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La Musa. (A+B+C)
A Prologo: Fu proprio così che lui, spossato, la confuse. Cioè quando neppur la riconobbe quella Musa, il ciclista, su quella ripida salita.
Mai pioggia scese così violenta da un cielo che giurava di non averla promessa. Lacqua annegava il sudore ma la polvere non voleva, a questo punto, più sollevarsi di nuovo da quella disgraziata strada che pareva voler testimoniare ad ogni sasso, ad ogni fosso, di aver mai conosciuto lasfalto. A lato, silenzioso e assente il paracarro. Colui che dovrebbe indicar il periglio sulla via al viandante, quel ciglio, quel burrone, lo strapiombo
stele, obelisco basso, grigio: paracarro trasparente come quel Pilato, lavato da quellacqua che scorre, catini, brocche, rivoli decisi, dai tornanti un fiume. "Pedalare rotondo". È questo uno dei consigli che anche un ciclista professionista osa dare ad un qualsiasi cicloturista come lui si era da sempre considerato prima che cambiò la sua bicicletta. Ma quella donna in bicicletta solo cinquanta metri davanti a lui sembrava così irraggiungibile su quella montagna. Luomo pensava: stai calmo, è pur sempre una donna, si vede, sarà più debole è certo, poi la sua bicicletta non pare da competizione come la mia; dai pedala su
avanti
così mormorava a se stesso: dai, continua a pedalare rotondo, distribuisci le forze con equità come sai così è la salita, non può durare a lungo quellallà su questa salita e con questo acquazzone, dai pedala e la raggiungerai, sarai primo insieme a lei sul traguardo in vetta. Non la guardare, non la guardare! Attenzione, ritmo ritmo, ritmo, conviene pedalare in salita sempre e solo con il tuo ritmo, lo sai. Pedalare rotondo, questo è il segreto, applicalo. Ma era più forte di lui alzare la testa e controllare a verificare la distanza: e lei era sempre lì, dopo ore, sempre a soli cinquanta metri dalla sua ruota anteriore. Quella salita sembrava non finire mai, salita infinita. Eppure ci sarà il traguardo sul passo e quindi continuava a ripetersi mentalmente
coraggio, se la gamba e la bicicletta non te lo consente, allora pensa, spremiti perdinci, ci sarà pure un modo, un sistema, un arzigogolo qualsiasi per raggiungerla
quellallà.
Così egli iniziò con il gettare via per prima la borraccia rivestita di feltro (spessore un dito) e ancora piena piena di uno strano liquido che aveva comprato a rate, poi si liberò della pesante giacca a vento (quella speciale per discesa), poi della pompa dellaria delle gomme, del mazzo di chiavi di casa (pesantissimo), dopo un po gettò tutte le vivande insieme al portamonete che pesava un tanto, era quasi buio quando volarono via un pesante orologio Patak simil oro, il berretto nuovo nuovo color rosso Ferrari con la scritta aifai in placca acciaio spazzolato avvitato sulla visiera (viti ottone), disperato scaglià pure quegli occhiali da sole a specchio che ci teneva tanto poiché ricavati dal pesante frontale in vetro di vecchio integrato che aveva abbandonato (invendibile) un giorno in cantina, occhiali su misura, ma pesanti.
Eppure lei era sempre lì, sempre a più o meno cinquanta metri dalla sua ruota anteriore, con lo stesso passo di ore prima, tranquilla, serena, dinoccolata, sciolta, non si voltava e mai si era voltata, lunica variazione di assetto era stata, verso sera, laccensione della sua dinamo, cosicché ora luomo seguiva, o inseguiva, una donna, una bicicletta ed un puntino rosso che pareva proprio come quella piccola spia rossa sempre accesa in salotto.
Dimprovviso, tanto improvvisamente che la mente delluomo non riusciva a credere ai suoi occhi: la piccola luce rossa iniziò impercettibilmente ad ingrandirsi, un attimo e la bicicletta della donna era di fianco alla sua, alla sinistra, continuando a pedalare entrambi alla identica velocità. La donna e quelluomo con lo sguardo inerte, spento, stanco, assorto, perso sulla propria gomma anteriore.
Rumori di catena, cigolio di ingranaggio, lo ssssssssssccccc, sssscivolare lento delle quattro gomme sul bagnato. La donna cantava con trasporto, senza affanno: non cera alcun altro rumore intorno: "nero", aria fra strumenti in quello strambo stage, palco su panorama con strada di montagna, biciclette ciclisti, pioggia e un canto.
"Stai calmo amor mio" cantava la donna "Calmo amor mio pedalatore e ascolta lamor tuo senza pensare (Pausa - intro) Voglio cantarti di un animale, voglio cantarti di un animale gentile, svelarti ciò che più conta: son io, son io quel pesce, amor mio" (Pausa mai si seppe davvero il perché, ma così, proprio così, poi ella ancor cantò )
Chistè na storia dun pisci spada, storia damuri. Dai e dai lu vitti lu vitti lu vitti pigghia la fiocina accidilu accidilu accidilu
aahhh
Te pigghiaru a la fimminedda drittu drittu ntra lu cori e chiancìa di duluri ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
e la varca la strascinava e lu sangu ni curia e lu masculu chiancìa ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
e lu masculu parìa mpazzutu
mi dicia bedda mia nun chiancìri, bedda nun chiancìri, dimmi tia chaju a fari? Rispunnia la fimminedda ccu nnu filu e filu i vuci
scappa scappa amuri miu ca sinò taccidunu puattìa
Chistè na storia dun pisci spada, storia damuri.
B - Fu proprio così che lui nuovamente si confuse. Cioè del quando di nuovo non vide amor altro, poiché egli sempre più distratto.
 Aveva prenotato per tempo e anche con un certo anticipo quei 2 coperti in quel ristorante a lume di candela: "Laudiofilo innamorato" specialità: il pescespada. Locale silenzioso, posto di fianco a un circolo di golf. "Laudiofilo innamorato" ristorante rinomato pure per questo aspetto. Ma ecco il fatto: i ristoranti a lume di candela non sono luoghi ove lazienda elettrica declina lincarico, sono ristoranti che, premeditatamente, pur in possesso di regolare contratto derogazione di elettricità, usano candelabri e relative candele senza che per questo, leventuale risparmio, si noti poi sul conto che impeccabili camerieri porgono ai tavoli quasi mai chiassosi. Il ristorante non ha alcuna musica diffusa, ne riprodotta e neppur realtà dal vivo, è unoasi per le orecchie, in ciò laudiofilo mangiando si riposa. Il motto, oro zecchino, carattere corsivo inglese "cotto" sul fondo dei piatti è il seguente: "Se la musica fosse la donna, lalta fedeltà sarebbe la baldracca" (illeggibile la firma).
Il tavolo che aveva prenotato era uno di quei tavoli "di lato", vicino alle. Tavoli rotondi nella sala, alcuni grandi, molto grandi, alcuni più piccoli, molto piccoli, tutti con adeguata sottotovaglia e tovaglia in seta-cotone a coprire, tovaglia nera, colore nero lacca, tessuto cangiante dal centro verso lestremità, tovaglia linda, tirata, tesa, ma in qualche modo soffice al contatto setosa .
Lei seduta di fronte a lui, prorompente, profumata, sottovoce a suggerire, a illustrare, a tentar di dialogare di pasti ed antipasti. Lui in cravatta di fronte a lei, nervoso: quelle candele, centro tavola con uva nera cascante al piede del candelabro
bagliore ondeggiante al passaggio del cameriere, londeggiar di fiamma lo rendeva pensieroso, inconcludente, assente, gli conferivano unaria vagamente intellettuale che non guastava certo nellambiente. Poteva rendersi conto che il tempo a sua disposizione trascorreva veloce e inesorabile eppur non ci pensava al tempo che passava al baglior delle candele. Attendeva lennesima carica, che il cameriere di nuovo lo incalzasse, forse meno ossequioso con quellunica domanda, sempre la stessa: "Cosa posso farle preparare? Ha già deciso? La cucina è in chiusura signore, le ricordo che la signora ha già ordinato da tempo il nostro pescespada...". Di quel cameriere egli era favorevolmente impressionato dal perfetto equilibrio del busto, lievemente inclinato in avanti, circa 15°, come quella vecchia puntina, già, cosera? Pensò Denon
sì, ma quale? La voce del cameriere non lo soddisfava, suadente ma non proprio rotonda sguazzando tra una lingua e un palato ormai notevolmente agitati. Egli notava quellagitazione quando attraverso le tende non così ben accostate di una finestra, il sole riusciva a rubare parti da illuminare alla penombra della sala e a quelle benedette fiammelle in continuo movimento, come molle. Sarebbe stato secoli ad osservare quel cameriere, eppure doveva pur rispondere qualcosa. Eppure doveva pur rispondere qualcosa. Eppure doveva pur rispondere qualcosa, una preferenza, adesso! "Lo chef attende signore! Posso permettermi di consigliare il nostro Speciale? Mai avuto pescespada come quelli arrivati stamattina, signore" Luomo non riusciva a rispondere altro che il solito: "Mah, magari
magari... ma se potesse ripassare"
al quinto attacco prese coraggio e rispose più deciso: "La ringrazio, magari, magari più tardi
semmai rileggo, ripassi". Proprio non riusciva ad ordinare quel pescespada e manco sapeva bene bene il perché. Pensò alla psicoacustica.
Stava pensando a quel perchè, alla prossima risposta da dare e a quanto poteva conteneva ancora, presumibilmente, il suo portafogli, che una frenata stizzita lo riportò veloce su di un sedile troppo imbottito dautomobile, come uno scossone della mamma alla mattina, un trillo di una sveglia cristallina posta non su vago comodino ma messa direttamente nellorecchia. Si guardò intorno sorpreso, stupito, lievemente agitato ma composto. Lei tamburellava nervosamente le dita sul volante: prima guardò il semaforo rosso appeso allincorcio, poi, girando lievemente il capo verso di lui, disse, quasi senza osservarlo: "Come uomo non parli troppo sai. A cosa pensi amor mio, pensi ancora se cambiar le tue amate casse?" Non sapeva proprio cosa risponderle, ma rispose, oh se rispose, essì che rispose! Inspirò a fondo come se fosse sul palco quel cantante, rispose lirico, modulando uno strano vibrato basso basso: "Èee Eeè Eeee eeee eè vvveee
eeeErrrrrrdeeeEEeeèee".
Forse avrebbe potuto rispondere: "È verde come la tua faccia" (maschio), oppure "È verde come il tuo stupendo abito nuovo" (garbato, attento), "È verde come la campagna che sta morendo" (poetico-eco-romantico), "È verde come i tuoi occhi, quindi, cara, ora purtroppo, tocca a noi, passa" (real-next-age)
ma non rispose che con quel lunghissimo roboante tono di basso: "Èee Eeè Eeee eeee eè veee
eeeErrrrrrdeeeeeeeè" facendo tremare oltre alla voce e al canto, pure il cruscotto! (My God no daad no good). Poi venne il silenzio affranto. Delicatamente, con fare lento e preciso, staccando una sola mano dal volante, lei dispiegò le stanghette di un paio di occhiali da sole che andarono a proteggere due occhi forse languidi o forse freddi allo stesso tempo, quindi nervosamente ingranò non seppe mai quale marcia. Egli capì che la donna non pensava alla strada, che comunque cercava di fissare con attenzione, con sufficiente concentrazione.
C - Fu proprio così che alfin il fato egli conobbe. Qui si narra dellamor per quella Musa, della salita del foruncolo, del paziente, della scienza, della stampa, della pazzia e dellospedal che fu alfin discesa.
Quando linfermiere con il camice bianco indosso ed un leggero sorrisino in faccia gli comunicò che, seduta stante, immediatamente, avrebbe dovuto abbandonare quel letto dospedale a cui quel malato si era ormai abituato, tutto sembrò lontano, tanto lontano così come può essere lontano, lontanissimo un crocifisso dal suo altare. Quel letto dospedale, quel foruncolo, erano stati per luomo i migliori consiglieri. 100 giorni di degenza in ospedale, lui il malato, il foruncolo bannato, la cuffietta, un aggeggio con un frutto ed un esile computer in collegamento wireless lavevano reso solo, isolato, abbandonato da amici e da folli amori: "Dottore! Per quel foruncolo da lei asportato il nostro amico pare impazzito! Canta a squarciagola e in dialetto siciliano da quel misero aggeggino, non è lui
Dottore lo salvi, asporti pure laggeggio." "Dottore! Certo che è bianco, ma non crediamo faccia parte dellospedale!" Così si aggiunsero alle proteste degli amici, meste, persino la prima e la terza moglie (la seconda no perché era malata). Così, quellumile letto dospedale fu più dirompente della dinamite per il signor Nobel e londa durto stava colpendo tutti indistintamente, amici fidati, parenti, mogli, suocere, conoscenti. Spariti. "
è pazzo, è andato!
Peccato, peccato
purtroppo è andato, non cè più con la testa e poi quel coso
".
Solo, senza più neppure il foruncolo
Il degente si sentiva stranamente in forma, aitante, sereno. Tantè che i medici di corsia, la settimana successiva, tirarono un lungo respiro di sollievo: "Ma
ma allora non è pazzo, non è impazzito! È la nostra maestria in sala operatoria
pare addirittura ringiovanito!" Poi, certo facendosi prendere un po la mano, esaltarono la straordinaria riuscita delloperazione al cospetto dellIllustrissimo Primario dellOspedale (studi in Foruncologia negli USA). Il primario accorse scettico al capezzale, solo per curiosità diceva, ma lo visitò accuratamente quel paziente, auscultò, osservò, pensò e decise analisi specifiche e la sorprendente richiesta urgente di certificato di nascita (in carta semplice) del paziente, richiesta da inoltrare con celerità al Comune. In seguito, analizzati i risultati, come solo i grandi luminari sanno fare, sentenziò (prima in reparto) poi in appositi simposi internazionali: "Questuomo, cari illustri colleghi, fisicamente egli non dimostra più di 20-22 anni max, eppure la sua carta di identità (diapositiva b23, prego) e il suo certificato di nascita (la b24 grazie
), riportano dati tre valori superiori rispetto allo stato fisico attuale: egli avrebbe 59 anni ma oggi egli ne ha 21. Anni ASPORTATI chirurgicamente con il foruncolo! Colleghi, signori della stampa e della televisione
Si! Questa è la Scienza che ci sorprende, è la Ricerca, il sogno sognato realizzato, è la dedizione di noi tutti, uomini, donne, cultura, è la vita!" (applausi scroscianti).
Ci furono in seguito altre conferenze, altri congressi, simposi specifici sul nuovo metodo di ringiovanimento basato sulla asportazione di foruncolo facciale. Il metodo finì di diritto sulle più autorevoli pubblicazioni specializzate e sui rotocalchi a grande tiratura anche; si illustrava la teoria e la pratica del protocollo "SMRR" il nuovo e innovativo Sistema Meccanico di Ringiovanimento Rapido basato sullasportazione chirurgica di semplice foruncolo.
Quando si sparse la notizia, quella certezza, le fotografie del ringiovanito, i filmati in televisione del foruncolo e di quanto quelluomo fosse ringiovanito grazie a quel foruncolo, si mise in atto anche uno studio, una prassi, un metodo innovativo ritenuto infallibile per farsi venire rapidamente "quel" foruncolo sulla faccia (che si dovrà in seguito asportare per poter ringiovanire). Tutti erano orgogliosi che quelluomo, quella scoperta, il foruncolo e quella fortuna fosse caduta come quella mela proprio sulle loro auguste teste. Ma linvidia, purtroppo, è una malattia ancora inguaribile, non cè medicina. Così si approntarono nuovi test e le cavie umane certo non mancavano per ripetere il protocollo SMRR, tutti si adoperarono alacremente per verificare, approfondire, ricercare nuovi campi di applicazione della sensazionale italica scoperta.
Nonostante tutto questo impegno, in seguito non successe più nulla di significativo, la scoperta scemò veloce in due righe scarse in qualche ultima pagina di giornale e luomo ringiovanito, lesto lesto, fu dimesso nel silenzio più assoluto.
Allintimazione dellinfermiere, sereno, lasciò quella stanza dospedale, si vestì di colori sgargianti e uscì allegro senza rimpianti, battendo il tempo schioccando le dita al ritmo dei tre quarti, uscì con un strano aggeggio calato sulla testa, un altro più piccolino nel taschino della giacca, un portatile sotto il braccio stretto stretto e nessuno che lattendeva la fuori sullo spiazzo nel parcheggio
Tanto è pazzo, è pazzo
avete visto? Avevamo ragione noi" si telefonarono gli amici "Tutto inventato macchè ringiovanito, ma quando mai, ma lhai sentito?
è solo pazzo... poverino, per un foruncolo è impazzito, lo conoscevo da savio che satteggiava come quellAdone. Peccato, peccato era un buon amico: serio, silenzioso, competente, Sì, sì, ora cè campo, mi senti? Beh, lultima volta allospedale gli dissi su su che passa in fretta, è un foruncolo, sbrigati a guarire
allora che fai, verrai alla mostra aifai? Sai cosa mi rispose? Tieniti forte
rispose: "Chèe? Parla più forte che non sento niente"
Ma và, davvero? ...Essì, eggià
Eccerto
pensa te che canticchiava pure in siciliano, acqua, roba di spade e di pesci! Ragazzi, cose da pazzi, è pazzo è pazzo.
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