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NUMERO 21


"Al primo posto metterei le riviste.
Ogni mese in un'orgia multilinguistica, un "vero audiofilo" non può non leggere "anche" Stereophile almeno sul web, ci propinano novità e prove d'ascolto che minano alla radice costantemente e in sempre nuove forme le nostre convinzioni sul buon suono del nostro impianto.
Il bello è che la carta "non suona" ma "descrive" le costanti meraviglie di costantemente nuove apparecchiature in un continuo spostamento in avanti, in un continuo rimescolamento delle graduatorie di merito.
L'HIFI è il "trenino Rivarossi" per adulti maschi consenzienti nella ferma volontà d'autoflagellarsi.
Al secondo posto metterei gli "amici", quelli che ti piombano in casa per sentire la tua ultima "conquista" e rimangono in silenzio ad ascoltare con la bocca un po' storta frenando a malapena disgusto e derisione.
Al terzo posto metterei le fiere high end: possibile che tutti, dico tutti gli impianti suonino "da Dio" creando voglie e sconforti senza fine.
Al quarto posto metterei il nostro pusher di fiducia che, passandolo a trovare ci invita nella sala d'ascolto a sentire il nuovo modello di diffusore o di ampli che gli è arrivato e, come il maligno con Sant'Antonio nel deserto, ci tenta con l'offerta di un part exchange allentante quanto necessariamente a tempo limitato.
Non volendo lasciare nulla d'intentato vorrei che queste colonne rappresentassero per chi legge un'ulteriore "Pulce nell'orecchio" nella catena di Sant'Antonio del masochismo costituzionale di ogni appassionato.".


Do you remember Monsieur Gordini, do you remember Herr Karl Abarth?
Una modifica "hard-core" a due finali Threshold S-200 vintage
Ha collaborato Giacomo Pruzzo

Oggi come oggi i due ultimi paradisi sono rimasti la Germania (complice la mancanza quasi assoluta di limiti di velocità in autostrada) e gli Stati Uniti patria e principale mercato per questo genere di cose.
Sto parlando delle elaborazioni automobilistiche, delle trasformazioni a volte radicali di auto di serie in mostri capaci di prestazioni spesso imparagonabili a quelle del modello originale.
Se questa è la realtà odierna, non era così in passato e la palma europea delle elaborazioni era una gara al fotofinish tra Italia e Francia.
Chi ha la mia età credo ricordi ancora i nomi di Amédée Gordini e Carlo Abarth, due veri geni nel loro campo.
Gordini nasce nel 1899 a Bassano in provincia di Varese. Trasferitosi in Francia nel 1926 comincia a gareggiare in auto, la sua grande passione.

Negli anni trenta inizia ad elaborare le automobili della Simca per passare poi negli anni cinquanta a collaborare con la Renault per la quale sviluppa elaborazioni, che portavano il suo nome, sia in ambito racing che nell'ambito della "normale" produzione di serie, fino alla morte avvenuta nel 1979.
Simile la storia di Carlo Abarth, nato a Vienna nel 1908 da padre italiano e madre austriaca. Negli anni trenta corre in macchina ma la sua carriera viene stroncata da un grave incidente nel 1939 a Lubiana.

Nel primo dopoguerra inizia a collaborare con la mitica e sfortunata Cisitalia per fondare, dopo il fallimento di quell'iniziativa, nel 1949 una società che porta il suo nome avente come simbolo lo Scorpione suo segno zodiacale.

Abarth divenne famoso nell'Italia del Boom per le sue elaborazioni di auto di serie, quasi tutte Fiat trasformate nelle sue mani in piccoli dragster, come faceva a Roma il suo "concorrente" storico Giannini, venduti in piccoli numeri con il suo marchio, che, nel 1971, cedette alla Fiat che tuttora lo usa per identificare le sue auto più sportiveggianti.
Carlo Abarth morì pochi mesi dopo il suo ritiro a Vienna, dove era tornato.
Ho fatto questa premessa "automobilistica" poiché mi pare vi siano molti paralleli tra le elaborazioni di auto e quelle di apparecchi hifi: da un lato possiamo mettere il fine tuning (ciò che normalmente presento nella mia rubrica), ovverosia gli add-on che non modificano radicalmente un progetto ma cercano di ottenere il meglio da ciò che si ha, si tratti, in campo hifi, di un fusibile, di un cavo, di un piedino di appoggio, si tratti per le auto della sostituzione delle gomme con altre più performanti. Accanto a questi interventi ve ne possono essere di più radicali assimilabili in campo audio ai capolavori realizzati a suo tempo da Gordini e Abarth, partendo da una base di serie per approdare ad oggetti completamente diversi.
Il campo delle elaborazioni di tal fatta è stato da sempre palestra per gli autocostruttori poiché occorre competenza e tecnica, per evitare guai o taroccamenti senza senso, che pochi appassionati possiedono, e a volte si è trasformata in produzione in piccola serie come è il caso dei CDP elaborati dalla italianissima Labtek con risultati molto lusinghieri.
Per altro vi è da dire che "il vero tweaking" è proprio questo: un intervento radicale ancorchè "mirato" volto a modificare, a volte pesantemente, un apparecchio intervenendo sull'hardware, in questo senso non sono un vero tweaker stanti le mie nulle capacità non solo di ideazione di modifiche di tal fatta ma anche di semplice implementazione non sapendo io letteralmente usare neppure il saldatore.
Ma a volte un appassionato può realizzare i suoi sogni quando sulla sua strada incrocia un Amédée Gordini o un Carlo Abarth disposto a seguire e realizzare le sue malinconie di modifica e i suoi sogni di vero tweaker mancato.
Il mio Gordini - Abarth si chiama Giacomo Pruzzo e vive e lavora a Genova.
Da tempo stavo meditando su un upgrade del mio secondo impianto di casa, oggi costruito attorno alle LAURI SPECIAL che mi sono fatto costruire in Finlandia dalal Gradient. Si tratta di diffusori che come ho raccontato amano molto la potenza, situazione nella quale danno il meglio di sè, per cui ho iniziato a valutare l'ipotesi di cambiare i miei 4 finali MA-50 delal Musical Fidelity con qualcosa di migliore e di più potente.
Ne ho parlato in redazione e Bebo mi ha consigliato di valutare l'ipotesi di acquistare se li avessi trovati dei finali della Threshold, specie delle serie prodotte negli anni ottanta sotto la supervisione non solo progettuale del "mitico" Nelson Pass.
Mi sono messo in caccia su EBAY e nel giro di qualche mese sono entrato in possesso non di uno ma di due S-200 in ottime condizioni generali ad un prezzo, meno di 800 Euro cadauno, che mi è parso estremamente conveniente viste le prestazioni che mi hanno offerto all'ascolto nella mia catena.
Ma si sà, l'appetito vien mangiando e così ho cominciatoa cullare l'idea che questi vecchi campini potessero adeguatamente aggiornati dare ancora di più e ne ho parlato con l'amico Giacomo Pruzzo a cui da tempo ho affidato la manutenzione delle mie elettroniche. Giacomo solitamente è molto restio a fare modifiche ma di fronte ala possibilità di mettere le mani suiprodotti di Nelson Pass non solo non si è tirato indientro ma mi ha detto che aveva bene in mente come e dove intervenire per ottenere il massimo da circuiti come si suol dire "nati bene".
La mia passione per il Tweaking ha fatto sì che chiedessi di intevienire anche su particolari esterni alla circuitazione come Binding post, in vero piuttosto dozzinali, per me, in origine, e cablaggio interno... Giacomo un po' sbuffando ha accettato di intervenire anche su questi aspetti e quel che segue è da un lato il racconto delle morifiche dall'altro la mia prova di ascolto delle stesse in confronto con i finali in versione standard.
Credo sia utile anteporre a tale racconto un po' di storia della circuitazione Stasis caratteristica da sempre dei finali progettati da Nelson Pass.
Data la natura tecnica del "soggetto" ho chiesto a Giacomo Pruzzo un contributo che vi presento di seguito:
"Tra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ’80, contemporaneamente o quasi alla riscoperta delle apparecchiature valvolari e alla nascita del fenomeno della cosiddetta alta fedeltà esoterica, sono comparsi - specialmodo al di là dell’Oceano - una serie di eccellenti amplificatori "moderni". Nulla a che vedere con i primi mostri allo stato solido, un pò gracchianti, senza definizione, brutali nelle loro potenziali centinaia di watt erogati senza troppa impressione di autorevolezza e men che meno di musicalità, ma macchine eccellenti (sopratutto per l’epoca), frutto di progetti nuovi e materiali sofisticati. In fondo, la diatriba tra suono valvolare e suono transistorizzato nacque e si sviluppò proprio in quegli anni, senza peraltro portare a clamorose nè definitive sentenze; anzi, ne giovarono tutti e due i filoni, e non ultimi gli audiofili che ebbero, in un ahimè ormai defunto bel periodo, ottimi amplificatori appartenenti alle scuole di cui sopra.
In questo panorama, accanto ai mostri sacri quali Mark Levinson e Krell, che riprendevano circuiti tutto sommato classici, portandoli però all’esasperazione con regimi di funzionamento a bassa efficienza ma intrinsecamente lineari - tipo la famigerata classe A - (grazie anche ad una maniacale scelta di componenti elettronici di precisione o militari), c’è stato un fiorire anche di progetti nati da equilibrismi elettronici d’avanguardia, tra cui rientrano proprio gli amplificatori oggetto del nostro discorso.

Dalla penna, o meglio, dalla lucida mente del progettista Nelson Pass, è nata infatti nei primi anni ’80 tutta una serie di apparecchiature audio di pura avanguardia, svincolate dalle mode del passato e tutt’ora in grado da dare molto filo da torcere a componenti moderni e blasonati. Senza poter qui ripercorrere - ahimè per mancanza di spazio - l’intensa vicenda della Threshold Corporation dello stesso Pass, ricordo brevemente come uno dei più geniali brevetti del progettista abbia riguardato una particolare configurazione di amplificazione di potenza nota come Stasis Configuration, o semplicemente Stasis. Alla ricerca infatti di amplificatori molto lineari, efficienti e dunque non necessariamente polarizzati in una classe A profonda, Pass ha inventato un circuito in cui le prestazoni soniche sono determinate quasi esclusivamente da una coppia di dispositivi bipolari polarizzati in classe A che pilotano il carico direttamente, essendo invece la corrente di uscita fornita da transistori impiegati come "booster". Senza entrare troppo nella teoria, Pass concepisce dunque uno stadio finale composito, in cui i dispositivi (transistori) che gestiscono le elevate correnti lavorano per così dire "di grosso", mentre il lavoro fine è attuato da due soli componenti operanti in un regime molto lineare. Talmente lineare che la topologia Stasis classica non prevede una controreazione globale prelevata dai morsetti di uscita, con tutti i benefici del caso!
Con una siffatta topologia circuitale, costruire macchine eccellenti è senz’altro possibile. Pass condisce il tutto con circuiti di pilotaggio moderni (sempre montati su schede a parte, essendo i finali sempre invece montati su grosse alette di raffreddamneto), realizzati con differenziali a Fet e cascode di bipolari, senza applicare grossi tassi di reazione nè globale nè locale. Con l’oculata scelta dei punti di lavoro, il risultato è eccellente sia dal punto di vista elle prestazioni elettriche, sia da quelle acustiche.
A parte piccole varianti, tutti i finali Stasis ricalcano la struttura che ho grossomodo descritto prima; l’estrema flessibilità della circuitazione di uscita consente infatti di aumentare a dismisura la potenza di uscita semplicemente aumentano la tensione di alimentazione e il numero di transistori finali. Ecco perchè il fratellino minore a cui è dedicato quest’articolo impieda in tutto 8 transistori di potenza per canale, che raddoppiano di volta in volta nei modelli maggiori. Assieme al calore, alla potenza, al peso e...al costo. Fatta eccezione per questa particolarità, si tratta di apparecchi tutti assai simili; se qualcosa cambia o è cambiato,è sempre stato nel circuito di polarizzazione dello stadio di uscita.
Incidentalmente, Nakamichi rimase così affascinato dalle prestazioni dei Threshold che ne comprò la licenza per costruirne versioni proprie, appunto, su disegno; da ragazzo ne ebbi uno, e forse fu il solo amplificatore del Sol Levante, a transistor, a suonare in casa mia."

Prima di addentrarmi nella relazione della prova di ascolto credo sia interessante ascoltare dalla viva voce di Giacomo Pruzzo una descrizione approfondita delle modifiche effettuate e dei razionali che vi stanno dietro (le foto che accompagnano il testo mostrano il confronto tra i Threshold priam e dopo la "cura"):
"In via del tutto generale, molti sono i "veri" amplificatori a stato solido che possono beneficiare di alcune semplici migliorie, soprattutto se progettati e realizzati nell’ultimo periodo d’oro dell’alta fedeltà (dunque almeno dieci o quindici anni fa). I Threshold, come molti apparecchi di razza prodotti oltreoceano prima dello scoccare del nuovo millennio, non fanno di certo eccezione; se si tiene infine conto che non soffrono assolutamente di difetti di progettazione o altre patologie (come abbiamo visto prima, semmai si verifica il contrario), beh, pochi sono allora i lifting da applicare per renderli ancora una volta primi della classe.

Chi mi conosce, sa che generalmente non sono molto incline a modifiche strutturali - o comunque tali da modificare pesantemente il progetto originale - sia per questioni di filosofia, sia per pigrizia. Se gli amplificatori valvolari meritano un discorso a parte (già affrontato dal sottoscritto sulle pagine di Costruire Hifi), ricordo che quelli a stato solido permettono però un numero minore di possibili upgrade, se non altro perchè non prevedono quasi mai la sostituzione di quei componenti attivi che tanto maneggiano il povero segnale musicale; rimangono così ampi gradi di libertà soltanto per i componenti passivi ed il cablaggio...
Beh, non è poco comunque. Sono soprattutto i condensatori ad attirare attenzione, sia perchè sono tra i componenti che più hanno subito un miglioramento globale delle prestazioni dagli anni ’70 in poi, sia perchè, limitatamente a quelli elettrolitici, sono spesso da sostituire perchè esauriti o comunque in via di esaurimento per età.

Dopo questa premessa, cosa possiamo fare dei Threshold in questione?
Posto il fatto che tutto ciò che segue ben si applica all’intera famiglia dei finali Stasis e non solo, per prima cosa Vi suggerisco di controllare proprio lo stato dei condensatori di filtraggio. Questi, di produzione Yankee e dunque Sprague o Mallory, hanno un valore peraltro non enorme, e vanno sostituiti senza alcuna esitazione in caso di sospette perdite di elettrolita o gonfiori allarmanti. In realtà, essi andrebbero valutati (dunque misurati) attraverso capacimetri capaci di quantificare le perdite per resistenza serie o ESR, alla corretta tensione di alimentazione; pochi sono i possessori di tali strumenti, sia per ragioni di costo sia per il fatto che si tratta di dispositivi che poi si impiegano per due volte nel corso di una vita, dunque vi consiglio di ricorrere all’amico più esperto che possa appunto testarli accuratamente in caso di mancanza dell’harware necessario.

Nei due esemplari in esame, essi si sono rivelati ancora pienamente efficienti, e si è deciso, per ora, di non sostituirli; come detto prima però, l’evoluzione tecnologica ci ha portato stupendi elettrolitici (EPCOS, KENDEIL, ROE, RIFA; ecc) facilmente reperibili presso i grossi distributori di materiali professionali quali RS, Farnell e Distrelec. Con capacità molto più alte a parità di tensione e volume, nei Threshold effettivamente ci stanno bene 30-40.000mF, con i quali molto probabilmente la gamma inferiore acquista maggiore solidità e la dinamica tipica di realizzazioni di pregio con alimentatori "mostruosi". Un semplice bypass dei condensatori di filtro con condensatori al polipropilene da 4mF/200V si è però già dimostrato molto efficace per la gamma medio alta, coadiuvato da un’ulteriore coppia di bypass analoghi montati direttamente sui due circuiti stampati di ogni canale; personalmente, ho impiegato ottimi componenti analoghi agli Electrocube o RELCAP, ma non ho dubbi che si possano ottenere benefici anche con componenti più diffusi come i Solen o i Mundorf.
A parte l’introduzione dei 4 condensatori di bypass, l’alimentazione dei Threshold è stata dunque lasciata largamente invariata; se di modifica si può parlare, soltanto i fusibili in serie alle linee di alimentazione sono stati cambiati, trovandosi effettivamente in posizione molto critica; volendo esagerare sono stati usati i fusibili audio grade della tedesca HIFI - Tuning in argento e ceramica.
E dopo i condensatori? Beh, ci sarebbero le resistenze, se non altro per importanza; Nelson Pass ha sempre impiegato sia le resistenze di precisione all’americana, tipo Dale o IRC, e le più comuni Allen Bradley ad impasto nei punti meno critici, come le reti di Zobel o nelle cadute di tensione. Essendo stati costruiti per alcuni anni e con leggere varianti, è possibile che sui beneamati Stasis si trovino montati, dunque, resistori di tipo differente a seconda dei lotti disponibili al costruttore. Limitatamente a quelle di segnale, tutte quelle a film metallico da 1/4W hanno caratteristiche simili (sia elettriche, sia prettamente soniche) seppur prodotte da costruttori differenti; in caso di necessità, magari (come in questo caso) per rendere più simili apparati prodotti in serie molto diverse, ottime sono le Resista o le Beyschlag, reperibili anche da noi proprio nel taglio di 250mW.
Sulle alette di raffreddamento, però, le migliori sono sempre quelle a filo (che assomigliano maledettamente alle Allen Bradley, ma si riconoscono per il caratteristico corpo stampato che non è così liscio, oltre al codice "sbavato"). In alcuni finali le ho trovate anche ad impasto, e di strana costruzione europea; si riconoscono per un corpo di color crema e per un aspetto più slanciato che non le precedenti. Consiglio caldamente la loro sostituzione con componenti tipo ATE, DALE, ecc. ecc, rigorosamente a filo.

Una menzione a parte meritano a questo punto tutti i semicondutti impiegati nella produzione Threshold: Motorola di gran classe e, raramente, National; di meglio non si poteva impiegare. Nel caso di apparecchiature riparate o da riparare, conviene allora spendere qualche tempo ed euro in più alla ricerca infatti di componenti di egual classe, specie nello stadio finale che determina le prestazioni in modo così determinante. Pass ha impiegato originariamente dispositivi industriali in contenitore metallico TO-3, dalle caratteristiche spinte (per l’epoca), e a cui corrispondono circa le costose coppie 2N5631 e 2N6031. Ho fatto delle prove, valutando anche la Ft e la posizione del Secondo Breakdown con il mio tracciacurve Tektronix. Di prestazioni analoghe ma prodotti più recentemente anche da ON-Semiconductors e reperibili a prezzi più umani (oltreoceano, ma per fortuna la rete serve anche per questo), ci sono i sempreverdi MJ15023 e MJ15024, che suonano anche più aggraziati. Certo che, volendo fare un bel lavoro, in caso di rotture bisogna sostituirli tutti! Tutti dallo stesso lotto se non si vogliono inoltre fare costose selezioni; certo, una cosa è se si rompe il finale più piccolo (che di finali ne ha 16), altra questione è la riparazione del fratello più grande, che rischia di costare un capitale.
Per fortuna, si tratta di macchine stupende e pure molto robuste. Se poi non le si violenta, è meglio.
Dopo aver osannato così tanto la straordinaria qualità della componentistica attiva, è il turno del cablaggio, forse l’aspetto più semplice di tutte le piccole migliorie in questione. Sì e no, dipende da come si vuol agire, sul percorso della musica stessa. Ecco, il Threshold S-200 non ha di certo un cablaggio robustissimo nè all’avanguardia, soprattutto nei percorsi di segnale.

Detto, fatto: dopo aver sostituito i connettori di uscita (di peraltro pregevole qualità) con mostruosi e libidinosissimi della francese PHY-HP in argento, sempre con lo stesso pregevole materiale è stata realizzata la connessione negativa del carico, che si connette all’amplificatore nei pressi degli elettrolitici di filtro. Con un doppino intrecciato, udite udite, in purissimo oro, prodotto dalla DUAL CONNECT è stato realizzato invece il percorso di segnale tra il bel connettore RCA Tiffany e l’ingresso sullo stampato di segnale. Siccome il Dual non è assolutamente accorciabile "in casa" perchè il filo d’oro - capillare - non si può saldare con i comuni attrezzi, l’eccessiva lunghezza di circa 25cm si può mascherare con una semplice spira disposta tra la scheda di segnale stesso e l’elettrolitico di filtro. Il tutto, con un un’unica avvertenza: lavorare bene, controllando spesso con l’ohmetro la correttezza delle connessioni per non commettere alcun fatale errore: meglio usare il Threshold per riprodurre la musica, che non per i fuochi artificiali!
L’ultimo tweaking, se così si può definire, consiste nell’alzare il valore della corrente di riposo: con un multimetro connesso infatti in parallelo ad una qualsiasi delle resistenze di emettitore da 1W (resistenza di degenerazione dei transistor finali), portare il valore della tensione letta ai capi fino a 170mV circa agendo sul trimmer che, appunto, regola la corrente quiescente.
Sulla falsariga di una nota reclamé, più corrente più calore, più calore più musica, più musica più amore..."

Sul piano dei risultati sonori che poi è ciò che più conta, non posso non dichiararmi assolutamente soddisfatto.
Inseriti nel mio impianto, posti a pavimento su due INDISPESABILI tavolette STAB1 di Gregorio Giust, chiamati, come detto, a pilotare in biamping passivo le mie LUARI C37 & SILVER EDITION hanno mostrato uno spiccato carattere e un suono di altissima qualità, diverso da quello che si otteneva nello stesso setup prima degli interventi descritti.

Il suono si è fatto più materico, concreto radiografante, l'innalzamento del volume lascia intatta dimensionalmente la scena acustica virtuale nella quale, con molta più aria attorno gli interpreti si materializzano davanti all'ascoltatore con un suono leggermente più aggressivo rispetto a prima ma è un'aggressività in guanto di velluto più connessa alla maggiore rapidità della risposta ai transienti per la maggiore riserva dinamica dei finali, che ad un indurimento delle alte frequenze che restano cristalline e perfettamente differenziate e integrate con il resto dello spettro.
Colpisce l'aumento "magico" dell'ambienza e la ricchezza delle microinformazioni restituita con una vivezza con un effetto "come se" sconosciuto alla versione non modificata.
Non vi è parametro che non sia stato magnificato dall'elaborazione senza che i Threshold perdano la piacevolezza di base e la musicalità che me li avevano fatti scegliere sul mercato dell'usato.
La voce è ricca di armoniche, naturale e il finale sembra "più capace" di isolarla dal resto dell'esecuzione attorniandola di un "nero più nero".
Il basso è energico ma frenato al punto giusto, i colpi di grancassa o di contrabbasso perdono ogni rimasuglio di incertezza, privi come sono di code e restituiti come sono con una precisione molto realistica e potente, il woofer del concentrico SEAS sembra essere "nato" per questo accoppiamento tanto sontuosa è la sua performance su queste frequenze come nel mediobasso che dona corpo e rotondità alle voci.
Le altissime frequenze godono di una spazialità prima sconosciuta con una collocazione di grande realismo e coinvolgimento emotivo.
L'azione sinergica delle casse e dei finali offre una prestazione nella ricostruzione del soundstage che mi ha stupito: credevo fosse impossibile far meglio delle QUAD 988 associate ai miei OTL, mi sbagliavo è possibile ed è successo in associazione ad una precisione e dettaglio superiori, forse dico forse la scena riprodotta dalle QUAD è leggermente più profonda ma quella riprodotta dai Threshold è più accurata e ricca di micro informazioni e una scelta tra le due perfomance è veramente difficile se non impossibile.

CONCLUSIONI

Ritengo le modifiche apportate da Giacomo Pruzzo ai miei finali assolutamente efficaci e come tali da consigliarsi senza alcuna remora a tutti i possessori di Thresold d'annata che da una elaborazione di tal fatta escono ringiovaniti e rinvigoriti e possono tranquillamente rivaleggiare con le migliori elettroniche "moderne" presenti sul mercato.

Va notato per altro che si tratta di un'insieme di modifiche che non consentono il "reverse tweaking" ovvero il ritorno alla situazione originale e questo è un aspetto di non poco conto, che va ponderato bene nel momento in cui ci si accosta a progetti di tal fatta, poiché sull'usato i miei apparecchi potrebbero teoricamente avere un minor valore, ancorchè meglio suonanti degli originali, proprio perché modificati.
Si tratta in altre parole di modifiche da un lato vanno ben ponderate e dall'altro vanno fatte, val la pena ribadidirlo, SAPENDO CIO' CHE SI VA A FARE e SAPENDO INTERVENIRE CON COMPETENZA TECNICA ASSOLUTA per non danneggiare in maniera definitiva degli oggetti di per sé molto ben suonanti e di "valore".
E ancora caldamente consiglio di ipotizzare abarthizzazioni di tal fatta solo per apparecchi fuori garanzia o contattando tecnici che rilascino una garanzia sul lavoro fatto che fa necessariamente scadere la garanzia originale del costruttore.
Un discorso a parte merita il costo dell'upgrade siamo sull'ordine dei 250 Euro + spese di spedizione da e per Genova, per ogni finale "trattato", a cui vanno sommati i costi per l'acquisto dei componenti aggiuntivi da me impiegati (fusibili audiograde, cavo in argento e cavo Dual Connect per il rewiring interno, Binding Post PHY) per un totale di circa 1.000 Euro a finale. La cifra mi pare assolutamente adeguata al risultato ottenuto e se consideriamo il costo sul mercato dell'usato dei Threshold arriviamo ad un prezzo di 2.000 Euro totali, euro +, euro - per ogni finale modificato: dubito si possa comperare qualcosa di meglio per tale cifra.

Come dicevo all'inizio un parallelo tra gli interventi in hifi e quelli in campo automobilistico è possibile e aiuta per analogia a comprendere meglio la "natura del problema" riguardo a tweak e modifiche varie possibili.

Come un'auto un apparecchio hifi si può "elaborare" e "modificare": per una elaborazione occorre competenza specifica e tutto sommato credo sia meglio affidarsi a dei seri professionisti come ho fatto io in questa occasione. Le modifiche che io identifico con i vari add-on che regolarmente presento sulle pagine della rivisita possono essere fatte, a ragion veduta e con senso dell'opportunità dagli appassionati tenendo sempre presente nell'un caso (elaborazione) come nell'altro (modifica) la base di partenza su cui agiamo e il conseguente rapporto costo beneficio che ne deriva: si possono montare raffinatissime gomme slick su una Panda prima serie che certamente sull'asciutto migliorerà la sua tenuta di strada ma non potrà mai e poi mai competere con una Carrera 4S sui tornanti di una strada di montagna libera da traffico. Si può riuscire a farsi omologare un'Alfa 147 con il motore della Maserati sotto il cofano ma forse il costo totale finirà per essere superiore e il risultato in termini di prestazioni inferiore a quello di meditato acquisto di una superberlina tedesca con ampie possibilità di scelta e personalizzazione degli interni.

I paralleli con l'hifi li lascio a chi mi legge, anche hobbies appassionati e appassionanti come il nostro non possono prescindere da un sano buon senso…. Meditate gente, meditate……

PS: Una delle cose che amo di più nella rete è l'interattività e la possibilità di contatto immediato: sarò quindi lieto di ricevere i vostri feedback al mio indirizzo di posta elettronica: francesco.bollorino@videohifi.com o di discutere con voi sul Forum pubblico della nostra rivista





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