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NUMERO 23


DAVIDE E GOLIA?

Micromega Aria versus Music Hall 25.2 CDP

di Francesco Bollorino

Da diverso tempo facevo il "filo" a Giuseppe Liciardello per avere in prova il nuovo CDP "Aria" della Micromega. Le cose andavano per le lunghe causa problemi di approvvigionamento in Francia, così quando ho ricevuto la telefonata di AUDIO REFERENCE che mi segnalava la disponibilità del pezzo non mi sono fatto scappare l'occasione. In sovrappiù mi è stato offerto e inviato in prova anche il CDP 25.2 dell'americana MUSIC HALL, la cui importazione in Italia è iniziata da pochissimo tempo.

Iniziamo allora con la descrizione degli apparecchi.

La francese Micromega si è fin dall'esordio nel mercato hi-end segnalata come produttrice di ottimi CDP, caratterizzati da un'estetica a volte particolare, associata a soluzioni tecniche molto avanzate. Anche se da anni la sua linea di elettroniche è completa, nella mente degli appassionati il nome Micromega è indissolubilmente associato ai lettori di Compact Disc.

Ripercorriamo in breve le tappe principali della storia della Casa: nel 1987 presenta il suo primo CDP, il CDF1-Hitech, nel 1988 è la prima produttrice al mondo ad introdurre una meccanica separata dal DAC con il CDF1-DIGITAL, nel 1989 introduce il Trio che la fa conoscere ed apprezzare dal grande pubblico, nel 1990 è la volta del DAC entry level Duetto, nel 1992 il bellissimo CDP SOLO, nel 1994 viene introdotta la serie Concepì, che per prima apre le porte all'azienda ad una vendita veramente worldwide, nel 1997 è la volta della serie Minium, nel 1998 viene presentato il primo DVD player targato Micromega, il Premium, all'inizio del nuovo secolo Micromega introduce la sua Reference line incentrata di DVD e SACD player di alta qualità, tra il 2003 e il 2004 è la volta di una serie di amplificatori tutt'ora in produzione.

Ecco cosa scriveva anni fa il direttore dei lettori francesi:

Micromega Trio 3CD/ Trio 3BS/ Trio 3 AL: migliorata sia la meccanica , che il convertitore, che il gruppo di alimentazione. Il risultato è straordinario e riporta Micromega ai vertici assoluti della buona riproduzione digitale. Ecco uno dei rarissimi casi , assieme ad Accuphase e Levinson, in cui il convertitore separato ha un senso. In più la super-alimentazione aggiunge alle caratteristiche di delicata musicalità una dinamica tale da conferire un piglio particolare a questa splendida combinazione. Se l'ascoltate a confronto con altre macchine prestate particolare attenzione alla performance del basso elettrico o del contrabasso.

Micromega Duo CD+ Duo Pro: difficile resistere al fascino di queste macchine. In particolare la coppia Duo CD + Duo Pro offre una musicalità ed una saldezza dell'immagine difficilmente raggiungibili nella sua categoria, ponendosi come una delle migliori combinazioni giradischi digitale attualmente disponibili. In particolare il DUO Pro è tra i migliori monobit in circolazione. Morbido ma non opaco

Micromega Solo H Poco fa rimpiangere dei suoi fratelli "separati". Suono raffinato e dettagliato non privo di delicatezza e calore. Eccellente immagine, salda e di sicura messa a fuoco. Qualche piccola imprecisione nella finitura nell'ambito di un estetica raffinatissima.

Attualmente i prodotti Micromega sono suddivisi in tre linee: HIGH FIDELITY, CINEMA e PRESTIGE, la più raffinata ed elitaria, a cui appartiene il CDP Aria introdotto quest'anno sul mercato.

L'Aria è un oggetto molto bello a vedersi: di dimensioni contenute (300X330X100 mm) è un CDP a carica dall'alto caratterizzato da un pesante coperchio in plexiglas spesso 15 mm, che funge anche da fissaggio del dischetto, ancorato al perno con un piccolo clamp magnetico disegnato apposta per questo lettore. Uscite bilanciate e sbilanciate, digital output RCA e toslink. E' proposto in due finiture, nera e silver.

La meccanica è una Philips VAM1202, il controllo è affidato ad un Philips SAA7377 IC, regolato da un software proprietario della Micromega, anziché da software standard mutuato dai lettori di CD-ROM, in genere in uso in molti CDP.

Il master clock è della Crystal, ottimizzato per valori molto bassi di jitter.

Il dato digitale viene sovracampionato per 3, per mezzo di un IC della Cyrrus Logic (CS8421).

La conversione D/A è affidata a uno dei migliori convertitori oggi in commercio: l'AD 1853 della Analog Devices.

Grande cura è stata data alla costruzione dell'alimentazione raccolta in un box separato all'interno dell'apparecchio e separata tra la sezione digitale e quella analogica: la prima è affidata ad un trasformatore R-core molto silenzioso, mentre la sezione analogica è alimentata con un trasformatore che utilizza la tecnologia proprietaria ACTS.

Il telecomando, bello a vedersi, ha tasti molto piccoli e non possiede una tastiera numerica per l'accesso diretto ai brani. In tutta sincerità mi pare si potesse fare di meglio, ma non è la prima volta che sull'ergonomia dei telecomandi ho opinioni distinte rispetto ai progettisti…

La Music Hall è una ditta americana (Hall è il cognome del proprietario) che sceglie prodotti in giro per il mondo e li distribuisce, rimarcati con la sua label, con un certo successo negli States, a quanto ho inteso. È il caso ad esempio dei giradischi Pro-Ject (austro-cechi) e della linea di elettroniche a cui appartiene il CDP oggetto di questa prova, di origine cinese: a quanto mi è dato di sapere si tratta di un Shanling, derivato per me dal modello CD 100 S, leggermente modificato nell'estetica e probabilmente costruito su specifiche dell'americano… In fondo la Shanling costruisce su ordinazione e progetto proprio o fornito per chiunque ordini almeno 500 pezzi.

Il 25.2, come dice la sigla, è la seconda versione di un oggetto in vendita da diversi anni negli States con un buon successo di pubblico e di critica. Si pone come fascia di prezzo tra gli "entry-level dell'high-end" ed i "top di gamma dei prodotti consumer" e ha stimolato anche la fantasia (a me notoriamente gradita) di diversi "elaboratori", che hanno individuato nel Music Hall un'ottima base di partenza per il loro lavoro di tuning: un esempio su tutti il lavoro che fa la Ditta UNDERWOOD HIFI (http://www.underwoodhifi.com/mod_musichall.html).

Tecnicamente ci troviamo di fronte ad un tipico prodotto OEM cinese di qualità (Burr Brown PCM 1738 24-bit/192kHz DAC, trasporto - made in China - Philips VAM1202/19, due uscite digitali ottica e coassiale, uscita analogica sbilanciata con RCA di buona fattura) dall'estetica sottile e curata, dominata nel frontale da un "occhio" in cui è inserito il display, che è molto piaciuta a mia moglie. Buon telecomando, semplice e sicuramente più pratico di quello del Micromega.

 

ASCOLTO

I due Cdp sono stati ascoltati nei miei due impianti casalinghi, costruiti rispettivamente attorno alle QUAD 988 e alle GRADIENT LAURI SPECIAL. Ho chiesto inoltre un parere a Enrico Puppo che li ha provati nel suo impianto casalingo (usato, come penso ricorderete, per la nostra prova in batteria di cavi di potenza e di segnale pubblicata nel numero scorso della rivista).

Si è trattato di un confronto impietoso ma per me istruttivo, per l'ennesima conferma che gli "ammazzagiganti" in hifi non esistono ma, ed è questo il caso, esistono macchine oneste che danno tutto quello che ci si può aspettare da apparecchi di quella determinata fascia di prezzo. Fascia che, per me, nel caso del MUSIC HALL, corrisponde all'ingresso nella vera high-end (ma sempre di ingresso si tratta), mentre per il MICROMEGA si pone ad un livello che potrebbe e dovrebbe corrispondere ad una scelta definitiva, o quanto meno a lungo termine, nel campo della riproduzione di sorgenti digitali.

Rispetto al CDP sino-americano l'Aria (provato solo attraverso le sue uscite sbilanciate) risulta fin dalle prime battute, di qualunque brano si metta a confronto, superiore in tutti i parametri: è in particolare la grana molto più fine e la maggiore informazione che sembra passare dal supporto all'ascolto a fare la differenza, accanto ad una prestazione "ariosa" di nome e di fatto.

In termini sonori questo cosa significa?

Una ricostruzione della scena acustica molto realistica, ricca di microdettaglio e molto profonda, una gamma acuta morbida, mai affaticante, ma non per questo non cristallina, una resa con la voce molto naturale, ricca di armoniche sul medio basso, un basso profondo, frenato, ma molto potente ed esteso.

A confronto con l'Aria, il 25.2 mostra un minor controllo sui bassi che appaiono anche meno profondi, un suono globalmente più chiaro con una leggera asprezza sulle altissime, una ricostruzione della scena acustica meno profonda e leggermente più spostata in avanti con una sorta di effetto monitor, un medio con qualche accenno di nasalità nella riproduzione delle voci.

Ovviamente queste caratteristiche "vengono fuori" nel confronto diretto tra i due apparecchi, ma il Music Hall in realtà è, per il suo prezzo, un'ottima macchina che, adeguatamente interfacciata con un impianto che sinergizzi bene con il suo suono, può dare grandi soddisfazioni al suo possessore attento alla ricerca di un ottimo rapporto qualità/prezzo (a memoria, mi piacerebbe ascoltarlo con le Almarro M1A e con l'integrato A318 che provai nel numero 18 della rivista: per circa 2500 euro totali potrebbe essere difficile trovare di meglio, cavetteria esclusa..).

Il MICROMEGA resta un'altra cosa: non suona 6 volte meglio del MUSIC HALL ma suona dannatamente bene, è in grado di far suonare i dischetti d'argento come raramente, forse mai, mi era capitato di ascoltare!!

Il CDP francese letteralmente e nel modo più "alto possibile" scompare e resta la musica.

Per la prima volta da quando provo oggetti per VHF ho dimenticato i miei "obblighi" di recensore e mi sono dedicato all'ascolto non dei dischetti da test (che palle!!! Ha straragione il Direttore) ma delle musiche che mi piacciono, del mio personalissimo attuale soundtrack: Gian Maria Testa con il suo ultimo splendido lavoro, una bella raccolta dei Chieftans acquistata allo store della Sony a NYC, "La pioggia di Marzo" di Cassandra Wilson, Mina che canta Renato Zero, il nuovo triplo antologico di Lucio Dalla, Sting che canta per DG le canzoni di John Dowland, l'ultimo imperdibile, evocativo Cat Stevens, Larghetto, Tema e Variazioni per violino e pianoforte di Donizetti, le Sonate per archi di Rossini e la Passione secondo San Matteo di Bach e via ascoltando per il puro piacere. E con questo credo e spero di aver "spiegato" come giudico questo "strumento musicale" che mi ha letteralmente ammaliato con una musicalità che mi fa domandare quanti soldi in più occorrerebbe spendere per fare un ulteriore e reale salto di qualità in avanti.

INCORNICIATO

In questa prova ho voluto "mettere a proprio agio" gli apparecchi che hanno dimostrato di apprezzare "molto" l'uso del filtro Black Noise Extreme a cui erano collegati tramite cavi di alimentazione Crystal; la differenza rispetto al collegamento diretto a muro con i cavi standard era evidentissima con ambedue le macchine: migliore messa a fuoco della scena virtuale, un "silenzio" prodigioso da cui la musica poteva emergere in tutta la sua finezza.
Questa prova è stata anche l'occasione per un ascolto approfondito "in casa mia" del cavo Siltech Compass Lake G5 confrontato con il mio attuale riferimento, il danese Dual Connect… Che dire? Ero convinto che nulla potesse suonare meglio dei Dual e credo che chi ha avuto la fortuna di poterli provare lo possa tranquillamente pensare. Evitate però l'esperienza di sostituirli con il Siltech, scoprireste che è "possibile" raggiungere vertici di precisione e neutralità inimmaginabili e che il Dual ha un leggero "rigonfiamento" sul medio-basso che rende forse la voce più calda, ma meno naturale. La qualità del cavo olandese è "commovente" se non fosse per quel prezzo che di commovente non ha purtroppo nulla.

Nel numero di Dicembre 2006 di Stereophile, Michael Fremer ha provato un cavo della Tara Labs, lo Zero, dal costo superiore al Compass Lake (13000 dollari contro 11500) ed è arrivato alle mie stesse conclusioni: è imbarazzante dirlo ma chi potesse permettersi un cavo di questo livello di prezzo, se avesse modo di ascoltare nel suo impianto, evidentemente al top dei top, il cavo della Siltech credo che difficilmente potrebbe poi rinunciarvi. È dura da dire ma è la verità, con buona pace di tutti gli autocostruttori del mondo.

L'Ascolto di Enrico Puppo.

Francesco si è presentato a casa mia con le due macchine e mi ha chiesto di ascoltarle. Cosa che ho fatto con piacere, ma avendo poco tempo a disposizione. Quindi anche le mie impressioni saranno espresse in pillole, in modo adeguato all'attenzione e al tempo che ho potuto dedicare a questa operazione.

MICROMEGA ARIA

E' una macchina ottima. Suono molto "arioso", dettagliato, morbido, forse un pelino ruffiano, ma in senso buono.

Rispetto al mio riferimento, il Bow Techlogies ZZ-8 (che costa più del doppio del CDP d'oltralpe) le differenze sono sfumature. Devo dire che a volte ho sentito differenze ben maggiori passando da un cavo così così ad uno top, che non passando dall'Aria al Bow.

In estrema sintesi, le differenze sono:

- il Bow ha bassi più fondi e materici, comunque l'Aria scende molto

- il Bow ha una scena decisamente più ampia. Quella dell'Aria è buona, ma non è secondo me il suo punto forte.

- Il Bow è leggermente più scuro, mentre con l'Aria la fascia acuta è leggermente più in risalto, pur restando piacevolissima, per niente aspra o affaticante.

- il Bow ha un suono più amalgamato e alla fine più naturale, ma il dettaglio è maggiore con l'Aria.

- La messa a fuoco dell'evento musicale mi pare migliore con l'Aria, forse merito del maggior dettaglio, a sua volta conseguente alla leggera enfasi della fascia acuta.

- Nel complesso il Bow ha un po' di magia in più, che si sente specialmente sulle parti più impegnative, che per me restano sempre le gradi orchestre, i cori, il pianoforte. Ma sono cose che vengono fuori solo ascoltando con orecchio molto attento e volendole trovare. Penso che essendo costretto a rinunciare il mio Bow potrei vivere felice con l'Aria senza problemi.

Punti deboli rilevati:

- ha un telecomando orribile dal punto di vista dell'uso, con tasti piccolissimi e scritte microscopiche (niente simboli)

- se il Bow è scomodo da usare, per la necessità di rimuovere il clamp e posarlo da qualche parte ad ogni cambio di CD, l'Aria è doppiamente scomodo, dovendo prima alzare il coperchio e poi togliere il clamp. Inoltre il coperchio di plexiglas mi lascia molto perplesso: è parecchio pesante ma è fissato con due cerniere ai lati e non esiste uno scontro "serio" che gli impedisca di cedere all'indietro. Che succede se si fa leva all'indietro aprendolo con poca grazia? Temo che i perni si possano rompere facilmente e ho come l'impressione che il danno non sarebbe proprio da due lire.

MUSIC HALL 25.2

E' una macchina con suono piuttosto chiaro e articolato con una grana abbastanza fine e un'ottima capacità di risoluzione e dettaglio. In alcuni passaggi musicali può apparire un po' troppo spostato verso l'alto e diventare leggermente metallico, specialmente sulle voci.

Buona la resa sui bassi, non influenzati dall'esaltazione, per altro non affaticante, dell'estremo acuto e medio-acuto che semmai può influenzare di più la riproduzione della gamma media e della voce che appare a volte "sottile".

In linea di massima mi pare un'ottima macchina nella sua fascia di prezzo, ma andrebbe interfacciata con impianti dal suono piuttosto scuro e dotati di una gamma bassa robusta.

Un confronto con l'Aria è improponibile, non tanto e non solo per la differenza di prezzo, ma perché veramente stiamo parlando di universi sonori distanti quanto lo possono essere due galassie. La cosa non ha nulla di stupefacente, lo sarebbe il contrario.

Ho piuttosto tentato un confronto con il mio Philips 963SA sull'impianto HT (sintoampli Marantz SR5500 e per l'occasione diffusori Sonics Anima, provati in questo stesso numero della rivista). Il 25.2 suona leggermente meglio del 963 su quasi tutti i parametri. Anche qui è una questione di sfumature, direi l'aspetto più evidente è una grana leggermente più fine che rende il messaggio più pulito. Sulle voci tutto sommato continuo a preferire il Philips, perché offre un po' di calore in più, essendo forse il Music Hall penalizzato dalla leggera enfasi in gamma acuta di cui dicevo più sopra. Va però considerato che amplificatore e casse, entrambi dal suono tendente al chiaro, sono l'esatto contrario di quello che secondo me sarebbe un abbinamento indicato per il 25.2.

CONCLUSIONI

Non disponendo del mio riferimento (i miei Lector sono a Pavia per un profondo e definitivo processo di modifica..) non pubblico le mie amate tabelle numeriche riassuntive, ma il giudizio su questi apparecchi mi pare facile; ribadisco ciò che ho affermato all'inizio di questo articolo, in hifi non esistono "ammazzagiganti", esistono apparecchi che possono suonare meglio, a volte molto meglio di altri nella loro fascia di prezzo, esistono apparecchi che possono essere paragonati ad altri un po' più costosi ma nessun oggetto cheap suona meglio di un altro molto più costoso se quest'ultimo è ben progettato e ben suonante, si potrà discutere all'infinito sul rapporto qualità/prezzo e sul danaro che "serve" per fare un VERO salto di qualità, ma un dato di fatto è inoppugnabile: nessun Davide vincerà MAI su un Golia di classe sonora proporzionale alla differenza di prezzo.

Detto questo resta il fatto altrettanto inoppugnabile che il Music Hall è un'ottima macchina entry level che credo abbia pochi rivali nella sua fascia di prezzo e a mio giudizio si è comportata meglio di diversi apparecchi più costosi che mi è capitato di poter provare (per chiarezza: pur costando circa 600 euro ritengo possa essere competitivo anche nella fascia di prezzo subito superiore ovvero possa essere confrontato con CDP fino a 1000-1200 euro di prezzo e che possa in questi confronti dire la sua con autorità ed essere preferito).

Non è né pretende di essere una macchina "perfetta", necessita di partner adatti a compensare i suoi logici limiti, ma credo che azzeccando, sinergicamente, gli altri componenti della catena in cui si inserisce potrebbe dare delle ottime soddisfazioni al suo acquirente.

L'Aria ritengo sia il miglior CDP che sia mai entrato in casa mia. Non ho avuto la possibilità di provarlo in modalità bilanciata, ma ho letto che potrebbe suonare persino meglio. Con la scusa, perché di bieca scusa si tratta, di futuri confronti ho chiesto ed ottenuto da Audio Reference di tenere ancora un po' da me il Micromega dopo il test, non riesco a rinunciare al suo suono…... che dire di più?


I CDP in prova sono importati e distribuiti da AUDIOREFERENCE



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