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NUMERO 25


Elaborazione

Abbiamo (non io) già parlato su queste pagine di un’elaborazione di una sorgente digitale fatta da Silvano Sivieri di Olimpia Audio. Stavolta tocca a me, con un’elaborazione abbastanza diversa, in particolare nello stadio d’uscita (componente determinante delle elaborazioni di sorgenti digitali fatte dai nostri "preparatori").

Olimpia mi ha, infatti, fornito quello che credo sia il primo esemplare finalizzato (alcuni dettagli mancano, ma ne parlerò sotto) dell’elaborazione "di serie" sul Denon DCD-1500AE.

Il DCD-1500AE è un lettore di fascia, uhm, mediobassa per il nostro settore (che poi, prendendo a parametro il consumer, questa sia già stratosfera è tutt’altro punto). E’, salvo novità dell’ultima ora, il più economico CD/SACD stereo dedicato all’audio di Denon. Non l’ho sentito non elaborato, per cui non esprimerò giudizi sulla differenza fra il lettore standard e quello elaborato Sivieri. Tecnicamente, utilizza una meccanica D&M nella versione più economica, un trasformatore di alimentazione a lamierini e un’alimentazione tradizionale, un DAC Burr-Brown DSD1791 e un processore (per il CD) AL24 Denon, non escludibile, che fa una sorta di oversampling esterno più incremento della lunghezza della parola digitale. Lo stadio di uscita originale è ad operazionali, come tipico dei prodotti giapponesi (fa eccezione il top di Denon a due canali).

L’elaborazione Olimpia utilizza due strategie, quella di migliorare quanto di buono c’è nel lettore e quella di sostituirne in toto lo stadio d’uscita. Per la prima parte, Sivieri sostituisce parte dei condensatori e i diodi dell’alimentazione con componenti di maggiore qualità (Black Gates, diodi veloci e a basso rumore); scherma e appesantisce il telaio con piastre di rame; smorza la meccanica con il SoundCoat; cambia gli RCA di uscita con dei Vampire; cambia la vaschetta IEC con una Furutech; cambia il clock con l’oscillatore di Tent (non disponibile nel momento in cui questo lettore è stato preparato, per cui è possibile che l’oggetto definitivo vada meglio); sostituisce i fusibili con quelli di HiFiTuning. Fornisce anche un cavo di alimentazione speciale, con cui la sorgente è stata messa a punto. Per le mie prove ho utilizzato esclusivamente quello (magari più tardi farò delle prove incrociate).

La seconda parte prevede che il segnale in uscita dal DAC sia inviato ad una scheda su cui è implementato uno stadio d’uscita a mosfet non controreazionato, accoppiato in continua e con un servo. La scheda ha la sua alimentazione dedicata, con trasformatore toroidale montato sopra quello originale Denon.

E come suona? Davvero bene, secondo me, nel mio impianto (con pre Uesugi U-Bros 18, new entry rispetto a quello elencato nella prova del Viola Cadenza; per il resto, è immutato — inutile quindi che mi ripeta). Devo, ogni tanto, fare uno sforzo per ricordarmi che questo lettore costa 1500 Euro elaborato e che non devo far riferimento ad oggetti "assoluti" per descriverne il suono. E’ anche vero che così, però, ho qualche difficoltà, visto che non ho provato lettori di prezzo paragonabile, se si escludono alcuni lettori solo CD. Ai quali, va detto, lo preferisco in modalità CD, tanto che, secondo me, il lettore Denon/Olimpia sarebbe da valutare seriamente per un acquisto in questa fascia di prezzo, a prescindere dal fatto che suona i SACD.

Però è coi SACD che si esalta. Dopo, OK: prima vi parlo dell’impostazione sonora del lettore Olimpia. E’ piuttosto neutro, forse appena alleggerito nella gamma bassa rispetto ad altri oggetti, ma sicuramente molto leggibile e lineare anche là in fondo. Scena di livello più che discreto in assoluto (ottima per il prezzo), impronta del suono molto "veloce", dinamica, frenata; bella focalizzazione. Un lettore essenzialmente neutro che svela i limiti della sua categoria di prezzo (e della base non top su cui sono inserite le modifiche) solo perché resta, rispetto a prodotti superiori, sempre presente una specie di "velo-in-fondo", la sensazione che non si stia sentendo tutto, cioè — non il "velo" come lo intendono normalmente gli audiofili.

Il dettaglio è tutt’altro che da sottovalutare, in realtà; ma c’è questa sensazione, di limite alla risoluzione, e un po’ quella, tipica da sempre del digitale a bassa risoluzione (ehi, qui siamo in Digitalia, senza un po’ di critiche al digitale del CD non mi sentirei di aver fatto il mio dovere…), di "elaborazione in corso", di rumore, di silenzio imperfetto e un po’ bianco. E un colore strumentale che non è diversificato come quello del piccolo DAC Altmann. Mi pare di percepire, con alcuni dischi, un lieve arretramento della gamma media — ma è talmente lieve da farmi pensare che potrebbe essere lui, il Denolimpia, ad avere ragione. Chi lo sa.

E’ coi SACD che la macchina sembra trascendere i propri limiti. Mi è capitato di leggere altrove che le differenze fra CD e SACD, con questo Denon — mi riferisco al lettore di serie — e con altri lettori economici sarebbero, oggi, trascurabili. Beh, se è così (ma non mi pare, a me, comunque…) il limite è probabilmente dovuto allo stadio d’uscita (e forse anche ai componenti che Olimpia sostituisce). Non che sparisca, a confronto con altri oggetti, il senso di "limite" alla trasparenza; il colore strumentale resta un po’ meno "sensuale" di quello di altri lettori; ma la scena esplode, in dimensioni e in precisione e la fluidità diventa assolutamente eccellente per un lettore digitale di questo prezzo.

Il lettore, tenendo conto del suo prezzo, mi ha stimolato a rivalutare la differenza fra la conversione del DSD in PCM e il DSD decodificato nativamente; secondo me il DSD non "adulterato" conserva un vantaggio in termini proprio di fluidità e di continuità del suono. Per questo ho deciso che, molto probabilmente, mi prenderò un lettore puro DSD da dedicare all’ascolto dei SACD. E non è detto che non sia una macchina modificata. Mi piacerebbe però avere le uscite bilanciate, e una base un po’ più "risoluta".

In ogni caso, dato che ho ancora qui il Denon/Olimpia, probabilmente ci tornerò sopra.

Ah, in un primo momento mi è parso che, comunque, il lettore conservasse un minimo di artificiosità da (relativamente) "cheap Japanese player". Poi se n’è andata. Il costruttore mi aveva, peraltro, avvertito che alcuni componenti, soprattutto il clock originale, avevano bisogno di rodaggio.

Quanto all’affidabilità, il lettore è ora acceso ininterrottamente da un mesetto, senza problemi. A volte non riconosce il disco inserito, ma l’impressione, precisa e controllata, è che risenta del modo in cui il disco viene posizionato sul cassetto, che è forse un po’ meno precisamente dimensionato, nella parte che accoglie il CD o il SACD, di quanto dovrebbe essere. Se presto attenzione a come metto il disco, esso — che sia un CD o un SACD — viene letto al primo colpo. Non ho rilevato alcun problema di affidabilità della meccanica — e notoriamente sono uno che usa parecchio i lettori digitali (e anche quelli analogici…).

Intermezzo: prime impressioni sui SACD dei Genesis

Falso ideologico. Elaborerò più avanti. Basti dire che non mi pare operazione particolarmente elegante od onesta prendere dei dischi degli anni ’70 e rimirarli da capo facendoli suonare come dischi pop attuali. Ne parlerò ancora, anche di questi.

Cavidigitali(a)

Penso che sia abbastanza noto a chi ha letto i miei pezzi precedenti che uso, da parecchio tempo, un White Gold Sublimis come cavo digitale fra il lettore multiformato modificato e i vari convertitori. E’ un utilizzo abbastanza pesante per un cavo digitale, che si trova a trattare frequenze di campionamento che arrivano a 192k. Il Sublimis non ha, in pratica, mai perso un colpo, pur non adottando connettori "a 75 ohm" (non so se l’impedenza caratteristica del cavo sia quella corretta, ma tenderei a credere di sì).

Qui voglio darvi, abbastanza sinteticamente, conto di alcuni cavi che ho provato in questi ultimi… eh, parecchi mesi, direi.

In occasione di una fiera ormai abbastanza lontana, ricevetti in prestito dai rispettivi distributori (Best Audio&Video per i primi, Mad For Music per l’ultimo) un cavo digitale Solitone (e una coppia di cavi di segnale), un SAEC DIG-3000, un Ecosse Soundman Pro.

Sinteticamente, dicevo. Mi scuso con entrambi i distributori per il ritardo, lo smarrimento delle foto e, prima assoluta, lo smarrimento anche delle note di ascolto. Ho per fortuna una buona memoria, ma il mio "dipinto" sarà appena sbozzato, stavolta.

I Solitone, per il prezzo, sono ottimi cavi. Davvero. Ben costruiti, ottimamente finiti, con un suono tendente all’aperto/trasparente, non morbidissimi ma piuttosto eleganti. Il cavo digitale è più neutro del cavo di segnale, che presenta una lieve coloratura dorata in gamma media. Non siamo al livello dei White Gold, ma è, il Solitone digitale, per me, un consiglio sicuro per chi volesse acquistare un cavo digitale dal prezzo ragionevole.

Il SAEC ha reagito in modo strano alla mia catena. E’ un cavo piuttosto particolare. La timbrica è davvero notevole, molto bella. Però la scena riproposta… stranissima. Un effetto tunnel disorientante, con un soundstage a V (vertice lontano dall’ascoltatore) che non mi era mai capitato di sentire. Peccato, perché quella timbrica… Da provare nel vostro impianto, magari col mio c’era qualche incompatibilità.

L’Ecosse è un cavo di livello altissimo. Non costa poco, ma, con un’impostazione diversa, non ha molto da invidiare al White Gold, ed è la prima volta che capita, per un cavo digitale. E’ meno elegante e integra leggermente meno il dettaglio, rispetto al White Gold, ma è più neutro (rivela delle colorazioni "romantiche" nel White Gold), sembra più dinamico e più esteso sulle alte frequenze. Qui la cosa strana è che è terminato con connettori che non paiono assicurare una presa particolarmente solida — ma evidentemente ci sono parecchie cose che non sappiamo sui cavi digitali. Io credo, peraltro, che tutte le spiegazioni razionali sul suono dei cavi digitali siano, alla fine, insoddisfacenti rispetto alle differenze che si sentono e rispetto al fatto che, se si usa un cavo di segnale dal suono noto come cavo digitale, sembra suonare in modo simile in tutt’e due gli utilizzi. No, non me lo spiego. No, non è psicoacustica, ho fatto le mie prove.

Quindi il match era pari: l’Ecosse e il White Gold, alla pari, come riferimenti, con il vantaggio, per l’Ecosse, di costare un pelino meno.

Poi è arrivato il White Gold Infinito F II. E ha messo d’accordo le caratteristiche del Sublimis (eleganza, integrazione del dettaglio), meno la lieve eufonia (l’Infinito è un cavo più neutro), e ha aggiunto la dinamica e l’estensione dell’Ecosse (a memoria, l’Ecosse l’ho restituito). In più, ha rivelato come tutti i cavi digitali da me utilizzati fino ad oggi, fratello piccolo incluso, danneggiassero la struttura armonica dei suoni, omogeneizzando i timbri. La prima impressione, con l’Infinito, è stata devastante. Non c’è praticamente nulla da aggiungere, se non che, per me, questo è il nuovo cavo digitale di riferimento.

Alla prossima!


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