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NUMERO 26


PS Audio GCHA Headphone amplifier + Shunyata Altair

di Francesco Pampanoni

Premessa.

Questo test di ascolto è stato reso possibile grazie alla non comune cortesia di Paolo Brosio di DP Trade, lo "scopritore" italiano e poi ovviamente importatore di marchi di grande pregio come PS Audio (il cui amplificatore per cuffie GCHA è oggetto di questo listening test), Balanced Audio Technology, Leben, Kharma, Lindemann, Shunyata (produttore del cavo di segnale Altair, fornito in prova assieme al GCHA) e tanti altri.

Tra la fine dei test e la pubblicazione dell’articolo PS Audio ha deciso di modificare politica commerciale e cambiare importatore per l’Italia. Lo stesso Paolo Brosio mi ha messo a conoscenza di quanto avvenuto e con la grande professionalità e la correttezza che lo contraddistingue mi ha fatto presente che nonostante la cessazione del rapporto con la factory statunitense capitanata da Paul McGowan, pur rammaricato riteneva opportuno comunque pubblicare la prova.

Si parte da Boulder, Colorado, Stati Uniti d’America.

La prima parte dell’avventura della PS Audio inizia a Boulder più di trenta anni fa, nel 1974, quando viene fondata da due giovani progettisti audio, Paul McGowan (la P di PS) e Stan Warren. Stan Warren nei primi anni ’80 lascia l’azienda per fondare la Superphon, sostituito sia come progettista che come socio da Bob Odell, altro valente progettista audio precedentemente in forza anche alla Harman Kardon dei tempi eroici.

Nel 1990 anche Paul McGowan lascia la PS Audio per unirsi ad Arnie Nudell della Infinity (quella dei tempi eroici) e costituire il gruppo che ha realizzato i famosi diffusori hi end Genesis Technologies.

Con il 1998 finisce il primo periodo della storia della PS Audio con la cessazione delle attività per problemi finanziari.

Dopo breve tempo (e qui inizia la seconda fase) Paul McGowan acquista il marchio e da quella data diventa il progettista della rinata PS Audio. Nel gennaio 1999 McGowan lascia la Genesis Technologies e diventa l’artefice del successo dell’azienda.

La PS Audio dei nostri giorni è una azienda con un catalogo molto vasto diviso in cinque linee: "Power" (essenzialmente accessori per il filtraggio, il condizionamento e la distribuzione della corrente di rete), "Stereo" (amplificatori stereofonici), "Theater" (amplificazioni multicanale), "Cables" (ovviamente cavi di alimentazione, di segnale e di potenza) e "Accessories".

Interessantissimo il sito web http://www.psaudio.com per mezzo del quale è possibile avere informazioni sui vecchi modelli, sul catalogo attuale e sulle tecnologie utilizzate negli apparecchi. Tutti i manuali d’uso degli apparecchi in produzione sono liberamente scaricabili on-line. Un modello da imitare.

Il GCHA

Tutte le amplificazioni PS Audio fanno uso della tecnologia denominata "Gain Cell" (trad. celle di guadagno) che sono in sostanza dei circuiti di amplificazione interamente analogici, interamente bilanciati dall’ingresso all’uscita e privi di condensatori di accoppiamento.

I moduli sono inaccessibili in quanto incapsulati in un involucro di resina epossidica.

Ulteriori dettagli tecnici sono forniti dal produttore all’URL:

http://www.psaudio.com/articles/gaincell.asp.

Il GCHA (acronimo di Gain Cell Headphone Amplifier) fa parte della linea base dedicata alla stereofonia. Condivide il case con un pre amplificatore phono MM/MC, un pre amplificatore linea, alcuni amplificatori finali e un interessante DAC. Pertanto, come al solito, lode al progettista per aver pensato anche a chi utilizza le cuffie.

La presenza in catalogo del GCHA nasce soprattutto dalla volontà di soddisfare le esigenze di chi vuole un utilizzo della propria cuffia preferita a livello hi end in casa, sul luogo di lavoro (per chi ha questa fortuna), al computer, nella sala di ascolto e nello studio di registrazione.

L’aspetto è molto piacevole. Le dimensioni sono sviluppate in profondità essendo la larghezza dell’apparecchio pari a circa metà unità rack.

Il frontale in alluminio satinato e il coperchio superiore in lamiera verniciata goffrata sono caratterizzati da una ondulazione che richiama il logo della casa del Colorado.

Il frontale reca a sinistra la presa per la cuffia (jack standard da 6,3 mm), al centro il bel logo in blu ed argento e a destra la manopola del volume che funge anche da interruttore di accensione.

Il pannello posteriore invece presenta sulla sinistra il connettore del cavo di alimentazione, al centro i due connettori RCA e al centro di questi la connessione USB che rende l’apparecchio versatile e capace di soddisfare diverse esigenze.

Oltre alle eccellenti connessioni analogiche RCA (tra le migliori che mi sia capitato di avere sottomano) la connessione USB consente di collegare il GCHA ad un personal computer dal quale l’apparecchio viene immediatamente riconosciuto senza la necessità di installazione di driver. Una volta collegato al PC l’amplificatore permette l’ascolto dei files memorizzati nell’hard disk. Ovviamente per la ricerca dei brani e gli altri comandi deve essere installato un player multimediale (da Windows Media Player in su…).

Nell’ottimo imballo sono contenuti, oltre all’apparecchio, un cavo di alimentazione, un cavo di segnale USB e il manuale di istruzione scaricabile gratuitamente all’URL:

http://www.psaudio.com/documents/gcha_manual.pdf .

L’apparecchio non è telecomandabile.

Come suona?

Il GCHA ha funzionato per lungo tempo pressoché ininterrottamente collegato contemporaneamente sia al mio fido lettore Marantz CD16 che al mio PC (un server con S.O. Windows Server 2003).

Il Marantz è il punto fermo di tutti i test di ascolto che ho scritto, mentre la connessione al PC è per me una esperienza nuova. Il PC è stato utilizzato in tutte le modalità che è in grado di permettere:

  • lettura di brani in formato MP3 ad alto bitrate memorizzati sull’hard disk,
  • lettura di brani in formato MP3 ad alto bitrate letti tramite connessione ADSL da server remoti,
  • brani in formato 16 bit 44 KHz memorizzati sull’hard disk
  • DVD-ROM del PC utilizzata come meccanica di lettura.

Riguardo alla gestione software devo onestamente dire di essere rimasto inizialmente alquanto perplesso riguardo alle doti soniche dell’amplificatore "pilotato", per così dire da Windows Server 2003 e Windows Media Server.

Ragionando assieme ad alcuni forumers ho sperimentato altri programmi di gestione e sono approdato infine a Foobar. Con mio sommo gaudio. Foobar è spartano facile da installare e gratuito. Non mi dilungo ulteriormente ma consiglio caldamente di sperimentare saltando, mi permetto, Windows Media Player che considero tranquillamente prescindibile. Vi assicuro che il software di gestione delle tracce audio non è un elemento indifferente riguardo alla qualità complessiva dell’impianto che fa del personal computer la propria sorgente.

Come cavo di segnale ho utilizzato il mio solito cavo autocostruito (dovrò presto rimetterci le mani e rifarlo dotandolo di connessioni di maggior pregio e di un aspetto esteticamente più accettabile), lo Shunyata Altair (un cavo di segnale di grandissimo pregio, sempre fornito da DP Trade, del quale riferirò a fine articolo), nonché, ovviamente il cavo USB fornito in dotazione.

Le cuffie utilizzate:

  • Alessandro MS2
  • AKG K501
  • Beyerdynamic DT990 V.2003
  • Sennheiser HD410SL
  • Sennheiser PX100
  • Sennheiser HD650 (quest’ultima messa gentilmente a disposizione da Salvatore "McNerone" Landolfi assieme a due prototipi di cavo cuffia Soul Cable e un cavo Moon Audio Blue Dragon).

Come amplificazioni di riferimento ho utilizzato un Millett Hybrid (auto)costruito da Alfonso "alfie" Ranieri e il sempiterno Musical Fidelity X-CAN V3, che continuo a considerare uno dei best buy che attualmente il mercato offre.

Il giudizio complessivo tiene conto del fatto che si sono alternate tutte le cuffie sopra elencate ma che le più sinergiche sono risultate la Beyerdynamic DT 990 e la Sennheiser HD650.

Partiamo dalla riproduzione delle varie gamme di frequenza.

La gamma bassa è complessivamente molto buona, estesa a livelli quasi da primato e caratterizzata da un impatto notevole. A seconda della cuffia che viene utilizzata può essere eccessiva. Dal punto di vista dell’articolazione l’ho trovata leggermente migliore con la Beyerdynamic che non con la Sennheiser HD650.

La gamma media è altrettanto molto buona mentre la gamma alta è solo buona. In alcuni frangenti sarebbe apprezzabile una maggiore finezza di grana.

Il livello di dettaglio è soddisfacente e dipende in gran parte dalle caratteristiche della cuffia.

Riguardo all’headstage: il GCHA non comprime né espande né trasforma in alcun modo l’headstage naturale della cuffia, cosa questa che ritengo lodevole.

Complessivamente questo amplificatore ha una impostazione, mi si perdoni il luogo comune, molto americana con una spiccata preferenza per le tinte brune e la prestanza muscolare piuttosto che per il lavoro di gran cesello. E devo dire che con alcuni generi come il rock e il pop è una dote non da poco. Meno eclatante ma comunque buona la performance

La trasparenza dell’amplificazione riguardo alle caratteristiche qualitative delle incisioni è in ogni caso molto soddisfacente e mi ha permesso di valutare con attenzione le differenze qualitative dei vari "supporti".

La cosa che ho apprezzato maggiormente è, al di là delle indubbie doti qualitative sopra descritte, la versatilità estrema di un oggetto del genere che rende facilissimo godersi la propria musica di qualunque provenienza essa sia. Il personal computer diventa un "headphone music server" e di questi tempi è un plus di cui tenere conto.

Recensione nella recensione: Shunyata Research Altair

Nei miei contatti con l’equipe di Paolo Brosio manifestai una piccola voglia: testare l’amplificatore con un cavo sinergico ed adeguato alla classe dell’oggetto.

Aprendo l’imballo sono trasalito riscontrando che in unione all’amplificatore di McGowan mi era stato assegnato in prova un oggetto di una azienda americana che molta sensazione ha destato tra gli operatori. L’azienda è la famosa Shunyata Research (http://www.shunyata.com/index.html) mentre il cavo è l’Altair (http://www.shunyata.com/Content/products-HelixAltair.html) .

Ora, mi si consenta, quello di Paolo Brosio è stato un vero e proprio colpo basso:

Da sempre non faccio mistero della mia difficoltà e riluttanza ad esplorare il mondo dei cavi e mi tocca in questo caso collegare un amplificatore che è quotato a listino la non disprezzabile cifra di 1.300 euro con un cavo che ne costa altrettanti.

Assorbito il colpo apro la confezione in cartoncino e la busta metallizzata antistatica e mi trovo davanti le due bestiole, per giunta corredate dei tanto dibattuti quanto innovativi ed efficaci connettori "Bullet Plug".

Cosa dire della costruzione: il cavo non è un classico coassiale ma è costituito da due serie di conduttori avvolte manualmente con una geometria elicoidale su un core di materiale sintetico. La configurazione serve a ridurre a livelli prestabiliti (e bassi) la componente capacitiva e induttiva del cavo. E’ leggerissimo, poco più del peso dei soli conduttori e della guaina a rete flessibilissimo e morbido al tatto.

Inserito nell’impianto la differenza di raffinatezza e di prestazione complessiva rispetto ad un cavo di già buone performances è evidente. La riproduzione acquista aria e apertura verso le alte frequenze e riesce a modificare in parte le caratteristiche dell’headstage ampliandone leggermente ma percettibilmente le dimensioni.

Ho ritrovato, trasposte nelle particolarità intrinseche del sistema di riproduzione "cuffia" rispetto al sistema di riproduzione "diffusori", le considerazioni di Igor Zamberlan nell’articolo dedicato ai cavi pubblicato nel numero 25 di Videohifi (http://www.videohifi.com/25_cavi.htm).

In assoluto non economicissimo (almeno per i miei standards), ma comunque sicuramente ben fatto e di evidente effetto, a maggior ragione e probabilmente con risultati più evidenti su impianti di livello più elevato.

In conclusione

Davvero un bell’apparecchio questo PS Audio. Progettato sicuramente da chi ha ben chiaro in testa cosa voglia dire ascoltare in cuffia, "proudly made in the U.S." secondo standard di elevato livello, ben suonante e notevolmente versatile.

La particolare impostazione sonica che lo contraddistingue non è, come sopra evidenziato, adatta a tutte le cuffie ma, di converso, ne potenzia le qualità se abbinato ad un insieme sinergico attentamente scelto.



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