Poor man's choice.... tre diffusori best buy
di Francesco Bollorino
Allinizio cerano i Bookshelf
il fratello della mia morosa di allora a Milano possedeva un impianto classico per quegli anni, parlo dei primi anni settanta, un Thorens, un integrato dorato della Marantz e una coppia di AR, mi pare fossero le 3, rigorosamente messe in alto su una mensola porta libri sopra la sua scrivania e appoggiate per il lungo
la stessa Ar nei suoi depliant proponeva questo tipo di posizionamento ed utilizzo.. altri tempi e forse altri ascolti
poi arrivò lhifi - quella vera diremmo oggi - e tutto cambiò: arrivarono i piedistalli, arrivò lascolto in aria libera, il corretto posizionamento ambientale, arrivarono casse incredibilmente piccole ma incredibilmente ben suonanti e a volte molto molto costose, il bookshelf perse la sua vocazione "arredamentale" e divenne per molti audiofili il
compagno inseparabile della loro passione, ingombrante con il suo supporto come una torre da pavimento, sempre più raffinato dal punto di vista sonoro si è trasformato nel tempo in una delle tipologie di casse acustiche più gettonate sia dal punto di vista della domanda che da quello dellofferta.
Come molti di coloro che mi leggono, ho posseduto in passato dei diffusori da stand.
Ricordo ancora con nostalgia le mie Electa Amator prima serie e con minor nostalgia le Fase Aria
poi sono arrivate le agognate Quad ma essendo nel frattempo arrivata anche la collaborazione con VHF ecco che qualche tempo fa mi è venuto il desiderio di ritornare a questa tipologia di casse acustiche per realizzare una prova per la rivista.
Confesso altresì di avere una certa passione per le prove comparative, un po perché tutto sommato riproducono ciò che accade nei negozi solo, come dovrebbe poter succedere nella realtà, nella propria situazione di ascolto casalinga (un qualche vantaggio a scrivere, a gratis, per VHF ci dovrà pur essere
), un po perché personalmente da una comparazione traggo più informazioni su prodotti di tipologia simile anche se di categorie di prezzo a volte differenti, che da una singola prova in cui per altro un qualche confronto con il proprio personale riferimento è indispensabile.
Nel momento quindi in cui ho pensato di concentrarmi sui diffusori da stand, ho parallelamente iniziato a "guardarmi in giro", per individuare oggetti che sfiziosamente soddisfacessero la mia curiosità e potessero al pari rappresentare una lettura interessante per gli appassionati.
CASTLE RICHMOND 3i
o della precisione.
Avevo pensato di includere nel panel di ascolto le "mitiche" PROAC Tablette un po perché rappresentano da anni il riferimento in questa tipologia di casse un po perché non mi era mai successo di poterle ascoltare a casa mia nei miei impianti. Ho telefonato a Giuseppe Licciardello dellAudio Reference di Milano storico importatore del marchio inglese, Giuseppe di fronte alla mia richiesta mi ha detto che se desideravo le Tablette me le avrebbe mandate senza problemi ma che se dipendeva da lui mi avrebbe consigliato senza esitazione le nuove piccole Castle Richmond, un vero "affare", a suo parere, ad un costo che era la metà delle Proac.
Giuseppe mi ha raccontato che la Castle in quel di Skipton nel nord dello Yorkshire costruisce da anni oltre che le proprie linee di diffusori, i mobili per la Proac e che da tempo si erano messi in testa di produrre un diffusore sonicamente simile alle Tablette ma più a buon mercato, le Richmond 3i rappresenterebbero il risultato di tale sforzo progettuale e costruttivo.
Siccome "mi sono sempre fidato" del gusto musicale di Licciardello, ho deciso di accettare la sua proposta e in capo a pochi giorni le Castle mi sono arrivate a casa.
DESCRIZIONE CASSA
Le 3i sono dei piccoli bookshelf in bass reflex alte 33 cm larghe 17 e profonde 23, montano un piccolo woofer da 13 cm di diametro un tweeter da 19 mm, pesano 4 kg. I dati di targa parlano di una sensibilità di 88,5 dB, di una risposta in frequenza tra 65Hz e 20kHz, la casa consiglia un ampli tra i 15 e i 75 watt di potenza. Prevista la possibilità di biwiring e biamping, tubo di accordo posteriore.
Si tratta di classici diffusori da stand, io li ho provati con supporti da 70 cm circa, i bellissimi Guizu TFW-9e prodotti in Cina ed importati da Playstereo, che ho leggermente modificato sostituendo le punte di serie con i miei amati e molto più pratici piedini della SOUNDCARE norvegese.
POSIZIONAMENTO IN AMBIENTE
Un tema importante con questo tipo di diffusori è il loro posizione in ambiente, ho fatto diversi esperimenti e il compromesso migliore lho trovato con le casse a circa un metro dalla parete posteriore solo leggermente volte verso il punto di ascolto. Un più marcato avvicinamento alla parete posteriore rinforza un poco la risposta alle basse frequenze a scapito però della risoluzione delle scena musicale, mentre un posizionamento più ravvicinato verso il punto di ascolto aumenta la profondità del sound stage ma alleggerisce in maniera marcata la resa della gamma bassa da qui la scelta che ho alla fine fatto.
ASCOLTO
Tradizionalmente un minidiffusore è immaginato per sonorizzazioni di piccoli ambienti e per lascolto di piccoli gruppi, situazioni nelle quali dovrebbe sulla carta dare il meglio di sé, nella realtà vuoi per scelta vuoi per necessità tale tipologia di diffusori può divenire la "soluzione unica" dellappassionato e per questo accanto alla musica che gli è più "congeniale" non ho fatto mancare alla Castle così come alle sue compagne in questa prova il passaggio per la riproduzione della grande orchestra (La gazza ladra della National Philarmonic Orchestra diretta da Riccardo Chailly Decca Digital 1981). Al tempo stesso ho voluto provare i diffusori in associazione con i miei subwoofer TBI in un set up che potrebbe essere gradito a molti appassionati. Così come ho avuto modo di
provare le casse sia con una amplificazione a stato solido che con amplificazioni a tubi nella logica di scoprire il miglior interfacciamento possibile.
Procediamo con ordine ed esaminiamo le performances "stand alone" del diffusore inglese.
Ci troviamo di fronte ad un diffusore molto analitico, radiografante che ha nella resa della scena acustica uno dei suoi punti forti specie per quanto concerne la messa a fuoco dellevento sonoro, la profondità di campo invece non è ai massimi livelli anche perché la scena appare un po spostata in avanti con un effetto monitor abbastanza marcato.
La tenuta in potenza è molto buona e la 3i è in grado di digerire watt senza scomporsi suonando "molto forte" senza che liniezione di potenza modifichi il risultato sonoro: le alte frequenze sono in evidenza (questo può spiegare in parte il carattere analitico del suono) senza che si notino però segni di asprezza e durezza eccessivi nella riproduzione degli archi, buona larticolazione dei messaggi sonori complessi mai impastati, la tenuta del basso è ottima, non aspettatevi i 20Hz ma ciò che il piccolo woofer può dare lo dà con naturalezza e ottima frenatura, mentre la voce può apparire in certi frangenti un po sottile, meno calda e ricca di armoniche come ci si aspetterebbe da un diffusore che offre prestazioni, negli altri parametri considerati, ben al di là del suo prezzo di vendita.
Il passaggio dal Threshold agli OTL mostra come la Castle "gradisca" i tubi e ami una buona manciata di watt termoionici che potrebbero rappresentare la soluzione ideale anche perché in questo setup il medio diviene più rotondo, acquisendo il suono un maggior equilibrio generale.
Una ulteriore prova è stata lascolto in biamplificazione passiva usando 4 finali Musical Fidelity XA-50: ancorché onerosa dal punto di vista economico la biamplificazione si è dimostrata ancora una volta, per me, una soluzione di grande interesse nella misura in cui fermi restando gli altri parametri la dinamica totale è risultata notevolmente aumentata senza risultare aggressiva e la definizione e risoluzione del messaggio sonoro, il cavallo di battaglia delle Castle, ha mostrato evidenti miglioramenti sia a basso livello che ad alti volumi. In questa situazione si è bene evidenziata lottima capacità di tenuta in potenza del piccolo diffusore inglese.
 Linserimento dei sub appare quanto mai gradito e opportuno: resta la notevole analiticità e lottima separazione dei piani sonori, colpisce merito del tweeter la matericità dei tintinnii dei triangoli nei pieni orchestrali ora riprodotti con molto più realismo per merito del sub. Linserimento del sub approfondisce di molto il soundstage e consente ascolti di qualità a livelli di pressione sonora realistici. Anche la resa della voce appare migliorata più ricca di armoniche e più rotonda.
Unultima osservazione sullimportanza della catena per il risultato finale di un "suono": durante la prova delle casse oggetto di questo articolo ho alternato come fonti i tre CDP che ho attualmente in uso, la mia storica accoppiata Lector Vintage, il CDP 5.0 Droplet della Consonance - Opera Audio e il Leonardo 2008 Mk II oggetto di prossime prove sulla rivista, ebbene di tutti il migliore in accoppiata alle Castle mi è parso lOpera dal momento in cui il suo suono molto potente nel medio basso ben si accordava, sinergizzandosi, con il mediobasso più povero del diffusore inglese in unequilibrio di grande interesse come risultato finale, mentre lanalitico e un po frizzantino Leonardo finiva per indurire oltre misura il suono con uno spostamento innaturale verso le altissime frequenze.
GRADIENT PRELUDE
o della dolcezza.
La Gradient nellimmaginario collettivo di molti audiofili viene "vissuta" come una società satellite dellinglese Quad avendo prodotto anni fa dei Subwoofer ufficialmente "riconosciuti" dalla Casa fondata da Peter Walker per un uso associato con le ESL 63. In realtà la società finlandese nasce nel 1984 ad opera di Jouko Alanko per la parte commerciale e Jorma Salmi per la parte progettuale, personaggi molto "finnici" e ben assortiti: Jouko silenzioso e timido, Jorma scoppiettante e sempre sopra le righe.
Amici personali della famiglia Walker si fanno conoscere nel mondo primariamente appunto per i Subwoofers dedicati alle elettrostatiche inglesi di cui furono Agenti per la Finlandia per molti anni anche se la loro produzione, allinizio limitata al solo mercato finlandese, comprende in quegli anni un innovativo diffusore chiamato 1.0 (e come altrimenti?) dallaspetto molto particolare: sembrava una cappelliera ( il mobile contente il woofer) sormontata da una grossa padella (il midrange e i 4 tweeeters) che arrivato alla sua terza versione la 1.3 (ovviamente
) venne esportata in America con lusinghieri giudizi da parte di Absolute Sound.
Lattuale produzione Gradient spazia dai costosi monitor Revolution in versione sia attiva che passiva per la via inferiore alle Prelude le piccoline della casa che utilizzano per altro la stessa unità coassiale, realizzata dalla SEAS in Norvegia su progetto Gradient delle sorelle maggiori, oggetto della mia prova.
In realtà sono arrivato alle Prelude indirettamente ovvero leggendo lusinghiere recensioni delle casse Bravo della Combak giapponese da cui si evinceva che tali casse erano costruite "per" la Combak dalla Gradient appunto.
Entrato in contatto con Jouko ho scoperto lesistenza di una sorellina minore delle Bravo prodotta dalla Gradient e dotata dello stesso trasduttore coassiale delle Bravo pur con mobile e progetti totalmente differenti.
Jouko mi ha quindi messo in contatto con limportatore delle sue casse in Italia la ditta XF Audio di Padova che me ne ha fatto avere una coppia per questa prova.
DESCRIZIONE CASSA
Si tratta di una cassa a sospensione pneumatica di dimensioni leggermente superiori alle Castle, 19 x 29 x 25cm, la caratteristica più particolare è rappresentata dalladozione del driver coassiale della SEAS, lincrocio tra il woofer da 17 cm e il tweeter è posto a 2800 Hz; la cassa ha una risposta in frequenza tra 70 e 20000Hz, sopporta una potenza fino a 150 watt, ha unimpedenza poco tormentata e sempre sopra gli 8 Ohms, sensibilità 86 dB, nessuna predisposizione per il biwiring.
POSIZIONAMENTO IN AMBIENTE
Le Preludes hanno un preciso posizionamento per ottenere la migliore resa sonora: vanno poste su stand tra i 60 e i 70 cm di altezza molto a ridosso della parte posteriore, 30-35 cm al massimo, molto angolate verso il punto di ascolto. Il diffusore è schermato e si presta pertanto anche ad applicazioni in ambito HT. Questo posizionamento oltre alla mancanza del tubo di accordo posteriore ne consentirebbe luso anche dentro una libreria.. non ho fatto questa prova ma segnalo la possibilità ormai rara per i minidiffusori
..
ASCOLTO
Ciò che colpisce immediatamente nel suono di queste casse finlandesi è la qualità del medio e la resa che hanno nella riproduzione della voce, cristallina eppure calda, ricca di armoniche, viva e naturale. Il soundstage è profondissimo, realistico come tridimensionalità e ciò assieme alla matericità della riproduzione, alla totale assenza di fatica di ascolto e alla ricchezza del micro-macro contrasto mi hanno fatto associare ben presto il suono delle Preludes a quello delle mie QUAD 988 al punto che ho chiesto esplicitamente ai produttori se si fossero in qualche maniera "ispirati" al suono delle elettrostatiche inglesi per la realizzazione.
Non mi ha stupito la risposta affermativa, era quello che cercavano, anche per la profonda conoscenza che hanno accumulato in questi anni di lavoro per la marca un tempo inglese oggi sino-albionica: un suono "QUAD" ad una frazione di costo!!
Le Preludes necessitano di molta potenza per dare il meglio di sé non meno di 80-100 buoni watt, è questo un punto molto importante da sottolineare nella misura in cui per certi versi suonano "meglio" forte che a bassi livelli di emissione, dove per altro non sfigurano pur non raggiungendo qui la magia delle Almarro, di cui parlerò più sotto e sembrano "insensibili" alla quantità di watt iniettati dentro di loro.. anzi!!
La risposta leggermente pendente in gamma altissima e la posizione molto angolata portano ad una resa sulle voci dettagliata ma non "sparata".
Non hanno un suono "spettacolare o ruffiano" né mostrano quel suono frizzante che può di primo acchito colpire lascoltatore ma alla lunga stancare, propongono un suono "da meditare" in perfetta linea con i luoghi solitari e incontaminati da cui provengono.
La capacità di risoluzione è da primato, le microinformazioni di ambienza hanno un notevole dettaglio che fa scoprire passaggi e atmosfere prima nascoste nei bit dei miei CD preferiti, piani sonori sono bene separati, le basse frequenze sono ottimamente riprodotte senza alcuna sbavatura, si tratta di bassi solidi frenati concreti e se adeguatamente nutrite di watt le casse "scendono" al punto che linserimento dei Sub non diventa così essenziale come con le Castle, proprio come accade con le 988 con le quali luso dei TBI è saltuario ancorché essenziale, sia chiaro, per una resa " a tutto spettro" di partiture musicali complesse e molto estese agli estremi della banda.
Si tratta di casse molto serie e spietate rispetto alla catena audio posta a monte: ogni singolo cambiamento trova un preciso riscontro nel suono delle Preludes che sembrano gradire cavi di gran classe per dare il meglio di sé: i risultati più interessanti li ho ottenuti usando i DUAL CONNECT e i "preziosissimi" Legenburg Zeus, quel che è certo è che ci troviamo di fronte a casse che meritano compagni di avventura di alto livello, non venendo le casse a rappresentare mai lanello debole di una catena anche composta da apparecchi molto costosi e raffinati.. anzi si potrebbe affermare che è tale la qualità del loro suono che possono rappresentare una scelta "risparmiosa", consentendo di spostare linvestimento su altri componenti
della catena audio, essendo certi che lequilibrio sarebbe mantenuto come classe di qualità di suono.
Le Preludes non offrono un suono "spettacolare" che colpisce al primo impatto, ci sia accorge della loro "magia" se si cambia diffusore, una situazione questa che ancora una volta mi ha ricordato le Quad: un dolce veleno a cui ci si assuefà con il tempo e dal quale è difficile staccarsi una volta provato.
Gli OTL, me lo aspettavo, si associano alla perfezione con le Preludes, il cui suono molto equilibrato presenta un, per me, piacevolissimo roll-off delle altissime frequenze che non risultano mai aspre o metalliche nella riproduzione.
Come con le Quad il confronto con i Threshold non mi fa propendere per una soluzione, stato solido, rispetto allaltra, tubi, ma stiamo parlando di oggetti dal suono molto simile al mio orecchio, forse la maggiore dinamica del finale americano enfatizza ancor più lottima resa sui transienti delle casse finlandesi.
A testimonianza della "fame di watt" di questi diffusori va segnalato che usando i pur ottimi Musical Fidelity XA-50 da 50 watt per ottenere un suono realistico occorreva ruotare ben oltre "le ore 12" la manopola del mio SONIC EUPHORIA e lampli inglese mostrava evidenti segni di "fatica", tuttaltra "musica" in tutti i sensi lho ottenuta passando al ben più potente S-200 by Nelson Pass, ampli vintage che da' filo da torcere alle amplificazioni più blasonate di oggidì.
Si tratta di oggetti sonori, strumenti musicali molto rivelatori delle caratteristiche degli apparecchi che sono posti a monte , sensibili, delicati, analitici hanno nel calore non colorato, nella dolcezza e nella naturalezza della riproduzione dellevento sonoro, nel "come se" vicino alla realtà dellascolto dal vivo il loro punto di forza, la loro magia.. una scoperta davvero interessante!!!
ALMARRO M1A
o del relaxed listening
Avevo letto del marchio Almarro su Internet e come molti, compresi alcuni reportage di mostre italiane di hifi, credevo si trattasse di una delle tante ditte cinesi che prepotentemente si stanno affacciando sui mercati occidentali.
In realtà la Almarro è sì una realtà orientale ma non proviene dal Celeste Impero ma dallImpero del Sol Levante che gli sta di fronte: made in Japan sta scritto sui suoi prodotti.
La Almarro Products è uno dei dipartimenti della Network Supply Corp., una piccola azienda giapponese, con però oltre 25 anni di esperienza nella progettazione elettronica. Vi lavorano 6 ingegneri progettisti e 7 donne suddivise tra manifattura e contabilità.
La produzione Almarro è iniziata 5 anni fa e consiste in amplificatori integrati a valvole e in una linea di casse acustiche da pavimento e da stand.
A parte i trasduttori scelti tra la produzione giapponese e di Taiwan e le valvole di produzione in genere Russa, tutti i prodotti Almarro sono realizzati in casa, compresi i mobili realizzati in legno giapponese massello e i trasformatori avvolti in-house. Tutta la produzione Almarro è coperta da 5 anni di garanzia.
Limportatore italiano, PICASSO HIFI di Roma, di questi prodotti mi ha fornito per questa prova lultimissimo modello introdotto, dopo tre anni di studi, il bookshelf M1A nella sua versione più pregiata in legno massello e contemporaneamente mi ha fatto avere uno degli integrati prodotti dalla Alamaro in quanto la ditta considera sinergico al buon suono luso dei suoi amplificatori a tubi, per i quali le loro casse sono state "pensate":
Al pari delle Gradient Prelude anche per le Almarro si tratta di una prima assoluta in Italia per quanto riguarda le recensioni.
DESCRIZIONE CASSA
Si tratta di un bookshelf di dimensioni leggermente superiori alle Preludes (17 x 24 x 33cm), accordato in bass reflex con una sensibilità di 89dB e dotato di un woofer da 13 cm ed un tweeter da 29mm di produzione cinese selezionati e fatti modificare su loro specifiche dai tecnici della Almarro. Il mobile veramente bello è in legno massello giapponese selezionato come essenza per le sue doti musicali. Tagli del crossover posto a 1500 Hz, Tubo di accordo posteriore.
POSIZIONAMENTO IN AMBIENTE
Dopo molte prove e dopo consultazioni sullasse Genova Giappone sono arrivato alla conclusione che il miglior posizionamento dei diffusori sia il porli a circa mezzo metro dalla parete posteriore in parallelo a questultima, si tratta del miglior compromesso possibile per ottenere il meglio dalle M1A.
ASCOLTO
Nelle condizioni di ascolto ottimali questi diffusori, come approccio generale alla riproduzione del messaggio musicale si potrebbero porre idealmente in una via di mezzo tra le Gradient e le Castle. Alle prime si avvicinano quanto a naturalezza, con le seconde condividono lanaliticità.
Ma la loro vera caratteristica peculiare è rappresentata nel bene e nel male dalla tenuta in potenza: le Almarro sono i diffusori che forse hanno suonato meglio in assoluto nei miei impianti a basso volume, da qualunque punto di vista le si voglia giudicare, ma aumentando il volume, perdono gran parte della "magia" che le caratterizza in ascolti raccolti.
Con un filo di gas (di buon gas
.) danno il meglio di sé: soundstage profondo e articolato, scena acustica di grandi dimensioni ma coerente tridimensionalmente, medio rotondo e naturale, ambienza di grana fine e complessa al tempo stesso, bassi non abbondanti certo ( il taglio sulle basse frequenze e molto ripido) ma ben strutturati e frenati, alte frequenze senza accenni di metallicità.
Queste sensazioni si sono rivelate sia con lamplificazione a stato solido che con lamplificazione a tubi.
Come detto, per loccasione limportatore delle Almarro mi ha messo a disposizione lintegrato A318 prodotto dalla stessa casa: un oggetto esteticamente affascinante, bellissimo il legno massello del telaio, costruito attorno a due 6C33B, valvole da me ben conosciute dal momento che vengono utilizzate nei miei OTL.
Lintegrato giapponese è un progetto SET di ottima qualità costruttiva anche in relazione al prezzo; piccola stufa quanto a calore emesso, ha mostrato un suono potente ben al di là dei 18 watt dichiarati, ma al tempo stesso delicato e preciso con una particolare predisposizione ad una resa calda e coinvolgente delle voci e con bassi profondi e ben frenati.
Non si può chiedergli "tutto" ma adeguatamente interfacciato offre ottime prestazioni: meglio con le Almarro più efficienti che con le Gradient, buono il risultato anche con le Castle con le quali mostra unottima dinamica, segni di saturazione in gamma media si possono, comprensibilmente notare solo alzando troppo la manopola del volume, situazione per la quale sembra "non essere tagliato" secondo la filosofia costruttiva del Marchio.
LA318 a 1490 Euro merita, per le doti sonore assolute, mostrate una seria considerazione da parte degli appassionati alla ricerca di unamplificazione di classe media a valvole raffinata, di non eccessiva potenza, ancor più consigliabile in quanto accompagnato, come tutti i prodotti Almarro da una garanzia di 5 anni.
Lintegrato mi è parso il compagno ideale per le MA1 con le quali mostra notevole sinergia proponendosi come un "sistema" che, a poco più di 2000 Euro totali, merita di essere ascoltato nel momento in cui ci si orienti o sulluno o sullaltro oggetto per un acquisto.
A livello di ascolto "raccolto" il duo Almarro mostra una capacità di introspezione dellinterpretazione musicale di grande rilievo, una raffinata tessitura dei piani sonori che mai si impastano tra loro, una definizione del soundstage rimarchevole.
Qualunque sia lamplificazione usata ciò che colpisce è però il cambio di suono che si manifesta alzando il volume: le alte frequenze si fanno più aspre, il medio risente di quello che pare essere il "vero" problema della cassa, la tenuta sui bassi e mediobassi, che inevitabilmente influenza anche le armoniche collegate alla riproduzione della voce che perde naturalezza calore e precisione e presenta anche rinforzi metallici dovuti presumibilmente ad un "disequilibrio generale" del diffusore in queste condizioni di utilizzo. Alzando il volume accade infatti che se da un lato le MA1 "scendono" dallaltro lo fanno con un controllo molto limitato quanto a frenatura e damping.
Insomma sembrano "altre casse": la scena acustica è meno profonda con i piani sonori più accostati tra loro, la messa a fuoco risulta meno analitica, in generale si potrebbe dire che, dando gas, si passa da una riproduzione a grana fine ad una più aggressiva ma a grana più grossa.
Visto questo comportamento double face, così fortemente caratterizzato, ho chiesto lumi tramite limportatore ai progettisti che hanno confermato questo comportamento come scelta progettuale ben precisa: diffusori "pensati" per piccoli ambienti, per amplificazioni a valvole di bassa potenza, per ascolti a volume medio basso, STOP!!!
. Questi orientali!!!
A questo punto è risultato interessante lesperimento di accoppiata delle casse con i sub TBI, per loccasione ho posto le casse molto avanti rispetto alla parete posteriore per "diminuire" le basse frequenze mentre la regolazione dei Sub normalmente posta attorno a 70Hz (frequenza usata sia per le Castle che per le Gradient) è stata spostata a 85 Hz; il risultato è stato molto gradevole: "obbligata" a lavorare nel range in cui dà il meglio di sé la M1A ha trovato nel sub il suo partner ideale per una riproduzione più coerente anche a livelli di pressione acustica più realistici, avvicinandosi ancorché non superando la sua magnifica performance a basso livello stand alone.
CONCLUSIONI
Credo di poter affermare che i tre diffusori in prova rappresentino tre possibili scelte intelligenti per un audiofilo attento alle prestazioni e al suo portafoglio, scelte intelligenti dicevo ma non sovrapponibili: se cercate o amate il suono delle PRO AC Tablette credo che per la metà del costo, a 500 Euro le 3i della Castle possano costituire uninteressante alternativa da prendere in considerazione prima dellacquisto anche perché associate ad un buon subwoofer potrebbero costituire una scelta non limitata alla sonorizzazione di piccoli ambienti.
Casse oneste, coerenti, analitiche, dotate di buona tenuta di potenza e di capacità di esprimersi bene anche a livelli di pressione sonora notevoli le Castle, pagando forse qualcosa in termini di dolcezza dellemissione sulle altissime frequenze (dato per altro per me comune al "suono" ProAc): se lobiettivo del costruttore inglese era di costruire una "Tablette del popolo" ritengo che, tutto sommato, ci sia riuscito e sotto queste aspetto le 3i meritano senza dubbio la classica definizione di BEST BUY.
Lo stesso può dirsi, ad altri livelli di prezzo (1550 Euro) ma anche ad altri livelli di qualità globale sonora, per le GRADIENT Prelude: se avete amato e sognato il suono QUAD, unemissione priva di fatica di ascolto, una ricostruzione della scena acustica da primato, una riproduzione della gamma media naturale e magica al tempo stesso, una analiticità da prima della classe, credo che il piccolo bookshelf finlandese possa rappresentare una opzione di grande interesse e fascino che si avvicina di molto alle prestazioni delle elettrostatiche inglesi a meno di un quarto del prezzo.
Considerando la non necessarietà assoluta dellaggiunta di un sub per ottenimento di un suono completo, le rende un acquisto "furbo" di cui non pentirsi a condizione di associarle a componenti allaltezza delle loro capacità di riproduzione e della loro voracità di potenza.
Unimmagine sonora stabile e scultorea, ma mai innaturalmente ingradita occupa una scena acustica di micrometrica precisione nella ricostruzione dellevento misicale. La palpabilità della resa globale è proporzionale alla immissione di "buona potenza" nei diffusori che mai si scompongono, finendo per preferire, per me, una amplificazione a tubi di altissima classe, da 100 watt per canale in su, con cui senza patemi sono in grado di sonorizzare anche grandi ambienti.
La Gradient ha sede in una piccola cittadina ad est di Helsinky.
Jarvenpaa, questo è il nome del luogo, affacciata sul lago di Tusuula, è una delle città "più musicali" della Finlandia: è stata la casa di Jean Sibelius, che qui ha composto molti dei suoi capolavori, ogni anno è sede di uno dei più importanti Festival del Blues del Grande Nord e di un Festival dedicato al compositore finnico (quest'anno tra il 22 e il 29 di ottobre).
Dopo questa prova credo si possa aggiungere ai suoi attributi "musicali" pure la Gradient con i suoi diffusori, per la loro straordinaria qualità.
Un discorso a parte meritano le giapponesi Almarro M1A: per precisa scelta progettuale sembrano "nate" per ascolti rilassati in piccoli ambienti, dove non siano necessarie pressioni sonore elevate per una corretta sonorizzazione, per unaccoppiata con amplificazioni a valvole di alta qualità e bassa potenza. Un risultato molto particolare per un diffusore che ha un prezzo inferiore ai 700 Euro.

In contesti di tal fatta offrono un suono di altissima classe, forse il migliore del lotto oggetto di questa prova, con una coerenza ed un equilibrio non solo rari ma del tutto inaspettati in casse di questo livello di prezzo, il che associato ad un livello di finitura notevole, rende le Almarro un oggetto che merita di essere conosciuto dagli appassionati al pari dellintegrato A318, che ha confermato alle mie orecchie i lusinghieri giudizi che avevo letto sugli integrati prodotti dalla Casa Giapponese.
Il problema della tenuta in potenza però esiste e non può essere sottaciuto ma non si tratta di un errore ma di una precisa scelta progettuale connessa al raggiungimento di certe prestazioni in determinate situazioni considerate come preferibili a livello di progettazione di un diffusore budget: si è scelta la via non di un compromesso "medio", ma di una forte caratterizzazione di possibile utilizzo che se da un lato ne può limitare luso dallaltro può rappresentare una scelta vincente se incrocia le esigenze del potenziale acquirente.
SCHEDE DI VALUTAZIONE RIASSUNTIVE.
Siegfried Linkwitz ha proposto nel suo sito la tabella di valutazione, riferita ai diffusori, che ho deciso di usare, adattandola, per un raffronto visivamente comprensibile delle caratteristiche sonore dei diffusori sottoposti a test, aggiungendo delle "voci" personali per rendere la scala il piu' possibile completa, anche in funzione di un suo uso in un articolo e non come strumento privato di rating.
CASSA ACUSTICA CASTLE RICHMOND 3i
| |
|
+5 |
|
0 |
-5 |
| 1 |
Chiarezza/Articolazione/Velocita' |
Molto dettagliato |
+4 |
|
Molto velato |
| 2 |
Risposta ai transienti |
Come dal vivo |
+3 |
|
Conpressa |
| 3 |
Spazialità |
Arioso |
+3 |
|
Scatolato |
| 4 |
Messa a fuoco dell'immagine virtuale |
Puntiforme |
+3 |
|
Diffusa |
| 5 |
Dimensione del soundstage |
Allargata |
+3 |
|
Stretta |
| 6 |
Profondita' scena acustica |
Profonda |
+2 |
|
Poco profonda |
| 7 |
Altezza scena acustica |
Aumentata |
+3 |
|
Compressa |
| 8 |
Ambienza |
Dettagliata |
+2 |
|
Povera |
| 9 |
Medio / Voce |
Definito |
+2 |
|
Opaco |
| 10 |
Alte frequenze |
Morbide |
+2 |
|
Dure |
| 11 |
Frequenze Medio-basse |
Frenate |
+3 |
|
Poco controllate |
| 12 |
Basse frequenze |
Frenate |
+1 |
|
Poco controllate |
| 13 |
Riproduzione messaggi complessi |
Articolata |
+3 |
|
Confusa |
| 14 |
Accuratezza / Fedelta' |
Rivelatore |
+3 |
|
Eufonico |
| 15 |
Coinvolgimento emozionale |
Persi nella musica |
+3 |
|
Desiderio di spegnere |
| 16 |
Timbrica |
Naturale |
+3 |
|
Artificiale |
| 17 |
Tenuta potenza |
Ottima |
+2 |
|
Mediocre |
| 18 |
Risoluzione a bassi livelli |
Naturale |
+3 |
|
Compressa |
| 19 |
Rapporto Qualita' / Prezzo |
Ottimo |
+5 |
|
Scarso |
| |
|
+5 |
|
0 |
-5 |
CASSA ACUSTICA GRADIENT PRELUDE
| |
|
+5 |
|
0 |
-5 |
| 1 |
Chiarezza/Articolazione/Velocita' |
Molto dettagliato |
+4 |
|
Molto velato |
| 2 |
Risposta ai transienti |
Come dal vivo |
+4 |
|
Conpressa |
| 3 |
Spazialità |
Arioso |
+5 |
|
Scatolato |
| 4 |
Messa a fuoco dell'immagine virtuale |
Puntiforme |
+4 |
|
Diffusa |
| 5 |
Dimensione del soundstage |
Allargata |
+5 |
|
Stretta |
| 6 |
Profondita' scena acustica |
Profonda |
+4 |
|
Poco profonda |
| 7 |
Altezza scena acustica |
Aumentata |
+5 |
|
Compressa |
| 8 |
Ambienza |
Dettagliata |
+5 |
|
Povera |
| 9 |
Medio / Voce |
Definito |
+5 |
|
Opaco |
| 10 |
Alte frequenze |
Morbide |
+4 |
|
Dure |
| 11 |
Frequenze Medio-basse |
Frenate |
+4 |
|
Poco controllate |
| 12 |
Basse frequenze |
Frenate |
+4 |
|
Poco controllate |
| 13 |
Riproduzione messaggi complessi |
Articolata |
+4 |
|
Confusa |
| 14 |
Accuratezza / Fedelta' |
Rivelatore |
+5 |
|
Eufonico |
| 15 |
Coinvolgimento emozionale |
Persi nella musica |
+5 |
|
Desiderio di spegnere |
| 16 |
Timbrica |
Naturale |
+5 |
|
Artificiale |
| 17 |
Tenuta potenza |
Ottima |
+5 |
|
Mediocre |
| 18 |
Risoluzione a bassi livelli |
Naturale |
+4 |
|
Compressa |
| 19 |
Rapporto Qualita' / Prezzo |
Ottimo |
+5 |
|
Scarso |
| |
|
+5 |
|
0 |
-5 |
CASSA ACUSTICA ALMARRO M1A
| |
|
+5 |
|
0 |
-5 |
| 1 |
Chiarezza/Articolazione/Velocita' |
Molto dettagliato |
+3 |
|
Molto velato |
| 2 |
Risposta ai transienti |
Come dal vivo |
+3 |
|
Conpressa |
| 3 |
Spazialità |
Arioso |
+3 |
|
Scatolato |
| 4 |
Messa a fuoco dell'immagine virtuale |
Puntiforme |
+4 |
|
Diffusa |
| 5 |
Dimensione del soundstage |
Allargata |
+3 |
|
Stretta |
| 6 |
Profondita' scena acustica |
Profonda |
+3 |
|
Poco profonda |
| 7 |
Altezza scena acustica |
Aumentata |
+3 |
|
Compressa |
| 8 |
Ambienza |
Dettagliata |
+3 |
|
Povera |
| 9 |
Medio / Voce |
Definito |
+3 |
|
Opaco |
| 10 |
Alte frequenze |
Morbide |
+3 |
|
Dure |
| 11 |
Frequenze Medio-basse |
Frenate |
+1 |
|
Poco controllate |
| 12 |
Basse frequenze |
Frenate |
|
-2 |
Poco controllate |
| 13 |
Riproduzione messaggi complessi |
Articolata |
+3 |
|
Confusa |
| 14 |
Accuratezza / Fedelta' |
Rivelatore |
+3 |
|
Eufonico |
| 15 |
Coinvolgimento emozionale |
Persi nella musica |
+3 |
|
Desiderio di spegnere |
| 16 |
Timbrica |
Naturale |
+3 |
|
Artificiale |
| 17 |
Tenuta potenza |
Ottima |
|
-2 |
Mediocre |
| 18 |
Risoluzione a bassi livelli |
Naturale |
+5 |
|
Compressa |
| 19 |
Rapporto Qualita' / Prezzo |
Ottimo |
+5 |
|
Scarso |
| |
|
+5 |
|
0 |
-5 |
PS: Una delle cose che amo di più nella rete è l'interattività e la possibilità di contatto immediato: sarò quindi lieto di ricevere i vostri feedback al mio indirizzo di posta elettronica: francesco.bollorino@videohifi.com o di discutere con voi sul Forum pubblico della nostra rivista
NOTA INFORMATIVA SUI PRODOTTI SEGNALATI:
I prodotti DUAL-CONNECT by DACT, GRADIENT e Consonance - Opera Audio sono importati da XFAUDIO.
I prodotti CASTLE sono importati da AUDIO REFERENCE
I prodotti ALMARRO sono importati da PICASSO HIFI.
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I prodotti COMBAK sono importati da ESTRO ARMONICO.
I prodotti Guizu e TBI sono importati AUDIO AZIMUTH.
I prodotti SOUNDCARE non sono al momento importati in Italia.
I prodotti Legenburg non sono al momento importati in Italia.
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