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NUMERO 21


McIntosh MCD 201 di Bebo Moroni

 

…La prima cosa che mi viene in mente, ma che viene in mente, posso affermarlo con una certa sicurezza, a tutti gli appassionati è " è bellissimo". Lo so, c’è una sparuta minoranza di persone a cui non piace l’immarcescibile linea estetica Mac, a loro dico: non lo trovate bellissimo? Bene, continuate a leggere la prova e poi cercate di ascoltarlo. L’estetica non è tutto.

L’estetica non è davvero tutto, e se in un passato non recentissimo qualche macchina digitale della casa di Bighampton ha avuto una sua ragion d’essere soprattutto in virtù del feeling, appunto visuale, con gli altri apparecchi della casa, ma non è più quel tempo, e l’MCD 201 ne è dimostrazione oserei dire lampante.

Intanto è una macchina tutta progettata e pensata, e in massima parte costruita, "in casa" ( la meccanica è una meccanica da DVD? E quale macchina anche di altissimo livello, odierna, non monta una meccanica di lettura da DVD? Finita l’era delle Philips CDM, sono le più precise ed affidabili per impieghi audio. Quelle da PC? Sono meccaniche da DVD, o viceversa e il discorso non cambia di una virgola), con criteri di grande originalità, e di grande funzionalità. Non dev’essere certamente un caso se l’MCD 201 rappresenta, nonostante come ogni buon Mac non costi le proverbiali e fuori corso due lire, uno dei più grandi successi in termini di pezzi venduti e di apprezzamento del pubblico mai realizzati dalla storica casa, di cui io sono, ed è cosa stranota, uno storico appassionato ( e perché no, a mio modo "fan") tanto da aver su di essa compilato una storia che fa ancora storia ( ce le volevo mettere proprio tutte le ripetizioni!) attualmente in fase di aggiornamento.

Intanto in epoca di macchine multiformato, la vocazione prettamente audiophile dell’MCD 201 consiste nell’essere una macchina "solo" bi-formato, nel senso che legge CD e SACD ( oltre ai derivati registrabili dei CD, e alla compatibilità MP3), ovvero non si occupa di cinema, e che è puramente e ineffabilmente a due canali. Già un SACD stereo, che non fa venire la varicella ai "puristi".

Una macchina ottimizzata per ottenere il massimo delle prestazioni oggi possibili dai supporti digitali stereofonici, che non punta alla versatilità a tutti i costi, ma che ha, in altro modo, nella versatilità una altro dei suoi punti di forza.

Già perché l’MCD 201, volendo, fa a meno del preamplificatore, e grazie alle due uscite, sbilanciata e bilanciata, variabili e comandate da un raffinato controllo di volume analogico, presente sia sul pannello frontale in forma della classica manopola Mac con ghiera cromata, che sul telecomando, e al notevole livello d’uscita massimo di queste, 6Vrms su quelle sbilanciate, 12Vrms su quelle bilanciate ( rispettivamente 2 e 4 Vrms per le uscite fisse) lo fa senza rinunciare ad ampiezza dinamica e spl ottenibile. Come ben sa chi mi legge, io sono contrario alle soluzioni senza preamplificatore, componente che continuo a ritenere l’architrave di un "edificio" ad alta fedeltà, ma devo dire che il comportamento dell’MCD 201, anche in assenza di preamplificatore è encomiabile, anche perché di fatto il suo preamplificatore interno il nostro ce l’ha. Questa notizia può rivelarsi una gran pacchia per chi ascolta solo software digitale, perché può significare, com’è ovvio, risparmiare un bel po’ di soldini, per, magari, investirli nel finale di potenza e nei diffusori.

Ma a me, che ascolto anche ( e molto, più che molto) software analogico, l’MCD 201 mi sembra un oggetto splendido anche senza volerne sfruttare ( o facendolo limitatamente) tale caratteristica.

Oh, chiariamo subito una cosa: alcune delle macchine della primissima serie, hanno mostrato, come spesso accade nelle macchine digitali delle ultime generazioni, qualche problemino di firmware, problemi che sono stati risolti dalla casa su dette macchine, e che non sussistono più essendo stato corretto e consolidato detto firmware, dunque chiunque acquisterà un MCD 201 potrà farlo nella massima tranquillità e con l’attuale garanzia del distributore italiano, di ben 5 anni.

Ma c’è un'altra prerogativa dell’MCD 201 che va sottolineata, e va sottolineata ben bene: la meccanica, onde ridurre al minimo gli errori di lettura e massimizzare le prestazioni musicali, legge i CD a quadrupla velocità e i SACD a velocità doppia. Ciò rende oltretutto possibile la lettura di dischi che altre macchine, per imperfezioni o abrasioni e/o graffiature della superficie del disco stesso, non riescono a leggere nemmeno a cazzotti. Un'altra performance personalizzata non da poco. Verificata, con sorpresa, su dischi rimasti per anni nel dimenticatoio.

Per il resto l’MC201 è un McIntosh "vero" in tutti i sensi, dal pannello di cristallo nero retroilluminato, alle manopole con la suddetta ghiera cromata ( per esempio, in manuale, la ricerca brani è gustosamente affidata, appunto, ad una di dette manopole), alla proverbiale qualità di costruzione e raffinatezza di finitura, sino al peso. Che è anzi la prima cosa che balza…alla schiena. Lo prendi, come faresti con qualsiasi player digitale e spontanea ti scaturisce una lieve esclamazione:" aho! Ammazzalo quanto pesa!". E se guardi dentro, non c’è zavorra…

L’ascolto

L’MCD 201 è stato inserito in una catena composta da (vabbè i giradischi li conoscete ed è inutile- mi sembra palese no?- che in questo caso li rielenchi), amplificatore integrato McIntosh MA 2275, diffusori JBL L300 Summit e Tannoy Autograph Mini. Come lettore digitale di riferimento ho impiegato l’eccellente Labtek Hi-End. I cavi di segnale impiegati sono stati i Klimo DIS di segnale sbilanciati, i Neutral Cable Ikonoclast di segnale bilanciati, gli Art FG3000 di potenza. Disponendo l’MA2275 sia di ingressi bilanciato che sbilanciati per la sezione linea dedicata al CD e della possibilità di utilizzarne la sola sezione finale ( cioè, dunque un finale MC 275), ho potuto realizzare, con un solo amplificatore integrato, un set di prove decisamente completo.

Se eliminiamo il pre…

Se impieghiamo dunque le uscite variabili, in questo caso sbilanciate ( per forza di cose), quello che otteniamo è un suono di particolarissima trasparenza, direi superba, con una capacità di risoluzione che impiegando i SACD ( ah, da notare, altra raffinatezza che m’ero dimenticato di segnalare nella descrizione, c’è un tasto per selezionare CD e SACD, e non è una rinunzia al riconoscimento automatico da parte della logica, bensì la conseguenza naturale del fatto che CD e SACD su questa macchina girano a due differenti velocità, e vengono trattati come due entità differenti. Se inserite un SACD lasciando il tasto in posizione CD il pick up leggerà automaticamente lo strato ibrido del disco) ha ben poco, ma davvero poco ( un pochinino sempre, ma una differenza esiste e se le cose vanno come credo che vadano, sempre esisterà) da invidiare ad un buon LP letto da una signora testina su un signor sistema giradischi/braccio. La dinamica c’è ed è più che sufficiente, anzi, abbondante con le L300 Summit, rimarchevole con le Tannoy Mini Autograph. Posso immaginare che da questo punto di vista le cose migliorino ulteriormente con un collegamento bilanciato al finale, ma nel corso della prova non ho avuto la possibilità di effettuare questo ulteriore test.

La timbrica è eccellente, non c’è traccia, come qualcuno avrebbe potuto o voluto sospettare, di un ammorbidimento "ruffiano" delle alte frequenze, non c’è un forzato suono "a’ la Mac", l’MCD 201 si comporta da signor lettore di altissimo livello, cercando di mantenere intatto il segnale che gli proviene dal supporto. Le alte dunque sono estesissime e complete, ma non sono trapananti né aspre, perché non v’è alcuna seppur minima esaltazione delle medio-alte, cosa che invece sempre più spesso notiamo su macchine ( specie solo CD) di alto bordo, e che ha come scopo quello di creare un’irreale ipertrasparenza che si traduce alla fin dei conti in sgradevole fatica d’ascolto. L’MCD 201 specie con i SACD ti consente di alzare il volume anche oltre quelli che definiamo "livelli realistici" senza far sanguinare i tuoi preziosi apparati timpanici, ma anzi accarezzandoli. E questo vale sia passando per il pre che andando direttamente al finale. Dico soprattutto con i SACD non perché questa macchina non sia in grado di leggere con la medesima abilità i CD, bensì semplicemente perché i CD, sostanzialmente tutti, anche solo un minimo, di vetrosità la contengono sempre.

Passando attraverso il pre notiamo un recupero di dinamica e di "punch", ma assai minore di quello che accade normalmente ascoltando una macchina con uscite variabili collegata direttamente ad un amplificatore di potenza o fatta passare attraverso un preamplificatore. Senza calcolare ( ma calcoliamolo) che la qualità di queste uscite variabili, è anni luce lontana da quella che siamo abituati a percepire da tale tipo di uscite.

Altro vantaggio del passare attraverso un preamplificatore è quello che non esistono zone "trascurate" nel percorso del volume. Ma anche in questo caso, l’uscita variabile dell’MCD 201 è stata studiata molto bene, e per una sola posizione della manopola del volume ( nel mio impianto corrispondente a circa 1/3 della corsa) ho notato una risposta leggermente depauperata sulle medie.

Fatto sta che la musicalità di questa macchina è ai massimi livelli oggi ottenibili dal digitale e, lo so è una mia polemica personale, ma lasciatemela fare, continuo a chiedermi perché mai insistere nel farsi del male spendendo cifre così e più alte ancora, per avere dei lettori solo CD che non solo non ci pensano affatto a trattare meglio tale supporto di quanto non faccia l’MCD 201 o anche il Labtek di riferimento, ma anzi stanno sempre una spanna indietro a queste due eccellenti macchine.

L’MCD 201, come si conviene ad un lettore "serio" non ha preferenze musicali, tratta il segnale con enorme equilibrio, dunque è pronto a rispondere al meglio a qualsiasi sollecitazione gli giunga dall’utente e dal supporto. Potremmo definire il suo grado di neutralità estremamente alto, con una leggerissima dominante calda, che conferisce piacevolissimo spessore al suono.

L’immagine stereofonica è caratterizzata da grandissime ampiezza e luminosità, la tridimensionalità della scatola sonora è decisa, con gli elementi al suo interno ottimamente individuati e scolpiti da un notevole chiaroscuro.

Sia che il supporto sia il comune CD che la sua incarnazione migliore che prende il nome di Super Audio CD, l’MCD 201 è in grado di esaltarne le doti e, specie nel primo caso, naturalmente, anche i difetti, come si conviene ad una macchina di altissimo lignaggio com’è questa. Ma a differenza delle macchine innaturalmente "iper-trasparenti" di cui si diceva sopra, il lettore McIntosh non si dimostra impietoso, lasciandoci ascoltare anche quelle incisioni onestamente mediocri quando non peggio, ma che magari hanno un contenuto artistico di alto livello, o comunque a noi caro.

Gran bella macchina, cribbio che Mac-china!


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