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Amplificatore Finale McIntosh MC252 di Emilio
Paolo Forte Dopo il preamplificatore C2200, ancora un apparecchio
McIntosh, perché? Che abbia una certa
simpatia per il glorioso marchio di Binghampton è indubbio (e
chi, serio appassionato di hifi e della sua storia, non ce lha?),
ma nulla, vi assicuro, di preconcetto o legato a considerazioni
ulteriori rispetto alla qualità sonica dei prodotti da me
ascoltati. Non sono ricco abbastanza da poter inseguire blasoni e status
symbol e già a fatica assecondo linsana passione che ci
accomuna. Quindi i miei entusiasmi non sono facili e le mie spese
languono, sofferte e oculate, in nome dellalta fedeltà,
quella vera. Se oggi vi parlo dellMC 252, credetemi, è
perché è un autentico fuoriclasse, che tutti dovrebbero
ascoltare attentamente almeno una volta nella vita. Parole grosse, ma,
vi prego, continuate a leggermi, almeno perché possa tentare di
passarvi le mie esperienze dascolto. Sono
diversi mesi, ormai, che negli impianti che frequento sono
sistematicamente presenti, come protagonisti o come riferimento, due
finali McIntosh, lMC 252 e lMC 275. Questultimo ha avuto un vero e proprio boom presso
la cerchia dei miei amici audiofili, sia in configurazione singola che
in coppia. Io stesso lho avuto in casa per un mesetto, ammaliato
dalla sua musicalità e indeciso se acquistarlo. La scoperta dellMC 252 è stata invece
alquanto casuale. Bollato da ascolti frettolosi di alcuni dei tizi di
cui sopra come meno musicale dellMC 275, dalle mie parti è
stato sempre merce rara in ambienti domestici, ascoltabile solo in
improbabili e svogliati set-up di negozianti. Ciò ha finito col
penalizzarne la considerazione che solo con colpevole ritardo ho
maturato nei suoi confronti. Inizialmente la mia
ricerca di un finale importante da affiancare al Cello Palette si era
orientata sui vecchi Mark levinson ML 23.5 e ML 27.5, entrambi
dallimpostazione timbrica parimenti appagante per le mie
aspettative, tanto da indurmi ad una ossessiva ricerca di un esemplare
ben messo sul mercato dellusato. Come spesso accade, quando cerchi
una cosa, anche nella sterminata rete internet, non la trovi mai. A
parte un ML 27 un po troppo malandato per i miei pur permissivi
gusti e un esemplare di ML 23.5 (dichiarato come nuovo) ad un prezzo
delirante, non cera altro. In queste
condizioni di frustrazione e rassegnazione è avvenuto
lincontro con il protagonista della nostra prova. Il riassetto
logistico dellimpianto e lesigenza, tuttaltro che
audiofila, di optare per un finale dalle contenute dimensioni in
profondità, furono occasione per decidermi ad un ascolto critico
dellMC 252. La prima sensazione è
stata di un suono molto vicino ai Mark Levinson. La dinamica, il basso
robusto e articolato e la musicalità mi hanno riportato alla
mente proprio i campioni della serie 20. Ma cera dellaltro:
una luminosità, freschezza e trasparenza nuove. Se la memoria non
mi stava giocando un brutto scherzo stavo ascoltando qualcosa di
veramente speciale. Quanto basta per portarmi a
casa il finale e trovare, in febbrili serate di ascolti, conferma delle
prime impressioni. Oggi lMC252 è un
punto fermo del mio personale impianto. Non tragga in inganno laspetto smilzo. Come da
tradizione Mac, il finale è al limite della
trasportabilità, 45 dannatissimi chili netti assolutamente
esorbitanti per comuni braccia impiegatizie. Col doppio imballo, poi,
simpone un complice con carrello.  Tanta densità trova
conforto e giustificazione nelle caratteristiche tecniche: stato solido
da 250 watt per canale con distorsione massima su tutto lo spettro audio
dello 0.005%. Gli autotrasformatori duscita rendono effettivi i
250 watt su 2, 4 e 8 ohm, consentendo al finale di pilotare senza sforzo
anche il diffusore più ostico. E inoltre prevista la
possibilità di utilizzare due finali MC 252 in coppia, ottenendo
un raddoppio della potenza, ben 500 watt su 1, 2, 4, 8 o 16 ohm! Ma alla McIntosh stanno a cuore anche i vostri
diffusori, protetti dal circuito "power guard" che previene un
pur improbabile clipping del finale. Poi i soliti
vu-meter (più correttamente, watt-meter) azzurri con
possibilità, a mezzo di una delle due manopole sul frontale, di
spegnerli o porli in funzione hold che trattiene lago per un
secondo sul picco massimo raggiunto al fine di consentirne una agevole
lettura. Laltra manopola al primo scatto pone lapparecchio
in stand-by e al secondo lo accende. Davvero un
belloggettino, fascinoso e di rassicurante solidità,
progettato per impegni gravosi e regalarvi musica per il resto della
vostra vita, magari rivalutandosi nel tempo. A
ciò si aggiunga che lMC 252 è facile da collocare
per via delle dimensioni, appena 38cm di profondità, con tutta la
cavetteria che si inserisce verticalmente dallalto, senza dunque
impegnare ulteriore spazio. Per altre specifiche tecniche vi rinvio ai
dati disponibili sul sito ufficiale www.mcintoshlabs.com.
Ho avuto modo di ascoltare lMC252 inserito nel mio
personale impianto composto dal lettore SACD T+A 1245R, Cello Palette
Preamplifier, diffusori Dyanudio Special 25 su stand dedicati e
trattati. Cavetterie varie di alto livello (Cardas, Cello, Nordost,
Transparent, Neutral Cable, MIT, filtro Blacknoise Estremo sulla
sorgente). Sala dascolto 7 x 6 metri. In secondo ascolto il MC252
è stato inserito in un impianto messo a disposizione
dallimpagabile Luigi (anche lui folgorato dal "nostro"
sulla via di Damasco
), costituito dal giradischi J.A.Michell
Odyssey, braccio Technoarm, testina Shelter 501 mk II, step-up Shelter
411 type II, lettore SACD della McIntosh MCD 201, preamplificatore
McIntosh C2200 e diffusori Karma 3.2. I finali
di riferimento sono stati il McIntosh MC 275 ed il finale Spectral DMA
150 II. A parte la scontata precisazione del
rodaggio di almeno una cinquantina di ore, ho avuto modo di registrare
una "entrata in coppia" del McIntosh dopo almeno una
mezzoretta di funzionamento effettivo (non mi è parsa
equivalente la sola accensione senza che lapparecchio sia
attraversato dal segnale), di cui beneficia maggiormente lapertura
della scena. LMC
252 colpisce già ad un primo ascolto per la solidità del
suono, lequilibrio timbrico e una inusitata profondità
della scena. I termini della sintesi che precede non sono stati
utilizzati a caso, ma lungamente meditati. In particolare la
"solidità del suono" merita un chiarimento. LMC
252 ripropone, pur nel rispetto dei rapporti tra le gamme dello spettro
audio, un suono immanente, scolpito e terso, corposo e caldo senza
risultare ambrato o scuro, liquido e trasparente senza risultare clinico
o evanescente. Rappresenta, insomma, un mirabile compromesso tra suono
corposo e suono trasparente, tra immanenza e olografia. Decisivi sono leccezionale dinamica e la
capacità di contrasto che fanno sentire i loro benefici effetti
sul realismo dellesecuzione senza alcuna compromissione timbrica:
nessuna gamma predominante, colorazione o caratterizzazione di sorta. Un
suono moderno e contrastato come è raro trovare. Lo stesso
Sandrino (che oggi, nel suo irrequieto anelito allassoluto, si
accompagna ad amplificazioni allo stato dellarte, quali i Viola),
alla cui finissima esperienza deve parecchio il sottoscritto e un
po tutta la bassa Padana che ha avuto la (s)fortuna di incrociare
la sua strada, , ne è rimasto sbalordito e affascinato in una
delle tante sedute prodromiche a questa recensione. Cerco ora di passarvi alcune
impressioni dascolto. Inizio con uno dei
miei brani di riferimento, "Soul intro-the chicken" di Jaco Pastorius
((tratto da "Invitation", etichetta Warner Bros.) tanto per
mettere alla corda il nostro blue-eyes. Una registrazione che ha tra i
suoi pregi quello di aver catturato lestrema vitalità
dellensemble di Pastorius, che si colora di mille sfumature
armoniche, con importanti informazioni ambientali mai sopraffatte dal
possente impatto dinamico del funky. Il brano è reso
dallMC 252 intellegibile e a fuoco con una interpretazione ricca
ed energica che sembra originare da woofer e litraggi ben maggiori di
quelli in dotazione alle Dynaudio. La gamma alta è stupefacente
per dettaglio e garbo, luminosa e definita. Il palco virtuale gode di
uno sviluppo in profondità davvero considerevole, almeno tre
metri dietro il fronte dei diffusori, collocando, di volta in volta in
primo piano i solisti che si affacciano sulla scena. In questa partitura
complessa anche il finale Spectral DMA 150 II è a suo agio e si
fa amare per la facilità con cui ti conduce all'ascolto e
riscoperta dei particolari nascosti dell'incisione. Rispetto al
riferimento si guadagna qualcosina in trasparenza, ma a quale prezzo? il
funky, il funky dovè finito? La solidità del suono
di cui parlavo in premessa è alleggerita dalla velocità
dello Spectral che schiarisce e asciuga, a mio avviso oltremodo,
limpasto timbrico, sacrificando quel pizzico di cattiveria, il
ruggito emozionale di cui è capace quella band, finendo col
raffigurare i protagonisti quali educande in colletto bianco. A questi
livelli si tratta, evidentemente, di preferenze tra luna e
laltra impostazione. Il mai
troppo compianto Michel Petrucciani nel brano "Hub art"
(tratto da "Conférence de presse" etichetta Dreyfus)
in duo con Eddy Louiss ci regala ancora una esecuzione allo stato
dellarte. Lhammond di Louiss traccia una linea di basso
materica e profonda. Il caratteristico leakage dello strumento (il
ronzio periodico delle ruote foniche dellHammond) brilla definito
sul groove di accompagnamento. Lorgano viene scolpito
allesterno del diffusore di destra e posto molto indietro rispetto
al fronte dei diffusori. Il pianoforte Steinway mod. D di Petrucciani
sul lato opposto ha un impatto dinamico e un corpo particolarmente
credibili. E intenso e ricco di armoniche mai afflitte, sulle note
basse, dallo scuro rinforzo del legno, e, sulle note alte,
dallevento percussivo. Una rappresentazione dallimmanenza
sconcertante. Come era lecito aspettarsi, lMC 275, rispetto al
protagonista, perde qualcosa in spinta dinamica: limpostazione
ascoltata in precedenza vira verso altri equilibri espressi da una
piacevole amalgama molto calda e musicale, una rappresentazione
più contemplativa, pur senza sacrificare le proporzioni degli
strumenti e le dimensioni del palco. Micah Paul
Hinson. è una scoperta recente. Nel brano "The nothing"
(tratto da "And the gospel of progress", etichetta Schetch)
esordisce con una voce, un pianoforte dallinnaturale sustain e una
porta che cigola sospinta dal vento; una inquietante carica espressiva,
che raggiunge vette evocative come raramente mi è capitato di
ascoltare. LMC 252 riesce a restituire con tutte le sfumature il
quadro malinconico disegnato dallartista, assecondandone il corpo
ed il calore della voce. In tale interpretazione lMC 252 emoziona
davvero: indescrivibile. Immancabile Eva
Cassidy, di cui ho tutta la discografia, compianta artista che purtroppo
solo pochi fortunati hanno potuto ascoltare dal vivo nella sua breve
vita tra pub, prima che una fama postuma le arridesse. Nel brano "I
wish I was a single girl again", (tratto da Time after Time,
etichetta Blix Street Records) la sua inconfondibile voce si staglia al
centro dei diffusori, almeno un metro più in alto della chitarra
acustica amplificata, imponendosi col suo timbro argentino, sostenuto
dal riverbero, sul rugoso incedere del finger picking (pizzicato) prima
e del flat style (plettro) dopo, nel tripudio di sfrigolii delle corde
dacciaio ipereccitate contro le barrette metalliche dei tasti.
Ancora una volta lMC 252 si fa preferire ai riferimenti per il
mirabile equilibrio che raggiunge, conferendo maggiore corpo e presenza
allesecuzione rispetto ad una più anemica proposta dello
Spectral (un pò come passare dal coinvolgimento di un diffusore
dinamico al top all'olografica rappresentazione di un pannello
elettrostatico). Chiuderei con la grande
orchestra, il finale de "LApprendista stregone" di Dukas
(Minnesota Orchestra diretta da Eiji Oue, etichetta Reference
Recordings). Il palcoscenico virtuale si sviluppa ben oltre la parete di
fondo, lasciando lascoltatore almeno in dodicesima fila,
collocando gli strumenti a semicerchio lungo tutti i sei metri della
parete, con un realismo incredibile. Lambienza della sala da
concerto simpone dilatando la mia sala. Ancora una volta la gamma
alta è stupefacente per estensione assecondando il pieno degli
archi e lentrata degli ottoni senza mai arrivare (anche a volumi
dascolto realistici) a sbilanciare e scomporre lequilibrio
timbrico affaticando la percezione uditiva e inducendo ad abbassare il
volume. Ma lavreste mai immaginato che proprio un McIntosh,
storicamente famoso per il suo bellissimo mediobasso caldo e basso
possente e articolato, potesse sfoderare tali prestazioni in gamma alta?
Non un accenno a ruffianissimi roll-off
Aggiungo qualche ulteriore
considerazione sulle prerogative dellMC 252 rispetto ad altri
prodotti Mac, consentitemi dalle esperienze trascorse, sperando siano
utili ad una maggiore relativizzazione delle valutazioni che precedono.
Rispetto ai grandi integrati a stato solido della stessa casa americana
(personalmente ho convissuto sia col delizioso MA6450 che con il
possente MA6900 e ho pilotato la sezione finale di questultimo
anche con il Cello Palette di questa prova) sono la scansione dei piani
e lo sviluppo in profondità della scena a fare la differenza a
favore dellMC 252. Poi, ma questo è già più
scontato, cè la maggiore riserva dinamica e una gamma alta
difficilmente superabile; anche da parte del finale MC 402,
timbricamente più targato McIntosh, un filo meno vivace e
contrastato, piacevolmente ambrato, ma pur sempre con una gamma media
seducente e tra le migliori. Cosaltro dire? Che alla
McIntosh gli ampificatori e i finali in particolare li sappiano fare
è storia nota, ma un altro splendido centro come questo MC 252,
chi se lo aspettava? Uno dei prodotti della casa
americana dal rapporto qualità-prezzo migliore di sempre (e poi
allo street price dei rivenditori ufficiali MPI, un autentico bargain!).
Un finale dal suono vivace, moderno e
contrastato di cui innamorarsi perdutamente e non sentire più il
bisogno di pensare ad altro. Mirabile per equilibrio tra rigore e
calore, lui si, in grado di conferire un corpo, prima che un'anima, alla
vostra musica preferita, in barba agli ectoplasmi di tante quotatissime
realizzazioni valvolari. Allora, come da
premessa, non posso esimermi ancora una volta dal raccomandarvi
caldamente lascolto di un McIntosh, non per la sua bellezza,
robustezza e la sua storia. Autentica delizia,
senza croci, per palati fini e novizi. Lamplificatore dei miracoli nellarido mondo
dellalta fedeltà: per me, santo subito! I prodotti
McIntosh sono importati da MPI ELECTRONIC SRL,
Milano
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