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NUMERO 20


Pre-anteprima AStri da Must Music a Genova
di Igor Zamberlan

 

Uno di quegli eventi che capitano raramente, nella mia città: qualcuno che si è mosso fin qua per fare sentire qualcosa che rischia di essere realmente significativo, sicuramente molto innovativo, anche se devo dire che la cosa era praticamente riservata allo staff del negozio e a me.

Comincio, volutamente, dal negozio, che è stato una sorpresa anche per me: sapevo della sua esistenza, c’ero anche già stato, oltre dieci anni fa, pochi mesi dopo la sua apertura, quando — da "laico", non da "chierico" dell’hi-fi, ero alla ricerca di un lettore CD per la mia nuova casa con la mia compagna. Mi ricordo delle enormi Infinity in una stanza che, allora, mi era sembrata un po’ piccola per loro. Poi, forse per il fatto che, pur essendo prossimo al centro (è in via Carlo Pisacane) è fuori dai miei giri abituali, le nostre strade si sono divise. E il negozio ne ha fatta, di strada: oltre a quella sala annessa alla superficie di vendita, ha acquisito un numero imprecisato — mi sono sembrate tantissime, sicuramente almeno cinque — sale d’ascolto e di proiezione al piano di sopra, di dimensioni diverse (ma nessuna piccola, niente sgabuzzini sonanti qui), equipaggiate con videoproiettori e monitor al plasma o LCD e impianti multicanale o impianti puro audio, con marchi prestigiosi a coprire diverse gamme di prezzo e ambienti confortevoli, curati, familiari. C’è anche un laboratorio per piccoli interventi e terminazione di cavi, c’è materiale usato, c’è la capacità di curare installazioni custom, c’è — mi è parso — molta passione per la riproduzione audio e video. Sono rimasto assai piacevolmente sorpreso.

Sorprendente era, comunque, la parola del giorno. Era presente Alberto Sabbatini di AStri Audio che mi ha illustrato i nuovi progetti e prodotti della sua azienda, finora nota per degli ottimi (anche a detta del collega Marco Caponera che ha avuto modo di provarli a lungo) diffusori da stand, dall’estetica piacevole e raffinata e dal suono trasparentemente umano (o umanamente trasparente? Fate voi: comunque da sentire).

Progetti ambiziosi per un costruttore che sta rivelando idee chiare e respiro ampio: andare ad investire, con oggetti credibili, di classe, di produzione curata e di livello assai alto, l’intera catena audio escluse le sorgenti. E non limitandosi ai soli componenti attivi: ci sono anche cavi e sistemi di trattamento acustico.

Cominciamo dai cavi: costruzione artigianale, twistature accuratamente calibrate, geometrie tali da annullare completamente la componente induttiva e abbinamento elettrico perfetto delle coppie sono gli elementi peculiari. Mi sono stati mostrati i documenti informativi (credo scaricabili dal sito di AStri, ora) e le costruzioni sono realmente complesse, il che implica un numero consistente di passaggi di costruzione (che, signori miei, in un prodotto artigianale, ancor più dei materiali utilizzati, che sono comunque di qualità assoluta, determinano il prezzo). In ogni caso, non mi dilungo troppo su questi cavi, dato che a breve — prossimo numero della rivista — uscirà una mia prova del cavo digitale coassiale, che mi sembra, finora, un oggetto molto interessante.

I trattamenti acustici: credo che ve ne parlerà più diffusamente, in futuro, il Caponera. Basti dire che erano la vera ragione per cui Sabbatini era venuto a Genova, trattare una delle sale del negozio. A giudicare dal risultato — e dal rapporto fra il risultato e l’invadenza estetica, veramente limitata, e da quello fra il risultato e il prezzo dei dispositivi — c’è un nuovo nome da tenere presente quando si debbano fare interventi migliorativi dell’acustica di una sala, ed è proprio quello di AStri. Fra l’altro, i dispositivi (disponibili in due diverse altezze e in versione tonda o angolare) sono abbastanza robusti e costruiti in modo tale da reggere una persona seduta, per cui fanno da sgabelli in caso di necessità! E sono disponibili in numerose finiture — il materiale che li ricopre è microfibra — per cui, una volta tanto, è persino possibile che i non audiofili di famiglia non pongano l’abituale condizione "o io o loro"…

Ma il piatto forte erano le nuove amplificazioni, qui alla loro prima uscita (semi)ufficiale fuori dalle mura della sede di AStri. Un progetto tenuto top-secret fino al giorno di questa presentazione, i finali Alnilam 1040 (ai quali seguirà una versione stereo Alnitak 1020) sono fra i pochi oggetti oggi in circolazione che si possano fregiare dell’appellativo di originali e innovativi, almeno per quanto riguarda oggetti in regolare produzione e regolarmente commercializzati.

Si tratta di una coppia di monofonici da 40 watt a tecnologia valvolare. Le valvole impiegate sono, per ciascun telaio, quattro KT88 (connesse a triodo) e due ECC99. La coppia di ECC99 in ingresso è configurata in SRPP. E fin qui non ci sarebbe nulla di straordinario. Ciò che mi fa parlare di oggetti innovativi è la topologia dello stadio finale. Non c’è sfasatore, ma i finali non sono veri e propri single ended "classici". Anche lo stadio finale, infatti, è configurato in SRPP; questa (attendo eventuali smentite dai nostri informatissimi lettori) è una prima assoluta in un oggetto commerciale (nota inserita subito dopo la pubblicazione: la smentita che attendevo è arrivata, mi si dice che Futterman abbia fatto qualcosa di simile - verifico se si sia trattato di un oggetto commerciale). Il vantaggio principale è quello di una resistenza interna estremamente bassa, che fa sì che il trasformatore d’uscita utilizzato possa avere un rapporto in discesa più favorevole rispetto alle topologie standard e permette, soprattutto, un’erogazione di corrente insospettabile per un finale a valvole in cui i dispositivi collegati al trasformatore d’uscita sono in parallelo e non in controfase (e sono solo due). L’Alnilam è uno dei rari amplificatori valvolari dove la potenza d’uscita, al decrescere del carico, sale, pur non avendo alcun secondario adattato a diverse impedenze sul trasformatore d’uscita. La promessa è quella di mantenere la purezza dei valvolari, di quella specie particolare di valvolari che sono quelli non in controfasce, acquisendo capacità di erogazione e di pilotaggio — e di controllo sul basso — pari a quelle di un amplificatore a stato solido. Il resto dell’amplificatore non è da meno: alimentazione stabilizzata, componenti di qualità, estetica estremamente curata anche in questi prototipi praticamente definitivi (il prodotto finale è leggermente più largo) e interruttore di accensione a sensore di prossimità. Ah, e led bianco. Notevole sforzo, al di là dei gusti. Tutto questo per un prezzo al pubblico di 6900 Euro la coppia (il modello stereofonico, da 20 watt per canale, è sotto i 4000 Euro, così come sotto quella cifra è il preamplificatore che qui non c’era, e che dovrebbe avere un’interfaccia utente da sogno, pur rimanendo nel solco della tradizione: niente grossi display a LED…).

Il suono? Che volete che vi dica… mi sono prenotato per una prova, mi sono messo in coda, dato che auguro ad AStri e mi auguro che il successo, di critica e di pubblico, di questi finali, ripaghi lo sforzo e corrisponda a quello che ho qui intuito. Una volta tanto, mi è parso, la promessa di un amplificatore che assommi le caratteristiche delle valvole più raffinate e dello stato solido pare mantenuta. Basso estremamente controllato ma ricco di armoniche, gamma media aperta e trasparente, acuto fiorito e raffinato, grandissima dinamica, eccellente velocità, timbrica realistica. Anche grazie al resto della catena (le elettroniche McIntosh messe a disposizione da Must Music, le Deneb di AStri, i cavi dello stesso costruttore, la stanza accuratamente messa a punto), mi è parso di essere di fronte a degli oggetti degni della massima attenzione, meritevoli di essere presi in considerazione e di essere paragonati al meglio della produzione attuale. In attesa di poterli avere in casa, per sentirli al meglio, mi è rimasta una grandissima curiosità.


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