VIDEOHIFI 20 - FENG SHUI
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NUMERO 20


"Abbiamo chiamato questa rubrica Feng Shui (Vento e Acqua) come la millenaria arte taoista d'origine cinese diffusa in tutto l'estremo Oriente che occupandosi della disposizione delle costruzioni, degli ambienti e degli arredamenti mira a ottenere l'armonia e a migliorare la qualità della vita. Il nostro scopo sarà proprio quello di perfezionare l'ambiente che circonda l'impianto Audiovideo e con il quale esso interagisce inteso come accessori, arredamenti, disposizione, illuminazione per farlo esprimere al massimo e senza forzature."


L’impianto del Signor Markowitz — logiche di upgrading

 

Siamo stati tutti testimoni di infinite, stucchevoli diatribe in seno alla Community, aventi ad oggetto la congruità del prezzo del tal cavo, della componentistica della tal altra elettronica o ancora del pannello dei plasma d’un terzo marchio e via… litigando.

Posizioni basate soprattutto su antipatie di marchio o di soluzione tecnica (per alcuni le loro scelte sono giuste per definizione, e tanto peggio per gli altri miliardi di esseri umani del pianeta se non la pensano così), oppure sulla malintesa applicazione di giudizi etici quali "spendere duemila Euro per un cavo è immorale", come se invece fosse morale farlo per un anello; valori etici che amo sì difendere con i denti ma solo in quei settori (la casa, il cibo, il lavoro, la sanità) in cui davvero sono in gioco cose che vanno al di là degli orpelli d’un pur nobile passatempo.

Persa di vista (o vista mai) la "prestazione come fine" per le idiosincrasie di cui sopra, e rimpiazzata l’illustre dispersa con questa o quella visione profetica, come risultato si incontrano di frequente amici appassionati in ambasce per costosi cambi ininfluenti o stravaganti mentre la preda grassa pascola indisturbata a portata di mano.

Questa conflittualità contrasta in modo evidente con la visione Feng-Shui di questa passione, che vuole armonia con gli elementi dell’impianto e dell’ambiente e serenità nel goderne.

 

A un certo punto, mi sono ricordato del Signor Markowitz

Mi sono quindi reso conto che tutti questi discorsi non tengono conto di un "convitato di pietra" importantissimo: il costo dell’intervento. Esso è così importante per la nostra passione che, come la statua del Commendatore di mozartiana memoria appena citata, presiede muto ma determinante a tutte le nostre scelte.

Aggiungiamo che la nostra cultura ha una certa ritrosia formale nei confronti del denaro, che le impedisce di utilizzarlo agilmente come strumento di ragionamento.

Mi è allora tornata alla mente l’opera di Harry M. Markowitz, Nobel per l’Economia nel ‘90 in virtù dei suoi studi sulla teoria di portafoglio, e precisamente l’enunciato che recita, con qualche semplificazione di cui mi scuso con gli amici economisti, che per un investitore dato esiste un insieme di portafogli di attività finanziarie (detto "frontiera efficiente") i quali massimizzano il rendimento atteso a parità di rischio o minimizzano il rischio a parità di rendimento atteso.

Se lo applichiamo alla nostra passione, diventa:

"Per ciascun impianto esiste un insieme di interventi (detti "efficienti") tale che non è possibile ottenere il medesimo risultato spendendo meno oppure ottenere risultati migliori spendendo la stessa cifra".

 

Applicazione pratica

a) gli interventi oggetto di valutazione alternativa devono rispettare le norme di sicurezza e i criteri di affidabilità meccanica;

b) obbiettivo dei miglioramenti dev’essere un parametro univoco ed individuato: ad esempio, una superiore qualità delle immagini o dei suoni riprodotti. Stuzzico i lettori dicendo "ad esempio" perché esistono anche logiche diverse che han pari dignità come avere l’impianto esteticamente più bello possibile (capita, a livello più o meno conscio, più spesso di quanto si creda) oppure assemblare un sistema di pezzi d’epoca che sia ben coerente;

c) "to be the man you must beat the man", cioè lo sfidante deve offrire una prestazione significativamente superiore al titolare, altrimenti non ha senso sostenere i rischi e le scomodità d’una sostituzione (si pensi solo alla nuova ottimizzazione dell’impianto);

d) il nostro tempo va convertito in denaro per permettere le valutazioni: non capisco quale risparmio esista nel costruirsi da sé un cavo spendendo solo dieci Euro invece di cento, se per reperire il materiale occorre sprecare quattro mezze giornate;

e) occorre sempre ragionare sui costi al netto degli incassi delle vendite dell’usato;

g) dato che si ragiona sui costi, la possibilità di acquistare sull’usato o con forti sconti entra direttamente nel calcolo;

h) per gli acquisti su Internet (se l’oggetto è ben conosciuto) basta stimare in denaro il rischio di problemi da fronteggiare;

i) è essenziale rompere la logica del singolo intervento, poiché esso deve ora essere efficiente sia rispetto a soluzioni molto simili che rispetto a soluzioni molto diverse; il trattamento della sala compete col cambio dell’amplificazione e l’acquisto di un set di punte contende la precedenza ad un nuovo cordone d’alimentazione.

 

Qualche esempio

Lettore da 500 Euro contro lettore da 1.000, con leggera prevalenza di quest’ultimo. Possiamo disquisire all’infinito se la differenza valga i 500 Euro, oppure più pragmaticamente raffrontare il solo lettore da 1.000 Euro contro il set lettore da 500 + filtro da 450 + set di punte da 50. A parità di costo, il set fornirà probabilmente prestazioni migliori potendo usare il filtro anche per il giradischi (che non "vede" i disturbi del lettore perché i due apparecchi non vengono azionati insieme) o per il pre.

Famoso dubbio sull’adeguatezza di un cavo che costa quasi quanto un’elettronica dell’impianto, diciamo un esemplare da 1.000 Euro interposto fra un lettore da 1.000 ed un ampli da 1.500. Si può fare della teoria dei segnali o anche della morale, fatto sta che un cavo da 200 Euro lascerebbe spazio per 800 Euro con cui ad esempio cambiare le valvole se l’amplificatore è a tubi oppure acquistare di nuovo un filtro di rete, o ancora dei pannelli fonoassorbenti; raramente il cavo costoso quanto un componente sarà la scelta più efficiente, e questo spiega la mia personale riluttanza a suggerire cavi molto costosi: anche in impianti d’alto valore, risultano quasi sempre (sempre?) più efficienti altre soluzioni. Si pensi ad esempio all’impianto con due elettroniche per totali ventimila Euro; in tale contesto un cavo di segnale da cinquemila Euro deve vedersela con un set composto da un trattamento acustico ambientale, oppure un condizionamento radicale della linea d’alimentazione o un nuovo DAC esterno, e da un cavo suo concorrente da mille Euro. Quante volte vincerà? In questo specifico comparto i miglioramenti oltre un certo limite si pagano salatissimi, e tendono ad esser messi fuori gioco da interventi più efficienti di loro.

Il miglioramento dell’acustica ambientale continua a regnare: anche se quantificate il costo del vostro impegno per spostare qualche mobile, in considerazione dei risultati non c’è praticamente nulla che risulti più efficiente di un intervento in tal senso. E questo fornisce una giustificazione metodologica del vecchio consiglio "ma perché vuoi spendere soldi per passare al 7.1 senza aver ottimizzato la sala neppure sul 5.1?" oppure "Perché vuoi acquistare un ampli high-end se la sala è appena sufficiente per ciò che hai?". E continua ad essere un intervento efficiente anche se acquistate dei mezzi di correzione ambientale (trappole acustiche, pannelli …).

L’ottimizzazione del gruppo linea elettrica — ciabatta — cordoni d’alimentazione va fatta sempre perché i costi sono ridottissimi, poche decine d’Euro o comunque al massimo cento in cambio di gran parte (l’85% circa secondo me) dello specifico, ampio miglioramento possibile purché ci si serva presso le elettroforniture: le gioiellerie dell’audiovideo offrono prodotti ancor più efficaci ma quel singolo piccolo miglioramento aggiuntivo costa praticamente l’intera spesa per il cavo di marca, che deve a quel punto vedersela con concorrenti molto agguerriti quali l’acustica ambientale o gli upgrade delle elettroniche.

Parlando di gerarchia della sorgente, per chi ne applica il principio, questa va intesa in senso elettronico e non economico perché con l’abbattimento dell’esborso necessario per entrare in possesso d’un buon lettore digitale si è diminuito l’importo assoluto da stanziare per il player.

I lettori multi standard sono stati oggetto di complesse e giustificate valutazioni, oggi siamo di fronte al dato di fatto che in qualsiasi categoria di prezzo l’apparecchio che suona meglio i CD può essere (non ho detto "è sempre") un lettore onnivoro. Attenzione anche qui nel calcolare il prezzo: il multi standard permette di rinunciare ad una sorgente risparmiandone il costo insieme a quello di eventuali supporti dedicati (non calcolo il cordone d’alimentazione in meno perché ne ritengo il costo poco influente in virtù di quanto detto più sopra); per la verità si risparmia anche dello spazio ed un telecomando fra i piedi ma in questa sede non c’interessa.

Conclusioni

E’ molto interessante che i risultati di questo sforzo di razionalizzazione coincidano con il buon senso e con l’esperienza accumulati in anni o decenni dalla community.

Ed è anche interessante notare come ne escano livellate molte delle irrazionalità esistenti, dando ragione alle prese di posizione più prudenti e possibiliste, tipiche appunto degli appassionati più navigati, a scapito delle visioni degli assolutisti di turno.

Non ho voluto perseguire il perfezionismo esasperato del ragionamento, ma solo esporre su base razionale un procedimento ormai istintivo per chi coltiva questa passione da tanto tempo, ma che istintivo non è per chi sta muovendo i primi passi nel cinema in casa o nell’alta fedeltà.

Penso anche che molte discussioni fra appassionati prenderebbero un’altra piega se ci si domandasse se le soluzioni sul tappeto sono efficienti secondo il criterio che abbiamo visto: molti discorsi che occupano tanto tempo e tanti sforzi si sgonfierebbero, relegati nell’interminabile lista di attesa degli interventi più efficienti di loro.

Sarebbe a questo punto interessante conoscere l’ipotetico impianto del signor Markowitz, e magari immaginare di trascorrere con lui un pomeriggio per negozi d’audiovideo.

Certamente quello che abbiamo svolto non è un ragionamento definitivo o esaustivo, ma è di sicuro un passo su quel sentiero di serenità e di razionalità che permette di vivere in armonia con la propria passione per i film e per la musica e con l’impianto che li riproduce, come sempre vuole lo spirito del Feng-Shui dell’Audiovideo.

 

fabio.cottatellucci@videohifi.com


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