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NUMERO 20


Lehmann Audio Silver Cube
di Igor Zamberlan

 

Non si presenta, ormai, Lehmann al popolo di Internet.

L’azienda tedesca, fondata e capeggiata da Norbert Lehmann, è stata protagonista di uno dei grandi successi degli ultimi anni, pur essendo specializzata in un campo piuttosto specialistico come quello dei preamplificatori phono. E’ infatti uscita, ormai dieci anni fa, con un piccolo preamplificatore per testine fonografiche, un piuttosto anonimo — esteticamente — cubetto nero chiamato semplicemente "Black Cube" che, grazie al fatto di essere uscito in un momento in cui molti si stavano riavvicinando all’analogico, al fatto di suonare sorprendentemente bene e ad un prezzo eccezionalmente vantaggioso rispetto alle sue prestazioni (nonché ad alcune recensioni su Internet estremamente positive), è diventato un piccolo classico.

Non che Lehmann (che precedentemente si chiamava Entec, nome abbandonato per la somiglianza con un costruttore americano al momento del suo lancio internazionale) sia totalmente specializzata in preamplificatori phono: costruiva almeno anche un bel DAC con stadio linea incorporato; ma è stato il piccolo cubetto che l’ha definitivamente lanciata verso l’attuale affermazione.

Il cubetto nero ha poi figliato: versione Special Edition, alimentazione esterna, revisioni, pre linea, amplificatore per cuffia, finalini (a commutazione, credo, da una ventina di watt su quattro ohm). E questo Silver Cube.

Ma prima di parlare di lui, penso sia il caso di nominare le ultime due aggiunte alla famiglia dei cubetti, il Black Cube Decade e il Black Cube Statement. L’ultimo, nonostante il nome, è l’entry-level della linea di pre phono Lehmann: si inserisce infatti al di sotto della versione base dell’ormai classico Black Cube; lo "Statement" è qui da interpretare come "vedi cosa riesco a fare per un prezzo così concorrenziale". Per una cifra che è circa un terzo meno di quella del Black Cube, Norbert Lehmann è riuscito, con questo pre phono, a fare un apparecchio con RIAA passiva, operazionali audio Burr Brown, guadagno regolabile (fino a 61 dB, ci si possono usare praticamente tutte le testine in commercio escluse quelle con un’uscita improbabilmente bassa), carico resistivo regolabile (con la possibilità di inserire la propria resistenza di carico), componenti di qualità, stampato a doppia faccia, box in alluminio e alimentazione esterna… Il Decade festeggia i dieci anni di Black Cube ed è il prodotto che mancava nella linea Lehmann: qualcosa per chiudere il buco nel listino che si trova fra il Black Cube con superalimentazione (l’SE) e il Silver Cube qui in prova. E’ una sorta di ibrido fra i due progetti, con elementi tutti suoi (l’alimentazione e la RIAA sono simili a quelli del Silver Cube, lo stadio d’uscita è quello del Black Cube Linear, l’ampli per cuffie di Lehmann). Il prezzo del Decade sta proprio circa a metà fra quello del precedente top della linea Black Cube e il Silver Cube, che continua a troneggiare alla testa del listino. Fra l’altro, la superalimentazione del Decade, che si chiama PWX II ed è superiore alla PWX del Black Cube SE, è disponibile come upgrade per i possessori del BC standard.

 

Sì, ma il Silver Cube?

 

Beh, questa è stata una recensione "lunga". Il Silver Cube mi era stato invito in recensione, l’avevo già un po’ ascoltato, quando il distributore mi ha chiamato dicendomi che a breve sarebbe stato disponibile un aggiornamento. Poi in realtà è passato un certo tempo fra quella notizia e l’effettiva disponibilità e un altro po’ di tempo prima che il Silver Cube aggiornato mi tornasse in casa. Non ho quindi avuto modo di effettuare prove a confronto fra vecchia e nuova versione, ma le differenze, tutte in meglio, mi sono sembrate abbastanza significative da giustificare l’incremento di prezzo che c’è stato (non scordatevi che il Silver Cube non ha praticamente subito alcun aumento di prezzo da quando è stato introdotto sul mercato: per cui è probabile che l’upgrade sia una sorta di giustificazione per un sovrapprezzo che probabilmente ci sarebbe stato comunque — lasciatemi dire che considero questa scelta, se effettivamente è così, di estrema intelligenza; inoltre, dato che l’esemplare che mi è stato mandato in prova era piuttosto anziano, credo che l’upgrade sia possibile per chi possiede un Silver Cube di qualsiasi età).

Ma com’è fatto il Silver Cube? Innanzitutto, come potete vedere dalle foto, per essere Silver è Silver, almeno nel telaio principale. Ma Cube proprio non è. E’ un componente di proporzioni, se non di misure (è piccolino) abbastanza standard, largo e piatto. Il telaio è composto da una scocca in alluminio con un coperchio inferiore e la scheda di amplificazione è rivolta verso il basso, così che non si vedono viti da nessuna parte, con il pre nella sua posizione normale. L’effetto è molto lussuoso e gradevole. Un po’ meno lussuoso, ma pur sempre robusto e pesante, è il telaio dell’alimentazione, che potrebbe, uhm, sì, essere paragonato a due cubi messi uno davanti all’altro.

La circuitazione del Silver Cube porta ai massimi livelli (a meno di non fare l’intera amplificazione a discreti) quella del Black Cube: stadio d’ingresso a operazionali, RIAA passiva, secondo stadio di amplificazione, buffer di uscita. Qui il buffer di uscita è a componenti discreti; l’operazionale di ingresso parrebbe essere un Analog Devices e, nella nuova versione, quello di uscita della RIAA è un eccellente e costoso Burr Brown OPA637 (il fratello non compensato dell’OPA627 che ha ben marcato la sua superiorità rispetto all’OPA604 nella mia prova del lettore CD AH!Tjoeb). I componenti sono tutti di alto livello (si distinguono i pregiati Mundorf M-Cap), la scheda di segnale bella, spaziosa, con un’apparenza estremamente pulita, gli switch dorati, i connettori solidi e ben fatti.

L’alimentazione è, apparentemente, dual mono, con un filtro CLC per canale, collegato ad un trasformatore da 120VA e una batteria di condensatori da 4700 uF, più altre capacità più piccole. Il collegamento fra le due unità è effettuato tramite un cavo Klotz star-quad terminato con connettori Cannon a quattro poli.

Nel complesso, mi pare di poter dire che la costruzione e la qualità dei componenti giustificano il prezzo di questo Silver Cube.

Un’altra cosa che ne giustifica il prezzo è la versatilità: tanto il guadagno quanto il carico, resistivo e capacitivo, sono adattabili praticamente a qualsiasi testina. Si può regolare il guadagno in quattro posizioni (MM o MC più un boost di 10 dB per ciascuna delle due posizioni, fino ad un massimo di 66 dB) e la resistenza fra una serie di valori standard predefiniti; in più, si può installare il proprio carico ottimale sulla scheda, senza ricorrere a strani trucchi.

Norbert Lehmann ha voluto costruire un apparecchio praticamente definitivo, pur se a un prezzo ancora raggiungibile. Ci sarà riuscito? Solo l’ascolto può dircelo.

 

Il suono del Silver Cube. O dei Silver Cube.

 

Ho scritto sopra che la prova è stata lunga. Per fortuna, sono riuscito, pur nei cambiamenti che hanno contraddistinto il mio sistema negli ultimi tempi, a mantenerne costante la parte significativa per questa prova anche nell’interim in cui il Silver Cube era tornato alla base per essere portato all’ultima versione. Il front-end era il mio abituale Scheu Premier Mk1 con piatto da 42cm, braccio VPI JMW12 e testine "cavia" Lyra Evolve 99 e Ortofon SPU Royal N. Il pre phono di riferimento, constatata la superiorità del Silver Cube rispetto al mio DACT con alimentazione (ormai fuori catalogo per la sua inadeguatezza) con trasformatorini a muro, è diventato quello integrato allo Shindo 604S, sulla carta più adatto alla SPU che alla Clavis. Il resto del sistema è variato; alla fine era composto da finali Kharma MP-150 o Shindo Pavilion Rouge e diffusori B&W Silver Signature. I cavi… quelli della mia cesta, più un van den Hul Mainsstream che mi è stato consigliato proprio per questo pre phono (e che alla fine ho deciso di aggiungere stabilmente alla cesta stessa).

Comincio dal suono della versione Mk1, che ho provato a lungo con la testina Lyra e un po’ più brevemente con la SPU (con la quale, a dispetto delle idee comuni sul fatto che la SPU funzioni solo con i trasformatori, dà un suono piuttosto credibile).

Si tratta di un pre phono molto equilibrato, che fa della scena acustica e del suo corretto dimensionamento uno dei suoi principali punti di forza, senza che altri parametri vengano lasciati indietro. La grana, in particolare, è davvero eccellente, estremamente fluida e pressoché impalpabile, anche confrontandolo con un piccolo mostro come lo Shindo. Non si percepiscono aberrazioni tonali di sorta: in questo è superiore allo Shindo che appare, a confronto, più sbilanciato verso il medio-alto e più inciso. A livello di riproposizione del dettaglio, di leggibilità, di trasparenza complessiva, si potrebbe desiderare qualcosa di più, ma siamo comunque su livelli ottimi. Dove mi pare che la versione Mk1 sia un po’ sottrattivamente caratterizzata, è in un paio di parametri: l’estensione verso gli estremi gamma e la matericità di strumenti o cantanti. La riproposizione, in particolare, dell’estremo acuto (e in misura minore della regione basso/mediobasso) appare leggermente indietro, come mancante di un minimo di cattiveria e di estensione assoluta. Il basso è comunque smorzato ed estremamente leggibile; la prestazione sull’acuto potrebbe riuscire a tenere sotto controllo le intemperanze di alcune MC un po’ incattivite di loro (anche se, paradossalmente, con la SPU il trucco pare non funzionare troppo, forse perché la dinosaura comincia a salire, come risposta, ad una frequenza più bassa rispetto a quella in cui il Silver Cube mostra questo suo carattere personale).

Per quanto riguarda la matericità, è probabile che io abbia percepito questo limite grazie al confronto con il pre valvolare giapponese (che non potrebbe essere più diverso: probabilmente la RIAA è in controreazione, almeno in parte, e gli stadi di guadagno sono a trasformatore e a valvole), che fa proprio di questo senso di consistenza armonica e di materializzazione, di corposità delle entità che emettono suoni quasi una ragione di essere. Comunque, già in questa versione il Silver Cube mi pareva rappresentare un’eccellente scelta, di quelle che convincono col tempo.

E poi è arrivata la versione 2. Per certi versi, quasi una risposta completa alle mie osservazioni (non mi ascrivo meriti, comunque: come da ordini supremi, resto muto come una tomba sul suono di un apparecchio fino al momento in cui la prova non viene pubblicata).

L’apparecchio non viene stravolto, certo, il che è un’ottima conferma del fatto che Norbert Lehmann e i suoi collaboratori (mi pare ci sia un co-progettista) sanno esattamente cosa vogliono e lo sanno trovare.

Però, pur mantenendo il suono tutte le sue caratteristiche positive, cioè una quasi incredibile finezza di grana per un apparecchio a stato solido di questo prezzo (e complesso e bizzoso, da progettare e da produrre con costanza di prestazioni, come un pre phono), un suono gentile, una dinamica credibile ma mai strappata, un’eccellente scena acustica, un equilibrio invidiabile, recupera vari punti proprio dove pareva essere un po’ indietro nella versione precedente. La trasparenza e il dettaglio, ad esempio, sono aumentati, in modo decisamente percettibile. Non è, il Silver Cube, neanche in questa versione il tipo di pre phono che spara in avanti il dettaglio o che si perde in microanalisi folli che attirino l’attenzione a scapito della musica. Non è neanche il pre phono per chi presuma che la "musicalità" (what?) sia quella cosa che si ottiene avanzando la gamma media (neanche nella versione precedente: quelle minime caratterizzazioni di cui ho parlato sopra non arrivano a rendere il suono mid-forward). Ancor meno in questa nuova versione: il medio-basso è lievemente più pieno e dinamico, l’acuto soggettivamente più esteso, pur mantenendo (come scrivevo sopra) un carattere complessivo simile alla versione precedente. Qui, però, è tutto ancora più equilibrato, più coerente. Anche la matericità e la consistenza armonica sono aumentate palesemente.

Quella del Silver Cube è quindi una prestazione che non può e non vuole stupire, che non è fatta per far cadere la mascella al primo ascolto, anche se, avendo una certa esperienza di ascolto, tanto equilibrio non può che colpire: il cubo-non-cubo è apparecchio maturo, da gente matura, da ascoltatori navigati. E la magia c’è, in ogni caso: mi pare palese da quanto ho scritto sopra che non si tratta di uno di quegli oggetti che rubano emozione per sostituirla con il cesello. E’ una scelta di testa e di cuore: uno di quegli apparecchi che per versatilità e neutralità non hanno praticamente concorrenti nella loro gamma di prezzo (i nomi noti americani non riescono a funzionare, come invece il non-cubo fa senza fatica, con testine a bassa uscita) e che sanno convincere a lungo termine con la loro capacità di non frapporsi fra l’ascoltatore e il messaggio.

Certo, se si cerca di massimizzare una o più caratteristiche a scapito di altre (ad esempio, se si vuole una dinamica e una risposta bruciante sui transienti, se si cerca il massimo colore strumentale, se si cerca calore, o trasparenza), non è questo il phono a cui ci si deve rivolgere; ma va anche detto che per avere qualcosa di veramente superiore, in modo indiscutibile, in ciascuno dei parametri esemplificati, è probabilmente necessario tirare fuori ancora qualche bigliettone da aggiungere ai non pochi necessari per l’acquisto di questo apparecchio.

Consigliato, quindi, all’audiofilo maturo, che abbia già una buona catena analogica e che si riconosca nelle caratteristiche sonore scelte da Norbert Lehmann; il suo prezzo, di quasi tremila Euro, lo pone nel novero delle scelte a lungo termine e a lungo termine è la soddisfazine che promette. Consigliato l’upgrade, incondizionatamente, a tutti i possessori di un Silver Cube, di qualsiasi età. Anche perché, per 250 Euro compresa spedizione assicurata, chi possedesse un Silver Cube prima versione si ritroverebbe in casa un apparecchio indiscutibilmente, uniformemente migliore. E non sempre è così.


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