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Preamplificatore Bryston BP26
di Enrico Puppo
In uno dei primissimi numeri di questa rivista (il Numero 3, per la precisione) venne pubblicata
la recensione di due preamplificatori, uno stereo e uno multicanale, della canadese Bryston:
il BP25 e l'SP 1.7. La recensione, a firma Bebo Moroni, era entusiasta al punto di chiedersi
- e Bebo se lo chiedeva esplicitamente - se fosse necessario spendere di più per avere di meglio.
All'epoca Bryston non era notissima al pubblico italiano. Il marchio proveniente dal pro spesso
faceva - e ancora fa - arricciare il naso ai fanatici del blasone. E si poneva in competizione con
tutta una serie di marchi storici d'oltre oceano, questi sì tutti blasonati, tutti nel cuore e
nei sogni, anche se spesso non nel portafoglio, dei nostri audiofili.
Sono trascorsi più di quattro anni da quella recensione e di acqua ne è passata sotto i ponti,
sia per la nostra rivista che per le sorti di Bryston nel nostro paese. Sono uscite altre
recensioni di prodotti del marchio canadese, sempre entusiaste indipendentemente da chi le
firmava. Qualcuno ha cominciato a comprarsi elettroniche Bryston, magari ottenendo prezzi molto
convenienti sul mercato dell'usato. E si è reso conto che forse sì, Bebo aveva proprio ragione,
si potevano raggiungere livelli di eccellenza anche spendendo cifre ragionevoli. Vabbè, il termine
"ragionevole" è spesso improprio se associato al prezzo dei prodotti audio, specialmente di
quelli hi-end. Diciamo che si parla di prodotti dalle prestazioni di livello assoluto ed il cui
prezzo è da due a cinque volte inferiore rispetto a quello dei prodotti confrontabili delle
marche blasonate.
All'epoca del Numero 3 di Videohifi anch'io facevo parte di quelli che non avevano mai sentito
parlare di Bryston. Dai giudizi letti allora e in seguito ho trovato queste amplificazioni molto
intriganti, probabilmente molto vicine a quello che poteva essere il mio gusto, forse possibili
candidati per futuri upgrade del mio impianto. Così quando ho avuto l'opportunità di avere a
casa un BP26 sono stato ben felice di provarlo. E ho avuto la fortuna di tenerlo con me per
alcuni mesi, tutto il tempo necessario non solo per valutarlo in tutte le possibili situazioni
e con tutti i possibili generi (almeno quelli che ascolto io), ma anche per godermi tanti
ascolti in relax, che sono poi quelli che lasciano le impressioni a pelle, meno analitiche ma
senz'altro più concrete e definitive, sull'effettivo valore di un componente. Che dire se non
ripetere ancora una volta che Bebo aveva proprio ragione. » il miglior pre che mi sia capitato
di sentire sul mio impianto e (nonostante io non creda nei giudizi su singoli componenti avulsi
da contesto) direi uno dei migliori pre che mi sia capitato di ascoltare in assoluto.
Ma andiamo con ordine, alle impressioni d'ascolto arriveremo dopo.
Caratteristiche tecniche
Il BP26 è il pre modello top di Bryston, evoluzione dello stesso azzeccatissimo progetto che,
con grande continuità, caratterizza tutta la famiglia di preamplificatori della casa canadese.
Si tratta di un'elettronica a due telai con alimentazione separata. La sezione di alimentazione
costituisce la vera novità di questa macchina, che altrimenti, per quanto sono riuscito a capire
dagli schemi, è quasi identica al BP25, recensito nel Numero 3 e ormai fuori produzione.
Il nuovo modulo di alimentazione MPS-2 è contenuto in un telaio slim di fattura identica a
quella della sezione di amplificazione, con un notevole miglioramento estetico rispetto alla
versione precedente. I due telai sono veramente molto belli sia affiancati che impilati come
nella foto. Anche in quest'ultimo caso, raggiungono insieme l'altezza di elettroniche dalle
dimensioni più classiche, quindi senza problemi di collocazione in ambiente. Rispetto al modulo
di alimentazione del BP25, Bryston dichiara l'adozione di un trasformatore a bassissimo rumore
ed altissima corrente e ben 68000 MFD di capacità (a dir la verità tutta questa capacità negli
schemi io non l'ho vista, comunque anche quella che ho visto io era parecchia). Gli schemi dei
due alimentatori sono comunque leggermente diversi tra loro.
Il risultato sulla carta è un'ulteriore
diminuzione della distorsione e del rumore, per altro già a livelli bassissimi sul BP25.
Sul miglioramento dal punto di vista sonico non so che dire, visto che non ho mai avuto occasione
di ascoltare il modello precedente, ma ho come l'impressione che sia necessario ascoltarli insieme e con una
certa attenzione per capire le differenze. Del resto Brian Russel non fa mistero né della
filosofia progettuale alla base dei suoi prodotti, né dei dettagli implementativi, al punto di
rendere disponibili sul sito Bryston gli schemi dei componenti, sia a catalogo che fuori
produzione. E per quanto riguarda i preamplificatori (BP6, BP20, BP25, BP26, SP 1.7 e - credo -
SP2) una cosa è chiara: tutti sono costruiti attorno al collaudatissimo modulo DOA-33 e tutti implementano più o meno lo stesso progetto, con varianti nella sezione di alimentazione.
Il DOA-33 è un OpAmp a componenti discreti polarizzato in classe A. Per ogni canale del
preamplificatore ci sono tre moduli, uno che funge da buffer degli input bilanciati e due per
il guadagno vero e proprio (di questi mi par di capire che in realtà uno solo lavori se i
collegamenti alla sezione finale sono in sbilanciato). Nelle versioni phono (che purtroppo
non ho avuto la fortuna di provare) anche la scheda RIAA è implementata utilizzando
due DOA-33, più una manciata di componenti passivi e, nella versione MC, due preziosi
trasformatori Hammond con tripla schermatura in Mu-Metal.
Il cabinet di alimentazione contiene trasformatore, raddrizzatore e una sezione di filtraggio
passivo e riserva di corrente (oltre a un po' di logica). Nell'altro cabinet l'alimentazione
viene completata con un'ulteriore sezione di filtraggio e regolazione. Nel BP26 i condensatori
utilizzati in quest'ultima sezione sono di capacità maggiore rispetto a quelli presenti nel
BP25 (questa è in effetti l'unica differenza che sono riuscito a vedere sugli schemi delle
due sezioni di amplificazione). Mi sarebbe piaciuto molto aprire i cabinet e mostrarne
l'interno, ma sono chiusi con viti dall'aspetto molto misterioso (una via di mezzo tra viti
a stella e viti a brugola quadrata) decisamente fuori dalla portata del mio pur ben nutrito
set di cacciaviti.
Per quanto riguarda l'esterno, vediamo invece cosa offre il BP26.
I cabinet sono di acciaio molto pesante (oltre 13 kg per i due telai) con frontale in alluminio
satinato disponibile in nero o in silver. Il modulo di alimentazione ha sul frontale solo
l'interruttore e la spia di accensione. Sul retro troviamo la possibilità di collegare fino a
quattro moduli di preamplificazione. Che ce ne facciamo, direte voi? Bé, dipende dai casi.
Per l'ascolto stereo, una soluzione segnalata anche sul sito Bryston prevede di utilizzare
l'unita pre-phono esterna BP1.5, alimentando sia questa che il BP26 con la stessa unità
MPS-2. Notate che dal punto di vista del circuito questa soluzione è del tutto identica
ad utilizzare il solo BP26 munito di stadio phono, anche se il cabinet separato (lo dico con
beneficio d'inventario) potrebbe portare migliorie specialmente sul piano della reiezione
ai disturbi elettromagnetici. Fin troppo ovvio che sul piano economico questa soluzione in
tre telai risulti decismanete più dispendiosa di quella in due.
Se invece siete puristi dell'audio multicanale e/o dell'hi-end home cinema e non vi accontentate
(si fa per dire) del pre SP 2 (nuovo modello dell'SP 1.7 recensito sul Numero 3 insieme al BP25),
potete comprare tre o quattro sezioni di preamplificazione del BP26, pilotando il tutto con
un'unica unità MPS-2.
La soluzione è valida dal punto di vista pratico, visto che per l'ascolto stereo è
sufficiente escludere tutte le sezioni pre che non si usano (tra l'altro se siete amanti
del vinile potete comprare una sola di queste sezioni munita dello stadio phono),
mentre per il multicanale si può agire su tutte
le sezioni in contemporanea attraverso il telecomando, ottenendo così un volume master che
sarebbe invece di difficile gestione manuale. State ovviamente rinunciando a tutta la sezione
digitale dell'SP2 dedicata all'home cinema, ma forse da puristi volete proprio questo (del resto
l'uscita analogica di un buon lettore multiformato va benissimo senza bisogno di ulteriori
elaborazioni). Più problematica la questione economica: la differenza di prezzo rispetto
all'acquisto di un SP2 sarà di alcune migliaia di euro, a dimostrazione che cabinet,
potenziometri e selettori hanno un peso piuttosto rilevante sul costo finale degli apparecchi.
A proposito, l'MPS-2 è ovviamente del tutto compatibile con il BP20 e il BP25, quindi papabile
per un upgrade di questi ultimi. Difficilmente invece lo comprerete in sostituzione di un
alimentatore rotto dei precedenti modelli, visto che tutti i prodotti Bryston sono garantiti
vent'anni, quindi nell'improbabile ipotesi che qualcosa si rompa è assai probabile che questa
sia ancora in garanzia.
Il modulo di preamplificazione è disponibile in quattro diverse versioni: quella solo linea,
con due ingressi bilanciati e cinque sbilanciati più tape loop; quelle phono solo MM oppure
MM/MC, in cui uno degli ingressi sbilanciati viene utilizzato per l'ingresso phono; e quello DAC
che incorpora un convertitore con due ingressi SPDIF. In tutte le versioni sono presenti
un'uscita pre bilanciata e due sbilanciate, molto utili nel caso di multiamplificazione.
Sul pannello frontale troviamo tre pomelli per il selettore di ingressi, il volume ed il
bilanciamento. Di quest'ultimo in molti non sentiremmo la necessità, in vita mia non mi è mai
capitato di utilizzarlo. Togliendolo si avrebbe un potenziometro in meno sul percorso segnale,
risparmio sui costi e un pezzo in meno sottoposto all'usura, ma non ne farei una guerra di
religione (ché di quelle ce ne sono già abbastanza). Oltre a questo ci sono quattro switch a
levetta dall'aria pro: uno per mettere l'apparecchio in standby, uno per metterlo in mono
(questo invece lo trovo molto utile), uno per invertire la polarità e uno per l'ingresso tape.
Le operazioni di mute, inversione della polarità e controllo volume sono possibili anche dal
pesante telecomando realizzato in metallo simile a quello dei cabinet (
Non così la selezione degli ingressi, che si può fare solo manualmente.
Ultimo ma non per ultimo, c'è un'uscita cuffia che, a meno
di una resistenza interposta, riceve esattamente lo stesso segnale indirizzato al main output.
Non disponendo di una cuffia, non ho potuto provare questa uscita, ma se tanto mi dà tanto mi
aspetto prestazioni di livello assoluto anche in questo caso.
I due cabinet sono collegati tra loro con un cavo di alimentazione dall'aspetto plasticoso molto
dimesso, benché terminato con due bei connettori metallici multipolari (simili ai Cannon dei
cavi XLR). A riprova della provenienza pro e dello stile concreto e privo di fronzoli della casa
produttrice. Una casa blasé ci avrebbe messo un cavo spesso con un rivestimento appariscente
dall'aspetto esoterico e ne avrebbe (ovviamente) tenuto debito conto sul prezzo di vendita.
Non starò qui a snocciolare cifre sulle misure dichiarate (comunque tutte con valori di
riferimento assoluto) dato che tutti abbiamo imparato da tempo che le misure dicono abbastanza
poco riguardo al suono.
Ne voglio citare però una, quella sulla linearità, dato che proprio l'estrema
neutralità di questa macchina costituisce uno dei suoi maggiori punti di forza. La risposta in
frequenza dichiarata è piatta nello spettro udibile 20-2000 Hz con una tolleranza di 0.05 dB.
Sappiamo che i dati dichiarati spesso si scostano da quelli reali misurati in esemplari sul
mercato. Non in questo caso: ogni esemplare contiene nella scatola il grafico della sua risposta
in frequenza, separata per i due canali e - almeno nel caso di quello che ho avuto in esame -
i valori sono abbondantemente entro i limiti dichiarati. Un grafico praticamente piatto che si
estende anche oltre i limiti dell'udibile.
Lascolto
Come dicevo, questo preamplificatore è stato mio ospite per diverso tempo.
Non è rimasto definitivamente a far parte integrante del mio impianto solo perché
non era il momento di far spese, ma confesso di averlo restituito con non poco rimpianto.
Per chi come me rifugge da colorazioni, fuochi artificiali e suoni ruffiani, ci sono alcune
caratteristiche positive del BP26 che emergono già dal primo ascolto e che restano,
anzi si rafforzano, negli ascolti successivi.
La prima direi che è l'estrema neutralità.
Nessuna colorazione, nessuna banda di frequenze in evidenza, né freddo né caldo,
una totale coerenza tibrica, un suono giusto, ecco, un suono corretto.
La seconda è una dinamica spaventosa. Mai sentito niente di simile sul mio impianto.
Pianoforte, chitarre elettriche, percussioni, Mahler, ah, Mahler così non l'avevo mai
sentito.
C'è tutto l'impatto della grande orchestra che viene fuori negli attacchi e nei pieni,
nei rulli dei timpani e negli squilli di tromba (o almeno tutto quello che possono restituire
i diffusori, che con i loro 13cm di woofer fanno quel che possono - anzi non credevo che
potessero fare tanto finché non ho montato il BP26).
Con jazz, blues e rock il basso ha tutta la secca matericità che serve, la batteria
è là, scolpita e velocissima, le chitarre elettriche non perdono un filo
della loro grinta.
La terza è la trasparenza e l'ariosità.
Un suono limpido, nitido, naturale.
La sensazione che su ogni disco ci sia più ambienza, più silenzio,
più spazio (su questo influisce anche l'estrema silenziosità di questa macchina,
specie se messa a confronto col soffio delle valvole del mio vecchio Beard).
Tutto questo senza perdere il giusto calore, ad esempio nella resa delle voci, che arrivano
fluide, naturali e senza colorazione.
Ma anche su tutti gli altri parametri la macchina offre prestazioni di assoluta eccellenza:
grana finissima, eccezionali micro- e macro-contrasto senza mai scadere nel radiografante,
un soundstage molto ampio e una grande profondità.
Insomma per dirvela tutta non gli so trovare un difetto.
L'impressione è che se i limiti ci sono vengano dagli altri componenti.
Nel mio caso in particolare dai diffusori, che con questo setup costituiscono il collo di
bottiglia dell'impianto e che, essendo monitor dal carattere molto aperto e analitico,
preferiscono un segnale più generoso nella zona del calore (e quindi meno neutro).
Si può fare di meglio? Probabilmente sì, ma forse sarà giusto un pelino
meglio per un prezzo molto più elevato.
Francamente, io mi "accontenterei" volentieri di un preamplificatore come questo anche per un
impianto definitivo (ma c'è mai nulla di definitivo?).
Ora che il Beard CA35 ha ripreso il suo legittimo posto, il suono mi sembra più
opaco, l'impatto difetta e tuttavia vien meno voglia di alzare il volume perché talvolta ci
scappa qualche asprezza che col Bryston non c'era.
Vorrei comunque rimarcare un presupposto, ripetuto alla nausea ma mai abbastanza chiarito.
Nella disamina del comportamento di un componente ci sono molti parametri che possono
avere una parvenza di oggettivià e che più persone con orecchie allenate
giudicheranno tutte più o meno allo stesso modo. Macrodinamica, silenziosità,
trasparenza fanno parte di questi parametri.
Ci sono invece altri parametri su cui tende a prevalere il gusto personale e la
soggettività.
Di questi ultimi, uno su tutti direi è il timbro.
Poco sopra ho dato un giudizio entusiasta della neutralità timbrica del BP26 -
con il conforto delle misure - lasciando implicitamente capire come questa sia una
caratteristica estremamente positiva per il mio gusto personale.
È però fin troppo banale ricordare qui come ciascuno di noi senta in modo diverso
e quanto la risposta in frequenza delle orecchie sia tutt'altro che lineare.
Appunto il fatto che ci sia un certo margine per il gusto personale fa sì che diverse
persone possano fare scelte anche molto diverse e non per questo più giuste o
sbagliate.
Quindi chi ama un suono molto caldo, setoso e rotondo oppure particolarmente brillante
(magari perché questo si adatta di più alle caratteristiche
percettive delle proprie orecchie) potrebbe non gradire l'estrema neutralità del BP26.
Non si senta per questo colpevole di eresia, non si lasci fustigare da chi va proclamando
giudizi assoluti sulla correttezza timbrica e faccia liberamente le proprie scelte.
Anche chi, al contrario, cercasse di ottenere un suono neutro partendo da una catena che neutra
non è, potrebbe preferire una macchina con un timbro più caratterizzato,
ma che vada a bilanciare il comportamento del resto della catena.
Questo per dire che il BP26, come tutti gli altri preamplificatori,
anzi tutti gli altri componenti, non è necessariamente una
macchina universale per tutti i gusti e tutti i contesti.
Fatte salve alcune caratteristiche oggettive che ne
fanno una macchina dalle prestazioni di riferimento assoluto, la sua collocazione in un
impianto resta come sempre da valutare caso per caso.
Potendo scegliere, personalmente preferirei partire da un componente neutro come questo,
considerando la sua importanza e la sua collocazione verso l'inizio della catena,
per risolvere le caratterizzazioni timbriche verso la fine della catena stessa, specie nella
scelta dei diffusori e negli inevitabili, divertenti ma quanto mai costosi giochetti di
interfacciamento con cavi e cavetti vari.
Ma questa è pura teoria.
Nella maggior parte dei casi uno cambia il pre dovendolo adattare a quel che ha.
Se invece così non fosse, mi sentirei di sbilanciarmi con un consiglio assoluto.
Prendete pure il BP26 a scatola chiusa senza tema di sbagliare e costruite attorno
a questo il vostro impianto, scegliendo il resto in modo da ottenere la
caratterizzazione timbrica che più vi piace.
Potrete poi variare i componenti attorno a questo polo fisso a vostro piacimento,
sapendo di poter contare su molti anni di piacevoli (e garantiti) ascolti.
Conclusioni
Cosa si può concludere?
Primo: Bebo aveva proprio ragione. Ah, sì, l'ho già detto.
Secondo: è una macchina con prestazioni top di livello assoluto e dal prezzo che si
può classificare come solo medio-alto (solo? sì, solo, è tutto
relativo al contesto) e ad una frazione del costo di prodotti con prestazioni confrontabili.
Se non avete la puzza sotto il naso e per voi il blasone non è tutto, prima di investire i
vostri soldi in elettroniche più costose, prendete in considerazione anche questa
macchina. E non preoccupatevi, questo marchio il blasone se lo va costruendo sul campo.
Terzo: costa sensibilmente di più del modello precedente (forse si sono accorti che
potevano essere competitivi anche alzando i prezzi, non so).
Chiedersi se il miglioramento rispetto al BP25 valga la differenza di prezzo
è del resto pura accademia, visto che il BP25 non è più
in produzione. Con una illazione
(dato che il modello precedente non l'ho mai sentito), diciamo che se avessi un BP25 probabilmente non
penserei di fare un upgrade passando a questa macchina. Al più può valer la pena prendere in
considerazione la sola unità di alimentazione MPS-2 da affiancare al vecchio modello.
Resta il fatto che nel panorama delle elettroniche nuove disponibili sul mercato, anche al
prezzo attuale questa resta una macchina fortemente competitiva. E se pensate di cercarla sul
mercato dell'usato, bé, buona fortuna. Secondo me chi ce l'ha se la tiene.
Impianto utilizzato nella prova e di riferimento
Sorgente digitale: Bow ZZ-Eight i2s
Sorgente analogica: giradischi JA Michell Gyrodec, braccio SME 3009-R, testina Goldring
Excel
Preamplificatore: Beard CA35 (in questa prova utilizzata solo la sezione pre-phono)
Amplificatore finale: GamuT D200
Diffusori: Totem Model One Signature
Cavi di segnale: Vacuum State Silver Wire e Silver Foil, Dual Connect
Cavi di potenza: Lagenburg Zeus-S Reference
Cavi di alimentazione Legenburg Apollo, Purist Audio Musaeus e autocostruiti
Trattamento acustico della sala con Astri Audio Corrector (su progetto Astri Audio)
Informazioni sul prodotto
Distribuito in Italia da: Audioreference
Sito distributore:
http://www.audioreference.it/
Sito produttore:
http://www.bryston.ca/
Prezzi di listino:
- Versione linea: 4100 Euro
- Versione phono MM: 4670 Euro
- Versione phono MM/MC: 5470 Euro
- Versione DAC: 5470 Euro
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