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TANNOY AUTOGRAPH MINI
di
Bebo Moroni
Come nasce un "instant classic"?
Ah, saperlo ! Un "Instant Classic", cioè un oggetto che sin dal suo apparire entra nello spirito universale degli oggetti che sembrano non aver né principio né fine, degli oggetti di immediato ma non caduco desiderio, che fa parte immediatamente della "memoria collettiva", una memoria paradossalmente anticipata, è una sorta di mistero, come è in genere mistero il colpo di genio.
Qualcuno potrà - e anche a ragione - ribattere: ma ci voleva poi tanto a prendere un grande diffusore classico e ridurlo a miniatura? No, ovviamente, se consideriamo il Tannoy Autograph Mini - mi si perdoni il gioco di parole, in questottica minimalista. Ma è evidente a chiunque labbia osservato, possibilmente toccato e soppesato, e ancor più auspicabilmente ascoltato, che questa è una visione- ad esser buoni- riduttiva delloperazione che ha portato a concepire il più piccolo Tannoy Prestige della storia con il più piccolo doppio concentrico "vero" mai concepito.
 E ovvio, il concetto di "miniatura" è assai affascinante, lo è per quasi tutti noi. La sindrome del bonsai ci colpisce tutti: ce la portiamo dietro dallinfanzia, dalle macchinine, dai trenini, dai soldatini, e ci rimane attaccata per tutta la vita. Luomo senza voler fare della filosofia spicciola o ancor peggio banale, che già cè nè troppa in giro- vive dibattendosi costantemente tra micro e mega, che sono non solamente i due termini estremi delluniverso ( ma anche quelli che hanno tra loro più corrispondenze e più relazioni) bensì i due estremi al cui interno tutto è contenuto. Ma detto contenuto è lusuale, il risaputo, il visto costantemente. Dunque, tornando a noi, cosa ( onestamente, al di là delle scelte logiche, assennate od obbligate) ci affascina maggiormente in un sistema di diffusori? Il suono? Si, certo, in seconda battuta, non vorrete farmi credere che siamo tutti degli assennati razionalisti? Non me lo potete far credere, altrimenti staremmo qui a parlare ( discorso fondamentale, altroché) della qualità dei frigoriferi piuttosto che dei farmaci generici. La realtà è che la prima cosa che colpisce il nostro immaginario avendo a che fare tout-court con un sistema di diffusori sono le loro dimensioni e la loro estetica, spesso funzioni luna dellaltra. Ci colpiscono se sono molto piccoli, e ci colpiscono se sono molto grandi. La nostra filosofia di "cacciatori" disarmati considera con la freddezza dellintelligenza applicata "il medio", e con la capacità dincanto della nostra parte irrazionale e adolescenziale ( quando non infantile) il "minuscolo" o il "gigantesco". E la parte irrazionale, anche quando non lo vogliamo, è prevalente, cè poco da fare, e non devo tirare in ballo uno psicologo ( volendo ne ho uno proprio a portata di mano, o quantomeno di telefono e mail) per sottolineare questa piccola verità.
Ma un "instant classic", in alta fedeltà come altrove, non riesce a basare la sua essenza di "oggetto fuori dallordinario dei normali tempi di fruizione" solo in base a considerazioni, pur importanti, meramente estetiche o dimensionali. Deve, al di là di queste, offrire ( e possedere realmente) contenuti di livello "non normale", deve, insomma, rappresentare un complesso di fattori che uniti tra loro compongono uninsieme organico e non ripetibile.
I Tannoy Autograph Mini sono, dunque, degli "Instant Classic"?
Si, lo sono come non mai in alta fedeltà.
Tecnica e Costruzione
 Al cuore degli Autograph Mini cè, ovviamente un altoparlante Dual Concentric™ , cioè un altoparlante coassiale che impiega, appunto, sul medesimo asse centrale un woofer ed un tweeter, ed un "doppio concentrico" è lelemento che caratterizza qualsiasi "grande" Tannoy, indipendentemente dalle sue dimensioni. Quello del mini, con i suoi soli 4 pollici, è il più piccolo sinora disegnato dalla casa britannica ( e mi tornano nelle orecchie le voci di chi guardava, tra lo stupito e lo scandalizzato, il 10 pollici che a metà degli anni 70 Tannoy sviluppò per il suo "compatto" Cheviot.
Un piccolo doppio concentrico "vero", con tutte le caratteristiche dei grandi doppi concentrici dei grandi Prestigi Tannoy: flangia e cestello pesanti in pressofusione, cono in multifibra di cellulosa per il woofer. Mentre, come in altri modelli della serie Prestige, il tweeter è stato aggiornato alle più attuali tecnologie- pur mantenendo unimpronta sonora caratteristica- consentendogli di ottenere prestazioni in frequenza e in tenuta di potenza altrimenti impossibili. Si è optato per un diaframma al titanio con un potente magnete al neodimio, e tale struttura consente al piccolo tweeter coassiale delle Autograph Mini di salire linearmente sino a 54 Khz. La notevolissima dispersione del componente, è aiutata da una guida donda a tulipano. La risposta in basso è, naturalmente, limitata, a 68 Hz, dato dichiarato ma riscontrabile, onesto e realistico, tuttaltro che disprezzabile, anzi, per un minidiffusore di qualità.
Per collegare il tweeter al semplice ma raffinato crossover, con induttori a a bassa perdita e condensatori "audipphile grade" appositamente sviluppati, viene impiegato un cablaggio in argento di purezza pari al 99.99%.
Il bellissimo cabinet esagonale, finito a mano, ripete, anche nei materiali e nei colori le fattezze del grande e storico Autograph: betulla massiccia incurvata a vapore e griglia di protezione color avena. Una bellezza !
Lefficienza dichiarata è media, 88dB, e se fossero veri per un minidiffusore sarebbero manna dal cielo. Limpedenza è tipicamente di 8 ohm, e come tutti i "dual concentric" il carico dovrebbe risultare facile per lamplificatore. Ma carico facile, sappiamo bene, non significa comunque che un amplificatore vale laltro, e, come vedremo, davvero così non è.
Suonare, suonare. Rodare, rodare!
Il Tannoy Autograph Mini è uno die diffusori più sensibili al rodaggio che abbia mai incontrato, e se questa prova è durata molto più a lungo del solito, sino a divenire un "long term", sino a farmi decidere di perdere lesclusiva anteprima che videohifi aveva conquistato ( che non è poco per una rivista online, visto lassurdo pregiudizio che ancora vive nella divisione farisaica tra riviste di carta e riviste virtuali) è in gran parte per questa ragione.
Una volta sballate e collegate, le Autograph Mini suonano in maniera più che decente, anzi, decisamente piacevole, ma non è esattamente quello che ci si aspetta da unoggetto di questa classe e di questo prezzo. Si avverte una vera e propria "legatura", non saprei come definirla altrimenti, del suono. Si sente immediatamente che laltoparlante deve aprirsi, ma, soprattutto ( e non è un particolare secondario, né sconosciuto alla casistica) che il mobile in massello deve "muoversi". Ma come, si dirà, il compito principale di un buon legno è proprio quello di non muoversi! E tutti i discorsi fatti sulla rigidità del cabinet? Partiamo dalla prima obiezione: un legno massello smette di muoversi dopo qualche centinaio danni.
La Sonus Faber nei primi anni di attività, acquisto un tratto di linea ferroviaria dimessa, per utilizzarne le traversine ( rigorosamente in noce nazionale, legno durevole e poco sensibile alle intemperie). Ora, quelle traversine, pur non avendo vissuto centinaia di anni (ma un ottantina si) avevano accelerato- essendo state sottoposte allo stress di dover subire carichi indubbiamente assai pesanti, essendo costantemente sottoposte alle intemperie, al freddo, allumidità, alla pioggia, alla neve, al caldo torrido dellestate, il loro processo di stabilizzazione. I masselli oggi reperibili, sono invecchiati pochi anni, o addirittura invecchiati al forno. Quindi si muovono, e non è affatto detto che tutti i cabinet debbano essere assolutamente rigidi. Eccellenti esperimenti di impiego del legno come elemento vivo (si pensi a Legnophone, ma, soprattutto, ai mobili "accordati" di Strateg) dimostrano come taluni progetti non solo prevedano, ma addirittura impongano, che il cabinet non sia rigido ma anzi risponda alle sollecitazioni meccaniche degli altoparlanti.
Ma non è questo il nostro caso: le Autograph Mini necessitano che il cabinet, man mano che, appunto, venga sollecitato meccanicamente dallaltoparlante, si "adatti" a questo, che insomma, si "apra" come avviene per uno strumento musicale. E più viene suonato, proprio come accade per uno strumento musicale, più asseconderà laltoparlante nel suo lavoro, ovvero meglio suonerà. Fate la prova: dopo averle rodate a dovere (almeno, almeno, 80 ore) lasciatele ( se potete) ferme per una settimana. Quando le rimetterete in funzione, vi accorgerete che ci vorranno alcune ore prima che ricomincino ad offrire le prestazioni che finalmente avevate raggiunto.
Più suonano, meglio suonano. Non prendete nessuna decisione al primo ascolto, su coppie nuove.
Una Autograph Mini ben rodata risulterà aggraziata e tremendamente affascinante.
La coppia che ho in prova è stata collegata principalmente al mio impianto principale, composto da giradischi Thorens TD 124 I serie con braccio Pritchard in legno e testina Audiotechnica AT 155, Technics SP 15 con braccio EPA 250 e testina Denon DL 103 modificata Euterpe Audio (Ciro Marzio, prossimamente in prova insieme ad altre cosette assai succulente della stessa Euterpe Audio), amplificatore integrato McIntosh MA 2275, lettore digitale Labtek Hi-End, cavi di segnale Shinpy Black Hole e Klimo vari, cavi di potenza ART FG 3000. Oltre allMA 2275, per comprendere il grado di liberalità o di schizzinosità delle Autograph Mini rispetto ai vari ampli, sono state collegate ad un Nad 3020 e ad una coppia pre-finale Cary Audio SLP 30 + Counterpoint SA 12 (finale ibrido) recentemente rivalvolato e aggiornato secondo direttive di Mike Elliot.
Dico subito che con il Nad 3020 si raggiunge comunque un livello di prestazioni ragguardevoli. Il suono è veloce e di facile fruibilità. La gamma alta è molto precisa e assai poco stridente anche quando, inevitabilmente, si raggiungono i limiti di potenza del glorioso integrato.
La gamma bassa appare ben omogenea ma un po troppo in secondo piano. Con la coppia Cary/Counterpoint i risultati sono davvero eccellenti: lAutograph Mini acquisisce corpo ed ulteriore omogeneità (caratteristica precipua del doppio concentrico), la gamma bassa appare ora certo limitata, specie con le incisioni che hanno un contenuto importante delle note più gravi, ,ma tuttaltro che povera o flebile. E un basso molto più autorevole di quanto le prime impressioni "pre-rodaggio intensivo" o una naturale considerazione sulle dimensioni, lascerebbero pensare. E quei 68 Hz dichiarati appaiono sempre più onesti, e persino troppo onesti non tenendo conto del rinforzo in ambiente. Il suono è assai articolato, con una gamma media da grande Tannoy, perfettamente integrata alla gamma più acuta, setosa e rifinita.
Come per i grandi doppi concentrici Tannoy, lascia di stucco la facilità dindividuazione delle sorgenti musicali. Il tweeter al titanio assecondato dalla guida donda, offre una dispersione decisamente ampia, e anche in posizioni dascolto notevolmente disassate, la ricostruzione della scena sonora appare credibile e con un punto focale ben localizzabile, proprio al centro dei due diffusori. La profondità è assai più marcata di quanto avvenga in genere per diffusori di simili dimensioni.
Come tutti i Tannoy, lAutograph Mini predilige i generi musicali cosiddetti seri, ma non disdegna affatto (finché ce la fa, e finchè ce la fa è, diciamo, sino ai Led Zeppelin, con i Metallica si comporta correttamente, ma si comprende che fosse per lui, li ucciderebbe con flemma britannica). La riproduzione del piano lascia piuttosto di stucco per lucidità e grandezza dello strumento, per capacità di assecondare i tempi di decadimento dei vari registri.
Tutte queste sensazioni vengono, ovviamente, magnificate dal poderoso McIntosh MA 2275, che dona un pizzico di ulteriore concretezza alla gamma bassa, e di autorità a quella media, allentando piacevolmente la tensione della gamma più acuta.
LAutograph Mini è uno di quei diffusori che possono essere ascoltati per ore ed ore senza stancare, pretendendo persino volumi notevoli e, soprattutto, senza annoiare. Merito della eccellente sua capacità di focalizzazione, della sua timbrica decisa eppure aggraziata, di una personalità spiccata ma non troppo difficilmente addomesticabile.
Fa discorso a sé la sua capacità di restituire con una pienezza difficilmente ottenibile anche dai migliori diffusori "grandi" la pienezza del contenuto armonico delle incisioni. Predilige lanalogico al digitale, essendo un oggetto di classe, ma senza far pesare troppo la cosa.
Insomma, Mini è mini, non pretende di essere né un Autograph originale né una Westminster Royal, ma tra i diffusori compatti è una delle cose più affascinanti e desiderabili che abbia mai provato. Non uno sfizio, non un giocattolo, non un divertissement, ma uno straordinario Tannoy, compattato nelle dimensioni, reso delizioso dalla miniaturizzazione di una forma mitica, ma ancora, splendidamente e autorevolmente Tannoy. Un grande diffusore nato per essere piccolo.
Ma, mi raccomando ancora: rodatelo a dovere!
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