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NUMERO 19
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  • BLUENOTE STIBBERT TUBE, L'ALTERNATIVA ITALIANA

    di Angelo Jasparro

    La Bluenote di Montespertoli (FI) è un'Azienda della quale sono a conoscenza da qualche anno e che ha cominciato, a quanto mi risulta, con la costruzione di giradischi dalle ottime caratteristiche estetiche che non ho mai avuto occasione di ascoltare. Piuttosto di recente sono venuto a sapere della presenza di lettori digitali, sia CD che DVD, oltre che della produzione di svariati amplificatori e diffusori, alcuni dei quali muniti dei tweeters in ceramica Accuton. Dopo un primo contatto con la Bluenote (ero interessato ai loro giradischi), mi è stato offerto in prova lo Stibbert Tube, lettore solo CD con uscita a valvole ed estetica che ricorda in modo perfino rassicurante il caro, vecchio giradischi analogico. Devo dire onestamente che nel cambio ho sicuramente perso, visto che la mia preferenza va quasi esclusivamente al disco nero, ma tant'è. Sull'opportunità di investire un determinato capitale su un lettore solo "red book" non discuterò in questa sede, anche perché le esigenze del pubblico sono le più disparate ed ogni scelta può essere giustificata secondo i diversi punti di vista.

    Procediamo quindi con la descrizione dell'apparecchio che per conformazione e struttura non risulterà facilissimo da ritrarre in fotografia.

    Si tratta di un apparecchio di larghezza pressoché dimezzata rispetto allo standard, letteralmente appeso ad una lastra di plexiglass nero di notevole spessore (2 cm)e dalla forma irregolare, di evidente derivazione dal giradischi Bellagio, della stessa Bluenote. Il tutto è sospeso tramite molle in compressione che appoggiano su quattro supporti cilindrici anodizzati, a loro volta fissati su una base ancora in plexiglass ma in questo caso trasparente e più sottile. Quest'ultima poggia sulla base che riterrete di approntare tramite quattro grossi piedi tronco-conici, anch'essi piuttosto finemente lavorati, come il resto. Il risultato finale è di indubbia resa scenografica. Non mi avventuro in giudizi estetici che lascerò ai lettori. Ciò che posso dire è che le persone che hanno avuto l'occasione di vederlo nella mia sala d'ascolto hanno espresso giudizi quasi unanimemente positivi. Anche il vero e proprio telaio del lettore è in plexiglass nero ed è munito di feritoie sulla parte superiore per favorire lo smaltimento del calore prodotto dalle due valvole 6922 dello stadio di uscita, salvo il frontale dove è impiegato il più comune alluminio anodizzato. In quest'ultimo, in posizione canonica, si trovano due inserti neri: il quadro comandi ed il display. La parte posteriore contempla le uscite bilanciate XLR, quella digitale, le analogiche RCA, il fusibile d'alimentazione e la vaschetta IEC.

    L'apparecchio è interamente telecomandabile mediante un trasmettitore in plastica marcato "Bluenote DVD Video", che assolve evidentemente anche alle funzioni degli altri lettori digitali Bluenote. Nel caso dello Stibbert ci troviamo quindi con una nutrita serie di tasti che non utilizzeremo. Tornando al display, c'è da dire che mi sembra un po' piccolo e non ben leggibile da lontano, come purtroppo accade con molti altri lettori e non è possibile regolarne l'intensità o spegnerlo. Inoltre, essendo di stretta derivazione DVD, appare un po' diverso dal solito. Una serie di segmenti disposti circolarmente indicano che il CD sta girando all'interno, e l'indicazione del numero di brano è stranamente seguita da uno "zero", di modo che il brano numero 1 è indicato come 010. La logica del telecomando è un po' strana; per esempio se siete al primo brano del vostro CD ed usate il tasto "prev" per ricominciare l'ascolto, il CD si ferma e dovrete premere il tasto "play" per farlo ripartire.

    Anche il tasto "stop/pause" funziona con la logica del DVD, per cui se lo premete una volta, il successivo comando "play" ripartirà da dove eravate, fungendo da pausa. Le istruzioni dello Stibbert, purtroppo solo in inglese, consigliano di accendere l'amplificatore dopo 30 secondi dall'accensione del lettore, e di spegnerlo altrettanto tempo prima del lettore, a causa dell'uscita a valvole evidentemente sprovvista di "muting". Ho provato a non seguire il consiglio, annotando un discreto transiente che non farà felici i vostri diffusori, almeno all'atto dell'accensione o dello spegnimento dello Stibbert. Il rodaggio consigliato dalla Bluenote è di 100 ore minimo, ma mi è stato detto che altre 100 ore sarebbero state utili per raffinarne il suono. Ho quindi messo in "repeat" un CD con buona dinamica ed estensione in frequenza ed ho messo in cottura il lettore per circa 150 ore, alle quali ho fatto seguire qualche altra decina di ore di "Densen Demagic", che roda anche i sassi.

    La descrizione tecnica, secondo il costruttore, evidenzia il fatto del completo isolamento del lettore dal piano d'appoggio tramite le molle già citate e ci ricorda come la foggia del piano superiore derivi dal disegno del volante della Ferrari Formula 1. Si parla inoltre di una generica tecnologia digitale Bluenote, con un filtro di uscita proprietario denominato "Zero-Clock". L'alimentazione del lettore, chiamata "Electro-Power", è controllata da un dispositivo proprietario e regolata 50 volte ogni minuto. Inoltre, ogni 60 secondi, viene verificato il corretto funzionamento e la stabilità dell'elettronica dell'intero sistema. Lo stesso sistema garantisce, sempre secondo il costruttore, fluttuazioni di velocità inferiori allo 0,0001% in un range di voltaggio tra 100 e 260 V, oltre ad isolare galvanicamente il CD player, per le migliori prestazioni sonore. L'uscita a valvole è dichiarata come completamente bilanciata.

    CARATTERISTICHE DICHIARATE:

    Conversione: 24 bit/192 kHz

    Risposta in frequenza: 4 — 44000 Hz +/- 1 dB

    Distorsione armonica: 0,0001% Max.

    Rapporto s/r: 118 dB

    Gamma dinamica: 127 dB

    Dimensioni: 550 x 250 x 450

    Peso: Kg. 12

     

    Il lettore Bluenote è stato inserito nel seguente impianto:

    Cavo tra lettore digitale e preamplificatore: Transparent Music Link Super

    Preamplificatore: Bryston BP 25

    Cavo tra pre e finali: MIT Shotgun S1 XLR

    Finali: Bryston 7B ST

    Diffusori: Avalon Opus Ceramique

    Cavi di potenza: Transparent The Wave Super XL

    Cavi di alimentazione: MIT Shotgun AC 1 ed altri autocostruiti

    Tavolino: Atacama Equinox Pro

    Supporti preamplificatore: Gingko Audio Mini-clouds

    Filtro di rete: Black Noise 2500

    NOTE D'ASCOLTO

    Tenendo presente la necessità di una ventina di minuti di riscaldamento per stabilizzare il suono, cominciamo con un CD piuttosto difficile: "Buena Vista Social Club" ed il primo brano, "Chan Chan". La profondità dell'immagine appare subito evidente, con le maracas ben lontane dalla linea immaginaria che unisce i diffusori, anche se probabilmente un po' attenuate rispetto a quanto offre il riferimento (Esoteric DV-50). La tromba è piacevole, le percussioni sono ben intelligibili, mentre il contrabbasso è un po' meno chiaro di quanto avrei preferito. Dopo un leggero transiente provocato dal forzato cambio di brano ("El Cuarto de Tula), un pezzo con molti strumenti, noto ancora una mancanza di definizione sul medio-basso che tende a debordare oltre il confine della gamma media, oscurandola un po', accentuando la tipica caratteristica di molte incisioni di musica sudamericana, piuttosto gonfie in gamma bassa. La timbrica ci proietta nelle file più lontane del nostro ipotetico teatro. Il brano "Overture" dello "Schiaccianoci" diretto da Gergiev (Philips) è timbricamente più vicino al mio riferimento, le armoniche del triangolo sono pressoché perfette, nonostante una risoluzione apparentemente inferiore. La gamma media è bella da ascoltare ed estremamente musicale. L'altezza di alcune percussioni è un po' sotto la media e la profondità più che sufficiente. "The Christmas Tree" restituisce un basso immanente ma non profondissimo. In "Pas de Deux — Intrada" è perfettamente riportata la posizione dei violoncelli, ben larghi sulla destra e l'arpa spicca nel tappeto musicale. C'è sempre una leggera coda sui bassi che porta ad un po' di confusione nei pieni orchestrali più complessi.

    Nel CD di Ella Fitzgerald "Jazz Lady", nel brano "Summertime", la tromba di Armstrong suona pastosa e rotonda, e gli archi spiccano piacevolmente dal tappeto orchestrale. La voce è presente quanto dovuto, quasi vera. L'emozione del brano è trasmessa con grazia dallo Stibbert. Il brano "Night and Day", estremamente dinamico per quanto l'incisione dell'epoca potesse cogliere, ci presenta una valida riproduzione del timpano all'inizio, con riverberi ed armoniche delle pelli in giusta quantità, bene anche la dinamica dei potenti ma aggraziati fiati dell'orchestra.
    Passando a qualcosa di più "meditativo", in questo caso Jan Garbarek, "I took Up the Runes", ECM. Nel brano "Gula Gula" (non è una parolaccia), il sax esce con ottima risoluzione e la giusta quantità di rumori meccanici prodotti dallo stesso strumento.

    L'immagine è corretta in altezza, larghezza e profondità, mentre la dinamica delle percussioni non è eccezionale, e le stesse appaiono leggermente offuscate dal sax che risalta in primissimo piano. La timbrica di quest'ultimo è comunque sempre piacevole, mai fastidiosa o graffiante oltre il lecito. Con Coleman Hawkins, "Desafinado", il sax guadagna, rispetto al mio riferimento, quella dolcezza da jazz di sottofondo che invita al relax, più che alla scoperta della "sfumatura perduta". D'altra parte, le "claves" di Tommy Flanagan suonano meno "legnose" rispetto a come dovrebbero essere e le maracas, ben alte al centro della scena, appaiono un filo meno definite. La chitarra suona praticamente priva di grana apparente e la posizione di ogni strumento nello spazio oltre i diffusori appare ottimamente rispettata.

    Si coglie una leggera vena interpretativa dello Stibbert che è quella che spesso fa preferire il suono delle valvole rispetto a quello dello stato solido. Eppure il suono, pur subendo una leggera accentuazione in gamma mediobassa, non è mai "caramelloso" e resta piuttosto fedele a quanto si presume sia stato registrato. Affermazione, quest'ultima, assai pericolosa, ma con qualche attenuante: posseggo alcune percussioni tra le quali, appunto, maracas e claves (quest'ultime costituite da due paletti di legno, per chi non le conoscesse), delle quali posso quindi ascoltare il suono reale all'occorrenza.

    Dal CD di Ivano Fossati - Lampo Viaggiatore, il brano "La bottega di filosofia" suona con una certa carenza di nerbo, con la band che appare meno "rock" di quanto dovrebbe, mentre la voce del noto cantautore ha il giusto peso nell'economia dell'arrangiamento. I piccoli piatti "splash" risultano un po' arretrati, ma si fanno ugualmente apprezzare, con un po' più d'attenzione. Vattelapesca capire quale sia la giusta interpretazione, ci vorrebbero almeno cinque lettori diversi da paragonare. Nel seguente pezzo, il bellissimo "pane e coraggio", si apprezzano le armoniche delle percussioni iniziali, la musicalità globale è molto apprezzabile, ma i colpi sul cerchio del rullante sembrano come ammorbiditi. Malgrado questa carenza di cattiveria e velocità, o forse grazie alla stessa, la gamma media è sempre molto bella.

    Il trio Jarrett — Peacock — DeJohnette, nel CD "Tokio 96 (ECM) — "It could happen to you" - è rappresentato un paio di metri più lontano rispetto al solito, non tanto come profondità dell'immagine, quanto come prestazione dinamica e risoluzione. Il medio-basso è imponente ma la prima ottava è poco profonda e qualche rumore di fondo dovuto alla registrazione dal vivo resta un po' nascosto. La prestazione globale è comunque più che dignitosa. Un altro CD ECM che trovo notevole sia dal lato artistico che da quello dell'incisione è quello del Gianluigi Trovesi Nonet — Round About a Midsummer's Dream. Scelgo il brano Orobop, molto dinamico e movimentato (si capisce che la dinamica è un parametro a cui tengo?), con la grancassa jazz (tipicamente di piccole dimensioni rispetto a quella rock) molto secca e frenata, un sax alto da brividi e la voce di Carlo Rizzo che si cimenta inoltre in un ottimo assolo di tamburello. L'interpretazione dello Stibbert restituisce i colpi di grancassa un po' meno in evidenza, parzialmente velati dal violoncello, le percussioni ed il rullante perdono un po' in cattiveria, con l'aria tra gli strumenti un po' rarefatta. Il tutto risulta amalgamato in un insieme piacevole ma poco definito nei particolari più minuti. La voce si presenta priva di grana e con timbrica rispettosa dell'originale. Il sassofono è come "addomesticato" e persino più gradevole, anche se meno "vero", per quanto quest'aggettivo possa apparire appropriato. Diciamo che sembra acquistare un corpo più proprio di un sax tenore che di un alto.

    La voce di Mina, CD "Dalla Terra", è giustamente materica, ben scolpita nello spazio alle spalle dei diffusori; il pianoforte non appare mai metallico ed è riprodotto nelle sue corrette dimensioni. Il brano "Magnificat" è molto complesso, registrato a livello piuttosto alto, con un crescendo di archi e le voci di Mina e del coro, che tende a mandare in crisi facilmente un impianto non perfettamente a punto. Anche qui la riproduzione appare un filo sotto tono, con voci e strumenti che tendono a confondersi tra loro, facendo perdere parzialmente il pathos necessario alla corretta fruizione del brano.

    CONCLUSIONI

    Lo Stibbert di Bluenote è stato acclamato da parte della stampa estera che ha pressoché gridato al miracolo. Questa è cosa che ad un italiano non può che far piacere, anche se probabilmente condiziona le aspettative di chi dovrà ascoltarlo dopo tale clamore. Credo che sia una macchina esteticamente molto gradevole, sempre nel rispetto dei gusti di ognuno e sicuramente più costosa da produrre rispetto alla media dei concorrenti di pari prezzo, almeno a livello di finiture esterne. Mi è piaciuta poco la logica di funzionamento DVD-like, ma è probabilmente solo questione d'abitudine. Circa il risultato prettamente musicale, quella dello Stibbert è un'interpretazione che, nonostante le tecnologie avanzate vantate dal costruttore, sembra riportare il suono a qualche tempo addietro. Intendiamoci: il suono fornito dallo Stibbert non è mai "digitale" nel senso deteriore dell'accezione, anzi. Ho come l'impressione che per ottenere una timbrica il più possibile analogica si sia dovuto rinunciare anche a qualche prerogativa positiva del digitale, tra le quali la possibilità di estrarre dettagli da un silenzio di fondo normalmente sconosciuto al vecchio vinile. Si tratta, è vero, pur sempre di critiche a sfumature, vista la prestazione globale della macchina in esame, ma noi siamo qui per evidenziare proprio queste cose. Non vedrei male, ad esempio, lo Stibbert in uno di quegli impianti tendenti al suono freddo ed eccessivamente analitico, dove potrebbe certamente ridurre la fatica d'ascolto generata dagli altri componenti della catena.

    Una considerazione sul prezzo: 3.500 Euro sono una cifra sulla quale ognuno di noi deve riflettere prima di metter mano al portafoglio, evidentemente. Dal punto di vista costruttivo non mi sento di muovere alcun appunto; la finitura è perfetta e costosa di conseguenza, mentre sotto il profilo prettamente sonoro, le luci ed ombre evidenziate consigliano una prova approfondita prima di un'eventuale decisione.

    INFO:

    Prezzo: 3.450 Euro

    www.bluenote.it


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