definire un suono con questi termini?
Vebbé, andiamo avanti.

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Le considerazioni sui parametri abituali confermano che c'è un motivo per cui questo lettore si pone in una fascia di mercato molto elevata. Da questo punto di vista, non ho mai sentito nessun lettore che non appartenesse almeno a questa fascia di prezzo e potesse competere con il CD3 su questi parametri. Però le stesse considerazioni dicono molto poco sul suo carattere. Quindi proverò a spiegarvi la cosa in un altro modo. Quello che a parer mio si fa più apprezzare nel CD3 è la totale assenza di fatica d'ascolto. Vorrei chiarire. Personalmente, anche in presenza di lettori di fascia molto elevata (incluso il mio), provo in molti casi un po' di affaticamento durante l'ascolto dei CD, per quel minimo di ruvidezza digitale che sempre traspare, per quanto sofisticata sia la ricostruzione del segnale analogico. Affaticamento che ben difficilmente provo in presenza di formati ad alta risoluzione e che sparisce sistematicamente con il vinile (tranne nel caso di incisioni decisamente pessime). Con il CD3 questo affaticamento non c'è, la musica fila via liscia come con il vinile. In questo senso il suono si potrebbe definire "analogico" anche se il termine risulta sempre molto azzardato quando si applica ad una macchina digitale. Questa caratteristica fa sì che il suono del CD3 risulti sempre molto dolce e gradevole ed inviti ad ascolti prolungati.
Ma dunque a cosa è dovuta tutta questa dolcezza? Sicuramente c'è un grande senso di ambienza, un certo qual riverbero che ricompare in modo sistematico e che riempie ed ammorbidisce il suono. Ma non è tanto questo. Il miglior aggettivo che trovo per definire il suono del CD3 è: levigato. Attenzione, non sto dicendo che arrotonda, che ha del roll-off sulle alte frequenze per limare le asprezze (mezzucci da dilettanti di fascia budget). Ho scritto che il bilanciamento tonale è ottimo e qui lo confermo: le alte frequenze, così come le medie e le basse, ci sono tutte e sono al loro posto. Il timbro non è affatto scuro, anche se virato leggermente al morbido (anche il Bow per altro ha un timbro caldo-morbido se confrontato con macchine dall'impostazione molto analitica). Piuttosto è come se questa macchina avesse la pretesa di trasformare qualunque segnale in suono. Rifugge i rumori, si sdegna delle asperità e cerca di ricondurre tutto alla buona vecchia sinusoide dei suoni puri (o piuttosto alla ricchezza armonica di un insieme di sinusoidi sapientemente miscelate, che caratterizzano il timbro degli strumenti musicali). E così conquista la dolcezza. Non avessi visto l'interno mi sarebbe venuto da pensare ad una conversione con uso di DSP, che so, per interpolazione spline. Invece pare che tutto questo sia fatto con mezzi tutto sommato tradizionali: convertitore e upsampler off-the-shelf. 2007 copyrights videohifi
Però la realtà non è fatta solo di suoni puri e dolci. Nella realtà, nella voce delle persone, nelle esecuzioni dal vivo, nelle incisioni (anzi proprio nelle migliori incisioni) c'è anche un sacco di "rumore" che arricchisce e caratterizza il messaggio musicale e che, in questo caso, se non si può dire che vada perso, sicuramente viene messo in secondo piano. Un esempio emblematico è quello dei timpani. Come sapete tutti, i timpani sono tamburi accordati, che emettono distintamente una nota (quelli a pedale possono essere modulati per coprire un'intera ottava). Ebbene, in un rullo di timpani riprodotto con il CD3 questa nota risalta chiaramente, più che con il mio riferimento, ma il "rumore" delle bacchette che percuotono la membrana ne esce sacrificato. Il risultato alla fine è quello di un suono molto gradevole ma tutto sommato un po' addomesticato, più distante dal vero. Il fenomeno risulta più accentuato con altre percussioni meno "melodiose": rullante e piatti della batteria sono senz'altro molto più veri quendo vengono riprodotti dal Bow. Nell'insieme, forse la chiave di lettura più adeguata per confrontare il CD3 con il mio riferimento è appunto questa: il CD3 ha un suono che a volte può essere più gradevole, ma che in generale è meno vero.

Nella riproduzione della musica classica orchestrale, i pregi del CD3 sono senz'altro superiori ai suoi difetti. La levigatura del suono compensa i difetti di registrazione, che troppo spesso penalizzano grandemente l'amalgama dell'orchestra rispetto all'esecuzione dal vivo e che, secondo me, con questo genere più che con qualunque altro rendono il confronto tra musica dal vivo e musica riprodotta assolutamente improponibile. Ottima la performance anche con strumenti solisti acustici, pianoforte compreso (e il pianoforte, si sa, è una brutta bestia). Buona la riproduzione del jazz, eccetto quella delle percussioni, che appunto risultano meno naturali di come sono abituato ad ascoltarle. Meno entusiasmante la riproduzione delle voci. In questo caso credo che il nostro orecchio e la nostra mente cerchino prima di tutto la naturalezza e solo dopo la musicalità, mentre il CD3 anche in questo caso privilegia la seconda a scapito della prima. Si tratta comunque sempre di sfumature. L'unica vera nota negativa l'ho rilevata sull'esecuzione dei generi duri. In qualche modo, non c'è verso di rendere il CD3 "cattivo". Non è che manchi di dinamica eh, tutt'altro, ma proprio si rifiuta di diventare aggressivo. Ho provato ad ascoltare Tom Waits e la sua voce non raspava. La riproduzione era comunque bella e piacevole, ma la raspa non c'era più. E Tom Waits senza la raspa non e' Tom Waits. Intendiamoci, il problema con lettori di fascia più economica è che spesso ci lasciano la raspa delle voce, ma ci aggiungono anche la cartavertro del digitale (e del rumore analogico). Questo per ribadire, non l'avessi fatto abbastanza, che il CD3 resta comunque un lettore di gran classe, anche se forse non il più indicato a riprodurre certi generi.

Un grande pregio del CD3 è invece quello di saper rendere piacevoli alcune incisioni che ho sempre giudicato inascoltabili. Un esempio su tutti: il Requiem di Mozart diretto da Harnoncourt, incisione del 1982 masterizzata in digitale nel 1991. Grandissima performance artistica con un'incisione pessima, in cui le voci del coro si impastano e si inaspriscono ad ogni passaggio che abbia un minimo di dinamica. (Occhio, ne esiste una versione successiva, incisa più di recente e disponibile anche in SACD, che invece mi dicono essere una vera chicca anche in fatto di qualità tecnica. La sto giusto aspettando, l'ho ordinata da mò, ma non arriva.) Questo CD ascoltato in precedenza con qualunque lettore e su qualunque impianto mi ha sempre lasciato deluso. Nonostante la magnificenza del brano e il pregio dell'esecuzione, ho sempre trovato il suono così sgradevole da riuscire difficilmente ad arrivare in fondo al disco. Ebbence sul CD3 non dico che il brutto anatroccolo si trasformi in cigno, ma il suono diventa senz'altro molto più accettabile e tutto sommato godibile. Lo stesso fenomeno, anche se in misura minore, l'ho riscontrato su diverse incisioni "storiche", con i loro arcinoti difetti di rumore, dinamica e risposta in frequenza.

Per concludere, globalmente continuo a preferire il mio (più costoso) Bow ZZ-Eight perché ha un suono più vicino al vero, più materico, e risulta molto più versatile sui diversi generi. Il CD3 mi ha lasciato l'impressione di una macchina intelligente, molto ben suonante, ma caratterizzata per un certo genere di musica, di orecchio e di modo di ascoltare che non sempre coincidono con i miei generi, il mio orecchio e il mio modo. Questo per cercare di distinguere il poco di oggettivo che si riesce a mettere in una recensione dal molto di soggettivo che invece, inevitabilmente, ci finisce.

Azzardando qualche indicazione spicciola, direi quanto segue. Se amate i generi duri, il rock, il metal, le chitarre distorte, oppure se i vostri riferimenti in fatto di riproduzione sonora si chiamano Krell, Spectral, B-W, o anche solo Marantz, è possibile che il GamuT CD3 vi lasci un po' perplessi. Se vi sono invece piaciuti lettori dal suono caldo con stadi d'uscita a valvole, come diversi di scuola italiana, se il vostro genere è la musica classica, se amate le amplificazioni a triodi single ended in classe A e i diffusori dal suono rotondo, se privilegiate gli ascolti rilassati, se non vi siete mai avvicinati al digitale perché suona acido, anche se solo una di queste cose è vera, è possibile, anzi è molto probabile che troviate il suono del GamuT molto molto accattivante e forse più consono ai vostri gusti di quello di altre macchine dal prezzo confrontabile. Se poi il vostro riferimento al momento si chiama (per esempio) Accuphase, bé in questo caso dovreste pensare seriamente a dare un ascolto a questo GamuT. Potreste avere la piacevole sorpresa di un prodotto decisamente di vostro gusto ad un prezzo inferiore.

Un'ultima, ultimissima considerazione. La maggior naturalezza e fluidità che io, come molti altri, trovo nei formati digitali ad alta risoluzione, rispetto ai CD red book proviene, e non può essere altrimenti, dal fatto che il segnale analogico possa essere modellato con più accuratezza a causa della maggior informazione presente nel segnale digitale. Le macchine che, come il CD3, utilizzano convertitori ad alta risoluzione per processare segnali a bassa risoluzione, probabilmente tendono a produrre segnali analogici caratterizzati dalla stessa grande fluidità, ma inevitabilmente meno veri, perché la maggior informazione ricevuta dal convertitore proviene da dati interpolati. Mi è capitato qualche sera fa di ascoltare musica a casa di un amico, che pure possiede il Bow ZZ-Eight e ne ha appena fatto l'upgrade alla versione 2007. Questa nuova versione monta un convertitore Burr Brown PCM1704 a 96khz e 24 bit, sovracampionabile fino a 768khz (per confronto, il mio più vecchio lettore monta un convertitore Wolfson a 20 bit). Ebbene, a fronte di un suono forse più corposo e di diversi miglioramenti ad esempio sulla riproduzione delle sibilanti, mi è parso anche in questo caso di riscontrare alcune delle peculiarità che ho rimarcato a proposito del CD3. Se la mia percezione è giusta, è assai probabile che una certa impostazione di suono vada a caratterizzare le macchine di nuova generazione. Non tanto a causa di un mutare dei gusti, quanto a causa della disponibilità dei convertitori sul mercato, cha a questo punto sono praticamente tutti pensati per l'alta risoluzione. Mi resta la curiosità di sapere come suonerebbe un upgrade del CD3 equipaggiato per riprodurre SACD. Ho come l'impressione che in quel caso metterebbe d'accordo tutti.



Impianto utilizzato nella prova e di riferimento
Sorgente digitale: Bow ZZ-Eight i2s
Sorgente analogica: giradischi JA Michell Gyrodec, braccio SME 3009-R, testina Goldring Excel (non utilizzato in questa prova)
Preamplificatore: Beard CA35
Amplificatore finale: GamuT D200
Diffusori: Totem Model One Signature
Cavi di segnale: Vacuum State Silver Wire e Silver Foil
Cavi di potenza: Lagenburg Zeus-S Reference
Cavi di alimentazione Legenburg Apollo, Purist Audio Musaeus e autocostruiti
 

Informazioni sul prodotto
Distribuito in Italia da: Il Tempio Esoterico
Sito distributore: http://www.iltempioesoterico.it/
Sito produttore: http://www.gamutaudio.com/
Prezzo di listino: 5800 Euro


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