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Preamplificatore Solaja Audio SP-1
Caldo non troppo
di Enrico Puppo
Un preamplificatore valvolare
minimalista, prodotto artigianalmente in Serbia e distribuito al momento
solo in Olanda. Un apparecchio che, se non si può definire
esoterico né per costo né per funzione, sicuramente
è un po' esotico sia per provenienza che per concezione.
Perché ce ne occupiamo? Perché ci è sembrato un
oggetto interessante, con qualche spunto di originalità,
sicuramente degno di un ascolto e di qualche riga di riflessione. E ad
ascolto fatto ci sembra anche un prodotto valido, ben costruito, con un
suono ottimo, pur con qualche limite di applicazione e di
interfacciamento.
Solaja Audio è una one-man-firm, micro
ditta artigianale, per dirla in italiano, costituita dal suo progettista
e costruttore unico, Dragan Solaja, con sede a Belgrado. Il solito
cantinaro? Bé, dipende dai punti di vista. Se per voi cantinaro
significa non essere una grande industria dell'audio europea, americana
o giapponese, che magari delocalizza la progettazione a Singapore e
sicuramente la produzione in Cina o in Malesia, allora chiamatelo pure
così. Però Dragan Solaja non è un novizio che
scarica i progetti da Internet e ricicla pezzi di vecchi televisori
valvolari. A giudicare dai suoi prodotti, ed in particolare da questo
preamplificatore, sembra piuttosto un serio artigiano, con esperienza
ventennale nella progettazione di elettroniche, prima per passione e poi
per professione, e con idee abbastanza definite e personali in
proposito. Al momento il suo catalogo offre tre soli prodotti, di cui
l'SP-1 rappresenta il componente più tradizionale. Gli altri due
sono un preamplificatore ad un solo ingresso per puristi dalla sorgente
unica ed un finale con controllo volume utilizzabile anche come
amplificatore integrato (sempre monosorgente). Queste altre due macchine
hanno un'estetica discutibile (almeno per i miei gusti) ma sembrano
realizzate con la stessa cura e seguendo la stessa filosofia minimalista
del preamplificatore che ho in esame.
L'SP-1 mi è arrivato chiuso in un doppio
imballo decisamente a prova di corriere incauto. Aperte le due scatole
ho trovato un cabinet dalle dimensioni standard e dall'aspetto molto
sobrio e robusto, un cavo di alimentazione PC e un foglio di spiegazioni
contenente tra l'altro un insolito elenco di dettagli tecnici sui
componenti usati. Esternamente il preamplificatore è quanto di
più classico si possa pensare. Il cabinet è in metallo
pesante, a pezzi separati assemblati con viti. Sul frontale nero, in
alluminio spazzolato dello spessore di un centimetro, trovano posto due
pomoli di alluminio pieno per il selettore di ingressi ed il controllo
volume (entrambi rigorosamente manuali), il logo della casa e un led blu
molto discreto. L'interruttore di accensione si trova invece sul retro,
accanto alla vaschetta IEC del cavo di alimentazione. Una scelta
sicuramente scomoda per un eventuale posizionamento in rack, ma in linea
con la filosofia costruttiva che tende a ridurre al minimo sia il numero
dei fili vaganti all'interno dell'apparecchio che la lunghezza dei fili
stessi. Sul retro ci sono inoltre i connettori rca dorati per i quattro
ingressi linea e le due uscite pre e tape, più un coperchietto in
metallo fissato con una vite, del quale scopriremo poi la funzione. Gli
ingressi classificati CD, Tuner, Tape e Aux (con terminologia
leggermente retrò) sono di fatto tutti linea e identici tra loro.
L'SP-1 non prevede un ingresso phono e del resto neppure il catalogo
Solaja contiene alcun pre-phono. Peccato perché il cabinet
offrirebbe spazio più che sufficiente per l'inserimento di una
scheda phono aggiuntiva. Chissà che Dragan non prenda in
considerazione questa possibilità per una versione futura del suo
apparecchio.
Il circuito Tolte le cinque viti che
fissano il coperchio superiore, l'interno presenta un layout di grande
semplicità, ordine e pulizia. Il trasformatore toroidale è
fissato su un fianco del cabinet, mentre i componenti sono organizzati
su due schede separate e distanti tra loro, una per l'alimentazione e
una per il circuito di amplificazione. Il progetto è di una
semplicità tale che anche un occhio non esperto come il mio
riesce a capirne facilmente le caratteristiche essenziali. Per farne una
disamina accurata ho comunque chiesto la collaborazione di Giaime
Ugliano, che ringrazio per la disponibilità e la precisione con
cui ha risposto ai miei quesiti.
Dato che il circuito è così semplice
vediamo di seguirne il percorso. Questo ci aiuterà a comprendere
la filosofia costruttiva di questa macchina che, nella sua
semplicità, è davvero ammirevole.
L'alimentazione di rete arriva dall'angolo
posteriore destro del cabinet dove sono posti, come già detto,
sia la vaschetta IEC che l'interruttore. Da qui un coppia di fili porta
la 220V al vicino trasformatore. Altri fili portano le due tensioni AC
fornite dal trasformatore - alta per l'anodo e bassa per il filamento
della valvola - alla scheda di alimentazione, situata verso la parte
frontale del cabinet, subito a destra dei controlli. La scheda contiene
due sezioni (alta e bassa tensione appunto) disposte parallelamente e
ciascuna in modo da minimizzare la lunghezza delle piste. La sezione ad
alta tensione ha un ponte di diodi ad elementi discreti ed una sezione
di filtraggio passiva con filtro CLCRC. I condensatori sono tutti da 100
µF e la grossa induttanza utilizzata è posta accanto alla scheda
tra le due barre di alluminio dei controlli e fissata al cabinet. La
sezione RC del filtro (quella più vicina al segnale della scheda
di amplificazione) è sdoppiata sui due canali destro e sinistro
per migliorare la separazione tra i canali stessi.
L'alimentazione per i filamenti ha anch'essa un
ponte di diodi a componenti discreti di grosse dimensioni e una sezione
di filtraggio questa volta regolata a stato solido da un componente
fissato su un dissipatore piuttosto voluminoso. Ci ha lasciati stupiti
la capacità decisamente generosa dei condensatori: ben 20.000 µF
appaiono sovradimensionati in un circuito di alimentazione che non
dovrebbe sopportare un grosso assorbimento. Secondo le specifiche
tecniche, i materiali sono tutti di qualità elevata. In
particolare i condensatori elettrolitici sono Cornell Dubilier ad alta
frequenza di switch e i fili sono Van den Hul SCS18 placcati argento e
isolati in teflon. La sistemazione della scheda di alimentazione e il
suo layout fanno sì che, pur mantenendo la debita distanza dalla
scheda di amplificazione per ridurre le interferenze, le tensioni DC
siano portate a quest'ultima tramite fili che fanno un percorso molto
breve e in linea retta.
La scheda di amplificazione è un capolavoro
di ordine e semplicità, essendo dotata di un layout che fa di
tutto per minimizzare la lunghezza del percorso del segnale. Questo
è possibile anche e soprattutto grazie all'estrema
semplicità del circuito che contiene pochissimi componenti.
La scheda è fissata al pannello posteriore
del cabinet, che occupa quasi interamente, in modo che tutti i
connettori rca dell'apparecchio siano saldati direttamente sulla scheda
stessa. Osservandola dall'interno, da sinistra a destra, troviamo
allineati in ordine stretto: - I connettori rca degli ingressi e
quello dell'uscita tape
- Il selettore di ingresso
- Il
controllo di volume (un Alps serie blu collegato con fili d'argento
solid core)
- Il circuito di amplificazione vero e proprio
- I connettori di uscita
In questo modo il segnale viaggia
da sinistra a destra seguendo il più breve percorso possibile.
Il circuito contiene solo quattro resistenze, una
valvola e due condensatori di accoppiamento (Mundorf MCapZN
Audiophiler). Come si fa con una sola valvola fare un preamplificatore
stereo? Bé, si tratta di una 6N1P, un doppio triodo di
fabbricazione russa che è parente stretta della molto usata ECC88
anche se non completamente compatibile con quest'ultima. La 6N1P
è utilizzata come valvola driver anche da case blasonate (ad
esempio Audio Research) per le sue caratteristiche di bassa distorsione
e basso rumore. E di bassa distorsione qui c'è davvero bisogno,
perché si tratta di un circuito rigorosamente
zero-feedback (non considerando il feedback locale intrinseco
alla valvola stessa, dovuto alla resistenza dinamica di placca,
caratteristica questa comune a tutti i triodi e non specifica di questa
valvola particolare). Le due metà della valvola vengono quindi
utilizzate ciascuna per amplificare un canale. La topologia del circuito
si dice a catodo comune ed è stata scelta, a detta del
progettista, perché il suono ottenuto con la più usata
topologia cathode follower non lo soddisfaceva. Il segnale entra sulla
griglia attraverso una resistenza di precisione, esce amplificato
sull'anodo e da qui va all'output attraverso i condensatori di
accoppiamento, che hanno il compito di rimuovere la componente continua
ad alta tensione. Tutto qui. E il bias? Ah, sì, per quello
dobbiamo scoprire il segreto celato dal coperchietto sul pannello
posteriore. La tensione di polarizzazione di catodo è data da due
batterie stilo, ciascuna collegata tra catodo e massa di un canale della
valvola. Le batterie possono essere sostituite rimuovendo il
coperchietto, senza necessità di aprire l'apparecchio come ho
dovuto fare io per esaminare l'interno (operazione invece necessaria per
la sostituzione della valvola). Non pensate per questo che le batterie
vadano sostituite di frequente. Infatti la corrente che passa attraverso
la valvola, quindi fornita dall'alimentatore ad alta tensione, passa
anche attraverso le batterie, che in questo modo si mantengono cariche
finchè non arrivano alla fine del loro ciclo vitale.
Il circuito di massa dell'apparecchio è molto
curato, con un ottimo design delle schede ed una topologia a stella per
collegare le masse dei diversi pezzi tra loro con fili di diametro
generoso. Ma con una grave omissione: sull'esemplare che ho ricevuto non
c'è collegamento a terra. Pur essendo questo un facile ed
efficace espediente per evitare loop di massa, non trattandosi di un
apparecchio a doppia schermatura l'assenza della messa a terra non solo
preclude la possibilità di certificazione CE (che infatti non
è presente) ma può essere molto pericolosa per la
sicurezza. Ci auguriamo che questo problema sia eliminato nella
produzione futura.
Per il resto non ho riscontrato difetti, salvo forse il troppo
artigianale filo di rame intrecciato per bloccare la valvola, che
ritengo funzionale al solo trasporto e quindi rimuovibile senza
problemi. Nel complesso, mi è parsa una macchina molto curata
nella progettazione, nella costruzione e nella scelta di componenti,
secondo la migliore tradizione dell'hi-fi artigianale.
Vanno però fatte alcune considerazioni
importanti su questo progetto, che altrimenti potrebbe sembrare l'uovo
di Colombo, vista anche la sua resa sonica. Innanzi tutto non è
dotato di nessuna protezione e questo può esporre l'elettronica a
valle a pericolosi impulsi in fase di accensione, riscaldamento e
spegnimento. Questo problema, se così lo vogliamo chiamare,
è del resto comune a molte elettroniche valvolari, specie se di
concezione purista o artigianale. Poco male, purché si abbia
sempre l'accortezza di accendere il finale almeno un minuto dopo il pre
e di spegnerlo una decina di secondi prima del pre (le precauzioni
sull'ordine di accensione e spegnimento sarebbe comunque bene applicarle
sempre e con tutti gli apparecchi, anche se non necessariamente con
questi tempi). Il secondo problema è dovuto alla topologia
zero-feedback che rende questa macchina molto sensibile alle eventuali
differenze di guadagno della valvola. In altri termini, se le due
metà del triodo non si comportano perfettamente allo stesso modo
si rischia di ottenere un guadagno diverso da un canale all'altro e
addio immagine e messa a fuoco. In realtà pare che queste valvole
russe, costruite in origine per scopi militari, siano generalmente ben
tarate, anche senza particolari selezioni, ed è comunque
ragionevole pensare che la valvola originale sia selezionata durante la
costruzione. Resta però qualche rischio quando si dovesse
procedere alla sostituzione della valvola stessa (operazione che per un
pre è di norma necessaria solo dopo parecchi anni di utilizzo).
L'ultima e più importante considerazione, che limita la
possibilità di interfacciamento di questo apparecchio, è
relativa alla sua alta impedenza di uscita. Le specifiche tecniche
riportano un poco significativo >1 kOhm, mentre secondo i calcoli di
Giaime l'impedenza dovrebbe essere di ben 4 kOhm. Quindi, in linea di
principio, il finale a cui si collega dovrebbe avere un'impedenza di
ingresso di almeno 50 kOhm, che non è comune specialmente per gli
amplificatori a stato solido. In linea di principio, dicevo,
perché in realtà nelle mie prove l'ho utilizzato con un
finale a stato solido con soli 20 kOhm di impedenza e la resa mi
è parsa ottima, anzi migliore di quanto gli ho sentito fare a
casa dell'amico Bollorino con i suoi finali OTL ad altissima impedenza.
Quindi in realtà possiamo dire che si tratta di una macchina
sicuramente non universale ma che andrebbe provata per decidere, se solo
fosse possibile farlo.
Lascolto L'SP-1 ha suonato nel mio
impianto per un paio di mesi almeno, benché con ascolti piuttosto
diradati per cronica mancanza di tempo (ahimé). Non mi
riferirò quindi all'ascolto di particolari dischi, ma
riporterò piuttosto le impressioni generali che mi sono rimaste
dopo questo utilizzo prolungato. Il repertorio al solito è stato
per lo più costituito da musica acustica e voci, con parecchia
musica orchestrale, da camera, jazz, opera, cantautori e qualche
incursione di blues e rock elettrico.
Devo dire che al primo ascolto sono rimasto
perplesso. Accanto alla percezione immediata di alcuni punti di forza,
come il dettaglio, la dinamica e un fuoco strepitoso, sentivo una
timbrica dal colore strano, un suono leggermente intubato e come
caratterizzato da un effetto loudness. Mi son detto che la
macchina era nuova e andava rodata e infatti la situazione è
decisamente migliorata dopo un paio di giorni di rodaggio continuo con
il CD player in repeat.
Cosa vorreste da un preamplificatore valvolare?
Forse che mantenga inalterate le caratteristiche di dinamica,
velocità, dettaglio e trasparenza delle buone macchine a stato
solido e che vi regali un pizzico di calore in più. Devo dire
che, come gusto personale e benché conviva con un
preamplificatore a valvole ormai da moltissimi anni, il suono mieloso e
arrotondato che esce da certe elettroniche (valvolari e non) non mi
è mai piaciuto. Ma quando il calore è presente senza
essere invadente, allora aahhh, è una delizia per le orecchie.
Ebbene l'SP-1 non delude le mie aspettative. Il suo suono è
sicuramente molto dettagliato, veloce e trasparente, per niente mieloso
ma neppure spigoloso. La dinamica è ottima come pure
l'articolazione. La messa a fuoco come dicevo è strepitosa,
senz'altro migliore di quella del mio Beard e della maggior parte di
macchine che mi sia capitato di ascoltare ultimamente, mentre il
soundstage è buono anche se leggermente più stretto di
quello a cui sono abituato. La timbrica non è completamente
neutra. C'è una leggera enfasi appunto nella "zona del calore" ed
un leggero roll-off sugli acuti che rende l'ascolto rilassante, anche se
a volte mi farebbe desiderare un suono più aperto. Quest'ultima
impressione tuttavia può essere dovuta vuoi all'interfacciamento
non ottimale (vedi problemi di impedenza) vuoi al mio gusto personale
che tende a prediligere un'estrema apertura in alto. Punto forte
dell'SP-1 è la gamma media, con le voci che arrivano calde e
precise. In gamma bassa si difende benissimo, restituendo con
matericità e impatto contrabbassi e pelli. In gamma acuta il
suono resta preciso e dettagliato, pur essendo leggermente attenuato.
Non ho mai riscontrato affanni con i pezzi a dinamica elevata come i
pieni orchestrali o il pianoforte solo. Anzi direi che dal punto di
vista di velocità e dinamica ho trovato performance che non mi
sarei aspettato in una macchina che a un'occhiata superficiale pareva
poco più di un passivo. Recentemente ho passato questo
preamplificatore all'amico Francesco Bollorino per avere anche il suo
parere ed ho avuto occasione di un breve ma significativo ascolto anche
sul suo impianto. Essendo questo dotato di elettroniche più calde
delle mie (due finali monoblock OTL) devo dire che in questo caso
l'enfasi in gamma bassa e il roll-off in gamma acuta mi sono parsi
eccessivi, mentre le buone caratteristiche di fuoco, dettaglio e
dinamica si sono ripresentate inalterate. Riporto comunque di seguito le
impressioni dirette di Francesco.
Lascolto di Francesco Bollorino
Inserito nel mio impianto principale messo a confronto con il mio
pre di riferimento Sonic Euphoria (il passivo americano di cui sono
"notoriamente innamorato") debbo dire che l'SP-1 non ha sfigurato
affatto: dotato di un altissimo guadagno il preamplificatore serbo ha
mostrato un suono molto definito con una gamma media particolarmente
articolata, grazie anche alla resa sul basso molto profonda e ricca di
armoniche. A differenza di Enrico io amo molto il roll-off sulle alte
che trovo naturale e appagante. Il suono che ne risulta è per me
meno affaticante e più vicino ai miei gusti o forse è
meglio dire alle mie abitudini di ascolto. La scena acustica è
ben dimensionata anche se non profonda come con il Sonic Euphoria, ma
ricca di microinformazioni di ambienza che rendono la resa di voci e
strumenti particolarmente realistica. Rispetto al Sonic Euphoria si nota
una maggiore "radiografia" dell'evento musicale, non si tratta
cioè di un'elettronica dal suono morbido, ma al tempo stesso la
resa non è aggressiva, forse per via del roll-off sulle alte
frequenze che in ogni caso non mi pare così accentuato da
ritenerlo un limite. L'SP-1 colpisce per velocità e la dinamica,
parametri sui quali è indubbiamente superiore rispetto al Sonic.
La resa con i messaggi musicali complessi si colloca su livelli di
grande qualità, anche in considerazione del prezzo di acquisto
dell'oggetto, benché sia ancora distante dal raggiungere per
esempio l'analiticità da primato del Bryston B26 (macchina di
altra classe e prezzo) che ho in casa in questo periodo.
Summing up: una bella macchina da musica della quale
ci si potrebbe invaghire, se se ne apprezzano le caratteristiche di
elettronica che non ha nella neutralità il suo cavallo di
battaglia, senza dover accendere un mutuo. Lo prenderei al posto del mio
Sonic? No ma non con una decisione netta e senza appello: il pre
americano è più dolce e morbido e ha nella
profondità del sound stage la sua arma migliore, il pre serbo di
contro mostra una resa della voce più "scultorea" con una
capacità di definizione dei dettagli che colpisce veramente e ti
resta nel cuore.
Conclusioni
Dal punto di vista progettuale e costruttivo l'SP-1 si caratterizza
come prodotto della migliore tradizione artigiana, realizzato con cura e
attenzione. Dal punto di vista della resa, offre un suono trasparente,
dettagliato e dinamico, che eccelle per messa a fuoco e sulle frequenze
medie. Il timbro ha una caratterizzazione piuttosto calda senza
risultare scura, con qualche enfasi sulle frequenze medie e medio-basse
e un leggero roll-off sulle alte. Per questo motivo e per la non facile
interfacciabilità dovuta all'alta impedenza di uscita, andrebbe
abbinato con attenzione, probabilmente meglio con finali valvolari dal
carattere chiaro e aperto. Nel complesso la filosofia progettuale di
Dragan Solaja ci è sembrata una dimostrazione di come a volte il
detto "less is better" possa essere interpretato nel migliore dei
modi.
Impianto di riferimento Sorgente digitale: Bow
ZZ-Eight i2s Sorgente analogica: giradischi JA Michell Gyrodec,
braccio SME 3009-R, testina Goldring Excel (sorgente non utilizzata in
questa prova) Preamplificatore: Beard CA35 Amplificatore finale:
GamuT D200 Diffusori: Totem Model One Signature Cavi di segnale:
Vacuum State Silver Wire e Silver Foil
Cavi di potenza: Lagenburg Zeus-S Reference Cavi di
alimentazione: Legenburg Apollo e autocostruiti Trattamento acustico
della sala con Astri Audio Corrector (su progetto Astri Audio)
Informazioni sul
prodotto PRODOTTO AL MOMENTO NON IMPORTATO IN ITALIA Prezzo di
listino in Olanda: 1899 Euro SITO PRODUTTORE: http://www.solajaaudio.com/
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