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NUMERO 21


Sistema cuffia wireless Philips SBC HD1500U: La sorpresa. di Francesco Pampanoni

Doverosa (non breve) premessa

Chi mi conosce un pò, direttamente o tramite cose scritte, quelle (poche) attraverso le quali è possibile intuire come la penso riguardo alla riproduzione audio (e video), sa che ricerco la semplicità, il minimalismo funzionale, la facilità di fruizione, la ricercatezza nel design.

In questa logica, quando poco più di un anno fa ho iniziato ad interessarmi seriamente di cuffie il mio impianto è stato progressivamente depurato di ogni orpello e comprende oramai solo lettore digitale (CD 16 Marantz), amplificatore per cuffia e una piccola serie di cuffie compresa una fiammante (nel senso del nuovo, non nel senso del colore) AKG K701 oggetto di una prossima prova di ascolto ottenuta in prestito grazie alla, per così dire, solidarietà cuffiofila di Filippo Alfonsi, grande appassionato e collega di forum.

Inoltre essendo un po’ allergico agli eccessi dell’hi-end, sono attratto prevalentemente dagli impianti ad elevato rapporto prezzo/divertimento.

Non a caso non scrivo prezzo/prestazioni. Le prestazioni (almeno quelle minime previste dalle norme DIN) in linea di massima, salvo rare eccezioni, ci sono quasi sempre. Il fatto è che a volte prestazioni normali o poco più che normali sono correlate ai prezzi secondo leggi bizzarre.

Inoltre in alta fedeltà vale il principio che i successivi miglioramenti qualitativi rispetto ad uno step iniziale sono sempre più costosi, ma spesso all’incremento qualitativo e di costo non corrisponde un maggior divertimento: apparecchi idiosincratici, accoppiamenti difficili tra oggetti che non provocano il batticuore della passione ma una antipatica tachicardia e in fondo la sensazione (o spesso solo il timore) che la calda coperta di prima sia diventato uno straccio infeltrito e ristretto.

In conclusione, in alta fedeltà sono attratto da oggetti intelligenti, belli da vedere, semplici da usare. Possibilmente di prezzo accessibile.

Come ogni volta ogni regola ha le sue belle eccezioni.

Sono fatalmente attratto dalle elettroniche McIntosh (belle da morire, ma quanto a minimalismo funzionale e costo accessibile non ci siamo proprio.

Per i pochi che non le conoscono buttate un occhio su www.mcintoshlabs.com o www.roger-russell.com o seguite il forum dedicato all’URL: http://www.videohifi.com/forum/forum.asp?FORUM_ID=58 ).

Ma questa è un’altra storia e se ci sarà occasione ne parleremo a tempo debito.

Perché un sistema wireless?

L’incontro con questo sistema è nato molto casualmente.

Cercavo una cuffia Philips semiaperta hardwire della quale s’era parlato nel forum e tramite i buoni uffici di Fabio (Cottatellucci) vengo a sapere che è uscita di produzione.

In alternativa mi viene proposto il sistema oggetto di questa prova.

Vengo assalito da qualche dubbio iniziale. In quel momento sono totalmente disinteressato all’audio/video (a cui il sistema Philips è dedicato) tant’è che non ho nemmeno un lettore DVD. Al contrario sto cercando di orientarmi nel mondo delle cuffie, non senza qualche difficoltà determinata dall’essere contemporaneamente moderatore del forum cuffie collegato alla rivista.

In breve. Io non volevo!!! M’hanno costretto!!!

Vi anticipo però che che questo sistema non è semplicemente riducibile ad una cuffia senza l’impiccio del filo.

Trovo che sia, ma soprattutto rappresenti qualcosa di più.

Perché un sistema Philips?

Ragionandoci la cosa non è affatto casuale.

Philips da Eindhoven è il colosso europeo dell’elettronica. E’, fatto non trascurabile, l’azienda che ha inventato il formato CD ed il suo successore SACD assieme a Sony.

Dal catalogo della multinazionale di origine olandese sono usciti apparecchi di grande interesse.

A partire dai primi lettori CD (ora ricercati oggetti di culto) passando per il CD723, autentico piccolo campione di prezzo e prestazioni ed oggetto di una serie sterminata di modifiche e tweaks, per arrivare fino ai recenti ed arcifamosi DVD 963 SA (http://www.videohifi.com/5_micromega_philips.htm ) e DVP 9000 S (http://www.videohifi.com/16_DVP9000S-3.htm ). Una lunga serie di successi.

Inoltre gli apparecchi Philips sono stati le basi di partenza degli ottimi lettori Marantz e Micromega.

Questo tanto per rimanere nel ristretto ambito della riproduzione audio domestica. Quanto al resto: date un’occhiata all’URL www.philips.com e sappiatemi dire. Tutto questo per dire che è impossibile non tenere conto di Philips e di quello che fa.

Veniamo all’oggetto

Come si vede il sistema è costituito ovviamente da una base e dalla cuffia vera e propria. Il tutto può essere comandato da un piccolo telecomando in dotazione.

In dotazione anche i cavi per il collegamento dei quali uno ottico.

La cuffia

La cuffia è di tipo chiuso. La risposta in frequenza dichiarata si estende dai 40 ai 24.000 Hz. L’altoparlante ha un diametro di 50 millimetri ed il magnete è in neodimio.

Philips dichiara una pressione massima indistorta pari a 100 dB.

Il padiglione sinistro ha sulla propria superficie l’interruttore di accensione, il tasto TUNE per la ricerca automatica del canale di trasmissione, l’indicatore a LED bicolore dello stato dell’alimentazione, i controlli di tono a pulsante (BASS e TREBLE) ed il comando di volume a leva, oltre a contenere il pacco batteria ricaricabile che alimenta la cuffia. In dotazione vengono forniti 2 set di 2 celle NiMH x 1,5 V (formato R6/AA). Quando un pacco viene utilizzato l’altro può rimanere nel vano di ricarica della base. In caso di bassa tensione della batteria della cuffia è immediato sostituire il set scarico.

I padiglioni sono uniti da un arco ampio e piuttosto rigido e l’altezza della cuffia è regolata da una cinghia che poggia sulla sommità del capo. Una regolazione stile AKG, per capirci.

La cuffia pesa alcune centinaia di grammi ed è ovviamente più pesante di una cuffia a filo, ma grazie ad uno studio ergonomico accurato il peso apparente della cuffia non è elevato. I padiglioni sono rivestiti in tessuto grigio e sono di forma ovale. La rotazione sull’asse verticale avviene a livello dell’archetto, mentre sull’asse orizzontale i padiglioni veri e propri sono incernierati sugli scatolotti che contengono l’elettronica di ricetrasmissione e di pilotaggio dei drivers.

I padiglioni rivestiti di un finissimo velluto sono sulle prime non adattissimi alle mie orecchie che hanno delle dimensioni un po’ sopra la media, ma comunque la giusta consistenza dell’imbottitura aiuta molto e dopo qualche istante ci si concentra sul film o sulla musica.

Complessivamente il confort è buono. D’altra parte se si guarda un film almeno un ora e mezza è necessario indossarla e la comodità per una cuffia è un must.

La base

La cifra estetica è quella della serie Cineos alla quale credo appartenga sia il lettore multistandard DVP 9000 S che l’amplificatore multicanale DFR 9000.

A me piace moltissimo ed è decisamente meglio riuscita della cuffia che sembra non avere con la base una continuità stilistica se non per il colore e certi particolari come l’interruttore di accensione e la grafica delle scritte.

Il frontale in alluminio spazzolato riporta da sinistra verso destra:

  • l’interruttore di accensione con un led rosso/verde per individuare lo stato (Acceso/Spento/Stand by),
  • l’indicatore dello stato di carica della batteria di riserva,
  • il selettore dell’ingresso utilizzato (Analogico 1, Analogico 2, Digitale 1 (S/PDIF) e digitale 2 (ottico)),
  • la selezione della modalità di funzionamento (Movie/Music) in caso di elaborazione Dolby Pro Logic II,
  • il selettore della modalità di funzionamento in Dolby Headphone (DH1 — stanza piccola, DH2 — stanza grande, DH3- modalità cinema),
  • il tasto di attivazione della modalità Night Mode (viene ridotta la dinamica del segnale per consentire un ascolto più adatto al basso volume delle ore notturne),
  • il tasto di selezione della funzione DBE (Digital Bass Enhancement).

La base può funzionare con un numero indefinito di cuffie. Inoltre Philips ha pensato bene di dotare la base di due uscite audio "hardwire" attraverso le quali possono essere pilotate altre due cuffie con filo con le stesse decodifiche previste per la cuffia wireless. Il livello di queste due uscite è regolato dalla manopola all’estrema destra.

Il pannello posteriore è dotato di una folta serie di ingressi e di uscite.

Da sinistra verso destra troviamo:

  • ingresso ed uscita digitale S/PDIF (curioso notare che nel manuale di istruzioni la connessione S/PDIF (Sony/Philips Digital Interface viene cambiata in P/SDIF Philips/Sony Digital Interface, quasi a rivendicare meriti maggiori nella paternità dello standard)
  • Ingresso ed uscita digitale ottica
  • Ingresso ed uscita analogica 1
  • Ingresso ed uscita analogica 2
  • Selettore del livello del segnale analogico
  • Selettore del canale di trasmissione
  • Presa di corrente.

Il manuale d’uso, che purtroppo reca qualche evidente errore di traduzione, riporta tutte le modalità di collegamento possibili.

Superfluo dire che le possibilità più ampie di decodifica e di codifica si hanno utilizzando gli ingressi digitali. Raccomandato ovviamente l’ingresso digitale S/PDIF

L’apparecchio oltre ai segnali analogici è in grado di ricevere e decodificare segnali di ingresso Dolby Digital 5.1, DTS 5.1, PCM 44,1 kHz, PCM 48 kHz.

Per quanto riguarda la sezione di Sintonizzazione/Ricezione/Tramissione questi i dati salienti:

  • Intervallo frequenza portante :  863 - 865 MHz
  • Separazione dei canali :  > 60 dB
  • Raggio di azione:  100 m
  • Avviso automatico di raggiungimento del limite del raggio d'azione
  • Routing automatico segnale audio.

Ed ora arriva la parte divertente!

Dopo qualche mia divagazione e la descrizione morfologica e funzionale vorrete sapere come va questo sistema.

Come tutti gli oggetti particolari (e questo sistema realmente lo è, visto che gli unici oggetti che concettualmente gli si avvicinano, immagino superandolo dal punto di vista della prestazione pura, sono i top di gamma AKG e Sennheiser) o si ama o si odia. Inutile dire che inizialmente l’ho cordialmente odiato.

Ho iniziato a testarlo come un set cuffia-amplificatore tradizionale, ma abituato all’ariosità della AKG K501 (http://www.videohifi.com/18_akg.htm) l’avere a che fare con una cuffia chiusa m’ha creato non poco disagio e tutti quei pulsanti e lucine mi hanno non poco disorientato.

E sulle prime la differenza l’ho sofferta.

Poi mi sono riconciliato con l’oggetto misterioso facendo un piccolo sforzo di razionalità.

Ho ripreso un po’ di letteratura sul Dolby Headphone e sulle varie codifiche, ho rispolverato i concetti basilari dell’home theater, mi sono letto il manale di istruzione, ho fatto ricerche su eventuali apparecchi similari ma soprattutto mi sono imposto di non ricercare pervicacemente le qualità di altri oggetti. Strategia, peraltro, azzeccatissima.

Non descrivo volutamente le impressioni di ascolto con la musica che ascolto abitualmente.

Dico solo che con supporti musicali la Philips se la cava più che egregiamente.

Dopotutto il segnale viene trasmesso mediante radiofrequenza e non ad infrarossi (tecnologia che ha una serie di pesanti limiti), i driver al neodimio fanno egregiamente il loro lavoro e la sensazione di libertà che si prova usando questa cuffia wireless non fa rimpiangere qualche (ovvio, se vogliamo) limite di timbrica, dettaglio e raffinatezza complessiva.

Il fatto rilevante è invece che mi sono imposto con successo di vedere film usando la cuffia (suscitando l’ilarità dei miei due figli di tre e cinque anni) ed ho praticamente visto in modo molto molto godibile praticamente di tutto: dai cartoni animati in Dolby 2.1 a DVD musicali, passando per film di ogni genere.

Esempi?

  • I cartoni classici della Warner Brothers,
  • i magnifici film di animazione Disney. Cito non troppo a caso "Toy Story 2" "Alla ricerca di Nemo" e "Gli incredibili", quest’ultimo con la stupenda colonna sonora (e superlativi i titoli di coda "musicati" con una lunga suite dei temi del film) dell’appena trentenne Michael Giacchino, famoso anche per aver composto gli score di films come "Mission: Impossibile III" e serial come "Alias" e l’imperdibile "Lost".
  • "Salvate il soldato Ryan". Come era sconvolgente la scena dello sbarco vista in 5.1 è rimasta, mutatis mutandis, sconvolgente in Dolby Headphone. Con il plus del contatto intimo col suono che solo la cuffia sa dare.

Con l’audiovideo in sostanza la Philips si scatena. Dinamica travolgente e grande coinvolgimento.

Se si ha poi la pazienza di scegliere per ciascun film il tipo di decodifica a sensazione più adatto il risultato è sempre godibilissimo.

Tutto bene? Quasi. Qualche accenno di nasalità può comparire nei dialoghi, la timbrica degli scores a volte è solo poco più che corretta.

Ovvio che un vero sistema 5.1 è decisamente un’altra cosa, ma i Dolby Laboratories (e la Philips!!!) sanno quello che fanno e i risultati si "audiovedono".

Assolutamente da provare

Parlo del sistema in se, che può risolvere ad un prezzo tutto sommato accessibile i problemi che un invasivo sistema home theater multicanale crea con diffusori, cavi ed amplificatori.

Qui per divertirsi, e ci si diverte davvero, basta un DVD e la Philips HD1500U.

Ma mi riferisco anche e soprattutto alla possibilità data da questo set di provare con cuffie tradizionali l’effetto della elaborazione digitale del segnale.

Sono convinto che il Dolby Headphone, pur nel suo elevato livello evolutivo, sia un primo passo. E che non sia l’unico approccio possibile.

Se verranno portate avanti ulteriori ricerche sono altrettanto convinto che ne vedremo delle belle. Ne riparleremo.

The end

Agli albori della mia passione per le cuffie ho subito capito che niente sarebbe stato come prima.

Passando da una parte (i diffusori) all’altra (le cuffie) della barricata sapevo avrei dovuto necessariamente cambiare approccio.

In particolare avrei dovuto affrontare le conseguenze dell’impatto che hanno le sostanziali differenze tra riproduzione effettuata mediante un sistema di diffusori e riproduzione effettuata mediante una buona cuffia: si rinuncia al soundstage dei diffusori per l’headstage (o headroom) della cuffia, con questa si ottiene intimità e coinvolgimento emotivo maggiore a fronte della mancanza dell’impatto fisico/viscerale, l’acustica ambientale può venire bellamente trascurata (semplicemente non c’è: tutto avviene tra trasduttore ed orecchio) ma si perdono anche i vantaggi di un buon collocamento in ambiente.

Probabilmente la cosa più drammatica per un audiofilo puro e duro è proprio la rinuncia alla ricostruzione scenica (in se probabilmente la più colossale balla che circola nell’ambiente, visto che nel mondo reale la musica dal vivo non funziona come sullo "stereo") in favore di una diversa ricostruzione dell’evento.

Ora so che nel mezzo di queste due impostazioni apparentemente inconciliabili c’è qualcosa.

Provate con calma e senza preconcetti il Dolby Headphone e sappiatemi dire se è vero.


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