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NUMERO 26


Merlin VSM MMe di Igor Zamberlan

 (go to the English version)

 

 

Da un paio di mesi sto ascoltando amplificatori. Ma è una recensione di una coppia di diffusori, questa, direte voi. Certo, rispondo io, appunto.

Da un paio di mesi sto ascoltando musica. Se fate la stessa domanda, vi do la stessa risposta.

Ah, e ho intenzione di continuare. Se ci arrivo, le Merlin me le compro.

Arrivederci, recensione finita.

Vabbe’, al di là della recensione di tre righe, espediente che mi sono peraltro già giocato una trentina di volte, forse (e quindi dovrei rendermi conto anch’io che sto invecchiando, intromboneggiando e diventando monotono), vi racconto come ci sono arrivato, a queste specie di conclusioni.

 

L’opera di un perfezionista

 

Non saprei come altro definire le VSM MMe, e il resto del lavoro di Bobby Palkovich, l’uomo dietro il marchio Merlin. Come altro definire uno che è partito con un progetto ormai più di dieci anni fa, e l’ha affinato nel tempo, con continui aggiustamenti incrementali, per arrivare a questa specie di capolavoro di elettroacustica, mantenendo sempre le stesse dimensioni del cabinet e gli stessi driver?

Le VSM prima versione sono state importate, credo una decina di anni fa abbondante, da Bluenote di Firenze, qui da noi, e già allora si erano attirate un piccolo culto underground (ma forse neanche tanto, erano state osannate dal direttore di una rivista, in fondo). Poi il buio, da noi, a parte qualcuno che se le faceva arrivare direttamente dagli USA.

Personalmente, trovavo — sulla carta e in base ai racconti — che il progetto, e quello successivo, più economico, del diffusore da stand TSM, anche lui continuamente migliorato — avesse un’eleganza intrinseca notevole, e seguivo di tanto in tanto le vicende dell’azienda, notando che Palkovich proseguiva la sua strada verso l’affinamento.

Credo che queste MMe (e le sorelle superiori per finitura e qualche dettaglio MXe) siano qualcosa come la quinta iterazione del progetto. Palkovich pare pensare di aver finito, stavolta. Io non gli credo, anche se non riesco ad immaginare cosa possa ancora tirare fuori da un due vie con questi altoparlanti.

Che poi, questi altoparlanti non sono nulla di particolarmente esotico (anche se economici non sono): sono sempre l’Esotar Dynaudio e una variante del 18 centimetri con membrana in carta e carbonio di Scan-Speak, che all’epoca della presentazione delle VSM era abbastanza nuovo (mi pare di aver capito che quella attualmente montata sulle VSM non è la versione standard: d’altra parte Scan-Speak, per ordini corposi, personalizza i parametri su specifiche, quindi non c’è di che stupirsi). Altoparlanti costosi, nel caso dell’Esotar concessi a pochi costruttori, ma non parte della "nuova onda" dei materiali esotici (ceramica berillio diamante eccetera).

E, se guardiamo bene, neanche il diffusore in sé pare niente di pazzesco: considerato che poco sotto il condotto del reflex frontale parte una specie di zoccolo riempito con sabbia pressata, è in pratica un monitor da stand con quest’ultimo integrato. Esteticamente il risultato è superiore, secondo me, a quello di qualsiasi stand, a parte forse quelli Aliante e poco altro, e sottolineo il forse. Dal punto di vista della possibilità per il progettista di controllare il risultato, beh, integrare lo stand vuol dire averlo perfettamente sotto controllo, decidere come dev’essere fatto, a che altezza deve portare i diffusori, se e come deve risuonare… tutto, insomma.

Sotto il diffusore, e qui cominciamo con quell’ossessività, ci sono le punte più vicine all’arma da offesa che abbia mai visto. Sono acuminate come poche cose. Ciascuna punta si avvita ad un tronco di cono in legno, in cui è inserita una filettatura metallica, fino a farla uscire sopra abbastanza da avvitarla al diffusore, dopodiché vi si avvita un dado, sopra il quale si pone un dischetto di materiale gommoso, simile a quello che c’è, ad esempio, sul battente della porta di ingresso di casa mia (Merlin lo chiama Zorbex). Poi si avvita il tutto al diffusore, controllando la messa in bolla. Il fondo ha inviti per cinque punte — no, l’idea non è usarne cinque, è usarne tre o quattro. Io, con un bimbo di quattordici mesi piuttosto vivace in giro per casa, ne ho usate quattro. Il diffusore, alla fine, è decisamente stabile; il problema è regolare delle punte dovendole smontare e dovendo indovinare di quanto abbassare/alzare con la punta in mano…

La finitura della versione che ho in prova (della mia, spero, versione) è quella "utility", un nero tipo studio, molto robusto. Il costruttore sostiene che la versione laccata suona diversa (leggermente, ci sarebbe un po’ più di "energia" e l’accoppiamento con le amplificazioni diventerebbe più critico), e che differisce, per questo, anche nel numero di componenti trattati criogenicamente e nella forza con cui sono strette alcune viti. Vedo già le vostre espressioni. Già pochi credono che il trattamento criogenico faccia qualcosa, ma che un costruttore arrivi a stringere diversamente le viti a seconda della finitura pare assurdo, vero? Beh, Merlin è così. E a giudicare da quel che sto sentendo, ho difficoltà a fare obiezioni. Mi vien da pensare che, se si parte da un ottimo, da un eccellente progetto, le ottimizzazioni certosine, fatte direttamente dal costruttore, portino ad un risultato certo e superiore.

Ma non vi ho ancora detto alcune cose fondamentali sul progetto: si tratta, come accordo, di un reflex molto smorzato, che fa uso di un midwoofer con una frequenza di risonanza molto bassa; il woofer è incrociato col tweeter a 12 dB/ottava a circa 2300 Hz. Ci sono alcune reti di compensazione nel crossover, a quanto mi è stato riferito (non ho aperto i diffusori, sapete, non so se sarei stato in grado di ristringere le viti correttamente — scherzo, ma neanche troppo: prima di lanciarvi in tweak improbabili, provate a giocare con le viti dei vostri diffusori, con attenzione perché rischiate di rovinare gli altoparlanti, senza tirarle troppo ché rischiate di spaccare mobile, cestello e vite, e senza stringerle troppo poco, ché l’altoparlante cade). E c’è la (discussa da alcuni) rete di Zobel esterna, un condensatore e una resistenza da montare a cavallo dei morsetti del diffusore.

I morsetti sono i Cardas (come Cardas è il cablaggio interno; già che ci siamo, i condensatori sono Hovland e le resistenze Caddock), quelli che permettono di stringere i due poli di un cavo contemporaneamente, quelli che devo essere l’unico al mondo a trovare probabilmente molto validi dal punto di vista sonoro, ma decisamente scomodi da utilizzare (anche perché uso cavi terminati con banane o nudi, difficilmente terminati con forcelle: i primi semplicemente non entrano, i secondi sono scomodissimi da collegare, i terzi sono pressoché perfetti, vorrà dire che riterminerò i miei cavi). Le coppie di morsetti sono due, ma il bi-wiring non è obbligatorio; pare anzi essere blandamente sconsigliato. Al posto del bi-wiring (col quale comunque è possibile sperimentare, solo che Merlin sconsiglia decisamente cavi in configurazione "shotgun", semplicemente raddoppiati, o in cui addirittura la resistenza del cavo al tweeter sia inferiore a quella del cavo al woofer, pena la perdita dell’omogeneità della risposta in frequenza), Merlin propone, in opzione, dei ponticelli fatti con cavo Cardas e saldati con lega priva di piombo (ci tornerò sotto). Ci dice, Merlin, anche l’ordine in cui i ponticelli devono essere collegati rispetto ai cavi di potenza e rispetto alla rete di Zobel, che, se non si usa il bi-wiring, deve essere singola e collegata ai morsetti del tweeter.

E poi c’è il BAM, Bass Augmentation Module. Si tratta di una piccola scatola, ben finita, con un alimentatore switching esterno che si rivela essere anche un caricabatteria, che va collegata sul percorso del segnale. Ha una coppia di ingressi e una coppia d’uscite, in questa versione single-ended, e, appunto, l’alimentazione a batteria. E’ un equalizzatore, di fatto, che estende leggermente la risposta in frequenza sul basso (+5.3 dB a 35 Hz) e fa da filtro subsonico, tagliando la risposta a 28 Hz; c’è anche un passa-basso sulle altissime frequenze, in funzione di filtro anti-EMI (l’eliminazione dei rumori spuri è una delle ottimizzazioni a cui Merlin presta grande attenzione). Sul percorso del segnale ci sono (orrore!) degli operazionali. Esiste, del BAM, anche una versione bilanciata, in cui tutti i circuiti sono raddoppiati, e ne esiste una versione "doppia", coi due ingressi (non selezionabili e da utilizzare non contemporaneamente, se ho ben capito). In un sistema a singola sorgente, l’idea di Merlin è che il BAM vada collegato fra la sorgente e il preamplificatore; in un sistema a più sorgenti, può essere collegato fra pre e finale o in un tape loop, se c’è (resta il problema per chi abbia più sorgenti collegate ad un integrato senza tape loop: costui sarà costretto a variare le connessioni cambiando sorgente).

Il mobile, estremamente solido e poco risonante, è costruito con un tipo particolare di composto assimilabile all’MDF in più strati. Gli angoli sono arrotondati, la finitura appare molto curata. I morsetti sono posizionati in alto, sul pannello posteriore. Le barre di materiale metallico sul frontale e sul tetto del diffusore parrebbero avere funzioni di irrigidimento e di "accordatura".

Resta da dire, in questa descrizione tecnica, della motivazione di quest’ultima iterazione del progetto VSM. A causa delle normative ROHS, quelle sull’uso di sostanze pericolose nelle lavorazioni, Merlin ha sperimentato con leghe saldanti senza piombo, riscontrando che l’eliminazione del piombo dalle saldature migliorava la qualità sonora del diffusore. Le VSM (e le TSM) odierne sono completamente prive di piombo, nelle saldature, nei cavi e nei connettori. Mi si riferisce che i margini, in termini di purezza del suono, siano nettissimi, per quest’ultima versione, e che il bilanciamento tonale del diffusore sia addirittura leggermente cambiato, diventando più caldo, più fondato sul mediobasso.

Il manuale, la documentazione allegata, il sito web, lo stesso Palkovich (che partecipa abbastanza spesso alle discussioni su AudioAsylum) sono prodighi di consigli di set-up e ottimizzazione. A questo proposito, apriamo il capitolo del…

 

Setup

 

Ci sono alcune stranezze nel setup delle VSM. Intanto, la necessità di installare il BAM, un tipo di operazione che non si ricordava dai tempi del Kube delle Kef; aggiunta a questa, c’è il consiglio a mettere sul BAM un piccolo peso (di materiale che non ho capito). Inoltre, col diffusore vengono dati tre pezzetti di ERS — una specie di carta che dovrebbe avere proprietà schermanti le interferenze elettromagnetiche (guardandola in controluce si vedono particelle di metallo ed e’, pare, conduttiva ed infiammabile) — uno dei quali va posto sopra il BAM e sotto il peso di cui sopra.

Poi c’è l’installazione delle punte di cui sopra, e c’è il posizionamento dei diffusori. Da me hanno suonato bene alla prima, nel posto in cui di solito metto i diffusori a reflex anteriore, affinato in anni di prove. Idealmente, andrebbero installate con una distanza fra loro non superiore ai 2 metri, 2 metri e mezzo, e ascoltate ad una distanza superiore rispetto a quella che c’è fra loro; in realtà so che alcuni studi di registrazione le utilizzano come monitor near field. La mia distanza di ascolto è poco superiore a quella che intercorre fra i diffusori e non ho percepito problemi, né di risposta in frequenza, né di integrazione fra i due altoparlanti (i vantaggi dei due vie). Per l’inclinazione verso il punto d’ascolto viene fornita una dima che pone l’incrocio dei diffusori un po’ dietro la testa dell’ascoltatore (dovrebbero essere circa 10° rispetto all’incrocio sulle orecchie dell’ascoltatore); pare che l’asse ottimale per il progetto sia questo. Ho provato a cambiare l’inclinazione, ottenendo solo peggioramenti. Ma questo ci porta a…

 

L’ascolto

 

Dopo un’introduzione di questo tipo, prassi vorrebbe che vi descrivessi l’ascolto per almeno altri 10.000 caratteri. Ovviamente potrei anche farlo, ma non credo sia il punto. Vi illustrerò alcune delle caratteristiche salienti delle VSM, tanto probabilmente ci tornerò sopra abbastanza spesso.

Cominciamo sbarazzandoci subito del principale "difetto" dei diffusori, quello di essere un due vie con un 18 centimetri. Non hanno, evidentemente, la capacità di muovere aria come un tre vie con un 30 centimetri o un 38. Il basso che c’è è profondo e molto smorzato, e ha anche una splendida dinamica, ma non è un basso "fisico" come quello, appunto, di un 15". La fisica, BAM o meno, resta la fisica, per tutti. C’è un limite all’aria, alla quantità di "pressione" che una superficie simile a quella di un 18 centimetri riesce a dare, a muovere. Certo, quel taglio a 28 Hz fa pensare che le Merlin sarebbero il candidato ideale per un sub (e già da anni leggo voci sulla presentazione di un sub da parte del marchio)…

Caratteristiche positive? Praticamente tutto il resto. In definitiva, anche quel basso profondo ma non fisico fa venire in mente qualcosa che, ascoltando le VSM, è costantemente presente nella mia mente: il suono di un elettrostatico a gamma intera. Le Merlin hanno molto che ricorda le mie Quad. Forse perdono — coi dischi giusti e con l’amplificazione giusta per le Quad — appena un filo del senso di immediatezza delle elettrostatiche, è possibile che misurandole, fino a livelli urbani e oltre una certa frequenza, le Quad distorcano meno ed è possibile che questo si senta, appunto, come immediatezza. Ma, per quanto mi riguarda, e senza fare confronti diretti (la logistica di un confronto diretto con delle Quad è un lusso che, in questo momento, non posso permettermi, ma le uso da un po’ di tempo, ormai, e credo di poter dare un resoconto affidabile), le Merlin hanno maggior estensione verso l’alto, maggior estensione verso il basso, più "punch" e forza, un senso del ritmo e del respiro superiori (nettamente, per quanto riguarda il primo), una microdinamica e un dettaglio che, pur se diversi, in particolare il secondo, sono almeno allo stesso livello di quelli delle elettrostatiche inglesi. La scena acustica… beh, è un po’ diversa. Forse le Quad sono più "palpabili", coi dischi giusti. Ma le Merlin, almeno nelle mie condizioni, paiono avere almeno altrettanta profondità, una maggior altezza, uno stage meno a "U", meglio focalizzato e più definito nei suoi confini e una capacità di risoluzione dello stesso livello, il che è un grande complimento. Inoltre sono più universali: le Quad con la grande orchestra non danno il meglio, le Merlin, a parte l’impatto delle basse frequenze, non si tirano indietro.

Uscendo dal confronto, è proprio la risoluzione uno dei punti di forza delle Merlin. E’ grande la loro abilità a distinguere i dettagli e le trame sonore, a separare fra loro strumenti e colori. Hanno un’accuratezza straordinaria a dipanare i piccoli microeventi sul palco, i suoni spuri, i movimenti. E non la sbattono in faccia. Mantengono saldo il fuoco, l’attenzione sul cuore dell’esecuzione, sulla musica. Scrivevo in apertura che sto, da quando le ho in casa, ascoltando musica. Le Merlin hanno la capacità stupefacente di scomparire di fronte alla musica, di renderla sempre piacevole, di non affaticare mai l’ascoltatore portando la sua attenzione sulle caratteristiche "meccaniche", sulla parte meno gradevole della riproduzione. E’ come se si ricreasse, con meno impedimento del solito, la sensazione di stare in sala da concerto, ad ascoltare musica dal vivo (a meno di non voler ricreare la sensazione e l’impatto dell’orchestra sinfonica, un compito che solo pochissimi sistemi, pochissime stanze — che spesso vanno in crisi anche prima del sistema stesso — possono pensare di affrontare). Con le VSM mi viene voglia di accendere il sistema spegnendo la mia parte analitica (quella che spesso, per "mestiere", rischia di diventare preponderante) anche nelle ore più improbabili, anche quando nominalmente non avrei tempo, così, per sentire la musica e basta.

Mi sono anche divertito a sentire cose che con le Quad mi risultavano un po’ meno facili, tipo dischi di organo. E ne sono uscito ammirato. Ovvio che, anche qui, non ci sia la sensazione fisica dell’aria spostata dalle prime canne. Ma la sostituisce una pienezza di suono, una soddisfazione di ascolto che raramente ho raggiunto, in casa. C’è un’autorevolezza che, per una volta, non dipende dallo spostamento di aria, ma dalla microdinamica e da una macrodinamica insospettabile per le dimensioni ed eccellente in assoluto.

Una cosa che potrebbe apparire, da quanto sopra, è che questi siano diffusori che si impongono in qualche modo, che fanno da loro, che producono più di quanto riproducano. Sarebbe errato. Quel che vi sto descrivendo è una serie di caratteristiche mediate dall’ascolto con sei diverse amplificazioni (e un paio di preamplificazioni). E, se da un lato posso dirvi di non essere ancora mai riuscito a far suonare decisamente male le Merlin, dall’altro devo anche dirvi che questi diffusori sono anche decisamente rivelatori della qualità e del tipo di apparecchi a monte. Penso sia possibile, con amplificazioni troppo smorzate per loro e con ambienti più vasti del mio, ottenere un suono leggermente "smagrito", a causa dell’allineamento reflex "massimamente piatto", quindi, mi pare, più smorzato della media dei diffusori in commercio. Ovviamente, un allineamento smorzato favorisce, in termini assoluti e a meno che non si cerchi un risultato particolare, amplificazioni con un fattore di smorzamento abbastanza basso. Quindi valvole, o stato solido non del tipo "guarda come ti porto a spasso i diffusori". Questo è aiutato anche dal fatto che il carico delle Merlin è dei più tranquilli; non scendono praticamente sotto gli 8 ohm e nella zona del crossover salgono a oltre 15 — inoltre, l’efficienza, pur non essendo altissima (89/90 dB), permette, a volumi urbani, di godere delle caratteristiche di amplificazioni di pochi watt, grande raffinatezza e grande agilità.

Un accoppiamento che ho potuto provare è stato, grazie all’amico Marco Roghi, quello con una coppia di Quad II riportati in perfetta efficienza da uno dei più stimati restauratori italiani e con valvole originali d’epoca. Beh, i difetti noti dei Quad II rimanevano: un passo molto "tranquillo", una certa colorazione sul basso e sul mediobasso, un’estensione agli estremi non più in linea con quanto ci aspettiamo oggi, il pensiero che fossero i diffusori a governare l’amplificazione e non viceversa. Ma c’era una delicatezza, una grazia e una signorilità nel riproporre la musica… quasi commoventi. Potrei viverci, se non dovessi avere, per "mestiere", dispositivi a più elevata risoluzione, più allineati alle aspettative odierne. Diciamo che se decidessi di scendere dal treno di questa attività, potrei ritirarmi con un sistema Quad II/Merlin VSM e godere della musica per gli anni a venire.

Delle altre amplificazioni provate vi riferisco brevemente. Molto bello il risultato con il Pass Aleph 5, uno dei più "valvolari" fra gli stato solido che io abbia mai provato, un’amplificazione per la quale la mia stima sale costantemente. Il Threshold s/200 è un po’ più smagrito e più grigio dal punto di vista del colore strumentale (e pensare che con le Quad sembra andare meglio del Pass, per certi versi), un po’ meno rotondo anche come tridimensionalità, forse più esteso sull’alto e più controllato (non troppo controllato, non ancora, per me e per i miei gusti, nel mio ambiente). Il Mad For Music Lultralinear mi ha fatto sentire alcune cose estremamente interessanti (delicatezza, raffinatezza) e altre (controllo, dinamica assoluta) per cui ho ipotizzato che i suoi tre o quattro watt siano sotto il limite della potenza che servirebbe per le Merlin. I Luxman MB88 Ultimate mi hanno dato una splendida performance da valvolare classico: melodiosi, corposi, un po’ smussati verso l’alto; al contempo, grazie alle caratteristiche del diffusore, diventavano dinamici ed estremamente ben bilanciati, con la giusta velocità e un eccellente livello di risoluzione. L’ultima amplificazione, quella su cui mi sto soffermando in questi giorni, è una creazione di mio fratello Daniel, collega qui su videohifi.com. Si tratta di un monotriodo con la 845, sul cui percorso del segnale sono solo triodi a riscaldamento diretto (PT8 e 10Y, oltre alla 845) accoppiati a trasformatore o ad induttanza (l’alimentazione, con grande uso di capacità in polipropilene e quattro diodi a vuoto a raddrizzare le diverse tensioni, compreso il negativo di griglia della 845, non è da meno). Le 845 non sono spremute all’impossibile, stimiamo la potenza intorno ai 16/18 watt. Beh, è la prima volta che sento queste creature, che hanno ormai qualche anno, suonare così. Trasparenza, immediatezza, senso di "luce da dentro" sono tipici dei monotriodi a riscaldamento diretto, e qui queste caratteristiche sono esaltate da un diffusore che pare, finalmente, di essere in grado di metterle in evidenza senza aggiungere sue colorazioni. Splendido risultato.

Tornando a parlare del diffusore in sé, Bobby Palkovich, e le misure pubblicate altrove, e le mie orecchie mi dicono che ha una risposta in frequenza decisamente rettilinea. Non percepisco neanche colorazioni ovvie (nessuna natalità, nessun "bump", nessun acuto o basso in evidenza). Percepisco, invece, una miracolosa (parola pesata) continuità sul medioalto, una continuità nell’immissione di energia in ambiente che ha qualcosa di straordinario. Non è solo coerenza, non so neanche se riesco a spiegarlo bene, è proprio energia ininterrotta. Il crossover, affinato in anni di lavoro, e quel tweeter prima di lui, sono evidentemente di livello eccezionale. Forse un tweeter di quelli della new wave ha, strumentalmente, qualche vantaggio in termini di estensione in banda inudibile o di distorsione; ma magari corre anche il rischio di essere meno delicatamente "seduttivo" di questo, e forse pone qualche problema di più all’incrocio. Di fatto, anche sui migliori esempi di diffusori equipaggiati con tweeter di quel tipo, tutta questa continuità dinamica non l’ho sentita. Ho sentito, inoltre, qui, un po’ di quel calore che sento dal vivo, di quella sottile dolcezza che una riproduzione tutta impostata sulla trasparenza e sulla neutralità rischiano di perdere d’occhio. Credo che, a bruciapelo, potrei definire le VSM MMe "leggermente scure". Ma poi mi ricrederei: lo sono solo in relazione ad un eccesso di trasparenza e di apertura che capita di sentire in altri diffusori odierni "ad alte prestazioni". E il medio non è né tirato indietro (per dare maggior sensazione di profondità) né sparato in avanti (per avanzare la scena e fare monitor-coinvolgente).

Altra vexata quaestio sugli interfacciamenti è quella dei cavi di potenza. Palkovich ha le sue idee (il cablaggio interno dei diffusori è Cardas). Il rivenditore italiano mi ha portato una coppia di Cardas Golden Reference che, devo dire, vanno benissimo con questi diffusori. Mi spiace doverglieli restituire, anche perché non me ne posso comprare una coppia in questo momento. Ho trovato una specie di sinergia con dei miei vecchi beniamini economici, le piattine DNM, attaccate quasi a caso una sera provando un’amplificazione che accetta solo cavi spellati (i Luxman, volendo si possono usare anche le banane, ma in modo non ortodosso. No, non cambio i morsetti ad un pezzo storico). Non all’altezza dei Cardas, certo (sono più acidini, non hanno quella magia nel midrange, perdono impatto sul medio-basso), e sicuramente c’è di meglio anche a prezzi inferiori a quelli dei cavi americani; ma un risultato interessante.

Il BAM l’ho lasciato fra i pre (ho usato lo Uesugi U-Bros 18 e il Tom Evans Vibe, più direttamente dinamico e reattivo, ma meno levigato del giapponese) e i finali e non ho ancora provato a bypassarlo. Dato che può funzionare dalla rete, mezzo a batteria o completamente a batteria, ho provato le tre diverse modalità e, se fra la prima e le altre due c’è una differenza percettibile, non vorrei provare a distinguere in cieco le seconde due. Mi è parso di percepire una maggior "quiete" e un silenzio più profondo nella modalità a batteria, ma si tratta di differenze non così ampie. E chissà se dipendono dall’alimentazione, o dal fatto che si toglie di mezzo un alimentatore switching in prossimità del resto del sistema. Non ho provato a togliere il pesetto e l’ERS. Come sapete, sono abbastanza uno scettico riguardo ai tweak, o almeno a molti fra essi (sull’ERS sulle sorgenti digitali non ho ancora deliberato, forse qualcosa di interessante fa). Stavolta ho deciso di fare un’eccezione e accettare le cose così come stanno, come consigliate dal costruttore; intanto, l’idea è quella di provare il prodotto come viene consegnato; e poi, penso che siamo di fronte ad una serie di ottimizzazioni incrementali, che potrebbero, una per una, fare differenze trascurabili, ma che, tutte insieme, possono essere quelle determinanti ad arrivare al risultato finale.

A questo proposito, ultima piccola nota sulla rete di Zobel. Con la maggior parte degli amplificatori che ho usato, mi è parso di percepire un miglioramento (un po’ di silenzio in più, difficile da raccontare, ma ben percepibile). Coi Luxman, c’è un peggioramento. E non mi pare che i finali giapponesi abbiano già una rete di Zobel in uscita (Merlin consiglia l’uso della sua rete solo coi finali che non abbiano tale rete; quasi tutti gli amplificatori a stato solido ce l’hanno, ma i miei due sembrano essere fra le poche eccezioni). Penso sia il caso di fare prove, con le proprie orecchie e il proprio amplificatore.

A chiudereeeeee…

 

Beh, i 10000 caratteri sono stati ampiamente sfondati… va bene, chiudiamo.

E allora vi devo parlare di nuovo del sistema di cui vi accenno anche altrove in questo numero, quello con la Audiopraise, l’Accustic Arts, lo Uesugi e i Luxman, cablato coi Cardas, un sistema che raggiungeva esiti straordinari di dinamica (micro e macro), raffinatezza, trasparenza e godibilità. Sono sicuro che buona parte del risultato è da attribuire a questi diffusori che sono, per quanto mi riguarda, un capolavoro. La mia massima ammirazione a Bobby Palkovich, che in anni di affinamenti certosini, pazienti e determinati, partendo evidentemente da un progetto e da delle idee che erano giuste fin dall’inizio, è arrivato fin qui. Pare che la versione MXe sia leggermente più critica dal punto di vista degli accoppiamenti (e che, azzeccati quelli, possa dare un pochino di più); a me la MMe va benissimo. Sono critiche, ma non riottose: lasciano sentire pregi e difetti di quel che c’è prima di loro e della registrazione, lasciando al contempo godere del contenuto. Sono trasparenti e hanno l’apertura e l’aria della "cosa vera"; di essa hanno anche quel lieve senso di calore e di dolcezza che me la fa tanto amare. Dinamica, immediatezza, agilità, insieme a questo e insieme alla trasparenza: non mi era mai capitato di sentirle, se non forse, in misura e modo diverso, con le Quad (faccio un’eccezione per la dinamica, qui maggiore).

E poi c’è quel senso di voglia di porgere la musica, forse quella prontezza sui transienti (appunto, l’immediatezza, che passa anche di lì) e quella tenuta ritmica, quella presenza quasi fisica degli strumenti che sembrano fluire senza impedimento, che fanno venire voglia di ascoltare per ore e ore, continuando a mettere un disco dopo l’altro, ma ascoltando anche quei brani e quelle composizioni che, di un disco, di solito non si ascoltano.

Volete qualcosa di brutale, di spettacolare, di glamour? Cercate altrove. Volete, dopo un periodo a cercare i partner giusti (Palkovich mi ha parlato di un eccellente integrato spagnolo che andrebbe a meraviglia coi suoi diffusori: spero di poterlo "assaggiare"), godere della musica da un diffusore che si toglie di mezzo? Potreste aver trovato il vostro. Io credo di averlo trovato. Se aggiungete la trasparenza e l’attitudine a rivelare tutto quel che c’è a monte, senza diventare per forza sgradevoli, capite anche meglio perché.

 

Ultime note (per ora)

 

In Italia Merlin non ha distribuzione in senso stretto. Ha un rivenditore, Tecnospazio (info@tecnospazio.com), che dipende direttamente dalla casa. Grazie al fatto che questa, per Tecnospazio, è un’attività collaterale, quasi un atto d’amore per questi diffusori, il prezzo è forse anche sotto quello americano. La versione che ho provato io, col BAM e gli accessori, costa 7500 Euro, IVA inclusa, mentre in USA costa 8200 dollari. In pratica, è come se il trasporto dagli USA vi venisse regalato. Restano 7500 Euro per un due vie. Non sono pochi. Però vedo pochissimi concorrenti, a questo livello di prezzo. Vedo anche pochissimi concorrenti fra i due vie. Mi vengono in mente, da queste parti, le piccole Kharma e le Sigma Acoustics Image o Image SL (costano un po’ di più, è vero). Di nessuna delle due ho esperienza in casa mia, credo che un confronto sarebbe interessante (idea idea). Ma queste tengo, se ci riesco. Per me Merlin raggiunge i marchi di diffusori di cui parlare con reverenza, europei e americani, quelli che fanno della neutralità e del rigore unito alla capacità di proporre musica la loro bandiera. I nomi li sapete, sono i migliori. E questo è fra loro.



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