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NUMERO 23


"Al primo posto metterei le riviste.
Ogni mese in un'orgia multilinguistica, un "vero audiofilo" non può non leggere "anche" Stereophile almeno sul web, ci propinano novità e prove d'ascolto che minano alla radice costantemente e in sempre nuove forme le nostre convinzioni sul buon suono del nostro impianto.
Il bello è che la carta "non suona" ma "descrive" le costanti meraviglie di costantemente nuove apparecchiature in un continuo spostamento in avanti, in un continuo rimescolamento delle graduatorie di merito.
L'HIFI è il "trenino Rivarossi" per adulti maschi consenzienti nella ferma volontà d'autoflagellarsi.
Al secondo posto metterei gli "amici", quelli che ti piombano in casa per sentire la tua ultima "conquista" e rimangono in silenzio ad ascoltare con la bocca un po' storta frenando a malapena disgusto e derisione.
Al terzo posto metterei le fiere high end: possibile che tutti, dico tutti gli impianti suonino "da Dio" creando voglie e sconforti senza fine.
Al quarto posto metterei il nostro pusher di fiducia che, passandolo a trovare ci invita nella sala d'ascolto a sentire il nuovo modello di diffusore o di ampli che gli è arrivato e, come il maligno con Sant'Antonio nel deserto, ci tenta con l'offerta di un part exchange allentante quanto necessariamente a tempo limitato.
Non volendo lasciare nulla d'intentato vorrei che queste colonne rappresentassero per chi legge un'ulteriore "Pulce nell'orecchio" nella catena di Sant'Antonio del masochismo costituzionale di ogni appassionato.".


SAND BOX by Sound Mechanics

Alla Sound Mechanics di Hong Kong devono avere la passione per le sabbie non ferrose.

Quando ho provato per la rivista i loro supporti antirisonanza e per isolamento delle elettroniche una caratteristica che accomunava tutti i prodotti era la presenza di sabbia ricca di ottone e non "formulazioni diverse" all’interno delle punte e delle semisfere che ho avuto modo di provare traendone per altro ottime impressioni di ascolto.

In questa linea di "pensiero" ovvero delle capacità di smorzamento e assorbimento delle vibrazioni per "merito" della sabbia si inserisce il nuovo prodotto che l’importatore Playstereo mi ha inviato in prova.

I SAND BOX come dice la parola sono piccole scatole in legno scuro (250 x 100 x 50 mm del peso di poco più di un chilo) al cui interno si avverte la presenza di materiale sabbioso in una ben determinata quantità atta ad ottenere il miglior risultato un po’ come accadeva per le punte della stessa Marca che non erano "ripiene" internamente di sabbia ma ne contenevano una ben precisa quantità.

A che servono questi monoliti?

Per il costruttore hanno tre funzioni:

  1. supporti per apparecchi e specialmente per SUBWOOFER usandone una coppia
  2. smorzatori di risonanze nocive ponendoli sul coperchio delle elettroniche
  3. riduttori di vibrazioni e acoustic feedback posti nelle vicinanze di un diffusore o sul ripiano più alto di un rack

Ho provato i 4 sand box che Gerardo Ventura di Playstereo mi ha inviato in tutte e tre le possibili soluzioni d’uso ed ecco il mio parere: mentre non ho rilevato differenze udibili nel loro uso come smorzatori di vibrazioni posti sopra le elettroniche (funzionano per me molto meglio dei buoni piedini ed un adeguato trattamento interno con il Dynamat Extreme), non ho trovato che il loro uso sotto le elettroniche a posto dei piedini sia migliore degli stessi, continuo a preferire i coni ed affini come risultato, molto probabilmente perché le vaste superfici di appoggio pur smorzate internamente non danno lo stesso risultato dell’appoggio puntiforme; non ho rilevato alcun vantaggio nel loro uso quale "contrasto dell’acoustic feedback" ponendoli su di un rack.

Dove mi son piaciuti e molto è stato invece nell’uso come supporti per i SUBWOOFER: usualmente i miei due TBI Magellan poggiano su punte associate a sottopunte in ottone si tratta di un sistema che mi era parso efficace fino ad oggi, non dopo la loro sostituzione con due SAND BOX per sub.

Appoggiando i sub su due parallelepipedi posti sui lati in senso antero-posteriore, appoggiati al pavimento sul lato più sottile, rispetto al punto di ascolto ho potuto apprezzare, specie alzando il volume, un miglior controllo delle ottave più profonde che appaiono più frenate ma al tempo stesso leggermente più materiche, soprattutto è diminuita la "coda" e il suono si è fatto più asciutto e con un minor impatto "artificiale" e per ciò stesso più realistico e meglio armonizzato con le altre frequenze prodotte dalle Lauri Special con le quali ora i sub lavorano.

In conclusione i 70 Euro che l’inserimento di due SAND BOX sotto un vostro sub costa sono ampiamente ripagati da prestazioni molto molto interessanti che ovviamente possono variare al variare della tipologia del sub e della sua collocazione in ambiente (il pavimento a traliccio della mia vecchia casa è molto elastico e sensibile al suono) e/o al tipo di isolamento usato come standard.

Raccomandato per una prova che la formula soddisfatti o rimborsati rende ancor più fattibile.

 

Acoustic Revive RR-77 Ultra Low-Frequency Pulse Generator

Contestualmente all’invio dei Sand Box Playstereo mi ha inviato una novità assoluta l’Ultra Low-Frequency Pulse Generator RR-77 della ditta giapponese Acoustic Revive di cui è iniziata recentemente l’importazione in Italia dell’intero catalogo di prodotti il più "strano" dei quali è certamente l’RR-77 che non poteva sfuggire all’osservazione e all’ascolto per una recensione in questa rubrica.

Come dice il suo nome questo piccolo apparecchio costituito in pratica da un alimentatore separato e da una scatoletta di plastica grigio-azzurra al cui interno si trova un circuito stampato e una antenna di trasmissione sempre su tale circuito, serve a generare una frequenza elettromagnetica di 7,83 Hz e propagala nell’ambiente in cui si trova e dove va posto ad una altezza di almeno 1,5 metri dal pavimento.

Tale frequenza generata da una resistenza interna al dispositivo non quarzato, non è stata scelta "a caso" ma ha per così dire una storia: si tratta infatti della Risonanza di Schumann, che deve tale nome al fisico tedesco W.O Schumann che l’ha scoperta nel lontano 1954.

Tratto da: http://www.peoplephysics.com/answers-risposte9.htm

1) Dei fenomeni elettromagnetici associati alla risonanza della cavità geoionosferica, studiati da Tesla nei primi anni del XX secolo e riscoperti da Schumann nel 1952, si occupano alcuni ricercatori accreditati, tra i quali citiamo il Prof. Anton Kruger, del College of Electrical and Computer Engineering dell' Università dell'Iowa (http://www.iihr.uiowa.edu/~hml/people/kruger/), che conduce ricerche sulla captazione delle onde elettromagnetiche a bassissima frequenza (7,5 Hz) generate dalle scariche elettriche atmosferiche e propagantisi nella guida d'onda costituita dalla cavità risonante compresa tra la Terra e la ionosfera( http://www.iihr.uiowa.edu/projects/schumann/Index.html) .

Basta fare un semplicissimo calcolo per ottenere una frequenza molto vicina alla frequenza di risonanza fo fondamentale di 7,5 Hz . Se infatti si considera la lunghezza l di una traiettoria circolare ionosferica relativa ad una quota di 80 km e quindi ad un raggio di 6370 km (raggio medio della Terra) + 80 km = 6450 km, si ottiene :

l = (6,28 x 6370) km = 40506 km, corrispondente ad una frequenza

f = c/l = 300000 km/s /40506 km = 7,4 Hz.

2) Le onde eletrromagnetiche ELF (Extremely Low Frequencies) si generano per effetto delle scariche elettriche atmosferiche tra le nubi e tra queste e la Terra, e si propagano per riflessioni successive (a zig-zag) tra gli strati ionosferici ed il suolo, percorrendo una o più volte la circonferenza terrestre fino alla dissipazione totale della loro energia. L'energia elettromagnetica generata è trasportata da onde elettromagnetiche in risonanza con la guida d'onda geoionosferica alle frequenze di 7,5 Hz (armonica fondamentale) , 15 Hz e 21,5 Hz (armoniche superiori ), che si intensificano in modo analogo a quanto si verifica per le onde acustiche stazionarie che si generano in una canna d'organo aperta avente una lunghezza pari alla semilunghezza d'onda associata alla frequenza fondamentale.

Queste onde si possono rivelare con un'antenna speciale costituita da conduttore di rame isolato della lunghezza di 15 km, avvolto su un rocchetto di materiale ferromagnetico ad elevata permeabilità (Mu-Metal), per ottenere una f.e.m. indotta di valore sufficiente a garantire un buon funzionamento del radioricevitore .

3) Tesla nel 1903 riuscì a produrre nel centro sperimentale di Wardenclyffe, dotato di un'antenna alta 57 metri, onde elettromagnetiche impulsive di potenza elevata alla frequenza di 8 Hz, che si propagarono nella cavità risonante geo-ionosferica facendo il giro della Terra e venendo captate a grandissima distanza con un'attenuazione molto bassa. Presentò inoltre un brevetto riguardante la trasmissione di energia elettrica a bassa frequenza a grande distanza, sfruttante appunto le frequenze di risonanza della cavità geo-ionosferica (http://www.teslatech.info/ttmagazine/v1n4/valone.htm).

La cavità geo-ionosferica si comporta infatti come il condensatore di un circuito risonante LC, che in assenza di carico resistivo immagazzina energia alla frequenza imposta dal trasmettitore. L'energia delle onde elettromagnetiche stazionarie che si instaurano nella cavità compresa tra la ionosfera e la Terra viene alternativamente immagazzinata, in ogni semiperiodo, come energia elettrostatica nel condensatore geo-ionosferico C e come energia elettromagnetica nell'induttore L di accordo (sintonia) e nell'antenna dell'impianto trasmittente.

Anche se il sistema di Tesla si può considerare , in linea di principio, attuabile, in realtà ,soprattutto se si considerano le recenti norme mondiali riguardanti l'inquinamento elettromagnetico, comporta problematiche difficilmente superabili. Per quanto riguarda infine lo sfruttamento della considerevole energia liberata dalle scariche elettriche temporalesche, bisogna dire che si tratta di fantascienza: le scariche elettriche atmosferiche, anche se interessanti dal punto di vista dell'entità delle tensioni e delle correnti in gioco, non sono suscettibili di sfruttamento ai fini energetici, in quanto si tratta di fenomeni aleatori e difficilissimi da controllare. Potrebbe invece essere sfruttata la risonanza di Tesla-Schumann per lo studio globale dei fenomeni elettrici atmosferici, nell'ambito delle previsioni meteorologiche.

Se cercate su Internet trovate una ricca letteratura sul tema (oltre al brano sopra citato consiglio come basi per ulteriori approfondimenti : http://it.wikipedia.org/wiki/Nikola_Tesla e http://en.wikipedia.org/wiki/Schumann_resonance) debbo dire ad onor del vero non tutta molto qualificata dal punto di vista scientifico essendo tale argomento che non a caso viene spesso associato ai misteriosi studi dell’inventore e ricercatore Nikola Tesla patrimonio anche dei molti gruppi tra l’esotico, l’esoterico e il parascientifico che popolano la rete.

Ma che cosa è alla fin fine la Risonanza di Schumann?

Detto in parole povere e rimandandovi ai link che ho proposto per approfondire in maniera autonoma l’argomento è una sorta di "basso continuo" terrestre che si genera tra la superficie terrestre e la ionosfera, che c’è sempre stato, ma che l’electronic pullution dei nostri tempi sta sempre più annullando, annullando al contempo quelli che sarebbero i suoi benefici sull’ambiente e persino sugli esseri umani.

Scopo dell’apparecchio sarebbe quindi quello di reintegrare in ambiente la presenza della risonanza in oggetto danneggiata come detto da non solo dall’electronic pollution diffusa ma anche dalle onde elettromagnetiche generate dagli apparecchi audio, così come le onde radio provenienti dall'esterno.

Risultato di tale reintegrazione atta in parole povere a migliorare dal punto di vista elettromagnetico l’ambiente di ascolto, l’aria stessa in cui si propaga la musica sarebbe un miglioramento della qualità del suono riprodotto dalla nostra catena audio e pare pure dagli strumenti con i quali i dischi vengono realizzati se è vero, come pare sia vero, che questo apparecchio o apparecchi di tal fatta vengono da tempo usati dalla case discografiche durante le registrazioni dei brani musicali.

Chi mi legge sa quale passione sconsiderata io abbia per le stranezze e gli add-ons più curiosi da associare alla nostra catena audio, potevo quindi esimermi da provare l’RR-77 nel mio ambiente di ascolto? Certo che no ed ecco quindi le risultanze di tale prova.

La prima osservazione è di "utilizzo": gli effetti dell’RR-77 crescono nel tempo ovvero anche se si sente il suo intervento accendendo e spegnendo l’apparecchio i migliori risultati si hanno nel tempo quasi che "l’opera di pulizia" e "reinserimento della Risonanza in ambiente" avessero bisogno di tempo per agire compiutamente per cui il mio consiglio è di tenere costantemente acceso lo scatolino per trarre i maggiori benefici.

Ma in soldoni cosa caspita fa il dispositivo?

Prima di tutto va detto che al di là dell’alloure da "Philadelphia Experiment" che qualcuno potrebbe invocare debbo dire onestamente che l’RR-77 funziona, non è la pietra filosofale ma funziona e induce cambiamenti UDIBILI nel suono dell’impianto posto nella stanza in cui è stato attivato.

Mi viene da paragonarlo ad un altro oggetto provato tempo fa su queste colonne il QUANTUM SYMPHONY PRO (http://www.videohifi.com/17_la_pulce4.htm) anche se il giapponese mi sembra più efficace e si basa su presupposti diversi dall’americano: si avverte una globale maggiore pulizia del suono, scompare, come dire, un rumore di fondo che, come spesso accade in questo genere di prove, si scopre "esserci" dopo che qualcosa lo ha tolto o attenuato, sembra inoltre che una maggior quantità di informazione passi attraverso l’impianto con il risultato di migliorare soprattutto il versante della microinformazione d’ambienza a tutto beneficio della riproduzione dell’immagine virtuale che appare più ricca e più naturale. Si nota anche un miglioramento del soundstage nel senso della profondità frutto credo del maggior silenzio di fondo nel quale l’evento musicale viene riprodotto.

Non ho notato influenza sulla timbrica del suono nel senso che globalmente la mia catena audio suona sempre alla stessa maniera solo che altrettanto globalmente suona "meglio" e il miglioramento vale, per me, ben oltre i 360 Euro che l’acquisto dell’ Acoustic Rivive comporta.

Non si tratta di un oggetto da acquistare a scatola chiusa, occorre provarlo nel proprio ambiente e nel proprio impianto ma una prova vista la formula soddisfatti o rimborsati io fossi in voi la farei proprio… potreste restare stupiti!!!!

PS: Una delle cose che amo di più nella rete è l'interattività e la possibilità di contatto immediato: sarò quindi lieto di ricevere i vostri feedback al mio indirizzo di posta elettronica: francesco.bollorino@videohifi.com o di discutere con voi sul Forum pubblico della nostra rivista





I prodotti in prova sono importati e posti in vendita da PLAYSTEREO



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