 |
Stavolta niente alta risoluzione: piccolo break. Pur non mancando le notizie, né le novità a livello di lettori e di dischi, e pure di formati: lestremo ridicolo tentativo di Warner di resuscitare il morto DVD-Audio rendendo obbligatoria la colonna Dolby e non le altre e includendo uno spazio per suonerie e MP3 farà rapidamente la fine che merita utilizzerò arbitrariamente la rubrica di videohifi dedicata a SACD e DVD-Audio per parlare dello zero oversampling. Ho un po di sassi da togliermi dalla scarpa e un paio di apparecchi di cui voglio parlarvi. Anzi, quattro apparecchi, di cui due rappresentano loggetto centrale di questa puntata; gli altri due saranno utilizzati come riferimenti.
Lo zero oversampling
Sotteso allaudio digitale è un teorema, quello di Nyquist/Shannon, che dice, grosso modo, che unonda qualsiasi è perfettamente ricostruibile da un treno infinito di suoi campioni (londa stessa è infinita, non inizia e non ha fine: siamo nel mondo dei teoremi) posto che tali campioni siano stati acquisiti ad almeno il doppio della sua componente di frequenza più alta. Uhm. Un po troppi infiniti. Ma non è quello il problema. O forse anche un po sì. Il problema è, essenzialmente, che nella pratica, dopo la conversione D/A, oltre la cosiddetta "stopband", cioè il punto in cui si ferma la nostra capacità di ricostruire perché la nostra frequenza di campionamento lì arriva cè di tutto, ci sono immagini di quello che abbiamo in gamma audio, con livelli di energia estremamente robusti, che non piacciono particolarmente agli stadi di amplificazione successivi. Rumoracci che possono mandarli in distorsione, interferire con le loro reti di controreazione o con il corretto funzionamento dei singoli stadi di amplificazione. Tipicamente alcuni operazionali non amano, ma anche alcuni stadi amplificatori a discreti (direi operazionali a discreti: attenzione, esistono). Quindi serve un filtro per evitare che queste componenti vadano ad interferire col suono e col funzionamento degli apparecchi dopo luscita del DAC. Serve sempre, davvero? Qualcuno sostiene di no. Ma quel qualcuno, quasi sempre, nasconde un altro filtro, un blando filtro analogico che comunque diminuisce lenergia in gamma ultrasonica. E ricostruisce almeno un pochino luscita "a scalini" che esce dal DAC. Se qualcuno vi racconta che un digitale non sovracampionato esce a scalini, a proposito, chiedetegli se il suo sistema ha almeno una banda passante dal piedino del DAC ai diffusori di almeno 30/40 kHz. O di più. In caso contrario, chiedetegli se sa di cosa parla quando parla di alta fedeltà se la risposta è sì, avete trovato un guru. Lasciatelo sulla montagna, salutate educatamente e ignorate rigorosamente ogni suo suggerimento.
Torniamo al nostro filtro quello che, sia un condensatore, sia un trasformatore duscita, sia un pezzo del crossover dei diffusori, cè praticamente sempre. Beh, un sovracampionatore è una buona idea. Per attenuare significativamente un segnale a 22.05 kHz (la massima frequenza riproducibile dal CD) ci vorrebbe un filtro del decimo ordine, che non è né particolarmente semplice né particolarmente trasparente.
Un sovracampionatore moltiplica, aggiungendo campioni vuoti o campioni interpolati, la frequenza di campionamento originale. Facendo così, sposta i rumori in alto, ben sopra i 22.05 kHz. Tipicamente di un fattore pari al fattore di sovracampionamento. A quel punto il filtro può essere molto, molto più blando, con tutti i vantaggi che ne conseguono.
Però ci sono molti DAC senza sovracampionamento e con filtri semplici in uscita. E quindi? Quindi, è possibile che nella maggioranza delle catene (notate anche che molti dei fans del non oversampling usano catene con amplificazioni valvolari, molto spesso) lenergia ultrasonica non sia un problema e che venga attenuata proprio dalla limitazione in banda dei sistemi di riproduzione utilizzati. Ce la si cava, insomma, un po a caso.
Un secondo problema non correlato col precedente: senza compensazioni quasi nessuno le monta un DAC senza sovracampionamento è sotto di quasi un dB rispetto alla gamma media a 10 kHz e di più di 3 a 20 kHz. E, signori, un dB o 3 dB si sentono, anche in quelle gamme di frequenza. Se qualcuno vi racconta il contrario, chiedetegli quando ha fatto lultima visita dallotorino, o se ascolta solo pedaliere di organo (e anche lì ci sarebbe da discutere). Insomma, a prescindere dallimplementazione e salvo compensazione del problema, ogni DAC non oversampling ha, internamente, una precisa equalizzazione che attenua la gamma alta. Un po come qualcuno degli ingressi CD dei primi anni del digitale a bassa risoluzione.
E allora, con lo svantaggio della possibile incompatibilità con alcune catene e unequalizzazione fuori controllo, perché perdere tempo con apparecchi senza filtro sovracampionatore?
Perché hanno un suono che può piacere e alcuni vantaggi, se correttamente implementati. Dibattibili, i vantaggi: il principale è leliminazione, per costruzione, del pre-ringing, quel fenomeno che fa sì che un impulso, filtrato digitalmente con un sovracampionatore (per essere esatti, con un filtro FIR), presenti una serie di piccole oscillazioni prima dellimpulso stesso. Il fatto per cui tale svantaggio è dibattibile è che, applicando una trasformata di Fourier su quelle componenti, è palese che esse sono sopra la gamma udibile. Ma cè effettivamente qualcosa che ho sentito, coi migliori fra essi, a livello di transienti, che mi fa pensare che ci sia qualche vantaggio di cui, tecnicamente, non si riesce a dare conto. Non sarebbe la prima volta che il nostro udito ci dice qualcosa che le misure potranno, magari, confermare fra anni.
Un atteggiamento "laico" è quello di dire che, forse, non esiste filtro digitale perfetto e che, per quanto riguarda alcuni fra essi, è meglio nessun filtro di un filtro deleterio.
Cè anche unaltra cosa da aggiungere: che, fatte salve alcune eccezioni, i lettori e DAC senza sovracampionamento sono gli unici (e sicuramente gli unici accessibili, almeno sul mercato del nuovo) che montino DAC multibit (lo zero oversampling non si può proprio fare coi DAC "bitstream", "delta-sigma", "ibridi" eccetera, il loro funzionamento dipende dal sovracampionamento che è parte intrinseca del processo di conversione). E forse, se si potesse acquistare oggi, a un prezzo accessibile, un DAC multibit con un filtro digitale allo stato dellarte, molte discussioni sarebbero inutili. E però questi DAC esistono, anche se non costano cinquecento o mille Euro ne ho uno in prova e ne parlerò presto ed esiste chi fa DAC senza sovracampionatore non certo economici (Zanden, Audio Note, Ilungo), molto apprezzati da critica e pubblico. Ma direi che il fenomenino (inoino) di mercato attuale, almeno in Italia, sono i DAC non oversampling di prezzo accessibile. E di due di questi parlo qui.
MHDT Labs
A quanto ho capito, MHDT Labs è poco più che un artigiano taiwanese che vende dei DAC da lui costruiti su eBay. Ho chiesto un paio di suoi apparecchi in prova, che mi ha mandato molto volentieri, dato che da qualche tempo cè un piccolo gruppo molto agguerrito sulle qualità di questi apparecchi allinterno del nostro forum. Volevo capire se effettivamente questi oggetti hanno qualche caratteristica particolare che li rende degni di tanto accanimento a supporto. Dopo qualche mese, devo dire di non aver capito quasi nulla. Ma andiamo con ordine.
I due modelli che mi sono stati recapitati sono il Constantine e il Paradisea, entrambi equipaggiati con il DAC Philips TDA1545, un multibit "continuous calibration" (il principio e la necessità della calibrazione sono un po complessi da spiegare in un articolo di questo tipo: basta dire che si trattava di un DAC di medie prestazioni dieci anni fa, che veniva utilizzato su macchine economiche e costose ad esempio sul primo lettore Exposure e che viene adottato anche sulla versione standard, senza upsampler, dellAH!Tjoeb. Pero li il sovracampionatore cè, come cera nellExposure e negli altri, Philips 723/753 compresi).
I due DAC sono concettualmente abbastanza simili: un ricevitore Crystal in ingresso che si collega al DAC TDA1545, la cui uscita in corrente viene convertita in tensione da un operazionale duale (nel caso del Constantine dallAD826, in quello del Paradisea dallOPA2604). Lo stadio duscita è la fondamentale differenza fra le due macchine: il Constantine esce direttamente, il Paradisea aggiunge un buffer a valvole, a bassa tensione di alimentazione, che utilizza un doppio triodo 5670. Il Paradisea è, apparentemente, di qualità più elevata (materiale della PCB, alcuni condensatori, alcuni by-pass, oltre allovvio alimentatore per luscita valvolare), ma non cè moltissimo a separare le due macchine, che sono essenzialmente lo stesso progetto. I due stampati e il layout dei componenti sono, invece, decisamente diversi. Il che ritrae abbastanza una realtà industriale non pienamente sviluppata.
I componenti sembrano di buona qualità, anche se ovviamente poco si può dire dei condensatori "film and foil" marcati MHDT. I regolatori utilizzati sono dei TL431 e degli LT1085, lalimentazione ad alta si fa per dire- tensione del buffer a valvole non dovrebbe essere stabilizzata.
Non cè nessun particolare accorgimento contro il jitter. Si potrà dire che, a questo prezzo, non ci si può aspettare molto. Tuttavia, ad un prezzo simile a quello a cui va il Paradisea su eBay (però incluse IVA e garanzia, e con costruzione italiana), il DAC di AudioNemesis, uno degli zero oversampling "di controllo" di questa prova, monta un trasformatore digitale di ingresso e un sistema di reclock asincrono (sullefficacia antijitter di un reclock asincrono montato dopo il ricevitore digitale si può certamente discutere, però comunque laccorgimento è stato preso).
Ah, la massa delle IEC dei due DAC parrebbe scollegata e non cè logo di certificazione CE, né vero né tantomeno falso (ogni tanto si vede il CE falso
).
I telai sono semplici, in plexiglass (metallo per quanto riguarda le pareti laterali, costituite da due pezzi di profilato per lato, che lasciano aperto linterno, accessibile a manine di bimbi eventualmente) con serigrafie sul frontale e sul posteriore ad indicare funzioni, logo del costruttore e modello. Il Paradisea ha anche un pannello superiore con lobbligatoria apertura per la valvola e unulteriore apertura dissipante fatta, simpaticamente, forando il pannello a formare la scritta "MHDT Lab". I connettori posteriori (RCA di uscita, RCA, BNC e TOSlink di ingresso, con un commutatore fra ingresso coassiale e ingresso ottico) sembrano di buona qualità. Parrebbe possibile dallinterno cambiare la tensione di alimentazione semplicemente spostando un cavallotto.
Direi nulla di trascendentale, né di vergognoso, a livello di costruzione. Degli oggetti che, considerata la provenienza e il canale di vendita, hanno un rapporto corretto fra materiali e prezzo. Di ricerca sul progetto mi pare non sia il caso di parlare: gli schemi appaiono banali, semplici applicazioni di normale prassi di progetto, senza elementi di originalità, che probabilmente si limitano alla scelta dei valori di alcuni componenti e del tipo di altri (es., gli operazionali).
Un breve cenno sulla tecnica degli altri due DAC non oversampling, i due apparecchi di controllo, lAltmann Mother of Tone Attraction e lAudio Nemessis DC-1. LAltmann è una strana cosa, a stretto rigore non è nemmeno un apparecchio. Venduto direttamente dal costruttore e costruito "on demand", è una scheda di conversione digitale/analogica non oversampling che monta un ricevitore di ingresso custom, progettato e costruito dallo stesso Altmann, basato su un FPGA e uno o più cristalli discreti (Golledge, come si può trovare anche allinterno dei DAC dCS). Uno o più, perché il DAC Altmann, nella versione base (acquistabile per 750 Euro) è compatibile con la sola frequenza di campionamento del CD, ma opzionalmente e montando un altro cristallo, con la frequenza base corretta, oltre a un interruttore per stabilire il fattore di moltiplicazione, 1, 2 o 4 può essere reso compatibile con tutte le frequenze attualmente in uso per il digitale PCM. Lopzione multifrequenza aggiunge 250 Euro al prezzo. Una seconda opzione è rappresentata da una specie di reclock asincrono (messo prima del ricevitore di ingresso, in modo che esso possa filtrare il jitter decorrelato introdotto dal processo) che Altmann chiama JISCO, Jitter Scrambling Correlator, che utilizza un terzo quarzo. Il JISCO è, se montato, comunque disinseribile. Lingresso è unico, S/PDIF normalmente, ma può, con un supplemento di spesa, essere sostituito con un ingresso ottico TOSlink. Il mio esemplare comprende le due prime opzioni. Le uscite sono RCA. Il chip di conversione è un TDA1543, luscita è a operazionali (OPA134/OPA2134) ed è presente un blando filtro analogico. La scheda comprende componenti SMD (lFPGA, ovviamente, ed altro), alcuni stabilizzatori, condensatori in polipropilene, un paio di stabilizzatori di tensione. E montata (incollata e avvitata) ad una scheda di abete rosso, laccata. Alcuni dei componenti elettronici (tutti gli integrati) sono trattati superficialmente con una lacca. Non cè alimentazione: lidea è che lacquirente si compri o recuperi, per conto suo, una batteria da auto, da 12V, collegandola al DAC col cavo fornito, e che la ricarichi quando sta per scaricarsi (se ne accorge dalla luminosità del LED blu di accensione) con un caricabatteria reperibile in qualsiasi negozio di autoricambi. Il prezzo del DAC appare giustificato dal progetto (che qui cè, a partire dal ricevitore custom: sono pochissimi i costruttori nellaudio digitale che si possono permettere di sviluppare un proprio ricevitore, Altmann lo fa perché la sua prima attività è quella di inventore in diversi settori, anche in quello dei motori ad olio da condimento, non scherzo) e dalla costruzione europea, a cura di una persona estremamente specializzata, delloggetto.

LAudio Nemesis è un prodotto più industrializzato, attorno al quale, per scelta specifica dei progettisti Camorani e Intorrella, cè un po di mistero. Anche perché la maggior parte dei chip (anzi, direi tutti) sono coperti da blocchetti di grafite smorzante. Non si sa, in particolare, quale sia il DAC usato anche se non cè molta scelta, o è un Philips o un Burr Brown o un Analog Devices.
Il ricevitore di ingresso, dato che vengono accettate frequenze fino a 96 kHz, dovrebbe essere il Crystal CS8414. Prima di esso, cè un trasformatore di ingresso Scientific Conversions, utilizzato fra gli altri anche da TacT. Dopo, chissà. I dettagli che si riescono a scucire dai progettisti, o dallosservazione, sono: la presenza in ingresso di un filtro di rete con tecnologia Black Noise (di Systems and Magic); la presenza di regolatori shunt sulle linee di alimentazione; la presenza di uno stadio di uscita a transistor discreti, senza controreazione, dopo una I/V che sembrerebbe essere passiva a resistenza; lutilizzo del reclock asincrono.
Ah, a proposito del reclock asincrono: ho i miei personali dubbi sullefficacia contro il jitter di una misura simile. Non sono, cioè, sicuro se il jitter correlato venga eliminato o attenuato, o se semplicemente venga coperto da un tappeto di rumore. Ancora, sul jitter: devo dire che la teoria di Kusunoki sul fatto che il jitter conti meno se non si utilizza sovracampionamento e aumento artificiale della risoluzione mi convince assai poco: quello che è significativo riguarda la frequenza base, quella da convertire e non la frequenza sovracampionata quello che ci interessa è il segnale in uscita e il suo rapporto con il segnale in ingresso e dal punto di vista del jitter possiamo considerare quello che accade in mezzo come una scatola nera.
Non possiamo, cioè, mettere il jitter in rapporto agli eventuali 24 bit e 176.4 kHz (per prendere una frequenza di sovracampionamento tipica), ma lo dobbiamo considerare in rapporto ai 44.1/16 in ingresso, che sono quelli che vogliamo convertire. Anzi, si potrebbe persino dire che un sistema di sovracampionamento, effettuando una redistribuzione del rumore su una frequenza superiore a quella base, riesce a spalmare il rumore. Ma tantè, siamo qui per giudicare gli effetti, non la tecnica, mai come in questi casi, dove le scelte tecniche sembrano essere contrarie alle conoscenze tecniche comuni e non mi riferisco, in questo caso, al solo Audio Nemesis o al solo reclock asincrono.
Tornando allAudio Nemesis, i condensatori di disaccoppiamento alluscita sono degli ERO MKP1822, scelti ad orecchio. Il telaio è robusto; non credo sia costosissimo, ma è molto convincente dal punto di vista estetico e da quello della rigidità. I connettori, un RCA in ingresso e due in uscita, sembrano di ottima qualità. Il prodotto è ottimamente costruito, insomma. E il prezzo, considerata la costruzione italiana, è piuttosto sorprendente.
Il suono del Paradisea
Devo prima fare una digressione (non è una novità). Sono sempre più convinto che esistano due tipi di apparecchio sul mercato, quelli che riproducono (quelli che sono costruiti con lidea di far sentire quanto più possibile di quel che cè nei dischi) e quelli che suonano, che interpretano in senso quasi musicale (quelli che impongono al messaggio lidea della musica che ha il progettista o che per caso arrivano a imporre unidea della musica). Tutti gli apparecchi, anche i più costosi, e ancor di più quelli per natura più imperfetti (i trasduttori) interpretano, ma anche fra le elettroniche ne esistono alcune che superano il confine fra lapparecchio di riproduzione e lo strumento di produzione della musica. Nessuno dice che queste non possano suonare bene, anzi: ce ne sono che suonano benissimo. Però tali sono, a mio giudizio (e anche andando a guardare i risultati tecnici) macchine come gli amplificatori monotriodo utilizzati con la maggioranza dei diffusori non a loro dedicati. Il problema è che suoneranno benissimo in determinati accoppiamenti, o con specifiche attenzioni, o magari addirittura con specifici generi musicali o registrazioni. Ma non saranno mai apparecchi universali e divideranno sempre e comunque il giudizio. Anche perché, secondo me, quelli che sono più colpevoli del "reato" di interpretare, di suonare, sono quelli caratterizzati da colorazioni di tipo additivo, non di tipo sottrattivo. E quelle colorazioni si sentono.
Nessuno dei DAC qui in prova è assolutamente neutro. Nessuno, cioè, pare avvicinarsi allideale dellapparecchio totalmente trasparente al segnale inciso. Ma ci sono delle gradazioni (e lasciamo per ora perdere il caso del Constantine, su cui dirò sotto). LAltmann è quello che si avvicina di più. Il Paradisea è quello che più si allontana da tale ideale. E un apparecchio che, per la mia esperienza, non riproduce, bensì suona.
Come suona, allora. Ha unevidenteso del Constantine, su cui dirò sotto). perdere il caso del Constantine, su attenzioni, o magari addirittura con speci enfasi della parte medio-bassa dello spettro, a rimarcare una specie di corposità (che però non è poi supportata dal resto della gamma) e che può, in alcuni casi (registrazioni e accoppiamenti) diventare un po debordante sul resto della gamma audio. Cè unenfasi sulla gamma media, inoltre. O meglio, ci sono al contempo una de-enfasi dellestremo basso (un po carente) e dellacuto (tipico di tutti i DAC senza sovracampionamento e senza accorgimenti "equalizzatori" in quella gamma). Però il tutto può essere gradevole, anche perché la gamma media ha le caratteristiche tipiche dello zero oversampling, cioè una dolcezza intrinseca e un passo rilassato: non diventa mai aggressiva e, grazie alla rilassatezza generale, non assume caratteristiche "monitor" tipiche degli apparecchi che enfatizzano la gamma media, che di solito tendono anche a fare sbalzare in avanti i solisti.
La scena acustica riprodotta è discreta. Non è particolarmente estesa lateralmente, ha una buona profondità e una buona definizione, pur non avendo una focalizzazione mostruosa. E coerente, direi, col suono generale dellapparecchio, con quello che ci si può aspettare dalla tipologia e dal resto dei parametri.
Timbricamente, lapparecchio tende ad una certa semplificazione, dovuta probabilmente alla depressione della gamma alta: gli strumenti sono un po meno vividi che nella realtà e un po meno vividi di come capita di sentirli da altri convertitori DA utilizzando gli stessi dischi.
Dal punto di vista della dinamica, si tratta di un apparecchio tranquillo. Non è compresso, non particolarmente, però non è da lui che potrete aspettarvi di essere sorpresi da unimprovvisa accelerazione, da unimprovvisa intensificazione del messaggio (come invece succede con lanalogico e come comincia a succedere col miglior digitale).
Il dettaglio non è straordinario. E, di nuovo, tranquillo. Probabilmente proprio questo dettaglio tranquillo, assieme alla dinamica tranquilla, a determinare una grana abbastanza fine, una sensazione di raffinatezza piuttosto buona, una bella fluidità. Tipicamente, se si semplifica il dettaglio, la fluidità generale aumenta in modo quasi naturale.
Un ultimo aspetto che mi lascia un po perplesso del Paradisea è una sensazione, che appare con alcuni dischi, di una certa insistenza di una gamma di frequenze vicine allacuto. Questo tipo di sensazione correla, nella mia esperienza, con dei livelli di jitter consistenti.
Nel complesso, trovo che il Paradisea sia un apparecchio con un rapporto qualità sonora/prezzo più o meno corretto, al prezzo a cui si riesce a prendere su eBay quando si prende bene. Però cè un problema: essendo un apparecchio che suona, che interpreta, che non riproduce, questa valutazione diventa soggettivo-selvaggia. Cè chi potrà definirlo meraviglioso, cè chi lo troverà semplicemente inaccettabile. E le contestazioni che si possono fare allapparecchio, sul piano dellalta fedeltà, conteranno relativamente poco nei confronti di un apparecchio che per quanto mi consta è abbastanza lontano dallalta fedeltà stessa. Problema ancora più grave: non cè alcuna possibilità di ascoltare lapparecchio prima di acquistarlo, a meno di non avere un amico che abbia tentato la sorte a sua volta. Una distribuzione italiana regolare, che permetterebbe di effettuare prove di ascolto in negozio o a casa, porterebbe questo apparecchio, per ovvi motivi, totalmente fuori dalla possibilità di avere un rapporto qualità/prezzo plausibile, dato che, a conti fatti, il prezzo sarebbe probabilmente il doppio di quello che è con la vendita diretta.
Gli altri due DAC (escludo ancora il Constantine) si avvicinano di più al principio dellapparecchio che deve riprodurre e non suonare a sua volta, anche se in misura diversa.
DellAltmann vi ho già parlato laltra volta. Rispetto al Paradisea è un gioiello di neutralità, ha una scena più larga e profonda, maggior presenza dellestremo basso (ma occhio alla carica e mi si dice alla qualità della batteria utilizzata), fluidità altrettanta, dettaglio maggiore, colore timbrico eccellente, attenuazione dellestremo acuto molto inferiore. E un apparecchio superiore da qualsiasi punto di vista; inoltre il fatto che il costruttore sia in Unione Europea rende leventuale assistenza molto più facile e molto meno costosa da ottenere, anche in garanzia. Non che sia impossibile assistere il Paradisea, a parte i condensatori il resto dei componenti è abbastanza banale e il progetto è noto (il costruttore ha anche pubblicato lo schema e la lista materiali sul suo sito Internet), ma credo sia sempre meglio poter contare sul supporto del costruttore stesso.
LAudio Nautes può risultare più controverso, perché non fa le cose come le fanno gli apparecchi comuni. Il costruttore ha scelto dei compromessi, che sono secondo lui prossimi a come la musica è percepita dal vivo, ed è riuscito a raggiungere il risultato che si era prefissato. Lapparecchio è rilassato, ha una focalizzazione soft, un basso che non sembra profondissimo, ma non presenta né enfasi sul mediobasso, né medio avanzato. Inoltre, la sensazione di attenuazione dellestremo acuto è qui molto meno percettibile che su altri DAC senza filtro sovracampionatore, probabilmente per effetto del reclock asincrono. I difetti relativi del DAC sono una dinamica non travolgente, lattenuazione dellestremo basso e un colore strumentale non da primato (peraltro, a proposito dellestremo basso, il costruttore sostiene che dal vivo non sente le mazzate allo stomaco; scelte
io credo che se le mazzate stanno nel disco, il compito della catena è quello di riprodurle). Il dettaglio è piuttosto presente, ben integrato; la fluidità buona, la grana raffinata. Può lasciare perplessi alcuni ascoltatori (e ha lasciato perplesso anche me) una certa sensazione di mancanza di presenza, ma si tratta di una filosofia di ascolto, trovo: in fondo cè chi preferisce essere "tirato dentro" il suono piuttosto che avere la sensazione che il suono gli si imponga. Certo, qui ho la netta sensazione che si tratti di una caratteristica intrinseca delloggetto, dato che la percepisco con tutti i dischi.
Ma una cosa va detta: lAudio Nemesis, che costa allincirca come il Paradisea escludendo le tasse di questultimo, si può provare. E, sì, un apparecchio che, in un certo senso, suona e non riproduce, ma lo è in misura assai minore rispetto al Paradisea. Secondo me non supera ancora la linea fra il riproduttore e linterprete, ma in questi casi le sensazioni personali possono essere diverse, come diversa può essere la valutazione. Ma, dicevo, lapparecchio si può provare, si può sentire, senza doverlo comprare, intendo. E questo è un vantaggio non da poco.
Per i miei gusti personali, comunque, e per quanto considero vicino allideale della riproduzione audio, lAltmann è il migliore fra gli apparecchi di cui qui parlo. Non è particolarmente pratico, è un oggetto abbastanza estremo, per persone un po fuori di testa (tenere una batteria da automobile in sala dascolto e tenere un apparecchio che è, in realtà, una scheda nuda sul proprio tavolino richiede una certa dose di follia), ma a me lo sforzo sembra giustificato, così come il prezzo sembra più che giustificato, alla luce di tecnica, progetto e tipo di costruzione. Fra quelli economici, la mia preferenza va allAudio Nemesis, che mi sembra un progetto originale che ha qualcosa di sensato da dire, pur non discostandosi troppo da un ideale di correttezza. Il Paradisea viene dietro lAudio Nemesis, per tutte le ragioni che ho elencato sopra. Personalmente, nella scelta tra i due, non avrei dubbi.
Il Constantine
Nei miei sistemi, il suono del Constantine è abbastanza disastroso. Privo di particolari qualità sue, presenta rispetto al Paradisea solo un bilanciamento tonale più corretto. Poi, per il resto, siamo, nei miei sistemi, molto al di qua dellaccettabile, soprattutto per una scena sonora concentrata fra i diffusori e confusa. Personalmente, ho trovato nettamente preferibile la conversione interna del lettore multiformato Pioneer che uso normalmente come meccanica. Rispetto a questo, lunico vantaggio del Constantine è quello di una grana più fine, facilitata anche qui dalla mancanza di dettaglio, di densità dei suoni. Pertanto, credo che passerò il Constantine a qualcuno dei colleghi della rivista, per vedere se le sue reazioni sono simili alle mie. Fino ad allora, sospendo ogni giudizio, dato che non escludo una qualche idiosincrasia con i componenti che ho in casa (anche se ho provato parecchi interfacciamenti con apparecchi abbastanza diversi).
A chiusura
Qualcuno sostiene che modificandoli i taiwanesi vadano molto meglio. A parte il mio personale giudizio su alcuni dei tweak applicati (olio di serpente), credo che il compito di un recensore sia quello di parlare degli apparecchi come vengono venduti dal costruttore, non quello di provare e suggerire modifiche più o meno personalizzate. Inoltre, credo che, se il costruttore ritenesse alcune modifiche più o meno obbligatorie per sentire al meglio i suoi apparecchi, dovrebbe inserirle direttamente negli apparecchi o quantomeno consegnarle a parte, a sua cura, per la prova stessa. Qui non mi è stato consegnato nulla, oltre ai DAC. E quelli ho provato, e di quelli vi parlo. Oltretutto, non tutti possono modificare i propri apparecchi.
|
 |