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BLUENOTE STIBBERT
TUBE, L'ALTERNATIVA ITALIANA
di Angelo Jasparro
La Bluenote di Montespertoli (FI) è
un'Azienda della quale sono a conoscenza da qualche anno e che ha
cominciato, a quanto mi risulta, con la costruzione di giradischi
dalle ottime caratteristiche estetiche che non ho mai avuto occasione
di ascoltare. Piuttosto di recente sono venuto a sapere della
presenza di lettori digitali, sia CD che DVD, oltre che della
produzione di svariati amplificatori e diffusori, alcuni dei quali
muniti dei tweeters in ceramica Accuton. Dopo un primo contatto con
la Bluenote (ero interessato ai loro giradischi), mi è stato
offerto in prova lo Stibbert Tube, lettore solo CD con uscita a
valvole ed estetica che ricorda in modo perfino rassicurante il caro,
vecchio giradischi analogico. Devo dire onestamente che nel cambio ho
sicuramente perso, visto che la mia preferenza va quasi
esclusivamente al disco nero, ma tant'è.
Sull'opportunità di investire un determinato capitale su un
lettore solo "red book" non discuterò in questa
sede, anche perché le esigenze del pubblico sono le più
disparate ed ogni scelta può essere giustificata secondo i
diversi punti di vista.
Procediamo quindi con la descrizione
dell'apparecchio che per conformazione e struttura non
risulterà facilissimo da ritrarre in fotografia.
Si tratta di un apparecchio di larghezza
pressoché dimezzata rispetto allo standard, letteralmente
appeso ad una lastra di plexiglass nero di notevole spessore (2 cm)e
dalla forma irregolare, di evidente derivazione dal giradischi
Bellagio, della stessa Bluenote. Il tutto è sospeso tramite
molle in compressione che appoggiano su quattro supporti cilindrici
anodizzati, a loro volta fissati su una base ancora in plexiglass ma
in questo caso trasparente e più sottile. Quest'ultima poggia
sulla base che riterrete di approntare tramite quattro grossi piedi
tronco-conici, anch'essi piuttosto finemente lavorati, come il resto.
Il risultato finale è di indubbia resa scenografica. Non mi
avventuro in giudizi estetici che lascerò ai lettori.
Ciò che posso dire è che le persone che hanno avuto
l'occasione di vederlo nella mia sala d'ascolto hanno espresso
giudizi quasi unanimemente positivi. Anche il vero e proprio telaio
del lettore è in plexiglass nero ed è munito di
feritoie sulla parte superiore per favorire lo smaltimento del calore
prodotto dalle due valvole 6922 dello stadio di uscita, salvo il
frontale dove è impiegato il più comune alluminio
anodizzato. In quest'ultimo, in posizione canonica, si trovano due
inserti neri: il quadro comandi ed il display. La parte posteriore
contempla le uscite bilanciate XLR, quella digitale, le analogiche
RCA, il fusibile d'alimentazione e la vaschetta IEC.
L'apparecchio è interamente telecomandabile
mediante un trasmettitore in plastica marcato "Bluenote DVD
Video", che assolve evidentemente anche alle funzioni degli
altri lettori digitali Bluenote. Nel caso dello Stibbert ci troviamo
quindi con una nutrita serie di tasti che non utilizzeremo. Tornando
al display, c'è da dire che mi sembra un po' piccolo e non ben
leggibile da lontano, come purtroppo accade con molti altri lettori e
non è possibile regolarne l'intensità o spegnerlo.
Inoltre, essendo di stretta derivazione DVD, appare un po' diverso
dal solito. Una serie di segmenti disposti circolarmente indicano che
il CD sta girando all'interno, e l'indicazione del numero di brano
è stranamente seguita da uno "zero", di modo che il
brano numero 1 è indicato come 010. La logica del telecomando
è un po' strana; per esempio se siete al primo brano del
vostro CD ed usate il tasto "prev" per ricominciare
l'ascolto, il CD si ferma e dovrete premere il tasto "play"
per farlo ripartire.
Anche il tasto "stop/pause" funziona con
la logica del DVD, per cui se lo premete una volta, il successivo
comando "play" ripartirà da dove eravate, fungendo
da pausa. Le istruzioni dello Stibbert, purtroppo solo in inglese,
consigliano di accendere l'amplificatore dopo 30 secondi
dall'accensione del lettore, e di spegnerlo altrettanto tempo prima
del lettore, a causa dell'uscita a valvole evidentemente sprovvista
di "muting". Ho provato a non seguire il consiglio,
annotando un discreto transiente che non farà felici i vostri
diffusori, almeno all'atto dell'accensione o dello spegnimento dello
Stibbert. Il rodaggio consigliato dalla Bluenote è di 100 ore
minimo, ma mi è stato detto che altre 100 ore sarebbero state
utili per raffinarne il suono. Ho quindi messo in "repeat"
un CD con buona dinamica ed estensione in frequenza ed ho messo in
cottura il lettore per circa 150 ore, alle quali ho fatto seguire
qualche altra decina di ore di "Densen Demagic", che roda
anche i sassi.
La descrizione tecnica, secondo il costruttore,
evidenzia il fatto del completo isolamento del lettore dal piano
d'appoggio tramite le molle già citate e ci ricorda come la
foggia del piano superiore derivi dal disegno del volante della
Ferrari Formula 1. Si parla inoltre di una generica tecnologia
digitale Bluenote, con un filtro di uscita proprietario denominato
"Zero-Clock". L'alimentazione del lettore, chiamata
"Electro-Power", è controllata da un dispositivo
proprietario e regolata 50 volte ogni minuto. Inoltre, ogni 60
secondi, viene verificato il corretto funzionamento e la
stabilità dell'elettronica dell'intero sistema. Lo stesso
sistema garantisce, sempre secondo il costruttore, fluttuazioni di
velocità inferiori allo 0,0001% in un range di voltaggio tra
100 e 260 V, oltre ad isolare galvanicamente il CD player, per le
migliori prestazioni sonore. L'uscita a valvole è dichiarata
come completamente bilanciata.
CARATTERISTICHE DICHIARATE:
Conversione: 24 bit/192 kHz
Risposta in frequenza: 4 44000 Hz +/- 1 dB
Distorsione armonica: 0,0001% Max.
Rapporto s/r: 118 dB
Gamma dinamica: 127 dB
Dimensioni: 550 x 250 x 450
Peso: Kg. 12
Il lettore Bluenote è stato inserito nel
seguente impianto:
Cavo tra lettore digitale e preamplificatore:
Transparent Music Link Super
Preamplificatore: Bryston BP 25
Cavo tra pre e finali: MIT Shotgun S1 XLR
Finali: Bryston 7B ST
Diffusori: Avalon Opus Ceramique
Cavi di potenza: Transparent The Wave Super XL
Cavi di alimentazione: MIT Shotgun AC 1 ed altri
autocostruiti
Tavolino: Atacama Equinox Pro
Supporti preamplificatore: Gingko Audio Mini-clouds
Filtro di rete: Black Noise 2500
NOTE D'ASCOLTO
 Tenendo
presente la necessità di una ventina di minuti di
riscaldamento per stabilizzare il suono, cominciamo con un CD
piuttosto difficile: "Buena Vista Social Club" ed il primo
brano, "Chan Chan". La profondità dell'immagine
appare subito evidente, con le maracas ben lontane dalla linea
immaginaria che unisce i diffusori, anche se probabilmente un po'
attenuate rispetto a quanto offre il riferimento (Esoteric DV-50). La
tromba è piacevole, le percussioni sono ben intelligibili,
mentre il contrabbasso è un po' meno chiaro di quanto avrei
preferito. Dopo un leggero transiente provocato dal forzato cambio di
brano ("El Cuarto de Tula), un pezzo con molti strumenti, noto
ancora una mancanza di definizione sul medio-basso che tende a
debordare oltre il confine della gamma media, oscurandola un po',
accentuando la tipica caratteristica di molte incisioni di musica
sudamericana, piuttosto gonfie in gamma bassa. La timbrica ci
proietta nelle file più lontane del nostro ipotetico teatro.
Il brano "Overture" dello "Schiaccianoci" diretto
da Gergiev (Philips) è timbricamente più vicino al mio
riferimento, le armoniche del triangolo sono pressoché
perfette, nonostante una risoluzione apparentemente inferiore. La
gamma media è bella da ascoltare ed estremamente musicale.
L'altezza di alcune percussioni è un po' sotto la media e la
profondità più che sufficiente. "The Christmas
Tree" restituisce un basso immanente ma non profondissimo. In
"Pas de Deux Intrada" è perfettamente
riportata la posizione dei violoncelli, ben larghi sulla destra e
l'arpa spicca nel tappeto musicale. C'è sempre una leggera
coda sui bassi che porta ad un po' di confusione nei pieni
orchestrali più complessi.
Nel CD di Ella Fitzgerald "Jazz Lady",
nel brano "Summertime", la tromba di Armstrong suona
pastosa e rotonda, e gli archi spiccano piacevolmente dal tappeto
orchestrale. La voce è presente quanto dovuto, quasi vera.
L'emozione del brano è trasmessa con grazia dallo Stibbert. Il
brano "Night and Day", estremamente dinamico per quanto
l'incisione dell'epoca potesse cogliere, ci presenta una valida
riproduzione del timpano all'inizio, con riverberi ed armoniche delle
pelli in giusta quantità, bene anche la dinamica dei potenti
ma aggraziati fiati dell'orchestra.
Passando a qualcosa di più "meditativo", in questo
caso Jan Garbarek, "I took Up the Runes", ECM. Nel brano
"Gula Gula" (non è una parolaccia), il sax esce con
ottima risoluzione e la giusta quantità di rumori meccanici
prodotti dallo stesso strumento.
L'immagine è corretta in altezza, larghezza
e profondità, mentre la dinamica delle percussioni non
è eccezionale, e le stesse appaiono leggermente offuscate dal
sax che risalta in primissimo piano. La timbrica di quest'ultimo
è comunque sempre piacevole, mai fastidiosa o graffiante oltre
il lecito. Con Coleman Hawkins, "Desafinado", il sax
guadagna, rispetto al mio riferimento, quella dolcezza da jazz di
sottofondo che invita al relax, più che alla scoperta della
"sfumatura perduta". D'altra parte, le "claves"
di Tommy Flanagan suonano meno "legnose" rispetto a come
dovrebbero essere e le maracas, ben alte al centro della scena,
appaiono un filo meno definite. La chitarra suona praticamente priva
di grana apparente e la posizione di ogni strumento nello spazio
oltre i diffusori appare ottimamente rispettata.
Si coglie una leggera vena interpretativa dello
Stibbert che è quella che spesso fa preferire il suono delle
valvole rispetto a quello dello stato solido. Eppure il suono, pur
subendo una leggera accentuazione in gamma mediobassa, non è
mai "caramelloso" e resta piuttosto fedele a quanto si
presume sia stato registrato. Affermazione, quest'ultima, assai
pericolosa, ma con qualche attenuante: posseggo alcune percussioni
tra le quali, appunto, maracas e claves (quest'ultime costituite da
due paletti di legno, per chi non le conoscesse), delle quali posso
quindi ascoltare il suono reale all'occorrenza.
Dal CD di Ivano Fossati - Lampo Viaggiatore, il
brano "La bottega di filosofia" suona con una certa carenza
di nerbo, con la band che appare meno "rock" di quanto
dovrebbe, mentre la voce del noto cantautore ha il giusto peso
nell'economia dell'arrangiamento. I piccoli piatti "splash"
risultano un po' arretrati, ma si fanno ugualmente apprezzare, con un
po' più d'attenzione. Vattelapesca capire quale sia la giusta
interpretazione, ci vorrebbero almeno cinque lettori diversi da
paragonare. Nel seguente pezzo, il bellissimo "pane e
coraggio", si apprezzano le armoniche delle percussioni
iniziali, la musicalità globale è molto apprezzabile,
ma i colpi sul cerchio del rullante sembrano come ammorbiditi.
Malgrado questa carenza di cattiveria e velocità, o forse
grazie alla stessa, la gamma media è sempre molto bella.
 Il trio
Jarrett Peacock DeJohnette, nel CD "Tokio 96 (ECM)
"It could happen to you" - è rappresentato
un paio di metri più lontano rispetto al solito, non tanto
come profondità dell'immagine, quanto come prestazione
dinamica e risoluzione. Il medio-basso è imponente ma la prima
ottava è poco profonda e qualche rumore di fondo dovuto alla
registrazione dal vivo resta un po' nascosto. La prestazione globale
è comunque più che dignitosa. Un altro CD ECM che trovo
notevole sia dal lato artistico che da quello dell'incisione è
quello del Gianluigi Trovesi Nonet Round About a Midsummer's
Dream. Scelgo il brano Orobop, molto dinamico e movimentato (si
capisce che la dinamica è un parametro a cui tengo?), con la
grancassa jazz (tipicamente di piccole dimensioni rispetto a quella
rock) molto secca e frenata, un sax alto da brividi e la voce di
Carlo Rizzo che si cimenta inoltre in un ottimo assolo di tamburello.
L'interpretazione dello Stibbert restituisce i colpi di grancassa un
po' meno in evidenza, parzialmente velati dal violoncello, le
percussioni ed il rullante perdono un po' in cattiveria, con l'aria
tra gli strumenti un po' rarefatta. Il tutto risulta amalgamato in un
insieme piacevole ma poco definito nei particolari più minuti.
La voce si presenta priva di grana e con timbrica rispettosa
dell'originale. Il sassofono è come "addomesticato"
e persino più gradevole, anche se meno "vero", per
quanto quest'aggettivo possa apparire appropriato. Diciamo che sembra
acquistare un corpo più proprio di un sax tenore che di un
alto.
La voce di Mina, CD "Dalla Terra",
è giustamente materica, ben scolpita nello spazio alle spalle
dei diffusori; il pianoforte non appare mai metallico ed è
riprodotto nelle sue corrette dimensioni. Il brano
"Magnificat" è molto complesso, registrato a livello
piuttosto alto, con un crescendo di archi e le voci di Mina e del
coro, che tende a mandare in crisi facilmente un impianto non
perfettamente a punto. Anche qui la riproduzione appare un filo sotto
tono, con voci e strumenti che tendono a confondersi tra loro,
facendo perdere parzialmente il pathos necessario alla corretta
fruizione del brano.
CONCLUSIONI
Lo Stibbert di Bluenote è stato
acclamato da parte della stampa estera che ha pressoché
gridato al miracolo. Questa è cosa che ad un italiano non
può che far piacere, anche se probabilmente condiziona le
aspettative di chi dovrà ascoltarlo dopo tale clamore. Credo
che sia una macchina esteticamente molto gradevole, sempre nel
rispetto dei gusti di ognuno e sicuramente più costosa da
produrre rispetto alla media dei concorrenti di pari prezzo, almeno a
livello di finiture esterne. Mi è piaciuta poco la logica di
funzionamento DVD-like, ma è probabilmente solo questione
d'abitudine. Circa il risultato prettamente musicale, quella dello
Stibbert è un'interpretazione che, nonostante le tecnologie
avanzate vantate dal costruttore, sembra riportare il suono a qualche
tempo addietro. Intendiamoci: il suono fornito dallo Stibbert non
è mai "digitale" nel senso deteriore dell'accezione,
anzi. Ho come l'impressione che per ottenere una timbrica il
più possibile analogica si sia dovuto rinunciare anche a
qualche prerogativa positiva del digitale, tra le quali la
possibilità di estrarre dettagli da un silenzio di fondo
normalmente sconosciuto al vecchio vinile. Si tratta, è vero,
pur sempre di critiche a sfumature, vista la prestazione globale
della macchina in esame, ma noi siamo qui per evidenziare proprio
queste cose. Non vedrei male, ad esempio, lo Stibbert in uno di
quegli impianti tendenti al suono freddo ed eccessivamente analitico,
dove potrebbe certamente ridurre la fatica d'ascolto generata dagli
altri componenti della catena.
Una considerazione sul prezzo: 3.500 Euro sono una
cifra sulla quale ognuno di noi deve riflettere prima di metter mano
al portafoglio, evidentemente. Dal punto di vista costruttivo non mi
sento di muovere alcun appunto; la finitura è perfetta e
costosa di conseguenza, mentre sotto il profilo prettamente sonoro,
le luci ed ombre evidenziate consigliano una prova approfondita prima
di un'eventuale decisione.
INFO:
Prezzo: 3.450 Euro
www.bluenote.it
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