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NUMERO 23


Manger Zerobox Mod. 109 di Daniel Zamberlan

 

Liebe Musikfreunde, oggetto principale di questa prova sono i diffusori acustici "entry level" della Manger, i Zerobox 109. Di recente mi sono imbattuto alcune volte in sistemi di altoparlanti che, seppur assai diversi tra loro, giravano attorno ai noti MSW Manger Schallwandler tedeschi. A quel punto, sentitomi spinto dal caso, mi sono organizzato per un prolungato periodo d’ascolto del piccolo diffusore Manger anche a casa mia. Ma prima di parlarvi di questo in dettaglio, accennerò alle altre occasioni, abbastanza singolari, che mi hanno portato a conoscere un po’ meglio il MSW.

Premesse

In una gelida sera monachese, con un fedele amico d’ascolti tedesco (non si tratta di un pastore, però... sarà meglio che questa non gliela traduca) sono andato ad un concerto di classica, nei pressi della bella Koenigsplatz di Monaco, curato e registrato da un signore, che non nominerò, che di quella struttura é anche il direttore artistico. Si tratta di un personaggio non più giovanissimo, che può vantare una vasta esperienza di registrazioni in ambito professionale, da sessioni coi Berliner Philarmoniker per la DG a Berlino, a quelle per la Teldec ad Amburgo, per citarne solo un paio. E ci raccontava, non senza vari aneddoti e fervore, dei tempi andati, assai "analogici", degli studi mobili con le ESL63 o di quelli con le B&W 801 prima serie, usati sempre come monitor... Ebbene, il nostro ospite, alcuni anni fa ha realizzato qui a Moaco un suo piccolo sogno e allestito in collaborazione diretta con il Josef W. Manger il "suo" studio di registrazione all’interno del teatro della Hochschule für Musik und Theater. Parlando appunto dei diffusori che sono scaturiti da questa collaborazione, si tratta di prodotti del tutto custom, ad angolo, da muro, due vie, con, per canale, un MSW ed un grosso woofer di cui non ho potuto sapere nulla, quest’ultimo caricato in cassa chiusa in un volume considerevole. Il centro di emissione del MSW è posto all’altezza delle orecchie allorquando il tecnico del suono sia seduto al mixer di controllo, e l’impostazione ad angolo del diffusore determina anche con precisione l’inclinazione desiderata verso questo punto ideale di ascolto. Abbiamo seguito questo concerto (con un programma che includeva musiche di Berg, Shostakovic e altri compositori del ‘900), parte in teatro, parte in studio. Una bella esperienza, in una specie di Live vs. Reproduced, mentre lui registrava l’evento. Alla fine della serata ci siamo permessi anche di ascoltare un paio di CD che mi ero portato appresso... Un suono bello, direi vasto, senza apparenti limiti dinamici, in ogni circostanza abbastanza tendente al rilassato. Un suono che in generale, per stessa ammissione del nostro ospite, al primo approccio potrebbe risultare spento, ma anche di sicuro naturale e pienamente coinvolgimente e, io credo, davvero adeguato al monitoraggio e alla riproduzione della musica classica. Va aggiunto che lui si diceva particolarmente contento del suo studio, perchè, sosteneva "se qui suona come dico, il cd che ne esce sarà almeno di buon livello"...

Di lì, l’amico tedesco da tempo alla ricerca del suo prossimo diffusore di riferimento, ha tratto il dado e ha acquistato il sistema Manger Zerobox 103, modello da circa 9000 euro, con una sezione medio-alti/quasi banda intera composta da una "testa" con tre MSW, racchiusi nel loro volume cubico e disposti su tre lati frontale, sinistro e destro. Il sistema è completato dal box sottostante, che risulta fisicamente separato dalla "testa", una cassa chiusa che racchiude due generosi woofer Vifa da 25cm. Un sistema che, ascoltato con pre e finali Omtec (altra marca culto qui in Germania e non solo) mi ha regalato ore di ascolto sicuramente affascinante, suadente e mai affaticante, con pressioni sonore veramente elevate quanto realistiche, indifferentemente dai vari generi musicali che abbiamo via via ascoltato nel tempo. E di questo diffusore, posto anche a confronto con le 103, racconterò più avanti.

Insomma, la mia curiosità per questo altoparlante "diverso" è stata stuzzicata dagli eventi ed è venuta a crescere in fretta, al punto che i piccoli 109 sono arrivati a casa mia...

Cenni tecnici sul sistema 109

Chiusa la lunga parentesi introduttiva, vendiamo come sono fatte le 109 in prova (numero di serie 2319 e 2320). In pillole, si tratta di un sistema in cassa chiusa, impedenza dichiarata di 4 Ohm, potenza consigliata di 20-100W, efficienza bassina, dell’ordine degli 85dB/1W/1m. Questo diffusore due vie prevede, per canale, un MSW e un woofer di chiara derivazione Scanspeak, incrociati a 140Hz con pendenze di 6dB/oct per il largabanda e 18dB/oct per il woofer.

La breve documentazione allegata alle 109 consiglia un’installazione relativamente standard, con i diffusori non troppo distanti dal fondo (attorno al metro) e abbastanza vicini tra loro (mediamente due metri), con un’inclinazione marcata verso il centro a chiudere un’ideale triangolo equilatero ben davanti al punto di ascolto. A me in generale l’installazione è sembrata poco critica. Dopo qualche prova, nella mia stanza ho preferito un’inclinazione inferiore a quella consigliata, quasi ad altoparlanti paralleli e diretti leggermente verso il punto di ascolto. Una configurazione, questa, che mi ha regalato una sensazione di estensione leggermente maggiore alle alte frequenze e una maggiore ampiezza dell’immagine, senza perdere apprezzabilmente in focalizzazione.

Il sistema che ho utilizzato nella mia sala di ascolto era composto da SACD Player Sony 777ES, preamplificatore Videohifi-MCL (il prototipo sempre in evoluzione visto anche a qualche edizione del Top Audio), con un’alternanza, per quanto riguarda i finali, tra gli autocostruiti SE con PT8/10Y/845 e un Ciuffoli SE a stato solido da 40W in classe A. In alternativa, un integrato Pathos TT Reference Remote. Diffusori di riferimento, BBC LS 5/12A (replica), Raven/Davis D’Appolito Iso2 e Magneplanar 1.6/QR. Cavi di segnale G&BL e Van den Hul per il segnale, autocostruiti Litz per i diffusori. Stanza dalla conformazione abbastanza irregolare, tra i 25 e i 30 metri quadri e mediamente assorbente, grazie al pavimento in legno, alle librerie, a tende e tappeti.

L’ascolto

Devo ammettere che l’impressione iniziale, quella che spesso ci si fa al primo istante di ascolto ma che poi tanto tempo costa correggere o cambiare (sebbene ne valga generalmente la pena) è stata di sopore. Questi diffusori amano essere trattati male, ovvero a volumi elevati si "liberano" e cominciano a suonare in modo realistico e coinvolgente, in modo che direi direttamente proporzionale alla voglia di alzare il volume, fin quasi ad esagerare. È un pregio o un difetto? La domanda può avere risposte contrastanti a seconda delle proprie possibilità e del contesto in cui ci si trova a vivere. Ma, proprio qui in Germania, io vivo purtroppo in un appartamento e se ci si esalta un pochino troppo col volume, può essere che i vicini non si scompongano a bussare alla porta, no, bensì deleghino la disdicevole faccenda alla solerte Polizei... A volumi di ascolto comunque ragionevolmente alti e piacevoli, questi diffusori a mio avviso danno il meglio di sé. Il suono non proviene praticamente mai dalle casse, ma si staglia nell’aria, in un palcoscenio immaginario di proporzioni sostanzialmente corrette e simile ai mei riferimenti (inferiore alle Magneplanar comunque). L’immagine è ampia ed estesa, soprattutto in profondità e larghezza. Il punto di ascolto migliore, almeno nella mia installazione, era sì quello logico e solito, centrale, eppure la zona sfruttabile si è rivelata tra le più ampie che mi sia capitato di sentire. Una dispersione tale da permettere un ascolto di livello dignitoso sia in piedi che sbracati a terra, quanto disassati dal centro, financo assai ravvicinato o particolarmente distante. Ideale, direi, per fruire l’audio/video su un ampio divano in un contesto familiare, o come raffinato canale posteriore.

Al contrario, e confesso con una certa delusione, a volumi "da lavoro", ovvero moderati o notturni, questi diffusori diventano pressochè inascoltabili. È come se si mangiassero gran parte di quello che arriva ai morsetti. Pur ponendosi nella migliore posizione d’ascolto possibile, sembra che tra le casse e l’ascoltatore ci siano dei panni stesi. Questo non è un complimento, ma purtroppo coi vari amplificatori e cavi a mia disposizione, non sono riuscito a migliorare questa impressione. Un po’ l’opposto dei miei Iso2, diffusori con tweeter a nastro assai "francesi". Peraltro, detto ironicamente, se i Manger fossero francesi il nome sarebbe poco azzeccato, dato che "manger" in quella lingua significa proprio mangiare...

Il dubbio che mi viene, allora, ascoltando anche a volume elevato, è che il MSW sfrutti finemente un certo mascheramento dei segnali a basso livello. Ovvero, dato che non riesco a percepire come vorrei i suoni alle medie e alte frequenze quando il diffusore suoni a volumi bassi, mutatis mutandis, i suoni che siano registrati a basso livello anche quando la riproduzione avviene a volumi più alti, avranno la tendenza a essere coperti, o almeno, un poco trascurati rispetto a quello che succede con altri tipi di trasduttori...

Restando allora giocoforza nel dominio perferito da questi diffusori, quello dei volumi di ascolto non moderati, la resa timbrica generale appare assai curata. Ottima ad esempio la riproduzione dell’orchestra anche nei pieni, in particolare dei legni e dei fiati. Forse qualcosa meno convincente è quella delle percussioni metalliche, quali triangoli e piatti, che sono riprodotti in modo fermo e fulmineo ma un po’ privo di respiro e del piacevole senso di "persistenza nell’aria" che segue l’atto di percussione dello strumento, a mio avviso molto importante e apprezzabile proprio nelle esecuzioni dal vivo. Generalmente buona la trasparenza ed la dinamica della riproduzione, indifferentemente dai generi riprodotti.

In realtà dopo un certo tempo mi sono convinto che, pur tolte le griglie parapolvere e superato il fascino che questo insolito altoparlante trasmette, il suono rimanga un po’ dentro le casse, non tanto come posizione (l’immagine è molto buona, come detto), quanto piuttosto in termini di energia.

Dato che il confronto col le mie Iso2 (con tweeter a nastro Raven) è stato a tratti improponibile, essendo quel tipo di approccio sotanzialmente agli antipodi di questo, ho rimosso le 5/12A dai canali posteriori del mio sistema A/V e le ho collegate per un confronto. Le 5/12 sono molto piccole, se confrontate alle entry level Manger, ma sicuramente, per risultati all’ascolto, siamo su dei livelli confrontabili, con un suono autorevole quanto grazioso, dove, anche qui, si sa, le cose vanno meglio se si ascolta a volumi non bassissimi. Per ribadire quanto detto sopra, le BBC/Dynaudio mi vengono in aiuto: è noto che non gradiscono molto suonare a volumi bassi, ai quali diventano spente e un poco "loudness". Ecco, le Zerobox109 sembrano sottolineare questo fenomeno. Non affaticheranno mai, ma forse proprio per questo, paradossalmente, stancheranno, quasi per una leggera mancanza nella capacità di trasmettere il senso del ritmo e del coinvolgimento come invece altri diffusori di pari fascia di prezzo sanno fare.

In definitiva le Manger Zerobox 109 sono capaci di offrire una qualità di riproduzione molto buona, sono sempre piacevoli, ma potrebbero patire, in alcuni casi/case, di qualche restrizione d’uso. Questo è magari il frutto di qualche accorgimento tecnico in fase di progetto, di scelte sicuramente attente e che permettono di ottenere un diffusore mai affaticante e dal suono assai naturale. E le limitazioni, se tali sono, potrebbero essere allegramente ignorate da chi può permettersi di farle suonare a volumi adeguati e, volendo mettere la ciliegina sulla torta, con un amplificazione veloce e generosa agli estremi di banda.

L’altra Manger, la 103

Prima di volgere alla conclusione, come premesso, un cenno al confronto tra le 109 in prova ed il modello di punta, le 103, a casa dell’amico tedesco. La Manger si trova a Mellrichstadt, città non lontana da Norimberga, e quindi non lontanissima da Monaco. Qui Daniela, la figlia (già, una donna!) dell’inventore dell’altoparlante MSW ha sostanzialmente ereditato le redini dell’azienda. Frau Manger stessa, genuina appassionata di musica, ha consigliato un front-end Omtec all’amico che le ha aquistate (e ci ha donato il bel CD di test della casa). Quel sistema, che come detto conosco assai bene, è dunque attualmente composto, oltre che dai grossi Manger 103, da un lettore di compact disc Accuphase, dal pre Omtec CA-2 Anturion e dai finali mono Omtec CA-60.

Dal confronto che ho potuto fare in più riprese tra il modello descritto, le 109, e le grosse 103, i punti di distacco a favore del modello più costoso non sono affatto pochi. Le 103, sarà l’accorgimento "quasi omnidirezinale", sarà il triplice MSW, sembrano ad esempio risolvere in blocco il problema ai bassi livelli delle piccole. Ad ogni disco e ad ogni volume si sono dimostrati dei diffusori davvero corretti e completi, ottimi per trasparenza, dinamica, ricostruzione dell’immagine ed equilibrio generale. Davvero imponente in particolare, la resa all’estremo inferiore, possente e rilassante, eppure veloce e accattivante, splendidamente in linea con la bellezza, la velocità e la liquidità della parte alta e altissima della gamma riprodotta dai largabanda Manger. Splendide poi per realismo le voci, in particolare quelle maschili, che sono di livello assoluto. Il carattere generale dei due diffusori a confronto è risultato sostanzialmente simile, certo, orientato soprattutto alla pacata naturalezza. Ma quegli aspetti che con le piccole 109 sembravano a volte essere eccessivi proprio in questa direzione, al punto quasi da stancare, con le 103 direi che sono del tutto assenti, fornendo una performance che appare di primissimo ordine.

Conclusioni

Le 109 offrono un suono cui ci si deve e ci si può forse "allenare", che non andrebbe ascoltato e liquidato in modo sbrigativo, così come sapientemente ha fatto anche il nostro ospite di cui alla premessa. Il MSW in sè è un componente di sicuro interesse e dalle grandi potenzialità, e i Manger Zerobox 103 sono dei diffusori che permettono di apprezzarli del tutto. Se volete ascoltare spesso in compagna o da posizioni non costrette e a volumi realistici, allora questo diffusore potrebbe fare al caso vostro come pochi altri. Ma se cercate al contrario un suono brioso e spettacolare, alla francese, non cercatelo qui, potrebbe rivelarsi una scelta "da sonno".




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