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NUMERO 26


Digitalia: Audiopraise Vanity /e un altro falso ideologico)

Una mail, molto gentile, da parte del costruttore qualche mese fa, in seguoto ad un thread sul nostro forum, la mia immediata ed entusiastica accettazione, e dopo qualche settimana stavo giocando con la seconda soluzione "meccanica universale che esce in PCM", la Audiopraise Vanity montata su un Pioneer DV-656 (fuori produzione da qualche anno). Ce ne sono un altro paio, in giro; circa la trasformazione in meccanica dei lettori a base Mediatek non ho grande interesse, mentre sui 3D Lab non dispero di poter, prima o poi, mettere le mani.

Ma ora parliamo della Vanity. Il costruttore è della Repubblica Ceca, e ha creato questa scheda come primo prodotto. La scheda è compatta, ben costruita, e, al contrario della DVDUpgrades, è fatta per ancorarsi al telaio in modo robusto (un mio motivo di perplessità relativo alla DVDUpgrades è che, per come è fatta, è in pratica la scheda a reggere il peso dei cavi: qui non succede). Le uscite previste sono su BNC, isolata a trasformatore, e su TOSlink. Non sono possibili opzioni. E la scheda, al contrario della DVDUpgrades, è solo stereo. E’, insomma, fatta per noi appassionati di hi-fi a due canali. E pare progettata da appassionati di hi-fi, tecnicamente molto preparati.

La conversione DSD/PCM è una (ma non l’unica) delle sue ragioni di essere. Viene effettuata con un DSP, programmato da Audiopraise, che utilizza un accumulatore a 67 bit e una matematica interna a 37 bit. Il filtro digitale (che serve per rimuovere il rumore fuori banda del DSD) utilizza una modalità che parrebbe esclusiva, sulla quale Audiopraise è molto abbottonata, che viene denominata "zero alias filter", intendendo che esso è progettato in modo molto migliore (e molto più costoso, dal punto di vista dell’’utilizzo di risorse computazionali) rispetto ai normali filtri anti-alias commerciali. La frequenza di uscita è selezionabile fra 88.2 e 176.4 kHz. E c’è un’altra cosa selezionabile, la lunghezza della parola digitale in uscita, fra 16 e 24 bit. Questo serve per… poi ve lo dico.

Un’altra caratteristica molto interessante è la presenza di un sovracampionatore sincrono x2. Anche qui Audiopraise fa uso della sua tipologia di filtro digitale (lo zero alias filter). Ci raccontano, ovviamente, che il loro sovracampionatore è superiore a quelli utilizzati nei normali filtri sovracampionatori e nei DAC che includono tale filtro, e che la frequenza di 88.2 permette di saltare il primo stadio di sovracampionamento di DAC e filtri commerciali (mi risulta che questo sia abbastanza corretto, di solito i sovracampionatori sono a più stadi).

Oltre alla possibilità di selezionare la lunghezza della parola digitale e la frequenza di uscita della conversione DSD-PCM, attraverso lo stesso switch che seleziona quest’ultima c’è anche quella di decidere quale sia la frequenza massima di uscita della scheda, fra 192 kHz e 96 kHz; questo permette di utilizzare i DVD-Audio a 192 kHz, eventualmente, anche con quei DAC che siano limitati a 96 kHz. Poi c’è la possibilità di selezionare, separatamente per il PCM e per il DSD, due caratteristiche di filtro digitale, una a roll-off lento e una a roll-off rapido. Anche su questa tornerò sotto.

Prima, un piccolo intermezzo pseudotecnico.

Due note: perché da DSD a PCM e i livelli

Perché convertire da DSD a PCM? Mi verrebbe da dare una risposta banale, la mia: perché voglio usare buoni vecchi DAC PCM con ingressi S/PDIF. E sarebbe già una buona risposta. Se il processo di conversione fosse trasparente (lascio la cosa in sospeso, per ora), si potrebbe scegliere il proprio suono preferito fra quello dei DAC che montino almeno il CS8414 come ricevitore di ingresso e che siano compatibili coi 96 kHz; praticamente tutti quelli in commercio oggi, a parte poche eccezioni, e molti di quelli in commercio almeno da 7/8 anni. Poi c’à chi vuole usare un correttore di acustica ambientale con DSP che sicuramente è interessato ad evitare la doppia conversione (e ad usare un solo cavo, hehe). C’è anche il fatto che la conversione permette una miglior filtratura del rumore fuori banda del DSD.

Ma c’è un problemino di livelli. Ho documentato tempo fa sul nostro forum di aver avuto un problema con un SACD, che fa un rumore di saturazione digitale in un passaggio, con la soluzione DVDUpgrades. Pare che il livello a cui sono masterizzati i SACD sia abbastanza anarchico. In questo caso (Seconda di Mahler diretta da Fischer su Channel, bel disco, fra l’altro, che vi consiglio), è possibile che si sia superato il livello previsto dallo standard, che è il 50% di modulazione (ricordate che il DSD è un sistema a bit singolo, secondo lo standard diciamo che ad un bit "uno" deve succedere almeno un bit "zero"). In una conversione DSD-PCM è necessario decidere quale livello di DSD corrisponde allo zero PCM (lo zero rappresenta la saturazione). Se si sbaglia quella scelta, c’è il rischio che qualche disco faccia "crackprrr" dai diffusori. Né si può scegliere con troppa prudenza quel punto: perché si finisce per usare meno bit di quelli disponibili per "mappare" il DSD. L’alternativa sarebbe comprimere (convertire subito verso un numero di bit maggiore di quello possibile in uscita e poi, eventualmente, vedere di "schiacciare" un pochino se un punto di un disco supera la soglia: non si può certo decidere prima di quando succede, dato che il processo è in tempo reale). Ma, dal punto di vista audiofilo, sarebbe un’alternativa inaccettabile. Il progettista Audiopraise con cui ho parlato è perfettamente cosciente del problema della saturazione. Ed è stato con una certa ansia che ho provato proprio il disco incriminato.

I suoni dell’Audiopraise

Il disco incriminato sulla Vanity è passato senza problemi. Già, per me, questo è un ottimo risultato. Il problema era stabilire, a questo punto, se l’altra parte della teoria, quella secondo cui ciò avviene a patto di una perdita di risoluzione, era vero. E, a confronto diretto, la sorpresa è stata che la Vanity va un po’ meglio della DVDUpgrades. Non drammaticamente meglio, ma significativamente meglio, coi SACD. C’è un po’ più dinamica, un po’ più consistenza armonica, un maggior calore, un suono più, ehm, DSD. Forse davvero qui c’entrano i filtri, c’entra l’architettura DSP utilizzata da Audiopraise.

E’ un po’ difficile dilungarsi, poi, sul suono di una meccanica. Ci sono alcuni che credono non possa fare differenza. A me pare che la faccia, non una differenza straordinaria (anche perché, alla base, c’è comunque un progetto Pioneer, e fra l’altro teoricamente di una generazione precedente a quella del 668 che monta la mia DVDUpgrades).

Coi CD il discorso si fa un po’ più sfumato. Con un DAC a sovracampionamento (l’Accustic Arts di cui vi parlo da un’altra parte in questo numero), a confronto diretto, utilizzando due cavi uguali (cambiano solo i connettori, RCA per la svizzera, BNC per la ceka), degli Apogee, c’era un sottilissimo vantaggio per la DVDUpgrades. La Audiopraise era, a questo punto, in modalità non oversampling, settata a 16 bit. La DVDUpgrades sembrava leggermente più solida, un pochino meglio focalizzata. Settando la Audiopraise a 24 bit, oversampling, il campo si invertiva di nuovo: la focalizzazione rimaneva a vantaggio della DVDUpgrades, la Audiopraise recuperava però in dinamica e in fluidità. Figuratevi.

Poi ho approfittato di quella possibilità di cambiare la lunghezza della parola e ho connesso un DAC non oversampling, a 16 bit (in questo modo si evita il troncamento della parola digitale da parte del chip di conversione DA, la cosa ha dei vantaggi teorici, ma sulla sua udibilità molti discutono). Vantaggio netto, su tutti i parametri, per la Audiopraise, senza e (ancor più netto) con oversampling – so che il mio amico Charles Altmann non sarà felice di questo, ma con l’oversampling x2, con il suo DAC, ho riscontrato un miglioramento udibilissimo in termini di estensione e di ricostruzione armonica sulle frequenze acute. Lasciando il selettore a 24 bit, forse c’è una piccola differenza, ma non ne sono così certo.

Poi, alla cieca, senza sapere qual era quale (nella documentazione non c’è scritto), ho giocato con le due caratteristiche di filtro. Dopo aver riscontrato una migliore ricostruzione temporale, una minor "incertezza" del segnale in una specifica posizione, la OFF, quella del coefficiente 2, ho chiesto qual era quale. E mi è stato detto che quella che avevo preferito era la slow. E’ bello avere le proprie convinzioni ideologiche confermate dopo un test, in pratica, in cieco (vabbe’, in mezzo cieco, sapevo che c’era di mezzo una commutazione).

Pochi giorni dopo, è passato Sivieri di Olimpia Audio a riprendersi il Denon modificato che ho provato sul numero 25. Abbiamo un po’ giocato con diversi DAC, fra cui un suo gioco/prototipo non oversampling. Ne ho ricavato che la Audiopraise è proprio una meccanica affidabile e credibile, anche per i CD, Magari una Esoteric o una Wadia sono migliori, ma una Vanity costa 470 Euro più il lettore (i 656, consigliati da Audiopraise, si comprano per 200/250 Euro sul mercato dell’usato, se ho visto bene), e legge anche i SACD e i DVD-Audio. E anche un paio di altri elementi: col prototipo Olimpia, l’oversampling – probabilmente a causa dell’impostazione del DAC – peggiorava leggermente le cose; e il DSD "puro" del lettore Olimpia ha effettivamente qualche vantaggio in termini dinamici e temporali. Però con un DAC migliore (l’Accustic Arts di cui sopra) la combinazione andava, secondo me, meglio. E la Audiopraise faceva parte dell’impianto di cui scrivo nella recensione del DAC.

Alla fine ho deciso di tenere la Audiopraise. I suoi vantaggi con i SACD e coi DAC non oversampling rispetto alla DVDUpgrades sono stati sufficienti a farmi prendere la decisione di far partire la transazione PayPal. L’oversampling e la possibilità di utilizzare DAC a 96kHz anche coi DVD-Audio sono dei bonus non indifferenti. Questa è, per ora, la miglior soluzione che ho sentito per la conversione del DSD in PCM e per una meccanica universale collegabile a un DAC con ingressi S/PDIF. Consigliatissima a chi abbia un ottimo DAC compatibile almeno 96 kHz e voglia sentire dischi ad alta risoluzione. Consigliatissima a chi abbia un sistema di correzione digitale dell’acustica ambientale con ingressi digitali ad alta risoluzione. E anche a quei pazzi che vogliano giocare un po’ coi DAC come me. Irrinunciabile per chi voglia provare la sottile ebbrezza di usare un DAC non oversampling a 16 bit (o anche a 18; vale a dire praticamente tutti quelli in commercio) coi SACD, anche perché si ritroverà con la possibilità di selezionare un sovracampionatore che – magari ne parliamo un’altra volta – potrebbe già essere più che sufficiente come frequenza e avere numerosi vantaggi.

Falso ideologico

Avevo promesso di tornare sul primo falso ideologico, i remaster dei Genesis. Rapidamente: mi pare che si sia voluto, in quel caso, far suonare dei dischi anni ’70 come se fossero odierni. E’ un’operazione che trovo assolutamente antistorica; è chiaro che l’artista fa quel che vuole con la sua opera, ma qui pare di essere di fronte ad una reinterpretazione, una riscrittura ad uso commerciale.

Il secondo falso ideologico è la Zenph Reperformance delle variazioni Goldberg di Glenn Gould del 1955. Un’azienda americana, appunto Zenph, ha sviluppato un software che permette di rilevare, da una vecchia registrazione pianistica, l’esecuzione, con le sue dinamiche, il suo tocco, eccetera, e di trasferire quanto rilevato – che vorrebbe e dovrebbe essere l’integralità dell’esecuzione – in un programma per una nuova versione professionale, molto più precisa, dello Yamaha Clavinova (che è, per i pochi che non lo sapessero, una sorta di versione moderna ed elettronica del piano a rulli: un computer e degli attuatori meccanici permettono di riprodurre un’esecuzione su un vero gran coda Yamaha). La prima applicazione commerciale è stata su quella leggendaria esecuzione di Gould, che è poi stata riregistrata in studio, in stereo, surround e binaurale.

Beh, quello non è Gould. La proverbiale secchezza del suono e del tocco di quella registrazione mitica è trasformata in qualcosa di molto più normale. Superata la meraviglia di sentire le stesse dinamiche, i tempi, le scelte esecutive di Gould giovane in stereo ad alta risoluzione, viene voglia di rimettere la registrazione del 1955, per sentire la presenza dell’esecutore, per sentire un suono più vivo e più vero, un suono – secondo me – alla fine pure migliore. La sensazione che lascia la Zenph è quella che a suonare sia un cadavere. Sarà magari il cadavere di Gould, ma un cadavere resta. La copertina, luguberrima, sembra pure involontariamente dircelo…


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