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La rete, tra i suoi mille pregi ( che contrastano, non sempre efficacemente, i suoi mille difetti ma dovremo parlare in quantità di milioni anziché di migliaia
) ha quello dellinterattività. Interattività che come ben sapete si realizza in molteplici forme, una delle quali, delle più importanti, è costituita senzaltro dai Forum. Anche da questo punto di vista, videohifi.com tende ad essere sempre un tantino più avanti. Linterattività labbiamo da sempre intesa nel senso più vasto del termine, andando a pescare "interattivamente" redattori, consulenti, collaboratori tra quelli che erano nostri lettori, non perché fossimo a corto di buoni professionisti, bensì perché videohifi.com è, in primo luogo, davvero la rivista indipendente, la rivista di chi la legge e la frequenta, e poi perché ci piace scoprire talenti, e cribbio se ne abbiamo scoperti. Così dun balzo, ci si può ritrovare dalla cosiddetta "altra parte della barricata", se non fosse che la barricata evidentemente non cè. Videohifi.com è una vera "community" di persone che condividono la stessa passione, anzi più duna passione.
Non ho mai concesso interviste ( anzi, un paio si, a quotidiani, ma cerano cose in ballo assai più importanti della mia persona) semplicemente perché ho sempre ritenuto che ben altri e di ben altra importanza fossero i personaggi che valeva la pena intervistare. Ma di fronte alla simpatia del nostro Alberto O. ( Otreblà per gli amici) mi sono arreso. Anche perché mi ha preso decisamente in buona, in un momento, diciamo così propizio. Dunque questa intervista, questa intervista che costituisce per questo mese lEditoriale, per quel che vale, la dedico al mio neonato figlio Paolo, detto Paolino o anche Pablo, e naturalmente a sua madre Giusi, che mi hanno dato una gioia che non credevo più dessere in grado di provare, e, naturalmente al mio adorato, dolce e pazientissimo, primogenito Jacopo, che a 15 anni si ritrova a dover dividere la stanza con un poppante prepotente.
Ottime cose a voi
B.M.
Intervista a Bebo Moroni di Alberto O. (in arte Otrebla)
Innanzitutto Signor Moroni, grazie per avermi concesso lintervista. Iniziamo dunque: Lei ha fratelli o sorelle? Se sì, possiedono impianti dAlta Fedeltà?
- Un fratello maggiore che non c'è più, che era responsabile della sezione musica di Stereoplay, fondatore di Muzak, musicista e tant'altro che mi ha fatto conoscere l'alta fedeltà ( ma soprattutto il rock e i suoi derivati), un fratello minore che possiede impianto ( ma soprattutto dischi, nessuno conosce il soul il R&B e in genere la musica degli anni 60 come lui) ed è bebodipendente per tutto quel che riguarda lo stesso ( stasera vado a montargli una testina).
Che tipo di studi ha fatto? Qualera il suo rendimento a scuola? Ha dovuto ripetere qualche anno?
- Ho fatto tutti i licei di qualsiasi ordine ( Conservatorio, scientifico, classico) sono stato bocciato ben due volte ( non entravo in classe, giocavo alla rivoluzione), poi ho fatto quattro anni in due e mi sono diplomato all'artistico 60/60 da privatista, ne vado molto fiero. La presidente di commissione alla fine dell'orale disse ad alta voce: "peccato che non abbiamo più di 60 da poter dare"...Sono cose che rimangono... Ho lasciato l'università ( che ho ripreso quest'anno) dopo che un notissimo Professore mi fece una fatidica ( e saggia, benché cinica) domanda: "Moroni, lei è davvero molto bravo, ma perchè vuole fare lo storico dell'arte. Ce l'ha due cognomi? Ce l'ha un patrimonio personale?" . Non sono mai più entrato in facoltà.
Nella sua famiglia cera amore per la musica? Qualche parente musicista? Pensa che la sua passione per lAlta Fedeltà derivi, anche indirettamente, da qualche influsso famigliare?
- Mio padre è stato per venticinque anni Segretario Nazionale della CGIL spettacolo e poi per quasi venti vice-presidente dell'Accademia di Santa Cecilia. Io ero sempre con lui ( tre fratelli, a otto anni di distanza l'uno dall'altro, mia madre era leggermente esaurita...). Sono cresciuto tra prove d'orchestra e riunioni sugli enti lirici. Il primo gruppo Beat di mio fratello risale al 1966 ( I Nuovi Poeti). In casa mia, sul divano, sul pavimento, hanno dormito Chico Barque, Didier Malerbe, Keith Tippet, Juan Capra (pochi giorni dopo è voluto tornare in Cile, nonostante avessimo tentato in tutti i modi di convincerlo a non farlo, dove sarebbe stato brutalmente assassinato dal regime di Pinochet), lintera carovana di Henry Cow e Slapphappy, i Brain Ticket
Quando mio fratello recitava nella "scandalosa" edizione italiana di Hair, a tarda notte mio padre faceva la pasta per le Bertè, per Teocoli, per Renato Zero, per la povera Tiffany Jones, per Vince Tempera e per Bill Conti...Si credo che l'ambiente famigliare abbia avuto i suoi begli influssi...
A quale età ha cominciato ad interessarsi di hi-fi? Quali sono state le circostanze che lhanno avvicinata a questo mondo?
- A 16 anni il capo di mio fratello mi ha regalato un compatto di Selezione. Al contempo iniziavo a scrivere qualcosa per Muzak e per Stereoplay. Dopo un paio d'anni ( pare che io ci sentissi particolarmente bene) dal settore musica mi hanno spostato a quello hi-fi, e lì il mio destino, ahinoi, è stato segnato.
Che idea si è fatto in merito allamore per la musica degli appassionati dAlta Fedeltà? E' sempre presente? Dovrebbe esserlo di più?
-L'alta fedeltà ha avvicinato molta più genete alla musica seria, o almeno ai rudimenti di questa, di tanti inutili e malfatti programmi ministeriali. L'Italia rimane, purtroppo, uno dei Paesi a minima cultura musicale nel mondo civilizzato. Siamo bravi a fare i dischi come i libri, ma poi non li sentiamo e non li leggiamo. L'alta fedeltà, alla faccia di chi se ne fa beffe, da questo punto di vista dà una mano, magari costringendo gli appassionati ad ascoltare cose che mai si sarebbero sognati di ascoltare.
Lei è anche uno studioso ed un conoscitore darte. Se potesse tornare indietro, percorrerebbe con più decisione quella strada?
-Vedi sopra...Ma non ho mai abbandonato la mia prima passione. Continuo a coltivarla, e chissà da grande...
Sullultimo numero di Fedeltà del Suono abbiamo visto una piccola fotografia della sua signora. La signora Moroni cosa pensa del suo lavoro?
- Ne ha molta stima, sicuramente lo valuta più di quanto non faccia io.
Consiglierebbe a suo figlio dintraprendere la professione di giornalista hi-fi?
-Assolutamente no, a far la fame in famiglia e le nottate a studiare e lavorare per una "banda d'ingrati" basta papà!
Pensa che le sue idee politiche (lei è noto come uomo di sinistra) abbiano influito sul suo modo di svolgere lattività di giornalista hi-fi, e se sì, in che modo?
- Si, sviluppando oltremodo, purtroppo, la mia intransigenza, ostacolandomi la carriera costantemente, attirandomi le antipatie e l'ostracismo di molte persone, meno e più potenti.
In che cosa il settore dellAlta Fedeltà si differenzia oggi rispetto agli anni in cui Lei ha iniziato a dare il suo contributo come giornalista?
- Oggi non si sogna più, si litiga solo.
Una domanda impertinente: lei ha lavorato per molti anni alla rivista Suono. Ad un certo punto lha lasciata. Se non sono troppo indiscreto, può indicarcene sommariamente i motivi?
- No comment
Uscito dalla redazione di Suono, che cosa ha fatto nel periodo in cui non si è occupato più di Alta Fedeltà?
- La fame, un libro con Tanino Liberatore, per Tanino ho sceneggiato cinque o sei fumetti, ho tradotto manualistica tecnica per campare, ho organizzato un paio di grosse manifestazioni...Aiutato mia moglie a montare un paio di spettacoli teatrali, fatto la fame, fondato Videohifi assieme a Sergio, girato giornali in cui mi si rispondeva o che il mio curriculum era troppo ricco, o che ero troppo vecchio, o che rompevo troppo i coglioni con le mie idee intransigenti. Fatto la fame...
Cè un periodo della sua vita lavorativa, nel settore dellAlta Fedeltà, che rimpiange con maggiore nostalgia?
- Gli anni '80, per non aver voluto approfittare dei privilegi che mi si offrivano, per aver vissuto anche i momenti che potevano essere più belli con uno stupido senso di colpa perchè dormivo in alberghi troppo lussuosi, o mi vergognavo di mangiare in ristoranti esclusivi. Parafrasando un delizioso film francese potrei dire" che maledizione aver avuto i genitori comunisti" !
E opinione diffusa quella che vuole le donne come completamente disinteressate alla riproduzione sonora di qualità. Ed effettivamente sono poche le donne audiofile. E ancora così? Quali potrebbero essere, secondo la sua opinione, i sistemi per ottenere un maggior interesse femminile verso lhi-fi?
- Le donne ci sentono molto meglio degli uomini. E' noto e appurato, ma hanno assai più senso pratico. Difficilmente le convinceremo mai che per ascoltare musica un'oretta al giorno vadano spesi tanti soldi.
Quanta responsabilità hanno, se ne hanno, le riviste di settore, rispetto alla crisi attuale, crisi che pare riconosciuta un po da tutti? Quali sono secondo lei i difetti del settore, ed a chi o a cosa sono da ascrivere?
- Scarsa, se non quella di aver subito la crisi senza esser state capaci di essere in alcuna maniera propositive. Alle riviste italiane rimprovero solo di aver perso coraggio, ed essersi lasciate trasportare dalla corrente per paura di dover chiudere. Per il resto sono ancora, in genere, migliori e più pulite di quelle anglosassoni. Un po' noiose, a parte ovviamente le mie...
Trova che la rete telematica costituisca un ostacolo o un incentivo alla crescita del settore nel nostro Paese?
-Sicuramente un incentivo, a patto che la rete non serva a creare nuovi mostri: guru improvvisati, traffichini infaticabili, cazzaroni convinti di possedere il verbo.
Ognuno di noi ha i suoi miti, quali sono i suoi?
- Troppi. Posso al massimo fare una selezione random: Proust, Mann, Salinger, Fitzgerald, Bukowski, Hamsun, i McIntosh ( architetti, costruttori di alta fedeltà, personal computers), Frank Lloyd Wright, Cezanne, Giorgione, Piero della Francesca, Adriano Olivetti, J.Gordon Holt, Antonio Gramsci, Piero Gobetti, Olof Palme, Nelson Mandela, Giorgio Amendola, Riccardo Lombardi, il partigiano sconosciuto della canzone che mi cantava mio padre per farmi addormentare, i Beatles, The Who, i Tempations, i Devo, David Byrne e David Bowie, Lou Reed e Nico, Ludvig Van, Haendel, , Mahler, Puccini, Klemperer, Celibidache, Hogwood, Miles, Coltrane, Bird, i trenini Marklin, le lasagne della mensa della stazione di Bologna prima della strage, Carlo Maria Schultz, Opus, Sottsass e Pivano, Fossati e De Andrè, Paolo Conte, Maria Callas, Bergman, Pasolini, Tavernier, Burton (Tim), Spielberg ( ebbene si, amo i talenti geniali, anche quando sono discontinui o non unicamente dediti "alla causa dell'arte, Spielberg come Raffaello), Clint (Eastwood), John Cooper, la Mini Cooper, Falcao, Nela, Gigi Meroni...
A chi si sente di dover dire grazie, giunto a questa fase della sua esperienza professionale?
-A tante persone: Al mio professore di Storia dell'Arte che m'ha insegnato la bellezza di studiare, Aurelio Fruzzetti, al mio Preside che è riuscito a infilarmi in questa coccia dura che la matematica e la fisica non sono fredde astrazioni, Mario Mariotti. A Vittorio Zivelli che ha creduto talmente in me da mettermi in mano, a soli diciassette anni, il programma di punta di RadioDue, a mio padre, a mio fratello Danilo, a Paolo Nuti, Franco Gatta, Renato Giussani, ad Adolfo Galleazzi, grande Direttore Editoriale della Conti Editore ( luomo che ha portato, dal quasi nulla, ad un clamoroso successo una rivista come Auto, e ha riportato letteralmente in vita riviste come il Guerin Sportivo, Autosprint, Motosprint
) che mi ha messo in mano le due riviste più antiche e importanti del settore, oltre alla sua fiducia ( e ci voleva del coraggio) e alla sua amicizia
Può farci almeno un nome, tra coloro che oggi operano nel settore dellAlta Fedeltà (giornalista, costruttore, distributore, veda lei
) verso il quale prova una sincera stima?
-Sono tanti, troppi, e commetterei senz'altro delle ingiustizie. Ne nomino uno sconosciuto ai più: Victor Campos, un geniaccio solitario e poco mondano che ha dato vita e cuore ad oggetti straordinari, marchiati Nad, Adcom e in tante altre maniere. Poi c'è Ken Ishiwata che è una sorta di fratello sperso per il mondo, Mark Glazier, J. Gordon Holt, Mark Levinson a cui perdono tutto perchè mi diverte troppo, i Natali , Licciardello e i Faccendini che non hanno mai tentato di mettermi i piedi in testa, o di sfruttarmi, Gianni Lami che è un uomo straordinario e m'intristisce non vederlo più a capo della Teac Italia (contando che qualcuno in questo Paese sappia ancora riconoscere un vero grande manager con il naso di un grande manager da un bocconiano qualsiasi).... Ma l'elenco delle eccellenti persone di questa community è lungo, almeno quanto quello delle persone pessime.
Grazie per lintervista Direttore Moroni, ed auguri per il futuro.
-Grazie a lei signor Otreblà, sono stato abbastanza ridicolo?
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